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8976 Giocate con noi in musica? Giocate con noi in musica? LAC + ORCHESTRA DELLA SVIZZERA ITALIANA: giocando s’ impara!

Sapete distinguere un violino da un violoncello? Sapete che cosa sono i timpani? E conoscete il suono dell’oboe? Mettete alla prova le vostre conoscenze sugli strumenti dell’orchestra con un divertente gioco online!

Nel 2010 la CORSI ha condiviso e sostenuto il progetto “OSI Educational”,  un sito web con sfide divertenti per bambini, scuole e famiglie, che promuove la conoscenza della musica attraverso pagine interattive e giochi.

La CORSI intendeva così offrire un’occasione di sensibilizzazione sul ruolo culturale e formativo svolto dal servizio pubblico radiotelevisivo affidato alla SRG SSR e alla RSI, e di questo servizio pubblico l’Orchestra della Svizzera italiana (OSI), con la sua offerta, ne è sicuramente parte. L’idea originale dell’OSI è stata poi rilanciata dal LAC arricchendola con diversi video, schede didattiche per le scuole e trasformandola tecnologicamente in una piattaforma web e applicazioni per tablet, in quella che ora è LAC orchestra (ora anche in 4 lingue).

In questo momento particolare, in cui tutti noi ci troviamo a trascorrere le giornate a casa, vi riproponiamo questa attività divertente ed educativa adatta a tutte le età. Potete cimentarvi con tre livelli di difficoltà crescente e anche giocare online, sfidando altri giocatori. Chi è più veloce a riconoscere lo strumento acquista più punti! 

Giocate con noi in musica e … buon divertimento! 

Cliccate qui: lac-orchestra.ch

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2020/giocate-con-noi-in-musica/38416-1-ita-IT/Giocate-con-noi-in-musica.png 25.03.2020
8977 L'offerta RSI ai tempi del COVID - 19 L'offerta RSI ai tempi del COVID - 19 di Paola Fuso

Fonte: Corriere degli italiani, 25.03.2020

Nelle parole di Maurizio Canetta, Direttore della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI), si legge il sentimento comune a tutti noi perché “il coronavirus ci ha colti in pieno, ci ha spiazzati: adesso dobbiamo saper reagire, tutelando innanzitutto la nostra salute e quella altrui garantendo, ognuno nel proprio ambito e nei limiti del possibile, una almeno parziale “normalità”.

Per l’ente radiotelevisivo svizzero SRG SSR questa pandemia è l’occasione per dimostrare l’importanza del servizio pubblico. L’obbligo di stare in casa sottolinea l’importanza della radio, della televisione, di social media e dell’online e concretizza la missione di tenere informate le persone, offrendo loro anche dei momenti di tregua.

A partire da lunedì 16 marzo, la SSR ha adeguato, in tutte le regioni linguistiche, la propria offerta in considerazione della situazione particolare in cui si trova il Paese. In particolare, a seguito della chiusura delle scuole, ha ampliato nei programmi lo spazio riservato ai bambini e ai giovani. Lo stesso vale anche per l’offerta dedicata alle persone più anziane, nonché per tutti gli appassionati di cinema e di cultura.

 

Anche l’offerta RSI in lingua italiana quindi è cambiata, per assicurare un’informazione puntuale e costante e offrire compagnia e momenti di condivisione a tutto il pubblico italofono in Svizzera.

Fedeli alla missione di servizio pubblico e, grazie all’impegnodi tutte le collaboratrici e tutti i collaboratori della RSI, l’offerta informativa e d’intrattenimento viene mantenuta compatibilmente al rispetto doveroso delle norme sanitarie sul lavoro.

Per l’offerta televisiva delle prossime settimane questo significa la chiusura di gran parte degli studi di produzione e la sospensione della registrazione di diverse trasmissioni. Tutte le trasmissioni in diretta dell’informazione saranno ospitate in un unico studio, la Casa dell’Informazione, da dove ogni giorno vengono già trasmessi Il Quotidiano e il TG.

Aldilà della riduzione del personale in studio e della stessa conduzione, si dovrà rinunciare in linea di principio ad accogliere ospiti in studio, tanto in televisione che in radio.

Tuttavia, nonostante le difficoltà, l’offerta RSI intende assicurare una corretta e puntuale informazione e i necessari approfondimenti, per coinvolgere e stimolare i più piccoli, per accompagnare il pubblico adulto, offrendo a tutti momenti di condivisione, il piacere di scoprire e approfondire realtà, culture, opere d’arte, scienza e storia e momenti di leggerezza e svago.

 

Dite alla CORSI che cosa ne pensate

Anche la CORSI, nonostante l’annullamento delle sue molte proposte ed eventi, rimane attiva nel suo ruolo di tramite fra il pubblico e l’ente radiotelevisivo. Ha quindi lanciato un sondaggio che permette di esprimere la propria opinione sull’offerta modificata della RSI, scrivendo anche idee e suggerimenti. Si tratta di un canale importante, nell’ottica di un costante miglioramento dell’offerta di servizio pubblico radiotelevisivo. Il sondaggio si trova sul sito www.corsi-rsi.ch.  Di questi tempi, esprimere la propria opinione ha una doppia valenza: essere parte attiva del servizio pubblico e, con la propria partecipazione, dimostrare il necessario senso civico richiesto dalla difficile situazione in cui ci troviamo.

 

Ecco di seguito quanto proporrà la RSI: 

 

TELEVISIONE

LA 1 è e rimane il canale dell’i formazione, degli speciali e degli approfondimenti. Proprio nello Studio del TG e del Quotidiano saranno prodotti, in diretta, gli appuntamenti del giovedì e del venerdì, Falò e Patti chiari, nonché 60 minuti, in onda il lunedì su LA 2. Cambia anche il loro formato, in questo periodo eccezionale e, ogni testata, proporrà una serata di informazione curata dalle rispettive redazioni. Si inizia lunedì 23 marzo con 60 minuti, giovedì 26 marzo sarà il turno di Falò e venerdì 27 marzo di Patti chiari.

Già sospeso da lunedì Via col Venti, mentre Zerovero, condotto eccezionalmente da Clarissa Tami, e Prova a chiedermelo proseguono sino al 27 marzo. Dopo questa data, alla stessa ora, repliche delle puntate più appassionanti dei due popolari game-show.

Sospese anche le registrazioni de Il Gioco del Mondo, che si ritroveranno comunque ogni domenica sera in prima serata con una selezione delle “giocate-incontri” più apprezzati.

Sospeso, sempre da venerdì 20 marzo, anche il doppio appuntamento quotidiano con Filo diretto, che sarà sostituito da repliche. Serie TV e film sono proposti negli spazi consueti.

Il programma di LA 2 si trasforma per offrire momenti di approfondimento, cultura e oasi di intrattenimento per un pubblico di tutte le età. È inoltre il canale di diffusione per tutti gli annunci ufficiali delle Autorità in diretta da Bellinzona e da Berna.

Si inizia alle 07.00 del mattino con i programmi per i più piccoli: oltre ad una selezione di cartoni animati, alle 08.00 entra il nuovo programma Tutti a casa: spunti per lavoretti e attività didattiche - ritagliare, incollare, cucinare, scoprire, imparare, studiare e ridere. Tutto il necessario, insomma, per trascorrere in casa giornate serene.

Spazio poi a un po’ di movimento: Mezz’ora per voi,dal 30 marzo proporrà una ginnastica più dolce, adatta a un pubblico più anziano ma utile a tutti.

Ci terranno compagnia le serie TV targate RSI, le storiche commedie dialettali, e si trascorreranno pomeriggi e serate all’insegna del piacere della scoperta e della spensieratezza, con documentari e film di intrattenimento per famiglie.

 

LO SPORT IN TV

Tra cancellazioni e rinvii l’offerta sportiva subisce le conseguenze più importanti. Annullata quindi la Domenica sportiva da domenica 22 marzo.

Ma la redazione dello Sport RSI ha riorganizzato la sua offerta per tutti gli appassionati e curiosi.

Su LA 2, dal 28 marzo, i pomeriggi del sabato e della domenica, dalle 14 alle 18, saranno occasioni uniche per rivivere le storiche telecronache degli appuntamenti più importanti delle discipline più seguite: grandi sfide, grandi partite, grandi emozioni.

 

LE TRE RETI RADIO PER E CON IL PUBBLICO

A Rete Uno le linee telefoniche delle trasmissioni saranno sempre aperte: per raccontare, raccontarsi, commentare e condividere fin dalle prime ore della giornata con Albachiara. Tornano le dediche, ogni giorno in Effetto musica nel primo pomeriggio. C’era una volta… oggi, dopo le 16, aprirà il suo spazio al racconto di queste giornate particolari e, per molti, difficili, per parlarsi, confrontarsi, condividere e sostenersi.

Liberamente + ospiterà ogni martedì sera Lara Montagna, per pensare anche agli animali al tempo del Covid; ogni giovedì sarà il turno dello Sport: cosa fanno gli sportivi in questo periodo? Il venerdì ecco un classico del radioteatro dialettale presentato da Carla Norghauer.

Su Rete Due, ampio spazio alla musica e agli incontri e approfondimenti culturali, al teatro di prosa, ai capolavori della letteratura e alla divulgazione scientifica, agli incontri con i grandi personaggi e con il pubblico.

Su Rete Tre, informazioni per i più giovani, con approfondimenti in Baobab a diretto contatto con le radio universitarie della Svizzera italiana per parlare di scuola e e-learning.

 

L’Informazione RSI per i giovani è anche su Spam

È il canale digitale RSI su Facebook e Instagram più seguito dai giovani tra i 18 e i 25 anni.

Oltre all’attualità sulla situazione Coronavirus, raccontata con un taglio diverso dall’informazione classica, Spam propone ogni giorno video sulla lettura, sulla musica, testimonianze di ragazzi d’Oltralpe e in giro per il mondo, Skype call, playlist musicali suggerite dai musicisti della nostra regione.

 

In base all’evoluzione della situazione generale, i programmi RSI potrebbero subire modifiche: per essere costantemente informati sui programmi e partecipare alle iniziative social RSI si possono seguire i canali social RSIonline (FB, Instagram e Twitter).

 

Prosegue anche la consultazione SSR “Public Value”

A seguito della situazione sanitaria dovuta alla pandemia, sono stati annullati tutti i workshop partecipativi caféCORSI. Il progetto “Public Value” – il dialogo aperto con il pubblico dalla SSR in tutta la Svizzera - prosegue online. Si può quindi continuare a dare il proprio contributo alla definizione dei media pubblici del futuro partecipando al sondaggio nazionale. Anche questo sondaggio, come quello sull’offerta rinnovata della RSI, si trova sul sito www.corsi-rsi.ch. Il sondaggio è anonimo e dura circa 10 minuti.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2020/l-offerta-rsi-ai-tempi-del-covid-19/38425-1-ita-IT/L-offerta-RSI-ai-tempi-del-COVID-19.jpg 25.03.2020
8971 Comunicato stampa SRG SSR: La SSR istituisce il Telelavoro (Home Office) Comunicato stampa SRG SSR: La SSR istituisce il Telelavoro (Home Office)

Berna, 13 marzo 2020

Comunicato Stampa

La SSR istituisce il Telelavoro (Home Office) per parte delle sue collaboratrici e dei suoi collaboratori a salvaguardia della loro salute e del proprio mandato di servizio pubblico

La Direzione generale della SSR ha deciso di introdurretemporaneamente il Telelavoro (Home Office) a tutela della salute dei suoi collaboratori e per assicurare il proprio mandato di prestazione. Nel rispetto dell’efficacia aziendale, chiunque lo possa fare, dalla prossima settimana dovrà lavorare dal proprio domicilio. Questa decisione è in vigore sino a inizio aprile.

Il Coronavirus si sta diffondendo sempre più tanto in Svizzera che nel resto del mondo. Nel corso di una riunione straordinaria che si è svolta questa mattina, la Direzione generale della
SSR ha definito alcune misure supplementari che devono essere applicate in tutte le Unità Aziendali.

Prioritaria la capacità di esercitare il mandato

Per la SSR la salute delle*i collaboratrici*ori e la capacità di garantire le prestazioni previste dal mandato hanno la priora assoluta. L’art. 24 della Concessone assegna alla SSR un mandato di in tempo di crisi: per adempierlo devono essere adottate tutte le misure tecniche ed organizzative necessarie.

Ecco perché la SSR ha deciso di introdurre, a partire dalla settimana prossima, il Telelavoro (Home Office) obbligatorio per quelle*i collaboratrici*ori la cui presenza non è indispensabile  in azienda e il cui lavoro può essere svolto dal domicilio. Così facendo vengono meglio protetti  quelle*i collaboratrici*ori la cui presenza nelle Unità aziendali della SSR è invece essenziale per l’adempimento del mandato di prestazione. In questo modo vengono anche ridotti i contatti fisici diretti in ossequio alla norme comportamentali fissate dall’UFSP e saranno ancor più protetti tutte*i le*i collaboratrici*ori. La misura è prevista per il momento fino a domenica 5 aprile, ma potrà essere prolungata.

Ufficio stampa SRG SSR
Edi Estermann
medienstelle.srg@srgssr.ch / Tel. 058-136 21 21

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2020/comunicato-stampa-srg-ssr-la-ssr-istituisce-il-telelavoro-home-office/38383-1-ita-IT/Comunicato-stampa-SRG-SSR-La-SSR-istituisce-il-Telelavoro-Home-Office.jpg 13.03.2020
8949 COMUNICATO STAMPA - Cooptazione di quattro membri del Consiglio del pubblico CORSI COMUNICATO STAMPA - Cooptazione di quattro membri del Consiglio del pubblico CORSI

COMUNICATO STAMPA

Cooptazione di quattro membri del Consiglio del pubblico CORSI

Lugano, 28 febbraio 2020

 

Nella seduta di venerdì 21 febbraio il Consiglio del pubblico della CORSI, Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, ha formalizzato la cooptazione dei quattro membri che completano l’organismo per il quadriennio 2020-2023. Dopo approfondita discussione sono stati nominati gli uscenti Gustavo Groisman - architetto, Marina Meli – biologa, Marco Züblin - avvocato e, quale nuovo membro, Roberta Soldati - avvocato e granconsigliera UDC.

Il Consiglio del Pubblico rappresenta da vicino l’utenza radiotelevisiva e ha un compito di analisi e critica nei confronti dei prodotti diffusi dalla RSI. Conta 17 membri, di cui 11 eletti dall’Assemblea generale dei soci, 2 nominati dal Consiglio regionale e 4 scelti per cooptazione.

Il Consiglio del pubblico per il quadriennio 2020-2023 risulta ora completo con la seguente composizione:

Flavio Beretta

Don Massimo Braguglia

Fausto Fornera

Gustavo Groisman

Martina Malacrida Nembrini

Filippo Martinoli

Marina Meli

Elia Molo

Raffaele Pedrazzini

Yvonne Pesenti Salazar

Nicola Pini

Alessandra Rime

Aurelio Sargenti

Roberta Soldati

Roberto Stoppa

Armanda Zappa Viscardi

Marco Züblin

 

La prima riunione del plenum del Consiglio del pubblico avrà luogo venerdì 20 marzo 2020.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2020/comunicato-stampa-cooptazione-di-quattro-membri-del-consiglio-del-pubblico-corsi/38302-1-ita-IT/COMUNICATO-STAMPA-Cooptazione-di-quattro-membri-del-Consiglio-del-pubblico-CORSI.jpg 28.02.2020
8945 Barbara Hoepli: “Le librerie devono puntare sulla qualità e sfruttare la rivoluzione digitale” “Le librerie devono puntare sulla qualità e sfruttare la rivoluzione digitale”

Una svizzera milanese. Così ama definirsi Barbara Hoepli, presidente della casa editrice fondata nel 1870 a Milano dal suo celebre avo Ulrico. Rappresentante della quinta generazione della famiglia originaria del Canton Turgovia che esattamente 150 anni fa avviò nel capoluogo lombardo quella che ancora oggi è una realtà di successo, Barbara Hoepli è stata protagonista di un’affollata serata proposta dalla CORSI in collaborazione con l’Associazione ticinese dei giornalisti (Atg) il 18 febbraio scorso nello Studio Radio RSI di Lugano-Besso.
L’ospite, stimolata dalle domande del moderatore, il giornalista RSI Ruben Rossello, già presidente dell’Atg, si è raccontata al folto pubblico presente, riflettendo sulle sfide attuali del mondo editoriale, sui rapporti fra Italia e Svizzera e sui valori del servizio pubblico radiotelevisivo elvetico.

“Amo definirmi svizzera milanese perché trovo che ci sia un’affinità fra l’etica del lavoro calvinista turgoviese e quella milanese”, ha raccontato la Hoepli, rievocando la nascita della libreria Hoepli – inaugurata da Ulrico dopo aver acquistato per corrispondenza una libreria austriaca a due passi dal Duomo - e della casa editrice ancora oggi specializzata in testi scolastici e tecnico-scientifici.
Da due anni la società è presieduta da Barbara, prima donna della famiglia a raggiungere questa posizione, che dall’anno scorso è anche presidente della Camera di commercio svizzera in Italia. “Raggiungere il vertice per una donna non è ancora per nulla scontato” ha commentato. Dopo gli studi al liceo classico (“perché in famiglia non c’erano alternative”), ha studiato a Boston e a Londra, laureandosi in psicologia sociale dell’economia per poi approdare infine alla casa editrice, dove si è appassionata al lavoro ereditato dalle generazioni precedenti.

Ma la passione al giorno d’oggi non basta, in un mondo del libro che sta vivendo profondi mutamenti: migliaia di librerie hanno già chiuso in Italia e il mercato degli e-book rappresenta ormai circa il 25% del totale. La ricetta della Hoepli si sviluppa su due livelli. Da un lato bisogna puntare sulla qualità: “le librerie devono offrire un’esperienza, il lusso inteso come accoglienza, professionalità, competenza, eventi per avvicinare i bambini alla lettura”. Dall’altro, di fronte alla rivoluzione digitale “non bisogna mettere la testa sotto la sabbia”: le piattaforme come Amazon possono rappresentare un’opportunità e non vanno demonizzate, “l’importante è che gli Stati garantiscano una chiara regolamentazione, anche a livello fiscale”.

Profondamente legata alla cultura svizzera, Barbara Hoepli ha rivelato di apprezzare molto i programmi della SSR, che guarda quando viene in vacanza nella sua patria d’origine. “Quante cose ho imparato grazie alla televisione svizzera! I film e i documentari sono di altissimo livello, il telegiornale ottimo. Questo è quello che dovrebbe fare un servizio pubblico radiotelevisivo”. Non si sofferma solo sull’offerta RSI, ma anche su quella nelle altre lingue nazionali. Ogni tanto mi lancio anche sul romancio!” confessa.

Guarda il video della serata: https://www.youtube.com/watch?v=rx61KQiW74Q

Giorgia Reclari

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2020/barbara-hoepli-le-librerie-devono-puntare-sulla-qualita-e-sfruttare-la-rivoluzione-digitale/38275-1-ita-IT/Barbara-Hoepli-Le-librerie-devono-puntare-sulla-qualita-e-sfruttare-la-rivoluzione-digitale.jpg 18.02.2020
8923 Oltre 100 partecipanti a "La gioventù dibatte" Oltre 100 partecipanti a "La gioventù dibatte"

Provengono dalle Scuole medie di Besso e dal Liceo Lugano 2 i vincitori del concorso cantonale “La gioventù dibatte”, sostenuto anche dalla CORSI e giunto quest’anno alla decima edizione. Alle sessioni di dibattito per le scuole medie e medie superiori, svoltesi alla Biblioteca cantonale di Bellinzona, hanno partecipato oltre 100 giovani di 15 istituti scolastici diversi.

Gli allievi delle medie hanno dibattuto il 3 febbraio sui temi: “Il razzismo è un problema reale in Svizzera?” e “Si dovrebbe eliminare il canone radio-televisivo?”, mentregli studenti delle superiori si sono confrontati il 10 febbraio sui temi: “Si deve sostenere l’iniziativa popolare federale contro l’esportazione di armi in Paesi teatro di guerre civili?” e “Si deve ridurre l’offerta Radio TV in lingua italiana a un canale televisivo e a 2 canali radio?”.

 

I vincitori di entrambe le categorie sono le coppie formate da Giulia Pozzi con Sara Vitali di Lugano Besso per le medie e da Tullia Molo con Daniele Gianforte del Liceo Lugano 2 per le superiori.

 

Ecco la lista completa dei premiati:

Scuole medie

1. Giulia Pozzi – Sara Vitali - Lugano Besso

2. Francesca Belotti – Andrea Caroni - Locarno 1

3. Stella Arsie – Lucia Savoldelli - Mendrisio

4. Nora Zufferey – Sarah Riatsch - Castione

5. Gaia Frey – Teodora Perunkovska - Locarno 1

6. Laura Pons – Giulia Rusconi - Mendrisio

7. Medea Hälbling – Michelle Franchi – Castione

Scuole medie superiori

1. Tullia Molo e Daniele Gianforte - Liceo Lugano 2

2. Santiago Storelli e Yannick Demaria - Liceo Locarno e SCC Bellinzona

3. Samuel Morandi e Brian Brunson - Liceo Lugano 2

4. Chiara Lardi e Giorgia Cantamessi – Liceo Lugano 2

5. Fabio Sala e Zeno Bottinelli Montandon - Liceo Lugano 2

6. Ariela De Martino e Paul Krähenmann – Liceo Lugano 2

7. Alessandro Galli e Chiara Pesare – SCC Bellinzona

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2020/oltre-100-partecipanti-a-la-gioventu-dibatte/38189-1-ita-IT/Oltre-100-partecipanti-a-La-gioventu-dibatte.jpg 13.02.2020
8920 Gli italofoni sul Risciò del Vigneron - Intervista al conduttore RSI Fabrizio Casati, che sarà protagonista di un evento promosso da CORSI e Corriere degli italiani Gli italofoni sul Risciò del Vigneron - Intervista al conduttore RSI Fabrizio Casati, che sarà protagonista di un evento promosso da CORSI e Corriere degli italiani

Oltre 450 chilometri percorsi a una velocità di 20 km/h per incontrare e raccontare gli italofoni che vivono oltre Gottardo. È l’interessante e divertente viaggio compiuto dal noto conduttore RSI Fabrizio Casati e da Julien Carton, assistente di Rete Uno, la scorsa estate a bordo del Risciò del Vigneron. Il mezzo a pedali è partito da Zurigo per raggiungere in dieci giorni Vevey, in occasione dell’apertura della Fêtes des Vignerons. Durante il percorso attraverso alcune delle più belle località del Mittelland e della Svizzera Romanda, Casati e Carton hanno effettuato nove tappe e numerose dirette radiofoniche riprese in streaming, per accogliere sul Risciò tanti ospiti e raccontare le loro storie ed esperienze. Il tutto è confluito in un documentario realizzato dalla regista ticinese Anna Spacio. Dopo il grande successo ottenuto dalla proiezione a Lugano, il “road-movie” varcherà presto le Alpi e si potrà gustare in occasione di un evento speciale promosso dalla CORSI in collaborazione con il Corriere degli italiani, in programma sabato 7 marzo alle 16.30 al Liceo artistico di Zurigo.
In attesa di maggiori dettagli abbiamo intervistato Casati, che ci ha raccontato il significato e le impressioni di questa esperienza.

Che cos’è il Risciò del Vigneron della Rete Uno RSI?
“Il Risciò nasce da un’idea di Julien Carton, assistente di Rete Uno appassionato di ciclismo e di mobilità sostenibile, che nel 2018 mi ha proposto di girare la Svizzera italiana incontrando le persone e raccontando il territorio. È un viaggio diverso, lento, durante il quale però ci si trova confrontati con la frenesia e la velocità dello stile di vita contemporaneo. Da un lato c’era il Risciò che viaggiava piano, ospitando di volta in volta le persone che si raccontavano, dall’altro siamo rimasti sempre in contatto con tutto ciò che è veloce come le dirette radio, il web e i social network.
Dopo l’esperienza nella Svizzera italiana, l’anno scorso abbiamo deciso di mettere al centro l’italofonia oltre Gottardo, partendo da Lugano e arrivando a Vevey in occasione della Fête des Vignerons. Era un evento imperdibile, che in più aveva qualcosa di speciale anche dal punto di vista dell’italofonia: la presenza del ticinese Daniele Finzi Pasca, creatore e regista delle celebrazioni. Un motivo in più per fare di Vevey la nostra meta. Durante il percorso abbiamo trovato tante persone che si sono trasferite oltre Gottardo a cui abbiamo chiesto di raccontare la loro storia e come vivono il territorio”.

Avete davvero percorso tutti i chilometri a pedali?
“Certo, c’è un documentario che lo prova! (ride, ndr.). Durante il percorso abbiamo garantito diversi collegamenti telefonici con rete Uno, Musikwelle della SRF e con La 1ère per la Romandia. È stato molto impegnativo, anche e soprattutto per Julien, che ha pedalato tutto il tempo”.

Non gli hai mai dato il cambio?
“Non vuole! Il Risciò è come un figlio per lui. Io ci ho provato ma nulla da fare”.

Chi sono gli italofoni che avete incontrato?
“Abbiamo incontrato persone davvero diverse, sia svizzeri che italiani: da una giovane ingegnera che crea protesi, a quella che allora era la presidente del Consiglio nazionale: Marina Carobbio, da una ragazza macchinista di treni che parla solo dialetto della Val di Blenio pur essendo nata e cresciuta a Baden, a un noto avvocato, passando per scrittori, poeti, registi e altro ancora. Alla fine ci siamo resi conto che molte storie avevano un elemento in comune: all’origine dello spostamento al Nord in molto casi c’è l’amore, cioè il desiderio di trovare una soluzione per convivere con il proprio partner. È stato molto bello ed emozionante incontrare queste persone e conoscere storie così diverse”.

Voi rappresentavate il servizio pubblico radiotelevisivo. Quanto è conosciuta e seguita la SSR dagli italofoni oltralpe, in particolare l’offerta in italiano della RSI?
“Il canale più conosciuto e seguito è sicuramente Rete Uno. Poi riscuotono molto interesse anche i programmi di informazione e quelli di inchiesta e approfondimento.
Personalmente sono spesso oltralpe con la trasmissione “Gustando” di Rete Uno e posso dire che le persone ci conoscono, ci seguono e hanno voglia di condividere la loro realtà. Il progetto del Risciò è nato soprattutto per raccontare come gli italofoni vivono il contatto con la realtà locale, ma anche la lontananza dalle regioni di origine.

Sulla base della tua esperienza “per strada”, che cosa puoi dire sullo stato di salute dell’italiano oltre Gottardo?
“La realtà che ho trovato mi ha davvero sorpreso. Per fare qualche esempio posso citare la quantità di ristoranti italiani che abbiamo incontrato anche nelle città più piccole o le tante persone che si sono sforzate di parlarci in italiano. Nella Svizzera francese ci riconoscevano e ci fermavano per strada salutandoci in italiano. Questo grazie allo spazio che ci ha dedicato la radio romanda. Non ho avuto per niente l’impressione di una lingua morente o poco considerata, anzi. È una cultura amata, ben presente e anche ben radicata nel territorio”.

E la Zurigo italofona come ti è sembrata?
“Zurigo è una città talmente grande e cosmopolita da poter accogliere chiunque. Poi c’è un’elevata presenza di persone che parlano italiano, a partire dagli studenti universitari ticinesi. Molti rimangono a vivere anche dopo gli studi perché la città offre tanto. Questo aiuta a mantenere viva la comunità italofona”.

di Giorgia Reclari, Segretariato CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2020/gli-italofoni-sul-riscio-del-vigneron-intervista-al-conduttore-rsi-fabrizio-casati-che-sara-protagonista-di-un-evento-promosso-da-corsi-e-corriere-degli-italiani/38173-1-ita-IT/Gli-italofoni-sul-Riscio-del-Vigneron-Intervista-al-conduttore-RSI-Fabrizio-Casati-che-sara-protagonista-di-un-evento-promosso-da-CORSI-e-Corrie.jpg 12.02.2020
8914 «SSR e editoria? Manca un “Patto letterario”»: intervista a Fabio Casagrande «SSR e editoria? Manca un “Patto letterario”»: intervista a Fabio Casagrande

Le sfide della digitalizzazione, il plurilinguismo e la promozione dell’italiano, ma anche i rapporti fra Svizzera e Italia e il sostegno (o meno) della SSR al mondo editoriale e letterario. In vista della serata pubblica con Barbara Hoepli, presidente della Casa editrice Hoepli di Milano, prevista il 18 febbraio 2020 alle 18 allo Studio 2 RSI di Besso, abbiamo intervistato Fabio Casagrande, direttore delle Edizioni Casagrande di Bellinzona, nonché responsabile del Settore editori dell’Associazione Editori e Librai della Svizzera italiana, membro del Consiglio direttivo di Pro Litteris e redattore della rivista Archivio Storico Ticinese.

Come valuta la situazione attuale dell’editoria nella Svizzera italiana, con particolare riferimento alle sfide create dalla digitalizzazione?
L’editoria della Svizzera italiana dispone di un mercato interno ridotto con i suoi 370'000 abitanti tra Ticino e Grigioni e gli ulteriori 250'000 italofoni oltralpe. Il potenziale di lettori per noi, se si esce dai confini svizzeri è di 60 milioni. Difficile però, con le nostre piccole strutture, raggiungere la comunque ancor più ridotta schiera dei lettori.
Cartaceo o digitale? Il mercato del libro italiano è al 90% cartaceo e al 10% digitale (mentre quello inglese si attesta al 20%). Il libro cartaceo è dunque ancora la parte principale di tutto l’ecosistema libro, formato da autori, editori, distributori, librai e lettori. Forse, come è stato scritto, perché è un oggetto semplicemente perfetto.
Non bisogna però dimenticare che i cosiddetti “nativi digitali” - secondo i dati della PwC, sono ormai in Svizzera il 40% della popolazione attiva (da 16 fino a 65 anni) - hanno modalità di fruizione della lettura e tempo da dedicarvi, diversi da chi li ha preceduti. Non possiamo dunque ignorare questo cambiamento sociologico e la novità tecnologica dell’ebook che permette, con qualche click, di raggiungere i lettori di tutto il mondo.
Per ora ci rivolgiamo soprattutto al 90% di lettori cartacei ma stiamo comunque facendo alcune esperienze in campo digitale, preparando gli ebook che non distribuiamo però ancora sulle piattaforme commerciali digitali.

C’è differenza in questo senso fra letteratura e saggistica?
La nostra limitata esperienza in questo campo ci ha comunque permesso di saggiare qualche ambito digitale. Su sollecitazione di Google-libri una decina di anni fa abbiamo immesso una trentina di nostri libri in parte ancora composti in piombo (es. Il Romanico di Gilardoni) sulla piattaforma del colosso dell’informazione globale. Noi abbiamo fornito gratuitamente i libri, Google ha provveduto a scannerizzarli e a metterli a disposizione degli utenti online.
Il Lessico giuridico trilingue di Alfredo Snozzi, realizzato nella forma cartacea è ora disponibile anche sulla piattaforma Elexico.com dove si può accedere con abbonamento come coi normali dizionari di consultazione. Grazie a un accordo con la Cancelleria federale, la piattaforma permette di tenere aggiornato questo prezioso strumento.
Il Fondo nazionale per la ricerca scientifica da alcuni anni sostiene la pubblicazione di opere scientifiche (come tesi ecc.) a patto che vengano messe liberamente a disposizione su www.oapen.org. Un esempio è la ricerca della prof.ssa Nelly Valsangiacomo, Dietro al microfono. Intellettuali italiani alla Radio svizzera (1930-1980), consultabile liberamente.
Questi sono esempi di opere di consultazione o saggistica, con la letteratura invece abbiamo sperimentato qualcosa con la Biblioteca digitale Orell Füssli liberamente accessibile durante i tragitti sui treni FFS per gli utenti con Swisspass, iscritti a smileswisspass.
Non ci siamo invece ancora lanciati nella vera e propria distribuzione di libri digitali, anche perché il mercato è ancora esiguo (10%) e i costi per ora rischiano di essere maggiori dei ricavi. Non è un rifiuto, è una prudente attesa.

La casa editrice Casagrande distribuisce anche in Italia: come valuta i contatti e gli scambi oltre confine?
In Italia siamo distribuiti da una ventina d’anni da Messaggerie Libri, che ci offre accesso alle librerie italiane, di catena, online e indipendenti. Il mercato italiano è però molto concentrato in pochi gruppi editoriali. Mondadori, Giunti, Gems e Feltrinelli fanno il 70% del mercato librario. Noi siamo fra il centinaio di piccole case editrici che lavorano sul restante 30%. Gli scambi con tutta la filiera del libro italiana e con i media sono ottimi e qui abbiamo trovato uno sbocco importante per i nostri libri, basti pensare che, se valutiamo in copie vendute, disponiamo ormai di due mercati equivalenti 50% svizzero, 50% italiano.

Quanto interesse si riscontra nei confronti della realtà elvetica e della “svizzeritudine” in Italia?
Un certo interesse c’è. Su certi temi in particolare si ritiene che la Svizzera abbia qualcosa da dire. Ad esempio sul plurilinguismo, sulla democrazia diretta e sull’etica clinica. Dick Marty presenterà, ad esempio, il suo libro Una certa idea di giustizia in varie occasioni anche in Italia, addirittura al Senato italiano dove è stato invitato.
In tanti anni di lavoro crediamo di aver portato molta cultura svizzera in Italia. Del resto poi chi si interessa dei nostri libri spesso non sa nemmeno che siamo una casa editrice svizzera. Abbiamo tradotto, fra molti autori svizzeri come Dürrenmatt, Frisch, Peer, Kristof e Walser, anche autori francesi, polacchi, inglesi, ungheresi, bosniaci. Poi la nostra lingua è l’italiano e non lo svizzero.

Uno dei pilastri del servizio pubblico radiotelevisivo è la difesa e promozione del plurilinguismo. D’altro canto lo studio dell’italiano in Svizzera è in costante diminuzione. Come può (o deve) contribuire il settore privato mediatico ed editoriale alla promozione della lingua e della cultura italiana nel resto della Svizzera?
Intanto la lingua deve poter vivere. Senza giornali, radio, TV, media elettronici, editori di libri che diffondono in italiano, difficilmente si potrà difendere la terza lingua. Noi cerchiamo di rendere facilmente disponibili e di promuovere i libri ticinesi e italiani oltralpe offrendo anche il servizio a chi ce lo chiede.

La Concessione per la SSR prevede che il servizio pubblico radiotelevisivo contribuisca allo sviluppo culturale e “promuova la cultura tenendo conto in special modo della produzione letteraria, musicale e cinematografica”. Secondo lei la SSR adempie sufficientemente a questo compito, con riferimento in particolare al settore editoriale e alla letteratura della Svizzera italiana?
Ho l’impressione che, se per la musica e il cinema il Patto dell’audiovisivo funzioni bene, non altrettanto si possa dire di un auspicato “Patto letterario”. La SSR segue sì attentamente e puntualmente la produzione letteraria e editoriale della Svizzera italiana attraverso ottime trasmissioni di approfondimento su Retedue, o di intrattenimento sui libri in trasmissioni come Turné soirée. Potrebbe però essere maggiormente protagonista nei Festival letterari del territorio o alla neonata Casa della Letteratura, aiutandoli finanziariamente proprio come aiuta i festival musicali o cinematografici. Oggi, da quel che so, si “approfitta” della presenza sul territorio degli autori svizzeri o esteri invitati per preparare ottime trasmissioni che danno certamente risalto e pubblicità agli autori e ai festival ma non contribuiscono forse come dovrebbero al loro sostegno e sviluppo.

Tornando alle sfide della digitalizzazione: per contrastare la concorrenza della diffusione di contenuti audio e video online tramite grandi piattaforme internazionali, la SSR sta promuovendo una maggiore collaborazione con media privati. Secondo lei sarebbe auspicabile qualcosa di analogo anche per l’editoria?
In Svizzera sembra ci sia la mancanza di piattaforme per la diffusione dei libri digitali, dovuta sia alle difficoltà del plurilinguismo che impone costi maggiori, sia ai ritardi formativi del settore editoriale, sia alla mancanza delle risorse finanziarie necessarie. Ma ormai è arcinoto che l’editoria è il parente povero dei produttori di cultura: le risorse pubbliche sono destinate per la maggior parte alla musica o al cinema e questo sia a livello federale, sia a livello cantonale (dove OSI e Festival del Film di Locarno si aggiudicano la maggior parte dei fondi a disposizione).
Vista l’esperienza e le risorse della SSR sarebbe perlomeno interessante valutare con le nostre associazioni professionali svizzere del libro la possibilità di aggregare i nostri contenuti in una piattaforma comune. Credo che l’ALESI (Associazione librai e editori della Svizzera italiana) e le corrispettive associazioni svizzero tedesca e romanda (SBVV e Livresuisse) sarebbero ben disposte a valutare assieme l’opportunità di un progetto del genere, sarebbe certamente un buon primo passo verso il Patto letterario. 

Intervista di Giorgia Reclari, Segretariato CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2020/ssr-e-editoria-manca-un-patto-letterario-intervista-a-fabio-casagrande/38148-1-ita-IT/SSR-e-editoria-Manca-un-Patto-letterario-intervista-a-Fabio-Casagrande.jpg 07.02.2020
8911 Ecco cosa pensano i giovani del servizio pubblico radiotv e del canone Ecco cosa pensano i giovani del servizio pubblico radiotv e del canone Le voci di alcuni partecipanti al concorso cantonale La Gioventù Dibatte

Qual è la percezione della RSI e quali sono gli argomenti espressi a favore del mantenimento del canone radiotelevisivo? Lo abbiamo chiesto ai ragazzi delle scuole medie che hanno partecipato al decimo Concorso Cantonale La Gioventù Dibatte lunedì 3 febbraio alla Biblioteca Cantonale di Bellinzona. L’evento è co-organizzato e sostenuto dalla CORSI.

In occasione del Concorso cantonale La Gioventù Dibatte, i giovani delle scuole dell’obbligo hanno dibattuto su due temi, il primo riguardava il razzismo in Svizzera mentre il secondo il mantenimento o meno del canone radiotelevisivo. Durante questa giornata di fervidi dibattiti abbiamo chiesto ad alcuni giovani quale fosse la loro percezione della RSI e se sentissero la proposta radiotelevisiva vicina ai loro interessi e alle loro vite di adolescenti.
Sono emerse opinioni contrastanti, che mettono in tensione la volontà di salvaguardare il sistema di servizio pubblico attuale e da cui emerge anche la preferenza per altre fonti d’intrattenimento e informazione. Instagram, Facebook e Youtube sembrano attirare coloro che cercano svago e contenuti di vario genere. Tali piattaforme vengono talvolta utilizzate anche come fonte d’informazione sull’attualità. La maggioranza dei giovani interpellati ha però riconosciuto la vicinanza al territorio della RSI e delle rispettive unità aziendali della SSR individuando, in particolare per la Svizzera Italiana, emissioni come Il Quotidiano o Falò che riflettono, a giudizio dei ragazzi, la vicinanza al tessuto sociale, politico ed economico del Sud delle Alpi.
Sembrano poi attirare sempre più interesse le proposte più recenti della RSI indirizzate ai giovani come Flex e Spam# che sono infatti presenti sulle piattaforme social citate poco fa. Alcuni ragazzi muovono critiche verso il sito web della RSI, “grigio, scuro e di difficile navigazione” afferma Stella, allieva delle Medie di Mendrisio, a cui s’aggiungono cenni consenzienti dei suoi compagni. Il sito Swissinfo — portale web d’informazione della SRG SSR — sembra invece raccogliere giudizi più favorevoli. La maggior parte dei ragazzi interpellati riconosce poi anche l’elemento di coesione nazionale che le quattro aziende regionali realizzano, proprio attraverso l’offerta nelle diverse lingue nazionali. Complementarietà e funzionalità che entusiasmano, malgrado siano numericamente pochi i ragazzi che usufruiscono attivamente dell’offerta radiotelevisiva della RSI: “magari più in là, un giorno, adesso sono i miei genitori ad accendere la radio o la televisione e quindi guardo ciò che guardano loro”, afferma Ivan, allievo delle scuole medie di Mendrisio. Non da ultimo sembra che i ragazzi riconoscano nelle attività informativa della RSI un’oggettività e un’imparzialità irraggiungibili dagli enti privati e ribadiscono: “La SRG-SSR e le sue aziende regionali sono oggettive, precise e attuali”. Per contro, le proposte cinematografiche del prime-time non convincono la maggior parte dei ragazzi così come le serie-tv: “quelle di Netflix sono migliori”, risponde Stella, allieva delle scuole medie di Castione, convinta che il canone sia tutt’oggi (nonostante il ribasso dallo scorso anno) troppo caro e forse inutile — “io non guardo la tele né ascolto la radio, perché devo pagare?”.
Tutto sommato, una buona parte degli oltre sessanta ragazzi che hanno animato l’atrio della biblioteca bellinzonese sembrano condividere i principi e l’importanza del servizio pubblico radiotv, nonché la necessità di avvicinarsi, talvolta con timidezza, all’universo RSI. Sollevano però alcune perplessità sul modello “vecchio di 80 anni” della televisione, auspicando un’evoluzione verso altri contenuti e forme di intrattenimento, atte a rispondere anche agli interessi della loro fascia d’età.

di Raffaele Pedrazzini, membro del Consiglio del pubblico dal 2020

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2020/ecco-cosa-pensano-i-giovani-del-servizio-pubblico-radiotv-e-del-canone/38133-2-ita-IT/Ecco-cosa-pensano-i-giovani-del-servizio-pubblico-radiotv-e-del-canone.jpg 05.02.2020
8902 “Che bello, la SSR ci chiede la nostra opinione!” “Che bello, la SSR ci chiede la nostra opinione!” Il caféCORSI, il servizio pubblico radiotelevisivo e… le bocce: intervista a Fiorenza Rivabella

Che cosa ha in comune il Campionato ticinese di bocce con il futuro del servizio pubblico radiotelevisivo? Un elemento fondamentale: il pubblico. La SSR ha aperto il dialogo con i propri utenti tramite il progetto “Public Value” per raccogliere opinioni e suggerimenti. In tutta la Svizzera le società regionali organizzano eventi-workshop aperti a tutti. Nella Svizzera italiana si chiamano caféCORSI e sono organizzati dalla CORSI. Il prossimo appuntamento da non perdere è in programma domenica 9 febbraio alle 16 al Palapenz di Chiasso, in occasione del Campionato ticinese di bocce (tutte le informazioni su https://www.corsi-rsi.ch/Attualita/cafeCORSI).

Ma come è nata questa collaborazione? Ce lo spiega Fiorenza Rivabella, presidente della Società bocce San Gottardo, che organizza il campionato.
“Tutto è nato da una chiacchierata con Francesca Gemnetti (segretaria generale della CORSI, ndr.), che mi ha parlato del caféCORSI. L’ho trovata subito un’idea straordinaria e così abbiamo pensato di organizzarne uno in occasione della giornata conclusiva del campionato”  

Oltre che giocatrice e insegnante di bocce, lei ha lavorato tutta la vita nel campo dell’educazione. Anche in ambito scolastico i docenti si relazionano con un pubblico. Che cosa ne pensa di questa opportunità di dialogo aperta dal servizio pubblico radiotelevisivo nei confronti dei propri utenti?
“Che bello, la SSR viene a chiedere al pubblico che la ascolta tutti i giorni che cosa ne pensa! Chi ascolta la radio o guarda la tv ha una propria visione ed è importante che venga presa in considerazione. Apprezzo molto la scelta di avvicinarsi al pubblico e dargli importanza, concretamente. È un’opportunità importante anche per l’immagine della SSR.
È un po’come quando si va a parlare con i genitori degli allievi. Mi viene in mente un parallelismo con la mia attività: in quanto insegnante della scuola bocce, ho chiesto ai genitori dei miei piccoli allievi di darmi delle informazioni scritte sul carattere dei loro figli. Queste informazioni mi aiutano a lavorare meglio con ognuno di loro”.

Lei personalmente che suggerimenti di miglioramento darebbe alla SSR?
“Non lo dico adesso perché voglio partecipare al caféCORSI! Trovo estremamente interessante poter fare questo esercizio”.

Posso chiederle allora – in qualità di insegnante - come valuta l’interesse del servizio pubblico radiotelevisivo nei confronti dei temi legati al mondo della scuola?
Trovo che dovrebbe essere più presente nelle scuole, per avvicinarsi ai giovani. Non è facile coinvolgerli, ma so per esperienza che quando si va verso di loro, sono molto interessati. Però la visita guidata negli studi radiotelevisivi non basta, bisogna dare continuità”.

E per quanto riguarda il mondo delle bocce?
“È straordinario quello che la RSI ha fatto con il programma “Boccia a punto” di Rete Uno, condotto da Carla Norghauer e Massimo Scampicchio. A parte quel programma, non c’è spazio per il mondo delle bocce”. Fortunatamente abbiamo un piccolo spazio settimanale sui giornali del Corriere del Ticino, La Regione e sull'Informatore grazie ai loro addetti stampa, ma sarebbe interessante dedicare maggior spazio allo sport delle bocce attraverso altri media.

Segnaliamo che Carla Norghauer sarà presente per introdurre il caféCORSI del 9 febbraio, con alcune chicche sul mondo delle bocce nella Svizzera italiana, tra cui un estratto del documentario “Bocce, Ticino e fantasia” di Michelangelo Gandolfi.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2020/che-bello-la-ssr-ci-chiede-la-nostra-opinione!/38089-2-ita-IT/Che-bello-la-SSR-ci-chiede-la-nostra-opinione!.png 24.01.2020
8899 Anna Biscossa: arrabbiamoci, ricordiamo che avremmo voluto vedere qualcosa di diverso: ma non auto-censuriamoci! Anna Biscossa: arrabbiamoci, ricordiamo che avremmo voluto vedere qualcosa di diverso: ma non auto-censuriamoci! Intervento della già vice-presidente CORSI durante la serata su Storie a Locarno

Vi proponiamo l’interessante intervento di Anna Biscossa, già vice-presidente CORSI in carica fino a dicembre 2019 e coordinatrice del Gruppo di lavoro “Vicinanza al territorio”, che ha voluto la serie di eventi CORSI “Dentro il servizio pubblico RSI con la CORSI”. In questo caso si trattava del programma RSI “Storie”, presentato lo scorso 16 gennaio al Palacinema di Locarno, incentratasi però quasi esclusivamente sull’accesa discussione di un'unica puntata, quella dedicata alla Città Vecchia di Locarno.

 

Con questo evento speravamo di riuscire a raccontare ed illustrare le modalità di lavoro della trasmissione Storie, indipendentemente dal documentario “Città Vecchia, vita nuova”. Le cose sono andate in maniera diversa. Ma credo importante, dopo la discussione di questa sera, rendervi attenti e sottolineare il commento di Diego Erba (Forum per l’italiano in Svizzera) durante il suo intervento. Cito Erba: “Se avessimo fatto un analogo documentario su Lugano inerente Via Nassa, oppure su Via Stella a Mendrisio, così come su altre località del Cantone, illustrandole con una lettura soggettiva, tramite un racconto, e mostrando una storia, avremmo avuto comunque delle reazioni. Questo è dovuto al fatto che la sensibilità del territorio, quando si va a guardare in casa propria, è decisamente maggiore rispetto all’emozione suscitata da tematiche “lontane”.

"Attenzione però, sarebbe drammatico dire che non dobbiamo guardare e/o raccontare in casa nostra perché le reazioni del pubblico sono emotive. Che bello che ci siano reazioni emotive, invece! Che bello che le persone abbiano chiesto e fatto tante domande, che alcuni di voi abbiano la necessità di capire perché sono state fatte determinate scelte nel raccontare la storia. E che bello anche che la CORSI dia la possibilità di incontri come questa serata, in cui tutti si possano esprimere: questo è un compito importante della CORSI e del servizio pubblico in generale. Quando si è vicini al territorio, è naturale che si suscitino delle reazioni, perché vogliamo bene al paese in cui viviamo, e lo facciamo con una visione unilaterale e propria. Un esempio di questa sera l’affermazione del sindaco di Locarno Alain Scherrer, che indica che la RSI si è un po' dimenticata in generale di Locarno.

"Quindi non bisogna dire “non facciamolo più” perché suscita malumore, critiche e discussioni sui social. Sarebbe drammatico e perderemmo davvero qualcosa di importantissimo, sia come servizio pubblico, sia come qualità delle produzioni, sia rispetto a questo rapporto - che è stato evocato dal presidente Pedrazzini in apertura della serata- tra il pubblico e la nostra emittente radiotelevisiva. È qualcosa di preziosissimo! Quindi arrabbiamoci, diciamolo, ricordiamo che avremmo voluto vedere qualcosa di diverso: è molto importante che non ci auto-censuriamo, che continuiamo a raccontare il territorio e che, dentro a “Storie”, continuiamo a raccontarlo in modo soggettivo: perché è questa l’identità del programma che abbiamo esaminatoProgramma che ci auguriamo abbia un’altra occasione, nell’ambito delle serate CORSI, per raccontarsi al suo pubblico."

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2020/anna-biscossa-arrabbiamoci-ricordiamo-che-avremmo-voluto-vedere-qualcosa-di-diverso-ma-non-auto-censuriamoci/38074-1-ita-IT/Anna-Biscossa-Arrabbiamoci-ricordiamo-che-avremmo-voluto-vedere-qualcosa-di-diverso-ma-non-auto-censuriamoci.jpg 23.01.2020
8890 Public Value SSR: siamo interessati alle vostre opinioni! Public Value SSR: siamo interessati alle vostre opinioni!

Partecipa al sondaggio

La SSR cerca il dialogo con la popolazione

La SSR è profondamente radicata nella società svizzera, in quanto associazione aperta a tutti. Per l'azienda mediatica di servizio pubblico SSR è quindi importante comprendere la percezione esterna del proprio contributo alla società. Qual è il valore aggiunto che la SSR fornisce al pubblico oltre alla sua offerta di programma? E in quanto azienda di servizio pubblico, come si distingue dalle altre aziende attive nel settore dei media?

Nel quadro delle riforme annunciate nel 2018 la SSR ha avviato un dialogo con la popolazione denominato «Public Value». Fino all'estate 2019 interviste mirate, workshop e un sondaggio hanno permesso di individuare i temi prioritari per l'azienda e di raccogliere oltre 5000 feedback sulla percezione della SSR e sulle aspettative nei suoi confronti.

Questi riscontri sono confluiti in un rapporto (www.srgssr.ch/it/news-e-media/pubblicazioni) e sono stati riassunti in sette temi (www.srgssr.ch/it/valore-pubblico).

La SSR approfondisce le tematiche finora emerse

Nei prossimi mesi l'associazione SSR approfondirà con la popolazione questi sette temi prioritari. Le sue quattro società regionali e le società membro organizzeranno eventi pubblici in tutta la Svizzera aperti a tutti gli interessati di ogni età. I partecipanti ai workshop avranno la possibilità di approfondire i temi, di sviluppare nuove idee e di priorizzarle.

Chi può e dovrebbe partecipare?

Tutti voi! Gli eventi si rivolgono a un vasto pubblico. È nell'interesse della SSR avere un insieme di partecipanti il più eterogeneo possibile; tutti coloro che desiderano apportare il proprio contributo al dibattito saranno benvenuti! La SSR apre questo dialogo per raccogliere le aspettative della società nei confronti del servizio pubblico dei media.

Abbiamo destato il vostro interesse? Ecco come potete esprimere la vostra opinione

Siete cordialmente invitati a partecipare a un evento pubblico nella vostra regione. Tra gennaio e maggio 2020 sono in programma 28 workshop in tutta la Svizzera. I dettagli degli eventi sono riportati sui siti web delle società regionali:  

 

Non avete il tempo di recarvi a un evento? Allora partecipate al sondaggio nazionale online! Quest'ultimo vi offre la possibilità di esprimere la vostra opinione in una forma più sintetica.

Partecipa al sondaggio

A cosa serviranno i risultati?

I suggerimenti, le proposte e le critiche che emergeranno dagli eventi confluiranno entro fine giugno 2020 in un rapporto conclusivo nazionale. L'azienda valuterà le differenze tra le percezioni esterne e interne nonché i suggerimenti concreti e le idee della popolazione, per poi individuare i possibili sviluppi concreti. Le misure potranno per esempio riguardare i programmi, i canali di distribuzione o altri settori dell'azienda e delle società regionali. Il dialogo con la società civile è sancito dalla Concessione SSR. La SSR intende pertanto riproporre periodicamente questo progetto.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2020/public-value-ssr-siamo-interessati-alle-vostre-opinioni/38038-13-ita-IT/Public-Value-SSR-siamo-interessati-alle-vostre-opinioni.jpg 22.01.2020
8879 “Storie” con la CORSI fa il tutto esaurito “Storie” con la CORSI fa il tutto esaurito di Giorgia Reclari, Segretariato CORSI

Una sala gremita e un vivace dibattito hanno caratterizzato la serata organizzata ieri dalla CORSI al Palacinema di Locarno dedicata alla trasmissione Storie della RSI. L’evento, programmato da tempo nell’ambito del ciclo “Dentro il servizio pubblico RSI con la CORSI”, giunge a pochi giorni dalla messa in onda del documentario “Città vecchia, vita nuova”, che ha suscitato diverse discussioni e reazioni. La serata, moderata da Natalia Ferrara, membro del Comitato CORSI e da Sebastiano Marvin, giornalista e operatore culturale, è stata quindi un’occasione importante per la CORSI di esercitare il proprio ruolo di mediazione, aprendo una finestra di dialogo fra i rappresentanti del servizio pubblico radiotelevisivo e i propri utenti. Come ha sottolineato in apertura il presidente della CORSI Luigi Pedrazzini, “lo scopo non è arrivare a una sentenza, ma far crescere il servizio pubblico. È fondamentale per il pubblico rispettare l’autonomia editoriale dei giornalisti ma da parte dei giornalisti è altrettanto importante ascoltare il pubblico e rispettarlo”.

Da parte loro i produttori di Storie Michael Beltrami e Consuelo Marcoli, si sono detti contenti dell’opportunità di dialogo ma hanno tenuto a evidenziare come la trasmissione abbia un taglio prettamente narrativo e offra documentari caratterizzati da uno sguardo volutamente  soggettivo, senza un fine informativo o giornalistico. Uno sguardo, quello scelto dal regista Paolo Vandoni autore del documentario al centro del dibattito, apprezzato dalla giornalista Monica Piffaretti, ospite sul palco.
La serata è stata animata da molti interventi  dal pubblico, nel quale erano presenti autorità politiche cittadine, abitanti e commercianti della città vecchia, nonché rappresentanti della RSI e della CORSI. Alcuni dei partecipanti si sono sentiti urtati dallo sguardo negativo sul loro quartiere emerso dal documentario.
Il sindaco Alain Scherrer ha parlato di “occasione mancata” lamentando in generale una scarsa attenzione della RSI per quanto offre la città di Locarno.  Diego Erba, coordinatore del Forum per l’italiano in Svizzera, ha sottolineato come la legittima libertà espressiva del regista debba pur sempre tenere conto delle sensibilità locali. Raccontare il territorio e suscitare reazioni anche emotive è comunque un compito fondamentale del servizio pubblico secondo Anna Biscossa, già vicepresidente della CORSI: “Rinunciando a questi prodotti si perde qualcosa di preziosissimo, il rapporto stretto fra la RSI e il suo pubblico. Continuiamo a raccontare il territorio, e dibattiamone!”.

Il dibattito è arrivato anche sul tavolo del Consiglio del pubblico che a seguito di alcune sollecitazioni ha avviato negli scorsi giorni una riflessione formale. Tra i punti toccati – ha reso noto Elia Molo, membro del Consiglio – oltre al riconoscimento della qualità della produzione  televisiva di  “Storie” , c’è anche  in particolare il malinteso nato dal titolo del documentario e la natura soggettiva del documentario, non sufficientemente evidenziata al pubblico. L’analisi proseguirà nelle prossime settimane, compreso un confronto con i responsabili del programma, e al termine saranno rese note le conclusioni.

Gli interventi incentrati sul discusso documentario dedicato alla città vecchia hanno monopolizzato come prevedibile la serata. Ma l’evento, ha ricordato più volte anche Ferrara, voleva essere una finestra di dialogo su Storie nel suo insieme. Fra gli ospiti presenti c’era infatti anche Sharon Scolari, pilota di Formula3 protagonista del documentario “Una famiglia a tutto gas”, che ha raccontato la sua esperienza molto positiva con la troupe di Storie.

di Giorgia Reclari, Segretariato CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2020/storie-con-la-corsi-fa-il-tutto-esaurito/38000-1-ita-IT/Storie-con-la-CORSI-fa-il-tutto-esaurito.jpg 17.01.2020
8875 “Il modello svizzero rende più indipendente il servizio pubblico radiotelevisivo” “Il modello svizzero rende più indipendente il servizio pubblico radiotelevisivo” Intervista a Luigi Pedrazzini, presidente della CORSI e vicepresidente della SSR

Con il 2020 si apre un nuovo quadriennio per la CORSI, la Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, che ha recentemente rieletto i membri dei suoi organi. Sarà un quadriennio ricco di sfide e di cambiamenti, per il servizio pubblico radiotelevisivo, ma anche per le società regionali. Ne abbiamo parlato con Luigi Pedrazzini, rieletto alla presidenza della CORSI per il periodo 2020-2023 e di recente nominato vicepresidente del Consiglio d’amministrazione della SSR (la Società svizzera di radiotelevisione).

 

Siamo in un’epoca di grandi cambiamenti che stanno rivoluzionando le modalità di diffusione delle informazioni, ma anche di fruizione da parte del pubblico. Quali sono le maggiori sfide che attendono il servizio pubblico radiotelevisivo svizzero?

“Il servizio pubblico conosce in questi anni una serie importante di sfide che ne possono condizionare l’attività e la qualità delle prestazioni. Sul fronte della politica esso deve operare per mantenere, anche presso le istanze del Parlamento e del Governo federali, il consenso popolare ottenuto il 4 marzo 2018 con la bocciatura dell’iniziativa No Billag. Questo consenso non concerne soltanto il riconoscimento dell’esistenza del servizio pubblico, ma anche la conferma di uno spazio di manovra che gli consenta di realizzare quei cambiamenti dettati dalla riduzione delle entrate pubblicitarie e dalla digitalizzazione globale. Proprio quest’ultima costituisce un’ulteriore formidabile sfida, che impone al servizio pubblico di confrontarsi con i cittadini svizzeri, soprattutto i giovani, seguendo modalità completamente nuove. E poi c’è la sfida delle risorse finanziarie che in questi ultimi anni si sono ridotte (in particolare per effetto della contrazione della pubblicità): meno risorse ma vincolo del rispetto di una Concessione che impone al servizio pubblico svizzero di essere federalista, plurilingue, attento agli interessi di tutti i pubblici, completo nell’offerta informativa e culturale.”

 

Lei era stato eletto presidente della CORSI per il primo mandato nel 2012. Volgiamo per un momento lo sguardo al passato: che cosa è cambiato per la CORSI in questi anni e quali sono stati gli eventi più significativi?

