DETTAGLIO

L'opinione di Moreno Bernasconi

Venerdì, 16 Febbraio 2018

Il fioretto meglio del Morgenstern

Non facciamo tanti giri di parole e abbiamo il coraggio di dire pane al pane e vino al vino: NO BILLAG è la classica iniziativa popolare lanciata per motivi ideologici. Come quelle contro le centrali nucleari o contro l’esercito, l’obiettivo è l’annientamento. Per il semplice fatto che incarnano il nemico. In questo caso il nemico è una radiotelevisione svizzera accusata dalle cerchie dello schieramento politico di destra che l’ha lanciata di essere un centro di potere favorevole alla sinistra. E se anche ci fosse qualcosa di vero? Se fosse appurato che la Lega e l’UDC, ma anche il partito liberale non suscitano enormi entusiasmi presso una maggioranza di giornalisti della SSR/SRG, bisognerebbe forse impugnare la durlindana o il morgenstern e giù mazzate fino all’annientamento della radiotelevisione svizzera di servizio pubblico? Sarebbe come prendersela col dito mentre un aruspice indica il cielo. E non mi sembrano metodi rispettosi dei costumi di questo Paese che ha costruito la propria ricchezza – anche culturale - non sulle guerre di religione ma sul pragmatismo che ha permesso di superarle.

 

Se anche risultasse che i contenuti del lavoro di alcuni giornalisti SSR denoti talvolta un daltonismo politico che privilegia il rossastro o il rosa salmone, io suggerirei ai partiti dello schieramento di centro destra del Paese (che non sono d’altronde innocui chierichetti ) di prestare semplicemente attenzione, senza ingerenze, affinché anche ottimi giornalisti che credono nel libero mercato e magari oggi lavorano alla NZZ o bravi cronisti e commentatori oggi attivi alla Weltwoche oppure alla Basler Zeitung possano diventare ottimi giornalisti o quadri della SSR/SRG. Quanto ai contenuti forniti dalla RadioTV di servizio pubblico - pur garantendo la sacrosanta libertà della stampa - non è difficile vigilare affinché le authority competenti assicurino l’applicazione del principio se non della neutralità, quello della separazione della notizia dal commento e di quello della pluralità delle voci (che d’altronde è addirittura presente nel Governo federale).

 

Se poi si volesse affrontare in modo oggettivo e non pretestuoso la questione legittima e più che opportuna della proporzionalità dei costi della SSR/SRG rispetto al compito che deve svolgere una radiotelevisione svizzera e plurilingue, si potrebbe giungere alla conclusione che ci sono certo ancora margini di risparmio, come dimostra la decisione del Consiglio federale di portare il canone radiotelevisivo dagli attuali 450 a 365 franchi all’anno. Ma anche qui ci vuole un’operazione di fioretto più che di spadone. Facendo bene attenzione a non strozzare un gallo che deve cantare in quattro lingue diverse, con un notevole dispendio di energie. E badando soprattutto a non rendere impossibile l’applicazione di quel virtuoso principio di discriminazione positiva che crea solidarietà poiché chiede alle maggioranze di contribuire più delle minoranze, permettendo anche a queste ultime di dotarsi di una radiotelevisione completa e di qualità, come è necessario in un Paese dove la formazione di un’opinione approfondita e responsabile è essenziale al buon funzionamento della democrazia diretta.