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La RSI al servizio della disabilità: “Segni”, un nuovo mensile per persone sorde

Venerdì, 27 Aprile 2018

Dal 25 febbraio scorso un nuovo programma RSI, curato da Consuelo Marcoli, propone ogni mese un reportage in cui vengono affrontati temi legati al mondo della sordità. Un format rivolto a tutti, udenti e non udenti, realizzato con spirito di apertura, di solidarietà e di desiderio di conoscenza reciproca. Il magazine, intitolato “Segni”,  puntata dopo puntata, vuole  approfondire il mondo della sordità e degli audiolesi attraverso il racconto di chi ogni giorno vive questa realtà sia in Svizzera che altrove. Racconti che mirano a portare alla luce non solo le difficoltà che affliggono queste persone, ma pure a mostrarne i successi, frutto di battaglie decennali per ottenere un inclusione sociale.

 

“Segni” riprende e adatta la storica trasmissione della televisione delle Svizzera romanda “Signes”, che da quest’anno è dunque diventata nazionale. Com’è nata l’idea?

“Il progetto nazionale nasce nell’ambito dell’ampliamento delle prestazioni che la SSR SRG si è impegnata a garantire in favore dei disabili sensoriali, sulla base dell’accordo raggiunto con le organizzazioni operanti nell’ambito della disabilità.  Ciò significa più programmi sottotitolati e in lingua dei segni, nonché audio descritti in ogni regione linguistica. Un obbligo dunque, ma anche un’occasione per allargare gli orizzonti di un programma che da oltre trent’anni è un riferimento per la comunità dei sordi francofoni. L’estensione di “Signes” a livello nazionale permette infatti di presentare altri punti di vista, scoprire che cosa succede nel Paese, e non da ultimo costruire ponti e alimentare scambi tra le diverse regioni linguistiche e le varie unità aziendali.”

“Segni” è un programma presentato da persone sorde in lingua dei segni ma rivolto a tutti. Come sono stati scelti i conduttori?

La ricerca è stata lunga e complessa perché nella Svizzera francese – regione in cui fino a quest’anno veniva prodotto e diffuso il programma – non esistono giornalisti professionisti sordi. È stato dunque realizzato un casting all’interno della comunità dei sordi romandi per individuare alcune persone sulla base delle capacità espressive e la disinvoltura nel muoversi davanti ad una telecamera, oltre che per la loro attitudine e curiosità verso l’altro. Infine, è stata fornita loro una formazione interna adeguata. Attualmente i presentatori e le presentatrici sono cinque: quattro si esprimono in lingua dei segni francese e una in lingua dei segni svizzero tedesca. Non sono dei giornalisti professionisti, ognuno ha una occupazione. In futuro bisognerà dunque prevedere di formare anche nella Svizzera italiana un presentatore e una presentatrice sorda che si esprima in lingua dei segni italiana (LIS).

Ci sono degli aspetti inediti della sordità che si vogliono mettere in luce?

Ci terrei a sottolineare che il programma si rivolge a tutti, sordi e udenti, perché lo spirito che lo anima è proprio quello della scoperta e del desiderio di conoscenza reciproca, in un’ottica di rispetto. “Segni” non vuole essere una trasmissione destinata solo a persone sorde, perché altrimenti si riproporrebbero  vecchi schemi. Il concetto di base è, al contrario, proprio quello dello scambio, dell’inclusione, ossia l’idea che siamo un unico mondo di cui tutti facciamo parte, in cui ognuno dà il suo contributo in ambito sociale, politico ed economico.

Come vengono scelti i reportage di cui si arricchisce il programma?

La scelta dei soggetti, come succede per tutti i reportages, è frutto di una ricerca sul terreno, di incontri e riflessioni sulla base della linea editoriale del programma. Cerchiamo comunque di affrontare i temi più disparati. A conferma di tutto ciò credo basti citare i soggetti di alcune puntate: il ritratto di Patty Shores, una donna incredibile, carica di energia e umanità che da anni si batte per il riconoscimento e l’affermazione della lingua dei segni; alla fine della stagione tratteremo invece dei campionati del mondo di calcio, con un soggetto legato ai due mondi: quello calcistico e quello della sordità.

La RSI fa abbastanza per chi soffre di disabilità o potrebbe fare di più?

Da alcuni anni i rapporti con le associazioni che si occupano di disabilità sensoriali si sono intensificati proprio nell’ottica di capire meglio le esigenze. L’accordo firmato in settembre del 2017 tra la SSR e queste organizzazioni prevede che entro il 2022, l’80% dei programmi siano sottotitolati, il che equivale a 900 ore di contenuti con audiodescrizione e 1000 ore in lingua dei segni. Un impegno considerevole, che ci obbliga a pensare a nuovi programmi: perché non immaginare persino un programma prodotto interamente da persone sorde? In altre nazioni già esiste. Ma, per rimanere sul concreto, a breve in RSI è prevista la realizzazione del TG principale delle 20:00 in lingua dei segni.  

Intervista di Laura Quadri.