“Dopo la riforma delle strutture SSR, avvenuta verso la fine del primo decennio del 2000, le società regionali hanno ricevuto nuovi importanti compiti ma non sufficiente chiarezza per poterli esercitare con efficienza. Ne è nato un dibattito, che ha visto la CORSI impegnata in prima fila per sensibilizzare il Consiglio di amministrazione della SSR, l’Assemblea dei delegati, la direzione generale e quella regionale dell’azienda. È importante capire che il modello svizzero di gestione del servizio pubblico radiotelevisivo, forse un po’ complesso, è comunque affidabile. Esso infatti impedisce interferenze dirette della politica nella gestione dell’ente radiotelevisivo. La condizione per farlo funzionare è però che le società regionali vengano sostenute e legittimate nel loro ruolo di interpreti delle aspettative delle regioni. In questi anni abbiamo lavorato molto per fare in modo che la CORSI fosse in grado di assumere le sue responsabilità verso il pubblico e verso l’azienda. Credo di poter dire che il risultato del 4 marzo 2018 ha dimostrato che il servizio pubblico svizzero ha bisogno del radicamento territoriale e che questo è assicurato degnamente dalle società regionali”.

 

E qual è il ruolo delle società regionali oggi?

“Nel solco di quanto deciso con la riforma delle strutture SSR, la CORSI deve continuare a essere un elemento decisivo per promuovere l’azienda radiotelevisiva di servizio pubblico nella Svizzera italiana, attraverso un lavoro multidirezionale: marcare all’interno della SSR il rispetto dell’impostazione federalista, stimolare e raccogliere, attraverso il dialogo con il pubblico, elementi di valutazione critica dell’offerta (con particolare attenzione al rispetto della Concessione), impegnarsi in un confronto costruttivo con l’azienda per sottolineare l’importanza e l’esigenza di mantenere alta e ambiziosa l’asticella della qualità”.

 

Come ha scritto lei stesso nell’introduzione al Rapporto di attività 2018, la CORSI ha avviato un processo di riflessione interna, per chiarire la sua funzione futura, sia nei confronti dell’azienda RSI, sia nei confronti della società e del pubblico. La riflessione è sfociata in un documento programmatico, ancora in fase di elaborazione. Ce ne può illustrare i contenuti e gli scopi?

“In occasione dell’assemblea della CORSI del maggio 2019 abbiamo presentato un progetto di documento programmatico che ha lo scopo di meglio inquadrare il nostro lavoro per i prossimi anni. L’idea, attualmente in discussione, è di strutturarlo in tre parti: una prima parte potrà concernere una revisione degli statuti per migliorare e rendere più trasparente il lavoro degli organi della CORSI; una seconda parte esprimerà le nostre aspettative all’indirizzo del Consiglio di Amministrazione della SSR, che pure sta riflettendo per migliorare il rapporto fra l’azienda e le società regionali; la terza parte del documento conterrà invece indicazioni di ciò che la CORSI dovrà fare nei prossimi anni per rendere più incisiva la sua attività (comunicazione, rapporto fra i vari  suoi organi, modalità di lavoro, ecc.)”.

 

Quale spazio si può (e si deve) ritagliare la CORSI oggi per il suo ruolo di ponte fra la RSI e il suo pubblico, in una realtà in cui, grazie soprattutto alle piattaforme social, la comunicazione è ormai diventata di massa e anche il servizio pubblico radiotelevisivo può avere contatto diretto e costante con i propri utenti (tramite blog, commenti alle trasmissioni, messaggi in diretta ecc.)?

“Domanda molto legittima vista l’evoluzione costante nelle modalità di dialogo generata dalle varie piattaforme social. Penso che il dialogo fra la CORSI e il pubblico italofono debba soprattutto incentrarsi sulle aspettative di qualità e le esigenze di rispetto della Concessione che il servizio pubblico radiotelevisivo deve garantire. Non deve comunque essere un dialogo per capire ciò che piace o per cogliere le tendenze del mercato”.

 

La CORSI ha avviato una collaborazione con il “Corriere degli italiani” nell’intento di coinvolgere maggiormente gli utenti italofoni del servizio pubblico oltre Gottardo. Quanto è importante la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI) - e con essa la CORSI - nella salvaguardia del plurilinguismo e della diversità culturale?

“Credo che la RSI abbia un ruolo fondamentale nella difesa e la promozione della lingua italiana in Svizzera. Per poter assumere fino in fondo questa responsabilità, è perciò importante che il servizio pubblico riconosca e rispecchi, anche per il tramite della CORSI, le differenti realtà della Svizzera: quelle territoriali (Ticino e Valli italofone del Grigioni italiano) e quelle sociali (la comunità italofona in tutta la Confederazione).

 

L’immagine che i detrattori della CORSI hanno veicolato nella Svizzera italiana è quella di una realtà politicizzata in cui la rappresentanza del pubblico è basata più su logiche partitiche che sulla ricerca di pluralità tra i vari settori della società civile, causando un’ingerenza della politica nell’attività del servizio pubblico radiotelevisivo. La riflessione interna ha toccato anche questo punto? Con quale esito?

“Ho un passato di intenso impegno partitico e politico, ma questo non m’impedisce di agire in rappresentanza della CORSI rispettandone pienamente la funzione e, soprattutto, rispettando l’autonomia editoriale dell’azienda radiotelevisiva. Lo stesso vale per i miei colleghi del Comitato e Consiglio regionale della CORSI e per i componenti del suo Consiglio del pubblico. I partiti, al pari di altre associazioni, esse pure iscritte alla CORSI, esercitano un legittimo diritto di proporre all’assemblea sociale i candidati per gli organi della CORSI: ma non hanno facoltà di “dettare” alla CORSI la loro agenda! La critica è pertanto ingiustificata”.

 

Guardando avanti, quali sono i suoi auspici per il futuro del servizio pubblico radiotelevisivo?

“Che possa continuare a essere un elemento importante per il funzionamento del “sistema paese” svizzero: un sistema la cui democrazia ha bisogno di un’informazione completa e indipendente, la cui identità necessita di una promozione costante di tutte le componenti culturali e di un forte impegno per l’integrazione e per la reciproca comprensione”.

 

E quelli per le società regionali come la CORSI?

“L’auspicio per le società regionali è che sappiano mantenere, in un mondo della comunicazione che sta cambiando profondamente, la capacità di contribuire all’esistenza di un servizio pubblico forte, federalista, indipendente, capace di evitare gli evidenti rischi di mediocrità e di banalizzazione dell’offerta che possono nascondersi nella digitalizzazione”.

 

Di Giorgia Reclari – Corriere degli italiani, 15 gennaio 2020

 

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2020/il-modello-svizzero-rende-piu-indipendente-il-servizio-pubblico-radiotelevisivo/37979-1-ita-IT/Il-modello-svizzero-rende-piu-indipendente-il-servizio-pubblico-radiotelevisivo.jpg 15.01.2020
8844 IL CONCORSO E' CHIUSO - Invito alla candidatura per la cooptazione di un membro del Consiglio del pubblico della CORSI Appello pubblico

Il Consiglio del pubblico della CORSI è alla ricerca di un nuovo membro per completarsi e poter così assolvere al meglio il proprio compito di monitoraggio e analisi critica dei programmi diffusi dalla RSI (maggiori informazioni sul Consiglio del pubblico sul sito internet https://www.corsi-rsi.ch/CORSI/Consiglio-del-pubblico).

Con l’obiettivo di incrementare l’equilibrio e l’eterogeneità della propria composizione e per meglio rappresentare la varietà di sensibilità e opinioni del pubblico, il Consiglio del pubblico ha stilato un profilo della persona ricercata.

 

Profilo ricercato

Il Consiglio del pubblico è alla ricerca di una persona che presenti un marcato interesse e una buona conoscenza di compiti e valori del servizio pubblico radiotelevisivo, che sia motivata e disponibile a lavorare con impegno – sia individualmente che in gruppo – allo svolgimento del proprio mandato in seno al Consiglio del pubblico. Sono richieste conoscenza del territorio, comprensione delle lingue nazionali, cultura generale, interesse verso il mondo dei media, capacità di sintesi e di analisi. Il profilo ricercato deve inoltre coprire una o più delle seguenti sensibilità o aree tematiche, attualmente poco rappresentate nel Consiglio del pubblico: settore primario e secondario/industriale, il mondo dei consumatori e quello dello sport. Verrà infine data la preferenza a una candidatura femminile, in modo da tendere a un maggiore equilibrio di genere all’interno del consesso.

Impegno richiesto

Il Consiglio del pubblico si riunisce una volta al mese, solitamente il venerdì pomeriggio. Oltre alle riunioni è richiesto un consumo regolare del palinsesto radiotelevisivo e online, la visione/l’ascolto e l’analisi di programmi puntuali, la partecipazione a gruppi di lavoro e la redazione di rapporti, come anche la presenza a eventi pubblici e di dibattito sull’offerta RSI e sul servizio pubblico radiotelevisivo.

Tempistiche e modalità di candidatura

Le candidate / I candidati alla nomina devono far pervenire al segretariato CORSI (info@corsi-rsi.ch) un loro scritto di candidatura e il loro curriculum vitae al più tardi entro martedì 21 gennaio 2020.

Modalità di nomina

Come stabilito da statuto CORSI (art. 36) e da regolamento del Consiglio del pubblico (art. 12), la nomina avviene tramite cooptazione. La selezione delle candidature e la successiva nomina sono di esclusiva competenza del Consiglio del pubblico e non prevedono possibilità di ricorso.

Contatti

Per maggiori informazioni

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2020/il-concorso-e-chiuso-invito-alla-candidatura-per-la-cooptazione-di-un-membro-del-consiglio-del-pubblico-della-corsi/37857-1-ita-IT/IL-CONCORSO-E-CHIUSO-Invito-alla-candidatura-per-la-cooptazione-di-un-membro-del-Consiglio-del-pubblico-della-CORSI.jpg 07.01.2020
8835 “Senza emozioni non esiste il racconto, ma si eviti il populismo narrativo” “Senza emozioni non esiste il racconto, ma si eviti il populismo narrativo” intervista a Natalia Ferrara, membro del Comitato del consiglio regionale della CORSI per il quadriennio 2020-2023

Intervista a Natalia Ferrara, co-moderatrice della serata dedicata a “Storie”

La nota trasmissione Storie, appuntamento fisso della domenica sera su La1, è al centro della serata pubblica in programma il 16 gennaio 2020 alle 18.30 al Palacinema di Locarno, nell’ambito del ciclo “Dentro il servizio pubblico RSI con la CORSI”. Sarà un’occasione unica per di conoscere da vicino il programma e chi lo fa, ma anche di esprimere la propria opinione e capire l’importante ruolo svolto dalla CORSI. Perché, come dice Natalia Ferrara, co-moderatrice della serata e membro del Comitato del consiglio regionale, “un conto è un commento estemporaneo dal divano di casa con il telecomando in mano, un altro, ben diverso, è il ruolo degli organi CORSI chiamati a verificare il rispetto del mandato di servizio pubblico”. L’abbiamo intervistata per capire meglio lo scopo di questo evento.

 

Come mai la CORSI ha organizzato una serata-dibattito su un programma offerto dal servizio pubblico, in questo caso “Storie”?

“Perché il servizio pubblico si discute e si valuta sulla base della qualità dei programmi che offre al pubblico, ad esempio in emissioni come STORIE. I fatti del servizio pubblico sono i suoi programmi, non le sue intenzioni”.

 

Saranno presenti i rappresentanti della trasmissione, il pubblico e la CORSI: qual è il ruolo di quest’ultima nel dibattito?

“La CORSI organizza, si esprime e ascolta. Insomma: comunica e apprende. In particolare, il Consiglio del Pubblico (CP), di cui ho fatto parte negli ultimi 4 anni, concentra la sua attività nel monitorare i programmi della RSI, permettendo poi a tutti gli interessati di leggerli e di formarsi un’opinione. Tutti i rapporti relativi ai monitoraggi del CP, compreso quello relativo alla trasmissione STORIE, sono infatti pubblicati sul sito della CORSI (vedi sotto). Nel servizio pubblico, anche la trasparenza è un elemento fondamentale”.

 

E il ruolo del pubblico?

“Il pubblico sono tutti gli utenti effettivi e, anzi, tutti i possibili utenti. Bisogna sempre ricordarlo: nessuno ha il monopolio del pubblico. Allo stesso tempo, è utile e necessario un ente facilitatore quale è la CORSI. Per essere chiari: un conto è un commento estemporaneo dal divano di casa con il telecomando in mano, per la serie “mi piace” o “non mi piace”. Un altro, ben diverso, è il ruolo degli organi CORSI chiamati a verificare il rispetto del mandato di servizio pubblico attraverso un esame argomentato e sistematico dell’offerta. I rapporti degli organi CORSI testimoniano questo lavoro accurato e costante, diverso, com’è giusto che sia, dall’interessamento di uno spettatore o dell’altro per un’emissione puntuale. La CORSI non rappresenta dunque solo il pubblico ma il servizio pubblico”.

 

Qual è secondo lei l’importanza di un programma come Storie nell’ambito dell’offerta televisiva pubblica?

“Storie” continua, per fortuna e con grande potenziale, la tradizione RSI della serata TV di approfondimento non legata alle news, pensiamo, ad esempio, a “Era ora”. Testimonia la volontà dell’azienda di guardare al territorio con vicinanza ma senza localismo, con passione ma senza enfasi, con sensibilità ma senza retorica. Una grande opportunità e, al contempo, una grande responsabilità. Offrire punti di vista differenti, far parlare le emozioni senza spettacolarizzazione, permettere a qualcuno di raccontare la propria storia affinché molte altre persone possano ritrovare la loro o, perché no, iniziare a costruire un nuovo percorso proprio grazie agli spunti di riflessioni colti nell’emissione. Un programma cui serve il ritmo della danza, non il passo della corsa”.

 

I documentari spesso entrano nella vita delle persone, raccontandone l’intimità per far emergere situazioni, dinamiche e problematiche collettive. Fin dove può spingersi il servizio pubblico per soddisfare la curiosità degli spettatori e stare al passo con la concorrenza di altre emittenti che usano uno stile forte per far leva su sentimenti ed emozioni?

“Senza sentimenti o emozioni non esiste il racconto, neppure quello televisivo. L’importante è non usarli strumentalmente, esserne consapevoli ma non ostaggi. Insomma, evitare il populismo narrativo e ricordare che le mode passano mentre i principi restano. Il servizio pubblico deve saper soddisfare anche le curiosità ma, soprattutto, saper suscitare interesse. E l’interesse non è mai quello della superficie, della facile lettura o, peggio, della forzatura per impressionare. Le riflessioni, anche quelle socio-culturali di programmi come STORIE, richiedono approfondimento e non approssimazione. D'altronde, la curiosità vuole soddisfare sete di sapere e non ubriacature di luoghi comuni. Il servizio pubblico è tenuto a dare (e dire) di più e, in genere, ci riesce molto bene”.

Intervista di Giorgia Reclari, Segretariato CORSI

 

Cliccate qui per leggere il rapporto del Consiglio del pubblico su “Storie”: https://www.corsi-rsi.ch/content/download/7647/27935/file/rapporto%20CP%20Storie%20(febbraio%202017).pdf

I dettagli della serata del 16 gennaio sono disponibili alla pagina dell'evento: https://www.corsi-rsi.ch/Attualita/Eventi/Eventi-2020/Dentro-il-servizio-pubblico-RSI-con-la-CORSI-Storie

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/senza-emozioni-non-esiste-il-racconto-ma-si-eviti-il-populismo-narrativo/37791-1-ita-IT/Senza-emozioni-non-esiste-il-racconto-ma-si-eviti-il-populismo-narrativo.jpg 23.12.2019
8830 Intervista a Luigi Pedrazzini, nuovo vicepresidente SSR Intervista a Luigi Pedrazzini, nuovo vicepresidente SSR

L’orgoglio, gli auspici e…le Feste natalizie di Luigi Pedrazzini, presidente della CORSI, appena nominato vicepresidente del Consiglio di amministrazione della SSR.

Che cosa significa questa nomina per la Svizzera italiana?

“Che la SSR si conferma ancora una volta quale unica grande azienda a livello federale che tiene in grande conto le minoranze”.

E per lei personalmente?

“Un onore e uno stimolo a continuare a lavorare con grande impegno del Consiglio di Amministrazione della SSR e alla presidenza della CORSI”.

Ora nelle riunioni del Consiglio di amministrazione SSR si parlerà italiano?

“Sarebbe bello ma non sarà così…Tedesco e francese continueranno a monopolizzare le discussioni. Non è per me un problema, ritenuto che, come è stato il caso finora, la SSR continui a confermare la sua vocazione federalista, la sua attenzione verso tutte le culture del Paese”.

Le feste si avvicinano…come le trascorrerà il nuovo vicepresidente SSR?

“In montagna, a Cimalmotto, dove dovrebbero arrivare anche figli e nipoti. E allora sarà, come ogni anno, un bel momento assieme di vita famigliare!”

E quale sarà il suo primo pensiero da vicepresidente il 1. gennaio 2020?

“Quando mi alzo al mattino, il mio primo pensiero, dopo aver spento la veglia, è quello di accendere la radio! Il 1. gennaio avrò allora un pensiero di gratitudine e augurio per tutti coloro che danno vita e forza al servizio pubblico radiotelevisivo e che con le loro voci, i loro programmi, l’informazione, lo sport, il divertimento e anche le provocazioni contribuiscono a rendere più vivo il nostro Paese”.

(intervista di Giorgia Reclari Giampà)

***

Il comunicato SSR del 17 dicembre 2019

Nella sua seduta del 13 dicembre scorso, il Consiglio d'amministrazione SSR si è ricostituito per il periodo amministrativo 2020-2023. Luigi Pedrazzini, attinente di Locarno, è stato nominato vicepresidente del Consiglio d'amministrazione in sostituzione di Jean-François Roth, che lascia l'incarico.

Luigi Pedrazzini è presidente della Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (CORSI) dal 2012 e pertanto anche membro del Consiglio d'amministrazione (CdA) SSR. La nomina a vicepresidente è avvenuta nella seduta del CdA SSR del 13 dicembre scorso. Pedrazzini subentrerà così a Jean-François Roth, che a fine 2019 lascerà il suo mandato di presidente della Radio Télévision Suisse Romande (RTSR) dopo 12 anni di attività. Come già annunciato, il suo successore in veste di presidente RTSR e membro del CdA sarà l'ex consigliere di Stato bernese Mario Annoni.

Già in occasione dell'Assemblea dei delegati (AD) SSR del 22 novembre scorso sono stati riconfermati per un nuovo mandato in seno al CdA Jean-Michel Cina, presidente dell'organo, nonché Sabine Süsstrunk e Alice Šáchová-Kleislie, le altre due rappresentanti nominate in precedenza dall'AD.

Jean-Michel Cina: «In seno al CdA SSR, Jean-François Roth ha rappresentato la Svizzera romanda con grande professionalità e un'immensa dedizione. Lo ringrazio per il suo prezioso impegno a favore del servizio pubblico e rivolgo a Mario Annoni un caloroso benvenuto nel CdA SSR».

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/intervista-a-luigi-pedrazzini-nuovo-vicepresidente-ssr/37768-1-ita-IT/Intervista-a-Luigi-Pedrazzini-nuovo-vicepresidente-SSR.jpg 18.12.2019
8826 Il servizio pubblico come strumento che riavvicini le diversità fra le persone, che valorizzi i tesori e le culture del territorio Il servizio pubblico come strumento che riavvicini le diversità fra le persone, che valorizzi i tesori e le culture del territorio. di Paola Fuso

Pochi mesi fa, ad agosto 2019, in un’intervista pubblicata sul sito della CORSI, Chiara Simoneschi Cortesi, prima donna italofona a ricoprire la carica di presidente del Consiglio nazionale, alla domanda in quale misura il servizio pubblico radiotelevisivo contribuisca alla valorizzazione della lingua italiana in Svizzera, rispondeva che la SSR e le sue aziende regionali sono uno strumento molto importante per la conoscenza reciproca tra le 4 regioni linguistiche e culturali della Svizzera, per la comprensione e la valorizzazione delle peculiarità di ogni regione, per incentivare il dialogo e la comprensione reciproca e per salvaguardare la coesione nazionale.

D’altro canto questi compiti sono iscritti nella Costituzione e nella relativa legge federale sulla radiotelevisione (RTV). Alla SSR e alla CORSI, che rappresenta gli utenti di lingua italiana della radiotelevisione di servizio pubblico in Svizzera, cioè gli ascoltatori e gli spettatori della RSI, spetta di raggiungere detti obiettivi con impegno e passione ogni giorno.

Si dice spesso che all’origine della Svizzera ci sia stata la volontà di sopravvivere e ancora si ripete che la Confederazione è una «Willensnation», una nazione fondata sulla volontà. Con questa espressione s’intende sottolineare che alla base del processo di aggregazione e integrazione di diverse etnie e culture c’è stata, c’è e sempre ci sarà una grande volontà comune, capace di perseguire l’unità «nazionale» pur preservando la «diversità» delle sue componenti etniche, culturali, linguistiche. Per questa sua peculiarità si dice anche che la Svizzera è un Sonderfall, un «caso particolare», rispetto soprattutto agli Stati confinanti, che hanno perseguito l’omogeneità (origine, lingua, cultura, religione, ecc.) seguendo un programma politico e culturale di tipo centralistico.

Ebbene, la cartina al tornasole di questa volontà comune di essere Stato nel rispetto delle diversità è appunto il servizio pubblico, che infatti è in grado di raggiungere tutti i cittadini svizzeri, di far conoscere le bellezze e le caratteristiche di ogni regione linguistica e geografica. E di questo il popolo elvetico ha dimostrato di essere più che consapevole respingendo chiaramente ogni tentativo di indebolire il servizio pubblico radiotelevisivo.

L’importanza dell’impegno della RSI oltre il Gottardo è fondamentale per salvaguardare la lingua italiana e la cultura italofona. È immaginabile infatti che il rapporto tra i cantoni tedeschi e quelli italiani ponga in una situazione di assoluta debolezza la lingua italiana, con il rischio che un’intera parte della Svizzera debba rinunciare a conoscerla.

Ed ecco il motivo della collaborazione della CORSI con il nostro giornale: consentire all’informazione di far conoscere la realtà della Svizzera italiana anche aldilà del Gottardo perchè siamo convinti, adottando uno slogan dell’Università della Svizzera Italiana (USI) che “Più italiano significa più Svizzera“. Secondo l’USI, in particolare, la valorizzazione della lingua italiana in Svizzera è un impegno fondamentale a tutela dell'identità stessa del Svizzera.

 

La CORSI e la tutela del pluralismo

Tra le missioni della CORSI rientra appunto il pluralismo. Questo significa che i programmi vengono definiti in risposta agli interessi eterogenei delle maggioranze e delle minoranze della Svizzera plurilingue e multiculturale. La lingua e la cultura italiana sono un elemento fondamentale dell’identità della Svizzera federale e plurilingue. E una lingua esiste fintanto che viene vissuta e parlata.

Il servizio pubblico radiotelevisivo contribuisce in modo centrale allo sviluppo e alla tutela della lingua e cultura italiana. Non solo a sud delle Alpi, in Ticino e nei Grigioni, ma anche Oltregottardo, dove promuove le specificità della Svizzera italiana nel contesto nazionale e tutela i valori della comunità italofona a livello svizzero.

Da questo punto di vista sono innumerevoli gli input offerti dal servizio pubblico televisivo: dagli strumenti tecnologici, agli excursus gastronomici, agli incontri di studio.

In merito ai primi, vi è stato il Tablet RSI che è un condensato dei contenuti che sono offerti nei Totem RSI. Il Totem è una piattaforma interattiva pensata e realizzata dalla RSI in collaborazione con la SUPSI, la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, e con il sostegno della CORSI.

I Tablet RSI donati dalla CORSI alle cattedre di italianistica delle università svizzere,  hanno offerto l’opportunità agli studenti di navigare fra i contenuti degli archivi della RSI dedicati alla lingua e cultura italiana in Svizzera.

Per quanto concerne gli incontri organizzati dalla CORSI, gli ultimi due anni sono stati dedicati alla italianità e al ruolo dell’italiano anche nella vita pubblica oltre il Gottardo. Insistere su questi aspetti non è secondario soprattutto in considerazione della congiuntura sociale ed economica.

Invero, oggi assistiamo ad un paradosso: mentre la Svizzera italiana fa ancora spesso fatica a vedersi come una sola entità politica e culturale, anche come retaggio del passato, la Svizzera tedesca e francese stanno vivendo una rivoluzione silenziosa che ne ridefinisce i contorni e crea due singole entità sempre più grandi ed integrate. Lo sviluppo economico e la mobilità hanno creato uno spazio urbano sempre più diffuso nella Svizzera tedesca, che ruota attorno al baricentro zurighese; nella Svizzera francese, la regione del Lemano è sempre più trainante dal punto di vista economico e pure integrata sul piano territoriale e delle infrastrutture. Il risultato è che la Svizzera italiana sembra tagliata fuori da queste dinamiche, non solo perché nella Svizzera tedesca e francese le barriere cantonali vedono perdere la loro importanza socio-economica, ma anche perché questo cambiamento si riflette nell’offerta mediatica. La scomparsa di molti quotidiani cantonali e i processi di fusione che hanno accorpato le redazioni che privilegiano un’informazione sovracantonale ne sono la testimonianza.

In tal senso la CORSI ha attivato una serie di incontri, uno di questi con Coscienza Svizzera, per comprendere quale coesione sia possibile in una società così regionalizzata e quali ne siano le implicazioni. Quello che è certo è che per capire l’italianità in Svizzera è utile allargare gli orizzonti. Negli ultimi decenni, infatti, sono sempre più numerosi gli approcci che suggeriscono di osservare l’immaginario legato a un popolo, alla sua storia e civiltà, alla sua lingua e letteratura, al suo territorio e ai suoi costumi, senza restare vincolati a una dimensione nazionale o locale (v. À l’italienne. Narrazioni dell’italianità dagli anni Ottanta a oggi, a cura di Niccolò Scaffai e Nelly Valsangiacomo, Roma, Carocci editore, 2018) che presentano sia il caso elvetico sia le altre molteplici possibili italianità, con l’intento di evidenziare la pluralità e l’evoluzione di questo concetto.

 

Il forum per l’italiano in Svizzera

Di sicuro il problema a monte è la ricerca di un’integrazione che tenga conto delle diversità. Eppure è evidente che la lingua italiana abbia bisogno di forti tutele nella Confederazione con tutto quello in termini di sforzo che ciò significa. Per questo motivo, oltre alle varie iniziative, la CORSI è una delle colonne portanti del“Forum per l’italiano in Svizzera“,  che è stato costituito il 30 novembre 2012 a Zurigo per iniziativa del Cantone Ticino e del Canton Grigioni.

Lo scopo del Forum è la corretta collocazione entro il 2020 dell’italiano nel quadro del plurilinguismo costituzionale della Svizzera, che deve essere una realtà effettiva.

Attualmente, dopo l’Assemblea del 30 novembre 2019, hanno aderito al Forum 38 organizzazioni impegnate nella promozione e nella valorizzazione della lingua e cultura italiana in Svizzera.

Per concretizzare le proprie attività il Forum ha istituito 4 gruppi di lavoro che si occupano di questi temi:

  • Italiano lingua ufficiale svizzera
  • Gli svizzeri conoscono la lingua italiana
  • Cultura italiana e svizzeroitaliana in Svizzera
  • Quadrilinguismo svizzero e le sfide della globalizzazione

L’idea della costituzione di un Forum ad hoc per difendere l’italiano e la presenza di personalità molto importanti del mondo politico e culturale nel Comitato la dicono lunga sul pericolo che corre la nostra bella lingua che almeno fino ad ora è lingua nazionale. Manuele Bertoli (Consigliere di Stato del Cantone Ticino e Presidente del Forum per l’Italiano), ha messo l’accento sui tanti segnali negativi: l'italiano scompare da alcune etichette di prodotti della grande distribuzione, è usato impropriamente nelle traduzioni da tedesco e francese e, talvolta, è elencato dopo l'inglese nella scelta della lingua di siti web di aziende svizzere (quando è disponibile).

La conclusione è impietosa: l'italiano non è più così centrale in Svizzera, sia per motivi storici (la presenza degli italofoni è sicuramente diminuita) sia perché "c'è questa sensazione che l'inglese possa risolvere anche i problemi di comunicazione tra gli svizzeri" dimenticando la necessità di comprendere tutte le varie componenti linguistiche della Svizzera.

Il 30 novembre ha avuto luogo l’Assemblea del Forum ove si è discusso alla presenza di personalità come Marina Carobbio e Ignazio Cassis della difesa della lingua italiana in Svizzera. La tutela di un patrimonio deve essere garantita a tutti i livelli, soprattutto nelle sedi istituzionali. In tal senso il Presidente Carrobbio ha dimostrato che per essere totalmente partecipe della politica nazionale è necessario potersi esprimere nella lingua madre. Infatti il Presidente ha condotto i lavori del Consiglio Nazionale in Italiano, obbligando i deputati germanofoni a qualche sforzo in più per capire gli altri, cosa a cui già sono avvezzi gli italofoni.

Quello che ne deriva è la necessità di muoversi congiuntamente per far sì che l’italiano e l’italianità non siano confinati alla sfera dell’arte, del bello o del piacevole ma che possano divenire una priorità politica.

In questo il servizio pubblico svolge appieno il suo ruolo di rendere edotti cittadini ed Istituzioni della necessità di conservare la propria identità nazionale non dimenticando le minoranze linguistiche ma elevandole, nel caso dell’italiano, al pari del tedesco e del francese ad anime di un Paese che ha fatto della diversità la sua ricchezza.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/il-servizio-pubblico-come-strumento-che-riavvicini-le-diversita-fra-le-persone-che-valorizzi-i-tesori-e-le-culture-del-territorio/37747-1-ita-IT/Il-servizio-pubblico-come-strumento-che-riavvicini-le-diversita-fra-le-persone-che-valorizzi-i-tesori-e-le-culture-del-territorio.jpg 11.12.2019
8778 Folta partecipazione all’Assemblea del Forum Folta partecipazione all’Assemblea del Forum

La CORSI c'era!

Sabato 30 novembre ha avuto  luogo a Losanna l’annuale Assemblea del Forum per l’italiano in Svizzera. I lavori sono stati diretti da Marina Carobbio, presidente del Consiglio nazionale, che – com’è noto – ha riservato particolare attenzione alla lingua e alla cultura italiana nell’anno presidenziale che sta per concludersi.

Nel corso della seduta vi sono state le relazioni del presidente Manuele Bertoli e dei responsabili dei quattro gruppi di lavoro del Forum: italiano lingua ufficiale svizzera; gli svizzeri conoscono la lingua italiana; cultura italiana e svizzeroitaliana in Svizzera; quadrilinguismo svizzero e le sfide della globalizzazione

Particolarmente apprezzata è stata l’attività fin qui svolta dal Forum che ora, con l’adesione di due nuove associazioni (ACLI e Associazione Liceo Vermigli di Zurigo), comprende ben 38 organizzazioni che in Svizzera promuovono la lingua e la cultura italiana.

A Losanna ha avuto luogo la premiazione del Concorso “Parli italiano? Ti prendo in parola!” che ha visto un buon numero di partecipanti. Nella categoria “bambini” il primo premio è stato attribuito da un’apposita giuria a Ottavia Marzolini di Ginevra, nella categoria “giovani” a Dario Furlani di Zurigo e in quella “adulti” a Giuseppe Pietramale di Thayngen.

Alle nomine statutarie per il triennio 2020- 2022 è stato riconfermato alla presidente del Forum Manuele Bertoli, come pure i membri di Comitato uscenti: Tatiana Crivelli, Giangi Cretti, Tonino Castiglione, Luigi Pedrazzini, Jon Domenic Parolini. Il Comitato sarà completato a breve con la persona designata dall’Intergruppo parlamentare italianità.

E’ pure stata decisa la sede della prossima assemblea del Forum: si terrà il 28   novembre 2020 a Zurigo. In quell’occasione saranno presentati gli esiti della ricerca in corso promossa dal Forum sullo “stato dell’italiano in Svizzera”.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/folta-partecipazione-all-assemblea-del-forum/37564-1-ita-IT/Folta-partecipazione-all-Assemblea-del-Forum.jpg 02.12.2019
8773 Con la CORSI a bordo del Risciò del Vigneron Con la CORSI a bordo del Risciò del Vigneron Siete interessati alla possibilità di organizzare una serata di presentazione del documentario “il Risciò del Vigneron” ?

“Il Risciò del Vigneron” non è un documentario qualsiasi e, a dire il vero, non lo è mai stato.
Si tratta di un filmato di circa 50 minuti che riprende il lento percorso attraverso la Svizzera: dalla caotica Zurigo alle pianure del Mittelland, fino alle colline vignate che costeggiano il lago Lemano.

In diretta radiofonica, ripresa in streaming, Fabrizio Casati e Julien Carton hanno raccontato storie di incontri, emozioni, imprevisti e sorprese. Tutto a velocità ridotta.
L’ormai nota “gambetta calda” di Julien Carton ha pedalato per oltre 450 chilometri. Impossibile invece contare le ore di questo viaggio, ad una velocità di circa 20km/h, in contrasto non solo con le auto e i camion che sfrecciavano a fianco del Risciò, ma anche e soprattutto con i ritmi sempre più serrati che questa società ci impone.

Gli ospiti intervistati in loco possiedono tutti un elemento comune: un legame con la lingua italiana e/o con la Svizzera italiana. Ci sono incontri con persone tanto diverse e tanto simili, che si sono trasferite oltre Gottardo in epoche diverse, spesso per amore ma non solo, scindendo la propria vita in modo netto, ma con un occhio sempre rivolto alla Svizzera italiana, mai dimenticata.

Siete interessati ad avere maggiori informazioni? 

Contattaci chiamando il numero 058 135 95 09 oppure scriveteci una mail a info@corsi-rsi.ch indicando il vostro NOME, COGNOME e contatto telefonico!

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/con-la-corsi-a-bordo-del-riscio-del-vigneron/37534-1-ita-IT/Con-la-CORSI-a-bordo-del-Riscio-del-Vigneron.jpg 27.11.2019
8777 Il servizio pubblico e la parità di genere: II parte Il servizio pubblico e la parità di genere: II parte di Paola Fuso

Il servizio pubblico e la parità di genere: II parte

Maggiori informazioni sulla CORSI e le sue attività sono disponibili al sito www.corsi-rsi.ch

 

Nelle pagine che il nostro Giornale sta dedicando alla CORSI il messaggio che intendiamo traghettare è l’importanza del servizio pubblico come fonte di ispirazione ed educazione. E che il servizio pubblico possa fare davvero la differenza in termini di comunicazione è nei mezzi utilizzati: radio e televisione oltre ai social network.

I temi scelti e affrontati offrono uno spaccato della società e sono pieni di spunti perchè la stessa sia spronata a migliorare. Tra questi la lotta perchè le donne abbiano, a parità di merito, le medesime opportunità lavorative e di carriera.

Carole Hubscher, una delle donne leader protagoniste del Ciclo di Conferenze organizzate dalla CORSI, durante la sua intervista riportata due numeri fa su questo Giornale, dice una cosa molto interessante rispondendo alla domanda postale del giornalista Moreno Bernasconi sul rapporto tra le donne e la gestione della vita privata. Dice che, se lei fosse uomo, questa domanda semplicemente non sarebbe stata posta, ma tra il serio e il faceto suggerisce di trovare un buon marito, “comprensivo”. In queste affermazioni, fatte da una donna di potere, è descritto plasticamente quanto le donne (poco, in verità) hanno conquistato. Anche noi al pari degli uomini abbiamo bisogno, per esprimere appieno le nostre potenzialità, di supporto.

Ma di un supporto maggiore evidentemente, perchè alle donne non si dimentica mai di chiedere come si fa a bilanciare la famiglia con il lavoro, dando per scontato che la famiglia sia appannaggio esclusivo della madre. L’insieme di questi ostacoli è il cosiddetto “soffitto di cristallo” espressione che indica la difficoltà delle donne a salire nella scala gerarchica delle posizioni professionali a causa di vincoli culturali. In altre parole, si tratta di barriere invisibili, che impediscono loro di salire ai vertici. Un esempio di queste è rappresentato dalla convinzione che le donne siano poco adatte al comando perché ritenute troppo emotive e quindi inadeguate. Anche se a dire il vero, le ultime tendenze in fatto di leadership puntano molto sulla intelligenza emotiva, quale capacità di monitorare i propri sentimenti e quelli altrui al fine di raggiungere obiettivi. Dote che trascende il genere.  

Tornando un po’ indietro, cioé al punto culturale in cui ci troviamo e, constatata la non raggiunta parità tra uomo e donna, il servizio pubblico e i valori che si vogliono trasmettere possono essere impiegati come volano del cambiamento. Siamo convinti, infatti, che il mostrare esempi positivi possa accompagnare il progresso della società attraverso l’emulazione perchè i modelli proposti, dopo essere stati “notizia” possono diventare “sistema”. In questo modo  il servizio pubblico non si riduce al mero racconto dei fatti ma puo’ indicare strade nuove e percorribili all’insegna del progresso e del rispetto di ogni talento.

Questo è tra l’altro il motivo per cui è nato il  ciclo di conferenze “Quando il leader è donna”. Si è scelto di indagare sulle esperienze di donne che sono arrivate ai vertici nei loro settori. Nelle posizioni medio-basse non si riscontrano grandi differenze rispetto agli uomini; sono invece le posizioni apicali ad essere ancora monopolio del genere maschile. Oltre all’aspetto culturale, già messo in rilievo, occorre tener conto del condizionamento del contesto sugli elementi valoriali; cioè  della carenza di politiche a sostegno della famiglia.  Con un Welfare attivo e inclusivo, l’occupazione femminile diventa una possibilità realmente sostenibile.  Per questo motivo essere donne, mamme e manager, pone l’accento su temi molto delicati quali la responsabilità sociale e la conciliabilità lavoro-vita familiare fino al tema dei temi, cioè le pari opportunità.

Quante cose si possono fare? E fare bene?

Alla fine del nostro percorso a parte l’eccezionalità dei personaggi intervistati, è Petra Gössi ad offrire una risposta tranchant: si puo’ fare politica e avere un lavoro, avere famiglia e lavorare , avere famiglia e fare politica, non tutte e tre le cose insieme.

Occorre scegliere.

Ad oggi gli uomini che debbono scegliere sono meno delle donne.

 

Esempio emblematico di scelte consapevoli è proprio Petra Gössi, Presidente del PLR Svizzero.

Avvocato e Presidente del Partito Liberale Svizzero è sicuramente una donna dinamica e carismatica, tanto da caratterizzare fortemente la politica elvetica.

La Consigliera dice di non aver incontrato problemi nella sua carriera, ma che l’essere una donna l’ha avvantaggiata: alla sua prima candidatura il partito voleva due donne. Un caso fortunato. La Presidente che è anche una giurista di successo, ha parlato lungamente della sua carriera politica e non fa fatica ad affermare che per fare politica “le donne ci devono credere ...  La politica è learning by doing e le donne sono brave tanto quanto gli uomini in questo. Però per una donna conciliare figli, lavoro e politica è praticamente impossibile. Figli e lavoro ok, figli e politica ok, lavoro e politica anche. Ma è difficile conciliare tutto“. Abbiamo dunque a che fare con una persona che in termini di tempo e dedizione è pari ad un uomo con il plus di essere determinata come solo le donne in ruoli maschili sanno essere. Coerentemente la Presidente Gössi è contraria alle quote femminili stabilite per legge nelle compagini pubbliche e private, perchè di fatto sviliscono i meriti personali e obbligano le donne a dover dimostrare di essere sempre più brave. Sollecitata sui numeri delle donne in Consiglio Nazionale dice che le sue colleghe non hanno figli.

 

La penultima intervista riguarda Vania Alleva, Presidente del Sindacato Unia.

Zurighese, doppio passaporto svizzero e italiano è laureata in storia dell’arte e giornalista. Ai vertici del Sindacato, dopo tre anni di co-Presidenza, come Petra Gössi, ci arriva per caso.

Racconta, infatti, di essere stata scelta, aldilà dei meriti individuali, per dare un messaggio. La sua presenza ai vertici UNIA rispondeva ad un obiettivo di strategia organizzativa dello stesso sindacato. La decisione fu quella di aprirsi a nuovi rami produttivi ove era maggiore la presenza delle donne così da poter agire per dare maggiori tutele alla categoria. Alla domanda del perchè gli uomini abbiano salari migliori a parità di lavoro e qualifica risponde che si tratta di organizzazione. Gli uomini, che sono nel mondo del lavoro da piu’ tempo e in determinati campi (come quello dell’artigianato) si sono organizzati per ottenere condizioni migliori ed hanno lottato duramente per i loro diritti. Ed è quello che Vania Alleva suggerisce alla donne: organizzarsi, così come accaduto con lo sciopero del 14 giugno.

Le quote rosa sono per le stesse femministe motivo di riflessione: ottenere qualcosa a prescindere dal valore individuale mette in crisi la stessa lotta per la partità delle retribuzioni. Eppure, in ordine alle quote rosa nelle aziende, la Presidente di UNIA mostra di reputarle necessarie perchè questi stessi risultati, in assenza di obbligo, si vedrebbero tra molti anni. Le quote dunque sono uno strumento di accellerazione del cambiamento.

 

Ed infine Doris Leuthard, già Presidente della Confederazione Svizzera.

Pochi Consiglieri federali possono vantare un bilancio politico tanto brillante e di successo. Grazie all’indice di gradimento molto elevato che ha saputo conquistarsi presso gli svizzeri durante tutta la sua carriera politica e in particolare durante la sua lunga attività governativa, Doris Leuthard ha attuato riforme importanti e durature a livello nazionale, regionale e internazionale. È stata leader riconosciuta in Svizzera e all’estero e senza dubbio una delle figure protagoniste in seno al Collegio governativo.

Qual è il segreto del suo successo? Mi ha colpito molto che l’abbiano definita “l’uomo forte al Governo”, copiando la definizione che Ben Gurion dava di Golda Meir. Non esattamente un complimento al suo essere donna ma sicuramente alla sua intelligenza. Su di lei possiamo verificare che il sistema dell’emulazione funziona: la Leuthard dice di aver trovato grande ispirazione nelle donne che l’hanno preceduta e che come lei si sono occupate della “cosa pubblica”. Alla domanda se le donne funzionano tra loro, se fanno sistema, Doris Leuthard risponde che non si tratta di fare gruppo o di emotività: una cosa è l’amicizia, un’altra è prendere decisioni. In questo caso occorre avere accanto persone con cui c’è intesa perchè piu’ si è in alto, minore è il tempo a disposizione. Nella lunga chiaccherata con Bernasconi che ha toccato vari temi, come l’uscita dal nucleare della Svizzera, Doris Leuthard ha invitato le donne ad essere coraggiose: la legge non cambia la vita delle donne ma la vita cambia se le donne lo vogliono e se le imprese  non discriminano. Si mette di nuovo l’accento sulla questione culturale e sulla necessità delle donne di organizzarsi per chiedere parità dei salari e non discriminazione.

 

Conclusioni

Le sei donne intervistate nel Ciclo di eventi “Quando il leader è donna”, hanno dimostrato che i valori e il talento per eccellere sono trasversali. Non si puo’ negare che vi siano forti barriere culturali che impediscono alla donne di godere delle stesse condizioni salariali degli uomini, eppure se si guarda ai personaggi intervistati si fa fatica a distinguerle dagli uomini che hanno raggiunto le medesime posizioni in termini di dedizione e concentrazione.

Ritengo che essere un leader e comportarsi da leader comporti delle scelte consapevoli, vivere secondo le proprie inclinazioni piuttosto, come accade spesso alle donne, che secondo canoni obsoleti che avvantaggiano gli uomini a prescindere dai meriti personali.

Di donne come Carole Hubscher, Heidi Tagliavini, Bice Curiger, Petra Gössi, Vania Alleva, Doris Leuthard, non ve ne sono molte ma contiamo che il loro esempio possa motivare le donne di oggi e ispirare quelle di domani.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/il-servizio-pubblico-e-la-parita-di-genere-ii-parte/37555-2-ita-IT/Il-servizio-pubblico-e-la-parita-di-genere-II-parte.jpg 27.11.2019
8699 Si è tenuta sabato la seduta costitutiva del Consiglio regionale della CORSI Si è tenuta sabato la seduta costitutiva del Consiglio regionale della CORSI

Lugano, 24 novembre 2019

Si è tenuta sabato pomeriggio a Lugano la seduta costitutiva del Consiglio regionale della CORSI (CR - CORSI) che sarà in carica dal 1 gennaio 2020 al 31 dicembre 2023. Come si ricorderà l’assemblea della CORSI del maggio scorso aveva eletto 20 dei 25 membri del CR, 4 sono stati poi indicati, come previsto dallo statuto della cooperativa, dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino e 1 dal Consiglio di Stato del Canton Grigioni (vedi di seguito).

 

Il CR ha dapprima confermato alla presidenza della CORSI Luigi Pedrazzini per un ulteriore e ultimo mandato (Pedrazzini era entrato in carica il 1.1.2012). Ha poi confermato quali membri del Comitato del Consiglio regionale (CCR) Gabriele Gendotti e Michele Rossi. A completare il CCR in sostituzione degli uscenti Anna Biscossa, Giacomo Garzoli, Fabrizio Keller e Maurizio Michael, sono stato chiamati Pelin Kandemir Bordoli, Natalia Ferrara, Giovanna Masoni Brenni e Ilario Bondolfi (in rappresentanza del Canton Grigioni). Nuova vicepresidente della CORSI è stata designata Pelin Kandemir Bordoli.

Ringraziando per la rinnovata fiducia, Luigi Pedrazzini ha innanzitutto espresso soddisfazione per il fatto che il nuovo CCR CORSI potrà contare su un rapporto più equilibrato fra donne e uomini (3 membri su 7, quando nella passata legislatura CORSI c’era una sola donna, Anna Biscossa). Il presidente ha pure sottolineato come il nuovo CCR, a differenza del precedente, rappresenti meglio il territorio cantonale oltre ai territori italofoni del Canton Grigioni. «Occorre però prendere anche atto che il CCR - eletto considerando le scelte dell’assemblea CORSI per quanto attiene la nomina dei suoi membri - non vede rappresentate al suo interno tutte le principali componenti politiche del Paese: questa consapevolezza dovrà stimolare la CORSI e i suoi organi a cercare maggiormente il dialogo con tutte le aree politiche e culturali della Svizzera italiana».

Il CR ha pure designato i propri due rappresentanti nel futuro Consiglio del pubblico (CP): si tratta di Yvonne Pesenti Salazar e di Martina Malacrida Nembrini. Scelti pure i rappresentanti della Cooperativa per l’assemblea dei delegati SSR: Luigi Pedrazzini, Bruno Besomi, Gabriele Gendotti, Matteo Ferrari, Ilario Bondolfi e Valentina Rossi (mentre rappresentanti supplenti saranno Danilo Nussio, Andrea Giudici e Flavio Meroni).

Il CR ha infine confermato la volontà di portare alla prossima assemblea (che avrà luogo straordinariamente il 12 settembre 2020 e non in primavera) un documento programmatico vincolante per meglio definire l’attività della Cooperativa nel quadro del processo perseguito anche a livello nazionale, che mira a rafforzare il ruolo dell’associazione SSR nella società civile a difesa e promozione del servizio pubblico.

 

Per eventuali informazioni: Luigi Pedrazzini

Eletti in assemblea:

Bignasca Marco

Broggini Nello

Della Vedova Alessandro

Ermotti-Lepori Maddalena                       

Ferrara Natalia *

Ferrari Matteo

Gargantini Giangiorgio

Ghisolfi Nadia

Giudici Andrea                                           

Kandemir Bordoli Pelin *

Krüsi Giorgio

Malacrida Nembrini Martina                     

Masoni Brenni Giovanna *                       

Mazzoleni Oscar

Meroni Flavio

Milani Franco          

Nussio Danilo

Pedrazzini Luigi **                         

Riget Laura                                                             

Rossi Michele *

 

Designati dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino:

Besomi Bruno

Gendotti Gabriele *

Pesenti Salazar Yvonne

Rossi Valentina

 

Designato dal Consiglio di Stato del Cantone Grigioni:

Bondolfi Ilario *

 

* membro di Comitato del Consiglio regionale

 

** presidente CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/si-e-tenuta-sabato-la-seduta-costitutiva-del-consiglio-regionale-della-corsi/37289-1-ita-IT/Si-e-tenuta-sabato-la-seduta-costitutiva-del-Consiglio-regionale-della-CORSI.jpg 24.11.2019
8697 Informativa del Consiglio del pubblico CORSI: mancata copertura RSI ballottaggio Consiglio degli Stati Informativa del Consiglio del pubblico CORSI: mancata copertura RSI ballottaggio Consiglio degli Stati

Ballottaggio per il Consiglio degli Stati: c’era voglia di informazione, ma la RSI non c’era. Il Consiglio del pubblico della CORSI ha chiesto alla RSI di spiegare la propria scelta.

 

Domenica 17 novembre 2019 in Ticino e in altri Cantoni si votava per il secondo turno delle elezioni per il Consiglio degli Stati. Inspiegabilmente assente la copertura televisiva RSI, che nel corso del pomeriggio si è limitata a poche brevi parentesi, quando invece il pubblico avrebbe avuto diritto a notizie tempestive, approfondimenti, analisi e reazioni. Il palinsesto televisivo serale e l’offerta radiofonica e online durante la giornata non possono compensare questa mancanza.

Data l’importanza dell’appuntamento elettorale, disponendo la RSI di due canali televisivi e trattandosi di una scadenza nota da tempo, il Consiglio del pubblico fatica a comprendere la scelta operata dalla RSI e ha chiesto all’Azienda di spiegarne le ragioni.

Il servizio pubblico deve saper raccontare in tempo reale e con qualità ciò che di significativo per la vita delle cittadine, dei cittadini e del Paese avviene sul territorio, investendo le necessarie risorse umane, tecniche, organizzative e attuando le debite scelte editoriali e di programmazione.

 

Per informazioni: Raffaella Adobati Bondolfi, presidente del Consiglio del pubblico, 081 284 66 81, 079 407 55 24, lellailario@bluewin.ch

 

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/informativa-del-consiglio-del-pubblico-corsi-mancata-copertura-rsi-ballottaggio-consiglio-degli-stati/37277-1-ita-IT/Informativa-del-Consiglio-del-pubblico-CORSI-mancata-copertura-RSI-ballottaggio-Consiglio-degli-Stati.jpg 19.11.2019
8690 L’attenzione costante alla qualità e l’impegno a non scadere nel puro intrattenimento, nel rispetto del ruolo di servizio pubblico L’attenzione costante alla qualità e l’impegno a non scadere nel puro intrattenimento, nel rispetto del ruolo di servizio pubblico Serata pubblica CORSI "Dentro il servizio pubblico RSI con la CORSI: FLEX, SPAM e Wetube"

Informazione, intrattenimento di qualità, ascolto e coinvolgimento. Sono queste le parole chiave su cui si basano SPAM e FLEX, due prodotti RSI di infotainment social dedicati alle nuove generazioni, cui si aggiunge Wetube, uno spazio RSI dedicato ai giovani creativi digitali della Svizzera italiana. Le tre realtà erano al centro della serata promossa nell’ambito del ciclo “Dentro il servizio pubblico RSI con la CORSI” svoltasi martedì 12 novembre alla Filanda di Mendrisio davanti a un pubblico intergenerazionale, tra cui spiccavano molti giovani.
Al tavolo dei relatori Pablo Creti, responsabile SPAM e FLEX, insieme a Simona Rodesino, redattrice SPAM, ha presentato i format, snocciolando numeri lusinghieri sulle visualizzazioni e le interazioni di quanto pubblicato sui social, segno tangibile del successo riscontrato tra i giovani da questo tipo di offerta. Incalzato dai moderatori Jary Copt (animatore radiofonico, dj e musicista) e Maurizio Michael (membro del Comitato del Consiglio regionale della CORSI), ma anche da alcune domande del pubblico, Creti ha più volte ribadito l’attenzione costante alla qualità e l’impegno a non scadere nel puro intrattenimento, nel rispetto del ruolo di servizio pubblico.

“Come mamma posso dire che questi prodotti svolgono un compito fondamentale andando a informare i nostri figli là dove noi genitori spesso non riusciamo a seguirli: il web e i social” ha sottolineato anche Donatella Oggier-Fusi, membro di comitato della Conferenza cantonale dei genitori. Sulla stessa linea anche Lara Tarantolo, responsabile di Easyvote e membro di direzione della Federazione Svizzera dei Parlamenti dei Giovani. Dal canto suo Cristina Giotto, direttrice dell’associazione ated - ICT Ticino, ha sollevato la questione della fidelizzazione al servizio pubblico: “Quando questi ragazzi che seguono FLEX e SPAM cresceranno, guarderanno i programmi della RSI?”. Secondo alcuni studi citati da Eleonora Benecchi, docente dell’Università della Svizzera italiana presente tra il pubblico, i giovani mettono l’informazione ai primi posti nella classifica dei temi che più li interessano sul web e sui social. Tutto sta quindi a creare un formato adatto a veicolarla nelle varie fasce di età. Sul tema è intervenuto anche il direttore della RSI Maurizio Canetta, secondo cui occorre tenersi costantemente aggiornati per riuscire ad offrire contenuti in grado di avvicinare i giovani al servizio pubblico. “Il mio sogno – ha dichiarato – è che un giorno video come quelli di SPAM e FLEX possano essere trasmessi anche al Quotidiano e al Telegiornale”.
“Il lavoro delle nostre redazioni – ha sottolineato dal canto suo Creti – è anche quello di mantenere l’attenzione sull’evoluzione dei canali e delle modalità di fruizione dell’informazione da parte dei ragazzi: per esempio stiamo analizzando la possibilità di entrare nel nuovo social network TikTok, che è diventato molto popolare anche nella Svizzera italiana, ma lo faremo solo se sarà possibile garantire la qualità richiesta dal servizio pubblico”.

Un concetto chiave, quello della qualità dei contenuti, su cui ha insistito anche Roberto Stoppa, economista, esperto di statistica e docente di economia e diritto al liceo di Locarno nonché membro del Consiglio del pubblico della CORSI, che ha voluto sapere se vengono rispettate le regole base di un’informazione corretta, come la presenza di un contraddittorio per i temi dibattuti. “Sì, lo facciamo per le questioni più controverse” ha garantito Creti, citando l’esempio del dibattito sull’opportunità o meno di tatuarsi il viso. “Nella maggioranza dei casi però raccontiamo delle storie”. Come quella di Denise, giovane disabile che ha parlato della sua situazione nel toccante video proiettato al termine della discussione.

di Giorgia Reclari Giampà

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/l-attenzione-costante-alla-qualita-e-l-impegno-a-non-scadere-nel-puro-intrattenimento-nel-rispetto-del-ruolo-di-servizio-pubblico/37253-1-ita-IT/L-attenzione-costante-alla-qualita-e-l-impegno-a-non-scadere-nel-puro-intrattenimento-nel-rispetto-del-ruolo-di-servizio-pubblico.jpg 14.11.2019
8820 Il servizio pubblico e la parità di genere: I parte Il servizio pubblico e la parità di genere: I parte di Paola Fuso

L’informazione per combattere le barriere culturali

L’informazione è sempre stata, ed al giorno d’oggi lo è ancora di più, il vero motore del cambiamento. Capace di forgiare paesi interi senza i tempi biclici che i processi culturali quasi sempre richiedono.

Ecco che quando l’informazione diventa servizio pubblico declinato secondo valori etici, il risultato è la speranza che il tessuto sociale possa fare significativi balzi in avanti verso la civiltà.

E’ il caso del ciclo di conferenze della CORSI dedicate a “Quando il leader è donna”.

La scelta da parte della società cooperativa per la RSI verso un tema simile non è casuale: è solo di pochi mesi fa lo sciopero indetto in tutta la Svizzera per combattere le disparità di genere che comunque impattano tutta la società in termini di contributi sociali da versare e di rinuncia ai contributi delle donne stesse.

E che il fenomeno sia non solo attuale ma da arginare lo dimostrano i numeri: tra il 2010 e il 2018 la differenza della parte inspiegabile della differenza salariale tra uomini e donne è aumentata dal 37.6% al 42.9%. Questo scarto risulta ancora maggiore nella stampa, dove raggiunge il 65,6%.

Infatti, nonostante l’evoluzione della condizione femminile nella società occidentale, la donna si trova a fronteggiare le medesime sfide di un tempo. La disparità salariale, il soffitto di cristallo, l’esigua rappresentatività e le difficoltà strutturali nella conciliazione dei ruoli professionali e privati assunti sono ormai questioni classiche ma non archiviate. Si fa sempre più urgente la necessità di riflettere sul ruolo che la donna esercita e sulle potenzialità che il suo contributo può offrire alla società contemporanea. Una società in cui la crisi economica, il pluralismo dei valori di riferimento, la frammentarietà e la complessità diffusa chiamano necessariamente ad una maggiore apertura verso il pensiero della differenza, una differenza che trascende tutte le altre: quella di genere. Esplorare i vincoli culturali e strutturali, che ancora limitano la piena espressione e valorizzazione femminile, può consentire l’elaborazione di nuove strategie finalizzate non solo alla realizzazione della donna in quanto persona, ma anche della società in quanto democratica. In Svizzera ma non solo qui, la presenza femminile nel mondo del lavoro è ancora troppo bassa, soprattutto se confrontata con i livelli europei, e lo è ancora di più se riferita ai livelli più elevati delle posizioni organizzative e di rappresentanza.

Ebbene in questo caso il servizio pubblico e l’informazione data dalla RSI possono eleggersi a strumenti per il superamento delle barriere culturali. L’idea di intervistare donne di grande e riconosciuto successo del mondo dell’imprenditoria, della politica, dell’arte dimostra che le donne sanno essere ai vertici di ogni organizazzione. E tuttavia essere donne, mamme e manager pone l’accento su temi molto delicati quali la responsabilità sociale e la conciliabilità lavoro-vita familiare fino al tema dei temi, cioè le pari opportunità.

Perchè il problema non è fare il medesimo lavoro di un uomo (escludendo evidentemente quell’uomo che si trova nella stessa situazione di una donna-mamma) ma farlo in diverso modo.

“Il mondo, soprattutto quello maschile

(si pensi alla finanza) è pronto

a qualcuno che organizza

il lavoro diversamente

pur, s’intende, centrando l’obiettivo?”

Evidentemente si tratta di cambiare approccio al modo di lavorare. Essere più efficienti e tener conto di altre realtà oltre l’ufficio. E di questo si deve fare carico un servizio pubblico sensibile non solo ai cambiamenti in atto ma che, riconoscendo il valore che un cambio di paradigma sociale avrebbe, si incarica di promuoverlo cosi’ da portare il suo pubblico a riflettere.

Negli ultimi tempi nonostante gli sforzi di sensibilizazzione, un monitoraggio condotto dalla CORSI sulla percezione dei programmi su questioni di genere dimostrano che la strada è ancora lunga

Di certo il servizio pubblico può fare molto con la sua forza educativa e il potere insito nel fare e dare informazioni. La CORSI ha il compito di animare in seno alla società civile il dibattito perchè i cittadini siano i fruitori responsabili, critici e attivi del servizio pubbico televisivo e di porsi come mediatore tra la RSI e il pubblico raccogliendo umori e segnalazioni e convogliandole nella attività di analisi e riflessione dei propri organi per poi portarli alla RSI.

