DETTAGLIO

Alla scoperta di Madame Bovary con la CORSI: in dialogo con Yvonne Pesenti Salazar

Lunedì, 15 Ottobre 2018

Dal 2011 la Dante Alighieri della Svizzera Italiana organizza ogni anno a Lugano il Festival di letteratura “PiazzaParola. Un classico e voci contemporanee”. L’obiettivo del festival è quello di avvicinare il pubblico ai classici della letteratura e di contribuire alla conoscenza e alla diffusione delle quattro letterature svizzere. L’inaugurazione di quest’anno sarà il 24 ottobre, con una serata, sostenuta dalla CORSI, dal titolo “Madame Bovary nella letteratura, nella pittura e nella musica”. Interverranno Alberto Mario Banti, Daria Galateria e Marta Morazzoni. Con Yvonne Pesenti Salazar, Presidente di Piazzaparola, discutiamo della rilevanza dell’iniziativa.

Perché proprio Madame Bovary come figura protagonista del Festival?

“Quest’anno a fare da fil rouge sarà lei, l’eroina romantica per eccellenza, suicida perché non riesce a tollerare la prosaicità del mondo reale, così diverso da quello rappresentato nei romanzi che legge. Come Don Chisciotte, uscito di senno per aver letto troppi libri cavallereschi, così anche Madame Bovary è vittima delle sue “cattive letture”, che la portano a desiderare una vita diversa, lontana dalla meschinità della provincia. Emma è insomma un po’ l’antesignana di tutte le lettrici, e prefigura il rapporto che, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, si viene a creare tra donne e libri.”

L’obiettivo di PiazzaParola è quello di avvicinare il pubblico ai classici della letteratura. Cosa possono rivelare questi libri al pubblico di oggi?

“I libri sono una fonte inesauribile di ispirazione. Calvino ha scritto: “Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire”. Sono cioè quei libri che si possono, anzi si devono rileggere, perché ogni volta ci rivelano qualcosa di nuovo, permettendoci di fare scoperte inaspettate, suggerendoci molteplici chiavi di lettura e di interpretazione. Così le donne, in un’epoca che le privava di ogni diritto, entravano in contatto grazie alla lettura con nuove conoscenze ed esperienze, con modelli di vita diversi. La lettura permetteva loro di accedere ad altri mondi, eludendo la mediazione maschile: leggendo si sottraevano, seppur temporaneamente, al controllo sociale, che all’epoca era fortissimo. Le donne che leggevano diventavano così “pericolose”.”

Qual è l’apporto che la donna può dare alla scrittura? In cosa si distingue la scrittura femminile da quella maschile?

“Il tema del rapporto tra donne e letteratura verrà sviluppato seguendo tre filoni: Donne e lettura; Donne e scrittura e Donne ed editoria. A Lugano dialogheranno tra loro scrittrici, saggiste, poetesse, giornaliste e donne di cultura, svizzere e italiane. L’apporto femminile alla letteratura è in effetti enorme - e veramente prezioso. Ogni donna che scrive o che (come le editrici) produce libri, lo fa seguendo la propria vena creativa, influenzata dalla propria sensibilità e dalle proprie esperienze. Il risultato è quindi ogni volta diverso e originale. Questo vale per ogni artista, indipendentemente dall’appartenenza di genere: per cui le distinzioni di questo tipo non sono molto interessanti. Contano molto di più la qualità e il valore dell’opera.”

Da una statistica risulta che le donne, anche oggi, sono le maggiori consumatrici di cultura. Come commenta questo dato?

“La cultura è nutrimento per l’anima e questo significa che le donne approfittano maggiormente degli stimoli e dell’arricchimento che la cultura è in grado di dare. Mario Vargas LLosa ha detto che “è solo merito delle lettrici se oggi si continua a pubblicare e vendere libri”. Ma nonostante l’indiscusso successo planetario di libri scritti da donne (basti pensare a Harry Potter o alla saga della Ferrante), e benché nelle classifiche dei libri più venduti le autrici siano sempre molto ben rappresentate, le donne ricevono molto più raramente riconoscimenti o premi (basti pensare al Nobel, o allo Strega). Insomma: che sia letteratura, cinema, arte, comunicazione - in ogni ambito culturale, nelle posizioni di prestigio le donne continuano a essere sottorappresentate. Gli uomini rimangono di gran lunga dominanti.”

Quanto è importante il sostegno CORSI a iniziative culturali simili?

“La CORSI contribuisce alla realizzazione di manifestazioni che permettono al pubblico di confrontarsi e dialogare direttamente con gli artisti - quindi favorisce una fruizione attiva della cultura. È un segnale importante, perché l’essere parte attiva è anche la cifra della CORSI. La CORSI infatti incoraggia il pubblico a uscire dal ruolo di consumatore passivo, per diventare invece fruitore attento e critico: consapevole del valore che la buona cultura, la buona informazione e l’intrattenimento di qualità rappresentano per noi e il nostro territorio. Questo è innegabilmente il valore aggiunto del servizio pubblico radiotelevisivo, un valore di cui la CORSI si fa da sempre garante.”

Cosa le piace, in quanto Presidente della Dante Alighieri, della CORSI?

“La RSI è la maggiore istituzione culturale della Svizzera italiana. Un’istituzione importantissima per la promozione della lingua e quindi della cultura italiana: basti pensare all’importanza di radio e televisione per l’uso corretto della lingua, o per l’integrazione sul piano linguistico, sociale e culturale dei molti stranieri che risiedono nel nostro territorio. La CORSI per sua natura e statuto veglia a che il servizio pubblico mantenga alta la soglia di attenzione nei confronti di valori quali la cultura, la formazione e l’identità linguistica della Svizzera italiana.”

Fare parte della CORSI per lei significa…?
“Prima di tutto ascoltare tanta radio e seguire molti programmi televisivi, facendo anche un po’ “da antenna”: sentire cioè come altre persone recepiscono le varie trasmissioni, e portare la mia e altre opinioni all’interno del Consiglio del pubblico, che analizza la produzione della RSI in modo puntuale. Far parte della CORSI significa avere la possibilità d’impegnarsi in modo attivo per incentivare il dibattito tra la società civile e l’azienda, e per contribuire a promuovere e salvaguardare la cultura del servizio pubblico.”

Quali sono gli aspetti critici della RSI? Che critiche le muoverebbe attraverso la mediazione della CORSI? 
“Premetto che sono parecchie le cose che apprezzo moltissimo. Per esempio l’informazione radiofonica: il radiogiornale, o trasmissioni di approfondimento come Laser e Modem. Sul fronte delle critiche invece, per restare in un settore che mi è affine, direi che sembra che la RSI ritenga la cultura poco apprezzabile e non appetibile per il pubblico televisivo: viene quindi somministrata in pillole, relegata in fasce orarie remote e/o pochissimo frequentate, o immergendo i contenuti culturali in una sorta d’intrattenimento leggero, inutile e a volte fastidioso. Io penso che non esista il pubblico, ma tanti pubblici diversi - con gusti, aspettative e anche competenze molto diverse: un’eterogeneità di cui la RSI dovrebbe essere più consapevole, di cui dovrebbe tenere maggiormente conto. Al mainstream ci pensano già fin troppo i media commerciali.”

Intervista di Laura Quadri.