DETTAGLIO

A colloquio con Chiara Simoneschi-Cortesi, prima donna di lingua italiana presidente del Consiglio nazionale della Svizzera

Martedì, 27 Agosto 2019

Per concludere il ciclo di eventi CORSI “Quando il leader è donna” sul palco dello Studio 2 RSI salirà, a pochi giorni da Vania Alleva (Presidente di UNIA), Doris Leuthard.

L’appuntamento è per il prossimo 10 settembre 2019 alle ore 18:00

Per l’occasione abbiamo intervistato Chiara Simoneschi - Cortesi, prima donna di lingua italiana presidente del Consiglio nazionale della Svizzera.

Se fosse Lei a intervistare Doris Leuthard, cosa le chiederebbe?

La prima cosa che, come ex collega e amica le chiederei, sarebbe: come stai Doris?

Ti manca l’impegno politico? Ti mancano le relazioni umane che hai via via vissuto? Quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro, e come pensi di impegnarti al di fuori del lavoro (penso a qualche incarico che non hai potuto assumere)?

Su quali aspetti della carriera di Doris Leuthard sarebbe interessante porre l’accento?

Ho conosciuto Doris Leuthard alla prima riunione del Gruppo parlamentare, dopo le elezioni federali dell’ottobre del 1999, anno in cui ambedue siamo state elette per la prima volta in Consiglio nazionale; lei giovane deputata del Canton Argovia, io con alle spalle 15 anni di impegno politico a vari livelli. Si è visto subito che Doris Leuthard aveva una grande capacità di lavoro, di dialettica e di empatia. Questo suo ottimo sapere, saper fare e saper essere, l’hanno portata ad assumere molto velocemente incarichi all’interno del Gruppo parlamentare, delle Commissioni, del Parlamento e del partito: penso in particolare alla presidenza di quest’ultimo e naturalmente alla carica di Consigliera federale. Mi piacerebbe sapere da lei quale è stato il dossier più difficile che ha dovuto affrontare.

Cosa pensa Chiara Simoneschi-Cortesi della realizzazione della parità?

Sia Doris Leuthard sia la sottoscritta ci siamo sempre battute per realizzare nei fatti l’articolo costituzionale sulla parità tra donna e uomo. Molti passi avanti sono stati fatti anche grazie a questo impegno.

E cosa ne pensa (Lei) della giornata dello sciopero delle donne del 14 giugno?

La giornata del 14 giugno scorso è stata organizzata per ricordare alcuni avvenimenti importanti: l’accettazione da parte di popolo e Cantoni nel 1981 dell’articolo costituzionale sulla parità di diritto e di fatto fra donna e uomo (art. 8 cpv. 3) e il primo sciopero delle donne (14 giugno 1991) che chiedeva espressamente una legge sulla parità nel mondo del lavoro. Dal punto di vista giuridico si pensava che l’articolo costituzionale (a lavoro uguale salario uguale) bastasse per ottenere finalmente la parità di salario e di carriera. Lo sciopero del 1991 “Se le donne vogliono tutto si ferma” ebbe il pregio di rilanciare l’azione legislativa e di chiedere una legge specifica per la parità nel mondo del lavoro. 5 anni dopo il parlamento licenziò la legge sulla parità fra i sessi (Lpar) che sancisce il divieto assoluto di discriminazione diretta ed indiretta, il divieto di licenziamento durante la procedura, il divieto e la prevenzione degli abusi sessuali sul posto di lavoro, l’istituzione dei consultori giuridici e di preparazione al rientro nel mondo del lavoro.  

Lo sciopero indetto quest’anno ha voluto attirare l’attenzione ancora una volta sul fatto che persistono tuttora gravi violazioni della parità fra donne e uomini nel mondo del lavoro.

L’appellativo “sciopero” riprende quello del 1991 e significa per tutte e tutti le / i partecipanti un moto di protesta e di indignazione per il mancato rispetto di un dettato costituzionale che fa parte dei diritti fondamentali.

Quanto contribuisce secondo Lei il servizio pubblico radiotelevisivo alla valorizzazione della lingua italiana in Svizzera? E a suo giudizio la RTV rispecchia in modo confacente l’immagine femminile nel mondo professionale? Cosa ne pensa di quanto fa sinora la RSI?

La SSR e le sue aziende regionali sono uno strumento molto importante per la conoscenza reciproca tra le 4 regioni linguistiche e culturali della Svizzera, per la comprensione e la valorizzazione delle peculiarità di ogni regione, per incentivare il dialogo e la comprensione reciproca e per salvaguardare la coesione nazionale.

Questi compiti iscritti nella Costituzione e nella relativa legge RTV devono essere svolti con impegno e passione ogni giorno: la “Willensnation” Svizzera è come una piantina, un fiore che va curato giorno dopo giorno,…

Fortunatamente il popolo svizzero ha colto l’importanza di questi compiti e ha respinto chiaramente ogni tentativo di indebolire il servizio pubblico radiotelevisivo.

Per quanto attiene alla questione della parità fra uomo e donna, penso che siamo sulla buona strada: si nota un miglioramento nella sensibilizzazione del pubblico su questo mandato costituzionale che spetta a tutti noi cittadini di realizzare.

La CORSI ha tra i suoi compiti quello di raccogliere le attese dell’utenza verso il servizio pubblico radiotelevisivo. Quali sarebbero secondo Lei le iniziative più appropriate per dialogare su questo ambito presso la società civile?

La CORSI svolge bene il suo compito di ponte tra la popolazione e la RSI e di vigilanza sul mandato di servizio pubblico: oltre che a fornire informazioni di vario genere, la RSI attua questo mandato per il tramite delle svariate trasmissioni fa conoscere agli abitanti della Svizzera italiana e anche a tutti gli svizzeri la realtà e i progetti futuri della nostra regione. Quale utente penso che forse si potrebbe proporre a qualche trasmissione supplementare che abbordi le differenze culturali del nostro Paese, nella visione, nell’approccio e nella soluizione di problematiche importanti per il nostro futuro; ho sempre pensato che noi possiamo imparare dagli altri e vicersa….. su tematiche di forte impatto in questo momento di grandi e veloci trasformazioni.

Intervista di Veronica Del Sindaco, Segretariato CORSI