 

Donne Leader: Carole Hubscher, Heidi Tagliavini, Bice Curiger

Carole Hubscher e la forza della tradizione

La prima donna leader intervistata è rassicurante come solo le persone di successo sanno essere. Carole Hubscher guida un’azienda come la Caran d’Ache con mano ferma e pacatezza. È molto lontana dal modello del manager spietato alla Gordon Gekko in Wall Street, eppure incarna la modernità nel senso letterale del termine, perchè credendo nel cambiamento sa che ciò necessità adattamento. La Hubscher nella bella intervista condotta da Moreno Bernasconi e qui visibile https://www.youtube.com/playlist?list=PLcAL3f0SjlDs4L_Yp7XT0YX7GuBUUmugG ha parlato dell’importanza di elementi come il comportamento simbolico del leader, la comunicazione verbale e non verbale, il richiamo ai valori, la motivazione dei collaboratori, l’empowerment, la fiducia e la guida. Quindi la leadership non è neutra, ma esistono caratteristiche ed inclinazioni più facilmente riscontrabili nelle donne rispetto agli uomini. Queste particolarità sono prossime agli elementi che descrivono la leadership trasformazionale, considerata la più efficace in contesti di rapido mutamento come quello attuale.

Certo potremmo asserire che ogni soggetto ha i suoi talenti, eppure la stessa Carol Hubscher fa riferimento ad atteggiamenti altruistici, cooperativi, di sostegno che lungi dall’essere una debolezza rappresentano la vera forza di donne come lei. Donne che fanno dell’ispirazione il motore del lavoro.

Heidi Tagliavini

La seconda intervistata è Heidi Tagliavini, una signora dallo charme francese, dal cuore italiano e dalla disciplina tedesca che aveva l’ammirazione di Kofi Annan, grande figura del ‘900 e Segretario delle Nazioni Unite per ben due volte e Premio Nobel per la Pace.

La signora Heidi Tagliavini suscita grande ammirazione e rispetto nelle cancellerie dei principali Paesi del mondo, perchè alla sua bravura e alla sua tenacia si deve, fra l’altro, la conclusione degli Accordi di Minsk fra Russia, Ucraina e i Paesi dell’OSCE volta a porre fine alla guerra dell’Ucraina orientale. Grande conoscitrice dei Paesi dell’Ex Yugoslavia, del Caucaso e della Russia, la diplomatica è una leader defilata che fa un lavoro da sempre appannagio degli uomini soprattutto in sedi pericolose  come quelle dove ha operato Heidi Tagliavini.

Eppure più che dei suoi successi, nella sua intervista cita spesso la parola “pace” come bene supremo da perseguire, arrivando a disapprovare l’esportazione di armi in zone di conflitto da parte dello Stato Svizzero perchè contrario al principio di neutralità.

 

Bice Curiger

la CORSI ha poi intervistato la potentissima critica d’arte Bice Curiger che ha curato una bellissima edizione della Biennale di Venezia, creato la rivista di settore Parquett e che oggi è la direttrice artistica della Fondazione Van Gogh di Arles. Legata alla comunità italofona, di cui si sente parte, incarna perfettamente la donna moderna. Realizzata e perfettamente padrona del suo spazio.

Nel corso dell’intervista ha dato prova di come una competenza davvero importante in campo artistico possa sposarsi con la grazia e la comprensione dell’arte antica e di quella contemporanea per cui dimostra particolare inclinazione. Dice che arte e conformità non vanno di pari passo dimostrando anche in questo caso la propensione al cambiamento visto in Heidi Tagliavini e in Carole Hubscher. Ma durante l’intervista si leggono tra le righe gli sforzi compiuti dalla Curiger per imporsi in un mondo ove le donne venivano direzionate verso la storia dell’arte e l’insegnamento.

Ed ecco che ritornano i temi della perseveranza e dell’audacia. D’altro canto, la parità di genere è già realtà nelle mansioni impiegatizie ma sono le posizioni apicali quelle ancora difficilmente raggiungibili. Bice Curiger conferma il dato: lei stessa reputa che a parità di valore le donne, nel panorama artistico, avrebbero meritato di brillare o di brillare di più.

 

Le tre donne intervistate sono, come si dice oggi sbrigativamente, “influenti”. Dal canto mio preferisco definirle “esemplari”, perché nel loro lavoro metteno competenza, determinazione, unita a tanta passione e alla semplicità di chi crede in un progetto per i valori che l’hanno ispirato, nella consapevolezza che ciò richiede anche la sensibilità nei rapporti verso le persone con cui si collabora e verso le Istituzioni alle quali si deve rispetto e lealtà.

E’ evidente che in questo panorama il ruolo formativo e informativo di un servizio pubblico televisivo di qualità è fondamentale. Si può essere donne con le qualità di cui il genere è dotato ed essere capitani di industria, diplomatici e critici d’arte di altissimo livello. Senza snaturare il ruolo ma arricchendolo d’ispirazione e condivisione. Il che, in un mondo in perenne trasformazione, fa la differenza.

Nel prossimo appuntamento ci le donne leader intervistate saranno: Petra Gössi, timoniera dei liberali svizzeri; Vania Alleva, presidente del più grande sindacato svizzero; Doris Leuthard;  autentica interprete della politica svizzera”

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/il-servizio-pubblico-e-la-parita-di-genere-i-parte/37713-1-ita-IT/Il-servizio-pubblico-e-la-parita-di-genere-I-parte.jpg 13.11.2019
8642 Il servizio pubblico e la democrazia diretta: l’importanza della pluralità e indipendenza della informazione Il servizio pubblico e la democrazia diretta: l’importanza della pluralità e indipendenza della informazione di Paola Fuso

La CORSI (Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana) è la società regionale che rappresenta gli utenti di lingua italiana della radiotelevisione di servizio pubblico in Svizzera, cioè gli ascoltatori e gli spettatori della RSI. La sua missione consiste nel fare da garante sui contenuti e sulla qualità dell’offerta editoriale e dei programmi, nel rispetto del mandato federale.

In un Paese come la Svizzera questo ruolo ha un peso ancora maggiore: il popolo che è organo dello Stato esercita, oltre alle competenze elettorali classiche, delle attribuzioni specifiche in materia costituzionale, convenzionale, legislativa o amministrativa.  

Questo potere, che si esplica nella democrazia diretta, deve poter contare su una pluralità di informazioni. Dunque il servizio universale nel settore dei media audiovisivi riveste un ruolo centrale perchè assicura che tutte le regioni linguistiche e tutte le fasce d'età possano beneficiare di offerte di buona qualità. 

Il valore del servizio pubblico radiotelevisivo si esplica particolarmente durante le elezioni politiche. In detto frangente e soprattutto nei mesi precedenti al voto assume un’importanza fondamentale offrire trasmissioni che rispettino la par condicio, che garantiscano i medesimi spazi ai candidati dei diversi partiti facendo in modo che le idee e i principi di ciascuno e di ogni forza politica vengano presentati in modo equilibrato sia in termini temporali che di spazio.

E questo lo possono fare soprattutto la radio e la televisione pubbliche in quanto più libere dalle logiche di mercato che regolano le emittenti private.

D’altro canto “fare servizio pubblico” è anteporre la formazione di un pensiero libero e consapevole dei cittadini ai guadagni. Si tratta in poche parole di privilegiare l’approfondimento su temi sociali, politici ed economici piuttosto che riservarlo a programmi di intrattenimento. Tanto più in un mondo digitalizzato e per forza di cose frammentato.

Ecco che l'importanza di un buon servizio pubblico in quanto punto di orientamento per la democrazia è più importante che mai. Il servizio pubblico inoltre adempie una “funzione integrativa”: le comunità linguistiche, le religioni, le generazioni, le persone con un retroterra migratorio o altri gruppi sociali dovrebbero pertanto essere coinvolti nei programmi.

 

La CORSI e il ruolo del pubblico 

I mezzi di informazione - lo dimostrano i moderni social - sono in grado di determinare i destini di un Paese. Per comprendere appieno la capacità di influenzare una decisione basterebbe guardare al caso BREXIT che secondo gli studiosi di comunicazione è il frutto di un apparato di fake news abilmente congegnate. Un servizio pubblico responsabile è quindi fondamentale nell’agone politico perchè consente al pubblico di ricevere tutte le informazioni possibili in un contesto equilibrato e pluralista.

Ed ecco che la CORSI/SSR vigila, in rappresentanza del pubblico, affinchè le trasmissioni radiotelevisive e l’offerta online e social sulle elezioni federali siano dirette all’informazione politica delle elettrici e degli elettori.

È evidente che l'organizzazione dell’offerta complessiva è un compito particolarmente impegnativo e la gestione delle fonti è un’attività complessa. Vi è da dire pero’ che a sostegno delle decisioni editoriali assunte vi è la legge secondo cui la SSR contribuisce alla libera formazione delle opinioni del pubblico mediante un'informazione completa, diversificata e corretta, in particolare sulla realtà politica, economica e sociale; come pure all'educazione del pubblico (...) (art. 24 cpv. 4 lett. a e c LRTV).

Da qui sono state create delle linee guida che le trasmissioni elettorali devono rispettare così da consentire quello che è il vero obiettivo della CORSI nel caso del dibattito politico: cioè permettere alle elettrici e agli elettori di formarsi un'opinione fondata sulla composizione delle Camere federali e garantire che durante le trasmissioni gli operatori assumano un comportamento obiettivo e corretto con i partiti e i candidati aspiranti al voto.

Quindi si garantisce: il rispetto della personalità e i principi dell'oggettività e del pluralismo nella presentazione di avvenimenti e opinioni (programmi di partito, obiettivi legislativi, punti di vista su questioni specifiche, ecc.).

Naturalmente dati gli obiettivi esiste una griglia di criteri da rispettare nella composizione dei tempi dei talk shows, regole applicate in maniera differenziata ed equa in ogni regione linguistica.

Ad esempio durante la campagna elettorale, la missione permanente della SSR, ovvero quella di presentare nei propri programmi gli avvenimenti nella loro molteplicità ed esprimere adeguatamente la pluralità delle opinioni (art. 4 LRTV), acquista una valenza tutta particolare: la comparsa di esponenti politici nel palinsesto durante la campagna elettorale non deve offrire né ai singoli partiti né ai candidati la possibilità di un'autopresentazione ingiusta.

Questa norma vale per l'intera programmazione, compresi i magazine e le trasmissioni d'intrattenimento.

Inoltre vi è una divisione netta tra i due canali: mentre le informazioni elettorali trasmesse sui primi canali devono soddisfare il requisito di oggettività e completezza, per la formazione delle opinioni in un processo democratico; sui secondi canali possono essere mandate in onda trasmissioni elettorali complementari o particolarmente lunghe.

Certo per la comunità italofona la presenza di trasmissioni di approfondimento politico nella lingua madre è un vantaggio enorme.

Molti italiani hanno infatti anche la cittadinanza svizzera e dunque conoscere i candidati e le singole opinioni diventa fondamentale, soprattutto aldilà del Gottardo.

Senza contare i tanti che, pur non avendo diritto al voto, vogliono comunque conoscere le determinazioni di un Paese che con tutte le sue particolarità vive in Europa e con l’Europa si rapporta continuamente e che è composto da molte comunità linguistiche, legate sia alla Svizzera che alla madre patria.

Basterebbero solo questi spunti per comprendere che la radio e televisione della Svizzera italiana e la stessa CORSI nel suo ruolo di controllore, rappresentano lo strumento di elezione per seguire le evoluzioni della società, gli approfondimenti economici e scientifici e la stessa politica svizzera declinati in italiano.

Ma non è solo il mezzo di comunicazione che rende importante il lavoro della CORSI. Il rispetto verso la diversità e la voce data alle minoranze linguistiche con le loro tradizioni e valori è la cifra distintiva della stessa società.

 

Il Consiglio del pubblico e la CORSI

L’idea della democrazia diretta, il potere concesso al cittadino di essere parte attiva di un processo è nella stessa costituzione della CORSI. La declinazione di questi valori sul concetto di servizio pubblico che rispetti la diversità linguistica e culturale della Svizzera ha portato alla creazione del Consiglio del pubblico.

L’organismo in questione è quello che rappresenta più da vicino l’utenza radiotelevisiva e ha un compito di analisi e critica nei confronti dei prodotti diffusi dalla RSI. Analisi e critica sfociano in un rapporto annuale di valutazione dei programmi e delle linee editoriali.

Il rapporto, evidentemente stretto, tra il Consiglio del pubblico e la CORSI è già tutto nella frequenza degli incontri: il Consiglio del pubblico si riunisce mensilmente e conta 17 membri, di cui 11 eletti dall’Assemblea generale dei soci, 2 nominati dal Consiglio regionale e 4 scelti per cooptazione. È di sua competenza la nomina di un mediatore incaricato di vagliare i reclami degli utenti all’indirizzo di singoli programmi e dell’offerta editoriale della RSI.

In tal modo la RSI, per mezzo della CORSI ha l’occasione di comprendere i desiderata del pubblico e di correggere le programmazioni per offrire un servizio pubblico che sia orientato alla soddisfazione degli utenti finali.

Proprio in occasione delle elezioni politiche ticinesi del 2019 il Consiglio del pubblico ha analizzato le trasmissioni politiche, tempi e modi del dibattito e lo stesso coinvolgimento del pubblico. Consigli poi tenuti in debita considerazione nella programmazione che ha preceduto le elezioni federali dello scorso 20 ottobre. Piu’ che la previsione di questo organo, appare moderna e decisamente democratica la messa in pratica delle valutazioni del Consiglio del pubblico. Attraverso quest’ultimo gli stakeholders finali hanno una voce concreta e di peso all’interno della CORSI e da qui sulla radio e televisione della Svizzera italiana consentendo un continuo ammodernamento dell’approccio informativo in relazione ai cambiamenti della società.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/il-servizio-pubblico-e-la-democrazia-diretta-l-importanza-della-pluralita-e-indipendenza-della-informazione/37023-1-ita-IT/Il-servizio-pubblico-e-la-democrazia-diretta-l-importanza-della-pluralita-e-indipendenza-della-informazione.jpg 30.10.2019
8633 “Sei tu ad usare lo smartphone, oppure è lui ad usare te?” “Sei tu ad usare lo smartphone, oppure è lui ad usare te?” Intervista a Alessandro Trivilini, docente-ricercatore presso il Dipartimento tecnologie innovative della SUPSI

Il 12 novembre 2019 alla Filanda di Mendrisio la CORSI presenta la serata pubblica Dentro il servizio pubblico RSI con la CORSI: FLEX, SPAM e Wetube.

L’evento sulle trasmissioni/prodotti RSI è il secondo di questo ciclo e ha l’obiettivo di presentare da vicino alcune trasmissioni prodotte dall’azienda RSI, coinvolgendo gli ospiti sul palco e il pubblico in sala in un dialogo, per raccoglierne le attese e le opinioni: questa è la missione della CORSI, quale società regionale che rappresenta il pubblico italofono della Società Svizzera di Radiotelevisione SSR.

In questo contesto abbiamo intervistato, Alessandro Trivilini, docente-ricercatore presso il Dipartimento tecnologie innovative della SUPSI, per conoscere il suo punto di vista.

Cosa pensa dell’attuale offerta di programmi RSI rivolta alle giovani generazioni?

Credo che i programmi dedicati ai giovani siano ben organizzati da un punto di vista temporale. Siamo in un momento storico di grandi cambiamenti, fortemente condizionato dall’impatto delle nuove tecnologie, e il solo fatto di dar loro molteplici occasioni di confronto e sfogo creativo, sfruttando le nuove tecnologie, sia un gesto dovuto e ben calibrato. Ascoltare il loro punto di vista mettendoli in costante condizione di potersi esprimere, in diverse forme e sotto diversi punti di vista, è una grande opportunità. Riuscire a creare le giuste condizioni per intercettare i loro interessi, offrendogli opportunità di partecipazione diretta in TV, radio e sui social media, è il miglior investimento che RSI possa fare, considerando il fatto che presto saranno loro gli artefici e i protagonisti della nuova società digitale.

Punto focale della serata sarà quello d’interrogarsi sul futuro dell’offerta destinata alle giovani generazioni: secondo Lei, in futuro come potrà la SSR raggiungere e coinvolgere meglio i giovani e far presa su di loro con un’offerta adeguata?

Viviamo in un’epoca mai vista prima, caratterizzata da mutamenti sociali, strutturali e culturali, da cui il meglio delle cose esce quando le persone, i colori, le culture e i progetti si mischiano per dare vita a nuove forme di creatività. Personalmente inizierei a rompere i giardinetti e i vecchi schemi, per dare seguito, con le giuste misure, rispetto e tempistiche, a gruppi di lavoro misti composti da giovani e anziani (professionalmente parlando) uniti in un terreno comune che spinge sulla condivisione del tempo, degli obiettivi e dello spazio. Sono sicuro che dopo un breve periodo di malumori, chi decide di restare darà vita a incredibili nuove opportunità e progetti, fondati sulla partecipazione e sull’entusiasmo collettivo.

Recentemente è uscito il suo libro “La Dieta digitale dei sette giorni “ che vuol essere un approccio tecnico diagnostico (swiss made) al problema crescente della dipendenza da nuove tecnologie. Il servizio pubblico radiotelevisivo in questo ambito come potrebbe posizionarsi o contribuire?

Questo è un tema molto importante, perché se non interveniamo ora per dare alle nuove generazioni gli strumenti (in fatto di consapevolezza) per misurare il proprio colesterolo digitale, con la velocità e la dirompenza dell’evoluzione delle nuove tecnologie alle porte, rischiamo di crescere una generazione poco lucida e molto immersa nel mondo virtuale. Per esempio, spiegar loro termini come “attaccamento e accudimento” è una forma di responsabilità civile. A prescindere dal mio libro, nonostante l’approccio al problema sia unico, originale e “swiss made”, il servizio pubblico potrebbe dedicare dello spazio all’alfabetizzazione digitale, in forma semplice, pragmatica e diretta, magari attraverso delle pillole continue erogate sua vari canali, una sorta di carosello 2.0, per ricordare alle persone una domanda molto semplice ma tanto efficace: “Sei tu ad usare lo smartphone, oppure è lui ad usare te?”.

Quali sarebbero secondo Lei le iniziative più appropriate che la CORSI, quale organo di mediazione tra i fruitori e la radiotelevisione pubblica, potrebbe mettere in atto per dialogare presso la società civile sugli effetti della digitalizzazione e dell’utilizzo dei nuovi media?

Personalmente seguo con molto piacere le iniziative che la CORSI ha intrapreso nel coinvolgere personaggi originali, attraverso dibattici pubblici, in cui vengono trattai temi di grande attualità interesse. Non è cosa banale. Ricordiamoci che la bacchetta magica in tema digitalizzazione non esiste, esiste invece un percorso fatto di piccole iniziative continue e concrete che nel tempo possano accompagnare tutte le persone interessate. Ecco, con queste iniziative la CORSI contribuisce sicuramente ad aumentare la qualità dei contenuti e il numero di persone che si interessano ai temi trattati. Forse, potrebbe farsi promotrice del carosello 2.0 rivolto all’alfabetizzazione digitale di cui parlavo prima. 

Intervista di Veronica Del Sindaco, Segretariato CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/sei-tu-ad-usare-lo-smartphone-oppure-e-lui-ad-usare-te/36971-2-ita-IT/Sei-tu-ad-usare-lo-smartphone-oppure-e-lui-ad-usare-te.jpg 22.10.2019
8640 Presentazione della CORSI e motivazione della collaborazione con il settimanale “Corriere degli italiani” Presentazione della CORSI e motivazione della collaborazione con il settimanale “Corriere degli italiani” di Paola Fuso, giornalista

Con questo numero si inaugura la collaborazione tra la CORSI (Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana) e il Corriere degli Italiani.

Cio’ che accomuna la CORSI al Corriere è evidentemente già nel nome. La promozione dell’italiano inteso come lingua e della italianità in tutte le sue declinazioni culturali. Il Corriere è un giornale che esiste in Svizzera da quasi 60 anni difendendo e rafforzando i temi cari ai tanti italiani presenti in territorio elvetico e nel mondo. Con la consapevolezza di voler mettere i suoi valori e tutto cio’ che rappresenta al servizio della comunità italiana e italofona, la COR- SI intende rivolgersi ai lettori del Corriere e renderli edotti sulle numerose attività svolte offrendo spunti di riflessione relativi al servizio pubblico della RTV della Società svizzera di Radiotelevisione SGR SSR.

Ma passiamo alle presentazioni: la CORSI (Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana) è la società regionale che rappresenta gli utenti di lingua ita- liana della radiotelevisione di ser- vizio pubblico in Svizzera, cioè gli ascoltatori e gli spettatori della RSI. In particolare la CORSI fa parte della Associazione SSR. La SSR si compone di quattro società regionali – SRG Deutschschweiz (SRG.D), Société de radiodiffusion et de télévision de la Suisse romande (RTSR), Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (CORSI) e SRG SSR Svizra Rumantscha (SRG.R) – per un totale di 23 700 soci.

La missione consiste nel fare da garante sui contenuti e sulla qualità dell’offerta editoriale e dei programmi, nel rispetto del mandato federale.

Questo compito di vigilanza spetta principalmente ai suoi organi istituzionali.
Essa si adopera affinchè, per il tramite della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, siano prodotti, elaborati e diffusi programmi radiofonici e televisivi, e ulteriori offerte editoriali di lingua italiana in Svizzera, che contribuiscono all’informazione, allo sviluppo culturale, alla libera formazione dell’opinione, alla formazione individuale e all’intrattenimento del pubblico.

La CORSI, secondo lo Statuto, interpreta l’identità del paese e pro- muove la specificità della Svizzera italiana nel contesto nazionale. La società vigila affinché attraverso detti programmi siano tutelate ed affermate le caratteristiche linguistiche e culturali della Svizzera ita- liana e i valori dell’italianità in Svizzera.

Il 29 agosto 2018 il Consiglio Federale ha emanato la nuova Concessione per la SSR che prevede l’obbligo di sviluppare un dialogo intenso con il pubblico che implica la riorganizzazione del rapporto di scambio con la società civile. Il compito è particolarmente importante per la CORSI che si è affermata negli anni come “ponte” tra l’azienda radiotelevisiva e la cittadinanza per farsi interprete delle attese del pubblico verso i programmi della RSI.

La CORSI è dunque anche chiamata a promuovere e mantenere vivo il dibattito sul ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo, creando opportunità di dialogo e di incontro fra la popolazione e i collaboratori della RSI, contribuendo così a radicare l’azienda nel suo territorio di riferimento.

Gli eventi e le iniziative della CORSI rappresentano un’occasione unica per confrontarsi con tutte le fasce

di pubblico e raccogliere opinioni, attese e suggerimenti utili che la Società cooperativa può trasmettere ai responsabili delle trasmissioni e dei vari dipartimenti.

Un po’ di storia: come nasce la CORSI

La diffusione in Svizzera di programmi radiofonici in lingua italiana iniziò nel 1924 con l’entrata in funzione dello studio di Zurigo, al quale era stato affidato anche il compito di promuovere gli interessi della comunità italofona a sud delle Alpi.

Il 27 maggio 1930 il Gran consiglio ticinese approvò la costituzione dell’Ente autonomo per la radiodiffusione nella Svizzera italiana (EARSI). Non essendo sufficientemente tutelati diritti e interessi del Grigioni italiano, ancora nel corso dello stesso anno Berna impose al Ticino una modifica legislativa che assicurasse al canton Grigioni un posto nel consiglio direttivo dell’ente. L’iter procedurale, tuttavia, si rivelò assai lungo, non da ultimo per il rinnovo della concessione federale accordato solo il 30 novembre 1936. Anche la successiva proposta del Consiglio di Stato e dello stesso EARSI di creare un Istituto di radiodiffusione della Svizzera italiana (IRSI), con personalità giuridica propria e costituito dai cantoni Ticino e Grigioni, si trovò presto ad affrontare un percorso tortuoso. Tra il 1933 e il 1936 l’EARSI fu oggetto di ripetute campagne di stampa, tanto che nel 1937 l’allora direttore dell’Ente autonomo Felice Vitali sollecitò il Consiglio di Stato a promuovere presso l’autorità di sorveglianza un’inchiesta, poi affidata al giudice federale Plinio Bolla. Questi propose la cessione di attivi e passivi dell’EARSI a una cooperativa di interesse pubblico, il cui decreto legislativo che ne sancì la costituzione fu votato dal Gran Consiglio ticinese il 22 settembre 1938. Il progetto di statuto elaborato dal giudice Bol- la prevedeva fra l’altro che «accanto al Ticino, al Grigione ed agli aderenti dell’Ente autonomo potranno diventare soci fondatori della cooperativa le persone fisiche, le persone giuridiche e le società commerciali, le corporazioni e gli istituti di diritto pubblico o di carattere ecclesiastico che sottoscriveranno e libereranno in pari tempo da uno a cinque certificati di quota da fr. 100 cadauno. (...) La cooperativa sarà amministrata da un comitato di sette membri, di cui tre eletti dall’assemblea generale, tre designati dal Consiglio di Stato del Canton Ticino ed uno designato dal Piccolo Consiglio del Canton Grigione».

Il comitato promotore della costituzione della CORSI (Cooperativa per la radiodiffusione nella Svizzera italiana), convocò l’assemblea costitutiva per il 29 dicembre 1938 che, approvato il contratto di cessione con l’EARSI e gli statuti, elesse Guglielmo Canevascini (207 voti), Riccardo Rossi (202) e Fulvio Bolla (201) quali membri di nomina assembleare. Revisori furono nominati i rag. Carlo Viscardi e Virgilio Bertini (supplente).

Il 27 gennaio 1939 il Consiglio di Stato ticinese designò i suoi rappresentanti. In occasione della sua prima riunione, il 28 febbraio 1939, il comitato della CORSI elesse Enrico Celio alla presidenza, Guglielmo Canevascini alla vicepresidenza e Riccardo Rossi quale delegato al co- mitato centrale della Società svizzera di radiodiffusione.

Da allora la CORSI, attraverso la produzione e la diffusione di programmi radiofonici e televisivi, «contribuisce all’informazione, allo sviluppo culturale, alla libera formazione dell’opinione, alla formazione individuale e all’intrattenimento del pubblico; essa interpreta l’identità del paese e promuove la specificità della Svizzera italiana nel contesto nazionale», nonché «tutela ed af- ferma le caratteristiche linguistiche e culturali della Svizzera italiana e i valori dell’italianità in Svizzera» come recita l’articolo 2 dello statuto. Nel corso degli anni vi sono state parecchie revisioni degli statuti, ma la forma della Cooperativa, nonché la finalità di tutela delle caratteristiche italofone dei programmi della RSI sono state mantenute. Attualmente la CORSI è presieduta da Luigi Pedrazzini, e il Comitato è composto da Anna Biscossa, Giacomo Garzoli, Gabriele Gendotti, Fabrizio Keller, Maurizio Michael e Michele Rossi.

La composizione della CORSI e l’importanza del pubblico

La consapevolezza che il servizio pubblico sia frutto di un confronto costruttivo con i suoi fruitori spiega la presenza, tra gli organi della CORSI del Consiglio del pubblico che infatti rappresenta più da vicino l’utenza radiotelevisiva e ha un compito di analisi e critica nei confronti dei prodotti diffusi dalla RSI. Nell’esercizio delle sue facoltà, mantiene i contatti con i responsabili di programma e può sottoporre le proprie questioni al Consiglio regionale, rispettivamente al Comita- to del Consiglio regionale. È tenuto a presentare un rapporto annuale all’Assemblea dei soci ma gode di autonomia di pubblicazione. I rapporti dei monitoraggi svolti dal Consiglio del pubblico sui programmi della RSI vengono regolarmente pubblicati sul sito www.corsi-rsi.ch e d’ora in avanti anche sul Corriere degli Italiani 2 volte al mese.

Il ruolo dei media e quello della CORSI/SSR nel mondo attuale

Nel corso degli ultimi 90 anni circa, la SSR quale associazione mantello ha conosciuto alcune riforme fondamentali delle proprie strutture. Ciò le ha consentito di adeguarsi alle trasformazioni tecniche e sociali nel frattempo intervenute, a partire dalla legge sui media elettronici, ad oggi in fase di revisione parziale. D’altro canto, noi tutti viviamo oggi in un mondo caratterizzato da una trasformazione digitale permanente e in continua accelerazione. Le informazioni e l’intrattenimento sono a portata di mano sempre e ovunque, tramite tutti i dispositivi possibili e immaginabili. Il panora- ma informativo è sempre più domi- nato da giganti internazionali come Facebook, Google e YouTube o, in ultimo, Instagram, Twitter.

Anche la SSR diffonde oggi le proprie offerte tramite questi canali per poter raggiungere il pubblico, in particolare le giovani generazioni, laddove queste cercano quotidianamente le informazioni. Queste nuove forme di fruizione hanno però il difetto di slegare fortemente i contenuti dai marchi mediatici che li hanno prodotti. Gli utenti di Facebook o YouTube non riconoscono dunque necessariamente nella RSI o nella SSR i diffusori originari dei contenuti.

Questo cambiamento epocale del comportamento di consumo mediatico giustifica la continua evoluzione della SSR e della CORSI è uno dei motivi della collaborazione con il Corriere degli Italiani: ascoltare la voce degli italiani e dell’italianità anche d’oltralpe e nel- lo stesso tempo offrire contenuti e programmi che rispettino pluralismo e diversità così da garantire un servizio pubblico vario e in- dipendente.

Il motivo è presto detto: in un mondo globalizzato e veloce come il nostro la notizia è tutto e dunque chi fa il servizio pubblico ha il dovere di proporre informazioni non contaminate da qualsiasi forma di influenza. Una volta offerto un servizio di qualità a monte e a valle di qualsiasi decisione è per la CORSI fondamentale la voce del pubblico, a tal punto da forgiare l’offerta del servizio pubblico. Ciò dimostra il totale affidamento della SSR è della CORSI al pubblico che può esercitare individualmente o in seno agli organi, entro i limiti previsti dallo Statuto, un influsso sull’orientamento e sulla qualità dei programmi. In particolare, ad eccezione che per il consu- mo delle offerte mediatiche dell’azienda SSR, l’associazione mantello offre soprattutto la possibilità di contribuire in modo silenzioso e appassionato al miglioramento del servizio pubblico audiovisivo. Nonostante le difficoltà nel coinvolgere i giovani, gli studi hanno dimostrato che questi continuano a manifestare interesse per le questioni sociali o politiche. Non lo fanno però più nel quadro di strutture partitiche rigide, ma nell’ambito di comunità dinamiche, che si formano per la realizzazione di singole iniziative o specifici progetti per poi sciogliersi una volta raggiunto l’obiettivo. Per tale motivo la SSR ha adottato un nuovo approccio per convincere i giovani svizzeri dell’importanza dei media indipendenti e della solidarietà tra regioni linguistiche. La SRG.D si sta già muovendo in questa direzione con la sua piattaforma SRG Insider.

Quello che la SSR vuole salvaguardare è la sua identità che possiamo definire “il luogo dove avviene il dibattito, dove diversi gruppi di popolazione possono incontrarsi per scambi di idee».

Tenendo fermo questo obiettivo, poiché da un’offerta unidirezionale (da parte della SSR) si sta passando ad una cultura che rende il pubblico più partecipe, il ruolo della CORSI è quello di introdurre nuove modalità di coinvolgimento del pubblico, facendo in modo che questo cambiamento tenga conto della pluralità della società civile e avvenga nel rispetto del mandato del pubblico.

I media dell’era digitale fungono, sempre di più, da piattaforma e ospitano siti con vari contenuti e servizi, incluse offerte prodotte da altri.

La CORSI, quale garante del rispetto del mandato di servizio pubblico, svolge un ruolo proattivo in termini di valorizzazione dell’offerta di programmi di alta qualità prodotti dalla SSR e vigila sull’inclusione di contenuti prodotti da altri.

Il valore sociale del servizio pubblico

L’esistenza stessa della SSR è racchiusa in questa definizione e sulle ricadute pratiche che questo comporta, riassumibili in un binomio perfetto: servizio pubblico.

Sistema che è stato messo seriamente in dicussione lo scorso anno per poi uscire rafforzato da un confronto che ne ha messo in evidenza i punti di forza e indicato la strada per il miglioramento.

Basta osservare la Svizzera nel suo complesso per concordare sull’esito del referendum dello scorso anno cd. “No Billag”.

Quattro diverse regioni culturali e linguistiche, per un paese abitato da meno di otto milioni di abitanti: la Svizzera non potrebbe disporre di un’offerta mediatica equivalente su tutto il territorio – in termini quantitativi e qualitativi – senza il mandato di servizio pubblico attribuito alla SRG SSR, società svizzera di radiotelevisione. Un mandato reso possibile dalla solidarietà tra maggioranze e minoranze, che è uno dei pilastri del federalismo elvetico.

La SSR offre un contributo prezioso alla coesione tra le varie realtà del Paese, allo scambio tra le regioni linguistiche e alla comprensione reciproca delle molteplici culture presenti nel territorio.

In altre parole, la SSR si distanzia dalle emittenti commerciali perché: tiene in considerazione non solo tutte le regioni linguistiche ma anche le minoranze e le maggioranze,
offre una ricca gamma di tematiche, contenuti e formati,
non si limita a rappresentare la cultura, ma la crea in prima persona,
ricerca in primo luogo la qualità, la credibilità e la rilevanza dei temi e non l’audience,
è indipendente dagli interessi politici ed economici. Il servizio pubblico della SSR assicura alla Svizzera la copertura dei programmi radiofonici e televisivi e la pluralità delle opinioni. Così facendo, rappresenta la realtà svizzera in tutti i settori social- mente più importanti politica, cultura, economia, società, sport, intrattenimento sia sul piano nazionale che regional-linguistico e in campo radiofonico anche a livello locale.

Che cosa assicura, dunque, il servizio pubblico (radio-televisivo) e perché è così unico e insostituibile? Lo diremo ai nostri lettori del Corriere degli italiani rifacendoci al discorso di Gilles Marchand, direttore generale della SSR, che nel febbraio 2018, ha parlato di trasparenza, di efficienza, di democrazia, di pluralismo, di integrazione e identità collettiva, di ricadute economiche e sociali, di cultura e di altri aspetti che, per quanto importanti, sono tuttavia quasi dei corollari di quelli che, riassumendo un discorso molto più ampio, sono i due concetti centrali del servizio pubblico: l’universalità e la fiducia.

L’universalità del servizio pubblico si declina in due direzioni diverse. Da una parte il pubblico che deve essere considerato senza distinzione di età o di classe sociale. Il secondo aspetto di questa universalità riguarda i contenuti: il servizio pubblico deve essere generalista, affrontare tutti i temi la vera differenza rispetto ad un’emittente privata è che il servizio pubblico non segue il “marketing della domanda”, offrendo semplicemente quello che il pubblico chiede, ma deve seguire il “marketing dell’offerta”: conoscere il pubblico per riuscire a proporgli dei contenuti nuovi, diversi, a volte persino disorientanti. Il secondo concetto chiave del servizio pubblico riguarda la fiducia. E se l’universalità è in un certo senso l’inizio, l’idea da cui si parte, la fiducia è la fine, il risultato finale. Perché il fatto di avere (una parte) delle risorse assicurate dal canone non significa che il servizio pubblico non debba guardare i risultati. Semplicemente non si misurano (soltanto) con il numero di ascoltatori e spettatori. Il vero risultato del servizio pubblico non è neppure il gradimento – per quanto anche questo certamente molto importante – ma, appunto, la fiducia nel pubblico «che si ottiene non solo per i programmi, ma anche per l’atteggia- mento, la discussione, l’apertura: se avete delle critiche, formulatele, se avete dei problemi, diteli» ha affermato Marchand.

Quando c’è questa fiducia, il servizio pubblico appartiene al pubblico.
In tal senso la CORSI, intende portare il suo bagaglio di competenze tra i lettori del Corriere degli Italiani e al contempo attingere dagli stessi per interpretare al meglio il mandato del servizio pubblico.

Fonte: Corriere degli Italiani, 16 ottobre 2019 

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/presentazione-della-corsi-e-motivazione-della-collaborazione-con-il-settimanale-corriere-degli-italiani/37001-1-ita-IT/Presentazione-della-CORSI-e-motivazione-della-collaborazione-con-il-settimanale-Corriere-degli-italiani.jpg 16.10.2019
8624 I filmati de "La Val Bregaglia e i suoi artisti" con la CORSI presso il Palazzo Castelmur I filmati de "La Val Bregaglia e i suoi artisti" con la CORSI presso il Palazzo Castelmur 19 ottobre 2019 - ore 14:30, Palazzo Castelmur (7605 Stampa-Colura, Bregaglia)

In vista del pomeriggio in Val Bregaglia vi proponiamo l’edizione di Grigioni sera (Rete Uno RSI) con il servizio sull’incontro di sabato 19 ottobre.

https://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/informazione/grigioni-sera/Grigioni-sera-12173644.html

Buon ascolto!

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/i-filmati-de-la-val-bregaglia-e-i-suoi-artisti-con-la-corsi-presso-il-palazzo-castelmur/36911-1-ita-IT/I-filmati-de-La-Val-Bregaglia-e-i-suoi-artisti-con-la-CORSI-presso-il-Palazzo-Castelmur.jpg 11.10.2019
8597 La SSR cerca il dialogo con la società in Svizzera La SSR cerca il dialogo con la società in Svizzera Comunicato stampa

Nel quadro delle riforme annunciate nel 2018, la SSR ha lanciato il progetto «Public Value» e avviato un processo di consultazione per conoscere come viene percepito dalla popolazione il suo contributo in termini di servizio pubblico. A tal fine sono stati organizzati workshop, interviste e un sondaggio online con la partecipazione di 1500 persone in Svizzera, grazie ai quali è stato possibile individuare diverse priorità per l'azienda. Dal mese di novembre alla primavera 2020, le quattro società regionali che compongono l'Associazione SSR porteranno avanti il dialogo su queste priorità insieme alla popolazione in tutte le regioni svizzere.

Il settore dei media è in radicale trasformazione: il mutare delle abitudini di consumo, la frammentazione dell'audience e l'entrata in scena di nuovi concorrenti internazionali impongono alla SSR di adattarsi rapidamente, sia sul piano dei contenuti sia su quello della loro accessibilità. In questo contesto, la SSR ha lanciato il progetto «Public Value» per conoscere meglio le aspettative della popolazione e coinvolgere i propri utenti nella definizione delle sue responsabilità riguardo al servizio pubblico audiovisivo.

Qual è l'immagine della SSR presso il pubblico? Come sono evolute le sue prestazioni? Quali sono i settori chiave per il servizio pubblico? Per rispondere a queste domande sono stati organizzati workshop e interviste in presenza in tutte le regioni della Svizzera, i cui risultati sono stati completati da un sondaggio online presso un campione rappresentativo della popolazione e di svizzeri all'estero. La consultazione è stata condotta in collaborazione con le unità aziendali (SRF, RTS, RSI, RTR e SWI). Oltre 1500 persone hanno espresso il proprio parere e le proprie aspettative durante la prima fase del progetto svoltasi nel primo semestre 2019. «Abbiamo cercato di osservare la percezione del contributo dato dalla SSR alla società svizzera, che si tratti del suo impegno a favore della democrazia diretta, della diversità culturale, della coesione sociale e dell'integrazione o del suo impatto economico e della sua partecipazione all'ecosistema mediatico», spiega Irène Challand, responsabile del progetto alla SSR.

Dalla consultazione è emerso, per esempio, che l'82% degli intervistati ritiene che la SSR sia utile per l'identità e la coesione della Svizzera. La sua immagine è piuttosto positiva anche se una persona su tre pensa che potrebbe essere più attenta ai bisogni della società.

Sulla base della consultazione, la SSR ha innanzitutto estrapolato sette temi, che dibatterà con la popolazione svizzera dall'autunno 2019. Tramite le società regionali, il pubblico avrà così l'occasione di esprimersi sui seguenti temi: l’offerta per i giovani (1), l'informazione (2), la partecipazione dei cittadini (3), la dimensione svizzera dell'offerta SSR (4), la rappresentazione della diversità sulle reti SSR (5), la partecipazione all'ecosistema mediatico (6) e, infine, il dialogo e l'apertura alla critica (7).

Le società regionali organizzeranno dibattiti pubblici nelle quattro regioni linguistiche del Paese a partire dal mese di novembre, al fine di approfondire questi temi e individuare assi di sviluppo per l'azienda. Questa nuova forma di dialogo con la popolazione si concluderà nella primavera del 2020. 

Una sintesi della relazione e la versione integrale sono disponibili all'indirizzo seguente: www.srgssr.ch/it/news-e-media/pubblicazioni

L'Associazione SSR in breve

L'Associazione SSR si compone di quattro società regionali – SRG Deutschschweiz (SRG.D), Société de radiodiffusion et de télévision de la Suisse romande (RTSR), Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (CORSI) e SRG SSR Svizra Rumantscha (SRG.R) – per un totale di 23 700 soci. La SSR in quanto associazione è radicata nella società civile e costituisce il fondamento istituzionale dell'azienda. Tra i suoi compiti vi è in particolare quello di portare avanti il dibattito con la popolazione sul servizio pubblico audiovisivo.

 

Ufficio stampa SSR

medienstelle.srg(at)srgssr.ch / tel. 031 350 95 95 

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/la-ssr-cerca-il-dialogo-con-la-societa-in-svizzera/36821-1-ita-IT/La-SSR-cerca-il-dialogo-con-la-societa-in-Svizzera.jpg 26.09.2019
8595 Letteratura e radio nell'attività di Guido Calgari: intervista a Nelly Valsangiacomo Letteratura e radio nell'attività di Guido Calgari: intervista a Nelly Valsangiacomo

Il 30 settembre 2019 alle ore 18.00 presso la Sala Tami della Biblioteca cantonale di Lugano ci sarà la prima serata del ciclo dedicato a Guido Calgari, nel cinquantesimo della sua scomparsa.

Calgari è stato narratore e saggista, docente, divulgatore di cultura e cronista presso Radio Monteceneri, emittente precursore della Radio RSI.

Per capire cosa aspettarci dall’evento abbiamo posto alcune domande a Nelly Valsangiacomo, professoressa ordinaria di Storia contemporanea all’Università di Losanna, tra i partecipanti a questa serata.

Secondo lei, se Guido Calgari fosse attivo nell’epoca attuale, cosa penserebbe delle proposte radiofoniche locali? E più in particolare, dell’offerta di servizio pubblico della RSI?

È importante distinguere le proposte radiofoniche locali dall’offerta nazionale, che è quella della RSI. La differenza è forte: esistono delle proposte locali senz’altro legittime e molto interessanti ma la RSI è malgrado tutto un’emittente nazionale. Di fondo è molto difficile e complesso tentare di trasportare nel tempo un personaggio, anche se alcuni tentano l’esercizio. Esattamente com’è molto arduo per noi ascoltare la radio degli anni trenta ed immergerci completamente nella situazione di quegli anni. Gli archivi sonori che rimangono ci permettono di comprendre  quanto fosse diversa, e al contempo quanto la radio di oggi deve al media di allora. Penso ad ogni modo che Calgari fosse molto interessato a una radio che proponeva approfondimenti e mediazioni tra culture, quindi tra la Svizzera italiana e il resto della Svizzera e tra la Svizzera italiana e l’Italia. In questo senso, tutte le trasmissioni che aderiscono a questa sua visione sarebbero senz’altro benvenute. Per il resto mi è un po' difficile dire cosa penserebbe, se non trasponendo quello che è il mio pensiero.

Quali sono stati i momenti più significativi della carriera di Calgari nell’ambito radiofonico?

Calgari, come buona parte degli uomini di cultura e in particolar modo dei letterati dell’epoca che partecipavano alla radio, ha avuto molti ruoli. Non esistono, credo, dei momenti significativi ma una sua  presenza attiva, molteplice e differenziata, sia dal punto di vista dell’organizzazione sia della creazione dell’offerta di programmi. Penso in particolar modo ai radiodrammi. La cosa interessante da ricordare è che Calgari partecipò alla radio sin dai suoi esordi negli anni trenta, e fu uno dei primi uomini di cultura a riflettere dal punto di vista della programmazione. Molto spesso questi uomini, e dico uomini perché di donne ce n’ erano poche (!), avevano la tendenza a concentrarsi su una visione della radio come veicolo di alta cultura, un media che offriva una ulteriore occasione per esporre la loro conoscenza. Penso che lui avesse una visione più ampia, perlomeno da quello che si può evincere dai suoi scritti e dalle sue riflessioni, e pensasse già ad una strutturazione più moderna della programmazione.

Radio Monteceneri ha rappresentato per molti decenni, soprattutto a cavallo della Seconda guerra mondiale, un punto di riferimento non soltanto geografico ma soprattutto un fulcro per l’identità culturale di una regione – la Svizzera italiana – e di un intero Paese multiculturale come la Svizzera.

Secondo lei, attualmente, la RSI e la SSR SRG adempiono adeguatamente a questo mandato? Cosa potrebbero fare per maggiormente per rafforzare il legame tra le varie regioni linguistiche?

 È una domanda molto complessa: credo che il termine “servizio pubblico” sia ormai un’accezione polisemica, a seconda di chi lo pronuncia.

Il mandato del Consiglio Federale alla SSR SRG è ulteriormente stato modificato e il contesto attuale è abbastanza difficile: deve infatti prendere in conto anche di una diversa adesione, rispetto al passato, del mondo politico al suo mandato. Bisogna quindi capire, in questo periodo di “transizione”, che cosa sta avvenendo.

Personalmente ritengo che sarebbe un peccato se la SSR SRG perdesse una serie di elementi che fanno la sua specificità: quello di un serio approfondimento dell’informazione e della cultura, intesa in senso ampio, il forte ruolo di mediazione tra le culture nazionali (trasmissioni e approfondimenti che permettono di conoscere quello che avviene nel resto della Svizzera). Sappiamo che la Svizzera con le sue diversità linguistiche e culturali ha aspetti estremamente positivi ma anche molto difficili da organizzare e coordinare dal punto di vista mediatico. Credo che la SSR SRG in questo senso possa veramente dedicarsi a interpretare un ruolo forte di mediazione nazionale e di “circolazione” di tutta una serie di aspetti culturali svizzeri. L’approfondimento anche di ciò che riguarda il resto della Svizzera è quindi un aspetto (e un’aspettativa) fondamentale.

Per il momento sono in una situazione di attenta osservazione rispetto a quanto svolto sinora e a come  la SSR sta attualmente realizzando questo impegno, o come pensa di attuarlo in seguito.

Intervista di Veronica Del Sindaco, Segretariato CORSI

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8588 Intervista a Maria Grazia Rabiolo, già responsabile Attualità culturale RSI Intervista a Maria Grazia Rabiolo, già responsabile Attualità culturale RSI

Approfittando della rassegna “Festival della Castagna in Val Bregaglia” la CORSI incontra il pubblico il 19 ottobre con una proiezione di filmati d’archivio conservati nelle teche della RSI. La discussione prenderà spunto dalla visione di  documenti audiovisivi “storici” conservati nelle Teche della RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, patrimonio di memoria importante e preziosa testimonianza della cultura della Svizzera italiana.

Moderatrice dell’incontro sarà Maria Grazia Rabiolo, già responsabile Attualità culturale RSI, in dialogo con Chasper Pult,  Patrizia Guggenheim e con il pubblico presente. L’abbiamo intervistata per avere alcune anticipazioni…

Quali aspetti interessanti presentano questi estratti dalle Teche RSI?

Questi filmati sono semplicemente straordinari. Ci presentano personaggi di fondamentale importanza, come Giacometti, Varlin e Segantini. A parte quest’ultimo, sul quale abbiamo, inevitabilmente, solo un servizio costruito con immagini fisse, per gli altri due artisti esistono testimonianze dirette. Di Giacometti poi un documento unico, una sorta di confessione, in cui rivela moltissimo di sé e del suo fare arte. Anche di Varlin abbiamo spezzoni magnifici: le sue doti di artista e di uomo dotato di senso dell’umorismo sono evidentissime.

Quali gli spunti di riflessione?

Gli spunti di riflessione sono diversi, ma ne prevale uno: questi spezzoni di documentari e interviste ci fanno capire quanto sia importante incontrare gli artisti là dove vivono e operano. Il discorso naturalmente può valere anche per altre figure di intellettuali, come gli scrittori, per esempio. La spontaneità dei gesti e delle parole ha un valore inestimabile, che resiste nel tempo ed è testimonianza diretta e viva.

A suo parere quale è il plusvalore rappresenta la Bregaglia per la Svizzera italiana e la Svizzera più in generale?

Il plusvalore della Bregaglia? Potrebbero bastare questi tre grandi dell’Arte per indicarci in che cosa consiste. Ma aggiungerei altre caratteristiche. Intanto il fatto che sia di religione protestante, il che è dovuto ad una storia così particolare. Poi che abbia delle montagne meravigliose e che la sua popolazione, da sempre, dimostri un profondo attaccamento per i suoi luoghi, nella consapevolezza che non si tratta di una regione “facile”, vuoi per la sua natura (vedi il disastro di Bondo nel 2017), vuoi per la sua collocazione geografica rispetto al resto della Svizzera italiana e della Svizzera tutta, che comporta anche, inevitabilmente, il doversi confrontare con più lingue, senza mai però dimenticare l’italiano.

Quanto contribuisce il servizio pubblico radiotelevisivo alla valorizzazione della lingua italiana in Svizzera? La CORSI ha tra i suoi compiti quello di raccogliere le attese dell’utenza verso il servizio pubblico radiotelevisivo. Quali sarebbero secondo Lei le iniziative più appropriate per dialogare su questo ambito presso la società civile?

Il servizio pubblico radiotelevisivo, e nello specifico la RSI, è in Svizzera il principale veicolo per la diffusione e la valorizzazione della lingua italiana. Per due semplici motivi: è capillare ed è immediato. Oggi più che mai, grazie alla tecnologia avanzata di cui disponiamo. Andrebbe, secondo me, pubblicizzato con maggior vigore ed efficacia oltre San Gottardo. Ecco un campo d’azione nel quale potrebbe sicuramente impegnarsi con successo anche la CORSI.

Intervista di Veronica Del Sindaco, Segretariato CORSI 

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/intervista-a-maria-grazia-rabiolo-gia-responsabile-attualita-culturale-rsi/36760-1-ita-IT/Intervista-a-Maria-Grazia-Rabiolo-gia-responsabile-Attualita-culturale-RSI.jpg 24.09.2019
8596 Il servizio pubblico quale mezzo per uscire dal rischio culturale "uguale e di nicchia" Il servizio pubblico quale mezzo per uscire dal rischio culturale "uguale e di nicchia" Intervista a Cristina Bettelini, presidente dell'associazione NEL - Fare arte nel nostro tempo

In vista dell'incontro Trasformazioni del corpo tra politica e tecnica di giovedì 3 ottobre 2019 alle ore 18.30 proposto da NEL, in collaborazione con l'Università della Svizzera italiana e la CORSI, abbiamo intervistato Cristina Bettelini, presidente dell'associazione.

Quali effettivi punti di collegamento intravvede tra il tema della Metamorfosi trattato quest’anno da NEL e il servizio pubblico radiotelevisivo?

Con questa parte della rassegna proponiamo una riflessione sugli impatti non del tutto prevedibili per l’uomo dei mutamenti del mondo e degli attuali rapidi sviluppi del progresso scientifico. Esperti di diverse discipline propongono il loro punto di vista e artisti, con la loro libertà e le loro sensibilità, portano a interrogarci, non solo in una prospettiva di chiusura, parlandoci di perdita e di trasformazione, di rapporto con sé e con l’altro, di futuro. Il collegamento con il servizio pubblico radiotelevisivo è fondamentale perché ponte con il pubblico più vasto, persone con opinioni e storie diverse, per uscire dal rischio di cultura uguale e di rivolgersi a una nicchia.

Cultura e servizio pubblico RTV: un legame visibile attualmente, e, se fosse il caso, come migliorarlo?

Le società, anche quelle che sembrano unitarie, sono arcipelaghi di culture che hanno radici nel passato, nella diversità dei modi di vita e di pensare. Siamo davvero in grado di comprenderle? La comprensione, nel mondo di diversità, conflitti e così rapidi mutamenti di oggi, è un’urgenza e il servizio pubblico RTV è un canale indispensabile per approfondire e migliorare questa conoscenza e renderla alla portata di tutti.

Quale associazione privata, che tipo di collaborazione auspica di avere con la RSI? Quanto spazio dovrebbe/potrebbe dedicare, secondo lei, un’emittente pubblica alle associazioni private (come NEL)? Quale ruolo potrebbe svolgere la CORSI in questo ambito?

La collaborazione è auspicabile su più fronti. Dare visibilità a quanto proponiamo, approfittare di personaggi di grande cultura che invitiamo per intervistarli e offrire al pubblico RSI momenti privilegiati di conoscenza, collaborare su alcuni temi, offrire spazi per conferenze e dibattiti pubblici, essere partner con i vantaggi che questo può comportare anche per la RSI. In gran parte questa collaborazione esiste già.

La CORSI ha un ruolo di vero “compagno di strada” con cui discutere progetti, renderli concreti e accessibili, e a nostra volta collaboriamo a incontri che la CORSI organizza, mettiamo a disposizione i nostri filmati e documenti, e cerchiamo di condividere una solida rete di contatti.

Lo scorso anno in un’intervista per la CORSI Diego Erba, già Direttore della Divisione scuola del Canton Ticino, ha affermato che: “…Il compito della RSI è indubbiamente di valorizzare il patrimonio culturale della Svizzera italiana, ma anche di far conoscere quello delle altre regioni linguistiche, come pure di aprirsi verso il mondo. La cultura non ha frontiere e anche la RSI deve rendersene conto.”Concorda con l’affermazione? Cosa potrebbe fare la RSI quale agente culturale nella Svizzera italiana e al di fuori dei confini nazionali?  E  in questo ambito,  quale ruolo si attende dalla CORSI, quale cooperativa che riunisce i cittadini e utenti italofoni interessati al servizio pubblico radiotelevisivo  svizzero?

Concordo pienamente. La RSI ha il compito molto importante di darci le opportunità per conoscerci meglio approfondendo aspetti della nostra storia, del nostro patrimonio culturale e delle dinamiche dell’oggi. Questa è una premessa. Parallelamente l’offerta di servizio pubblico deve apportare informazione sul patrimonio culturale esistente altrove, sull’evoluzione dello stesso e aprire le porte anche ai quesiti contemporanei di altre culture del mondo, mostrando filmati di qualità di cui le televisioni di altri Paesi dispongono, con contributi di protagonisti interessanti. Se non rinforziamo la nostra conoscenza del mondo, il confronto propositivo è difficile.

La CORSI è un canale diretto del pubblico e un’antenna, che oltre alla sua azione sul territorio può portare anche fuori dai nostri confini lo scambio culturale, nell’ambito della sua missione. Dati per esempio i rapporti stretti che il Ticino deve avere con l’Italia per trovare accordi su diversi temi, ritengo che rafforzare il confronto anche culturale sia indispensabile. Lo stesso può valere nei confronti delle altre regioni svizzere.

Intervista di Veronica Del Sindaco, Segretariato CORSI

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8581 Bando di concorso collaboratore scientifico Bando di concorso collaboratore scientifico

Per completare l’organico del suo segretariato la CORSI, società cooperativa per la radiotelevisione svizzera di lingua italiana apre il concorso per l’assunzione di una/un

 

collaboratrice/collaboratore

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https://www.corsi-rsi.ch/content/download/9381/36723/file/Bando concorso collaboratore scientifico.pdf
8583 I veri protagonisti? I ricordi dei partecipanti I veri protagonisti? I ricordi dei partecipanti Intervista a Chiara Tassi, responsabile della Biblioteca comunale del Gambarogno

Dopo il successo del ciclo di serate “C’era una volta”, presentate dalla CORSI tra il 2018 e l’inizio del 2019 (l’ultima a Poschiavo lo scorso febbraio), in questa occasione sarà il Gambarogno ad essere il territorio presentato attraverso i filmati dell’archivio RSI.

 

L’appuntamento è per il 5 ottobre 2019 alle ore 17:00

presso il Salone comunale di Magadino (via Cantonale, 138).

 

Per l’occasione abbiamo intervistato Chiara Tassi, responsabile della Biblioteca comunale del Gambarogno, che ha avuto l’idea di portare una serata di questo tipo anche nella sua regione.

 

Com’è nata l’idea di questa serata?

Ho preso contatto con Francesca Gemnetti perché avevo intenzione di inserire un evento in collaborazione con la CORSI, società legata alla fruizione dei contenuti radiotelevisivi, nella nostra programmazione culturale e lei mi ha proposto di presentare al pubblico una scelta mirata di filmati d’archivio. Abbiamo discusso assieme sui contenuti, e ho trovato subito l’idea molto interessante.

Vi è quindi interesse a proporre una serata del tipo “C’era una volta” nel Gambarogno?

Ci siamo già occupati di proposte che ripercorrono la storia del nostro territorio, anche il progetto “Vira in Cartolina” va in questa direzione: si tratta di una serie di pannelli che riproducono cartoline d’epoca installati nel nucleo di Vira in posizioni che permettono il confronto immediato tra passato e presente, molto apprezzati dalla popolazione e anche dai turisti. In altre occasioni abbiamo focalizzato l’attenzione su una personalità particolarmente interessante, come il caso della maestra di San Nazzaro Irene Marcionetti. La serata CORSI del 5 ottobre quindi si inserisce all’interno di un percorso di valorizzazione della storia locale, che abbiamo già avviato e che continuerà in futuro con altri progetti.  

Cosa si aspetta dalla serata?

La partecipazione sarà sicuramente molto viva e sentita, visto che si vuole che i veri protagonisti siano i ricordi dei partecipanti. La memoria umana è misteriosa e affascinante, fatti ed emozioni vengono mescolati in modo totalmente soggettivo, quindi ognuno vedrà qualcosa di diverso nello stesso filmato: chi riconoscerà il nonno, chi la casa di famiglia, chi si rivedrà giovane alla festa del paese… questi salti nel passato sono sempre commoventi.

La CORSI ha tra i sui compiti quello di sostenere e ancorare il servizio pubblico radiotelevisivo nel territorio della Svizzera italiana: con quali iniziative pensa che si possano raccogliere le aspettative della popolazione?

Sicuramente per raccogliere opinioni e suggerimenti utili è una buona idea andare il più vicino possibile alla gente, anche con serate come queste dove si dà molto spazio agli interventi del pubblico.

Rispetto alla forte evoluzione nel mondo della comunicazione, in particolare dei social media, quali potrebbero essere i limiti del servizio pubblico radiotelevisivo dei prossimi anni? E per quanto riguarda le biblioteche invece?

A questo proposito il mio sguardo è forse atipico… non ho la televisione da circa 20 anni. Eppure seguo diversi programmi RSI in streaming: questa per me è un’ottima soluzione che permette di scegliere liberamente cosa e quando guardare. Se la qualità delle trasmissioni è buona il pubblico si interesserà comunque.

Quanto alle biblioteche, sono convinta che oggi debbano essere innanzitutto un luogo destinato al contatto umano, all’incontro e allo scambio. Credo che ci sia bisogno più che mai di uno spazio reale dove confrontarsi con gli altri, condividere i propri pensieri e riflessioni e poterlo fare “dal vivo”, guardando in faccia la persona che ci sta raccontando l’ultimo libro che ha letto, ha un valore aggiunto rispetto alla lettura di una qualunque recensione sul web.  

Che iniziative proponete per attrarre i giovani alla lettura?

Cerchiamo di invitare alla lettura già i bambini in età scolare: le classi vengono in visita alla biblioteca accompagnate dai maestri, leggo loro una storia e poi sono liberi di sfogliare i libri. Credo che avvicinarli in modo ludico e leggero, senza pressioni o costrizioni resti il metodo più efficace per conquistare i piccoli lettori. Molti infatti prendono la sana abitudine di venire a “rifornirsi” di nuove storie ed è sempre commovente vedere il loro sincero entusiasmo. Quelli che riusciranno ad acquisire la capacità di concentrarsi sulle pagine scritte avranno un prezioso strumento che li aiuterà nel futuro alla comprensione del mondo e della vita.

