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“RSI e scuola: anche la radio potrebbe fare la sua parte”

Martedì, 05 Maggio 2020

Intervista a Diego Erba, già direttore della Divisione della scuola 

Dibattiti, polemiche, discussioni: mai come in questi giorni il tema della scuola ha fatto scorrere fiumi di inchiostro (o consumato le tastiere e gli schermi…) per le varie questioni legate al rientro in classe e all’insegnamento a distanza. Fra i vari temi legati a questi c’è anche quello del ruolo del servizio pubblico dei media nell’affiancare le istituzioni con programmi didattici. Quanto, in che modo e con quali mezzi la RSI deve offrire e ha offerto contenuti didattici per gli allievi a casa? Ne abbiamo parlato con Diego Erba, già direttore della Divisione della scuola, che ha presieduto anche la storica commissione regionale Radiotelescuola.  

Secondo lei il servizio pubblico radiotelevisivo deve occuparsi di didattica producendo e offrendo contenuti educativi, in particolare durante questo periodo di scuola a distanza? 
“Il servizio pubblico, a mio giudizio, deve occuparsi di tutti gli utenti del servizio, quindi anche dei bambini e dei giovani, proponendo loro programmi formativi ed educativi. Questi giovani, è bene ricordarlo, saranno il pubblico adulto di domani. In una situazione particolare come l’attuale, il contributo assicurato dalla RSI – che non è ovviamente di ordine didattico – è benvenuto ed è complementare a quanto svolto con molto impegno dai docenti con la scuola a distanza”. 

Su che tipo di contenuti dovrebbe puntare idealmente? 
“Dipende dall’età dei destinatari: ad esempio, ai bambini e alle bambine della scuola dell’infanzia proporrei dei racconti e delle fiabe (non dei cartoni animati!), a quelli in età di scuola elementare e media documentari sul nostro territorio, resoconti di fatti storici, scientifici, ecc. contenuti che abbiano però un chiaro riferimento con i programmi scolastici. Analoghi interventi possono essere proposti agli allievi del post obbligatorio. Quest’offerta da parte del servizio pubblico potrebbe poi essere diffusa sia attraverso i canali televisivi sia in forma digitale. 
Anche la radio potrebbe fare la sua parte organizzando ad esempio forme d’interazione telefonica con i bambini, ponendo loro in forma ludica domande di natura geografica, storica, matematica, ecc. Per i più piccoli alcuni anni fa c’erano le favole della buona notte: perché non riproporle?” 

Dal 20 aprile la RSI, in collaborazione con il DECS propone un nuovo format per bambini, ragazzi e docenti: ogni mattina su LA 2 vengono trasmessi approfondimenti, servizi, documentari RSI adattati e rimontati, che vengono poi caricati sulla pagina web dedicata del sito RSI. Come valuta questa offerta didattica? 
“Meglio tardi che mai” potrei dire. L’attuale offerta della RSI consiste soprattutto – se non esclusivamente – nella riproposta di trasmissioni già diffuse aggiungendovi delle brevi introduzioni. Per la TV non si poteva fare di più, mentre per la radio si sarebbe potuto proporre qualche iniziativa come da me auspicato. Quello della RSI è un apporto lodevole, anche se discreto e ben diverso da quanto propongono altre emittenti (come la RAI o la RTS che hanno ben altri mezzi e che possono vantare una consolidata collaborazione con i responsabili dell’educazione). Da noi la Radiotelescuola – che ho anche presieduto – è da molti anni che ha cessato di esistere. In queste condizioni è comprensibile che per la RSI non sia stato facile proporre qualcosa di diverso. Il giudizio più pertinente però sulle sue proposte lo daranno solo gli indici d’ascolto. Sarebbe opportuno renderli pubblici”. 

Secondo lei è auspicabile che la collaborazione con il DECS e l’elaborazione di programmi sia mantenuta anche dopo il ritorno alla scuola in presenza? 

“La legge della scuola ticinese già lo prevede e bisognerebbe darne concretezza e continuità, allargando lo spettro anche all’ambito culturale. Non si tratta qui di proporre quanto fatto nel passato, ma di cogliere nuove forme e nuovi modi d’interazione tra la RSI e il suo pubblico di riferimento, che nel caso specifico non si riduce solo agli studenti”. 

 

In generale che cosa ne pensa del ritorno sui banchi di scuola l’11 maggio? Auspicabile per riprendere al più presto le lezioni regolari oppure un azzardo evitabile? 

“L’autorità cantonale ha deciso la riapertura e ne prendo atto.  Ero di diverso avviso ma ora si tratta di dar seguito a quanto stabilito preoccupandosi soprattutto di far rispettare le norme igieniche e di sicurezza, ciò che non sarà facile all’interno delle nostre scuole poiché si tratta di una comunità che riprende il suo cammino e che coinvolge a diverso titolo più persone. Auguriamoci quindi che la decina di giorni effettivi di frequenza richiesta agli allievi per terminare questo travagliato anno scolastico non abbia a generare problemi ben più gravi ad altri. Un suggerimento: perché non anticipare l’apertura del nuovo anno a metà agosto organizzando appositi corsi di recupero per gli allievi?”. 

 

di Giorgia Reclari Giampà, Segretariato CORSI

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