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No Billag e Locarno Festival: i nessi e le conseguenze

Martedì, 20 Febbraio 2018

Amel Soudani dal 1. gennaio 2016 è responsabile dell’ufficio stampa e della comunicazione digitale e da settembre 2017 è alla testa della comunicazione e membro di direzione del Locarno Festival, il “Pardo” più famoso della Svizzera. Un “Pardo” che, si spera, non dovrà rallentare la propria corsa il prossimo 4 marzo, quando l’elettorato sarà chiamato alle urne per esprimersi sull’iniziativa “No Billag”. Quali sono dunque le relazioni tra “No Billag” e il Locarno Festival? Ne parliamo con Soudani, esperta di cinema a livello internazionale.

 

Qualora “No Billag” dovesse venire approvata, le radioTV svizzere, specialmente quelle della Svizzera italiana, sarebbero a rischio chiusura. Se uno scenario del genere dovesse verificarsi, che tipo di visibilità si riuscirebbe a garantire alla kermesse locarnese?

Il ruolo di RSI SRG SSR come Media Partner del Locarno Festival è sempre stato centrale e indispensabile. Un interlocutore prezioso e attento che al pari dell’attenzione da sempre rivolta a un evento culturale della portata del Locarno Festival, ha sempre garantito visibilità anche a molti altri eventi culturali che in uno scenario post-No Billag andrebbero facilmente a scomparire. E non parliamo soltanto della SRG SSR: qualora i desiderata di “No Billag” dovessero diventare realtà, anche numerose radio e TV private, come ad esempio TeleTicino o Radio Fiume Ticino o ancora TeleBärn, rischierebbero di sparire o comunque di indebolirsi. Tutte realtà che oggi partecipano in maniera essenziale alla copertura e alla visibilità regionale e nazionale del Locarno Festival.

 

Il servizio pubblico, insomma, contribuisce a fare in modo che il Locarno Festival possa aprirsi verso il mondo…

Sì, è così. Inoltre il partenariato con la RSI SRG SSR è sempre stato ed è oggi più che mai garanzia di accesso ai nuovi media, fondamentali per un evento a livello nazionale e internazionale. Si pensi allo streaming live e al video on demand (trasmesso sul web e sui social media) delle serate in Piazza Grande, delle conferenze stampa e delle masterclass di registi e attori con il pubblico. Una comunicazione istantanea che contribuisce a creare l’immagine del Festival nel mondo. 

 

E poi la RSI SSR SRG fornisce anche un supporto tecnico indispensabile, è corretto?

Esatto. La RSI SSR SRG durante i giorni di Festival non è soltanto un partner finanziario diretto e il veicolo di una copertura promozionale e giornalistica dell’evento, ma svolge anche un essenziale lavoro di ponte internazionale. Con la sua tecnologia funge infatti da Host Broadcast per media nazionali ed esteri, mettendo a disposizione immagini, segnali, studi radio e TV (duplex) e mezzi tecnici. Una collaborazione centrale per il Locarno Festival e altrettanto portante per moltissimi altri eventi nazionali di carattere cinematografico, di cui SRG SSR è solida e imprescindibile colonna mediatica. Pensiamo alle Giornate del Cinema di Soletta, al Premio del Cinema Svizzero, al Festival Visions du Réel Nyon, al Geneva International Film Festival e al Festival del cortometraggio di Winterthur. La RSI, inoltre, contribuisce non solo all’universo Festival in senso stretto, ma anche al progetto laRotonda, il villaggio del Festival, cioè a tutti gli importanti eventi di corollario, offrendo un palinsesto musicale capace di garantire 17 sere di musica live, DJ set e tutte le dirette radio, permettendo così al Festival di avvicinarsi al mondo dei giovani e di radicarsi ulteriormente nel territorio.

 

Tornando a “No Billag”, un’eventuale approvazione dell’iniziativa farebbe perdere al “Pardo” qualcosa del suo carattere internazionale?

È indubbio che il Locarno Festival, in una simile proiezione, rischierebbe di veder impoverita la propria immagine e di conseguenza il proprio respiro internazionale. Oltre all’importantissimo servizio di Host Broadcast che non potrebbe più essere fornito ai media internazionali, l’immagine del Festival all’estero si troverebbe improvvisamente orfana di sé stessa e della sua storia, che rappresenta il suo più ricco e importante patrimonio, per lo più custodito proprio negli archivi RSI SRG SSR.

 

Il Festival rappresenta un crocevia culturale tra i più gettonati della Svizzera italiana nonché uno dei pochi eventi capaci di generare turismo e indotti economici. Un eventuale Sì all’iniziativa potrebbe compromettere queste importanti e positive funzioni del Festival?

Inevitabilmente le conseguenze di una minor visibilità a livello nazionale e internazionale del Locarno Festival si potrebbero ripercuotere, forse non nell’immediato, ma molto facilmente a medio-lungo termine, sull’affluenza, vuoi del pubblico vuoi dei professionisti, con un dimagrimento consistente dell’indotto economico.

 

State valutando un piano B per trovare dei canali di promozione alternativi?

Ci auguriamo di non dover mettere in atto alcuna valutazione per un piano B.

 

Il Locarno Festival beneficia del canone direttamente?

Per definizione il Festival vive di cinema, cinema d’autore come quello svizzero, un cinema specchio della nostra cultura che racconta l’immagine della Svizzera all’estero. Un cinema, quello svizzero, in gran parte finanziato pubblicamente e dunque possibile grazie anche alla SRG SSR, che con il Pacte de l’audiovisuel garantisce uno dei tre pilastri del modello attuale di finanziamento della cinematografia svizzera. Con la messa in opera della “No Billag”, dunque, la ricca programmazione del Festival perderebbe una sostanziosa parte della sua quota svizzera, che provocherebbe, se pensiamo alla sezione parallela Panorama Suisse, un impoverimento o addirittura la scomparsa dell’intera sezione. Storie che parlano di noi, della nostra realtà unica; storie e realtà che a Locarno hanno la possibilità di confrontarsi con il resto del mondo, cinematografico e non.

 

Ipotizziamo infine che l’iniziativa venga respinta: esiste un ingrediente che le radioTV della Svizzera italiana potrebbero inserire per risultare più accattivanti? Crede che alle nostre radioTV manchi un respiro più cosmopolita?

Non spetta noi dare giudizi in questo senso, quello che rimarrà vitale è che la RSI così come la RTS o la SRF, rimangano ancorate e aderenti al proprio territorio, certamente senza trascurare uno sguardo sul mondo, in modo che l’offerta audiovisiva sia in grado di dare voce a ogni minoranza, culturale e linguistica.