Intervista di Veronica Del Sindaco, Segretariato CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/i-veri-protagonisti-i-ricordi-dei-partecipanti/36731-5-ita-IT/I-veri-protagonisti-I-ricordi-dei-partecipanti.jpg 17.09.2019
8549 A colloquio con Chiara Simoneschi-Cortesi, prima donna di lingua italiana presidente del Consiglio nazionale della Svizzera A colloquio con Chiara Simoneschi-Cortesi, prima donna di lingua italiana presidente del Consiglio nazionale della Svizzera

Per concludere il ciclo di eventi CORSI “Quando il leader è donna” sul palco dello Studio 2 RSI salirà, a pochi giorni da Vania Alleva (Presidente di UNIA), Doris Leuthard.

L’appuntamento è per il prossimo 10 settembre 2019 alle ore 18:00

Per l’occasione abbiamo intervistato Chiara Simoneschi - Cortesi, prima donna di lingua italiana presidente del Consiglio nazionale della Svizzera.

Se fosse Lei a intervistare Doris Leuthard, cosa le chiederebbe?

La prima cosa che, come ex collega e amica le chiederei, sarebbe: come stai Doris?

Ti manca l’impegno politico? Ti mancano le relazioni umane che hai via via vissuto? Quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro, e come pensi di impegnarti al di fuori del lavoro (penso a qualche incarico che non hai potuto assumere)?

Su quali aspetti della carriera di Doris Leuthard sarebbe interessante porre l’accento?

Ho conosciuto Doris Leuthard alla prima riunione del Gruppo parlamentare, dopo le elezioni federali dell’ottobre del 1999, anno in cui ambedue siamo state elette per la prima volta in Consiglio nazionale; lei giovane deputata del Canton Argovia, io con alle spalle 15 anni di impegno politico a vari livelli. Si è visto subito che Doris Leuthard aveva una grande capacità di lavoro, di dialettica e di empatia. Questo suo ottimo sapere, saper fare e saper essere, l’hanno portata ad assumere molto velocemente incarichi all’interno del Gruppo parlamentare, delle Commissioni, del Parlamento e del partito: penso in particolare alla presidenza di quest’ultimo e naturalmente alla carica di Consigliera federale. Mi piacerebbe sapere da lei quale è stato il dossier più difficile che ha dovuto affrontare.

Cosa pensa Chiara Simoneschi-Cortesi della realizzazione della parità?

Sia Doris Leuthard sia la sottoscritta ci siamo sempre battute per realizzare nei fatti l’articolo costituzionale sulla parità tra donna e uomo. Molti passi avanti sono stati fatti anche grazie a questo impegno.

E cosa ne pensa (Lei) della giornata dello sciopero delle donne del 14 giugno?

La giornata del 14 giugno scorso è stata organizzata per ricordare alcuni avvenimenti importanti: l’accettazione da parte di popolo e Cantoni nel 1981 dell’articolo costituzionale sulla parità di diritto e di fatto fra donna e uomo (art. 8 cpv. 3) e il primo sciopero delle donne (14 giugno 1991) che chiedeva espressamente una legge sulla parità nel mondo del lavoro. Dal punto di vista giuridico si pensava che l’articolo costituzionale (a lavoro uguale salario uguale) bastasse per ottenere finalmente la parità di salario e di carriera. Lo sciopero del 1991 “Se le donne vogliono tutto si ferma” ebbe il pregio di rilanciare l’azione legislativa e di chiedere una legge specifica per la parità nel mondo del lavoro. 5 anni dopo il parlamento licenziò la legge sulla parità fra i sessi (Lpar) che sancisce il divieto assoluto di discriminazione diretta ed indiretta, il divieto di licenziamento durante la procedura, il divieto e la prevenzione degli abusi sessuali sul posto di lavoro, l’istituzione dei consultori giuridici e di preparazione al rientro nel mondo del lavoro.  

Lo sciopero indetto quest’anno ha voluto attirare l’attenzione ancora una volta sul fatto che persistono tuttora gravi violazioni della parità fra donne e uomini nel mondo del lavoro.

L’appellativo “sciopero” riprende quello del 1991 e significa per tutte e tutti le / i partecipanti un moto di protesta e di indignazione per il mancato rispetto di un dettato costituzionale che fa parte dei diritti fondamentali.

Quanto contribuisce secondo Lei il servizio pubblico radiotelevisivo alla valorizzazione della lingua italiana in Svizzera? E a suo giudizio la RTV rispecchia in modo confacente l’immagine femminile nel mondo professionale? Cosa ne pensa di quanto fa sinora la RSI?

La SSR e le sue aziende regionali sono uno strumento molto importante per la conoscenza reciproca tra le 4 regioni linguistiche e culturali della Svizzera, per la comprensione e la valorizzazione delle peculiarità di ogni regione, per incentivare il dialogo e la comprensione reciproca e per salvaguardare la coesione nazionale.

Questi compiti iscritti nella Costituzione e nella relativa legge RTV devono essere svolti con impegno e passione ogni giorno: la “Willensnation” Svizzera è come una piantina, un fiore che va curato giorno dopo giorno,…

Fortunatamente il popolo svizzero ha colto l’importanza di questi compiti e ha respinto chiaramente ogni tentativo di indebolire il servizio pubblico radiotelevisivo.

Per quanto attiene alla questione della parità fra uomo e donna, penso che siamo sulla buona strada: si nota un miglioramento nella sensibilizzazione del pubblico su questo mandato costituzionale che spetta a tutti noi cittadini di realizzare.

La CORSI ha tra i suoi compiti quello di raccogliere le attese dell’utenza verso il servizio pubblico radiotelevisivo. Quali sarebbero secondo Lei le iniziative più appropriate per dialogare su questo ambito presso la società civile?

La CORSI svolge bene il suo compito di ponte tra la popolazione e la RSI e di vigilanza sul mandato di servizio pubblico: oltre che a fornire informazioni di vario genere, la RSI attua questo mandato per il tramite delle svariate trasmissioni fa conoscere agli abitanti della Svizzera italiana e anche a tutti gli svizzeri la realtà e i progetti futuri della nostra regione. Quale utente penso che forse si potrebbe proporre a qualche trasmissione supplementare che abbordi le differenze culturali del nostro Paese, nella visione, nell’approccio e nella soluizione di problematiche importanti per il nostro futuro; ho sempre pensato che noi possiamo imparare dagli altri e vicersa….. su tematiche di forte impatto in questo momento di grandi e veloci trasformazioni.

Intervista di Veronica Del Sindaco, Segretariato CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/a-colloquio-con-chiara-simoneschi-cortesi-prima-donna-di-lingua-italiana-presidente-del-consiglio-nazionale-della-svizzera/36627-1-ita-IT/A-colloquio-con-Chiara-Simoneschi-Cortesi-prima-donna-di-lingua-italiana-presidente-del-Consiglio-nazionale-della-Svizzera.jpg 27.08.2019
8547 Intervista a Renzo Ambrosetti, già co-presidente UNIA

Il prossimo 5 settembre 2019 l’ospite della quinta serata CORSI del ciclo di eventi pubblici “Quando il leader è donna” sarà la  presidente  di UNIA, Vania Alleva.

L’evento avrà luogo alle ore 18.00 presso lo Studio 2 RSI di Lugano-Besso.

Per l’occasione abbiamo intervistato il già co-presidente del sindacato più grande della Svizzera, Renzo Ambrosetti, in carica fino al 2015.

Se fosse Lei a intervistare Vania Alleva, cosa sarebbe curioso di chiederle?

Quando era bambina, cosa immaginava voler fare da grande?

Conosce personalmente Vania Alleva? E cosa la colpisce della sua persona/personalità?

Vania è una persona „solare“ che mette subito a proprio agio i suoi interlocutori e chi la circonda, ha una forte carica comunicativa.

Quali sono le qualità essenziali che secondo Lei deve avere chi, donna o uomo che sia, svolge il ruolo di presidente di un sindacato/di un’azienda?

Innanzitutto bisogna voler bene al prossimo, alla gente, essere disponibili, saper ascoltare, essere integrativi, coinvolgere, far partecipare i propri collaboratori e colleghi ai processi decisionali. Saper però anche decidere e far applicare conseguentemente le decisioni, se del caso, qualora le regole non siano rispettate, saper richiamare e sanzionare. Essere d’esempio.

Lei è stato per molti anni alla testa del sindacato, quali sono i lati negativi di questo ruolo? Ci sono errori che consiglierebbe alla nuova presidente di evitare? Quali nuovi impulsi può portare una presidenza al femminile?

Non mi vengono in mente lati negativi, ma alcune difficoltà che mi hanno indotto all’errore, specie nella politica del personale. Ciò che diventa sempre più difficile è trovare personale e collaboratori all‘altezza delle aspettative. Vania lo sa e sono sicuro che presterà la massima attenzione. 

Storicamente il sindacato è stato un‘organizzazione ad impronta maschile. L’accresciuta presenza femminile nella base e negli organi direttivi ha dato un‘impronta nuova. La presidenza femminile non può che confermare questa tendenza, nella misura però che si mantengano i giusti equilibri. 

Quanto può contribuire il servizio pubblico radiotelevisivo alla valorizzazione dell’immagine femminile nel mondo professionale? La RSI fa abbastanza?

Premetto che non sono un accanito tele-radio fruitore. Mi sembra però che vi sia una tendenza positiva nella valorizzazione dell‘immagine femminile nel mondo professionale.

La CORSI ha tra i suoi compiti quello di raccogliere le attese dell’utenza verso il servizio pubblico radiotelevisivo. Quali sarebbero secondo Lei le iniziative più appropriate per dialogare con la società civile in questo ambito? Concorda con l’affermazione che le giovani generazioni dimostrano minore consapevolezza verso il servizio pubblico in generale?

Bisogna scendere in mezzo alla gente e toccare il polso, ascoltare. Alla nuova generazione bisogna spiegare cosa è, cosa sta dietro al concetto di servizio pubblico, quali potrebbero essere le conseguenze di un’accresciuta presenza di emittenti private, in particolare per quanto attiene l’informazione. Esempi all‘estero dei rischi per l’informazione oggettiva ce ne sono. Il servizio pubblico è la base per lo sviluppo della democrazia. Questa attenzione da parte del popolo svizzero c‘è stata in occasione della votazione Billag, oggi mi sembra andare un po‘ scemando.

Intervista di Veronica Del Sindaco, Segretariato CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/intervista-a-renzo-ambrosetti-gia-co-presidente-unia/36615-2-ita-IT/Intervista-a-Renzo-Ambrosetti-gia-co-presidente-UNIA.jpg 21.08.2019
8546 La sincerità e la disponibilità di Doris Leuthard: due carte vincenti secondo Nadia Ghisolfi La sincerità e la disponibilità di Doris Leuthard: due carte vincenti secondo Nadia Ghisolfi

Per concludere il ciclo di eventi CORSI “Quando il leader è donna” sul palco dello Studio 2 RSI salirà Doris Leuthard.

L’appuntamento è per il prossimo 10 settembre 2019 alle ore 18:00

Per l’occasione abbiamo intervistato Nadia Ghisolfi, sindacalista e neoeletta nel Consiglio regionale della CORSI

Se fosse Lei a intervistare Doris Leuthard, cosa sarebbe curiosa di chiederle?

Di raccontare l’altra faccia della Consigliera federale. Com’è il dietro le quinte, la vita di tutti i giorni e come è stato il prima, il dopo, e come ha vissuto i primi mesi da “ex”.

Su quali aspetti della carriera di Doris Leuthard sarebbe interessante porre l’accento?

Sarebbe interessante sapere quale dossier le sta (è stato) particolarmente a cuore e per quale motivo, ma anche qualche aneddoto simpatico di cui la stampa generalmente non si occupa, e che sicuramente le è capitato nel corso degli anni.

Lei conosce personalmente la già Consigliera federale: in quali occasioni avete collaborato? Quale è l’insegnamento più prezioso che le ha dato?

È stata ospite per i festeggiamenti dell’anniversario dell’Associazione donne del partito popolare democratico, e sempre con l’Associazione donne abbiamo avuto diversi scambi a livello ticinese e svizzero. Quello che mi è sempre piaciuto di Doris Leuthard è la sua disponibilità ad ascoltare, e la sincerità dei suoi interventi e delle sue risposte. Nonostante i numerosi impegni ed il suo ruolo, ha sempre trovato il tempo ed il modo di dare risposte ed essere presente. Non è da tutti.

Cosa pensa dello sciopero dello scorso 14 giugno 2019? Crede che giornate di questo genere possano portare cambiamenti?

Il fatto che nel 2019 vi sia ancora una reale disparità tra uomo e donna dovuta al sesso è inaccettabile. Lo sciopero del 14 giugno era un atto dovuto per sottolineare questa situazione. Spero che possa contribuire a portare il cambiamento, anche di sensibilità, nei confronti di questo tema. Purtroppo, infatti, ancora troppo spesso, sento dire che il tema della disparità “non è poi così vero”.

Quanto contribuisce il servizio pubblico radiotelevisivo nella valorizzazione della lingua italiana in Svizzera?  E a suo giudizio la RTV rispecchia in modo confacente l’immagine femminile nel mondo professionale? Cosa ne pensa di quanto fa sinora la RSI?

Il servizio pubblico radiotelevisivo di lingua italiana è un tassello fondamentale nel panorama mediatico svizzero. È la rappresentazione di tutta una realtà regionale e ancora più importante di un’identità regionale. Senza il servizio pubblico RTV essa rischierebbe di andare persa. Relativamente all’immagine femminile, trovo che la RSI abbia fatto già alcuni passi avanti e degli accorgimenti, nel senso che nelle trasmissioni e dibattiti mi sembra che venga considerata maggiormente anche la presenza e rappresentanza femminile, ma è necessario non abbassare la guardia: ospiti, tematiche, registrazioni e trasmissioni devono essere sempre valutate anche da questo punto di vista.

La CORSI ha tra i suoi compiti quello di raccogliere le attese dell’utenza verso il servizio pubblico radiotelevisivo. Quali sarebbero secondo Lei le iniziative più appropriate per dialogare su questo ambito presso la società civile?

Credo che questo ciclo sia sicuramente un buon esempio di un’iniziativa dove raccogliere le impressioni e le opinioni del pubblico. Ogni possibilità di incontro e scambio rappresenta dei canali importanti.

Altre iniziative potrebbero essere sfruttate grazie alle nuove tecnologie e ai nuovi social. Anche quelle piattaforme permettono di raccogliere le opinioni e le aspettative del pubblico, avvicinando magari anche un pubblico più giovane.

Cosa intende per “altre iniziative” e “nuovi social”? Potrebbe fare esempi concreti? Che tipologia di azione / campagna pubblicitaria potrebbe venir messa in atto dalla CORSI per raggiungere il pubblico giovane di cui le accenna?

Penso si potrebbe utilizzare Instagram o Snapchat, per citare due social utilizzati dai giovani. I giovani sono presi da mille impegni e stimoli, non hanno molto tempo, ma una fotografia e un hashtag richiedono poco tempo ma al contempo possono esprimere tanto. Riuscire a lanciare una compagna che possa permettere ai giovani di esprimersi attraverso una foto e un hashtag potrebbe riuscire a cogliere la loro attenzione. Chiaramente questo non consentirà una riflessione profonda sul servizio pubblico radiotelevisivo, ma ritengo che già il fatto di far passare il messaggio sull’esistenza e l’importanza dello stesso, nonché sul fatto che se ne può diventare in qualche modo parte attiva, sia estremamente significante.

Intervista di Veronica Del Sindaco, Segretariato CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/la-sincerita-e-la-disponibilita-di-doris-leuthard-due-carte-vincenti-secondo-nadia-ghisolfi/36606-9-ita-IT/La-sincerita-e-la-disponibilita-di-Doris-Leuthard-due-carte-vincenti-secondo-Nadia-Ghisolfi.jpg 14.08.2019
8544 Le qualità non sono e non devono essere catalogabili come “femminili” o “maschili” Le qualità non sono e non devono essere catalogabili come “femminili” o “maschili” A colloquio con Giangiorgio Gargantini, Segretario sindacale e resp. sezione sottoceneri di UNIA, neoeletto in Consiglio regionale della CORSI

Il 5 settembre 2019 presso lo Studio 2 RSI di Lugano – Besso (ore 18:00) si terrà la 5° serata pubblica della serie di eventi "Quando il leader è donna". Ospite della serata sarà Vania Alleva, la presidente del più grande sindacato svizzero.

Per capire cosa aspettarci dalla serata, abbiamo intervistato Giangiorgio Gargantini, Segretario sindacale e resp. sezione sottoceneri di UNIA, neoeletto in Consiglio regionale della CORSI per il quadriennio 2020-2023.

Se fosse Lei a intervistare Vania Alleva, cosa sarebbe curioso di chiederle?

L’anno in corso è stato caratterizzato dalla straordinaria mobilitazione delle donne nella giornata di sciopero del 14 giugno. Per questo, chiederei a Vania Alleva se lo sguardo portato su di lei e sul suo ruolo, all’interno come all’esterno dell’organizzazione, sia cambiato dopo questa giornata, per valutare se il cambiamento di mentalità tanto invocato (e necessario) è effettivamente possibile, o se addirittura fosse (finalmente!) già in corso.

Lei lavora presso UNIA dal 2014: conosce personalmente la sig.ra Alleva? Vede differenze di conduzione al femminile rispetto alle precedenti presidenze maschili?  Quali sono secondo lei i pregi che deve avere un rappresentante di categoria (uomo o donna che sia)?

Al momento del mio arrivo in UNIA, la presidente era già Vania Alleva, che conosco personalmente e con cui ho già avuto la fortuna ed il piacere di collaborare direttamente. Anche nella mia precedente esperienza sindacale il posto equivalente a quello occupato da Vania Alleva era occupato da una donna, per cui non ho vissuto modelli alternativi per quanto attiene alla mia esperienza sindacale. Ma le qualità che si devono dimostrare occupando queste posizioni non sono e non devono essere catalogabili come “femminili” o “maschili”. Empatia, ascolto di qualità, umiltà, ma anche, carisma, coraggio e capacità decisionali, sono secondo me le qualità essenziali e decisive, al di là di ogni ulteriore categorizzazione.

Crede che l’età cosa sia un fattore essenziale per raggiungere una posizione di tale livello?

Non credo che l’età sia un fattore determinante. Al giorno d’oggi, i percorsi di vita di ognuno di noi possono essere a tal punto diversi che l’età diventa un elemento secondario. Ad esempio, essa ha meno impatto che l’esperienza, altro fattore che mi piace citare in questo contesto proprio perché sia messo in parallelo (e nel contempo in opposizione) all’età anagrafica.

All’interno di UNIA l’italofonia gioca un ruolo importante?

Senz’altro, l’italofonia gioca un ruolo importante all’interno del sindacato. Questo, sia a livello della direzione nazionale (dove Vania Alleva non è per altro l’unico membro italofono) che della rappresentanza delle regioni, dove quella ticinese svolge un ruolo estremamente importante, ben al di là della sua reale rappresentanza geografica.

Quanto contribuisce il servizio pubblico radiotelevisivo nella valorizzazione della lingua italiana in Svizzera?  E a suo giudizio la RTV rispecchia in modo confacente l’immagine femminile nel mondo professionale? Cosa ne pensa di quanto fa sinora la RSI?

Ho vissuto per quasi venti anni fuori dal Ticino, a Ginevra. Per me come per molti altri ticinesi fuori cantone la RTV è stato un canale essenziale per mantenermi vicino al Ticino, e ho potuto constatare come anche per altri amici romandi fosse spesso una “finestra” sull’italofonia. Quindi, considero assolutamente che questo servizio contribuisca in modo essenziale alla valorizzazione della lingua italiana. 
L’immagine della donna nel mondo professionale è estremamente variata, a seconda del settore, delle differenti realtà aziendali e delle eventuali gerarchie. E anche all’interno della radiotelevisione, in questo fedele specchio della realtà sociale, queste varietà sono rappresentate. La RSI deve quindi ancora lavorare, prendendo in questo spunto dalle rivendicazioni messe in evidenza dal quasi mezzo milione di manifestanti che lo scorso 14 giugno hanno riempito le piazze di tutto il paese.

La CORSI ha tra i suoi compiti quello di raccogliere le attese dell’utenza verso il servizio pubblico radiotelevisivo. Quali sarebbero secondo Lei le iniziative più appropriate per dialogare su questo ambito presso la società civile?

Ogni occasione di incontro e scambio con la società civile è potenzialmente un’iniziativa importante: ad esempio, questo ciclo di serate pubbliche è senz’altro stata una buona iniziativa. La nozione di “società civile” è per altro molto fluida. Prima di esserne espressione in senso lato, ognuno di noi è risultante della sua realtà, individuale come lavorativa. Da sindacalista, cercherò di rappresentare il mondo del lavoro all’interno della CORSI, a partire dalla realtà del personale della RSI, ma rappresentando anche il vissuto generale di un tessuto lavorativo molto più ampio, con tutte le sue contraddizioni e le sue (sempre più numerose) difficoltà. Il dialogo parte dalla conoscenza e dal confronto giornaliero, per cui ogni iniziativa di incontro e confronto sarà quindi benvenuta.

Intervista di Veronica Del Sindaco, Segretariato CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/le-qualita-non-sono-e-non-devono-essere-catalogabili-come-femminili-o-maschili/36593-1-ita-IT/Le-qualita-non-sono-e-non-devono-essere-catalogabili-come-femminili-o-maschili.png 06.08.2019
8510 Le presunte mani sulla RSI e la funzione della CORSI Le presunte mani sulla RSI e la funzione della CORSI L’opinione di Francesca Gemnetti, segretaria generale della CORSI (Società cooperativa per la radiotelevisione svizzera di lingua italiana)

Di cosa parla il documento programmatico della CORSI? Più voci si sono levate per commentare le presunte intenzioni della CORSI derivanti da questo documento. L’ultima in ordine di tempo è quella autorevole di Enrico Morresi (leggete QUI), socio di lunga data della CORSI e già presidente della Fondazione del Consiglio della stampa svizzero, organismo con un numero complessivo di membri funzionale ai compiti deliberativi e consultivi, come avviene anche per la CORSI. Oltre a sollevare dubbi sulla «quantità» dei componenti degli organi CORSI, suggerendo che ne basterebbero anche meno a costi ridotti, si ripropone il tema delle «mani sulla RSI» che vorrebbero mettere i neoeletti dall’assemblea della CORSI, in virtù del documento programmatico allegato alla convocazione assembleare.

Per inciso, l’assemblea generale di una società cooperativa sarà pure per taluni un «rito celebrativo» ma, oltre a essere un atto dovuto per legge (Codice delle obbligazioni), quale organo principale della società l’assemblea è l’occasione per il corpo sociale di esprimersi e dare indicazioni sull’agire della società a cui aderisce. Rettamente Enrico Morresi ricorda che i soci della CORSI sono attualmente quasi 3.000. Dal 2010 (anno in cui si è concretizzata la riforma delle strutture) al 2018 essi sono aumentati di 675 unità, come si legge sul rapporto annuale che riassume in cifre e fatti il lavoro svolto nel 2018.

La missione affidata agli organi della CORSI eletti dall’assemblea ha subito, dopo la riforma delle strutture del 2008, un riorientamento. Non più la gestione dell’azienda RSI e delle sue nomine, bensì la funzione di organo intermedio, organizzato, che dia voce ai cittadini interessati al servizio pubblico RTV. Una struttura alla quale è data facoltà dalla legge (la medesima legge che tutela e blinda l’autonomia giornalistica e la libertà di stampa) di esercitare un controllo democratico sulla qualità dei prodotti realizzati con il canone, di interloquire con l’azienda riguardo agli affari importanti che toccano i programmi, di dibattere sui principi del servizio pubblico audiovisivo. In particolare, come prevedono l’art. 2 dei suoi statuti e l’art. 4 di quelli della SSR, la CORSI «segue i programmi e l’ulteriore offerta editoriale della RSI stabilendo il loro orientamento e vigilando sulla loro qualità».

Chi è eletto in assemblea assume consapevolmente la responsabilità di questi compiti, sia esso esponente politico, quindi legittimato a rappresentare una fetta di cittadini elettori, sia esso rappresentante di associazioni o gruppi di interesse del territorio. Lo fa in regime di milizia quindi con un servizio senza finalità di lucro. Ma anche chi agisce di milizia deve sapere che sono attese preparazione e impegno di tempo, interesse spiccato per i temi legati ai media e per l’evoluzione tecnologica e sociale (notizie online, frammentazione del pubblico, concorrenza dei social media, ecc.) innegabilmente in atto. Di contro, chi agisce di milizia è in diritto di attendersi che il lavoro prestato per svolgere la missione affidatagli risulti efficace, sia preso sul serio e centri gli obbiettivi che l’assemblea ha prospettato.

Di questo parla il documento in questione e di questo ha intensamente discusso nel 2018 e nel primo trimestre del 2019 l’attuale compagine della CORSI, Consiglio regionale e Consiglio del pubblico. L’intento è stato quello di delineare alcune piste, frutto dell’esperienza maturata negli ultimi otto anni, e della discussione in atto anche tra le altre consorelle regionali. Sono destinate a far riflettere il corpo sociale della CORSI e anche chi fosse interessato a rivestire un ruolo attivo nei suoi organi. Sono state esposte con trasparenza, sia nelle conclusioni del documento inviato a tutti i soci e presentato alla stampa, sia mediante un resoconto degli spunti emersi dalle riunioni (allegato al documento). Vi si ribadisce il carattere distintivo del servizio pubblico svizzero: quello della facoltà di vigilare sui prodotti e di interagire con l’azienda concessionaria (e non con ogni singolo collaboratore della stessa!) da parte di un organismo rappresentativo dei cittadini, democraticamente eletto. Vi si propone di rivalutare e dare più costruttiva applicazione allo spazio di interazione e cognizione previsto dagli statuti societari, visto che il ruolo delle società regionali della SSR non è quello di un fan club. La concessione attuale prevede formalmente per la SSR un dialogo costante con la popolazione, e questo dialogo non può prescindere da un approccio anche critico verso la qualità dei programmi (gli appunti di Morresi sugli svarioni rilevati ne sono esempio), che non può essere svolto dall’azienda stessa né dall’autorità indipendente di ricorso. Vien da chiedersi perché questa premessa, via via esplicitata nel documento, vale a dire la volontà di svolgere più efficacemente i compiti assegnati dai nuovi statuti del 2010, e di darsi gli strumenti adeguati, abbia scatenato l’allarme invasione per taluni, o la squalifica della CORSI per altri, perché non serve.

Se guardiamo oltreconfine, a svolgere questo ruolo di vigilanza – previsto imperativamente da ogni legislazione europea sul servizio pubblico – sono controllori nominati direttamente dal Governo, dal Ministero delle finanze (che salda il canone) e dal Parlamento. Così certo si soprassiede ai «riti assembleari» che non servono più, dato che vengono direttamente insediati delegati a cui sono assegnate funzioni decisive sull’operatività dell’azienda e sull’impatto dei programmi. La CORSI, quale società regionale della SSR, non ha questi poteri, né li vuole rivendicare. Una rilettura attenta di quanto sta scritto nel documento potrà senz’altro generare suggerimenti per migliorare e attualizzare l’esercizio dei suoi compiti: e questo era il proposito iniziale, che verrà trasmesso ai nuovi eletti con la richiesta di approfondire le varie opportunità. L’intervento di Enrico Morresi rilancia il dibattito, continuiamolo.

Fonte: Corriere del Ticino, 9 luglio 2019

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/le-presunte-mani-sulla-rsi-e-la-funzione-della-corsi/36475-1-ita-IT/Le-presunte-mani-sulla-RSI-e-la-funzione-della-CORSI.jpg 09.07.2019
8460 Il digitale terrestre DVB-T: le novità Il digitale terrestre DVB-T: le novità

La tematica dello spegnimento del digitale terrestre in Svizzera, previsto per il prossimo 3 giugno, ha aperto il dibattito.

Intervista a Luigi Pedrazzini, Presidente CORSI:

Come mai si è giunti allo spegnimento?

Lo spegnimento, così come i termini per la sua attuazione, sono stati “decretati” nella nuova concessione rilasciata dal Consiglio federale alla SSR. Si tratta pertanto di una decisione che emana dalla sfera della politica, non da quella dell’azienda SSR. È stata presa perché il mantenimento del segnale digitale terrestre comportava costi non più giustificati dal numero di utenti che ancora faceva capo al segnale stesso. Il suo spegnimento permette alla SSR di risparmiare una decina di milioni senza conseguenze quantitativamente importanti per l’utenza. È però vero che in alcune regioni periferiche del nostro Paese, lo spegnimento del segnale potrebbe impedire a un numero limitato di persone di seguire i programmi della SSR. Per evitare che ciò avvenga, sono disponibili le soluzioni differenziate di cui parliamo in questo articolo. Lo spegnimento del segnale impedirà poi di seguire i programmi RSI alle persone che vivono in Italia nelle regioni di frontiera. Non sono moltissimi utenti (perché comunque il segnale non poteva penetrare profondamente in Italia come avveniva nel passato); si tratta però di utenti che hanno spesso un rapporto intenso con la Svizzera e un interesse (anche “svizzero”) di conoscere il nostro Paese. In questo caso purtroppo non sembrano esserci grandi soluzioni per garantire una diffusione a tappeto. Ci sono però concrete possibilità di ricevere offerte puntuali della RSI (come “il Quotidiano”) tramite internet (svizzera.it).

Quale tipo di azioni può intraprendere la CORSI per evitare conseguenze negative per il pubblico della Svizzera italiana? (come può ridurre queste conseguenze?)

La CORSI non ha competenze in materia. Come rappresentante della CORSI nel CdA SSR ho evidentemente sensibilizzato i colleghi e la direzione dell’azienda affinché lo spegnimento venisse accompagnato da misure di informazione e di accompagnamento utili per ridurre i disagi. Ho pure auspicato che, nell’ambito dei contatti con il Consiglio federale, venga tenuto in considerazione il ruolo che può avere la SSR per far conoscere al Svizzera all’estero e, in modo particolare, per quanto ci concerne, in Italia. È una strategia necessaria per evitare, come è già avvenuto nel passato, che si formino pregiudizi sul nostro Paese, sulle sue istituzioni, sulla sua economica, ecc. È però questo un ruolo che la SSR può assumere solo se la politica le riconosce le risorse finanziare. Oggi, purtroppo, non è sufficientemente il caso.

*                               *                             *                                   *                            *                            *                     *                             *                          *

Quali alternative al DVB-T?

Alternative per vedere i programmi RSI senza satellite o abbonamento a un provider

App RSI per Apple TV o Android Box

Cos’è l’app RSI per Apple TV e Android Box

È un’app che permette di visionare in live streaming i canali tv della SSR.

Per esempio, consente di seguire la RSI LA1 o LA2 sul grande schermo anche dopo lo spegnimento del Digitale terrestre (DVB-T). Inoltre permette di ascoltare in streaming le emittenti radio SSR.

Cosa serve per usare l’app

Una connessione Internet, una Apple TV o un Android Box (disponibili nei negozi e online, prezzo dai 70 ai 100 franchi) da collegare alla tv e l’installazione dell’app RSI, che è gratuita.

L’app è già disponibile sull’Apple Store (https://itunes.apple.com/ch/app/rsi/id1465606907?l=it)  e nel giro di qualche giorno sarà online anche nel Play Store di Google la versione per Android Box

Cosa non permette di fare l’app

L’app non permette di accedere ai contenuti on demand (VOD). Per questioni legate ai diritti per diffusione in diretta, il funzionamento dell’app è limitato al territorio svizzero.

Play RSI

Per tablet e smartphone è disponibile l’app Play RSI che oltre alla diretta streaming di tv e radio, permette di accedere ai contenuti on demand.

Istruzioni per collegare tablet e smartphone al grande schermo in modalità “senza cavi” sono disponibili in questa pagina: www.rsi.ch/faq

*                        *                       *                                *                              *                               *                            *                                            *                      

Rassegna stampa:

Qui di seguito potete trovare la rassegna stampa in merito a questa tematica:

Intervento del Consiglio del pubblico della CORSI all'Assemblea dei soci del 25.05.2019: https://www.corsi-rsi.ch/content/download/9244/36193/file/Intervento%20CP%20-%20digitale%20terrestre.pdf

Les Temps, 28.05.2019: https://www.corsi-rsi.ch/content/download/9248/36210/file/La-SSR-et-les-frontaliers.pdf

Ticinonews.ch, 29.05.2019:  https://www.ticinonews.ch/ticino/484049/chiesta-una-proroga-dello-spegnimento-del-segnale-terreste-dvb-t

La Regione, 31.05.2019: https://www.corsi-rsi.ch/content/download/9254/36237/file/Addio-Svizzera-bella.PDF

Opinione Liberale, 31.05.2019: https://www.corsi-rsi.ch/content/download/9256/36245/file/Opinione%20Liberale_Digitale%20terrestre,%20vale%20davvero%20la%20pensa%20spegnerlo.pdf

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/il-digitale-terrestre-dvb-t-le-novita/36217-1-ita-IT/Il-digitale-terrestre-DVB-T-le-novita.jpg 06.06.2019 B Magazine - Maggio 2019: Non vedremo più la TV svizzera
https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/il-digitale-terrestre-dvb-t-le-novita/b-magazine-maggio-2019-non-vedremo-piu-la-tv-svizzera/36221-1-ita-IT/B-Magazine-Maggio-2019-Non-vedremo-piu-la-TV-svizzera.png
8471 Il Consiglio del pubblico: intervento di Raffaella Adobati Bondolfi, presidente del Consiglio del pubblico CORSI, Assemblea dei soci CORSI 2019 Il Consiglio del pubblico: intervento di Raffaella Adobati Bondolfi, presidente del Consiglio del pubblico CORSI, Assemblea dei soci CORSI 2019

Vi proponiamo l'intervento di Raffaella Adobati Bondolfi, presidente del Consiglio del pubblico CORSI:

Cosa è e cosa non è il Consiglio del pubblico della CORSI

Ogni anno il Consiglio del pubblico monitora una quindicina di programmi redigendo altrettanti rapporti. Ne discute con la RSI e successivamente li pubblica per condividerli con i soci CORSI e con la società civile e contribuire così anche ad animare il dibattito pubblico sulla qualità dell’offerta, oltre che a rendere conto con trasparenza del proprio operato.

Uno degli elementi identificativi del servizio pubblico e che lo distingue anche dal resto dell’offerta è la vigilanza popolare e democratica, che la società civile può esercitare nei confronti del servizio pubblico. Un tassello di questa vigilanza è il Consiglio del pubblico. Ovviamente il Consiglio del pubblico non ha l’esclusiva di questo compito, lo dimostra il vivace dibattito pubblico. A chi ci rimprovera di non capire nulla di radiotelevisione rispondiamo che siamo un organo di milizia e che la competenza radiotelevisiva richiestaci per svolgere il nostro compito è la competenza di fruitori attenti, assidui e con senso critico.

Il Consiglio del pubblico è espressione di un’utenza che ha a cuore il servizio pubblico, che lo segue con interesse e che attraverso il proprio parere di fruitore, vuole contribuire a garantire un servizio pubblico di qualità, indipendente, riconoscibile e forte.

Il Consiglio del pubblico non fa programmi e non si sostituisce a chi li fa. Non insegna ai professionisti a fare il proprio mestiere. Nella sua funzione consultiva di organo di vigilanza sui programmi analizza da esterno e con senso critico l’offerta editoriale, formula osservazioni e suggerimenti, solleva interrogativi, segnala punti di forza e fragilità, propone una prospettiva o una chiave di lettura di diversa. Certo la RSI ha già i propri meccanismi interni di verifica e, lo sappiamo, la RSI è capace di offrire grande qualità. Ma il confronto è pure un modo per capire se il programma, visto anche con altri occhi, funziona o no nell’ottica del servizio pubblico. E poi forse dovremmo anche chiederci: sarebbe giusto se chi produce come servizio pubblico fosse automaticamente il solo controllore di ciò che produce? Il Consiglio del pubblico non boccia, non stronca senza appello, non censura programmi e non ne chiede la chiusura; basterebbe leggere con attenzione i nostri rapporti per capirlo.

Il Consiglio del pubblico è idealmente espressione del pubblico, non ha aspirazioni di rappresentatività statistica, ma la sua composizione vanta un’ampia eterogeneità di sensibilità, percorsi professionali e di vita e ambiti di competenza.

Non siamo sondaggisti. Il mi piace o non mi piace, il vorrei o non vorrei non sono il metro di misura del Consiglio del pubblico. Gli indici d’ascolto nemmeno. I sondaggi sui gusti individuali li fanno, legittimamente, l’Azienda e le società di marketing. Il nostro compito è un altro e consiste nell’analizzare l’offerta radiotelevisiva per rapporto a quanto deve offrire all’insieme del pubblico, per rapporto ai valori che il servizio pubblico deve veicolare e per rapporto all’aderenza alla concessione.

Nell’era della digitalizzazione, per la società civile ci sono naturalmente mille modi e mille canali per dialogare direttamente con la RSI e la CORSI sta facendo delle riflessioni proprio anche su come inserirsi come valore aggiunto in questo nuovo spazio di discorso pubblico. Parte di questo valore aggiunto sta nel lavoro del Consiglio del pubblico, che ha il compito di raccogliere, strutturare ed elaborare il parere e le attese del pubblico, inserendoli in una riflessione più ampia e articolata sui valori e sulle finalità del servizio pubblico.

Il Consiglio del pubblico lo fa con regolarità e continuità, cercando di abbracciare i vari ambiti e i vari programmi dell’offerta RSI e a chi ci rimprovera di essere strumentali, rispondiamo che il nostro lavoro e il nostro impegno sono funzionali esclusivamente alla garanzia della qualità e dell’indipendenza del servizio pubblico e alla promozione dei suoi valori.

Vi ricordiamo che i risultati dell'assemblea sono consultabili QUI.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/il-consiglio-del-pubblico-intervento-di-raffaella-adobati-bondolfi-presidente-del-consiglio-del-pubblico-corsi-assemblea-dei-soci-corsi-2019/36269-1-ita-IT/Il-Consiglio-del-pubblico-intervento-di-Raffaella-Adobati-Bondolfi-presidente-del-Consiglio-del-pubblico-CORSI-Assemblea-dei-soci-CORSI-2019.jpg 05.06.2019
8453 Amici politicamente scorretti: di Natalia Ferrara Amici politicamente scorretti: di Natalia Ferrara Ferrara è membro del Consiglio regionale e delegata in Consiglio del pubblico della CORSI

Negli scorsi giorni, un documen­to della Corsi, disponibile da tempo e che si limita a spiegare come lavorare ancora di più e sempre  meglio nell'interesse del pubblico e dello stesso servizio pubblico, ha improvvisamente fatto discutere. Evidenti, nella subitanea attenzione, tanto la re­lazione con l'imminente Assem­blea quanto riferimenti a contro­versie recenti su singole trasmis­sioni.

La Rsi parla del mondo, eppure, secon­do mirabolanti opinioni, il mondo non può parlare della  Rsi. I giornalisti del servizio pubblico si occupano, ad esem­pio, dell'attualità politica, economica e sanitaria. Non sono politici, economisti o medici. I giornalisti entrano nelle aule penali e raccontano la cronaca giudizia­ria, senza essere avvocati né giudici. La possibilità di discutere dei programmi, pubblicamente, è una delle forme  del loro controllo esterno di qualità. Anche in questo  modo, la Corsi difende dun­que la qualità del servizio pubblico. Gli amici - quelli veri - ti dicono come cre­dono  che stiano le cose, non  che  hai sempre ragione. Senza libertà di critica si sa, anche ogni elogio è vano. Chi sostiene il contrario confonde libertà con autoreferenzialità, autonomia con on­nipotenza.

Semplifico, ma meglio parlar chiaro: se­condo alcuni i membri  della Corsi non capiscono  niente di radiotelevisione, e dunque  non possono esprimersi in me­rito. Per altri, anche per questo motivo, è assurdo che  la Corsi voglia maggior­mente esercitare le sue competenze. Il paradosso puro. Queste persone  - non professionisti della  radiotelevisione - dicono agli organi Corsi se e come pos­sono esprimersi e, al contempo, giudica­no le trasmissioni,  o meglio esprimono "mi piace l non mi piace':"fu audience':e avanti così. Il luogo deputato per parlar­ne, in primis, sarebbe stata proprio l'assemblea dei soci, dove, purtroppo, nes­suno di questi opinionisti ha pensato di investire qualche ora del suo tempo per contribuire alla discussione. Sorvolo sul fatto che chi rimprovera alla Corsi di es­ sere "partitocratica" è quasi sempre, a sua volta, legato a questo o quel partito, e mi concentro, per ora, su un aspetto evo­cato da tutti i critici della Corsi e del suo nuovo corso: la presunta minacciata in­dipendenza della Rsi.

Iniziamo dai fatti, anzi dalle regole. La Costituzione federale e la Legge sulla ra­diotelevisione garantiscono la libertà dei media  e della radiotelevisione: da chiunque e quindi anche dalla Corsi. La Ssr, sempre per legge, è tenuta a fornire un servizio di pubblica utilità e a garan­tire, nella sua organizzazione, la rappre­sentanza del pubblico. Quale ingerenza, dunque? Affermare che permettere alla Corsi di svolgere meglio i suoi compiti di rappresentanza del pubblico equiva­ le a limitare la Rsi e/o i suoi programmi, significa  non  capire  la differenza fra esprimere un'opinione sul servizio pub­blico e limitarne la libertà. Una posizio­ne che offende la Rsi, considerata inca­pace di garantire la libertà dei suoi col­laboratori, attribuisce alla Corsi inten­zioni che né ha né deve avere, e che, in definitiva, vuole impedire  un dibattito trasparente e democratico sull'offerta del servizio  pubblico, lasciando la di­scussione agli addetti  ai lavori e ai loro "amici".

Oggi e domani, per tutte le sfide che at­tendono il servizio pubblico radiotelevi­sivo, sarebbe utile che chi prende la paro­la non confondesse la libertà critica con la censura. Il processo alle intenzioni, di solito, nasconde le vere intenzioni di chi lo promuove.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/amici-politicamente-scorretti-di-natalia-ferrara/36186-2-ita-IT/Amici-politicamente-scorretti-di-Natalia-Ferrara.jpg 27.05.2019
8445 Assemblea generale ordinaria CORSI - I risultati Assemblea generale ordinaria CORSI - I risultati

Partecipanti all'assemblea: 337

Voti totali (presenti e rappresentati): 557

A norma di statuto l'assemblea dei soci ha la competenza di nominare 20 membri del Consiglio regionale (fra i quali almeno due esponenti del Grigioni italiano), ai quali vanno aggiunti i 4 rappresentanti del Consiglio di Stato del Cantone Ticino e il rappresentante del Consiglio di Stato del Cantone dei Grigioni, la cui nomina è di competenza dei rispettivi governi cantonali.

Al primo turno sono stati eletti:

  • Pedrazzini Luigi: 379 voti
  • Rossi Michele: 337 voti
  • Della Vedova Alessandro (Grigioni italiano): 289 voti
  • Ferrara Natalia: 267 voti
  • Ghisolfi Nadia: 240 voti
  • Kandemir Bordoli Pelin: 239 voti
  • Masoni Brenni Giovanna: 231 voti
  • Ferrari Matteo: 228 voti
  • Mazzoleni Oscar: 222 voti
  • Riget Laura: 218 voti
  • Malacrida Nembrini Martina: 211 voti
  • Ermotti-Lepori Maddalena: 192 voti
  • Nussio Danilo (Grigioni italiano): 185 voti
  • Gargantini Giangiorgio: 173 voti
  • Krüsi Giorgio: 172 voti
  • Milani Franco (Grigioni italliano): 163 voti
  • Meroni Flavio: 156 voti
  • Gatti Umberto: 155 voti
  • Giudici Andrea: 148 voti
  • Bignasca Marco (Grigioni italiano): 138 voti

Il nuovo Consiglio regionale entrerà in carica il 1 gennaio 2020 e nella sua prima riunione si occuperà di eleggere al proprio interno il Comitato del Consiglio regionale CORSI, attivo per il quadriennio 2020-2023.

All'assemblea dei soci compete la nomina di 11 membri del Consiglio del pubblico (fra i quali almeno due esponenti del Grigioni italiano).

Al primo turno sono stati eletti:

  • Pini Nicola: 287 voti
  • Stoppa Roberto: 227 voti
  • Molo Elia: 204 voti
  • Martinoli Filippo: 201 voti
  • Beretta Flavio: 195 voti
  • Braguglia Massimo: 187 voti
  • Fornera Fausto: 184 voti
  • Sargenti Aurelio: 187 voti
  • Pedrazzini Raffaele: 181 voti

Elette tacitamente per il Cantone dei Grigioni:

  • Alessandra Rime
  • Armanda Zappa Viscardi

A questi andranno aggiunti 2 rappresentanti designati dal Consiglio regionale e 4 membri cooptati dallo stesso Consiglio del pubblico.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/assemblea-generale-ordinaria-corsi-i-risultati/36150-1-ita-IT/Assemblea-generale-ordinaria-CORSI-I-risultati.jpg 26.05.2019 Comunicato stampa
https://www.corsi-rsi.ch/content/download/9237/36162/file/Comunicato stampa assemblea CORSI 25.05.19.pdf
Relazione Presidente del consiglio del pubblico - Raffaella Adobati Bondolfi
https://www.corsi-rsi.ch/content/download/9243/36190/file/Relazione Raffaella Adobati.pdf
Intervento del Consiglio del pubblico sul digitale terrestre
https://www.corsi-rsi.ch/content/download/9244/36193/file/Intervento CP - digitale terrestre.pdf
8440 CORSI, presente e futuro al servizio del cittadino CORSI, presente e futuro al servizio del cittadino L’OPINIONE Luigi Pedrazzini, presidente della CORSI (Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana)

Al di là delle nomine, l’assemblea di sabato prossimo avrà ulteriori elementi di interesse, che penso valga la pena mettere in evidenza all’attenzione di chi vi parteciperà e di chi segue l’attività della Cooperativa per la radiotelevisione della Svizzera italiana.

Unitamente alla convocazione, i soci della CORSI hanno ricevuto un «documento programmatico» elaborato nel corso di due seminari dai membri del Consiglio regionale e del Consiglio del pubblico. Indica una serie di piste concrete da seguire, per fare in modo che la CORSI – attraverso l’azione dei suoi organismi – possa assumere pienamente il ruolo di mediatore qualificato e autorevole fra i cittadini e l’azienda radiotelevisiva.

È un ruolo necessario. In primo luogo per preservare l’autonomia dell’azienda radiotelevisiva che si esporrebbe a condizionamenti inevitabili qualora dovesse assumere direttamente la responsabilità di dialogare sulle proprie scelte con il pubblico e con i differenti attori della società civile (partiti, associazioni, eccetera).

È, poi, un ruolo necessario perché l’ente radiotelevisivo ha bisogno di un «corpo intermedio» qualificato che, nella valutazione dell’offerta, ponga l’accento sul rispetto della missione e dei valori del servizio pubblico. Questo aiuto è ancora più importante in un’epoca che vede l’azienda radiotelevisiva di servizio pubblico confrontata con sfide di mercato sconosciute nel passato, con forme di concorrenza sempre più globali e differenziate, che tendono a imporre i risultati di ascolto quale elemento decisivo per valutare la bontà dell’offerta.

Ma così non è, e non deve essere! E allora, senza presunzione, con un lavoro serio e non necessariamente visibile e spettacolare, la CORSI si propone quale istanza consultiva dell’azienda capace – grazie al suo radicamento nella società, grazie alla sua organizzazione e al lavoro dei suoi organi e dei suoi numerosi soci, grazie ai contatti con il pubblico – di contribuire a fare in modo che la rotta seguita dall’ente sia rispettosa della missione, dell’identità, delle ragioni d’essere del servizio pubblico radiotelevisivo.

È sempre bene ricordare che lo storico risultato del 4 marzo 2018, stando agli approfondimenti delle intenzioni di voto, non è stato principalmente un voto di gradimento sui programmi SSR, bensì l’affermazione di una chiara volontà politica: nel mercato svizzero della comunicazione deve esistere un’azienda di servizio pubblico forte, indipendente, organizzata su base federalista e tenuta a produrre programmi secondo criteri di qualità, soggetti a una verifica democratica.

La CORSI non fa radio e televisione, né insegna a farlo, non fa giornalismo, né ha più, da anni, competenze operative tali da consentirle di condizionare l’operato dell’azienda; la CORSI – ed è ribadito nel documento programmatico – non ha ambizioni di «potere». Ha però la missione e l’obiettivo di essere uno strumento al servizio dei cittadini che credono nel servizio pubblico e che vogliono contribuire a definire il livello e la qualità della sua offerta.

Fonte: Corrirere del Ticino, 21 maggio 2019

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/corsi-presente-e-futuro-al-servizio-del-cittadino/36111-1-ita-IT/CORSI-presente-e-futuro-al-servizio-del-cittadino.jpg 21.05.2019
8424 "Vogliamo essere più di un ponte tra emittente e pubblico" "Vogliamo essere più di un ponte tra emittente e pubblico"

Ieri mattina agli Studio radio RSI a Lugano-Besso si è tenuta la conferenza stampa della CORSI.

Il presidente della cooperativa, Luigi Pedrazzini, dopo aver presentato ai media i contenuti dell'assemblea dei soci di domenica 25 maggio, ha sottolineato che la CORSI vorrebbe ottenere un maggior legame con il pubblico radiotelevisivo della Svizzera italiana.

Vi suggeriamo i seguenti articoli, presenti nella nostra rassegna stampa: 

  • La Regione - Luigi Pedrazzini: "Vogliamo essere più di un ponte tra emittente e pubblico"
  • Corriere del Ticino - La CORSI vuole un legame più stretto con il pubblico

Potete trovare gli articoli cliccando QUI.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/vogliamo-essere-piu-di-un-ponte-tra-emittente-e-pubblico/36045-1-ita-IT/Vogliamo-essere-piu-di-un-ponte-tra-emittente-e-pubblico.jpg 14.05.2019
8499 Intervista a Bice Curiger Intervista a Bice Curiger di Ivo Silvestro, Giornalista de laRegione

Come la Beatrice di Dante – di cui Bice è il diminutivo, come ha subito ricordato Moreno Bernasconi –, ha accompagnato il pubblico dello Studio 2 nel complesso mondo dell’arte. In buon italiano – appreso dalla madre bellinzonese – Bice Curiger ha parlato delle mostre “blockbuster”, quelle che con grandi nomi richiamano molti visitatori ma rischiano di portare al conformismo, dell’importante lavoro del curatore di mostre, della storia dell’arte che spesso ha sottovalutato i contributi femminili. Del resto lei il mondo dell’arte lo conosce bene: nel 2011 è stata chiamata a curare la Biennale di Venezia, e dal 2013 dirige la Fondazione Vincent van Gogh ad Arles. Nel campo dell’arte, una donna leader – come da titolo dell’interessante serie di incontro promosso dalla Corsi – ma a una domanda del pubblico Bice Curiger ha subito detto di non vedersi come una leader: «È chiaro, ho avuto compiti importanti, ma la mia generazione ha una visione un po’ diversa: oggi si parla di “carriera” già all’asilo, mentre per noi era una parola brutta».

Bice Curiger, nel mondo dell’arte ci sono ancora pregiudizi di genere, ad esempio con mestieri ‘da donne’ e mestieri ‘da uomo’?

È interessante come la storia dell’arte sia diventata uno studio prettamente femminile: ho tenuto corsi a Berlino, alla Humboldt-Universität, il 90 per cento erano donne e il 10 uomini. E tutti dicevano: “Guarda, questi cinque uomini saranno i prossimi direttori di musei”. Ma era nel 2006 e devo dire che adesso, in Germania, ci sono tante donne direttrici di museo, per cui le cose stanno cambiando. E anche in Svizzera…

Insomma, il mondo dell’arte è forse un po’ più aperto rispetto ad altre realtà.

Sì, penso si possa dire così.

Lei ha anche tenuto dei corsi all’Accademia di Mendrisio: anche lì erano più donne?

No, ma erano architetti. Però mi ricordo che nel mio corso ho parlato molto di artiste donne e, al momento degli esami, alcune studentesse – quindi delle ragazze che studiano architettura, che vogliono diventare architette – non avevano idea dell’esistenza di artiste donne, non conoscevano nessuna artista donna vivente. L’ho trovato un po’ scioccante…

Un problema di cultura artistica o, guardando dall’altro lato, di mediazione culturale, attività sempre più centrale per i musei.

Sì, è molto importante. E su questo i media dovrebbero assumersi un po’ più di responsabilità, dare più spazio alla cultura. Perché è importante per gli artisti stessi: non basta dare uno stipendio a un artista, se non c’è una base di mediazione, di discussione, è chiaro che l’artista sarà costretto a partire, non può esistere un artista senza un eco sul territorio.

C’è stata una evoluzione, in questo?

Ho avuto la fortuna, quando ero ancora studentessa, di poter scrivere per il ’Tages-Anzeiger’. Parliamo degli anni Settanta ed era fantastico, si creava dibattito, in molti mi dicevano “Ah, ho letto il tuo articolo!”. Eravamo in cinque persone, due fissi e tre freelance. Adesso in quel giornale non c’è più un critico d’arte, solo un freelance, e rispetto agli anni Settanta la scena artistica è molto più attiva, ci sono più gallerie, c’è una nuova Kunsthalle. Un gallerista si assume anche dei rischi e nessuno raccoglie la sfida di voler capire, di informarsi su quel che succede.

Insomma, maggiore attività ma minore dibattito pubblico.

Esatto. E i media digitali ancora non riescono a essere un luogo di discussione, forse in futuro lo saranno ma per ora non lo sono.

Ed è importante: in Italia, io sono abbonata ad Artribune che adoro e sono molto grata di poter leggere anche questo e non solo Artforum e altre riviste online americane, perché sarebbe una perdita per la cultura europea. L’Europa deve mantenere un dibattito vivo, altrimenti restiamo in balia del sistema delle fiere artistiche, dove tutto sparisce.

Ecco, le fiere e il mercato dell’arte: il valore delle opere è cresciuto molto, in questi ultimi anni.

C’è sempre stata la follia del prezzo ma credo che con la tecnologia e la globalizzazione siamo saliti a un altro livello. Le gallerie un tempo avevano un rapporto con le persone che entravano, oggi si entra, il gallerista forse è a Hong Kong, settimana prossima a Miami… E a stabilire che cosa è di qualità sono le aste: non più i discorsi, il dibattito pubblico, ma le palette alzate nelle case d’aste. Così non c’è futuro per l’arte.

La vedo pessimista…

No, solo su questo (ride, ndr).

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/intervista-a-bice-curiger/36373-1-ita-IT/Intervista-a-Bice-Curiger.jpg 10.04.2019
8389 Il Gourmand World Summit: intervista a Marta Lenzi Repetto Il Gourmand World Summit: intervista a Marta Lenzi Repetto

Marta Lenzi Repetto, specialista in storia dell’alimentazione è una degli autori del libro Menù per orchestra, un progetto in cui la CORSI ha fortemente creduto, nato sulla scia delle attività collaterali a Expo 2015, con l’intenzione di mettere in luce le competenze e il talento della Svizzera italiana mediato attraverso il servizio pubblico radiotelevisivo

Nei giorni scorsi è stata a Parigi per il Gourmand World Summit, una tre giorni di incontri e scambi all’UNESCO, dove protagonisti sono stati i migliori libri di cultura enogastronomica degli ultimi anni, tra cui proprio il nostro:

Quale significato assume, nel contesto dell’evento svoltosi presso la sede dell’UNESCO, questo contributo letterario legato alla ricerca sulle tradizioni e offerte culturali della Svizzera italiana, promosso dalla CORSI?

Un significato molto importante perché, come sottolineato dagli organizzatori, grazie alla CORSI anche la cultura della Svizzera italiana era presente in un contesto editoriale internazionale dove difficilmente viene rappresentata. Negli anni il libro Menu per Orchestra si è fatto promotore della cultura gastronomica e musicale del nostro territorio in diversi ambiti europei.  Essere presente al primo Gourmand World Summit all’UNESCO ha permesso di divulgare maggiormente i valori che permeano il nostro territorio, compreso quello legato al ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo, per consolidare il ruolo svolto a livello nazionale e internazionale e sottolinearne la particolare identità.

Quali sono state le sue impressioni sull’evento e quale “maggior valore” per il nostro territorio si può ricavare?

È stato un evento entusiasmante e l’impegno degli organizzatori, Edouard Cointreau per primo, ha portato un grande pubblico e soprattutto ha creato una valida piattaforma e una valida opportunità per farsi conoscere e aprire un dialogo a livello internazionale. La Svizzera italiana, così come tutta la Svizzera, normalmente non vengono citati per le loro tradizioni gastronomiche e/o musicali, mentre il lavoro presentato grazie a questo libro ha permesso di divulgare un aspetto della nostra cultura per molti ancora sconosciuto. Circa 200 Paesi di tutto il mondo hanno avuto modo di scoprire le nostre tradizioni, l’importanza di una orchestra come l’OSI e le molte peculiarità del nostro territorio. Tutti i libri selezionati e premiati sono strettamente legati al turismo e alla cultura del Paese da cui provengono: secondo Cointreau hanno successo perché riescono a restituire le emozioni e l’orizzonte culturale in cui sono nati. E grazie anche ai contatti avvenuti con rappresentanti dell’UNESCO e con l’Ambasciata svizzera a Parigi si sono poste le basi per collaborazioni future.

L’importanza della gastronomia e delle tradizioni è davvero in linea con la salvaguardia dei beni culturali e ambientali promossi dall’UNESCO quale patrimonio dell’umanità?

Perfettamente in linea. Quando pensiamo al patrimonio mondiale dell’UNESCO ci vengono in mente principalmente monumenti, pensiamo ai nostri Castelli di Bellinzona, ma negli anni il concetto di cultura è stato aggiornato e l’UNESCO mira a proteggere anche elementi ed espressioni di un Patrimonio Culturale Immateriale, inglobando tradizioni viventi come espressioni orali, pratiche sociali e alimentari, riti, feste e il saper fare artigianale, usi e costumi che vengono tramandati di generazione in generazione e che contribuiscono a definire le identità culturali delle comunità del Pianeta .Le tradizioni gastronomiche, legate alla cultura locale, giocano u ruolo importante.

Anche il vino, le pratiche e paesaggi vitivinicoli e le loro tradizioni, sono riconosciuti come Patrimonio dell’umanità.  Uno dei migliori esempi di interazione fra patrimonio universale materiale e immateriale è nel Canton Vaud dove si è valorizzato al meglio il legame fra territori vignati del Lavaux da una parte, riconosciuti Patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 2007, e tradizioni popolari con la Fête des Vignerons dall’altra, inserita nel Patrimonio immateriale UNESCO nel 2016 quale esempio di grande manifestazione popolare, che aggrega arti dello spettacolo e pratiche sociali secolari.

Quale è secondo lei il ruolo del nostro servizio pubblico radiotelevisivo in questo contesto?

È il ruolo fondamentale di promotore di iniziative culturali di ogni sua regione linguistica, sostenendole in uguale misura. I valori delle “diversità” culturali che caratterizzano la nostra Svizzera, che sono colte e divulgate dal servizio pubblico radiotelevisivo, corrispondono ai valori dell’UNESCO stessa, che promuove e tutela le diversità culturali nel mondo. Valori e conoscenze da tutelare e trasmettere alle generazioni future.

Vi è un plusvalore concreto che la CORSI, nel suo ruolo di società regionale e di rappresentante del territorio italofono in seno alla SSR, potrebbe rendere maggiormente visibile?

