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Anna Biscossa: arrabbiamoci, ricordiamo che avremmo voluto vedere qualcosa di diverso: ma non auto-censuriamoci!

Giovedì, 23 Gennaio 2020

Vi proponiamo l’interessante intervento di Anna Biscossa, già vice-presidente CORSI in carica fino a dicembre 2019 e coordinatrice del Gruppo di lavoro “Vicinanza al territorio”, che ha voluto la serie di eventi CORSI “Dentro il servizio pubblico RSI con la CORSI”. In questo caso si trattava del programma RSI “Storie”, presentato lo scorso 16 gennaio al Palacinema di Locarno, incentratasi però quasi esclusivamente sull’accesa discussione di un'unica puntata, quella dedicata alla Città Vecchia di Locarno.

 

Con questo evento speravamo di riuscire a raccontare ed illustrare le modalità di lavoro della trasmissione Storie, indipendentemente dal documentario “Città Vecchia, vita nuova”. Le cose sono andate in maniera diversa. Ma credo importante, dopo la discussione di questa sera, rendervi attenti e sottolineare il commento di Diego Erba (Forum per l’italiano in Svizzera) durante il suo intervento. Cito Erba: “Se avessimo fatto un analogo documentario su Lugano inerente Via Nassa, oppure su Via Stella a Mendrisio, così come su altre località del Cantone, illustrandole con una lettura soggettiva, tramite un racconto, e mostrando una storia, avremmo avuto comunque delle reazioni. Questo è dovuto al fatto che la sensibilità del territorio, quando si va a guardare in casa propria, è decisamente maggiore rispetto all’emozione suscitata da tematiche “lontane”.

"Attenzione però, sarebbe drammatico dire che non dobbiamo guardare e/o raccontare in casa nostra perché le reazioni del pubblico sono emotive. Che bello che ci siano reazioni emotive, invece! Che bello che le persone abbiano chiesto e fatto tante domande, che alcuni di voi abbiano la necessità di capire perché sono state fatte determinate scelte nel raccontare la storia. E che bello anche che la CORSI dia la possibilità di incontri come questa serata, in cui tutti si possano esprimere: questo è un compito importante della CORSI e del servizio pubblico in generale. Quando si è vicini al territorio, è naturale che si suscitino delle reazioni, perché vogliamo bene al paese in cui viviamo, e lo facciamo con una visione unilaterale e propria. Un esempio di questa sera l’affermazione del sindaco di Locarno Alain Scherrer, che indica che la RSI si è un po' dimenticata in generale di Locarno.

"Quindi non bisogna dire “non facciamolo più” perché suscita malumore, critiche e discussioni sui social. Sarebbe drammatico e perderemmo davvero qualcosa di importantissimo, sia come servizio pubblico, sia come qualità delle produzioni, sia rispetto a questo rapporto - che è stato evocato dal presidente Pedrazzini in apertura della serata- tra il pubblico e la nostra emittente radiotelevisiva. È qualcosa di preziosissimo! Quindi arrabbiamoci, diciamolo, ricordiamo che avremmo voluto vedere qualcosa di diverso: è molto importante che non ci auto-censuriamo, che continuiamo a raccontare il territorio e che, dentro a “Storie”, continuiamo a raccontarlo in modo soggettivo: perché è questa l’identità del programma che abbiamo esaminatoProgramma che ci auguriamo abbia un’altra occasione, nell’ambito delle serate CORSI, per raccontarsi al suo pubblico."