DETTAGLIO

“Il modello svizzero rende più indipendente il servizio pubblico radiotelevisivo”

Mercoledì, 15 Gennaio 2020

Con il 2020 si apre un nuovo quadriennio per la CORSI, la Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, che ha recentemente rieletto i membri dei suoi organi. Sarà un quadriennio ricco di sfide e di cambiamenti, per il servizio pubblico radiotelevisivo, ma anche per le società regionali. Ne abbiamo parlato con Luigi Pedrazzini, rieletto alla presidenza della CORSI per il periodo 2020-2023 e di recente nominato vicepresidente del Consiglio d’amministrazione della SSR (la Società svizzera di radiotelevisione).

 

Siamo in un’epoca di grandi cambiamenti che stanno rivoluzionando le modalità di diffusione delle informazioni, ma anche di fruizione da parte del pubblico. Quali sono le maggiori sfide che attendono il servizio pubblico radiotelevisivo svizzero?

“Il servizio pubblico conosce in questi anni una serie importante di sfide che ne possono condizionare l’attività e la qualità delle prestazioni. Sul fronte della politica esso deve operare per mantenere, anche presso le istanze del Parlamento e del Governo federali, il consenso popolare ottenuto il 4 marzo 2018 con la bocciatura dell’iniziativa No Billag. Questo consenso non concerne soltanto il riconoscimento dell’esistenza del servizio pubblico, ma anche la conferma di uno spazio di manovra che gli consenta di realizzare quei cambiamenti dettati dalla riduzione delle entrate pubblicitarie e dalla digitalizzazione globale. Proprio quest’ultima costituisce un’ulteriore formidabile sfida, che impone al servizio pubblico di confrontarsi con i cittadini svizzeri, soprattutto i giovani, seguendo modalità completamente nuove. E poi c’è la sfida delle risorse finanziarie che in questi ultimi anni si sono ridotte (in particolare per effetto della contrazione della pubblicità): meno risorse ma vincolo del rispetto di una Concessione che impone al servizio pubblico svizzero di essere federalista, plurilingue, attento agli interessi di tutti i pubblici, completo nell’offerta informativa e culturale.”

 

Lei era stato eletto presidente della CORSI per il primo mandato nel 2012. Volgiamo per un momento lo sguardo al passato: che cosa è cambiato per la CORSI in questi anni e quali sono stati gli eventi più significativi?

“Dopo la riforma delle strutture SSR, avvenuta verso la fine del primo decennio del 2000, le società regionali hanno ricevuto nuovi importanti compiti ma non sufficiente chiarezza per poterli esercitare con efficienza. Ne è nato un dibattito, che ha visto la CORSI impegnata in prima fila per sensibilizzare il Consiglio di amministrazione della SSR, l’Assemblea dei delegati, la direzione generale e quella regionale dell’azienda. È importante capire che il modello svizzero di gestione del servizio pubblico radiotelevisivo, forse un po’ complesso, è comunque affidabile. Esso infatti impedisce interferenze dirette della politica nella gestione dell’ente radiotelevisivo. La condizione per farlo funzionare è però che le società regionali vengano sostenute e legittimate nel loro ruolo di interpreti delle aspettative delle regioni. In questi anni abbiamo lavorato molto per fare in modo che la CORSI fosse in grado di assumere le sue responsabilità verso il pubblico e verso l’azienda. Credo di poter dire che il risultato del 4 marzo 2018 ha dimostrato che il servizio pubblico svizzero ha bisogno del radicamento territoriale e che questo è assicurato degnamente dalle società regionali”.

 

E qual è il ruolo delle società regionali oggi?

“Nel solco di quanto deciso con la riforma delle strutture SSR, la CORSI deve continuare a essere un elemento decisivo per promuovere l’azienda radiotelevisiva di servizio pubblico nella Svizzera italiana, attraverso un lavoro multidirezionale: marcare all’interno della SSR il rispetto dell’impostazione federalista, stimolare e raccogliere, attraverso il dialogo con il pubblico, elementi di valutazione critica dell’offerta (con particolare attenzione al rispetto della Concessione), impegnarsi in un confronto costruttivo con l’azienda per sottolineare l’importanza e l’esigenza di mantenere alta e ambiziosa l’asticella della qualità”.

 

Come ha scritto lei stesso nell’introduzione al Rapporto di attività 2018, la CORSI ha avviato un processo di riflessione interna, per chiarire la sua funzione futura, sia nei confronti dell’azienda RSI, sia nei confronti della società e del pubblico. La riflessione è sfociata in un documento programmatico, ancora in fase di elaborazione. Ce ne può illustrare i contenuti e gli scopi?