Come sostenuto dall’ambasciatore Michelet e da Isabelle Chassot, direttrice dell’Ufficio federale della cultura, fa piacere e inorgoglisce trovare la cultura italofona elvetica rappresentata in contesti importanti e internazionali. La CORSI nel suo ruolo di società regionale e di rappresentante del territorio italofono nella SSR deve a mio parere continuare nel giusto percorso intrapreso per rendere sempre più visibile l’importanza dell’italianità nel nostro Paese, con progetti seri, volti a sottolineare il ruolo importante della Svizzera italiana quale componente della cultura federale svizzera.

Intervista di Veronica Del Sindaco, Segretariato CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/il-gourmand-world-summit-intervista-a-marta-lenzi-repetto/35838-1-ita-IT/Il-Gourmand-World-Summit-intervista-a-Marta-Lenzi-Repetto.jpg 01.04.2019
8363 La CORSI all’Unesco, Parigi – il Gourmand World Summit La CORSI all’Unesco, Parigi – il Gourmand World Summit Menù per orchestra

Dal 20 al 22 marzo 2019 nella sede dell’Unesco a Parigi si è svolto il primo Gourmand World Summit. I migliori libri di cultura enogastronomica degli ultimi anni, sempre strettamente legati al turismo e all’identità del territorio da cui provengono, sono stati protagonisti della 3 giorni di incontri e scambi tra diversi professionisti del settore e rappresentanti istituzionali dei vari Paesi.

Una grande esposizione nella Hall Ségur di oltre 2000 libri provenienti da 170 Paesi ha sottolineato l’importanza della cultura enogastronomica quale ponte tra popoli diversi.

Tra questi il Menu per orchestra, libro edito dalla CORSI in occasione delle attività collaterali a Expo 2015 con l’intenzione di mettere in luce le competenze e il talento della Svizzera italiana, tra musica e gastronomia.

Un viaggio attraverso l’evoluzione del gusto gastronomico e musicale nei secoli, che sottolinea il ruolo dalla Radiotelevisione svizzera di lingua italiana con i suoi programmi di divulgazione e d’intrattenimento gastronomico e musicale, con l’OSI – Orchestra della Svizzera italiana che ha tradotto in note i suggerimenti culinari dello chef Dario Ranza, attraverso un prezioso CD.

Dopo aver conseguito il Best TV Chef Book in Switzerland e il Best Innovative Book in Switzerland per il premio internazionale Gourmand Awards 2016, e dopo essere stato presente come Best in the World nella categoria di libri in lingua italiana alla Fiera del libro di Francoforte dello stesso anno, il Menu per orchestra ha ottenuto ancora una volta grande successo. È stato così nuovamente sottolineato il valore aggiunto di un servizio pubblico svizzero che tiene conto delle minoranze linguistiche e si fa vettore e promotore delle iniziative culturali di ogni sua regione divulgandole in modo originale.

Valori promossi e tutelati anche dall’Unesco con il suo operato internazionale. Un patrimonio mondiale che si compone di oggetti non solo architettonici e naturali, ma anche di beni immateriali - come cibo e tradizioni diverse -, la cui conoscenza e comprensione è essenziale per meglio convivere pacificamente nel nostro pianeta.

 

Diversi temi, stili, tradizioni sono stati riscoperti e condivisi in questa prima edizione del Gourmand World Summit.

Sono intervenuti l’Ambasciatore svizzero all’Unesco M. Martin Michelet, che ha evidenziato le qualità culturali del nostro territorio e il lavoro svolto dal servizio pubblico per divulgare i valori di un’orchestra e di una tradizione gastronomica legata alla Svizzera italiana, unitamente a Isabelle Chassot, capo dell’Ufficio Federale della cultura.

Per tre giorni all’Unesco, grazie alla CORSI, si è respirata anche l’aria della Svizzera italiana!

Marta Lenzi Repetto in questa occasione è stata intervistata, in diretta da Parigi, da Fabrizio Casati e Fabio Guerra durante la puntata di Gustando dello scorso sabato mattina 22 marzo 2019! Ve la siete persi? È possibile riascoltarla cliccando QUI (minutaggio 1:35:42 - 1:41:50).

Tutto l'archivio sul libro è disponibile alla seguente pagina del nostro sito: https://www.corsi-rsi.ch/Documenti/Menu-per-orchestra/Introduzione

Nelle foto:

-       Marta Lenzi Repetto, autrice insieme a Giacomo Newlin e Anna Ciocca-Rossi di Menu per Orchestra, con l’ambasciatore svizzero all’Unesco Martin Michelet

-       Parte centrale dell’esposizione al Gourmand World Summit nella Hall Ségur dell’Unesco

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/la-corsi-all-unesco-parigi-il-gourmand-world-summit/35732-3-ita-IT/La-CORSI-all-Unesco-Parigi-il-Gourmand-World-Summit.jpg 26.03.2019 Parigi_001
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8328 La collaborazione OSI-CORSI-RSI secondo Markus Poschner La collaborazione OSI-CORSI-RSI secondo Markus Poschner

In occasione del prossimo concerto dell’Orchestra della Svizzera italiana all’Estonia Concert Hall, la CORSI si recherà a Tallinn. A dirigere l’orchestra sarà Markus Poschner (direttore principale), da noi intervistato:

Che significato ha suonare a Tallinn? Quali saranno le peculiarità di questo concerto?

Tallinn è una bellissima città, molto antica e con un'enorme tradizione di arte e musica. Ho viaggiato lì altre volte, con orchestre diverse, ed è stato sempre un grande piacere esibirmi in quella meravigliosa sala da concerto storica. Il pubblico è sempre molto aperto ed entusiasta delle nuove idee ed ogni volta abbiamo ricevuto un caloroso benvenuto. Quindi, non vedo davvero l'ora di suonare di nuovo in quel luogo.

È soddisfatto del sostegno del servizio pubblico radiotelevisivo alla musica classica, in generale?

Per essere onesti, non è mai abbastanza! Sono convinto che oggi più di ieri abbiamo bisogno di scambi educativi e culturali. La musica classica rappresenta un intero universo di emozioni e complessità al di là del linguaggio; e questo significa un collegamento diretto al nostro cuore, che sicuramente potrebbe aiutarci a capire la vita personale, chi siamo e dove andiamo.

In base alla sua esperienza internazionale, nota delle differenze tra la RSI e altri canali pubblici nazionali? Avrebbe dei suggerimenti per migliorare l’offerta?

Apprezzo molto l'immensa offerta di tutti i tipi di musica nel mondo della RSI, sia che si tratti di musica jazz, classica e di molti altri stili. Perché non creare una sala da concerto digitale in LAC come fece la Berlin Philharmonic e moltiplicare l’offerta di concerti trasmessi? In tutte le stagioni abbiamo artisti fantastici e famosi e sono sicuro che ciò spingerebbe immediatamente la reputazione di Lugano come uno dei luoghi culturali più attraenti in Europa.

Consce la CORSI e il suo ruolo nei confronti di un’Orchestra come l’OSI, che è frutto anche del servizio pubblico radiotelevisivo?

“So che la CORSI è di fondamentale importanza per i concerti OSI dedicati ai bambini, perché dà un importante sostegno finanziario e promozionale. Ogni orchestra ha il compito di offrire progetti per il pubblico giovane, ma spesso queste iniziative sono costose. L’OSI è fortunata a beneficiare di un appoggio proprio in questo settore!”

In merito all’operato della CORSI, avrebbe dei consigli di miglioramento da rivolgerle?

È importante essere in contatto con nuove idee per sviluppare questo meraviglioso posto in Ticino come un'altra capitale della musica e delle arti in Europa. Solo insieme siamo in grado di muovere la realtà. Il cuore dell'identità è sempre cultura - ovunque. Quindi, creiamo il nostro futuro.

Intervista di Veronica Del Sindaco, Segretariato CORSI.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/la-collaborazione-osi-corsi-rsi-secondo-markus-poschner/35620-3-ita-IT/La-collaborazione-OSI-CORSI-RSI-secondo-Markus-Poschner.jpg 12.03.2019
8324 Bice Curiger e il panorama culturale svizzero Bice Curiger e il panorama culturale svizzero Intervista a Natascha Fioretti, giornalista

Tra pochi giorni la CORSI ospiterà Bice Curiger, per discutere di cultura, pari opportunità e servizio pubblico radiotelevisivo. Cosa ci si può aspettare dalla serata? Natascha Fioretti, volto conosciuto del giornalismo ticinese attiva per diverse testate culturali del Cantone, ci descrive le sue aspettative:

 

La CORSI sta portando avanti un ciclo su figure di donne leader. Cosa si aspetta da una serie di conferenze simili?

A livello internazionale stiamo assistendo ad un momento politico, sociale e culturale cruciale nel quale le donne stanno facendo la differenza, stanno dimostrando una grande forza e una grande lungimiranza su tematiche fondamentali.

Guardiamo soltanto agli Stati Uniti dove un numero record di donne ha conquistato il Congresso americano, dove la speaker della Camera Nancy Pelosi, prima donna della storia a rivestire questa carica e a guidare un partito politico in una delle Camere del Congresso, ha tenuto testa a Trump nello scontro sul finanziamento del muro e il conseguente shutdown. Pensiamo all'ondata bianca delle donne del partito democratico al discorso di Trump sullo Stato dell'Unione in ricordo del movimento delle Suffragette e all'immagine diventata virale della Presidente della Camera che in modo canzonatorio applaude Trump durante uno dei passaggi del suo discorso.  E se guardo all'Europa non posso non pensare a quello che sta facendo una piccola, grande e incredibile donna come Greta Thunberg. Da questi incontri mi aspetto emergano anche questo spirito e questa visione d'insieme, che si trovi la chiave giusta per mettere in risalto il grande ruolo, la competenza e il coraggio che le donne oggi mettono in campo per una società e una politica migliori in Svizzera e altrove. Pensiamo soltanto alle iniziative in atto per promuovere la presenza delle donne in politica e penso all'iniziativa #iovotodonna promossa da FAFT Plus in Ticino e all'inizia Helvetia ruft! promossa in Svizzera interna da alliance f.

Se fosse Lei a intervistare un personaggio come Bice Curiger, cosa sarebbe curiosa di chiederle?

Il mondo di Bice Curiger è quello dell'arte: è stata la prima donna a curare la Biennale di Venezia ed è stata inserita tra le donne più potenti nell'arte in Europa. Intanto le chiederei come ha fatto ad affermarsi in un mondo che notoriamente in passato è stato a predominanza maschile. Negli anni 80' i curatori erano tutti uomini. Ricordo ancora quando il pittore e scultore tedesco George Baselitz in un'intervista al settimanale tedesco Der Spiegel, qualche anno fa ormai, disse “le donne non sono brave artiste e non sanno dipingere”. Il suo intento naturalmente era quello di provocare, mi chiedo però se sei anni dopo e all'indomani del movimento #MeToo un'affermazione del genere sarebbe ancora possibile. E poi le chiederei: “quanto contano le donne nell'arte oggi?”; “c'è una differenza nei numeri tra artiste e artisti, tra curatori e curatrici?” E, in ultimo, “cosa decreta oggi il successo di un artista?”.

Cosa si aspetta che riveli una donna simile della sua carriera? Cosa sarebbe bello sentire da parte sua?

Personalmente mi interessa la sua esperienza di direttrice artistica della Fondazione Vincent Van Gogh ad Arles e le chiederei in che cosa si differenzia dalle esperienze e dagli incarichi precedenti. È stata anche curatrice editoriale e cofondatrice della rivista Parkett nell'84', mi piacerebbe raccontasse la storia e l'atmosfera che si respirava a quel tempo e che l'ha portata a lanciare questa rivista e perché oggi non funzionerebbe più.

Nella sua esperienza professionale, ha visto le sue colleghe donna faticare particolarmente per riuscire a svolgere le loro mansioni? Il fatto di essere donna è ancora un problema oggi per l’ottenimento di certe cariche?

Basta fare un giro nelle redazioni dei quotidiani e settimanali di informazione svizzeri per rispondere a questa domanda alla quale rispondo con un'altra domanda: quanti direttori donna abbiamo?

Cosa può dare il servizio pubblico radiotelevisivo nella promozione dell’immagine della donna?

Da anni ormai dico che il servizio pubblico radiotelevisivo proprio per la natura del suo mandato e per le risorse delle quali dispone dovrebbe dare il buon esempio e mettere in campo una serie di best practice. Questo declinato su più livelli, penso a quello aziendale interno, alla programmazione e a contenuti web dedicati. Ho sempre ammirato la sezione online del Guardian dedicata alle donne che da qualche tempo comprende anche la sezione “Women in leadership”. Andrebbe creato un flusso, una narrativa costante che attraversa le varie piattaforme e canali di comunicazione della RSI e sia attento alla questione delle pari opportunità affrontandole con format e da punti di vista differenti. Gli eventi pubblici sono cosa buona e giusta ma da soli non bastano a promuovere un cambiamento culturale, sociale e politico profondo.  Auspicherei, inoltre, dei dibattiti che possano coinvolgere anche i più giovani, la vera risorsa per un futuro inclusivo in cui la diversità non fa paura ma è vista come una risorsa. Penserei ad una serie di incontri con ospiti e moderatori delle nuove generazioni, millenials o post millenials. Ai leader di domani.

La CORSI ha tra i suoi compiti quello di raccogliere le attese dei radio e teleascoltatori verso il servizio pubblico radiotelevisivo. Quali pensa che possano essere le iniziative che la cooperativa potrebbe attuare per entrare in dialogo con l’utenza?

Mi sembra che la CORSI negli ultimi anni si sia mossa in diverse direzioni per riuscire a stabilire una più forte connessione con il pubblico radiotelevisivo. Punterei sicuramente su formule per coinvolgere attori giovani all'interno dei propri spazi di lavoro, confronto e dibattito, sia interno sia pubblico.

Intervista di Veronica Del Sindaco, Segretariato CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/bice-curiger-e-il-panorama-culturale-svizzero/35593-3-ita-IT/Bice-Curiger-e-il-panorama-culturale-svizzero.jpg 08.03.2019
8322 Cathy Flaviano responsabile del nuovo Dipartimento Cultura e Società Cathy Flaviano responsabile del nuovo Dipartimento Cultura e Società COMUNICATO STAMPA RSI

COMUNICATO STAMPA RSI

Il Consiglio di Amministrazione della SSR su proposta del direttore RSI Maurizio Canetta e del Comitato del Consiglio Regionale della CORSI ha nominato Cathy Flaviano responsabile del nuovo Dipartimento Cultura e Società. Cathy Flaviano, di madrelingua italiana e tedesca, è nata a Basilea nel 1967, ha conseguito il diploma in psicologia all'Università di Basilea e il master in comunicazione alla Hochschule di Lucerna.

Inizia la sua carriera nel mondo dell’audiovisivo ancora giovanissima, durante i suoi studi, ai microfoni della radio locale di Basilea, “Radio Basilisk” e poi in video, conducendo trasmissioni di attualità per “Telebasel”, prima di approdare, nel 1995, all’allora Radio DRS 3 (oggi SRF 3). Membro della direzione editoriale nell’importante periodo di creazione di SRF 4 news, è stata responsabile di diversi progetti trimediali ed è attualmente Responsabile dello Stato Maggiore del Dipartimento Cultura di SRF.

Per tutti noi un passo molto importante” commenta Maurizio Canetta, direttore RSI “con la nomina di Cathy Flaviano a responsabile del nuovo Dipartimento Cultura e Società, un progetto di rinnovamento e cambiamento, sul quale abbiamo lavorato per molto tempo, presto sarà realtà. Cathy Flaviano è indubbiamente una collega di comprovata esperienza, pronta a impegnarsi con entusiasmo e competenza nella creazione e impostazione del nuovo dipartimento. Cathy parla perfettamente tanto italiano che tedesco, e ha al suo attivo una comprovata esperienza sia nella creazione di nuovi format e programmi che nella loro produzione. Vanta un’importante esperienza professionale a tutto campo - radio, televisione e offerta digitale – e, ne sono certo, porterà impulsi nuovi, positivi e stimolanti per tutti noi.  Ringrazio i colleghi di SRF per la loro disponibilità. Cathy inizierà a lavorare con noi dal prossimo 1 giugno.” 

Il presidente della CORSI Luigi Pedrazzini ha dal canto suo sottolineato che il Consiglio di Amministrazione SSR, procedendo alla nomina della signora Flaviano, ha voluto cogliere nella proposta della CORSI e della RSI un importante, positivo e concreto segnale di collaborazione fra le regioni all'interno della SSR.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/cathy-flaviano-responsabile-del-nuovo-dipartimento-cultura-e-societa/35580-3-ita-IT/Cathy-Flaviano-responsabile-del-nuovo-Dipartimento-Cultura-e-Societa.jpg 27.02.2019
8314 Serata dedicata a filmati d’archivio della RSI sulla Valposchiavo Serata dedicata a filmati d’archivio della RSI sulla Valposchiavo di Paolo Marveggio - 18 febbraio 2019 - Il Bernina

Venerdì 15 febbraio 2019 alle 18, nel salone della Tor a Poschiavo si è svolta la proiezione di numerose immagini conservate nelle teche della RSI proposte dalla CORSI (Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana).
Tanti filmati d’archivio per raccontare la storia della valle, partendo dai lontani anni ’30 arrivando fino ai giorni nostri, i quali hanno fatto da spunto ad un colloquio tra il pubblico e gli ospiti sul palco. Moderati magistralmente da Fabrizio Casati ci hanno raccontato le loro impressioni Emanuele Bontognali, Giovanna Giuliani-Crameri e Guido Lardi.

La CORSI (Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana) è la società regionale che rappresenta gli utenti di lingua italiana della radiotelevisione di servizio pubblico in Svizzera, cioè gli ascoltatori e gli spettatori della RSI. La sua missione consiste nel fare da garante sui contenuti e sulla qualità dell’offerta editoriale e dei programmi, nel rispetto del mandato federale. Questo compito di vigilanza spetta principalmente ai suoi organi istituzionali.
La CORSI è però anche chiamata a promuovere e mantenere vivo il dibattito sul ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo, creando opportunità di dialogo e di incontro fra la popolazione e i collaboratori della RSI, contribuendo così a radicare l’azienda nel suo territorio di riferimento.

Gli eventi e le iniziative della CORSI rappresentano un’occasione unica per confrontarsi con tutte le fasce di pubblico e raccogliere opinioni, attese e suggerimenti utili che la società cooperativa può trasmettere ai responsabili delle trasmissioni e dei vari dipartimenti (https://www.corsi-rsi.ch).

Dopo le presentazioni e i ringraziamenti di rito ci immergiamo con Gritli Olgiati nella storia della sua coperta ricamata. Un viaggio attraverso la vita di questa grande donna poschiavina che incarna perfettamente le difficoltà che ancora oggi devono affrontare i giovani con l’obbligo di dover lasciare la valle per poter studiare o trovare un futuro lavorativo. La rivalità linguistica e di fede la fa da padrone nel filmato seguente, dove tramite racconti di ricordi viene messo a nudo il secolare conflitto che esisteva tra la comunità cattolica e quella protestante.

Poi in una raccolta che spazia su vari anni l’onnipresente Trenino del Bernina ci porta alla riscoperta della sua storia e di ciò che questa ha portato in termini turistici e economici alla valle. Passando dunque ad una panoramica raccontata da Grytzko Mascioni (scrittore svizzero oriundo di Brusio) che ci fa vedere la nostra valle da un’altra prospettiva mescolata di nostalgia e rimpianto. Il clima ludico e sportivo di “Giochi senza frontiere” ci riporta a ridere e tifare per gli sforzi dei nostri concittadini nelle varie sfide. Un programma ideato per unire tutti i paesi d’Europa dimenticando ideologie politiche o rivalità storiche.

Passiamo poi ad un capitolo doloroso della storia valligiana in quella che viene denominata impropriamente come “santa alluvione”. Molteplici filmati ci fanno rivivere quei drammatici momenti per poi volgere, sia tramite il video che con la discussione, sul lato collaborativo dei poschiavini che in poco tempo hanno ricostruito, forse anche meglio di prima, ciò che la forza della natura aveva devastato. Un evento che ha dato ulteriore linfa all’imprenditoria poschiavina.
Passiamo poi ad un altro capitolo buio della nostra storia: lo sterminio delle streghe. Lo scempio protratto grazie all’ignoranza e alla superstizione verso povere anime, forse d’intralcio per le loro idee, che venivano torturate ed uccise con l’assenza di prove concrete per poterle condannare. Ritorniamo a parlare dell’emigrazione grazie al documentario “Il Café Suizo”. Molti concittadini hanno cercato fortuna all’estero in passato, spaziando dai vicini stati europei (Spagna, Paesi Bassi, Ucraina, ecc…) come pure oltreoceano (Stati Uniti, Australia, ecc…), per poi tornare in patria e contribuire economicamente allo sviluppo valligiano o rimanendo all’estero a portare lustro al nome del paese.

Passiamo infine a tre spezzoni che raccontano della costruzione delle scuole di Brusio, grazie ad artisti locali, alle marmitte dei giganti e al loro prezioso contributo al turismo della valle, contributo reso possibile grazie ai molteplici sforzi di chi si occupa di esse ed infine ai giovani degli anni ’70 che hanno dovuto – e devono tutt’oggi purtroppo – lasciare la valle ed andare oltre Bernina. Questo ci ricollega, come un filo rosso, alla coperta ricamata vista all’inizio della serata.

Un evento che ci ha dato l’opportunità di capire quanto sia importante ciò che la CORSI fa per salvaguardare il nostro patrimonio culturale grazie al suo archivio storico. Molte discussioni sono poi proseguite, alla fine, davanti ad un bellissimo rinfresco.

Paolo Marveggio

Foto: Selena Raselli

Fonte: Il Bernina

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/serata-dedicata-a-filmati-d-archivio-della-rsi-sulla-valposchiavo/35538-1-ita-IT/Serata-dedicata-a-filmati-d-archivio-della-RSI-sulla-Valposchiavo.jpg 20.02.2019
8313 Massa critica e ricambio generazionale: a colloquio con Marialuisa Parodi Massa critica e ricambio generazionale: a colloquio con Marialuisa Parodi

Beatrice Curiger è una storica dell'arte, curatrice di mostre ed editrice. Dopo la laurea  ha tenuto una rubrica di  critica d'arte per il Tages-Anzeiger, mentre nel 2011 è stata chiamata a curare la Biennale di Venezia, appuntamento faro dell’Arte contemporanea mondiale. A fine marzo sarà ospite della CORSI  per la terza serata pubblica del ciclo “Quando il leader è donna”, iniziato nell’ottobre del 2018, nella quale racconterà la sua esperienza professionale e condividerà le sue riflessioni sull’attuale situazione del servizio pubblico radiotelevisivo.

Ne parliamo con un'altra nota personalità femminile del nostro Cantone, Marialuisa Parodi, Presidente della FAFTPlus (Federazione delle Associazioni Femminili Ticino Plus), partner del ciclo di serate sopra descritto

 

Se fosse Lei a intervistare Bice Curiger, cosa sarebbe curiosa di chiederle?

Sono sempre molto curiosa delle dinamiche che portano le persone a fare delle scelte piuttosto di altre. Del curriculum della signora Curiger impressiona la varietà di incarichi che ha ricoperto e anche l’esperienza internazionale.

Così le chiederei quali sono gli aspetti che prende in considerazione, quando deve decidere se accettare una nuova sfida professionale: quanto pesa l’interesse personale, il prestigio, l’ambiente di lavoro, la fatica, il potere, la flessibilità, il cambiamento delle abitudini di vita e così via.

E magari: decide a tavolino o d’istinto?

Cosa si aspetta che riveli della sua attuale carriera?

Mi piacerebbe molto che potesse comunicare il fascino della sua professione e il valore sociale ed umano della sua esperienza. Sono questi i messaggi che trasmettono motivazione alle ragazze che si affacciano al mondo del lavoro e che troppo spesso si trovano costrette ad autolimitarsi nelle scelte; o peggio, a convincersi di non poter scegliere.

Consiglierebbe quindi a tutti di partecipare alla serata?

Certamente, il personaggio è di sicuro interesse per un pubblico vasto e diversificato!

Nella sua esperienza professionale ha visto le sue colleghe donne faticare particolarmente per riuscire a svolgere le loro mansioni? Il fatto di essere donna è ancora un problema oggi per certe cariche?

Nel settore finanziario è ancora scarsa la componente dirigenziale femminile, anche se ormai sono sempre più solide le evidenze che dimostrano che la finanza è un lavoro per donne: siamo molto brave nella gestione del rischio e nell’assicurare stabilità dei risultati di investimento.

Nei settori professionali a prevalenza maschile, come la finanza appunto, la difficoltà più grande è imporre uno stile di leadership femminile ed è una vera e propria questione di numeri. È comprensibile che una donna sola, in una marea di colleghi uomini, finisca con l’assumere atteggiamenti maschili, mentre un ambiente di lavoro misto permette alla diversità di esercitare i suoi benefici. Un concetto che la “Pixar” ha reso benissimo con i gomitoli colorati del suo piccolo video sulla diversità in ufficio.

Si tratta di una questione di massa critica e di ricambio generazionale, la direzione è quella.

Cosa può dare il servizio pubblico radiotelevisivo nella valorizzazione dell’immagine femminile? Cosa ne pensa di quanto fa sinora la RSI?

La RSI, come tutte le grandi aziende, sta prendendo atto, accogliendo e rappresentando il cambiamento.  Come azienda di servizio pubblico, però, ha una chiara responsabilità in più: ingranare la marcia e guidare il cambiamento.

La CORSI ha tra i suoi compiti quello di raccogliere le attese dell’utenza verso il servizio pubblico radiotelevisivo. Quali sarebbero secondo Lei le iniziative più appropriate per dialogare con la società civile?

Non sono certo un’esperta di comunicazione, ma mi verrebbe da pensare a una rubrica settimanale in un media tradizionale e molto seguito; una specie di canale sempre aperto di interscambio e di aggiornamento leggero, rivolto al grande pubblico e i cui contenuti e riflessioni possano essere ripresi facilmente dal web e dai social media.

Intervista di Veronica Del Sindaco, Segretariato CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/massa-critica-e-ricambio-generazionale-a-colloquio-con-marialuisa-parodi/35513-2-ita-IT/Massa-critica-e-ricambio-generazionale-a-colloquio-con-Marialuisa-Parodi.jpg 19.02.2019
8301 Rivivere il passato: che emozione! Rivivere il passato: che emozione! Intervista a Giovanni Jochum, Podestà di Poschiavo

Le serate CORSI del ciclo “C’era una volta” presentate durante il 2018 hanno riscosso grande successo in Ticino. Per il prossimo appuntamento, il primo di questo nuovo anno, C’era una volta: la Valle di Poschiavo, ci spostiamo nel Grigioni italiano.

Il prossimo 15 febbraio Fabrizio Casati (Animatore RSI) presenterà e commenterà, con alcuni ospiti sul palco, spezzoni di vita che hanno segnato questa valle italofona del Grigioni.

Per l’occasione abbiamo intervistato il Sindaco di Poschiavo, Giovanni Jochum:

 

Rivivere il passato attraverso immagini e filmati può suscitare emozioni forti: cosa si aspetta dalla serata?

Negli ultimi anni la biblio.ludo.teca “La sorgente” di Poschiavo ha organizzato 3 mostre fotografiche che hanno fatto rivivere il passato attraverso le immagini. Durante la visita sono rimasto affascinato e come tanti altri visitatori ho cercato di individuare le persone e i posti ritratti. Una bella emozione vedere personaggi di cui si è solo sentito parlare, così come il cambiamento avvenuto sul territorio; e anche rendersi conto che i tempi di una volta non erano sempre migliori di quelli in cui viviamo ora, ma che c’erano delle situazioni diverse. Mi aspetto di rivivere queste emozioni, che saranno ulteriormente rafforzate dalla visione dei filmati.

A suo modo di vedere il Grigioni italiano, e più in particolare la Valle di Poschiavo, vengono sufficientemente valorizzati dalla RSI o si potrebbe fare di più?

Si può sempre fare di più. Mi sembra però che siamo sulla strada giusta e che il Grigioni italiano e con esso anche la Valposchiavo vengano valorizzati adeguatamente.

Il Grigioni è anche un passo dalla Svizzera Romancia e dalla Svizzera Tedesca: sentite più “vostra” la  RTR, la SRF o la RSI? Lei ad esempio, su quale canale segue il Telegiornale?

Il tempo a mia disposizione non è molto e spesso ascolto solo il Radiogiornale. Il Telegiornale lo guardo di tanto in tanto in differita, sia sul canale SRF che RSI.

Che rapporto ha, invece, con le emittenti radiofoniche?

Quando sono in viaggio ascolto spesso la Rete Uno RSI; se gli orari coincidono ascolto volentieri l’Echo der Zeit su SRF.

La CORSI ha tra i sui compiti il sostenere e ancorare il servizio pubblico radiotelevisivo nel territorio della Svizzera italiana: con quali iniziative pensa che si possano raccogliere le aspettative degli utenti poschiavini?

Chiaramente l’utente poschiavino segue volentieri le trasmissioni relative alla regione indipendentemente se si tratta di notizie del giorno come per esempio durante il periodo elettorale, di contributi riguardanti manifestazioni specifiche o di documentari. Di recente è andata in onda una replica di un documentario e diverse persone in paese mi hanno chiesto: “l’hai visto? C’eri anche tu…”

Rispetto alla forte evoluzione nel mondo della comunicazione, in particolare dei social media, quali potrebbero essere i limiti del servizio pubblico radiotelevisivo dei prossimi anni?

Non sono un esperto in materia ed è molto difficile generalizzare. Se penso alla mia generazione, il servizio pubblico come proposto ora sembra funzionare ancora bene. Per differenziarsi dalla semplice pubblicazione della notizia scoop sui social media, la RSI dovrebbe continuare a fare servizi approfonditi e di qualità. L’accesso ai prodotti della RSI, anche attraverso la pagina web e i social media, è importante per offrire il servizio alle generazioni più giovani.

Rimane comunque aperto il tema “pubblico/privato” e quanta concorrenza il pubblico possa fare al privato o quanto il privato che offre servizi informativi o di intrattenimento soffra per la presenza del pubblico.

Quale secondo lei è il mezzo d’informazione che la popolazione della Valle predilige? (Radio, TV, internet, carta stampata)

Non si può mettere tutta la popolazione in un solo contenitore. Tutt’e quattro i mezzi di comunicazione da lei menzionati sono importanti e decisivi per trasmettere l’informazione al pubblico. Personalmente passo più tempo a seguire le informazioni alla radio o in internet che sulla carta stampata o alla TV.

Intervista di Veronica Del Sindaco, Segretariato CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/rivivere-il-passato-che-emozione!/35446-1-ita-IT/Rivivere-il-passato-che-emozione!.jpg 11.02.2019
8299 “Questa Valle dovrebbe essere rappresentata maggiormente!” – Intervista a Giovanna Giuliani Crameri “Questa Valle dovrebbe essere rappresentata maggiormente!” – Intervista a Giovanna Giuliani Crameri

Giovanna Giuliani Crameri nasce a Poschiavo e dopo l’assenza dalla sua Valle durante la sua formazione professionale ne fa ritorno, sposandosi. Con la famiglia vive nel paese ormai da quasi 50 anni. È socia della CORSI dal 2000 ed è stata membro del Consiglio regionale dal 2000 al 2011, anno della scadenza del suo mandato presso la cooperativa.

Sarà una delle ospiti sul palco durante la serata pubblica proposta dalla CORSI “C’era una volta: la Valle di Poschiavo” in collaborazione con il Comune di Poschiavo, un appuntamento a chiusura del ciclo, iniziato nel 2017, sulle valli della Svizzera italiana.

Chi, se non lei, potrebbe suggerirci riflessioni  su questa  valle italofona grigionese  combinate a delle considerazioni relative al servizio pubblico radiotelevisivo?

Quale è secondo lei il fatto storico che ha segnato maggiormente la valle?

Tornando all’inizio del ventesimo secolo, sicuramente l’avvento della Ferrovia del Bernina, divenuta poi Ferrovia Retica e lo sfruttamento idroelettrico delle Forze Motrici di Brusio, oggi Repower.

Tutto questo ci ha permesso di mantenere diversi posti di lavoro e soprattutto di avere un costante sviluppo anche culturale e turistico in una regione periferica.

Rivivere il passato attraverso immagini e filmati d’archivio può suscitare emozioni forti: cosa si aspetta dalla serata?

Rivedere persone conosciute e non più tra noi, coinvolte in attività e momenti storici importanti, suscita emozioni e ricordi piacevoli e non. In questo senso spero che la serata possa, con l’aiuto delle immagini e dei filmati provenienti dalle Teche  della RSI, coinvolgere ed emozionare tutte le fasce della nostra popolazione.

A suo modo di vedere il Grigioni italiano, e più in particolare la Valle di Poschiavo, viene sufficientemente valorizzato dalla RSI o si potrebbe fare di più?

È difficile poter quantificare e valorizzare pienamente quanto offre la RSI. Per quanto riguarda la Valposchiavo va ricordato che ultimamente sono molto apprezzati i contributi di Annalisa De Vecchi, che ci permettono di interessarci alla cronaca del nostro cantone anche in lingua italiana. Sono sempre graditi e seguiti con attenzione i contributi che riguardano la nostra Valle.

Poschiavo  è anche un passo dalla Svizzera Romancia e dalla Svizzera Tedesca: sentite più “vostra” la RTR, la SRF o la RSI? Lei ad esempio, su quale canale segue il Telegiornale?

La nostra lingua è l’italiano e sicuramente la maggior parte della popolazione segue la RSI. Saltuariamente io seguo pure le notizie della televisione romancia e di quella svizzerotedesca.

Facendo un confronto, posso asserire che, secondo il mio parere personale, i notiziari della RSI sono più ricchi di notizie specifiche e complete.

Che rapporto ha, invece, con le emittenti radiofoniche SSR?

Purtroppo devo ammettere che generalmente mi limito all’ascolto dei radiogiornali. Durante la giornata apprezzo tuttavia i canali di musica classica.

La CORSI ha tra i sui compiti  quello di sostenere e ancorare il servizio pubblico radiotelevisivo nel territorio della Svizzera italiana: con quali iniziative pensa che si possano raccogliere le aspettative degli utenti poschiavini verso la SSR e la RSI?

Buona parte della popolazione non conosce la CORSI, né i compiti del suo Consiglio del pubblico, del Comitato del Consiglio regionale e del Consiglio regionale. Sarebbe auspicabile farla conoscere di più, specialmente tra i più  giovani. Servirebbero rappresentanti che vivono in Valle, che conoscono la nostra realtà e la nostra quotidianità, e sono in grado così di meglio proporne le attese.

Lei è socia della CORSI dal 2000. Perché è importante far parte della cooperativa? Quale valore aggiunto ne ha tratto e ne trae? Quali aspetti potrebbe migliorare la cooperativa nel suo modo di agire nei confronti degli utenti radiotelevisivi e rispettivamente nei confronti della RSI?

Ho fatto parte del Consiglio regionale dal 2000 al 2011. Sicuramente molte cose, da allora, sono cambiate. Per me è stato un periodo arricchente che mi ha avvicinato alla realtà della Svizzera Italiana, potendo confrontare le diverse realtà che ci accomunano.

È molto importante essere parte di questa organizzazione, perché si possono portare le proprie idee. È una società democratica che rappresenta il pubblico, in un Paese democratico: può essere liberamente espresso ogni pensiero riguardante i vari prodotti RSI, sia televisivi che radiofonici. In questo modo possiamo non prendere “tutto ciò che ci viene dato” ma possiamo esprimere le nostre impressioni e osservazioni sui programmi. La CORSI dovrebbe farsi conoscere maggiormente, soprattutto nella nostra regione.

Nel 2019 l’Assemblea dei soci della CORSI nominerà i nuovi membri degli organi e del Consiglio del pubblico: Perché consiglierebbe di candidarsi? E quali suggerimenti può dare ai neo eletti?

Come detto è importante avere dei rappresentanti che vivano e conoscano la nostra realtà e che si adoperino costantemente per essere coinvolti nei problemi non solo della nostra Valle, ma di tutta la Svizzera Italiana.

È un incarico molto interessante, perché gli organi della CORSI dovrebbero raggruppare persone che possono e vogliono portare dei cambiamenti nei programmi e far sentire la propria voce. Spero che i nuovi eletti porteranno anche la voce del territorio del Grigioni italiano nella Svizzera italiana.

Il mio consiglio è quindi quello di impegnarsi a rappresentare puntualmente  la regione e insistere un po' di più di quanto  ho fatto io; perché la realtà ticinese è molto diversa da quella grigionese e a volte risulta difficile imporre il proprio punto di vista.

 

Intervista di Veronica Del Sindaco, Segretariato CORSI

 

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/questa-valle-dovrebbe-essere-rappresentata-maggiormente!-intervista-a-giovanna-giuliani-crameri/35425-1-ita-IT/Questa-Valle-dovrebbe-essere-rappresentata-maggiormente!-Intervista-a-Giovanna-Giuliani-Crameri.jpg 31.01.2019
8283 #Spam: come raggiungere un pubblico giovane? #Spam: come raggiungere un pubblico giovane? Intervista a Pablo Creti, Redattore WEB - SPAM

SPAM è un prodotto RSI, online a partire da settembre 2016, il cui scopo è la distribuzione di diversi tipi d’informazione ad un pubblico giovane (tra i 15 e i 24 anni) attraverso canali social ed una modalità d’interazione non convenzionale. Ne parliamo con Pablo Creti, il suo attuale responsabile:

Com’è nato Spam?

“All’interno di un laboratorio, un gruppo di colleghe e colleghi RSI (tra cui il sottoscritto) è stato incaricato di creare un prototipo di magazine di infotainment social dedicato ai giovani. È nato così Spam; un prodotto, con un taglio molto fresco, un montaggio serrato e diverse rubriche e modalità di comunicazione, che vorrebbe provare a raccontare il mondo dei ragazzi, coinvolgerli, informarli e trattare tematiche più o meno leggere, più o meno delicate, ma sempre rispettando e incontrando il loro punto di vista. Il tutto cercando di incontrare appieno quelle che sono le modalità comunicative del mondo del web e dei social network.”

Perché non tutte le idee proposte su LAB funzionano?

“Il LAB è uno spazio molto importante in cui a colleghe e colleghi RSI viene data la possibilità di sperimentare linguaggi, formati per nuovi pubblici e nuove piattaforme. In questo senso, il successo del LAB è proprio sta nel mettere a confronto esperienze e professionalità diverse per cercare di pensare a nuove soluzioni e cambiare le dinamiche di produzione classiche. Insomma, il LAB permette anche di sbagliare in uno stato in cui il prodotto è ancora embrionale, concede di correggere e correggersi, tornare sui propri passi e imparare. Questo è, secondo me, il vero punto principale e il vero successo del lavoro nella piattaforma, al di là dei diversi progetti che poi sono stati effettivamente realizzati come Spam o l’Incivile.”

Come si fa a fidelizzare un pubblico giovane?

“Penso che la cosa più importante sia garantirgli uno sguardo diretto sul loro mondo. Coinvolgerli, rispettarli come individui e non come “giovani e basta”, conoscerli, lasciarli esprimere ed essere dalla loro parte  Difficilmente un approccio di diverso tipo potrebbe davvero catturare la loro attenzione. Lasciare in mano a loro progetti concreti, riguardanti il Servizio Pubblico, far loro conoscere dall’interno le sue diverse sfaccettature e sfumature, potrebbe essere una soluzione almeno in parte valida, secondo il mio parere.”

La formula funziona solo sul web? O bisognerebbe pensare a qualche programma nuovo per i giovani anche per radio e tv?

“I media di riferimento oggi come oggi per i ragazzi sono sicuramente il web e i social network. Attraverso di essi, fruiscono contenuti, si informano, cercano quello che gli piace, hanno voglia di lasciarsi incuriosire e catturare; il che permette di costruire un ponte di dialogo con loro. Farlo con modalità divertenti, originali, “diverse” ma rispettando quello che è il mandato del Servizio Pubblico è una sfida importante e fondamentale.”

C’è spazio, in RSI, in generale per i giovani? Cambierà qualcosa con i pensionamenti previsti per far fronte alle misure di risparmio?

“La RSI sta dimostrando quotidianamente di saper lavorare con e per i ragazzi. Cerca di farlo nella maniera migliore possibile, comprendendo la complessità del loro mondo, portando avanti progetti con loro e cercando di studiare prodotti costruiti da giovani per i giovani.”

Conosci le Società regionali come la CORSI e cosa pensi del suo lavoro?

“Certamente che conosco la CORSI. La promozione, la vicinanza al pubblico della RSI è sicuramente fondamentale come lavoro e la CORSI fa un lavoro eccellente in questo senso. Portare i valori del Servizio Pubblico sul territorio è quanto mai necessario.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/spam-come-raggiungere-un-pubblico-giovane/35143-1-ita-IT/Spam-come-raggiungere-un-pubblico-giovane.jpg 21.01.2019
8273 Inizia un nuovo anno: quale sarà la televisione del futuro? Inizia un nuovo anno: quale sarà la televisione del futuro? Intervista a Domenico Lucchini, direttore del Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive (CISA)

Fondato da Pio Bordoni nel 1992, il Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive (CISA) con sede a Locarno, è una scuola specializzata superiore che rilascia il diploma di Designer in Design visivo, seguito da un anno post-diploma di specializzazione che consente di ottenere la qualifica riconosciuta di cineasta televisivo. A colloquio con il suo direttore, Domenico Lucchini, abbiamo dapprima guardato al passato, cercando di capire quali siano stati i rapporti sviluppatesi con la RSI, per poi rivolgerci alle prospettive per il futuro e per l’anno che verrà.

 

I vostri prodotti circolano anche grazie a TeleTicino. Negli anni che rapporto è andato invece a crearsi con la RSI?

“I nostri rapporti con RSI sono buoni. Diversi suoi professionisti, fra cui Maurizio Canetta, sono annoverati fra i nostri docenti; per alcuni corsi (per esempio quelli sulle “dirette live”) possiamo anche avvalerci dei suoi studi oltre che beneficiare della puntuale presenza di nostri studenti nella sua sede per degli stages. Nell’ultimo decennio abbiamo anche coprodotto tra CISA e RSI una ventina di cortometraggi; purtroppo, forse anche a causa della scomparsa nei loro palinsesti di rubriche dedicate, non sempre questi prodotti trovano diffusione sui canali RSI, ciò che per contro avviene sistematicamente con Teleticino.”

La televisione del futuro: come se la immagina?

“La televisione del futuro sarà come un grande tablet con una serie di app utili, capaci di trasformare lo strumento di comunicazione di massa tra i più utilizzati al mondo in un prodotto altamente personalizzabile. La programmazione comprenderà esperimenti tecnologici con nuovi format, con le caratteristiche adatte ad un prodotto che possa essere non solo interattivo ma anche integrato con la realtà virtuale. Insomma una televisione “olistica”. Inoltre, le serie tv sembrano pronte a sostituire il cinema diventando la nuova fabbrica dei sogni. A guidare questa “rivoluzione” sono soprattutto i giovani i cosiddetti “millenials”: sono loro, ad esempio, a provocare l’esplosione del “binge racing”, quindi la visione di un’intera serie tv in meno di 24 ore; una minaccia per il cinema. Fino a pochi anni fa la realizzazione di un film richiedeva grandi risorse. La ricetta per salvare i media tradizionali è mettere al centro l’esperienza culturale.”

Cosa si auspica, nello specifico, per il futuro della RSI?

“Che anche il web, la radio e la televisione (nella fattispecie anche la RSI) concorrano maggiormente alla divulgazione del cinema di qualità. Da noi, per esempio, in televisione non vi è più nessuno spazio o rubrica di promozione e dibattito sul cinema (a parte le occasionali cronache dai festival). Inoltre, ritengo che nei film in programmazione nel nostro palinsesto, siano essi italiani, europei o americani, si presti troppa attenzione allo share con una quota peraltro, a mio avviso, troppo bassa (con lodevoli eccezioni per esempio nel campo della documentaristica) per i film svizzeri e ciò malgrado il “pacte de l’audiovisuel”, che prevede che la SSR contribuisca in modo decisivo alla produzione cinematografica nazionale.”

E quanto ai giovani, in futuro è necessario fare di più per incentivarli?

“Come segnalato anche dal Consiglio del pubblico della CORSI fa piacere constatare che la RSI, a differenza di altre emittenti anche di servizio pubblico, propone un’offerta variegata destinata ai giovani e che questa offerta non si limita agli acquisti ma propone produzioni proprie che in parte coinvolgono direttamente il pubblico target. È bene che si sperimentino format destinati alle nuove generazioni; l’importante, e anche qui convengo con il Consiglio del pubblico, è che non ci si focalizzi solo sull’intrattenimento o la comicità ma si tengano in considerazione anche elementi di valore formativo e di impegno e ciò anche volendo allargare l’offerta sui social media.”

Conosce la CORSI e il suo lavoro?

Conosco solo dall’esterno la CORSI. Condivido il suo ruolo di garante del pluralismo e dell’imparzialità dell’emittente anche se a volte ho l’impressione che le lottizzazioni politiche prevalgano al suo interno. Per quanto riguarda le strategie aziendali di cui si occupa, senza nessuna pretesa o presunzione, consiglierei di insistere ancor più sul ruolo di servizio pubblico, di rafforzare lo scambio con il pubblico, di puntare sull’innovazione, sfruttando certo l’interazione tra canali tradizionali e internet, stando al passo con le nuove tecnologie, ma cercando di salvaguardarne anche il suo ruolo di autorevolezza, di media ad alta definizione in tutti i sensi, poiché malgrado venga consumata con altre modalità, la televisione continua ad essere centrale e la sua credibilità dipende ancora dal buon lavoro tra marketing e storytelling.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2019/inizia-un-nuovo-anno-quale-sara-la-televisione-del-futuro/35082-3-ita-IT/Inizia-un-nuovo-anno-quale-sara-la-televisione-del-futuro.jpg 02.01.2019
8268 Lo sguardo della CORSI al futuro: gli auguri di Natale del nostro Presidente Lo sguardo della CORSI al futuro: gli auguri di Natale del nostro Presidente

Egregio Presidente, è in grado di fornirci una breve retrospettiva sull’anno appena trascorso? La CORSI ha raggiunto i suoi obiettivi?

“Il 2018 resterà nella storia come l’anno del No a No Billag: il 4 marzo popolo e Cantoni hanno detto chiaramente che nel panorama svizzero della comunicazione e dell’informazione deve continuare a esistere un servizio pubblico forte, completo, federalista e indipendente.”

“La CORSI ha lavorato molto per raggiungere quel risultato e vi è perciò motivo per essere molto soddisfatti di quanto ottenuto. Missione compiuta! Pertanto ne approfitto per ringraziare i soci della CORSI, i membri dei suoi organi, la segretaria generale Francesca Gemnetti, le collaboratrici e i collaboratori del Segretariato. Un grazie anche alla Direzione, ai dipendenti della RSI che hanno vissuto un periodo difficile ma che hanno dimostrato grande professionalità e attaccamento al servizio pubblico.”

Personalmente, è soddisfatto del lavoro svolto?

“Sì, l’ho detto. Mi è piaciuto anche il fatto che dopo il 4 marzo il lavoro è ripreso già guardando al futuro per meglio delineare il ruolo delle Società regionali all’interno della SSR, nei rapporti con l’azienda e con il pubblico. Alcune amiche e amici del Consiglio del pubblico e del Consiglio regionale hanno dimostrato grande impegno per promuovere un dibattito sul futuro della CORSI; il seminario organizzato a Tenero è stato molto importante!”

Cosa si auspica, invece, per il futuro? Quali saranno le priorità della CORSI per il 2019?

“Il 2019 sarà l’anno dell’assemblea delle nomine del Consiglio regionale e del Consiglio del Pubblico per il periodo 2020 – 2023. Siamo al lavoro per presentare all’assemblea un programma di lavoro e una serie di candidature capaci di rappresentare al meglio la società civile e di contribuire al dibattito sul futuro del servizio pubblico. Abbiamo scritto ai soci per informarli, nella speranza che possano prepararsi a vivere l’assemblea di maggio come un momento importante per il futuro della Cooperativa.”

Cosa augura ai soci CORSI per l’anno nuovo?

“Salute, in primo luogo. E poi che ognuna e ognuno di noi abbia almeno un desiderio per il nuovo anno e che esso si concretizzi!”

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/lo-sguardo-della-corsi-al-futuro-gli-auguri-di-natale-del-nostro-presidente/35045-2-ita-IT/Lo-sguardo-della-CORSI-al-futuro-gli-auguri-di-Natale-del-nostro-Presidente.jpg 21.12.2018
8262 Giovani conduttori alla riscossa: Federico Soldati Giovani conduttori alla riscossa: Federico Soldati

Volto giovane e noto della RSI, Federico Soldati ha realizzato il sogno di diventare conduttore grazie alle opportunità che l’azienda RSI gli ha offerto. Oggi lo abbiamo incontrato per voi:

Come è iniziata la tua carriera e come sei approdato sugli schermi?

“Fin da bambino ho sempre nutrito un grande interesse per il mondo dello spettacolo. Ho iniziato dilettandomi come giocoliere (ho anche frequentato un corso alla scuola Dimitri) per poi spostare il mio interesse sulla magia e sul mentalismo. Dopo il militare ho sentito il bisogno di lanciarmi in nuove sfide e, dato che il mestiere di presentatore televisivo era da sempre un mio sogno nel cassetto, per ben cinque anni ho partecipato a numerosi casting proposti dalla RSI. All’inizio non ho avuto successo ma poi, finalmente, ho superato tutte le selezioni e sono stato scelto per la conduzione de “Il Rompiscatole”. È stato sicuramente uno dei momenti più emozionanti della mia vita!”

Cosa può offrire la RSI ad un giovane? Perché hai scelto di iniziare proprio da qui?

“La RSI è sempre stata la televisione di famiglia. Sono cresciuto con i suoi programmi e dopo cena i quiz erano un appuntamento fisso per me e i miei fratelli. Quando ho deciso di tentare la strada del presentatore televisivo è stata quindi una scelta naturale cercare di approdare alla RSI. Per me ha sempre rappresentato il territorio ma soprattutto è una televisione che ha sempre cercato di farsi apprezzare da un pubblico misto, proponendo programmi adatti a tutte le età. Proprio per questo penso che la RSI abbia sempre dato importanza ai giovani presentatori, che meglio di tutti possono capire come rivolgersi alle nuove generazioni.”  

Ti hanno aiutato all’interno della RSI a diventare un buon presentatore o hai dovuto “rubare il mestiere”, osservando i colleghi?

“Vorrei premettere che, a differenza della magia (un campo in cui lavoro da più di quindici anni), il presentatore televisivo è un lavoro al quale mi dedico da poco tempo. Sento, quindi, di dover imparare ancora tanti “trucchi del mestiere”. Per fortuna fin dall’inizio la RSI mi ha messo a disposizione formatori molto in gamba che mi hanno permesso di accelerare la mia crescita in questo mondo. Osservare i colleghi più bravi è sempre cosa buona e giusta ma, in generale, preferisco tentare di sviluppare un mio stile personale, per cercare di valorizzare al meglio la mia personalità.”

Quando incontri delle difficoltà nel tuo mestiere di conduttore come le gestisci?

“Penso che il miglior modo di gestire le difficoltà in televisione sia quello di concentrarsi sugli aspetti divertenti, di saper fare dell’autoironia e di riuscire a sdrammatizzare la situazione. In altre parole, di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e mai mezzo vuoto. D’altra parte è inevitabile doversi confrontare con problemi e quindi, quando ciò accade, bisogna essere in grado di improvvisare, voltare subito pagina e concentrarsi sul quello che deve ancora venire. Inoltre, alla fine di ogni puntata, è molto importante ascoltare le critiche e i consigli del produttore, che sono utilissimi per crescere e migliorarsi.”

È facile fare carriera alla RSI o c’è troppa competizione?

“Come in ogni lavoro penso che per fare carriera ci vogliano tanta dedizione, un po’ di talento e un pizzico di fortuna. Il talento e la fortuna ci vengono attribuiti alla nascita e difficilmente si possono influenzare. La dedizione, invece, è un potenziale latente che ognuno di noi può sfruttare bene o male a proprio piacimento, influenzando direttamente il proprio destino e le chances di successo. Credo che lo stesso valga per la RSI. C’è una sana concorrenza, come in ogni azienda, ma è proprio questo lo stimolo necessario per dare il meglio di sé!

Meglio mentalista o conduttore? Come vedi il tuo futuro?

“È vero che sono un mentalista, ma in questo caso preferisco non fare previsioni sul futuro. Il mio obiettivo è sempre stato quello di lavorare divertendomi il più possibile e per ora, fortunatamente, ci sono sempre riuscito. Continuerò ad impegnarmi al massimo in tutti i miei lavori e lascerò che sia il mio destino a propormi le sue occasioni. Inoltre, da un paio d’anni a questa parte ho anche lanciato FlyTicino, una piccola attività in cui offro voli tandem col parapendio in mia compagnia. Anche in questo campo, seppure molto diverso dai due precedenti, desidero crescere e ampliarmi. Personalmente mi piace vivere di passioni e non avere mai l’impressione di lavorare veramente!”

Conosci la CORSI e la sua funzione? Che ne pensi?

“Certo, conosco bene la CORSI e ritengo che il suo ruolo principale, quale rappresentate (indipendente) dell’opinione del pubblico che segue la RSI, sia molto importante. Nel corso del mio lavoro quale presentatore mi sono reso conto che le impressioni dei professionisti non sempre coincidono con quelle del grande pubblico. È quindi fondamentale poter confrontare le analisi dei primi con quelle dei secondi, in modo da disporre di una cartina tornasole più autentica riguardo all’andamento dei programmi. Ammiro il vostro lavoro e vi faccio i miei migliori auguri per il futuro!”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/giovani-conduttori-alla-riscossa-federico-soldati/35021-1-ita-IT/Giovani-conduttori-alla-riscossa-Federico-Soldati.jpg 19.12.2018
8259 Francesco Piemontesi: “Perché non pensare a una collaborazione Rete Due (RSI)/SRF 2 (SRG SSR)?” Francesco Piemontesi: “Perché non pensare a una collaborazione Rete Due (RSI)/SRF 2 (SRG SSR)?”

Un successo a tutto tondo. È in estrema sintesi il bilancio della 70esima edizione delle Settimane musicali di Ascona, svoltasi nel mese di ottobre. Un’occasione per riflettere con il Direttore Francesco Piemontesi sulla promozione della musica che viene fatta a livello ticinese grazie alla RSI.

Qual è secondo Lei il ruolo del servizio pubblico SSR/SRG-RSI per la cultura in Svizzera e nella Svizzera italiana?

“La RSI deve garantire un servizio pubblico di qualità, un´informazione indipendente e promuovere la cultura intesa come bene comune e diritto di tutti i cittadini.”

Quanto si fa a livello di RSI in specifico per la musica? Si potrebbe fare di più?

“Al momento si fa molto: l´importante è mantenere la qualità e la quantità delle produzioni anche in futuro.”

Nelle sue tournées all’estero dove è stato inviato quale prestigioso pianista e interprete avrà visto altri modelli di promozione culturale tramite Radio e televisione. Cosa manca alla RSI rispetto alle offerte
delle altre reti nazionali in merito alla cultura?

“La BBC offre da anni un programma di sostegno a giovani artisti chiamato “New Generation Artists”. Ne ho fatto parte dal 2009 al 2011 dove ho potuto registrare più di quaranta produzioni televisive e radiofoniche. Ho suonato con le orchestre della BBC, ho debuttato ai Proms e al Festival di Edinburgo grazie a questa iniziativa e la mia carriera internazionale si è rapidamente sviluppata grazie a tutto questo. Mi rendo conto che la Radio 3 della BBC (che trasmette musica classica) ha da sola più di due milioni di ascoltatori, ma una collaborazione tra Rete Due e SFR 2/Espace 2 permetterebbe forse di creare un’iniziativa di questo genere anche da noi. Ce ne sarebbe bisogno a mio avviso, dato che in Svizzera non si fa abbastanza per la promozione di giovani artisti.”

Le esperienze all’estero le servono anche per organizzare al meglio gli eventi che promuove in Ticino?

“Sicuramente! Quello che mi affascina della scena musicale nordica ad esempio è la capacità di sedersi al tavolo e di mettersi d´accordo sulle date, sui programmi, sugli artisti invitati senza offendere nessuno: lavorando quindi senza emozioni eccessive ma ottenendo grandi risultati. Purtroppo la situazione in Ticino è molto più difficile da gestire da questo punto di vista.”

Intervista di Laura Quadri.

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8260 In memoria di Corrado Barenco In memoria di Corrado Barenco

Il presidente, i membri del Comitato, del Consiglio regionale e del Consiglio del pubblico della CORSI unitamente alla Segretaria generale, ricordano con commozione e riconoscenza la figura di Corrado Barenco.

Eletto nel Consiglio regionale dall'assemblea dei soci nel 2016 e membro attivo nelle fila del gruppo di lavoro verifica della Qualità della CORSI, ha dato un valido contributo nella comprensione dei meccanismi giornalistici alla base dei programmi radiotelevisivi anche grazie alla sua esperienza quale ex corrispondente RSI.

I colleghi lo ricordano commossi come attento osservatore e interprete della realtà politica regionale e nazionale.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/in-memoria-di-corrado-barenco/35003-1-ita-IT/In-memoria-di-Corrado-Barenco.jpg 14.12.2018
8257 Il valore del Totem RSI per la Biblioteca Popolare di Ascona Il valore del Totem RSI per la Biblioteca Popolare di Ascona Intervista a Sandro Ugolini e al Comitato della Biblioteca di Ascona

A due mesi dall’inaugurazione del Totem RSI ad Ascona e a pochi giorni dall’inaugurazione di quello di Losone, il 15 dicembre, abbiamo fatto il punto della situazione sull’iniziativa con Sandro Ugolini – Presidente della Biblioteca popolare di Ascona – e il suo Comitato, che hanno finanziato il prodotto RSI sul territorio di Ascona:

Cosa significa per comuni come Ascona ospitare sul proprio territorio un Totem RSI?

“Una piccola premessa ci sembra doverosa. Contrariamente a quanto è stato scritto  il Totem RSI dedicato ad Ascona non è stato sostenuto  “anche dalla Biblioteca Popolare di Ascona” ,  ma addirittura  è un  prodotto direttamente commissionato alla RSI dalla Biblioteca Popolare, fortemente voluto dalla stessa e che è stato realizzato con un notevole sforzo finanziario suo e di alcuni privati, nonché  grazie al contributo di alcuni enti pubblici quali il Patriziato e la Parrocchia di Ascona. Per quanto riguarda il “perché” di un Totem,  non c’è da stupirsi se la Biblioteca Popolare di Ascona, entità  di carattere privato che gode di un appoggio finanziario del Municipio e di alcune altre istituzioni locali, si sia dotata di un Totem RSI/SUPSI. Da tempo  la nostra biblioteca svolge un programma coerente di iniziative, volte alla riscoperta ed alla valorizzazione del passato del borgo. Lo fa  attraverso conferenze e incontri che suscitano sempre grande interesse, non solo tra i nostri soci. Inoltre, da anni, stiamo incrementando nella nostra sala di lettura il numero di volumi dedicati ad Ascona e al suo passato. Ed è proprio in questo spazio che abbiamo collocato anche il Totem. Per questa ragione, non appena siamo venuti a conoscenza di questo prodotto  RSI/SUPSI, abbiamo intuito che esso avrebbe potuto essere un complemento fondamentale a quanto stavamo già facendo.”

