DETTAGLIO

Un segnale alla RSI: ora però bisogna votare NO

Martedì, 27 Febbraio 2018

Fondata nel 1928 da Achille Vannotti come azienda a conduzione familiare, la Chocolat Stella è cresciuta di anno in anno, ritagliandosi il proprio posto nell’ambito della produzione cioccolatiera di nicchia svizzera ed internazionale. Benché questo tipo di attività sia stato più volte romanticamente decantato da vari registi cinematografici, gestire e soprattutto far crescere una ditta di questo genere, per di più immersa in un contesto economico tutt’altro che semplice come quello che contraddistingue la Svizzera italiana, non è un’impresa facile. E continua a richiedere molte energie, dal momento che bisogna essere estremamente rigorosi nelle voci di spesa, tenendo sotto controllo ogni parametro, misurando le variabili e stilando accurati preventivi e consuntivi. Ce ne rendiamo conto giornalmente, quando bisogna valutare ogni spesa da prevedere.

Ora, però, può succedere che improvvisamente spunti dal nulla un’iniziativa a gamba tesa, che rischia di compromettere le sorti di un’azienda. È il caso di “No Billag”, in votazione il prossimo 4 marzo, la cui eventuale approvazione creerebbe grossissimi problemi alla SSR-RSI, e probabilmente anche a diverse altre radioTV svizzere private. Un Sì a “No Billag” per la RSI significherebbe perdere di punto in bianco circa 200 milioni di franchi, derivati dai proventi del canone: va da sé che un ammanco di un’entità tale sfuggiva a qualsiasi previsione economica aziendale. E sulla stessa linea d’onda sono anche le altre radioTV private svizzere, che pure beneficiano dei proventi del canone.

Capisco che escogitare un piano di reazione senza 200 milioni in cassa è alquanto complesso. E questo con conseguenze devastanti sul mercato economico e imprenditoriale della nostra Svizzera italiana, anzitutto perché senza 200 milioni all’anno non si possono stipendiare né versare gli oneri sociali di 1’200 dipendenti. E, nondimeno, anche per le altre radio TV si prospetta uno scenario simile, e così pure per decine di microimprese e ditte locali che ruotano esclusivamente attorno al mondo mediatico.

Certamente però anche la RSI come tutte le altre imprese che operano al giorno d'oggi nel mercato globalizzato deve impegnarsi a valutare ogni centesimo di spesa per riuscire a proporre i propri prodotti a prezzi sostenibili, altrimenti anch'essa andrebbe fuori mercato come tutti noi se proponessimo prodotti ad un prezzo sproporzionato rispetto al valore che i clienti prevedono per essi.

Importante è che la RSI dia un buon segnale, affinché in futuro la gente non abbia più a dire “ma intanto alla RSI non cambia mai niente...”.

Insomma, l'iniziativa “No Billag”, se accettata, scaturirebbe uno tsunami che spazzerebbe via gli equilibri precari che reggono il profilo imprenditoriale, economico e professionale del mondo della comunicazione della Svizzera italiana. Non si può cancellare la RSI e la sua storia. Per cui votiamo NO a “NO Billag”!

 

Alessandra Alberti, direttrice Chocolat Stella