“In occasione dell’assemblea della CORSI del maggio 2019 abbiamo presentato un progetto di documento programmatico che ha lo scopo di meglio inquadrare il nostro lavoro per i prossimi anni. L’idea, attualmente in discussione, è di strutturarlo in tre parti: una prima parte potrà concernere una revisione degli statuti per migliorare e rendere più trasparente il lavoro degli organi della CORSI; una seconda parte esprimerà le nostre aspettative all’indirizzo del Consiglio di Amministrazione della SSR, che pure sta riflettendo per migliorare il rapporto fra l’azienda e le società regionali; la terza parte del documento conterrà invece indicazioni di ciò che la CORSI dovrà fare nei prossimi anni per rendere più incisiva la sua attività (comunicazione, rapporto fra i vari  suoi organi, modalità di lavoro, ecc.)”.

 

Quale spazio si può (e si deve) ritagliare la CORSI oggi per il suo ruolo di ponte fra la RSI e il suo pubblico, in una realtà in cui, grazie soprattutto alle piattaforme social, la comunicazione è ormai diventata di massa e anche il servizio pubblico radiotelevisivo può avere contatto diretto e costante con i propri utenti (tramite blog, commenti alle trasmissioni, messaggi in diretta ecc.)?

“Domanda molto legittima vista l’evoluzione costante nelle modalità di dialogo generata dalle varie piattaforme social. Penso che il dialogo fra la CORSI e il pubblico italofono debba soprattutto incentrarsi sulle aspettative di qualità e le esigenze di rispetto della Concessione che il servizio pubblico radiotelevisivo deve garantire. Non deve comunque essere un dialogo per capire ciò che piace o per cogliere le tendenze del mercato”.

 

La CORSI ha avviato una collaborazione con il “Corriere degli italiani” nell’intento di coinvolgere maggiormente gli utenti italofoni del servizio pubblico oltre Gottardo. Quanto è importante la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI) - e con essa la CORSI - nella salvaguardia del plurilinguismo e della diversità culturale?

“Credo che la RSI abbia un ruolo fondamentale nella difesa e la promozione della lingua italiana in Svizzera. Per poter assumere fino in fondo questa responsabilità, è perciò importante che il servizio pubblico riconosca e rispecchi, anche per il tramite della CORSI, le differenti realtà della Svizzera: quelle territoriali (Ticino e Valli italofone del Grigioni italiano) e quelle sociali (la comunità italofona in tutta la Confederazione).

 

L’immagine che i detrattori della CORSI hanno veicolato nella Svizzera italiana è quella di una realtà politicizzata in cui la rappresentanza del pubblico è basata più su logiche partitiche che sulla ricerca di pluralità tra i vari settori della società civile, causando un’ingerenza della politica nell’attività del servizio pubblico radiotelevisivo. La riflessione interna ha toccato anche questo punto? Con quale esito?

“Ho un passato di intenso impegno partitico e politico, ma questo non m’impedisce di agire in rappresentanza della CORSI rispettandone pienamente la funzione e, soprattutto, rispettando l’autonomia editoriale dell’azienda radiotelevisiva. Lo stesso vale per i miei colleghi del Comitato e Consiglio regionale della CORSI e per i componenti del suo Consiglio del pubblico. I partiti, al pari di altre associazioni, esse pure iscritte alla CORSI, esercitano un legittimo diritto di proporre all’assemblea sociale i candidati per gli organi della CORSI: ma non hanno facoltà di “dettare” alla CORSI la loro agenda! La critica è pertanto ingiustificata”.

 

Guardando avanti, quali sono i suoi auspici per il futuro del servizio pubblico radiotelevisivo?

“Che possa continuare a essere un elemento importante per il funzionamento del “sistema paese” svizzero: un sistema la cui democrazia ha bisogno di un’informazione completa e indipendente, la cui identità necessita di una promozione costante di tutte le componenti culturali e di un forte impegno per l’integrazione e per la reciproca comprensione”.

 

E quelli per le società regionali come la CORSI?

“L’auspicio per le società regionali è che sappiano mantenere, in un mondo della comunicazione che sta cambiando profondamente, la capacità di contribuire all’esistenza di un servizio pubblico forte, federalista, indipendente, capace di evitare gli evidenti rischi di mediocrità e di banalizzazione dell’offerta che possono nascondersi nella digitalizzazione”.

 

Di Giorgia Reclari – Corriere degli italiani, 15 gennaio 2020