 

Qual è il valore di un Totem RSI?

“Come abbiamo previsto, il Totem sta affiancando in modo efficace il nostro programma di eventi e contribuisce ad avvicinare il cittadino comune al passato di Ascona, dando senso e valore alla comunità, e preservando nella memoria vicende di vasta portata culturale (pensiamo per esempio alle vicende legate al Monte Verità) ma anche minuscole storie della gente umile. Situato nel cuore del borgo, il nostro è uno spazio d’incontro che vorremmo estendere anche a fruitori che non hanno ancora l’abitudine alla frequentazione di una biblioteca oppure l’hanno persa; approfittando delle sue caratteristiche interattive e in un certo senso ludiche, analoghe a quelle di altri moderni mezzi di comunicazione di massa, pensiamo di risvegliare nei giovani e nei meno giovani, in classi scolastiche guidate dai loro docenti, nelle persone semplicemente curiose e negli studiosi l’interesse per il loro Comune, le sue istituzioni, la sua storia, le sue ricchezze artistiche e culturali.”

 

C’è un plusvalore turistico?

“Il Totem può di certo attirare l’attenzione del turista, ma non è questa la nostra priorità. L’ospite attento può mostrare interesse per il passato del luogo che ha scelto come meta delle sue vacanze e il  Totem è sicuramente un facile strumento d’accesso a un’enorme quantità d’informazioni. Tuttavia, allo stato attuale, essendo tutti i documenti proposti in lingua italiana, l’ostacolo linguistico ne rende difficoltoso l’accesso agli utenti non italofoni. Il prossimo passo sarà quindi di far inserire nel supporto informatico, probabilmente già nel corso del 2019, un certo numero di documenti  della SSR in lingua tedesca.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/il-valore-del-totem-rsi-per-la-biblioteca-popolare-di-ascona/34981-1-ita-IT/Il-valore-del-Totem-RSI-per-la-Biblioteca-Popolare-di-Ascona.jpg 10.12.2018
8255 La RSI fuori dal digitale terrestre? La RSI fuori dal digitale terrestre?

Entro la fine del prossimo anno (verosimilmente nei primi sei mesi) i programmi SRG SSR non saranno più diffusi sul digitale terrestre (DVB-T). La decisione, presa lo scorso 29 agosto dal Governo federale, di spegnere le circa 200 antenne che diffondono il segnale via etere, avrà un impatto minimo per i residenti della Confederazione ma inevitabilmente è destinata a penalizzare i numerosi telespettatori che seguono i programmi diffusi dalle reti svizzere nelle province di Como, Varese e Verbano-Cusio-Ossola. Ne parliamo con Andrea Costa, esperto di comunicazione presso lo staff tecnico dell’Università Bocconi, nonché autore di un recente approfondimento sul tema sul Corriere del Ticino (vedi sotto), per la rubrica che tiene settimanalmente “Oltre la frontiera”:

In un recente incontro con Attilio Fontana organizzato dalla CORSI, ci è sembrato che il Governatore della Regione Lombardia sottolineasse in modo particolare l’apprezzamento della RSI anche in Italia. Secondo Lei, la SSR non ha tenuto conto che perdeva del pubblico?

“Quando è uscito il mio articolo sul Corriere del Ticino, mi è stato fatto notare dalla Direzione della RSI che l’abbandono dello standard DVB-T è dettato dalla nuova concessione, probabilmente per rimarcare che è una decisione presa a livello politico. Io intendo evidenziare le conseguenze di questa scelta, non mi interessa cercare un responsabile. Credo che Fontana interpreti l’umore di noi lombardi di frontiera. Del resto sarebbe strano il contrario, essendo lui stesso di Varese. Non abbiamo mai davvero considerato la RSI una televisione straniera, è sempre entrata nelle nostre case e i suoi programmi sono commentati in famiglia e tra amici come quelli italiani. Non solo: anche la Rai ha sempre accettato la presenza sul territorio dei canali elvetici. C’è dell’ironia nel fatto che in Ticino la RSI è spesso (e a volte ingiustamente) criticata mentre da noi l’immagine della televisione svizzera è eccellente. Non so se ciò sia considerato importante dai vertici della SSR ma tenderei a ritenere di no.”

Nel suo articolo, lei avanzava anche l’ipotesi che la scelta fosse anche conseguenza del dopo 4 marzo. È così? Lei accenna anche ad un problema di concorrenza. Secondo Lei, la SRG/SSR voleva togliersi da una situazione scomoda?

“Era stata la SRG/SSR stessa a mettere in relazione lo spegnimento delle antenne DVB-T con le minori entrate. Quanto alla concorrenza con le televisioni a pagamento italiane, è noto che alcuni eventi sportivi siano visti “di contrabbando” anche nei territori di confine. È plausibile che ci siano state pressioni su Berna da parte di queste emittenti ma la domanda andrebbe girata alla SRG/SSR.”

Secondo Lei,  la SRG/SSR ha incominciato a credere meno nel suo ruolo di ambasciatrice di cultura elvetica? E questo è concepibile per un servizio radiotelevisivo pubblico nazionale?

“Stiamo assistendo a un paradosso: la Svizzera è sempre più integrata dal punto di vista economico con il resto d’Europa ma non riesce a fare lo stesso in ambito culturale. Questo è vero anche per la Svizzera italiana, anzi soprattutto per una comunità così piccola che è spesso vittima della tentazione di definirsi per ciò che non è (né Italia né Svizzera tedesca) senza interrogarsi abbastanza su ciò che è. La SRG/SSR, che in passato vedeva di buon occhio la diffusione del suo segnale in Italia, proprio come veicolo di integrazione tra i due versanti del confine, oggi sembra effettivamente sottovalutare questo aspetto. La Lombardia non è “estero” come lo è la Lettonia, eppure saremo trattati esattamente alla stessa stregua. Così ci perdiamo tutti.”

Regionalismo e autoreferenzialità tra i rischi. Come potrebbe farvi fronte, dopo questa scelta, la RSI?

“La RSI è chiamata a uno sforzo di creatività e di coraggio per tentare di limitare questi rischi che io vedo molto forti. Non sarà facile ma è importante provarci. Fortunatamente una parte del pubblico nella Svizzera italiana è cosciente della necessità di contare di più nello spazio culturale di lingua italiana e anche a questa fascia culturalmente più solida è richiesto un impegno in questo senso magari proprio con l’appoggio della RSI. D’altro canto purtroppo le figure “ponte” che collegano Svizzera italiana e Lombardia sono rarissime. Bisognerebbe approfittarne  di più.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/la-rsi-fuori-dal-digitale-terrestre/34969-1-ita-IT/La-RSI-fuori-dal-digitale-terrestre.jpg 07.12.2018 Corriere del Ticino - Quando ci toglieranno la TV Svizzera
https://www.corsi-rsi.ch/content/download/9015/34973/file/Quando-ci-toglieranno-la-TV-Svizzera (1).PDF
8253 Il passaggio da Billag a Serafe AG Il passaggio da Billag a Serafe AG

A partire dal 1° gennaio 2019 il canone radiotelevisivo per le economie domestiche sarà riscosso da Serafe AG. Il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) ha infatti conferito all’azienda, a seguito di una gara pubblica, il mandato.

L’incasso tramite la ditta Billag chiuderà in battenti a fine 2018, ponendo fine all’attuale sistema di riscossione.

Per le economie domestiche la fattura annuale non sarà più di CHF 451 ma scenderà a CHF 365 (CHF 1 al giorno). In principio tutti dovranno pagare per i programmi della SSR: il primo anno la società Serafe AG, invierà una fattura parziale relativa all’importo dovuto fino al mese di emissione, e poi una annuale. Con il nuovo sistema riscossione non vi sarà più una distinzione tra ricezione televisiva e radiofonica o multimediale.

Serafe AG consente di effettuare il pagamento mediante addebito diretto (www.serafe.ch/billing.) oppure tramite fattura elettronica (e-fattura, www.e-fattura.ch o sul vostro portale e-banking).

Assoggettati

1. 12 gruppi di famiglie

Le economie domestiche sono state suddivise in 12 gruppi (come i mesi dell’anno).

Il gruppo di gennaio riceve una fattura di CHF 365.

Quello di febbraio riceverà una fattura parziale per il mese di gennaio: in febbraio la fattura annuale che corrisponderà all’anno 1° febbraio 2019 al 31 gennaio 2020.

La fattura del canone radiotelevisivo includerà i nomi di tutte le persone maggiorenni che vivono in famiglia e queste dovrebbero rispondere in modo solidale all’importo fatturato

2. La collettività

Le collettività, ad esempio case per anziani, ospedali e altri enti che raggruppano utenti, pagano per tutti i membri, CHF 730 totali all'anno.

3. Le imprese

L’importo del canone verrà riscosso direttamente dalla Confederazione tramite l’Amministrazione Federale delle Contribuzioni (AFC) e sarà proporzionato alla cifra d’affari dell’impresa.

Le aziende la cui cifra d’affari è inferiore a CHF 500'000 (in media 3 aziende svizzere  su 4) saranno dispensate dal pagamento del canone.

L'ammontare per le aziende che superano questo importo sarà calcolato in funzione della cifra d'affari: tra i CHF 500'000 e i CHF 1'000'000 dovranno versare CHF 365 all'anno; quelle tra CHF 1'000’000 e CHF 5'000’000 dovranno pagare CHF 910 e così via, secondo un listino ottenibile dall’AFC.

L'importo massimo di CHF 35'590 è previsto per le società che hanno un fatturato superiore CHF 1'000'000'000.

Gli esentati

Analogamente all’esenzione con la Billag  dal 2019, rimangono  esenti dal pagamento del canone le persone che godono di prestazioni complementari dell'AVS o dell'AI.

Chi le percepisce dovrà inviare a Serafe AG copia del documento di conferma del beneficio delle prestazioni complementari. In questo caso, tutti i membri della famiglia saranno esentati.

Nel caso in cui si ricevano di prestazioni complementari ma non vi sia stata richiesta di esenzione, questa potrà essere fatta a posteriori. L'esenzione sarà valida retroattivamente al primo gennaio 2019.

Dal 2024 invece l'esenzione retroattiva sarà limitata a cinque anni.

L'esenzione vale anche per i non vedenti o i non udenti tramite attestazione medica inviata a Serafe AG.

L'esenzione può essere richiesta anche da quelle economie domestiche in cui non si dispone della possibilità di ricevere programmi radiotelevisivi poiché non vi è né autoradio, né radio o televisione, così come nemmeno un computer con accesso a Internet o uno smartphone.

In questi casi ci si può rivolgere direttamente all’azienda di riscossione (o www.serafe.ch/optingout).

 

Conclusioni:

Il nuovo sistema di percezione del canone non modificherà le attribuzioni alla  Società Svizzera di Radiotelevisione (SRG SSR) e alle sue quattro Unità aziendali (SRF, RTS, RSI e RTR):  nel 2019 saranno corrisposti  1,2 miliardi di franchi dal canone, come sinora.

Il 6% del provento totale del canone (massimo previsto dalla Legge federale sulla radiotelevisione) sarà versato alle emittenti private regionali al beneficio della Concessione federale. Si dovrebbe così passare dagli attuali 67,5 milioni a 81 milioni.

Due milioni di franchi all'anno sono inoltre previsti in favore di Keystone-ATS, agenzia di stampa nazionale, quale misura di sostegno.

In caso di domande, come fare? Hotline Serafe 058 201 31 67

Link utili: RSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/il-passaggio-da-billag-a-serafe-ag/34953-1-ita-IT/Il-passaggio-da-Billag-a-Serafe-AG.jpg 05.12.2018
8245 Quando il leader è Heidi Tagliavini Quando il leader è Heidi Tagliavini commento a cura di Ivo Silvestro, Giornalista Culture e società de La Regione

“Quando il leader è donna” è il titolo del ciclo di incontri con personalità femminili. Pensando al titolo come a un interrogativo – “che cosa accade quando il leader è donna?” –, il secondo appuntamento del ciclo, con ospite l’ambasciatrice Heidi Tagliavini, ha dato una risposta semplice: sa farsi rispettare, senza ricorrere alla forza, senza bisogno di fare la voce grossa, ma col sorriso e la determinazione. Doti di famiglia: nata a Basilea da madre svizzera e padre italiano, Heidi Tagliavini unisce “charme francese, cuore italiano e disciplina tedesca”, come ha ricordato il moderatore della serata Moreno Bernasconi riprendendo una definizione data da una collaboratrice di Tagliavini quando era ambasciatrice in Bosnia Erzegovina – il primo di una lunga serie di importanti incarichi, tra cui le trattative tra Russia e Ucraina che hanno portato al Protocollo di Minsk. E val la pena soffermarsi su quello che Heidi Tagliavini ha affermato a proposito di questa definizione – escludendo ovviamente lo charme, sul quale «non mi allungo», come ha detto la diplomatica in una delle rare sbavature di italiano della serata. «Cuore italiano vuol dire un cuore aperto all’essere umano, ai suoi bisogni, alle sue gioie, partecipare alla vita, essere allegri». Una vicinanza alle persone che, ha ricordato, viene spesso ricordata nelle zone di conflitto dove è stata attiva, con gente che anche a distanza di anni le scrive. Per quanto riguarda la disciplina tedesca, invece, la diplomatica l’ha subito declinata parlando delle responsabilità che il ruolo di mediatore comporta. Grandi aspettative sia da parte, come detto, di chi il conflitto lo subisce, sia da parte di chi le ha affidato quell’incarico di mediazione. Che, nel caso di Heidi Tagliavini, può essere l’ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, come accaduto per il conflitto tra Russia e Georgia. Quali sono, dunque, le qualità della diplomazia? «Niente è garantito, per cui ci vuole una pazienza infinita». E dopo la pazienza viene la fiducia, il che significa guadagnarsi quella «credibilità che si ottiene solo tramite l’integrità, l’onestà, l’imparzialità – anche se tante volte è difficile rimanere imparziali, perché possiamo cercare di essere equidistanti ma sappiamo che forse una parte è più colpevole dell’altra». E prova di integrità e onestà Heidi Tagliavini l’ha data, rispondendo alle domande del pubblico, criticando apertamente alcune scelte politiche svizzere, dall’esportazione di armi più facile anche in zone di conflitto al ritiro dall’Accordo Onu sui migranti («una de-solidarizzazione per motivi populistici»). Fortuna che, quando la popolazione è chiamata alle urne su questioni davvero importanti, «prevale il buon senso», con riferimento sia alla recente iniziativa popolare sull’autodeterminazione, sia a quella, dello scorso marzo, per l’abolizione del canone radiotelevisivo che avrebbe portato alla fine del servizio pubblico. E, nelle sue esperienze diplomatiche, Heidi Tagliavini ha visto che cosa significa, per un Paese, non avere un’informazione indipendente. Ma torniamo alla fiducia: è stato difficile ottenerla, da donna? ha chiesto Moreno Bernasconi. «Le guerre e i conflitti non sono “cose da donne”: sono fatti da militari che di solito sono uomini che non vogliono vedere una donna nel ruolo di chi che deve svolgere un mandato di trattative per arrivare a una pace». Ma se spesso si parte dal malcelato disprezzo, «a poco a poco si convincono che conosci il dossier, che sei competente, che sai fare delle proposte, che continui nel tuo incarico anche se i negoziati crollano», arrivando così alla piena fiducia. E dei tanti episodi vissuti, Heidi Tagliavini ha ricordato un incontro con un primo ministro al quale aveva appena comunicato le ultime decisioni dell’Onu sul conflitto in corso. “Ma signora, lei con i suoi begli occhi blu perché mi racconta queste cose?” le rispose il primo ministro. «Ero talmente colpita che ho reagito come di solito non faccio e gli ho detto: “Innanzitutto non ho gli occhi blu, poi se lei pensa che se il segretario generale mi ha mandato in questa missione perché lei mi dica una cosa del genere, si sbaglia”». La conclusione? Ogni anno Heidi Tagliavini riceve una cassa di vino con un biglietto di ringraziamento perché “senza di lei non saremmo in questa situazione relativamente pacifica”. Saper farsi rispettare, col sorriso e la determinazione.

di Ivo Silvestro, Giornalista Culture e società de La Regione

Fotografia © CORSI/TI-PRESS

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/quando-il-leader-e-heidi-tagliavini/34926-1-ita-IT/Quando-il-leader-e-Heidi-Tagliavini.jpg 04.12.2018
8242 L’immagine della donna proposta dal servizio pubblico: a colloquio con Eleonora Benecchi L’immagine della donna proposta dal servizio pubblico: a colloquio con Eleonora Benecchi

Incontrare grazie alla CORSI Heidi Tagliavini è stato, per il pubblico ticinese, una vera sorpresa. Sorpresa scoprire che la passione di Tagliavini per la politica nasce quando ancora è assistente di letteratura russa all’Università di Ginevra, ma anche mettere in rilievo le frustrazioni che la Svizzera le causa non volendo firmare il Patto delle Nazioni Unite sui migranti. Dato che l’incontro rientra in un ciclo di conferenze dedicato alle donne leader organizzato dalla CORSI, ne approfittiamo per chiedere alla professoressa dell’Università della Svizzera italiana Eleonora Benecchi di esprimersi, più in generale, sulla rappresentazione della figura della donna alla radio e alla televisione, nonché sulla qualità comunicativa del servizio pubblico radiotelevisivo, vista la sua esperienza accademica nel campo delle culture digitali e del social media management

Quanto è importante che il servizio pubblico radiotelevisivo promuova la figura femminile nella società, tema che è caro alla CORSI che lo sta promuovendo attraverso un ciclo di conferenze dedicato alle donne leader in Svizzera?

“Estendere il dibattito sul tema delle questioni femminili è un atto politico, nel senso più ampio del termine, che investe la consapevolezza di cittadini e cittadine, contribuendo a sensibilizzarli. Inoltre è fondamentale lavorare sulla cultura in cui le persone sono immerse, e i dati ci dicono che in Svizzera la televisione ha ancora un ruolo fondamentale in campo culturale. La tv entra in tutte le case? Bene, usiamola per educare, anche al femminile. Non uso la parola "educazione" a caso. Credo anzi che questa parola dovrebbe essere ricollegata più spesso al servizio pubblico senza timore di "invecchiarlo" o di renderlo meno appetibile per la popolazione giovane.”

 

In che modo la televisione influenza l'immagine che ci facciamo della donna?

“Nel momento in cui la TV si concentra soprattutto su parti del corpo femminile, quelle parti, private del volto, vengono sempre più associate a “qualcosa” più che a “qualcuno”.  L'idealizzazione e l'oggettivazione della donna da parte dei media possano anche causare problemi di autostima femminile, con conseguente ricaduta sulle scelte educative e lavorative future. Ecco perché i media e il servizio pubblico in particolare devono lavorare per la sensibilizzazione e la promozione della rinascita sociale della donna. Bisognerebbe ad esempio promuovere programmi divulgativi che propongano modelli femminili nuovi a cui le ragazze possano ispirarsi. Donne che non siano oggettivate, ma che abbiano diritto di parola e di ruolo. Si pensi che secondo il Global Media Monitoring Project le donne continuano a essere marginalizzate nei programmi riguardanti la politica e l'economia, mentre la loro presenza aumenta quando si parla di temi concernenti la famiglia, l'educazione e la salute”.

 

Heidi Tagliavini viene da una carriera universitaria, sulla quale è avviata anche lei. Per le donne è ancora difficile oggi far carriera, soprattutto nel mondo giornalistico o universitario?

“Nel rapporto annuale pubblicato dal World Economic Forum (WEF) si stila una classifica che valuta quali siano i paesi in cui nascere donna sia più o meno svantaggioso. Si parla di svantaggi semplicemente perché non esiste ad oggi un luogo nel mondo in cui il nascere donna provochi vantaggi da un punto di vista sociale o economico. E già questo è un dato allarmante. Nel 2017 la Svizzera era al ventunesimo posto su 144 Paesi. Ben distaccata dalle confinanti Germania e la Francia, e anche dietro a Paesi come la Namibia e il Sud Africa. Nel rapporto si evidenzia come nonostante le donne abbiano livello di studi e di competenze adeguati al mercato, in molte professioni si preferisce assumere uomini. Questo per dire che per le donne è difficile fare carriera in termini assoluti. Nel campo dell'educazione e dei media le donne sono presenti, la percentuale di impiego si attesta o supera il 50%, ma non vuol dire che non c’è gender gap. Le donne sono assunte, ma non in ruoli di leadership o in posizioni senza effettivi poteri decisionali. In altre parole la difficoltà di fare carriera in ambito giornalistico e universitario è solo il riflesso di una condizione più generale che deve essere cambiata.”

 

Passando all’evoluzione dei canali di comunicazione attuali, secondo lei, quali strategie dovrebbe adottare la RSI per restare al passo con i tempi sul web?

“Va innanzitutto riconosciuto alla RSI lo sforzo già fatto in ambiente online. Prendiamo ad esempio lo sport: rispetto a questo campo, la RSI vanta un ottimo “engagement” sui social. C’è però sempre un margine di miglioramento per quanto concerne l’interazione con gli utenti. In generale, bisogna essere consapevoli che il successo sui social non accade per caso, ma si genera attraverso strategie pianificate, basate sull’analisi di dati raccolti attraverso la ricerca scientifica e sociale. Per questo, va dato spazio a sperimentazioni che devono essere adeguatamente monitorate. La RSI sta già facendo dei passi in questa direzione, ma ritengo che conoscere il mercato, anche in termini di contenuti scambiati dagli utenti, sia fondamentale. Le popolari liste “le dieci cose da fare se vuoi avere successo sui social” e simili servono solo a stimolare la condivisione online, ma non hanno certo un valore pratico e progettuale.”

 

Come vede la televisione o la radio del futuro?

“Io credo che televisione e radio continueranno ad avere un ruolo assolutamente rilevante. Le ricerche più recenti confermano ad esempio che la TV ha ancora un ruolo importante per la popolazione svizzera e rimane fondamentale per la comunicazione politica. La radio poi sta vivendo una nuova giovinezza grazie alla flessibilità dei podcast. La storia dei media ci insegna che nessun nuovo medium uccide i media precedenti, piuttosto li costringe ad adattarsi a nuove circostanze, a trasformarsi per rimanere al passo con i tempi.”

 

Le Società regionali SSR potrebbero migliorare tramite la diffusione sul web la loro immagine?

“Per quanto riguarda l’ambiente online credo che CORSI e le altre Società regionali SSR debbano prima di tutto capire a che target di pubblico vogliono rivolgersi e qual è il loro obiettivo primario online. CORSI ad esempio da tempo conduce ricerche sia internamente che appoggiandosi a istituzioni universitarie ed è auspicabile, rispetto all’adozione di una strategia comunicativa online efficace, mettere a frutto quanto già fatto e continuare a investire in questa direzione.  In generale credo che la CORSI e le altre Società regionali SSR dovrebbero essere un forum di dibattito anche online, e riflettere dunque su come sfruttare le potenzialità interattive della rete per intensificare non solo il dialogo ma anche la loro presenza nella pubblica arena, soprattutto in tempi in cui il servizio pubblico, non solo in Svizzera, subisce pressione politica ed economica. L’ambiente online potrebbe aiutare CORSI e le altre Società regionali SSR a promuovere maggiormente il dibattito sulla definizione, il ruolo e il futuro del servizio pubblico, sensibilizzando al tema anche le fasce di popolazione più giovane.

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/l-immagine-della-donna-proposta-dal-servizio-pubblico-a-colloquio-con-eleonora-benecchi/34900-1-ita-IT/L-immagine-della-donna-proposta-dal-servizio-pubblico-a-colloquio-con-Eleonora-Benecchi.jpg 03.12.2018
8236 La SSR e la musica svizzera: la piattaforma “MX3” La SSR e la musica svizzera: la piattaforma “MX3” Intervista a Massimiliano Rossi, programmatore musicale di Rete Tre RSI

“MX3”, è un’iniziativa di SSR nata più di 10 anni fa, è una delle piattaforme tramite la quale le radio nazionali fanno scouting, ovvero cercano nuovi talenti. In questo modo la SSR risponde al suo mandato pubblico. È qui infatti che i programmatori musicali vanno a cercare le ultime novità interessanti, instaurando una connessione immediata tra la musica creata e quella messa in onda dalle emittenti. Massimiliano Rossi, programmatore musicale di Rete Tre, ci spiega l’utilità della piattaforma specificamente per la RSI.

Che rapporto c’è tra “MX3” e il mandato pubblico ricevuto dalla SSR?

“È evidente che la creazione del portale era finalizzata a fornire un servizio pubblico. In sostanza abbiamo creato uno strumento che mette in contatto il produttore e il consumatore senza intermediari, quali  le etichette discografiche o agenzie di promozione ecc. Senza “MX3” ci sarebbero un sacco di barriere e ostacoli prima ancora di poter ascoltare la musica. Senza contare che esistono servizi a pagamento che fanno proprio quello che fa “MX3”: mettere in contatto gli artisti con i programmatori musicali delle radio. La nostra piattaforma lo fa gratuitamente e in maniera esclusiva per il mercato svizzero.”

Come avviene la ricerca di nuove tracce musicali su “MX3”?

“Personalmente appartengo alla “vecchia scuola”. Amo farmi catturare dalle copertine che vengono caricate insieme ai file audio, mentre delle volte è il titolo della canzone o il nome dell’artista a incuriosirmi. Le caratteristiche che una proposta deve avere sono molteplici, ma orecchiabilità e musicalità sono le principali. C’è poi un fattore di tempo – è radiofonicamente difficile programmare un brano superiore ai 5 minuti – e di linguaggio (la volgarità gratuita non rientra nei parametri che accettiamo).”

“MX3” favorisce davvero la musica o essendo creata dalla SSR ci sono delle band o dei cantanti che non trovano spazio sulla piattaforma per qualche motivo?

“La favorisce davvero. Infatti, non esiste una selezione d’ingresso per “MX3”. Essa è aperta a chiunque abbia creato della musica che vuole condividere. La SSR non controlla né tanto meno filtra l’accesso ad essa: è stata concepita e resterà completamente libera e gratuita, a patto che non si vìolino le leggi sul diritto d’autore. Proprio perché non esistono band scartate da “MX3”, concorsi come PalcoAiGiovani e festival come M4Music utilizzano questa piattaforma per le loro selezioni.”

Nella sua forma, non rischia di essere una piattaforma solo per gli addetti ai lavori?

“No. C’è una sezione dedicata ai commenti che permette a chiunque di lasciare la propria opinione sotto ogni canzone o pagina di un artista, che poi riceve una notifica via email e può così rispondere. Più che una piattaforma per comunicare, “MX3” è un portale che permette di scoprire nuova musica e nuovi artisti per poi reindirizzarti verso i loro canali di comunicazione preferiti.”

È facile promuovere la propria musica a livello ticinese?

“Sì, ma solo se si tratta di musica ticinese prodotta per la stessa Svizzera italiana. Il bacino d’utenza non permette però di essere autoreferenziali e contemporaneamente di essere autosufficienti a livello economico-finanziario. Il musicista della nostra regione deve così sempre guardare al di fuori per poter fare un salto di qualità e diventare un professionista a tutti gli effetti.”

Qual è la regione linguistica della Svizzera più “produttiva” e interessante a livello musicale?

“Dipende dai generi. La Svizzera romanda è molto produttiva per quanto riguarda tutte le sonorità reggae/ska e per la musica black in particolare, la Svizzera tedesca per contro è più interessante per il suo rock, la musica elettronica e il pop “da classifica”. Il Ticino, invece, nel corso degli ultimi anni (e grazie agli sforzi di alcuni particolari attori) è diventato molto attrattivo per l’universo musicale alternativo. Questo non vuol dire però che non esistano realtà black in Svizzera tedesca o band rock promettenti in quella romanda.”

Conosce la CORSI? Se il suo Consiglio del Pubblico, dovesse rivolgere qualche osservazione al settore musicale di cui tu ti occupi, quale pensi potrebbe essere?

“Conosco la CORSI e se dovessi pensare ad un’osservazione potrebbe essere quella di provare ancor di più a rivolgerci alle generazioni più giovani, cercando di andare ulteriormente incontro alle loro esigenze musicali, indicando alla RSI spazi e fasce orarie più adeguate.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/la-ssr-e-la-musica-svizzera-la-piattaforma-mx3/34869-1-ita-IT/La-SSR-e-la-musica-svizzera-la-piattaforma-MX3.png 29.11.2018
8226 “Heidi Tagliavini: la diplomazia al femminile” “Heidi Tagliavini: la diplomazia al femminile” Intervista a Mauro Dell'Ambrogio, Avvocato e Segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFRI)

L’avvocato Mauro Dell’Ambrogio sta per terminare il suo incarico quale Segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFRI). Questo importante settore dello Stato ha come mandato anche quello di favorire l’interconnessione della Svizzera sul piano internazionale e la sua integrazione nello spazio europeo e mondiale della formazione, della ricerca e dell’innovazione. Dato che a fine novembre la CORSI ospiterà l’ambasciatrice Heidi Tagliavini – nome conosciuto nelle cancellerie dei principali Paesi del mondo – ne approfittiamo per introdurre con lui il tema della diplomazia al femminile:

Per cosa deve essere ricordata Heidi Tagliavini? Come mai Il suo nome suscita grande ammirazione e rispetto nelle cancellerie dei principali Paesi del mondo?

“La signora Tagliavini riassume nella sua persona le migliori qualità della diplomazia svizzera: professionale, competente, plurilingue, modesta, mediatrice, discreta, orientata al risultato e non alla messa in scena politica.”

Se avesse l’occasione di intervistarla, quali domande le porrebbe?

“Le farei raccontare alcuni momenti della sua attività, premettendo che sui più interessanti ha probabilmente l’obbligo di mantenerli segreti.”

Qual è la pregnanza di un'iniziativa come il ciclo di conferenze inaugurato da CORSI sulle "donne leader"? Si parla abbastanza o ancora troppo poco di pari opportunità nel mondo della politica?

“Parlarne è buona cosa, purché si badi anche alla sostanza. Altrimenti diventa un discorso da "prima i nostri" in chiave femminista, come se a risolvere i problemi bastasse un'equa rappresentanza, dei sessi o di ogni altra diversità. Il contributo di una donna in diplomazia è oggi come quello di un uomo: è diventata normalità”  

Perché consiglierebbe di partecipare alla serata?

 “La vedrei come un'occasione per interagire e non solo per vedere ed ascoltare.”

C'è un'altra figura di donna che vorrebbe vedere intervistata dalla CORSI?

“Non c'è che l'imbarazzo della scelta: suggerirei però di non limitarsi a donne che hanno brillato in funzioni fino a poco fa riservate agli uomini, ma anche in carriere da tempo femminili, come l'educazione o le cure. Combattere gli stereotipi è bene, ma rischia di essere controproducente se veicola l'idea che le funzioni più importanti sono quelle che più a lungo sono state riservate agli uomini.”

Intervista di Laura Quadri.

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8222 La RSI promuove la cultura? L’opinione di Diego Erba La RSI promuove la cultura? L’opinione di Diego Erba Intervista a Diego Erba, coordinatore del Forum per l’italiano in Svizzera

Il prossimo 24 novembre, a Grono, si terrà l’annuale Assemblea del Forum per l’italiano in Svizzera, di cui è coordinatore Diego Erba, già Direttore della Divisione scuola del Canton Ticino. Per l’occasione, abbiamo cercato di capire con lui quanto la lingua italiana e la cultura, dal suo punto di vista, siano tutelate attraverso la  RSI.

Come valuta il ruolo della RSI come agente culturale?

“La RSI ha un compito e un ruolo importanti per il pubblico italofono: è un vettore culturale di primaria importanza che va ben oltre i confini territoriali. L’azienda ha mezzi adeguati e giornalisti qualificati per svolgere con professionalità il suo mandato in ogni ambito di competenza, e quindi anche nel settore culturale. Certo, nella realizzazione dei programmi radiotelevisivi occorre tenere sempre conto della pluralità delle opinioni, della necessità del confronto, come pure di non essere eccessivamente “svizzero italiani-centrici o Ticino-centrici”. Il compito della RSI è indubbiamente di valorizzare il patrimonio culturale della Svizzera italiana, ma anche di far conoscere quello delle altre regioni linguistiche, come pure di aprirsi verso il mondo. La cultura non ha frontiere e anche la RSI deve rendersene conto.”

Il lavoro della RSI per la valorizzazione della lingua italiana è sufficientemente strategico o ci vorrebbe maggior pianificazione?

“Con la CORSI e con la RSI il Forum per l’italiano in Svizzera ha sviluppato diversi progetti, come ad esempio la realizzazione del Totem RSI sull’italianità che da quattro anni sta girando la Svizzera. Ovviamente le premesse per fare di più e meglio ci sono sempre. Un auspicio nostro è quello che la RSI abbia un occhio di riguardo anche per gli italofoni che risiedono di là dal Gottardo, che sono la maggioranza. Non a caso la RSI è denominata la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (e non della Svizzera italiana). Un’attenzione particolare dovrebbe pure essere posta sull’uso corretto della lingua italiana nelle proprie trasmissioni radiofoniche e televisive, tralasciando l’uso improprio di parole inglesi quando vi sono i corrispondenti termini nella nostra lingua. Perché continuare a ripetere alla radio “v’invitiamo allo showcase di …” quando si potrebbe molto più semplicemente utilizzare il termine “esibizione”? La lingua italiana si promuove sia utilizzandola correttamente sia evitando l’uso eccessivo di terminologie straniere. I finanziamenti che riceve la RSI attraverso la  “chiave di riparto” proveniente dalle altre regioni linguistiche devono essere impiegati per valorizzare (e utilizzare) l’italiano e la sua cultura, non le altre lingue.”

Che cosa non apprezza del modo di fare radio e televisione della RSI?

In genere le trasmissioni della RSI sono variate, interessanti e ben condotte dai giornalisti. Mi sia concessa però una critica: appassionato sportivo, di calcio in particolare, mi chiedo se sia veramente indispensabile affiancare al telecronista degli esperti e accogliere in studio giornalisti e tecnici per commentare le partite di calcio.  Per la partita Svizzera – Islanda vi erano a San Gallo tre corrispondenti (di cui uno a bordo campo !) e a Comano un giornalista e altri due esperti. Non so se anche la radio stava nello stesso momento trasmettendo la partita con un altro cronista. Sicuramente troppo e il troppo storpia, a maggior ragione se spesso i commenti sono di una pochezza che mi sollecitano a spegnere l’audio e a gustarmi la partita in tranquillità. Per seguire una partita di calcio non occorre andare all’Università!”

Cosa sarebbe potuto succedere, secondo lei, se l’iniziativa No Billag fosse stata approvata?

“Noi italofoni saremmo stati costretti a far capo alle emittenti italiane per conoscere gli avvenimenti nel mondo, a pagare ad esempio le partite di calcio, di disco su ghiaccio. Ora per fortuna il peggio è passato, ma occorre comunque comprendere le criticità espresse durante la campagna che ha preceduto la votazione. Il dibattito è stato intenso, accalorato: sarebbe un grosso errore continuare a vivere sugli allori e dimenticare i suggerimenti, a volte pertinenti, espressi dagli avversari. Come si suole dire “Onore ai vincitori, rispetto ai vinti”.”

Conosce il lavoro della CORSI e cosa si aspetta dalla Cooperativa? Cosa le consiglia per migliorare il suo operato?

“Certo che lo conosco. Da oltre quarant’anni sono socio della CORSI e partecipo regolarmente alle assemblee annuali e alle manifestazioni indette. Per 15 anni ho fatto parte del Consiglio del Pubblico, assumendone anche la presidenza. La CORSI, se vuole affermare maggiormente il suo ruolo, deve sempre più uscire da Comano o da Lugano-Besso per andare sul territorio del Ticino, dei Grigioni, ma anche nella Svizzera d’Oltre Gottardo, e incontrare le persone, dialogare  per coglierne le aspettative, per informare puntualmente il pubblico sulle strategie e sugli obiettivi che s’intendono conseguire, e per far valere le attese che ha recepito. Solo così ognuno di noi sentirà un po’ più sua la RSI.

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/la-rsi-promuove-la-cultura-l-opinione-di-diego-erba/34772-1-ita-IT/La-RSI-promuove-la-cultura-L-opinione-di-Diego-Erba.jpg 19.11.2018
8223 Comunicato stampa del Consiglio del pubblico della CORSI Comunicato stampa del Consiglio del pubblico della CORSI

Oltre ad essere principi ancorati nella Costituzione e nel mandato di servizio pubblico, la cultura delle pari opportunità in azienda e un’equa rappresentanza e rappresentazione di genere nell’offerta editoriale RSI sono da tempo una priorità nell’attività di analisi e vigilanza della CORSI. Dopo ripetute segnalazioni alla RSI, la CORSI aveva accolto positivamente la decisione della RSI di commissionare un audit esterno, che era anche negli auspici della CORSI.

Il Consiglio del pubblico della CORSI ha preso atto dei risultati del monitoraggio SUPSI sulla rappresentanza di genere nei programmi RSI, il quale indica che poco più di un terzo (36.5%) delle conduzioni radiotelevisive analizzate sono in mano a donne e che circa un terzo (33.5%) degli ospiti che intervengono nei programmi radiotelevisivi della RSI sono donne. Lo studio evidenzia quindi un buon margine di miglioramento. Questo monitoraggio d’impostazione quantitativa costituisce certamente un primo passo per radiografare statisticamente lo stato delle cose e acquisire consapevolezza dei punti di forza e delle debolezze. Tuttavia il Consiglio del pubblico ritiene che debba essere completato da analisi qualitative che ragionino sul tipo e sulla qualità dei ruoli assegnati alle donne in azienda e nei programmi. Nella sua veste di ente radiotelevisivo di servizio pubblico con un mandato educativo oltre che informativo, la RSI deve contribuire con l’esempio e con il messaggio a promuovere la cultura delle pari opportunità e il superamento degli stereotipi di genere. Da parte sua il Consiglio del pubblico sta svolgendo un monitoraggio dell’offerta per capire quale genere di messaggio veicolano i programmi RSI per rapporto alle questioni di genere prendendo in considerazione per esempio l’uso del linguaggio e delle immagini, l’assegnazione di ruoli a livello di conduzione, animazione e redazione di servizi, la scelta di ospiti, esperti e intervistati o gli abbinamenti fra tematiche e genere. Importanti per le analisi del Consiglio del pubblico sono pure la percezione e l’opinione del pubblico. Sul sito della CORSI ha pertanto lanciato un sondaggio, al quale invita a partecipare (www.corsi-rsi.ch). Il Consiglio del pubblico si è pure confrontato sul tema con la Federazione delle associazioni femminili FAFTPlus, con la quale collabora nella raccolta di segnalazioni del pubblico.

Alla presa di coscienza e alle buone intenzioni deve far seguito un cambio di passo nella cultura e nella prassi aziendale con un serio investimento nelle donne, nella loro formazione, nelle loro competenze, nella loro passione per il lavoro e nella conciliabilità fra professione e famiglia. Pertanto il Consiglio del pubblico si augura che il tema di genere diventi una priorità aziendale e un obiettivo strategico misurabile e da verificare regolarmente.

Attualmente sotto la lente del Consiglio del pubblico: Patti Chiari (salute e medicina), 60 Minuti, Il Quotidiano, Il gioco del mondo

Prossimamente monitorati dal Consiglio del pubblico: Laser, Gli altri, Filo diretto, Flex, RSI News

Per informazioni: Raffaella Adobati Bondolfi, presidente del Consiglio del pubblico, 081 284 66 81, 079 407 55 24, lellailario@bluewin.ch

Tutti i rapporti di monitoraggio del Consiglio del pubblico della CORSI sono disponibili sul sito www.corsi-rsi.ch nella rubrica del Consiglio del pubblico.

 

Lugano, 19 novembre 2018

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/comunicato-stampa-del-consiglio-del-pubblico-della-corsi/34781-2-ita-IT/Comunicato-stampa-del-Consiglio-del-pubblico-della-CORSI.jpg 19.11.2018
8220 L’addio di Piernando Binaghi alla RSI L’addio di Piernando Binaghi alla RSI

È di pochi giorni fa la notizia che Piernando Binaghi, volto storico della Meteo alla RSI, lascerà l'azienda per dedicarsi ad altre attività, lontano dalle luci dei riflettori. Con lui abbiamo parlato di questa scelta e, più in generale, del ruolo del servizio pubblico.

 

I suoi anni di lavoro trascorsi alla RSI sono oltre venti. Molti – troppi?  Quale evoluzione ha notato nell’azienda in questi anni?

“Una delle evoluzioni che ho avvertito più nettamente è stato il passaggio dalla TSI, con cui sono cresciuto, all’attuale RSI. Non è stato un semplice cambiamento di sigle, ma una profonda trasformazione dettata da un mondo che è in costante mutamento. Ho avvertito l’attenzione a voler adeguare l’offerta a questa evoluzione, e ritengo sia stata un’iniziativa inevitabile per cercare di essere adeguati ad un mondo magmatico, che non si presta a premiare le realtà fossilizzate.”

“20 anni di lavoro alla RSI? Forse, per certi versi, troppi, ma d’altro canto anche giusti. Apprezzo la vita per come è andata, per quanto ho ricevuto, ma anche per quello che sono riuscito a fare. Da questo punto di vista, gli anni più stimolanti sono forse stati i primi 10, in cui oltre a fare la meteo sono stato coinvolto in altre proposte di divulgazione scientifica. Dopodiché, pur continuando ad amare molto l’azienda, è emersa la necessità di dedicarmi a qualcosa di alternativo. Ma vorrei sottolineare che, pur lasciando la RSI, la serberò nel cuore e lascerò comunque la porta aperta.”

 

Tra i motivi del suo ritiro è quello di “voler dare di più alle persone”. Cosa manca al servizio pubblico per “dare di più”?

“La questione di riuscire a dare di più non riguarda il servizio pubblico, bensì me stesso. Voglio mettermi in gioco in modo più diretto, nonostante il bellissimo rapporto con il pubblico che si è venuto a creare in questi anni. Porterò con me un feeling e un ricordo che voglio immaginare possano restare inalterati anche nei tanti spettatori che mi hanno seguito. E poi mi mancheranno tantissimo anche le decine di colleghi con in quali si è costruito nel tempo un reciproco rapporto di stima e di amicizia. Per quel che riguarda il ruolo del servizio pubblico, penso che dovremo tutti difenderne l’esistenza. Ne va della nostra storia e soprattutto ne va dell’importanza di un diritto all’informazione che, pur con tutti gli aspetti che si possono sempre perfezionare, è un bene che dobbiamo a tutti i costi salvaguardare.”

 

Nel 2002 Lei si è aggiudicato il “Prix des Médias” per il programma meteorologico dai migliori contenuti giornalistici e divulgativi. Qual è il segreto per una divulgazione scientifica di qualità? Quanto conta lo stile di conduzione?

“Nella conduzione devi scegliere se rappresentare qualcun altro o rimanere te stesso. Io ho scelto di essere me stesso e credo che questo sia in fondo il segreto più grande. Naturalmente i modelli di riferimento sono molto importanti e anch’io ho avuto i miei idoli sin da bambino. Poi però quando sei chiamato a fare la tua parte devi saper mettere in campo il tuo stile, mantenendo fede al rapporto che vuoi profondamente intessere con le persone.”

 

Conosce la CORSI? Cosa pensa del suo lavoro, e quali impulsi la CORSI potrebbe dare, in generale e nel suo settore di competenza?

“Credo che la CORSI sia una realtà molto importante, perché permette alla RSI di avere feedback esterni e proposte che possano contribuire in modo concreto a fare la differenza. Se vogliamo che la RSI continui ad essere una realtà importante per la Svizzera italiana e se vogliamo che sappia adeguarsi al mutamento dei tempi e dei gusti del pubblico, dobbiamo essere uniti e lavorare tutti insieme verso la medesima direzione. Penso che la condivisione di questo spirito sia un modo utile per far confluire stimoli e idee nello sviluppo di proposte sempre nuove e auspicabilmente in linea con le aspettative del pubblico. Per quel che riguarda la Meteo, posso dire che le indicazioni che ho raccolto dalla CORSI in questi anni sono state concretamente utili al perfezionamento del prodotto.”

 

Cosa consiglia al suo “successore”?

“Nulla. Credo che ci siano tutte le premesse per dare adeguata continuità e futuro ad un programma che è uno dei prodotti di punta della RSI. Sarò felice di vederlo crescere e svilupparsi ulteriormente negli anni a venire stando questa volta solo dalla parte del pubblico.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/l-addio-di-piernando-binaghi-alla-rsi/34751-2-ita-IT/L-addio-di-Piernando-Binaghi-alla-RSI.jpg 15.11.2018
8210 Heidi Tagliavini: una carriera per la diplomazia Heidi Tagliavini: una carriera per la diplomazia Intervista a Nora Jardini, Responsabile del consultorio giuridico “Donna & Lavoro”

Giovedì 29 novembre, alle ore 20:00, lo Studio 2 della RSI ospiterà il secondo appuntamento del ciclo organizzato dalla CORSI “Quando il leader è donna”. Ospite d’eccezione l’ambasciatrice Heidi Tagliavini, il cui nome suscita grande ammirazione e rispetto nelle cancellerie dei principali Paesi del mondo per il suo lavoro diplomatico. Ne parliamo con Nora Jardini, responsabile del consultorio giuridico “Donna & Lavoro”, che ogni anno aiuta oltre 400 donne a far valere i propri diritti sul posto di lavoro; il Consultorio è un servizio promosso dalla FAFTPlus (Federazione Associazioni Femminili Ticino Plus), partner dell’incontro con Tagliavini.

La CORSI sta portando avanti un ciclo su figure di donne leader. Cosa si aspetta da questa serie di conferenze?

“Trovo che l’idea sia ottima perché è molto importante sensibilizzare il pubblico al fatto che anche le donne possono essere delle figure leader. In particolare, i profili invitati dalla CORSI rendono ben chiaro a tutti che le donne possono avere successo in ambiti molto diversi ed eterogenei, sia nel mondo imprenditoriale che in quello politico o diplomatico.”

Se fosse lei a intervistare Heidi Tagliavini, cosa sarebbe curiosa di chiederle?

“In quanto avvocata che si occupa dei diritti delle donne sono da sempre interessata alla storia personale di ciascuna di loro, in particolare in merito al loro vissuto. Di conseguenza le chiederei quali persone da lei incontrate durante la sua esperienza lavorativa l’hanno maggiormente colpita e per quale motivo.”

Cosa si aspetta che riveli una donna simile della sua carriera? Cosa sarebbe bello sentire da parte sua?

“Mi auspico di sentire che il fatto di essere una signora non l’abbia ostacolata nella sua carriera, ma immagino che verrei facilmente smentita.”

Consiglierebbe di partecipare alla serata?

“Ascoltare le esperienze di donne che hanno avuto successo a tale livello nella diplomazia, che è un settore maschile, è un evento imperdibile. In particolare, mi piacerebbe che ad una tale serata possano partecipare  giovani che possano prendere come esempio Heidi Tavaglini per il loro futuro professionale.”

Ritiene sufficiente la presenza di esperte femminili nei programmi d’informazione che vanno in onda alla RSI?

“Trovo peccato che spesso nei programmi d’informazione non vengano chiamate esperte o che ci siano solo in occasione di temi cosiddetti “femminili” quali la parità dei sessi, mentre invece esistono esperte in molti altri settori.

In certi dibattiti ritengo che l’introduzione di quote rosa potrebbe aver senso per garantire un’equa rappresentanza femminile anche a vantaggio del pubblico.”

Cosa può dare il servizio pubblico radiotelevisivo nella promozione dell’immagine della donna?

“Il servizio pubblico può fare molto e deve impegnarsi sia per un’equa rappresentanza dei sessi (troppo spesso assistiamo a dibattiti con soli uomini) sia nella promozione di personalità femminili di successo.Anche il linguaggio utilizzato deve essere oggetto di approfondimento.”

Conosce la CORSI e il suo lavoro?

“Trovo che la CORSI stia facendo un ottimo lavoro nella promozione delle pari opportunità e questo ciclo di conferenze ne è la dimostrazione. Anche l’incontro promosso questa primavera con Dacia Maraini mi era piaciuto molto, visto che è una delle scrittrici che mi accompagna sin dalla mia adolescenza. Penso sia molto importante dare risalto a personalità femminili sia a livello culturale che politico od economico.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/heidi-tagliavini-una-carriera-per-la-diplomazia/34679-1-ita-IT/Heidi-Tagliavini-una-carriera-per-la-diplomazia.jpg 12.11.2018
8204 Volti di donne ticinesi alla RSI Volti di donne ticinesi alla RSI Intervista a Tosca Dusina e Christian Tarusso (RSI)

A ottobre la CORSI ha inaugurato un ciclo di conferenze sulle donne leader dell’attuale panorama svizzero. Per questo, abbiamo voluto sentire Tosca Dusina e Christan Tarusso, che da tempo si occupano delle tematiche femminili all’interno della RSI, promuovendo l’immagine della donna. DonneStorie (https://www.rsi.ch/speciali/pei/donnestorie/DonneStorie-8254822.html) è infatti un’iniziativa editoriale della RSI e da loro gestita che crea un legame tra la RSI e l’Associazione Archivi Riuniti Donne Ticino (AARDT) accostando e intrecciando saperi, competenze e preziose testimonianze d’archivio sulle donne.

Come nasce il progetto DonneStorie? 

[TD] “Le origini del progetto DonneStorie risalgono al 2003, mentre la prima pubblicazione del sito ha avuto luogo nel 2004. Il sito è stato ripubblicato a inizio 2018 con una nuova veste grafica.”

Quale criterio avete adoperato per selezionare le donne ticinesi a cui dare rilievo? Perché queste donne sono esemplari?

[CT] “Le biografie rappresentano il perno attorno al quale ruota la collaborazione tra RSI e AARDT. Grazie al progetto “Tracce di donne” è stato possibile ottenere nomi e avvenimenti da sfruttare per le ricerche. Sono persone attive nei campi più disparati della società e proprio su questo poggia il senso del nostro progetto: far notare che la donna, in realtà, era già inserita nella vita del Cantone, privata però della giusta considerazione, anche materiale. Sono dunque donne esemplari in quanto rappresentative dei cambiamenti in atto. Naturalmente non ci si fermerà alle biografie pubblicate sul portale: la collaborazione prosegue per portare nuove figure su DonneStorie.”

Che messaggio si vuole trasmettere dedicando una piattaforma interamente alle donne?

[TD] “Dal mio punto di vista DonneStorie non è solo un sito che ha per tema la storia delle donne nel nostro paese. È qualcosa di più: nel 2003, in breve tempo abbiamo immaginato nuove modalità di lavoro, non più circoscritte ai vari ambiti, ma basate sulla condivisione, la cooperazione intersettoriale, l’intreccio di competenze e, non da ultimo, la collaborazione con le istituzioni del territorio. Fondamentalmente è stata una forma d’apertura tesa ad arricchire il patrimonio d’archivio del nostro paese e a facilitarne la fruizione.”

La RSI ha contribuito all’emancipazione femminile dando voce a chi voce non aveva, in questo caso le donne. A chi deve continuare a dar voce la RSI anche oggi? Per le donne si fa abbastanza o c’è ancora bisogno di fare di più? In quali ambiti?

[TD] “Se è vero che le donne negli ultimi 60 anni sono entrate a far parte del mondo del lavoro contribuendo allo sviluppo di aziende e istituzioni, d’altra parte è altrettanto vero che si sono adattate ad un universo già definito e impostato su visioni, culture e valori che potremmo definire “maschili”. Le carriere e i processi decisionali ancora oggi vengono intesi solo in senso verticistico. In realtà è nelle strutture orizzontali delle aziende che opera la maggior parte delle donne e i valori che esse storicamente veicolano sono utilissimi nel mondo del lavoro ma spesso relegati in una non meglio definita zona d’ombra. C’è quindi ancora molto da fare. Oggi, a mio avviso, servono culture nuove, basate su processi decisionali orizzontali e sullo sviluppo e la valorizzazione di reti organiche di competenze. L’universo reticolare del Multimedia e più in generale del web rappresenta un’opportunità straordinaria per creare e costruire nuovi processi e sistemi di lavoro: nuove modalità in cui i valori che potremmo definire “femminili” giocheranno un ruolo fondamentale e proprio per questo dovranno essere maggiormente visibili, valorizzati e promossi di quanto non lo siano oggi.”

Avete avuto dei feedback sulla piattaforma dagli utenti? È un servizio apprezzato?

[CT] “Il pubblico ha ben recepito il progetto: in una stagione come questa, dove il tema del rapporto tra donna e società torna ad essere al centro delle nostre vite, riscoprire il passato ha un certo effetto. Effettivamente è una tematica che può accomunare generazioni diverse di donne, e in questo senso l’apporto della multimedialità permette di attrarre pubblico di età diversa. Sono arrivati anche alcuni suggerimenti, che ci ha fatto piacere ricevere, e che dimostrano il ruolo stimolante della piattaforma: li terremo sicuramente in considerazione per i futuri aggiornamenti.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/volti-di-donne-ticinesi-alla-rsi/34641-3-ita-IT/Volti-di-donne-ticinesi-alla-RSI.jpg 06.11.2018
8201 “Quando ero in Cina quello che mi mancava di più era un servizio pubblico radiotelevisivo di qualità e affidabile” “Quando ero in Cina quello che mi mancava di più era un servizio pubblico radiotelevisivo di qualità e affidabile” Intervista a Silvio Napoli, Presidente del CdA di Schindler Group

Quando ero in Cina quello che mi mancava di più era un servizio pubblico radiotelevisivo di qualità e affidabile”. È con queste parole che Silvio Napoli, Presidente del CdA di Schindler Group – invitato dalla CORSI – ha ricordato ieri sera, davanti a circa 200 persone, i primi passi di Schindler a livello globale.

L’intervistato, tra aneddoti personali, ricordi, ma anche auspici per il futuro, si è soffermato – grazie alle sagaci domande di Lino Terlizzi – sulla presenza del Gruppo in Svizzera ed in particolare in Ticino, sul ruolo del digitale nel settore degli ascensori e delle scale mobili, sulle sfide poste dalle nuove tecnologie e sulle trasformazioni nel mondo del lavoro. Non è neanche mancata una riflessione più generale sul servizio pubblico radiotelevisivo dal punto di vista di un affermato dirigente dell’economia privata quale Napoli. A questo proposito gli abbiamo anche chiesto cosa significhi esattamente per lui avere un servizio pubblico radiotelevisivo di qualità e connotato da affidabilità. Ci ha risposto così:

Per me affidabilità e qualità significano tre cose molto specifiche, sulle quali ho avuto modo di riflettere nei miei tanti viaggi in giro per il mondo. Parlo dalla prospettiva di qualcuno che ha visto tanti modi di fare televisione e radio. Affidabilità e qualità significano: informazione in tempo reale; informazione elaborata ma non filtrata e, da ultimo, di raggio mondiale e non solo locale.”

Un’altra domanda: la RSI come azienda si ritrova nella situazione di dover affrontare dei tagli. Che ne pensa?

Penso che i tagli debbano essere affrontati in modo razionale. In quanto dirigente devo purtroppo dire che a volte i tagli sono necessari, ma tutto va fatto per creare valore. In questo senso, confido che alla RSI sapranno come gestirli, usando la tipica ragionevolezza svizzera. Per la sopravvivenza dell’informazione indipendente e di qualità ci vuole anche una certa sostenibilità finanziaria e questa va assicurata, anche se può risultare difficile e, appunto, implicare dei tagli.

Lei ha anche detto, durante l’intervista, che spesso le aziende sono dipinte dal mondo politico come delle organizzazioni volte allo sfruttamento. Quanto conta l’appoggio dei mass media per una percezione corretta del mondo aziendale?

L’azienda, nel senso originale del termine, crea valore, impieghi e fa parte del tessuto sociale, permettendo ai cittadini di contribuire con le loro mani e le loro teste alla crescita economica. Il giornalista deve tener conto di questo. Non bisogna, per associazione di idee, fare di tutta l’erba un fascio: ci sono certo aziende che non vanno bene e usano metodi scorretti, ma non è detto che questo valga per tutte.

Intervista di Laura Quadri.

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8202 Lo sguardo della RSI sulla Svizzera Lo sguardo della RSI sulla Svizzera Intervista a Reto Ceschi, Responsabile dipartimento informazione RSI

Gli eventi che si svolgono nella Svizzera italiana e in Romandia hanno una risonanza quasi nulla sulle stazioni della radio svizzero tedesca SRF. Dal 2014 infatti, rappresentano solo il 2% ogni anno dell'insieme delle informazioni trasmesse, come ha indicato di recente Publicom in un'analisi dei programmi realizzata su mandato dell'Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM). Ma la nuova Concessione federale, che entrerà in vigore da gennaio 2019, parla chiaro: lo scambio tra regioni linguistiche deve aumentare.

Abbiamo chiesto a Reto Ceschi, Responsabile Dipartimento Informazione RSI, di commentare a questo proposito la situazione attuale:

 “La RSI ha il compito di raccontare la Svizzera. Lo fa con grande convinzione, lo fa con piacere. Partiamo dalla Svizzera italiana, dal Ticino, ma inseriamo costantemente la realtà a noi più vicina nel contesto nazionale. Tutte le analisi fatte nel corso degli anni lo dimostrano: la RSI è l’unità aziendale che guarda con maggiore attenzione alle altre regioni linguistiche del paese. Perché siamo più piccoli certo, ma anche e soprattutto perché la nostra legittimazione passa da questa appassionante e costante scoperta di un paese in profondo cambiamento. La Svizzera è interessante per chi ci vive, non è solo una realtà con una storia un po’ esotica per chi la osserva da lontano. Noi la Svizzera la raccontiamo, la facciamo incontrare, la spieghiamo. E vogliamo farlo sempre meglio. È questo il nostro contributo alla coesione nazionale. È questo il nostro impegno per il futuro.”

La statistica indica inoltre che cinque delle sei stazioni della SRF si concentrano praticamente in esclusiva sulla Svizzera tedesca e romancia; unica eccezione SRF 4, che dedica alle regioni linguistiche latine il 4% dei propri contenuti. Chi è che non cerca il dialogo? La RSI o le altre reti nazionali?

“Noi cerchiamo il dialogo. Lo abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo. È nella nostra natura di unità aziendale che ha come obiettivo raccontare la Svizzera, non solo la Svizzera italiana. Troviamo ascolto ma è giunta l’ora di cambiare passo, dall’ascolto si deve andare verso una collaborazione più stretta. Ci sono segnali incoraggianti che vanno rafforzati.”

È un problema di collaborazione o piuttosto di competizione e concorrenzialità?

“Bisogna migliorare la comunicazione e potenziare gli scambi. Competizione e concorrenza non sono fattori importanti in questo contesto.”

Cosa può trarre la RSI dal confronto con le altre reti nazionali? Viceversa, cosa può dare la RSI ai colleghi d’oltralpe?

“Noi, dalla collaborazione, traiamo grandi benefici. Conosciamo nuovi e diversi formati, abbiamo  più storie da raccontare, ci misuriamo in un contesto nazionale e non solo regionale. La RSI è Svizzera, non solo Svizzera italiana. Alle altre unità aziendali possiamo mostrare come, con risorse più limitate, si possa realizzare un’offerta attrattiva. Possiamo porre alla loro attenzione tematiche che sfuggono ai loro radar. Con la collaborazione e il dialogo che stiamo rafforzando ci saranno risultati positivi per tutti.”

La RSI è conscia di questo problema, se ne discute al suo interno o si preferisce “non vedere” e andare per la propria strada?

“Se ne parla e, come detto, si affronta la questione in modo attivo.”

In merito a questo problema, cosa si può migliorare in seno alla RSI?

“I collaboratori della RSI sono invitati a partecipare attivamente ai gruppi nazionali, ad attivare costantemente i loro contatti, ad esprimere i nostri valori e a mostrare agli altri ciò che facciamo.”

Qual è secondo Lei il ruolo delle società regionali SSR – e quindi della CORSI-  verso i programmi  di servizio pubblico?

“Conosco ovviamente la Corsi e so di che cosa si occupa. Le società regionali hanno anche loro un ruolo importante nella coesione nazionale. Da parte sua, mi aspetto un’analisi regolare e rigorosa della nostra offerta, come accade ormai da tempo, e una disponibilità all’ascolto.”

 

Intervista di Laura Quadri.

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8203 Schindler «Guidati da valori svizzeri» Schindler «Guidati da valori svizzeri» Fonte: Corriere del Ticino, 31.10.2018

Il presidente del CdA Silvio Napoli ha parlato a Lugano della filosofia della società Il gruppo, presente in 100 Paesi, applica ovunque i principi di qualità e meritocrazia

di Roberto Giannetti

«La Schindler ha una cultura aziendale molto ancorata ai valori svizzeri, come la qualità, il lavoro e la discrezione. Per questo godiamo nel mondo di una immagine molto positiva, anche fra i dipendenti». Ad esprimersi così ieri a Lugano è stato Silvio Napoli, presidente del Consiglio di amministrazione della Schindler, la società elvetica che produce ascensori e scale mobili, nel corso di una serata all’Università della Svizzera italiana organizzata dalla CORSI (Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana), in collaborazione con il Corriere del Ticino.

In un colloquio con Lino Terlizzi, editorialista del Corriere del Ticino, Silvio Napoli ha toccato svariati i temi relativi alla società e all’attualità economica.

Innanzitutto Lino Terlizzi ha fornito alcuni dati sul gruppo fondato 144 anni fa: nel 2017 ha registrato un fatturato di 10,179 miliardi di franchi, con un utile netto di 884 milioni. La società, controllata dalla famiglia Schindler, è però quotata alla Borsa di Zurigo. Come sottolineato da Terlizzi, Silvio Napoli è il primo presidente del CdA che non appartiene alla famiglia Schindler. Come è stato possibile? Silvio Napoli ha spiegato che lui, nato a Roma, dopo avere studiato Scienze dei materiali a Losanna è entrato nella società 24 anni fa, e dopo avere ricoperto diversi incarichi è stato scelto dalla famiglia per guidare il gruppo. Ha sottolineato che al momento della sua nomina c’era bisogno di qualcuno che conoscesse bene l’azienda, ed è stato scelto sulla base della meritocrazia. «Quindi – ha affermato – io lo ripeto sempre ai collaboratori, all’interno della nostra azienda c’è la possibilità per tutti di andare avanti».

Ha poi spiegato che la Schindler è sì un’azienda di famiglia quotata in Borsa, ma che per la società è importante il rigoroso rispetto della legge. «La Schindler – ha notato – è paragonabile alla Repubblica francese: prima viene scelto il presidente, al quale poi spetta il compito di scegliere il CEO. Inoltre c’è un sistema di controlli molto stretto, che è costoso, ma che nel contempo è molto utile».

Alla domanda posta da Lino Terlizzi: come mai il titolo in Borsa ha perso terreno ultimamente (è passato da 240 franchi a di 200 franchi), Silvio Napoli ha risposto che non ci sono fattori concreti, e che in fondo tutte le Borse sono arretrate. «Ma per la Schindler – ha sottolineato – è molto più importante la salute dell’azienda rispetto al valore per gli azionisti, contrariamente alle teorie che si sentono ultimamente. Noi inoltre abbiamo una visione a lungo termine». Inoltre, Schindler è passata da un valore di 270 milioni qualche decennio fa a 25 miliardi, per poi scendere a 21 miliardi. «Mi sembra che ci possa stare – ha rilevato – vista la buona performance».

Sulle esperienze da manager Silvio Napoli ha raccontato molti aneddoti, come quando, giovane ingegnere, era stato inviato dalla società in India con un budget di due milioni per aprire una succursale, ed arrivò a Nuova Delhi con moglie e due figli senza conoscere nessuno. Poi arrivò il momento di installare il primo ascensore, e fu un disastro, visto che nel Paese c’erano 50 gradi e l’ascensore non era in grado di funzionare in quelle condizioni. Con i colleghi della sede di Locarno riuscì poi a farlo partire, e ancora oggi è in funzione, anche se ammodernato.

Nell’ambito degli ascensori il mercato più importante a livello mondiale è quello cinese, visto che rappresenta il 50% del totale. Nel Paese oggi ci sono 4 ascensori ogni 1000 abitanti, mentre 15 anni fa ce n’era solo uno ogni 100 abitanti. In Svizzera ce ne sono 30 (primo posto mondiale), seguita da Spagna e USA. L’Italia ne conta 20 ogni 1000 abitanti, e fino a 15 anni fa era il mercato principale.

Sulla situazione economica mondiale, ora ci sono molte nubi all’orizzonte. A preoccupare è la guerra dei dazi, il tema della Brexit, e l’incertezza provocata dall’Italia. Ma secondo Silvio Napoli un aspetto importante è l’inversione della curva dei tassi. Infatti, nel mondo c’è un alto livello di indebitamento, e un rialzo dei tassi dovuto a un ritorno dell’inflazione rappresenta un «pericolo enorme». «Per giunta – ha aggiunto – si sta facendo strada una mentalità che vede l’azienda non come produttore di ricchezza, ma come sfruttatrice».

Per quanto riguarda il Ticino, Silvio Napoli ha detto che lo stabilimento di Locarno è una «punta di diamante» all’interno del gruppo, e si contraddistingue per l’alta qualità. Inoltre, il mercato ticinese è un po’ più difficile rispetto al resto della Svizzera, vista la forte concorrenza dall’Italia.

Fonte: Corriere del Ticino, 30.10.2018

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/schindler-guidati-da-valori-svizzeri/34629-1-ita-IT/Schindler-Guidati-da-valori-svizzeri.jpg 31.10.2018
8199 Quando il servizio pubblico parla di economia Quando il servizio pubblico parla di economia Intervista a Franco Citterio, Direttore dell’Associazione bancaria ticinese

Domani sera, all’Auditorio USI, durante la serata pubblica CORSI si parlerà di economia con un interessante interlocutore: alle 18.00 Lino Terlizzi intervisterà Silvio Napoli, Presidente del CdA di Schindler Group.

Per l’occasione abbiamo raccolto l’opinione di Franco Citterio, Direttore dell’Associazione bancaria ticinese (www.abti.ch).

I mass media a suo giudizio parlano in modo corretto di economia?

“Generalmente sì, anche se spesso vengono usati titoli e termini fuorvianti che generano confusione. Capisco che i mass media abbiano le loro regole per attirare l’attenzione del pubblico, però quando si parla di economia e di finanza occorre essere prudenti e dare la precedenza alla comprensione piuttosto che al sensazionalismo. La conferenza della CORSI spero andrà in questa direzione.”

 Cosa ne pensa di magazine più specifici sui temi economici o, secondo Lei, si fa abbastanza per l’approfondimento in questo settore?

“In ordine di priorità ritengo più importante l’informazione puntuale e corretta. I mass media in generale hanno compiuto parecchi sforzi per dotare le redazioni di giornalisti generalisti ma preparati. All’interno dei notiziari gli eventi più importanti sono riportati regolarmente e quindi l’utente riceve con continuità un aggiornamento puntuale. Per l’approfondimento il discorso è diverso: sono necessarie maggiori risorse in termini di personale specializzato e di palinsesto. Sarebbe bello se radio e televisione, soprattutto nel servizio pubblico, dedicassero più trasmissioni di approfondimento, riprendendo i temi d’attualità e fornendo le necessarie spiegazioni, distinguendo bene l’informazione oggettiva dalle opinioni. In questo caso l’intervento di specialisti e di opinionisti esterni è indispensabile, garantendo un’equità di vedute. Meno utili mi sembrano quelle trasmissioni che propongono letture del presente in chiave unicamente sociologica.”

Quindi la RSI può fare di più in questo senso?

“Prendendo l’esempio della televisione svizzero tedesca mi piacerebbe vedere anche sulla RSI un momento di informazione giornaliera sulla borsa e una trasmissione settimanale in prima serata che affronti in maniera professionale e accattivante i grandi temi dell’economia e della finanza internazionale, rendendola alla portata di un largo pubblico. Insomma, una via di mezzo tra “Falò”, “Patti chiari” e “Tempi moderni”. Alla radio apprezzo gli sforzi di approfondimento e di attualità proposti da “Modem”, purtroppo in una fascia oraria non sempre fruibile per chi lavora.”

Conosce la CORSI e il suo lavoro? Che ne pensa?

“Sono socio CORSI da alcuni anni e ricevo con regolarità gli aggiornamenti su temi e attività. Ritengo centrale il suo ruolo di mediazione tra il pubblico e la direzione RSI: quindi auspicherei che essa potesse detenere maggiore spazio di manovra per davvero influire sulle scelte programmatiche. La votazione sulla Billag è stata l’occasione per sottolineare l’utilità del mezzo pubblico radiotelevisivo e quindi la CORSI dovrebbe ora contribuire a che gli intenti e le promesse affermati durante la campagna per la votazione siano in futuro effettivamente  rispettati.”

 

Evento CORSI: https://www.corsi-rsi.ch/Attualita/Eventi/Eventi-2018/Silvio-Napoli-Presidente-del-CdA-di-Schindler-Group-a-colloquio-con-Lino-Terlizzi

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/quando-il-servizio-pubblico-parla-di-economia/34599-1-ita-IT/Quando-il-servizio-pubblico-parla-di-economia.jpg 29.10.2018
8196 Crescono fatturato e utili per Schindler: perchè non incontrare il Presidente del CdA del gruppo? Crescono fatturato e utili per Schindler: perchè non incontrare il Presidente del CdA del gruppo? Silvio Napoli a colloquio con Lino Terlizzi

Fatturato e utili in progresso per Schindler

Il produttore di ascensori e scale mobili Schindler ha migliorato i risultati nei primi nove mesi del 2018 e ha chiaramente aumentato i profitti rispetto all’anno precedente. Tutte le regioni sono cresciute, con l’America in testa. I miglioramenti operativi avrebbero compensato l’aumento dei costi delle materie prime. Gli ordini inoltre sono aumentati del 7,1% a 8,65 miliardi di franchi. Il fatturato è aumentato del 7,9% a 7,94 miliardi, ha comunicato Schindler in una nota. Il risultato netto è salito del 15,1% a 746 milioni di franchi svizzeri. Seppure in progressione, i dati pubblicati sono inferiori alle previsioni avanzate dagli analisti.

Fonte: Corriere del Ticino, 25 ottobre 2018

Data questa premessa, pubblicata  quest'oggi sul Quotidiano ticinese, perché non incontrare direttamente il Presidente del Cda di Schindler Group?

L'appuntamento è per Martedì 30 ottobre 2018 alle ore 18.00 presso l'Auditorio USI a Lugano.

Maggiori informazioni sulla serata possono essere consultate al seguente link: https://www.corsi-rsi.ch/Attualita/Eventi/Eventi-2018/Silvio-Napoli-Presidente-del-CdA-di-Schindler-Group-a-colloquio-con-Lino-Terlizzi.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/crescono-fatturato-e-utili-per-schindler-perche-non-incontrare-il-presidente-del-cda-del-gruppo/34569-1-ita-IT/Crescono-fatturato-e-utili-per-Schindler-perche-non-incontrare-il-Presidente-del-CdA-del-gruppo.jpg 24.10.2018
8197 Fabio Pontiggia: perché intervistare Silvio Napoli? Fabio Pontiggia: perché intervistare Silvio Napoli?

In collaborazione con il Corriere del Ticino, giovedì 30 ottobre alle 18.00  la CORSI propone un incontro con Silvio Napoli, Presidente del CdA della Schindler SA, gruppo industriale che ancor oggi è detenuto dall’omonima famiglia, in Svizzera e nel mondo; l’intervista sarà condotta da Lino Terlizzi. Ne parliamo con Fabio Pontiggia, Direttore del Corriere del Ticino, che sostiene la realizzazione dell’evento.

Perché Lei, personalmente, consiglierebbe di partecipare alla serata?

“Ho avuto l’occasione e la fortuna di ascoltare recentemente Silvio Napoli in una conferenza. È una persona di grande concretezza, che sa portare riflessioni originali sulla realtà economica con cui tutti noi siamo confrontati. In questa stagione di ritorno al protezionismo più deleterio, e di adesione diffusa al sovranismo arrogante e maleducato, ascoltare il presidente della Schindler è come aprire le finestre di casa al ritorno da un soggiorno di due o tre settimane altrove. Uso il termine “ascoltare” non a caso: oggi l’attività preferita, praticata sulle reti sociali, ma non solo, è l’urlare contro gli altri senza ascoltare niente e nessuno. Dobbiamo invece riscoprire la virtù dell’ascolto e bandire il vizio dell’urlo. Serate come quella proposta dalla CORSI sono un toccasana.”

  

 Se Lei dovesse intervistare Silvio Napoli, Presidente del CdA della Schindler, cosa riterrebbe essenziale chiedergli?

“Penso che durante l’intervista si possa chiarie un nodo cruciale: le ragioni che da alcuni anni portano una buona parte della pubblica opinione a contestare e addirittura a rinnegare le libertà economiche. Abbiamo sentito e letto molte diagnosi, ma convincono poco. Chissà che Silvio Napoli non abbia una lettura più persuasiva di questa involuzione.”  

 

Trasformazioni nel mondo del lavoro. Quali sono le vere sfide oggi?

“Cogliere le opportunità date dai cambiamenti e dalle rivoluzioni tecniche e tecnologiche. Che ci sono sempre stati e che, nel loro insieme, hanno sempre generato più lavoro e fatto progredire la società.”

 

Il marchio svizzero nel mondo. Come si fa ricoprire questa importanza, come nel caso della Schindler? Qual è il segreto?

 

“Qualità e affidabilità. Non ci sono dubbi. L’industriale che acquista macchinari svizzeri va sul sicuro, la persona che compra un orologio svizzero sa che non c’è di meglio sul mercato, il consumatore che vuole gustare il miglior cioccolato non ha bisogno di tanti consigli, l’investitore e il risparmiatore che affidano i loro averi ad una banca svizzera, a dispetto di tutto quanto è successo, degli errori compiuti da certi dirigenti, sanno di potersi fidare. Sì, qualità e affidabilità.”   

 

Desidererebbe serate pubbliche di questo genere su qualche altro tema d’attualità?

“Certamente. Ci sono tre temi intriganti: a) la sottocultura del debito, che ha così tanti cultori oggi; b) il degrado di strumenti, in sé eccezionali, come i social network; c) l’affermarsi dell’anti-scienza nella società della iper-comunicazione e dell’accesso facilitato alla conoscenza e alle informazioni.”

 

Quale ruolo potrebbe giocare il servizio pubblico radiotelevisivo riguardo a questi temi?

“Un ruolo importantissimo. Sono temi che non possono essere esauriti in un’unica trasmissione. Andrebbero sviluppati con regolarità. Da un lato in trasmissioni didattico-esplicative, spiegando ad esempio questioni simili: quanti sanno come uno Stato si fa prestare soldi e chi presta soldi ad uno Stato indebitato? Cosa succede quando un prestito giunge a scadenza? Come si è formato il debito pubblico? Come e dove la BCE può acquistare titoli statali? Dall’altro con confronti tra esperti e divulgatori – e non sempre tra politici –  sul tema in generale e su casi specifici (ad esempio sul debito greco o italiano). Ripeto: è fondamentale la continuità sull’arco dell’anno. Evitando naturalmente di essere ripetitivi. Facile a dirsi, difficile a farsi”. 

Intervista di Laura Quadri.

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8182 Tra matite colorate, parità e... servizio pubblico radiotelevisivo: resoconto della serata del 18.10.2018 Tra matite colorate, parità e... servizio pubblico radiotelevisivo: resoconto della serata del 18.10.2018

Il ciclo CORSI “Quando il leader è donna” è iniziato col botto giovedì 18 ottobre. Lo studio RSI di Besso era gremito per un incontro con una figura che incarna come poche altre il made in Switzerland: Carole Hubscher, CEO del mitico e universalmente noto marchio Caran d’Ache. Affabile e nel contempo visionaria, lucida e decisa sulle sfide future della propria azienda e dell’industria svizzera nell’era della digitalizzazione: questo il ritratto che ha dato di sé - stimolata dall’intervistatore Moreno Bernasconi - questa donna fuori dal comune che offre un esempio di riuscita sintesi fra gestione aziendale vincente e responsabilità sociale ed economica. Sta forse qui, ha detto, il valore aggiunto femminile: quello di avere consapevolezza che il successo non è mai individuale ma è il frutto di una squadra fatta di uomini e donne che lavorano per il bene comune, come una famiglia. E che va tenuta insieme con sollecitudine e reale rispetto per ognuno delle lavoratrici e dei lavoratori. A pari competenze pari opportunità: questa la prassi seguita da Caran d’Ache sia nel gruppo dirigente (dove le donne sono presenti in ruoli chiave) sia in azienda: nelle assunzioni non vengono fatte discriminazioni legate al genere a parità di competenze. Responsabilità sociale ed economica che spinge Caran d’Ache a continuare a produrre in Svizzera e non a delocalizzare dove il lavoro costerebbe molto meno. Carole Hubscher ha espresso il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dalla CORSI, in particolare per il suo ruolo di ente che dal basso vigila e aiuta la SSR a continuare a fornire programmi di qualità in tutte le regioni svizzere, attenti alla diversità del nostro Paese. Ha auspicato che la SSR centrale continui a valorizzare questo apporto autenticamente federalista per il bene sia dei programmi sia della Svizzera tout court. Ogni azienda – e in particolare un’azienda familiare centenaria - è una questione di valori condivisi e di corresponsabilità sostenibile per affrontare le sfide del futuro. A Caran d’Ache – ha detto Hubscher – la sfida digitale non fa paura. Poiché le matite colorate (in particolare quelle di Caran d’Ache, che impugnavano anche grandi maestri come Picasso e Mirò…) fanno sognare, permettono l’espressione della creatività in un mondo dove gli esseri umani ne hanno enormemente bisogno. “Un biglietto d’amore si scrive a mano” – ha detto Carole Hubscher -. Lo sguardo positivo di Carole Hubscher sul futuro della Svizzera e di chi ci lavora ha contagiato e convinto il foltissimo pubblico presente alla serata.

A cura di Moreno Bernasconi

Ringraziamo Madame Hubscher e tutto il pubblico in sala!

Al seguente link troverete lo streaming della serata: https://youtu.be/Yoy6lsCyc1M mentre nelle gallerie qui sotto lo spezzone passato a "Il Quotidiano" di ieri sera (edizione 19.00, RSI LA 1) e alcune immagini della serata.

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Quando il leader è donna: Carole Hubscher - Caran d'Ache
https://youtu.be/QwjirdbTbKA
8189 Appunti di una serata colorata Appunti di una serata colorata di Barbara Camplani

di Barbara Camplani

 

“Per la successione della dirigenza mio padre non ha avuto scelta: in casa eravamo tutte donne!”. Così, con umorismo e prontezza di spirito, la presidente della Caran D’Ache Carole Hubscher ha inaugurato il ciclo di incontri organizzato dalla CORSI, dal titolo “Quando il leader è donna”. 

Fin da bambina Carole Hubscher è stata testimone dei cambiamenti attraversati dalla storica azienda ginevrina della sua famiglia, che con le sue matite colorate entra nella vita di ogni bambino svizzero. Da una dirigenza fortemente patriarcale, racconta, ha vissuto il passaggio a una gestione più partecipativa, basata sull’approccio bottom up. Una risorsa, quella del ricorso all’intelligenza collettiva dell’azienda, che oggi conta 300 collaboratori, che resta prioritaria anche e soprattutto ora che Carole Hubscher ha preso le redini di Caran D’Ache.

Madame Hubscher non ha dubitato a contrapporre gli interessi delle multinazionali, che ragionano secondo una logica di profitto individuale, a quelli delle aziende familiari come la sua, dove invece la strategia guarda al lungo termine, al benessere delle prossime generazioni. Da qui derivano scelte anche controcorrente e difficili, come il rifiuto a delocalizzare gli ateliers e l’incentivazione alla formazione dei giovani all’interno della stessa maison, per creare i professionisti del domani. All’interno di questa impostazione aziendale Carole Hubscher vive il suo essere donna e leader con un grande senso di responsabilità. Più che elencare specifiche qualità che le donne dirigenti possono apportare rispetto ai pari uomini, vede il suo ruolo come un modello che contribuisce a educare la collettività circostante: i collaboratori, le proprie figlie, i propri figli.

L’orgoglio di fare parte dell’eccellenza swiss made traspare chiaramente. Ma quale è il segreto di questa eccellenza? Dopo qualche secondo di riflessione, Carole Hubscher afferma sicura: la diversità, una diversità linguistica, culturale e professionale che è capace di farsi rispetto, collaborazione e arricchimento reciproco. Da qui arriva a ribadire l’importanza del servizio pubblico che, declinato nelle diverse lingue nazionali, tutela questo valore. Anche la sua imparzialità e la qualità della sua informazione sono dichiarate fondamentali, affinché ogni singolo cittadino riceva gli strumenti necessari per poi crearsi una propria opinione. Detto da una dirigente che gioca la sua scommessa professionale puntando proprio sulla vitale importanza della creatività contro la consumazione passiva (il bambino con una matita in mano crea, mentre con un tablet consuma), non è poco.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/appunti-di-una-serata-colorata/34535-2-ita-IT/Appunti-di-una-serata-colorata.jpg 19.10.2018
8173 Alla scoperta di Madame Bovary con la CORSI: in dialogo con Yvonne Pesenti Salazar Alla scoperta di Madame Bovary con la CORSI: in dialogo con Yvonne Pesenti Salazar

Dal 2011 la Dante Alighieri della Svizzera Italiana organizza ogni anno a Lugano il Festival di letteratura “PiazzaParola. Un classico e voci contemporanee”. L’obiettivo del festival è quello di avvicinare il pubblico ai classici della letteratura e di contribuire alla conoscenza e alla diffusione delle quattro letterature svizzere. L’inaugurazione di quest’anno sarà il 24 ottobre, con una serata, sostenuta dalla CORSI, dal titolo “Madame Bovary nella letteratura, nella pittura e nella musica”. Interverranno Alberto Mario Banti, Daria Galateria e Marta Morazzoni. Con Yvonne Pesenti Salazar, Presidente di Piazzaparola, discutiamo della rilevanza dell’iniziativa.

Perché proprio Madame Bovary come figura protagonista del Festival?

“Quest’anno a fare da fil rouge sarà lei, l’eroina romantica per eccellenza, suicida perché non riesce a tollerare la prosaicità del mondo reale, così diverso da quello rappresentato nei romanzi che legge. Come Don Chisciotte, uscito di senno per aver letto troppi libri cavallereschi, così anche Madame Bovary è vittima delle sue “cattive letture”, che la portano a desiderare una vita diversa, lontana dalla meschinità della provincia. Emma è insomma un po’ l’antesignana di tutte le lettrici, e prefigura il rapporto che, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, si viene a creare tra donne e libri.”

L’obiettivo di PiazzaParola è quello di avvicinare il pubblico ai classici della letteratura. Cosa possono rivelare questi libri al pubblico di oggi?

“I libri sono una fonte inesauribile di ispirazione. Calvino ha scritto: “Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire”. Sono cioè quei libri che si possono, anzi si devono rileggere, perché ogni volta ci rivelano qualcosa di nuovo, permettendoci di fare scoperte inaspettate, suggerendoci molteplici chiavi di lettura e di interpretazione. Così le donne, in un’epoca che le privava di ogni diritto, entravano in contatto grazie alla lettura con nuove conoscenze ed esperienze, con modelli di vita diversi. La lettura permetteva loro di accedere ad altri mondi, eludendo la mediazione maschile: leggendo si sottraevano, seppur temporaneamente, al controllo sociale, che all’epoca era fortissimo. Le donne che leggevano diventavano così “pericolose”.”

Qual è l’apporto che la donna può dare alla scrittura? In cosa si distingue la scrittura femminile da quella maschile?

“Il tema del rapporto tra donne e letteratura verrà sviluppato seguendo tre filoni: Donne e lettura; Donne e scrittura e Donne ed editoria. A Lugano dialogheranno tra loro scrittrici, saggiste, poetesse, giornaliste e donne di cultura, svizzere e italiane. L’apporto femminile alla letteratura è in effetti enorme - e veramente prezioso. Ogni donna che scrive o che (come le editrici) produce libri, lo fa seguendo la propria vena creativa, influenzata dalla propria sensibilità e dalle proprie esperienze. Il risultato è quindi ogni volta diverso e originale. Questo vale per ogni artista, indipendentemente dall’appartenenza di genere: per cui le distinzioni di questo tipo non sono molto interessanti. Contano molto di più la qualità e il valore dell’opera.”

Da una statistica risulta che le donne, anche oggi, sono le maggiori consumatrici di cultura. Come commenta questo dato?

“La cultura è nutrimento per l’anima e questo significa che le donne approfittano maggiormente degli stimoli e dell’arricchimento che la cultura è in grado di dare. Mario Vargas LLosa ha detto che “è solo merito delle lettrici se oggi si continua a pubblicare e vendere libri”. Ma nonostante l’indiscusso successo planetario di libri scritti da donne (basti pensare a Harry Potter o alla saga della Ferrante), e benché nelle classifiche dei libri più venduti le autrici siano sempre molto ben rappresentate, le donne ricevono molto più raramente riconoscimenti o premi (basti pensare al Nobel, o allo Strega). Insomma: che sia letteratura, cinema, arte, comunicazione - in ogni ambito culturale, nelle posizioni di prestigio le donne continuano a essere sottorappresentate. Gli uomini rimangono di gran lunga dominanti.”

Quanto è importante il sostegno CORSI a iniziative culturali simili?

“La CORSI contribuisce alla realizzazione di manifestazioni che permettono al pubblico di confrontarsi e dialogare direttamente con gli artisti - quindi favorisce una fruizione attiva della cultura. È un segnale importante, perché l’essere parte attiva è anche la cifra della CORSI. La CORSI infatti incoraggia il pubblico a uscire dal ruolo di consumatore passivo, per diventare invece fruitore attento e critico: consapevole del valore che la buona cultura, la buona informazione e l’intrattenimento di qualità rappresentano per noi e il nostro territorio. Questo è innegabilmente il valore aggiunto del servizio pubblico radiotelevisivo, un valore di cui la CORSI si fa da sempre garante.”

Cosa le piace, in quanto Presidente della Dante Alighieri, della CORSI?

“La RSI è la maggiore istituzione culturale della Svizzera italiana. Un’istituzione importantissima per la promozione della lingua e quindi della cultura italiana: basti pensare all’importanza di radio e televisione per l’uso corretto della lingua, o per l’integrazione sul piano linguistico, sociale e culturale dei molti stranieri che risiedono nel nostro territorio. La CORSI per sua natura e statuto veglia a che il servizio pubblico mantenga alta la soglia di attenzione nei confronti di valori quali la cultura, la formazione e l’identità linguistica della Svizzera italiana.”

Fare parte della CORSI per lei significa…?
“Prima di tutto ascoltare tanta radio e seguire molti programmi televisivi, facendo anche un po’ “da antenna”: sentire cioè come altre persone recepiscono le varie trasmissioni, e portare la mia e altre opinioni all’interno del Consiglio del pubblico, che analizza la produzione della RSI in modo puntuale. Far parte della CORSI significa avere la possibilità d’impegnarsi in modo attivo per incentivare il dibattito tra la società civile e l’azienda, e per contribuire a promuovere e salvaguardare la cultura del servizio pubblico.”

Quali sono gli aspetti critici della RSI? Che critiche le muoverebbe attraverso la mediazione della CORSI? 
“Premetto che sono parecchie le cose che apprezzo moltissimo. Per esempio l’informazione radiofonica: il radiogiornale, o trasmissioni di approfondimento come Laser e Modem. Sul fronte delle critiche invece, per restare in un settore che mi è affine, direi che sembra che la RSI ritenga la cultura poco apprezzabile e non appetibile per il pubblico televisivo: viene quindi somministrata in pillole, relegata in fasce orarie remote e/o pochissimo frequentate, o immergendo i contenuti culturali in una sorta d’intrattenimento leggero, inutile e a volte fastidioso. Io penso che non esista il pubblico, ma tanti pubblici diversi - con gusti, aspettative e anche competenze molto diverse: un’eterogeneità di cui la RSI dovrebbe essere più consapevole, di cui dovrebbe tenere maggiormente conto. Al mainstream ci pensano già fin troppo i media commerciali.”

Intervista di Laura Quadri.

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8163 Cosa rende una donna “leader”? Ne parliamo con Prisca Dindo Cosa rende una donna “leader”? Ne parliamo con Prisca Dindo

Cosa rende una donna “leader”? Ne parliamo con Prisca Dindo

La CORSI inaugurerà il 18 ottobre il ciclo di incontri dal titolo “Quando il leader è donna”, con personalità femminili di spicco dell’economia, della politica, della diplomazia, della scienza e della cultura svizzera. Per questo, seguendo questa intuizione, vogliamo presentarvi alcuni volti di donne conosciute del nostro Cantone. Iniziamo con Prisca Dindo, già Direttrice di Teleticino e del portale Ticinonews, che dal 2017 è nelle file del Gruppo Corriere del Ticino, prima azienda editoriale multimediale della Svizzera italiana, dove ricopre il ruolo di direttrice sezione viaggi e progetti editoriali speciali Corriere del Ticino.

Da direttrice di Teleticino e del portale Ticinonews.ch è passata dal 2017 dietro le quinte. Quali competenze ha acquisito?

“Una conoscenza capillare del territorio. Nel corso della mia carriera giornalistica mi sono occupata di fatti cantonali e nazionali, politici e non solo. Conosco piuttosto bene le persone e le dinamiche che muovono questo Cantone, così vicino e contemporaneamente così lontano dal resto del Paese. La ricchezza di un giornalista è la sua agenda telefonica e la mia è piuttosto fitta di nomi e cognomi.  Negli ultimi 20 anni, giorno dopo giorno, ho raccontato i fatti che hanno cadenzato la storia del Ticino. Dapprima soltanto attraverso il mezzo televisivo (Teleticino), poi con la carta (il Caffè) e il digitale (Ticinonews.ch) e, per finire, attraverso i social, che sono la vera sfida di oggi. Ciò mi ha permesso di tessere una rete di conoscenze piuttosto importante. Mi definisco una giornalista operaia, nel senso che ho iniziato il mio percorso professionale attraverso un praticantato offertomi nel 1995 da Filippo Lombardi e Marco Bazzi.

Ho fatto la gavetta lavorando sodo, partendo da un passato di modella con tutti i cliché legati a questa professione. Devo ammettere che per conquistare autorevolezza ho dovuto puntare sulla parte maschile del mio carattere, trascurando non poco quella femminile. Se agli esordi il bell’aspetto aiuta nella ricerca di un lavoro, in seguito penalizza perché offusca la professionalità. C’è inoltre da aggiungere che per guadagnare spazio nel mondo del lavoro, in quanto donne, siamo costrette a dimostrare le nostre capacità molto più dei nostri colleghi uomini. Non so se è un problema nostro oppure se siamo di fronte a una società ancora profondamente misogina. Dovremo fare ancora molta strada per ottenere la parità di genere. Nove volte su dieci anche oggi sono l’unica donna seduta attorno al tavolo. Forse è la solitudine il sentimento che ha la meglio in me dopo più di 20 anni di lavoro in questo campo.”

La CORSI sta inaugurando un ciclo sulle donne leader. Cosa consiglia alle donne che lavorano nel campo dell’informazione per la loro carriera?

“Un’indagine condotta tra il 1995 e il 2015 dal Global Media Monitoring Project, uno tra i più importanti mass media dei Paesi dell’Unione europea, dimostra come l’informazione sia in mano agli uomini. Le donne giornaliste – si legge sul documento – raggiungono il massimo di rappresentanza soltanto quando si parla di argomenti quali scienza e salute, mentre la politica resta un affare di uomini.  Dobbiamo fare in modo che ciò cambi. Nel mio piccolo, in veste di direttrice di Teleticino, diedi spazio a molte colleghe, non perché donne, bensì perché avevano qualcosa da dire tanto quanto i loro colleghi uomini. Parità di ruolo, appunto. E non mi ritengo certo una femminista.”

Cosa rende una donna “leader”?

“Ho letto che oggi, oltre ad un organigramma ben definito con ruoli e obbiettivi chiari per tutti, le imprese per avere successo devono fare di tutto per salvaguardare il loro tesoro più prezioso: i rapporti tra i loro collaboratori. L’azienda è fatta di persone che interagiscono tra di loro, quotidianamente.  Se si investe in queste relazioni, si ha in mano la chiave del successo perché i modelli organizzativi calati dall’alto hanno dimostrato tutti i loro limiti. Occorre individuare le persone che hanno un ascendente sulle altre e valorizzarle, al di là dell’organigramma già esistente. Naturalmente, per una struttura organizzativa di questo genere, ci vuole una nuova figura di leader: una persona con un forte spirito di squadra che tende ad includere piuttosto che estromettere. Credo che in questo campo noi donne, grazie alla nostra sensibilità, potremmo dare molto.  Misoginia permettendo.”

Intervista di Laura Quadri

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8159 La regina del “Made in Switzerland”: Laura Sadis presenta Carole Hubscher La regina del “Made in Switzerland”: Laura Sadis presenta Carole Hubscher Intervista a Laura Sadis

La CORSI inaugurerà il 18 ottobre un ciclo di incontri dal titolo “Quando il leader è donna”, con personalità femminili di spicco dell’economia, della politica, della diplomazia, della scienza e della cultura svizzera. Prima ospite sarà Carole Hubscher, che nel 2012 ha preso le redini dell’azienda familiare nota in tutto il mondo, Caran d’Ache, contribuendo al successo del Made in Switzerland. Per l’occasione abbiamo voluto intervistare Laura Sadis che la conosce bene sia per motivi professionali, sia perché siede pure nel CdA della Società Mobiliare Svizzera.

Chi è Carole Hubscher e qual è il segreto del suo successo?

“È una persona aperta, empatica ma credo anche molto determinata e concentrata nel suo lavoro. Questo mix potrebbe essere il suo segreto?”

Che qualità sono richieste oggi a una donna per avere una carriera di successo?

“In ambito economico tanto impegno professionale, oltre alle necessarie capacità. Resistenza, lucidità, capacità decisionale. E, non da ultimo penso, anche intelligenza emotiva. Credo che le donne ne abbiano di più.”

Perché consiglierebbe di seguire questa iniziativa CORSI?

“Consiglierei di seguirla perché, anche se ancora minoritarie rispetto agli uomini, ci sono molte donne che svolgono funzioni di tutto rilievo nel nostro Paese: ma non le si conosce abbastanza. Le barriere linguistiche nel nostro paese accentuano inoltre questo aspetto. Viviamo in un condominio nel quale i vicini non si conoscono tanto bene. L’iniziativa della CORSI permette di allargare lo sguardo non solo sulle donne ma anche sulla Svizzera. Il Ticino tende infatti un po’ a implodere nei suoi angusti confini.”

Il sistema delle Società regionali SSR secondo Lei funziona?

“Con le ultime revisioni statutarie si sono tolte delle competenze regionali andando, comprensibilmente dal profilo aziendale, verso un modello più centrale. Ciò non toglie che le regioni che compongono la Svizzera hanno non solo lingue ma culture diverse, che devono essere tenute in considerazione da un servizio pubblico. Questo piccolo miracolo di convivenza, con la sua ricchezza nella diversità, va preservato e le società regionali sono un tassello di questa idea di Svizzera che a me piace.”

La RSI fa abbastanza per promuovere l’immagine della donna?

“Da osservatrice esterna, più che altro fruitrice dei programmi radiotelevisivi, mi sembra di poter dire di sì. Non vedo stonature particolari. Per me la parte più importante del servizio pubblico radiotelevisivo è il settore dell’informazione. Credo che la RSI sappia valutare la qualità di un giornalista indipendentemente dal sesso. Me lo auguro vivamente.”

Ritiene sufficiente la presenza di esperte femminili nei programmi d’informazione RSI?

“Sinceramente penso che si potrebbe fare uno sforzo ulteriore d’identificazione di donne esperte in vari campi. Prevalgono infatti le voci maschili. Penso in particolare ai programmi d’approfondimento informativo che affrontano dei temi di ampio respiro, non quindi legati al solo territorio della Svizzera italiana. So che molti responsabili dei programmi sono già sensibili a questo aspetto, occorre perseverare negli sforzi. Se la lingua italiana può oggettivamente limitare il bacino delle potenziali interlocutrici non bisogna temere di ricorrere a eventuali traduzioni.”

Maggiori informazioni sull'evento e iscrizione.

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/la-regina-del-made-in-switzerland-laura-sadis-presenta-carole-hubscher/34399-1-ita-IT/La-regina-del-Made-in-Switzerland-Laura-Sadis-presenta-Carole-Hubscher.jpg 05.10.2018
8153 Ascona negli archivi RSI Ascona negli archivi RSI La presentazione del Totem di sabato 6 ottobre 2018

Sabato 6 ottobre, alle ore 17:00 presso il Cinema Otello di Ascona, si terrà l’inaugurazione del Totem multimediale RSI con la proiezione di contenuti audiovisivi dalle Teche della radiotelevisione della Svizzera italiana riguardanti il noto Comune sul Lago Maggiore. Il TOTEM è un progetto che è stato fortemente voluto e sostenuto, nella sua fase iniziale, dalla CORSI, quale bell’esempio del significato del patrimonio di memoria collettiva rappresentato dagli archivi della RSI.    Per l’occasione abbiamo intervistato il Suo Sindaco, Luca Pissoglio:

Ascona è sempre più tecnologica grazie all’App “Comune di Ascona”. Come si inserisce all’interno di questa offerta l’inaugurazione del Totem RSI?

“La tecnologia, se usata bene, è un mezzo per crescere e aggiornarsi. In questo senso, il Totem dimostra come la tecnologia sia importante anche per la condivisione e la fruizione della nostra cultura e della storia del nostro territorio.”

Perché un Totem RSI ad Ascona? Cosa significa per il comune la presenza della RSI sul suo territorio?

“Per anni nel decennio scorso come Comune ci siamo sentiti esclusi da una RSI concentrata essenzialmente piuttosto  sul Luganese, con solo qualche saltuaria incursione nel resto del Cantone. Questo Totem, con i suoi filmati, dimostra come la RSI invece agli albori e nel passato si è occupata anche di Ascona e della Regione del Locarnese. In questi ultimi anni questa presenza fortunatamente ha ricominciato a farsi molto consistente, il che consentirà certamente via via  di inserire nel TOTEM nuove produzioni legate alle nostre realtà: questo è quanto mi aspetto.”

Che immagine di Ascona vorrebbe che uscisse da questa operazione RSI? Ascona ha dei lati poco conosciuti o nascosti che sarebbe bello valorizzare? 

“Per me il Totem deve servire a ricordare il passato e a farlo conoscere più in dettaglio ai nostri cittadini. Solo chi conosce le sue radici può crescere armoniosamente. Quindi il Totem avrà per me soprattutto l’importante funzione di  far conoscere il passato  per costruire con maggior conoscenza il futuro.”

Il Totem RSI consiste in una postazione dotata di schermo tattile attraverso il quale è possibile navigare fra centinaia di contenuti multimediali e documenti audiovisivi provenienti dagli archivi della RSI. Turisticamente, che valore può avere?

“Può senz’altro aiutare a far conoscere meglio le origini di Ascona anche ai turisti e quindi a far apprezzare ancora di più la regione e le personalità o gli eventi che hanno contribuito a renderla così “unica”.

Per il turista che viene ad Ascona, sovente si apre un “piccolo mondo antico”. Quanto è diversa l’Ascona di oggi  da quella del secolo scorso?

“È sicuramente diversa come lo è il mondo d’oggi. Fortunatamente, siamo riusciti a mantenerne le caratteristiche e le peculiarità principali: la sua piazza e la sua cultura, oltre a un buon numero di cittadini, residenti e patrizi, che si danno da fare per animare la vita quotidiana e nel promuovere iniziative come quella del Totem, che avrà il suo posto nella Biblioteca comunale.  Poi il resto cerchiamo per quanto possibile di migliorarlo anche se non è sempre facile.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/eventi/eventi-2018/ascona-negli-archivi-rsi/34367-1-ita-IT/Ascona-negli-archivi-RSI.jpg 01.10.2018
8155 A Vaduz con l’OSI e la collaborazione CORSI - OSI A Vaduz con l’OSI e la collaborazione CORSI - OSI

Venerdì 5 e sabato 6 ottobre la CORSI offre ai suoi membri l’occasione di recarsi a Vaduz per assistere ad un concerto OSI unico nel suo genere. Denise Fedeli, direttrice artistica dell’orchestra, ci spiega perché.

Quali sono le particolarità di questo concerto OSI?

“Il programma è ispirato all’Austria e prevede anche qualche momento improvvisato su temi popolari. In apertura avremo la più celebre Ouverture del viennese J. Strauss, Il Pipistrello; nella seconda parte, il direttore principale dell’OSI Markus Poschner interpreterà la Sinfonia n.1 di Bruckner nella versione di Linz. È una composizione per noi nuova, ma che affronteremo con l’attitudine cameristica che ha guidato negli scorsi anni la rilettura delle Sinfonie di Brahms.”

Ci saranno anche dei solisti? Chi sono?

“Certamente. La star della serata sarà il giovane austriaco Martin Grubinger, forse il percussionista del momento più affermato al mondo; un musicista che ha finalmente elevato le percussioni al livello degli altri strumenti, nella percezione del pubblico. Evidentemente suonerà un brano di musica contemporanea. Si tratta però di una pagina di impatto, con colori ed effetti di ogni genere.”

 

Come sta andando la collaborazione OSI-CORSI?

“Le iniziative OSI per le scuole e le famiglie, grazie al sostegno di CORSI, sono diventate un appuntamento irrinunciabile per migliaia di bambini. Questa collaborazione ha reso possibile la produzione annuale del più importante evento della Svizzera italiana dedicato ai più piccoli: il concerto-spettacolo al LAC per la Festa della Mamma.”

 

Quanto conta il sostegno della CORSI all’OSI, più in generale?

“È assolutamente fondamentale!”

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/a-vaduz-con-l-osi-e-la-collaborazione-corsi-osi/34379-2-ita-IT/A-Vaduz-con-l-OSI-e-la-collaborazione-CORSI-OSI.jpg 01.10.2018
8144 A colloquio con Stefano Vassere, supplente Mediatore della CORSI A colloquio con Stefano Vassere, supplente Mediatore della CORSI

Oggi vi presentiamo Stefano Vassere, direttore delle Biblioteche cantonali e del Sistema bibliotecario ticinese, già attivo in seno alla CORSI per dodici anni sino al 2011 quale membro del Consiglio del pubblico, che ha anche presieduto. Attualmente è supplente del Mediatore CORSI Francesco Galli. (https://www.corsi-rsi.ch/CORSI/Il-mediatore-RSI)

 Questo ruolo di supporto le prende molto tempo?

“In realtà tratto durante l'anno un numero limitato di reclami; di regola il supplente Mediatore subentra là dove il titolare non può occuparsi del caso o non lo ritiene opportuno. L’attività dell’organo di mediazione è comunque relativamente intensa e si fonda su confronti di opinioni e anche in occasione della redazione del rapporto annuale ho l’opportunità di discutere alcuni casi con l’avvocato Galli e di dare un ulteriore apporto.”

Alcuni spunti interessanti emersi nel suo lavoro?

“Un aspetto critico, ma interessante, che emerge ogni tanto nei reclami (contro i programmi RSI) che vengono sottoposti al Mediatore, è quello dell'opinione personale dei giornalisti: fino a che punto essi possono esprimerla? In realtà la normativa attuale concede anche questo: il giornalista può esprimere la propria opinione purché la segnali chiaramente come tale. Al Mediatore, dopo aver sentito il parere delle parti in causa, spetta valutare saggiamente e se del caso ribadire aspetti come questo, non del tutto evidenti per l’opinione pubblica, soprattutto in un’epoca dove il flusso di informazioni e notizie è continuo, variegato e condizionato dalle fake news.  Il servizio pubblico radiotelevisivo deve costituire per il pubblico una garanzia di credibilità”.

“Inoltre, l’attività nella CORSI ha con quella che svolgo per il Sistema bibliotecario ticinese qualche punto in comune: si tratta in entrambi i casi di una missione pubblica; entrambi i compiti richiedono come atteggiamento di base una certa responsabilità civica, perché bisogna rispondere a richieste di servizio pubblico e di verifica della qualità in un qualche modo simili.”

Lei collabora con la CORSI – società cooperativa regionale, che è parte della SSR, dalla fine degli anni novanta: c'è stata un'evoluzione all'interno della società cooperativa?

“Sicuramente ho potuto constatare una maggiore professionalità dei servizi centrali, a partire dal lavoro svolto dal Segretariato. Credo inoltre che la CORSI sia man mano diventata maggiormente attenta ad assicurarsi riscontri sul territorio, promuovendo molte attività non solo a favore del servizio pubblico radiotelevisivo ma anche sul piano della promozione culturale generale; una formula che peraltro funziona molto bene. Bisognerebbe però fare uno sforzo ulteriore per valorizzare ancor meglio il suo ruolo in quanto società regionale, recuperando il mandato originale e comunicando meglio all’esterno la sua missione nei confronti della RSI: continuare a spiegare, ad esempio, la funzione dei vari organi come il Consiglio del pubblico.”

Quale  Mediatore Vassere ha anche uno sguardo acuto e penetrante sulla RSI:

“Trovo prima di tutto, dal mio osservatorio particolare, che siano molto confortanti gli spazi che la RSI dedica alla cultura. Fa parte del mandato di servizio pubblico che l’ente radiotelevisivo si adoperi per avvicinare i giovani alla cultura, sfruttando nuove modalità di fruizione loro proprie. Qui la RSI mi sembra molto attenta. Anche la lingua dei giornalisti è buona; e anzi c’è una cura dichiarata e consapevole della dimensione linguistica, che non mi sembra sia riscontrabile per esempio in Italia. Sono inoltre soddisfatto dello spazio concesso alla letteratura ticinese, diversamente da quanto mi sembra accada per esempio sui giornali, in cui essa trova minor posto. La RSI si distingue per finire anche per l'attenzione dedicata, come da suo statuto, alle altre realtà svizzere. In questo senso essa attua globalmente la finalità insita nel mandato di servizio pubblico nazionale attribuitole, assumendosi una responsabilità verso l'utenza che manca in altri operatori dei media.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/a-colloquio-con-stefano-vassere-supplente-mediatore-della-corsi/34334-6-ita-IT/A-colloquio-con-Stefano-Vassere-supplente-Mediatore-della-CORSI.jpg 24.09.2018
8130 LAB RSI: spazio alle idee del pubblico LAB RSI: spazio alle idee del pubblico

Si chiama LAB ed è la piattaforma RSI dedicata alla sperimentazione di nuovi linguaggi, di prodotti e di metodi di produzione, pensati principalmente per il mondo digitale. Attraverso di essa, la RSI offre ai suoi utenti la possibilità di scoprire e valutare in anteprima i nuovi prodotti. Ne parliamo con Jan Trautmann, la mente che sta dietro a tutto questo:

Come funziona esattamente? Chiunque può iscriversi?

“Entrando nel LAB il pubblico ha l’opportunità di partecipare attivamente alla co-creazione dei contenuti RSI, scoprendoli in anteprima e inviandoci addirittura idee e progetti che possono poi venire sviluppati insieme al LAB. Il riscontro con il pubblico avviene già nelle primissime fasi dello sviluppo, con l’obiettivo di creare un’offerta di programmi sempre più in sintonia con il nostro pubblico. Ogni qual volta un nuovo progetto viene caricato, l’utente iscritto riceve una notifica con un link diretto al prodotto. Gli iscritti diventano una sorta di “insiders”, scoprono in anteprima le nostre novità, le valutano e partecipano all’estrazione di premi che li ricompensano per la loro fedeltà e partecipazione. A oggi sono più di 600 gli iscritti alla piattaforma, che con le loro valutazioni e i loro commenti contribuiscono allo sviluppo della nuova offerta digitale della RSI.” 

 

Finora, che obiettivi avete raggiunto con questo progetto?

“I riscontri con il pubblico sono stati molto positivi così come l’idea stessa della piattaforma che ha ricevuto diversi apprezzamenti sia internamente che esternamente all’azienda. Ad oggi sono già 5 i progetti del LAB che si sono concretizzati diventando parte integrante dell’offerta RSI. Tra di essi citiamo ad esempio “SPAM” (un magazine social dedicato ai giovani 16-24 anni, ormai prossimo ai 10'000 like su Facebook), Shigeru (la scienza raccontata da un Nerd con la luna storta), L’#Incivile (una mini serie incentrata sulle azioni controverse messe in atto dal personaggio principale) oppure il nuovo progetto YouTube per giovanissimi denominato FLEX che sarà lanciato ad ottobre 2018.”

 

Quanto è importante il contatto diretto con il pubblico nella politica dei programmi RSI?

“Esso è fondamentale ad ogni stadio dello sviluppo di un nuovo programma. A questo proposito oltre alle attività svolte dal LAB, la RSI monitora costantemente gli indici di gradimento dei propri programmi ed organizza regolarmente inchieste quantitative e qualitative atte a catturare interesse e preferenze del nostro pubblico su programmi nuovi ed esistenti.”

 

Avete ricevuto molti feedback finora?

“Sono quasi un centinaio le persone che di norma valutano i prodotti che vengono pubblicati. In totale, come detto, la Community del LAB conta più di 600 iscritti ed è in costante crescita. Alcuni di essi sono attivi anche al di fuori del LAB, partecipando ad esempio ad inchieste qualitative come Review o Focus Group che di norma si svolgono in RSI a margine delle settimane di LAB.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/lab-rsi-spazio-alle-idee-del-pubblico/34278-1-ita-IT/LAB-RSI-spazio-alle-idee-del-pubblico.png 18.09.2018
8136 “La RSI? Benvenuta anche su suolo italiano” “La RSI? Benvenuta anche su suolo italiano”

Ieri sera, durante l’evento organizzato dalla CORSI “Lombardia prossima ventura”, il giornalista Moreno Bernasconi ha intervistato il nuovo Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.

Tra le tante suggestioni emerse – dal tema dei frontalieri a quella del federalismo – si è anche parlato di servizio pubblico radiotelevisivo. Qual è, ad esempio, secondo Fontana, la sua importanza? “Credo che in una democrazia – ha risposto il Presidente – radio e tv pubbliche debbano essere il più possibile asettiche. Se non ci riusciamo e non possiamo rinunciare alla passione nel raccontare i fatti, rendiamole perlomeno pluralistiche. La televisione non deve indirizzare le scelte della gente ma offrire tante possibilità all'interno delle quali trovare la propria. Ci vorrebbe, poi, una tv educativa, nel senso bello del termine, recuperando commedie e prose. La cultura oggi è un po' dimenticata. Ciò non toglie che Bossi mi ha insegnato una cosa fondamentale: prima di andare in tv, vai in mezzo alla gente per conoscerla”.

E il rapporto tra pubblico e privato, tanto importante sul suolo lombardo? Esiste una chiave per farlo funzionare? “Sono dell'idea – ha detto Fontana – che gli unici obblighi dovrebbero essere posti a carico della tv pubblica, perché essa deve rappresentare tutte le sfaccettature del pensiero del popolo; deve essere il più aperta possibile, essendo sovvenzionata con i suoi soldi. Il privato, al contrario, deve fare business, quindi la sua linea non deve essere per forza condivisibile; l'ambito privato gode di legittimazione maggiore ma resta il fatto che il valore educativo e l’informazione dovrebbe essere a carico della tv pubblica”.

Quindi, un'indiscrezione sull'attuale situazione del panorama mediatico italiano: “La questione Foa? Io penso che lui sia una persona di valore e mi auguro che presto arrivi una notizia che ci rallegri. Egli potrebbe dare alla RAI un'impostazione davvero differente da quella conosciuta sinora, pluralistica e non più solo di sinistra”.

Un altro discorso caro a Fontana è quello del federalismo su base svizzera: “Il Referendum del 22 ottobre scorso in Lombardia e Veneto ha parlato chiaro: anche in Italia, quando il popolo dimostra una volontà così forte, la politica deve adeguarsi. Io sono convinto che si arriverà ad una positiva risoluzione del problema. Abbiamo un governo che vuole ottenere un risultato in questa direzione, con delle Regioni autonome. Noi abbiamo lavorato tantissimo in questi ultimi mesi”.

L'approccio di Fontana colpisce soprattutto perché è bottom-up, parte dal basso ed è molto concreto. Tanto concreto che a un'ultima cruciale domanda, la sua risposta è semplice e spiazzante: che ne è della diffusione della RSI oltre i confini ticinesi? “La RSI è benvenuta anche su suolo italiano. Se si vuole allargare lo spettro di diffusione, noi siamo ben d'accordo”.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/la-rsi-benvenuta-anche-su-suolo-italiano/34297-1-ita-IT/La-RSI-Benvenuta-anche-su-suolo-italiano.jpg 18.09.2018
8127 Moreno Bernasconi intervisterà Attilio Fontana: le anticipazioni Moreno Bernasconi intervisterà Attilio Fontana: le anticipazioni

Lunedì 17 settembre alle ore 18:00, presso lo Studio 2 RSI, avrà luogo l’incontro/intervista “Lombardia prossima ventura”, organizzata dalla CORSI.

Ospite Attilio Fontana, nuovo Governatore della Regione Lombardia, intervistato da Moreno Bernasconi, giornalista e commentatore politico. Con lui ne abbiamo discusso in anteprima.

 

Anzitutto, perché partecipare alla serata?

“Attilio Fontana è il nuovo Governatore della Lombardia dal 26 marzo 2018 e quindi in Ticino non è ancora così conosciuto. Si tratta di una personalità interessante poiché fa da trait d’union fra le diverse stagioni della Lega: seguace politico di Bossi, amico personale di Maroni, è stato chiamato da Matteo Salvini come candidato alla presidenza del partito. Nessuno meglio di lui può rendere conto dell’evoluzione della Lega, da movimento essenzialmente lombardo a partito nazionale e di governo.”

Perché proprio adesso questo incontro?

“Nell’opinione pubblica internazionale assistiamo ad un paradosso: più che al Premier Giuseppe Conte, nei media è concesso uno spazio enorme al Vice primo ministro, il leader della Lega, Matteo Salvini. La forza contrattuale della Lega di Salvini è ai massimi storici. Inoltre siamo, per quanto riguarda le nomine radiotelevisive del servizio pubblico, in una fase di braccio di ferro ancora in corso che merita tutta la nostra attenzione.”

 

La CORSI ha la missione di far capire e spiegare e capire i contenuti del servizio pubblico radiotelevisivo: come se ne parlerà durante la serata?

“La Lombardia non è solo capitale economica dell’Italia, ma detiene un ruolo prioritario anche per il settore radiotelevisivo. Sul suo territorio si giocano, in particolare, i rapporti tra emittenti pubbliche e private. Tutto questo in un momento in cui la battaglia per le nomine della RAI è in una fase decisiva. Sarà quindi l’occasione di sapere cosa pensa Fontana del servizio pubblico radiotelevisivo, non solo italiano ma anche svizzero, e di quello italofono in particolare.”

Oltre a questo aspetto, quali altri spunti potrà dare questa intervista/incontro?

“La possibilità di verificare, assieme al pubblico presente in sala, le posizioni politiche, anche controverse, di Attilio Fontana. È sempre molto difficile giudicare una persona semplicemente in base alle sue dichiarazioni riportate da altri. Mi riferisco alle asserzioni di Fontana soprattutto durante la campagna elettorale.

Fontana ha sostenuto in questa occasione che, di fronte alla pressione migratoria, l’Italia deve decidere se perdere la propria identità oppure no. L’Italia non può accogliere tutti e soprattutto deve tutelare la “razza bianca”, ha detto Fontana. Sarà dunque l’occasione di fare chiarezza anche su questi punti e queste dichiarazioni. Vorrei inoltre sapere dal Governatore come intende applicare la sua idea di federalismo alla Lombardia prossima ventura e alle altre Regioni italiane. La Lombardia è inoltre da sempre un punto di riferimento storico-culturale per il nostro Cantone oltre che un serbatoio di manodopera transfrontaliera di notevoli dimensioni; la configurazione che essa potrebbe assumere in futuro avrà delle ripercussioni anche sul Ticino.”

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8122 Edy Salmina: le domande che il giornalismo non pone Edy Salmina: le domande che il giornalismo non pone

Edy Salmina ha lavorato alla RSI dal 1994 al 2012, da ultimo dirigendone, dal 2008 in poi, l’Informazione unificata. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche su temi di diritto penale e diritto dei media, dal 2012 gestisce uno studio legale a Lugano. È stato presidente della Conferenza dei capiredattori della SSR, vicepresidente del Consiglio svizzero della Stampa ed è membro dell’Autorità federale indipendente in materia radiotelevisiva (AIR). Ha fatto parte del gruppo di consulenza dell’UFCOM per la futura legge sui media elettronici, attualmente in consultazione.

Nel suo recentissimo libro Medien. Die vierte Gewalt. Medienfreiheit, Medienveratwortung, Medienopfer”, lei ha avuto modo di affermare che la stampa ed i mass media devono riflettere sul loro ruolo. Quali aspetti dovrebbe riscoprire e valorizzare chi lavora nel mondo massmediatico? Di che cosa deve prendere consapevolezza chi opera nei media?

“Credo anzitutto due cose. La prima, che la libertà dei media è fondamentale ma non si legittima da sola. La seconda, che anche il giornalismo, come ogni potere, può sempre diventare una prepotenza: non ci sono poteri innocenti.”

La censura peggiore è “la domanda che non viene posta”. Una critica che scuote le coscienze dei giornalisti… come trova a questo riguardo il mondo giornalistico ticinese? È un mondo preparato o accade spesso di trovarsi di fronte a giornalisti impreparati?

“In Ticino come altrove, a raccontare un mondo specializzato e tecnologico sono perlopiù dei generalisti con competenze umanistico-letterarie. Le domande non poste sono, appunto, soprattutto quelle che richiederebbero maggiori conoscenze dei temi e degli interlocutori. Una via d’uscita è investire nei poli redazionali tematici, far nascere le data-rooms, i team di controllo dei dati. Per farlo servono le sinergie operative, la messa in rete delle redazioni, la ridefinizione dei flussi di lavoro.”

Il Ticino fa abbastanza per la formazione dei suoi giornalisti?

“Credo che faccia quello che può in un contesto anche occupazionale e finanziario purtroppo molto difficile. Sono però in primo luogo le imprese mediatiche, le associazioni di categoria e i singoli operatori a doversi preoccupare della formazione e a risponderne. Popper parlava di una patente per fare TV: mi pare troppo, ma le conseguenze potenziali del lavoro dei media sono tali che la formazione di chi ci lavora è centrale.”

Lei ha lavorato per tanto tempo alla RSI. Nota un’evoluzione nel modo di fare giornalismo all’interno dell’azienda?

“Alla RSI si esprimono contemporaneamente tanti giornalismi diversi. Per quanto all’evoluzione mi pare di vedere, in generale e senza pensare a casi singoli, una priorità per la disinvoltura espressiva, “simpaticista” o “criticista” che sia. In un certo senso credo faccia da modello la modalità di racconto dell’intrattenimento. Una tendenza, peraltro, non certo limitata alla RSI e che trova terreno assai fertile nell’universo digitale. Non ho nulla contro la leggerezza, al contrario, ma credo che non basti a garantire anche il giornalismo critico, informato, autorevole e indipendente da ogni pregiudizio. Per il quale, a mio avviso, si deve investire molto, oltre che in quelle narrative, anche nelle competenze tematiche, organizzative e di controllo della qualità.”

Durante i suoi anni di lavoro ha anche avuto a che fare con la CORSI. Che ne pensa del suo lavoro?

“Di fondo, l’esistenza delle varie società regionali della SSR, la CORSI nella Svizzera italiana, sottolinea -e rappresenta- l’idea che esiste una differenza tra il pubblico inteso come società civile e la mera somma dei consumatori dei programmi Radio, TV o Web. Se questa distinzione viene meno, il servizio pubblico diventa soltanto un offerente di programmi e perde la sua giustificazione ultima. La CORSI mi pare essersene resa conto e penso che possa essere utile per difendere il servizio pubblico, da chi lo avversa ma anche da chi gli è fin troppo vicino.”

Intervista di Laura Quadri.

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8117 “Via Canevascini”: vi è piaciuto il magazine estivo di Rete Uno RSI? Diteci la vostra! “Via Canevascini”: vi è piaciuto il magazine estivo di Rete Uno RSI? Diteci la vostra!

“Via Canevascini” è stato il magazine dell’estate di Rete Uno RSI aperto all’attualità, al costume, alle curiosità, al tema ecologico del momento, alla scienza e alla dimensione internazionale. Tutto questo grazie alle due corrispondenze settimanali che in questa edizione sono arrivate dalla Germania e dall'America latina. Il programma è stato anche particolarmente attento all’opinione dei radioascoltatori, con cui ha cercato un contatto costante. Lo avete ascoltato? Come vi è sembrato? Mentre la sua conduttrice Elena Caresani ci spiega lo scopo del programma e come è nato, voi diteci la vostra!

 

“All’interno del programma abbiamo cercato di alternare la musica e una conversazione con un collega della carta stampata. Si tratta di due ore di radio che possono essere riascoltate a partire da qualsiasi momento perché ogni intervento è abbastanza breve. Lentamente abbiamo anche voluto abituare l’ascoltatore a scrivere lettere alla radio, per dire ciò che stava loro a cuore. Abbiamo appositamente chiamato questo spazio “Speakers’ corner”, con osservazioni lette ed ascoltate prima della votazione del 4 marzo, quando da varie parti si diceva che non diamo spazio a chi vive situazioni di disagio o che l’ascoltatore non può esprimersi direttamente su argomenti a sua scelta. Tuttavia, a dire il vero, pur essendoci lo spazio, non sono stati in molti a far sentire la propria voce. La speranza è che sempre più persone colgano l’opportunità per farlo, se riproporremo questo modello.”

 

Qual era lo scopo del programma?

“Volevamo far conoscere meglio le firme della carta stampata, perciò l’ospite della mattinata era presente per commentare fatti e notizie e per raccontare i suoi interessi e le sue passioni; ma anche per intervenire sui temi delle corrispondenze ed eventualmente su servizi d’attualità, oltre che per offrire una rassegna stampa personalizzata con notizie locali, nazionali e internazionali. La presenza di un responsabile ha permesso ogni volta di parlare di una testata diversa e di capirne meglio fini e linee editoriali.”

 

Il mondo giornalistico della Svizzera italiana offre davvero così tanto materiale su cui riflettere?

“In questa prima fase abbiamo volutamente scelto di non invitare testate politiche e organi di partito; le 11 settimane del palinsesto estivo di Rete Uno RSI non potevano bastare per accogliere tutti. Dunque si può ben dire che il panorama della stampa della Svizzera italiana è ricco di proposte: nonostante i quotidiani siano rimasti solo due, esiste una grande offerta di settimanali e periodici più o meno regionali che rendono onore ad ambiti d’interesse molto diversi. E a tutto ciò si sommano i portali di news online.”

Per scriverci: info@corsi-rsi.ch

Intervista di Laura Quadri.

Link al sito: https://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/intrattenimento/via-canevascini/

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8108 Fa ti la radio: da radioascoltatori ad animatori radiofonici Fa ti la radio: da radioascoltatori ad animatori radiofonici Intervista ad Alessandro Bertoglio, Redattore / Animatore Rete Uno RSI

Quest’estate Rete Uno RSI ci fa divertire in modo diverso, chiamando alcuni radioascoltatori a condurre un’ora di diretta in una sorta di nuovo “talent”. Nel corso dell’ultima settimana di agosto si terrà la finalissima. Un’idea simpatica ma che può anche rappresentare una sfida, prima di tutto per i conduttori professionisti del programma. Con uno di loro, Alessandro Bertoglio, scopriamo com’è nata l’idea e cosa sta imparando dai suoi “colleghi per un giorno”.

A cosa vi siete ispirati per il programma?

“In realtà, siamo partiti dal titolo di uno dei programmi più amati dal pubblico di Rete Uno, “Ladìlaradio”. Volevamo recuperare il medesimo sapore di comunità tra animatori ed ascoltatori, mettendoci anche il brio della gara. Lo scopo? Far provare l’ebbrezza – e la complessità –  del lavoro che facciamo e che amiamo tantissimo.”

Come sono stati selezionati i partecipanti?

“In modo molto naturale: durante “C’era una volta… oggi”, il programma pomeridiano che Danny ed io conduciamo, abbiamo annunciato il “talent” ed abbiamo raccolto le iscrizioni. Onestamente, sono sorpreso della qualità: tutti i concorrenti con cui ho avuto a che fare erano determinati, entusiasti e molto attenti ad applicare i nostri suggerimenti.”

È facile appassionare la gente, soprattutto i più giovani, al mestiere radiofonico o sta diventando un mestiere per pochi?

“Abbiamo trovato, soprattutto nelle persone che hanno partecipato finora, tanta voglia di fare radio. Quasi tutti si sono congedati dicendoci che un’ora era troppo poco, oppure chiedendoci seriamente di poter collaborare. È l’immediatezza del mezzo, la musica, l’idea che con la voce tu possa regalare qualche emozione. Sì, la radio permette ancora di regalare e di vivere queste emozioni.”

Quali requisiti bisogna avere per essere dei buoni speaker?

“Non necessariamente una voce profonda ed impostata: se c’è è meglio, ovvio. Credo però che serva un po’ di empatia, di capacità comunicativa, un briciolo di follia e tanta passione. Poi le tecniche si imparano con la pratica e la formazione.”

A livello di RSI gli speaker professionisti vengono formati e seguiti adeguatamente o ci sono delle lacune?

“Ci sono delle procedure interne –  corsi, affiancamenti, debriefing –  che servono per focalizzare e guidare la crescita dei nuovi animatori. A livello annuale, abbiamo poi dei colloqui di valutazione che servono per fissare e valutare il raggiungimento degli obiettivi”.

Ci sono mai state delle situazioni che vi hanno messo in difficoltà?

“Fare radio significa essere pronti ad ogni emergenza: dal computer che si blocca, al telefono che non funziona; dall’ospite che non si presenta all’ultimo momento, ai collegamenti che saltano. A quel punto si improvvisa. Adrenalina a mille e alla fine si arriva a fine trasmissione comunque. “Niente panico e inventati qualcosa”. È la regola numero uno! Certo la prima volta che capita rischi l’infarto… ma poi passa e ci ridi sopra!”

Intervista di Laura Quadri.

Link al sito: https://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/intrattenimento/fa-ti-la-radio/

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8109 Quando i consigli arrivano… dal pubblico Quando i consigli arrivano… dal pubblico

Il rapporto RSI con la politica, la velocità di risposta alle critiche dell’utenza, i giovani e il servizio pubblico: di questo e tanto altro ancora si è discusso questa mattina a “Millevoci”, su Rete Uno RSI, intervistando Raffaella Adobati Bondolfi (presidente del Consiglio del pubblico CORSI) e Nicola Pini (vicepresidente), per capire come, in concreto, questo organismo riesca a vagliare l’offerta editoriale RSI.

Bondolfi ha da subito messo l’accento su una qualità essenziale del Consiglio: “Per me – ha esordito –  è importante far capire che la verifica democratico-popolare della qualità dei programmi è un elemento costitutivo di legittimazione del servizio pubblico, che è del pubblico e per il pubblico. Siamo, all’interno del Consiglio, un gruppo di non professionisti che non è una costola della RSI o in competizione con essa, né tanto meno qualcosa di complementare; siamo qualcos’altro ancora. Lavoriamo in piena autonomia come piena espressione del pubblico e la nostra eterogeneità di voce ce lo permette.

I criteri fondamentali del Consiglio del pubblico sono l’equilibrio e l’oggettività. Per contrastare una critica emotiva, di pancia, il Consiglio adotta infatti una procedura di valutazione dei programmi molto seria, che si avvale di criteri ben definiti: “Effettivamente – ha spiegato Pini – lavoriamo su due livelli. Anzitutto, ci troviamo una volta al mese, raccogliendo non solo le nostre riflessioni ma anche le sollecitazioni del pubblico. In singoli casi, siamo in grado di sottoporre le critiche alla Direzione RSI, in modo anche molto schietto e diretto, in un confronto informale. Poi scegliamo una quindicina di trasmissioni l’anno che analizziamo in gruppi di lavoro e secondo una griglia oggettiva e specifica (contenuti, forma, multimedialità…) redigiamo il nostro rapporto, che è frutto di diverse ore di lavoro.”

Ma le critiche dell’utenza ricevono una risposta subitanea? La risposta di Bondolfi è chiara: “Nulla va perso di ciò che riceviamo. Generalmente con segnalazioni dirette e puntuali semplicemente informiamo il mittente se ci sarà un monitoraggio futuro del programma criticato e valutiamo come convogliarle nella nostra attività di analisi. Alcune volte andiamo subito dalla Direzione RSI, con cui ci confrontiamo in tempi brevi. Se le critiche sono però più articolate o su uno stesso tema, esse rappresentano un campanello di allarme. A quel punto è il momento di fare un’analisi più strutturata.”

Le critiche che il Consiglio riceve dal pubblico riguardano “un po’ di tutto; dall’informazione alla cultura ai programmi per bambini, allo sport e all’online. Il pubblico e i suoi input sono eterogenei tanto quanto lo siamo noi nella nostra composizione. Difatti, nel Consiglio siamo in 17, un gremio composito. Il più giovane di noi, uno studente del Politecnico di Zurigo, è sotto i 30 anni. Di solito, come Consiglio del pubblico, stupiamo per la nostra giovinezza in confronto alle altre Società regionali, anche se abbiamo membri che superano i 70. Donne e uomini sono parimenti rappresentati. Ogni 4 anni c’è un ricambio interno, anche se il mandato può essere reiterato fino a 12 anni. Siamo comunque sempre attenti a inserire nuove competenze e sensibilità. 4 membri vengono cooptati, 11 nominati assemblea, e 2 sono delegati dal Consiglio regionale. È importante sottolineare che qualsiasi radioascoltatore può aderire alla CORSI, presentarsi alla sua assemblea, sottoporre sua candidatura per la cooptazione. Siamo un gruppo dalle porte aperte, una grande ricchezza.” “Ogni membro del Consiglio – nota ancora Bondolfi – del pubblico è un’antenna sul territorio, quindi i giudizi tecnici sono molti e sfaccettati. Se la qualità complessiva dei programmi RSI è buona, vi è sempre un margine di miglioramento. Noi offriamo un altro sguardo sui prodotti. Cerchiamo di essere costruttivamente critici.”

La CORSI ha però dei limiti; la decisione sui programmi non spetta a lei: “ll limite – spiega Pini – ci è dato dal ruolo consultivo. Quindi dipende tutto dalla volontà dell’azienda e dalla sua lungimiranza. Noi siamo una parte di pubblico, un nucleo con diverse sensibilità che arriva a proporre anche un miglioramento.” Bondolfi ammette però che non si arriva sempre a un giudizio condiviso con l’azienda sui programmi. “A volte abbiamo persino la sensazione di essere su due pianeti diversi. Quando succede, estendiamo il monitoraggio per cercare nuovi elementi di riflessione, nuovi esempi per l’azienda stessa, e riproponiamo il tema. Ma non è nostro compito convincere l’agenda e soprattutto vige il rispetto dell’autonomia redazionale. Quello che possiamo fornire è una lettura diversai dei programmi nell’ottica del pubblico.”

E il rapporto della RSI con il mondo politico? Secondo Pini “tutti sono umani, anche i giornalisti lo sono e può capitare che si avvertano delle influenze. In generale, però, abbiamo analizzato tanta informazione e siamo sempre giunti alla conclusione che in RSI viga un certo standard qualitativo condiviso. Abbiamo trovato belle trasmissioni sia nella cronaca che nell’approfondimento.” “Per noi – sottolinea Bondolfi – non c’è come criterio lo spazio dato o meno ad un partito ma l’esistenza di una certa pluralità opinioni. Prendiamo Sessanta minuti, uno spazio di dibattito che finora mancava. In esso abbiamo insistito che non si demandasse tutto al dibattito, ma per permettere al pubblico di avere un quadro generale di un dossier, che fossero inserite delle schede tematiche a cura di giornalisti.”

Da ultimo, la spinosa questione dei giovani. Dovrebbe esserci più satira per attirarli al mondo radiotelevisivo?Pini sa bene quale compito riveste il Consiglio del pubblico al riguardo: “La consapevolezza di doversi focalizzare su questo pubblico mi sembra ci sia. Come Consiglio del pubblico stiamo cercando di dare un supporto in questo senso, mettendo l’accento sulla necessità della multimedialità, verso la quale siamo anche molto critici. Ci è piaciuto molto Nouveau, progetto che consiste in capsule informative di un minuto divulgate via social. Sono questi i piccoli progetti che fungono da ponte verso un pubblico più giovane.”

Durante la trasmissione il pubblico è intervenuto telefonicamente e via Whatsapp. Raffaella Adobati Bondolfi e Nicola Pini hanno risposto puntualmente a ciascuna domanda. Per riascoltare la trasmissione clicca qui sotto.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/quando-i-consigli-arrivano-dal-pubblico/34148-3-ita-IT/Quando-i-consigli-arrivano-dal-pubblico.jpg 20.08.2018 Quando i consigli arrivano… dal pubblico
https://youtu.be/7QI8fSqoIJE
8103 Le sfide educative di fronte alla tecnologia Le sfide educative di fronte alla tecnologia Intervista a Alberto Piatti e Luca Botturi

Alberto Piatti [AP] (sulla sinistra), docente e ricercatore in matematica e didattica della matematica presso la SUPSI dal 2003, è da settembre 2017 direttore del Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI. Luca Botturi [LB] (a destra), al DFA dal 2010, è stato fino al 2014 Responsabile della ricerca, mentre dal 2017 è docente-ricercatore senior, occupandosi di formazione, ricerca e servizi nell'area Tecnologia e media. È inoltre direttore del Servizio Risorse didattiche, eventi e comunicazione. Con loro abbiamo parlato delle sfide educative che l’attuale sviluppo tecnologico impone.

Oggi più che mai il giovane ha bisogno di essere educato ad un uso corretto dei mezzi di comunicazione. Come preparate i futuri docenti a questo scopo?

[AP] “Formiamo i nostri docenti attraverso dei moduli dedicati all'introduzione dei media e delle tecnologie in classe e anche a livello di formazione continua vengono proposte con regolarità corsi dedicati alla robotica educativa, il coding e molto altro. Tuttavia, si tratta di una piccola parte della nostra offerta. La formazione dei docenti in questo ambito dovrà essere fortemente potenziata nel prossimo futuro per poter rispondere alle sfide legate alla digitalizzazione. Proprio per questo scopo, a settembre dovrebbe vedere la luce presso il DFA un nuovo laboratorio di Tecnologie e media in educazione, che avrà la sua sede principale presso il Palacinema di Locarno.

Quali sono esattamente le sfide educative maggiori di fronte alla velocità dell’informazione?
[LB] “Molto spesso quando si pensa all'attuale velocità dell'informazione ci si concentra sui rischi (dalle fake news al cyberbullismo), soprattutto per i giovani e i giovanissimi. Si invocano leggi, sanzioni, regole di comportamento. Ma il digitale è innanzitutto un enorme potenziale.”

[AP] “È una sfida educativa, che comprende sia elementi tecnici che etici. I dati e l'informazione si stanno trasformando nell'equivalente digitale di una materia prima; chi sarà in grado di estrarre consapevolmente e in maniera sostenibile questa risorsa, lavorarla e valorizzarla avrà strumenti fondamentali per vivere il domani da protagonista.”

I mezzi di comunicazione possono tornare a vantaggio dell’educazione? Come possono essere integrati i mass media in un progetto educativo?
[AP] “I prodotti audiovisivi possono essere un supporto molto utile per sviluppare percorsi di apprendimento che permettano agli allievi di mettere in relazione il loro vissuto con quanto stanno imparando in classe. Questa funzione di ponte è fondamentale per permettere agli allievi di sviluppare competenze e acquisire conoscenze che siano in dialogo con la realtà.”

[LB] “Inoltre, gli allievi, di regola, sono molto attratti da tutto quanto riguarda l'immagine e il suono, e questo facilita al docente la creazione di itinerari didattici molto coinvolgenti, come avviene per Fai Notizia! (un concorso per le scuole promosso dal DFA e da RSI) e Media in Piazza (una due-giorni dedicata ai media per le scuole medie).”

Conoscete la CORSI e il suo lavoro di vigilanza sulla RSI? Che ne pensate?
[AP] “La CORSI organizza regolarmente attività presso i nostri spazi nel Convento di San Francesco a Locarno; queste gradite occasioni mi hanno permesso di avere un contatto diretto con alcuni membri della cooperativa. Abbiamo anche organizzato negli scorsi anni una giornata sulla TV per bambini per i docenti in formazione di Locarno e di Coira. L'idea che mi sono fatto è quella di un ente che garantisce una vigilanza democratica sull'importantissimo servizio pubblico della RSI.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/le-sfide-educative-di-fronte-alla-tecnologia/34116-1-ita-IT/Le-sfide-educative-di-fronte-alla-tecnologia.png 13.08.2018
8102 La prevenzione della salute tramite i mass media La prevenzione della salute tramite i mass media Intervista al Prof. Giovanni Pedrazzini, coprimario di cardiologia al Cardiocentro e Professore di ruolo all’Università della Svizzera italiana

Durante i lavori del suo 70° congresso nazionale, che si è tenuto a Basilea dal 6 all’8 giugno, la Società Svizzera di Cardiologia ha convocato la propria assemblea generale per procedere all’elezione del nuovo Presidente, la figura apicale di riferimento per i cardiologi svizzeri.

Alla prestigiosa carica è stato nominato il Prof. Giovanni Pedrazzini, coprimario di cardiologia al Cardiocentro e Professore di ruolo all’Università della Svizzera italiana. Si tratta di un riconoscimento molto importante non solo per Giovanni Pedrazzini, ma anche per il Cardiocentro e per tutto il Canton Ticino, perché la nomina rappresenta il definitivo suggello dell’assoluta qualità raggiunta dalla cardiologia ticinese nel contesto nazionale e internazionale.

Cosa significa per Lei questa nuova carica in seno alla Società svizzera di Cardiologia? Quali sfide l’attendono?

“È sicuramente un onore essere nominato, come primo ticinese, presidente della Società svizzera di Cardiologia, un’associazione che raggruppa circa 800 iscritti fra cardiologi attivi sul territorio e medici ospedalieri. Ma inevitabilmente è anche un onere per le tante, a volte difficili, sfide di cui un presidente di una società moderna e dinamica deve occuparsi.”

Può dirci a che punto siamo oggigiorno con la prevenzione per le malattie cardiovascolari? I mass media ne parlano abbastanza? C’è una comunicazione efficace al riguardo?

“Per promuovere la salute ci vogliono strategie chiare e comprensibili ed i mass media, su larga scala, sono sicuramente lo strumento più efficace e potente per veicolare messaggi di promozione della salute. Il problema, a mio modo di vedere, è che oggigiorno troppo spesso sia la medicina che i mass media si prestano a divulgare messaggi che con la promozione vera della salute poco o niente hanno a che fare: purtroppo le “fake news”, e con loro la volontà di trasmettere notizie pilotate e strumentali, esistono anche nel nostro mondo. Da parte nostra, parlo come medico e cardiologo, dobbiamo imparare a dialogare maggiormente con i mass media con lo scopo di identificare, insieme a loro, le strategie migliori per promuovere un’informazione che sia realmente nell’interesse dei pazienti e della loro salute.”

La televisione è servizio pubblico. Anche voi avete bisogno di una politica pubblica chiara per promuovere la salute. Come potete cooperare in ciò con i mass media?

“Non vi sono dubbi che la medicina moderna stia spostando il suo baricentro verso la prevenzione che sostanzialmente definisce la possibilità di identificare i soggetti a rischio di una determinata malattia prima che la stessa si manifesti. La medicina cardiovascolare è sicuramente all’avanguardia sul fronte della prevenzione e tanti dei risultati raggiunti, che hanno portato ad una progressiva riduzione della mortalità cardiaca, sono stati ottenuti anche grazie alla collaborazione con i mass media che da sempre si sono adoperati per sostenere le numerose campagne di prevenzione. Di certo c’è ancora molto da fare, lo dimostra il fatto che, malgrado la progressiva diminuzione nel corso degli anni, le malattia cardiovascolari restano a tutt’oggi la principale causa di morte nei paese industrializzati come la Svizzera.”

La CORSI si occupa, tra le altre cose, di trasmettere le critiche alla RSI, affinché si possa migliorare. C’è qualcosa che la rende insoddisfatto rispetto al tema socialità e sanità così come è trattato giornalisticamente?

“Ritengo che la RSI cerchi globalmente di impegnarsi per promuovere un’informazione oggettiva e trasparente sulla salute. Evidentemente non è semplice neanche per il giornalista divulgare in maniera compressibile contenuti a volte estremamente complessi. Il rischio intrinseco, ed in fondo non così raro, è che il processo di semplificazione possa distorcere l’informazione al punto tale da rendere il messaggio finale molto diverso, se non diametralmente opposto, da quello inizialmente discusso. Recentemente la RSI ha mandato in onda un documentario sulle statine, i farmaci che, abbassando il colesterolo, riducono la mortalità cardiovascolare. La trasmissione realizzata dalla RTS aveva già sollevato un’ondata di critiche da parte del mondo medico, in particolare dei cardiologi, per l’immagine negativa che ne usciva di questi farmaci universalmente consigliati a tutti i pazienti con problemi coronarici o a rischio di svilupparli. Senza consultarsi con specialisti del ramo, e forse senza rendersi conto del contenuto (in chiara contraddizione con l’evidenza medica), la RSI lo ha ritrasmesso suscitando inevitabilmente anche nel paziente ticinese la sensazione che le persone malate non fossero curati in maniera appropriata. E non è certo di questi autogoal che abbiamo bisogno.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/la-prevenzione-della-salute-tramite-i-mass-media/34107-2-ita-IT/La-prevenzione-della-salute-tramite-i-mass-media.jpg 09.08.2018
8060 Al via la 71esima edizione del Locarno Festival Al via la 71esima edizione del Locarno Festival Intervista al Presidente, Marco Solari

Che a Locarno71 saranno notti di stelle lo si intuisce immediatamente dalle prime luci trapelate dal red carpet. Luci accese su Isabella Ragonese, Laetitia Dosch e Marthe Keller. Con loro, nel corso degli undici giorni di Festival, palcoscenico e piazza saranno uno splendido specchio e cornice del grande cinema internazionale, con volti amati dal grande pubblico nonché autori che hanno lasciato un segno nella storia della settima arte e in quella del Locarno Festival: Ethan Hawke, Antoine Fuqua e Jean Dujardin. A qualche giorno dall’inizio del Festival, abbiamo incontrato il suo Presidente Marco Solari:

Cinema svizzero ed emittenti TV. Com’è il rapporto ad oggi? C’è sufficiente valorizzazione del materiale filmico svizzero?

"Il rapporto che lega il cinema svizzero alle emittenti TV non è soltanto buono, ma è un binomio indispensabile, proprio per il plurilinguismo che caratterizza la realtà svizzera e che comporta una produzione cinematografica diversificata. Senza il supporto delle televisioni il cinema svizzero sarebbe sicuramente molto più debole, ma lo stesso discorso vale anche per il percorso inverso: se le emittenti trascurassero le produzioni che raccontano le nostre realtà si priverebbero di un elemento importante della nostra identità. Si tratta di un meccanismo fondamentale anche per il Festival, basti pensare che quest’anno saranno 23 le coproduzioni SSR che verranno proiettate nelle diverse sezioni durante i dieci giorni della manifestazione. Si tratta di film che difficilmente avrebbero visto la luce senza il loro rapporto con la TV, e che a Locarno avranno la possibilità di confrontarsi con il panorama internazionale e di essere lanciati mediaticamente, per poi venir diffusi prima nei cinema e quindi in televisione."

Desidererebbe che si facesse di più per valorizzare anche il Festival dal punto di vista mediatico? C’è una buona copertura?

"Se il Locarno Festival è potuto crescere nel corso degli anni lo deve anche alla reputazione e alla fama che la stampa al seguito dell’evento ha contribuito a diffondere nel mondo. Il Festival ha sempre beneficiato di un’ottima copertura mediatica ma, anche in questo caso, vale la pena sottolineare come le cose siano sempre in movimento. Il Festival è uno degli appuntamenti culturali più importanti in Svizzera, per rimanere tale deve evolversi e ampliare la sua dimensione di evento. La nostra speranza è che questo tipo di crescita costante e obbligata verso il nuovo continui ad essere recepita e restituita dai media presenti a Locarno." 

La CORSI si occupa di trasmettere delle osservazioni formulate dal pubblico alla RSI. Vorrebbe dire qualcosa alla RSI quale servizio pubblico a questo proposito?

"Il valore del servizio pubblico è un bene primario per qualsiasi Paese, in particolar modo per la Svizzera. Più che soffermarmi su eventuali dettagli penso che occorra mantenere salda quella vocazione che rende la RSI al tempo stesso “di tutti” e “indipendente”. Obiettivo che essa raggiunge già quotidianamente, ma che deve riuscire a conservare anche in futuro poiché le battaglie nel campo dell’audiovisivo si faranno ancor più serrate. Da questo punto di vista mantenere fedeltà ai propri principi di base diventa la garanzia massima per potersi evolvere nel tempo senza smarrire la propria identità. In relazione a quest’ultimo punto le sfide della RSI e del Locarno Festival si assomigliano molto."

Locarno Festival ha saputo conquistarsi un posto unico nel panorama delle grandi manifestazioni cinematografiche. Chi bisogna ringraziare?

"Penso che alla base di tutto ci sia il lavoro e la dedizione di migliaia di persone che nell’arco di oltre 70 anni si sono impegnate a trasformare ogni anno per dieci giorni una piccola città svizzera nella capitale mondiale del cinema d’autore. E per il presente, non posso non ricordare l’impegno, il rigore e le competenze di un direttore artistico come Carlo Chatrian che ha mantenuto salda la bandiera della qualità delle proposte cinematografiche. Così come non posso non ringraziare l’attuale direttore operativo, Raphaël Brunschwig che lavora quotidianamente su tutti quegli sviluppi futuri che il Festival dovrà abbracciare e intercettare per rimanere al passo con i tempi. Ma naturalmente queste sono considerazioni che varrebbero a poco, se a tutto questo non aggiungessimo un ringraziamento speciale al nostro pubblico che con la sua capacità di accogliere le diverse anime del Festival ci ha permesso di mantenere una dimensione popolare molto vasta, senza rinunciare in alcun modo alla qualità delle proposte. Ed infine, conviene ancora una volta ribadire l’importanza di chi si pone finanziariamente alle radici dell’intera costruzione: senza finanziamenti un Festival sarebbe fatto solo di sogni e un aspetto molto rilevante è legato al connubio d’intenti tra ambito pubblico ed economia privata che ha reso possibile la forte crescita e professionalizzazione degli ultimi vent’anni."

Come trova il livello di preparazione dei giornalisti che interagiscono durante il Festival ed esprimono la loro opinione sulle proiezioni? Cadono nei cliché o sanno valorizzare la novità? 

"Proprio per l’orizzonte di qualità che si è costituito nel tempo, Locarno è sempre riuscito ad attirare una stampa attenta, motivata e competente. Il Festival è sempre stato giovane nell’animo e, anche in questo ambito, è sempre riuscito a offrire una sponda alla critica cinematografica più giovane che rinnovando la propria presenza ha portato nuovi occhi e prospettive. Mi sembra questo il miglior antidoto per evitare che un festival venga raccontato solo attraverso i suoi cliché interpretativi. In secondo luogo, il Festival è una manifestazione tridimensionale: profondamente internazionale ma allo stesso tempo anche un evento svizzero, non si può negare che le sue radici affondano in Ticino, a Locarno. Di conseguenza anche la stampa che lo racconta si muove su questi tre anelli concentrici fondamentali e soprattutto complementari."

A volte il Festival dà adito anche a critiche. Come le si affrontano in modo costruttivo?

"Le critiche sono una testimonianza diretta di quanto il Festival venga considerato vivo e vitale; per questo motivo siamo sempre ricettivi nei confronti di chiunque abbia qualcosa da dire. In fin dei conti, una volta digerite e analizzate, le critiche sono tra le occasioni più preziose per migliorare e migliorarsi."

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/al-via-la-71esima-edizione-del-locarno-festival/33947-1-ita-IT/Al-via-la-71esima-edizione-del-Locarno-Festival.jpg 06.08.2018
8059 Un originale speed-dating musicale per la festa del 1. agosto: 8X15. – Un’ azione riuscita di coesione nazionale? Un originale speed-dating musicale per la festa del 1. agosto: 8X15. – Un’ azione riuscita di coesione nazionale? Intervista a Gian-Andrea Costa

Un originale speed-dating musicale per la festa del 1. agosto: 8X15. – Un’ azione riuscita di coesione nazionale?

8x15. è un format musicale creato da SRF Virus, ora vissuto su scala nazionale: otto gruppi musicali giovani e promettenti si presentano in scena con un “live” inedito di fronte ad un pubblico appassionato. Ognuno di loro ha esattamente 15 minuti di tempo per proporre il meglio del proprio repertorio, seguono 10 minuti di cambio palco e si passa al prossimo concerto. Ogni esibizione viene filmata e pubblicata sui rispettivi siti delle emittenti nazionali. L’intero spettacolo viene trasmesso in televisione nei giorni a seguire. Per questo, il 1. agosto la RSI offrirà ai suoi telespettatori un’occasione unica: 6 ore di diretta delle ultime tre passate edizioni di 8X15, tenutesi a Monte Carasso, Baden e Losanna. La proposta vuole essere, come ci spiega il referente Rete Tre RSI Gian-Andrea Costa, una “festa celebrativa della musica svizzera, in cui prevalgano i valori dell’unificazione e della condivisione, proprio per il giorno in cui gli svizzeri festeggiano la loro Nazione”.

Sarà inoltre un bel ritratto di quanto la scena musicale svizzera ha da offrire, siccome gli artisti vengono selezionati in tutte le regioni linguistiche in base al loro impatto dal vivo e alle abilità esecutive e compositive.  Tanti nomi ormai affermati come Lo & Leduc, The Souls, Damian Lynn e Nemo sono passati da 8x15.: mi piace quindi pensare che a livello di scelta degli artisti si stia guardando nella giusta direzione.”

Ma quali caratteristiche ha l’attuale panorama musicale svizzero?

“Esso è in piena crescita, soprattutto negli ultimi 15 anni; gli artisti si sono moltiplicati e la qualità delle produzioni si è alzata tantissimo. Discograficamente parlando la parte del leone la fa sempre la Svizzera tedesca, ma di anno in anno constato con piacere che - seppure in parte minore (ma è anche una questione demografica) - la Svizzera italiana riesce a presenziare ad eventi come M4Music, Swiss Live Talents e Label Suisse. Le occasioni di scambio interregionale non sono mai abbastanza ed è proprio qui che entra in gioco 8x15.! Una volta che parte il conto alla rovescia e si apre il sipario non importa da dove vieni, in che lingua canti o quanti dischi hai fatto; importa solo come tieni il palco per i tuoi 15 minuti!”

Se avrete l’occasione di guardare il programma fateci sapere cosa ne pensate! Riusciranno le nostre emittenti ad unificare la nostra nazione in questa giornata così importante per tutti i cittadini?

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/un-originale-speed-dating-musicale-per-la-festa-del-1.-agosto-8x15.-un-azione-riuscita-di-coesione-nazionale/33938-1-ita-IT/Un-originale-speed-dating-musicale-per-la-festa-del-1.-agosto-8X15.-Un-azione-riuscita-di-coesione-nazionale.jpg 30.07.2018
8058 I massmedia promuovono davvero la cultura? I massmedia promuovono davvero la cultura?

Uno dei compiti della CORSI è quello di vigilare che la RSI, attraverso i suoi programmi, favorisca, sostenga e diffonda la cultura nella Svizzera italiana.

Ma i media ticinesi, promuovono abbastanza la cultura nella nostra regione?

Lo abbiamo chiesto a Roland Hochstrasser che, dal 1996, collabora con diverse organizzazioni, occupandosi in particolare della pianificazione e gestione di progetti legati allo sviluppo del territorio, alla cultura e alle tecnologie dell’informazione. Dal 2005 è collaboratore scientifico presso il Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport (DECS) del Cantone Ticino. Nel 2017 ha iniziato la collaborazione con l’Osservatorio culturale del Cantone Ticino (www.ti.ch/oc) e ha assunto la presidenza dell’Associazione musei etnografici ticinesi (www.rete-etnografica.ch).

Da anni è attivo nella promozione della cultura a livello svizzeroitaliano. Nota un'evoluzione nel tempo nell'attenzione alla cultura? È vero che si fatica ad avvicinare i giovani alla cultura?

“Ho maturato le prime esperienze sul campo a partire dalla metà degli anni Novanta, collaborando con Il Museo del Malcantone. Da allora ho sviluppato esperienze soprattutto nel settore museale: in questo contesto devo dire che il primo contatto con i giovani non è difficile, grazie a una collaborazione consolidata con le scuole. Il problema subentra laddove le istituzioni culturali non riescono a utilizzare forme e canali di comunicazione idonei per mantenere e accrescere questa relazione. Essa, se ben gestita, permette di creare nuove attività, progetti e lanciare nuove idee. Un processo di rinnovamento necessario per restare al passo con i tempi e che ci viene proprio dai giovani.”

I mass media ticinesi fanno abbastanza per valorizzare il patrimonio culturale e scientifico regionale? “L’attenzione dei mass media ticinesi è buona, anche se le sensibilità e gli interessi possono declinarsi favorevolmente per alcuni settori e negativamente per iniziative più marginali. Vi è in atto, anche al di fuori dei nostri confini, una sorta di polarizzazione dell’interesse nei confronti degli attori e degli eventi principali. Complessivamente non possiamo lamentarci: siamo in presenza di un contesto culturale molto ricco e variegato che è in grado di proporre un’offerta considerevole di eventi e iniziative. Basti pensare che l’Osservatorio culturale del Cantone Ticino ha censito sul nostro territorio 1400 operatori culturali. Non è evidente procurarsi la copertura mediatica di 9'000 eventi all’anno. Molti di loro l’hanno capito e hanno adottato metodi di lavoro sempre più professionali, elaborando comunicati stampa ben congeniati e sviluppando rapporti personalizzati con diverse redazioni. I piccoli attori sono confrontati con maggiori difficoltà: in questo senso sarebbe interessante se i mass media ticinesi fornissero maggiori informazioni –e perché no –  delle vere e proprie giornate informative su come proporsi sui media, promuovendo un dialogo proattivo.”

Gli incontri, i convegni e i congressi che organizzate a livello cantonale sono sufficientemente coperti dalle emittenti radio-tv locali?

“Alcuni anni fa una domanda di questo tipo avrebbe trovato una risposta negativa: ricordo diversi convegni che erano stati ignorati dai media pur essendo di grande interesse. In questi ultimi anni la collaborazione è migliorata: questo genere di eventi oggi è spesso accompagnato da un media partner che ne garantisce la corretta visibilità. Mi sembra che i giornalisti provino sempre più interesse a coprire gli eventi organizzati sul territorio, anche per emanciparsi da un’ eccessiva standardizzazione delle informazioni diffuse. Non solo notizie di agenzie insomma, ma un contatto diretto con il territorio.”

Cosa ne pensa della CORSI, che cerca di radicare la RSI al territorio ticinese e quindi anche al suo patrimonio culturale?

“Vi sono delle analogie interessanti tra gli operatori culturali e la CORSI, soprattutto per quello che riguarda l’aspetto partecipativo e l’orientamento al dialogo con le proprie categorie d’utenza. Interessante notare che siamo confrontati a grossi cambiamenti nella fruizione dei prodotti e dei servizi proposti nei due settori: qualche decennio fa musei, biblioteche, archivi e scuole erano i mediatori quasi incontrastati tra il pubblico e i “contenuti culturali”. Oggi è ben diverso e la distinzione stessa tra produttore e consumatore è meno netta. Nel settore dei mass media assistiamo alla stessa dinamica con la moltiplicazione degli attori (Netflix, Amazon prime) e la produzione sempre più partecipativa di contenuti multimediali (Youtube, Vimeo). Il rapporto con il territorio diventa un aspetto primario per garantire continuità e originalità a quanto proposto.”

 

E voi cosa ne pensate?

Quali programmi culturali radio e TV ascoltate e vedete?

Vi piacciono i programmi culturali alla RSI?

 

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/i-massmedia-promuovono-davvero-la-cultura/33929-2-ita-IT/I-massmedia-promuovono-davvero-la-cultura.jpg 26.07.2018
8054 Web: sfida o opportunità per la RSI? Web: sfida o opportunità per la RSI? Intervista a Antonio Civile, Responsabile settore Coordinamento offerta online

Antonio Civile, Responsabile settore Coordinamento offerta online RSI

Cosa significa coordinare il settore web alla RSI?

“Il web è oggi considerato un vettore tanto quanto la radio e la televisione. Ne fanno parte i siti internet, le pagine gestite da redazioni, i programmi su diversi social media (compreso YouTube), le app che permettono al nostro pubblico di seguire la RSI ovunque si desideri e la tecnologia HBBTV nei televisori di ultima generazione.  Occorre disporre di una visione comune a tutti i settori della RSI, impiegando le risorse nel modo più efficace ed efficiente possibile, in accordo con quanto viene fatto per raggiungere il pubblico attraverso la radio e la tv. Inoltre personalmente tengo i contatti con i responsabili del multimedia di tutta la SSR, condividendo con loro le strategie e mettendo in cantiere progetti comuni.”

La RSI riesce facilmente a stare al passo con i tempi?

“Il consumo di pagine web, di audio e video e il pubblico che segue la RSI sui social media o attraverso le sue app per smartphone e tablet sono in crescita. È chiaro che il lavoro sul web e sui social richiede formazione specifica e professionalizzazione per portare a risultati di questo tipo. Misuriamo costantemente l’efficacia dell’attività web in termini quantitativi e qualitativi per migliorare, captare i cambiamenti che possono avvenire anche in modo repentino e destinare le risorse necessarie agli sviluppi che essi comportano.”

Nel vostro lavoro vi avvalete anche dell’aiuto di esperti?

“I primi esperti sono costituiti dal nostro pubblico: ormai non esiste più un progetto web importante che non venga proposto in anteprima a un gruppo di persone esterne all’azienda per poter raccogliere i feedback sui prototipi e proseguire con le modifiche che ci permettono di essere più vicini ai bisogni degli utenti. Una pratica che segue, ad esempio, anche il concepimento dei nuovi programmi, sottoposti alle valutazioni degli utenti iscritti al sito www.rsi.ch/lab. Un percorso che ricalca quello seguito per la televisione: la creazione di un nuovo format passa dal confronto diretto con il pubblico.
Quando è necessario, specialmente in ambito tecnologico, ci rivolgiamo ai nostri partner e collaboriamo con le altre unità aziendali della SSR.”

 Web radio, web series: alla RSI a che punto siamo?

“Le web radio stanno entrando a far parte delle abitudini del pubblico: quasi quotidianamente e in diverse fasce orarie ci sono trasmissioni delle tre reti radiofoniche che vengono trasmesse anche attraverso il nostro sito, l’app RSI.ch oppure la tv connessa. È possibile rivederle anche in seguito attraverso il nostro Play (www.rsi.ch/play). Un bel valore aggiunto per chi è incuriosito dai temi trattati e dagli ospiti in studio.

Ci sono web series proposte da RSI che hanno riscosso parecchi premi a livello internazionale e non mancheranno le novità. Oggi stanno assumendo una nuova dimensione, tant’è che la SSR ha promosso per il secondo anno il concorso web series sotto forma di “mobile stories”. Un formato agile sempre più apprezzato dal pubblico che lo consuma, soprattutto attraverso Instagram.
Inoltre, come avviene per le produzioni televisive nazionali, vi è un costante scambio fra le diverse regioni linguistiche anche in ambito di web series, come si può constatare qui www.rsi.ch/webseries.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/web-sfida-o-opportunita-per-la-rsi/33898-1-ita-IT/Web-sfida-o-opportunita-per-la-RSI.jpg 23.07.2018
8052 Quando serie web fa rima con successo: “La strategia dell’acqua” Quando serie web fa rima con successo: “La strategia dell’acqua” Intervista a Fabio Pellegrinelli, Regista

Ben 11 premi al “Rome web awards”, tra cui quello per la miglior regia e per il miglior cast, nonostante in concorso ci fossero 92 opere provenienti da 27 Paesi di ogni angolo del mondo. Dall’inizio dell’anno, i numeri sono ancora più incredibili: 28 nomination e 15 riconoscimenti ottenuti in varie sedi. Un successo forse inaspettato per la serie web RSI “La strategia dell’acqua”? Non del tutto: con piglio ironico e dissacrante, la serie affronta in modo originale il problema dell’arrivo del potere cinese nel mondo finanziario svizzero e, inoltre, permette di lanciare uno sguardo nel complicato mondo bancario, come ci spiega il suo regista Fabio Pellegrinelli:

“I premi e le critiche positive che stiamo riscontrando nei vari festival internazionali sono sicuramente delle piacevoli sorprese. Nei prossimi mesi speriamo di portare a casa qualche altro premio! I tre autori (Antonella Anastasia, Samuela Lepori e Andrea Stephani) hanno proposto un soggetto che tratta temi seri come il lavoro e la crisi economica, affrontandoli però con un piglio comico e a tratti surreale. L’ispirazione iniziale è giunta dal trattato cinese di tattica militare L’Arte della Guerra, scritto da Sun Tzu. Il grande stratega cinese ha scritto: “Occorre assumere La forma dell’acqua. Come l’acqua varia il percorso per adattarsi al terreno, così gli eserciti costruiscono le vittorie adattandosi agli eventi.”

Il consiglio è quindi quello di imitare l’acqua: essa si adatta ai terreni e alle situazioni che incontra, trasformando la sua forma ma mantenendo la sua essenza. Bisogna fare la stessa cosa nel mondo del lavoro, che continua a mutare a causa della tecnologia e della globalizzazione ed è dominato dal meccanismo della competizione. Una sorta di guerra quotidiana. Non a caso il libro “L’arte della guerra” viene oggi letto e studiato da finanzieri e professionisti di ogni genere. La nostra idea non è dunque così insolita.”

 

Ma l’originalità del tema non è l’unico tratto caratteristico della serie: essa è infatti nata all’interno del web series LAB organizzato dalla RSI nel 2015, un corso dove aspiranti sceneggiatori e scrittori hanno potuto confrontarsi con autori affermati e sviluppare diversi progetti:

“Il web series Lab è sicuramente un’iniziativa da riproporre. La possibilità di stimolare e far crescere nuovi autori è fondamentale per il nostro piccolo territorio. Da queste iniziative possono nascere nuovi talenti e idee originali. Credo che la realizzazione di una serie web permetta una maggiore sperimentazione del linguaggio audiovisivo e la possibilità di affrontare certi temi in modo meno convenzionale. In generale la critica è più indulgente, forse perché si tratta di prodotti low-budget. La mancanza di soldi, a volte, può stimolare la creatività e far nascere idee inattese e interessanti. Altre volte la carenza di mezzi economici diventa un ostacolo, in questo caso, bisogna “assumere la forma dell’acqua” e adattarsi alla situazione. Non solo chi produce serie web è confrontato con un contingente ridotto: anche la RSI si trova ora confrontata con dei tagli finanziari e la mancanza di risorse può essere uno stimolo.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news-e-interviste/news-2018/quando-serie-web-fa-rima-con-successo-la-strategia-dell-acqua/33885-1-ita-IT/Quando-serie-web-fa-rima-con-successo-La-strategia-dell-acqua.png 19.07.2018
8051 Il Ticino alla tv: un’immagine sufficientemente valorizzata? Il Ticino alla tv: un’immagine sufficientemente valorizzata? Intervista a Elia Frapolli, Direttore di Ticino Turismo

Siamo nel bel mezzo dell’estate e del turismo, ma i mass media, pensando in particolare alla RSI, fanno abbastanza per promuovere l’immagine del Ticino?

L’offerta turistica ticinese è sufficientemente valorizzata?

Nessuno meglio di Elia Frapolli, Direttore di Ticino Turismo (https://www.ticino.ch/it/about-us/team.html), potrebbe darci una risposta.

“Ritengo che l’offerta turistica ticinese sia molto ben valorizzata dalla RSI. Detto ciò, è importante fare una premessa: per Ticino Turismo, il cui mandato è quello di promuovere l’immagine del nostro territorio fuori dai confini cantonali, è importante che siano soprattutto le reti svizzere o estere a parlare di noi. La SRF di recente ha dedicato molto spazio al Ticino in varie trasmissioni molto seguite come “SRF bi de Lüt – Wunderland” o “Mini Beiz, dini Beiz”. È innegabile, tuttavia, che anche la promozione del territorio a livello locale è rilevate per una destinazione. Nei mesi scorsi abbiamo veicolato molti temi a noi cari grazie, ad esempio, agli approfondimenti di Falò o, a livello radiofonico, ai dibattiti di Millevoci o Baobab. Anche programmi più di colore come “Cuochi d’artificio” contribuiscono a valorizzare le peculiarità, enogastronomiche ma non solo, delle nostre regioni.”

Recentemente si è parlato di una “nuova identità” per Ticino Turismo, che viaggia verso il futuro digitale. A cosa vi siete ispirati?

“Abbiamo voluto dotarci di un’immagine nuova, in grado di cogliere le sfide del futuro digitale, ma al tempo stesso profondamente legata alla tradizione e alle peculiarità più autentiche del nostro territorio. In Ticino è possibile imbattersi in un numero potenzialmente infinito di elementi: luoghi segreti, storie e dettagli che lasciano il segno, piccole sorprese disseminate qua e là che compongono un’unica esperienza complessiva. Tanti tasselli di un unico mosaico. Attività circoscritte ma estremamente intense, esclusive e memorabili, che possono essere vissute solo in specifici luoghi e momenti. È la varietà stessa del nostro territorio ad averci ispirato, così come le interessanti storie di molti personaggi ticinesi.”

Sono le specificità del nostro Ticino, rispetto alle altre regioni svizzere, che dovremmo imparare a privilegiare, anche come RSI?

“Siamo il Sud della Svizzera e siamo tra i Cantoni a maggiore vocazione turistica proprio per questo motivo. Il Ticino è spesso associato alla bellezza dei suoi paesaggi e al clima mediterraneo. A mio modo di vedere c’è ancora margine di manovra per quanto riguarda la promozione dei ticinesi che hanno alle spalle storie interessanti che possono essere valorizzate in chiave turistica. Anche questo è un aspetto centrale della nostra nuova identità visiva. Abbiamo voluto mostrare il vero volto del Ticino, raccontando – con testi, foto, video e talvolta anche canzoni - le storie dei personaggi che ogni turista può incontrare: Marialuce e il suo zincarlin, Susanne Bigler Gloor e i suoi tour con gli asinelli, l’architetto Dazio che ha riattato i rustici della Lavizzara e tanti altri. Questo cambiamento di paradigma, più orientato al racconto e all’autenticità (“storytelling”), è stato introdotto in diversi ambiti. È un tema interessante sul quale, come detto, occorre lavorare di più a vari livelli.”

In generale, a livello di promozione massmediatica cosa si potrebbe fare di più?

“Come detto poc’anzi, il legame tra la RSI e il nostro territorio è molto forte. Per il futuro l’auspicio è che la nostra emittente continui ad essere tra la gente, come recita lo slogan della RSI. E questo sia per quanto riguarda le trasmissioni in onda che per la presenza sul territorio. In Ticino vengono organizzati regolarmente innumerevoli eventi pensati per un pubblico eterogeneo. Per gli appuntamenti più “di richiamo” la RSI dovrebbe garantire una copertura mediatica maggiore, sulla scia di quanto si sta già facendo con molte manifestazioni come Jazz Ascona o Estival Jazz.”

La CORSI, quale società regionale, si impegna costantemente affinché la RSI sia radicata nel territorio e lo valorizzi. È una cosa di cui può beneficiare dunque anche il turismo e voi?

“Senz’altro. La televisione, ancora di più rispetto agli altri mezzi di comunicazione, riesce a trasmettere emozioni, ed è dunque in grado di veicolare specifici contenuti che possono condizionare i movimenti turistici.  Le storie raccontate attraverso suoni e immagini hanno un potere seduttivo enorme. È anche per questo motivo che una parte importante delle nostre attività di marketing è dedicata all’organizzazione di viaggi stampa. Ogni anno in Ticino ospitiamo e accompagniamo nei loro viaggi circa 400 giornalisti provenienti da tutto il mondo.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/il-ticino-alla-tv-un-immagine-sufficientemente-valorizzata/33876-1-ita-IT/Il-Ticino-alla-tv-un-immagine-sufficientemente-valorizzata.jpg 16.07.2018
8049 “Colazione con Peo”: cosa c’è dietro il beniamino blu? “Colazione con Peo”: cosa c’è dietro il beniamino blu?

Peo, il simpatico cagnolone dal pelo blu, è apparso per la prima volta alla RSI nel 1995, allietando l’ora della merenda di tanti bambini che seguivano il suo programma televisivo. L’appuntamento è poi passato alla colazione, ogni sabato e domenica dalle 8.00 su LA1. Attorno a lui ruotano diverse figure. Partiamo dalla produttrice Ida Cinci Scerpella.

Come si vive questo ruolo?

“È impegnativo, io mi occupo sia della parte organizzativa che creativa. Uno dei miei compiti è anche quello di dare spunti sugli argomenti da trattare agli ospiti.”

Come sta andando la trasmissione da quando lei è entrata in funzione?

“Dal 2010 la modalità di fruizione dei programmi televisivi e quindi anche di “Colazione con Peo” è mutato. Adesso, tanti bambini vedono il programma quando i genitori lo permettono, attraverso il sito. Il programma è sempre seguito con affetto». Un programma fatto di volti e persone che si impegnano: «Certo, ogni persona, ogni ruolo, ha la sua importanza. Ne siamo tutti coscienti e lavoriamo per uno scopo comune: proporre il meglio che possiamo. La soddisfazione più grande? Vedere i bambini a bocca aperta davanti al loro beniamino.”

Alessia Maestrini, invece, è alla conduzione del programma dal 2013: “Io sono la “spalla” di Peo, assieme a molti altri suoi amici: Elisa Belluomini, Luca Bottale, Francesco Mariotta, Daniela Gusmeroli, Giorgio Häusermann. Cosa mi piace? Riuscire a trasmettere al pubblico affetto, sicurezza e sincerità.  La nostra ispirazione sono i bambini: essi ci ricordano che giocare, inventare, scoprire, sbagliare, aiutarsi, condividere e stupirsi per le piccole cose è importante. Mi piace anche ricordare al pubblico che avere un amico e collega come Peo è davvero una fortuna.”

I volti umani di questo format per bambini ci raccontano questo. Ma lui, Peo, cosa ci dice?

“Sono nato in una cuccia nel prato della RSI a Comano. Sono cresciuto li, coccolato da tutti. Poi un giorno i trovarobe hanno visto un cane un po’ diverso dal solito e dato che so anche parlare, mi hanno chiesto se volevo fare un provino. Ho accettato ed è andato tutto bene, grazie al mio maglione arancione che mi ha portato fortuna. Tutti i giorni da allora corro ad aprire la buca delle lettere; ricevo più di 500 buste all’anno. I bambini sono uguali in tutto il mondo e gli adulti dovrebbero finalmente capire che tutti hanno gli stessi bisogni: giocare, mangiare, bere, andare a scuola e avere amici che ti vogliono bene.”

Il parere di Peo è molto interessante: cosa ne pensa degli altri programmi RSI? Sono adatti ai bambini?

“Se non sono fuori a giocare e ho voglia di guardare un po’ di televisione, scelgo “Il giardino di Albert” perché si vedono gli animali oppure “Patti chiari” perché mi piace quella grossa lente che c’è nello studio; anche “ Il gioco del mondo” è bello, perché mi diverto ad indovinare il numero che esce quando tirano i dadi. A “Zerovero”, invece, faccio finta di essere un concorrente, mentre a “Via col venti” faccio il giro del mondo senza spostarmi da casa.  Ma l’appuntamento fisso è con il mio amico Strippy e la sua risata in “Scacciapensieri”; lo consiglio a tutti perché…ridere fa bene!”. 

Intervista di Laura Quadri.

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8050 La SRG SSR a Locarno con 23 coproduzioni La SRG SSR a Locarno con 23 coproduzioni

Saranno ben 23 le coproduzioni SSR appartenenti alle diverse categorie che verranno proiettate dal 1° all'11 agosto 2018 al Festival del film di Locarno. Il film romancio «Amur senza fin» di Christoph Schaub, in prima mondiale al FEVI, aprirà il festival il 1° agosto alle ore 16.00. Il nuovo film di Bettina Oberli «Le vent tourne» sarà invece proiettato in Piazza Grande e Thomas Imbach parteciperà al concorso internazionale con il suo «Glaubenberg».

«Amur senza fin», di Christoph Schaub («Giulias Verschwinden», «Sternenberg», «Jeune Homme»), è il primo film di finzione professionale girato in lingua romancia. Dopo 20 anni di matrimonio, il fuoco della passione tra Mona (Rebecca Indermaur) e Gieri (Bruno Cathomas) si è affievolito. Mona decide così di ravvivarlo di nuovo e chiede aiuto a Nanda Sharma (Murali Perumal), il nuovo parroco di origini indiane. Tuttavia, invece di dispensare consigli di ordine spirituale, il parroco incoraggia la donna a servirsi di mezzi profani per perfezionare la propria arte amatoria. Il copione è opera dell'autrice di successo Sabine Pochhammer («Die Herbstzeitlosen») ed è stato prodotto da Lukas Hobi e Reto Schärli (Zodiac Pictures).

Bettina Oberli, dal canto suo, con «Le vent tourne» ha girato il suo primo film in francese. È la storia di Alex e Pauline, una coppia entusiasta e dinamica sulla trentina, che ha ripreso la gestione della fattoria di famiglia e ha deciso di investire tutte le sue forze nel cercare di salvare l'umanità o almeno di salvare la Terra. Il loro perfetto equilibrio viene però improvvisamente minato dall'arrivo di Samuel nelle loro vite. L'ingegnere deve installare un impianto eolico per rendere la fattoria indipendente dal punto di vista energetico. Questo vento fresco turba profondamente Pauline e fa vacillare la sua relazione con Alex e il suo modo dir rapportarsi col mondo intero.

Il regista zurighese Thomas Imbach è stato l'unico svizzero a essere selezionato per il concorso internazionale. Il suo film «Glaubenberg» tratta dell'amore proibito tra fratelli. Anche i due film documentari che verranno mostrati nel quadro della celebre sezione indipendente «Semaine de la critique» destano grande curiosità: «#FEMALE PLEASURE» di Barbara Miller e «L’Apollon de Gaza» di Nicolas Wadimoff. La regista Barbara Miller accompagna cinque donne coraggiose, ognuna fedele ad una delle cinque grandi religioni del mondo, nella loro lotta contro la demonizzazione della sessualità femminile ad opera del dilagante fanatismo religioso. Il film mostra la loro ricerca, costellata di conflitti, della soddisfazione sessuale e dell'amore a loro finora precluso dal mondo secolare ipersessista. Il film di Nicolas Wadimoff parla invece della scoperta di una statua di apollo vecchia di 2500 anni. La statua sparisce e lascia spazio a ogni sorta di speculazione: è stata nascosta in fondo a un tunnel, rubata da un gruppo armato, distrutta da fondamentalisti o venduta a mercanti d'arte internazionali? Che siano vere o inventate, sulla sua ubicazione circolano le voci più strane.

Da anni la SSR è partner mediatico del Festival del film di Locarno. Per l'ultima volta, il festival si svolgerà sotto la direzione artistica di Carlo Chatrian, che andrà poi a ricoprire il ruolo di direttore della Berlinale. La SSR gli porge le più sentite congratulazioni per questo grande passo e gli augura di concludere con successo il suo lavoro a Locarno.

Panoramica delle coproduzioni:

Piazza Grande
LE VENT TOURNE, Bettina Oberli, Svizzera 
UN NEMICO CHE TI VUOLE BENE, Denis Rabaglia, Svizzera, Italia 
L'OSPITE, Duccio Chiarini, Italia, Svizzera, Francia Concorso internazionale 
GLAUBENBERG, Thomas Imbach, Svizzera Concorso Cineasti del presente 
CEUX QUI TRAVAILLENT, Antoine Russbach, Svizzera, Belgio

Fuori concorso
AMUR SENZA FIN, Christoph Schaub, Svizzera 
INSULAIRES, Stéphane Goël, Svizzera 
TOMATIC, Christophe Saber, Svizzera, Francia

Pardi di domani – Concorso nazionale
CIRCUIT, Delia Hess, Svizzera
LES ÎLES DE BRISSOGNE, Juliette Riccaboni, Svizzera 
SELFIES, Claudius Gentinetta, Svizzera Semaine de la critique 
L’APOLLON DE GAZA, Nicolas Wadimoff, Svizzera 
#FEMALE PLEASURE, Barbara Miller, Svizzera, Germania

Panorama Suisse (lungometraggi)
À L'ÉCOLE DES PHILOSOPHES, Fernand Melgar
BLUE MY MIND, Lisa Brühlmann
CHRIS THE SWISS, Anja Kofmel 
DIE VIERTE GEWALT, Dieter Fahrer 
ELDORADO, Markus Imhoof 
FORTUNA, Germinal Roaux
GENESIS 2.0, Christian Frei, Maxim Argubaev 
LES DAMES, Stéphanie Chuat, Véronique Reymond 
MARIO, Marcel Gisler 
WO BIST DU, JOÃO GILBERTO?, Georges Gachot 

Fonte: https://www.srgssr.ch/it/news-e-media/news/la-srg-ssr-a-locarno-con-23-coproduzioni/

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/la-srg-ssr-a-locarno-con-23-coproduzioni/33867-1-ita-IT/La-SRG-SSR-a-Locarno-con-23-coproduzioni.png 12.07.2018
8042 Indovina e vinci! Indovina e vinci!

Grazie a tutti i partecipanti!

Il concorso è chiuso: il fortunato vincitore è un socio CORSI di Losone, con cui ci complimentiamo!

Indovina e vinci!

Ringraziamo tutti i soci che abbiamo incontrato durante la serata CORSI del 5 luglio al montebellofestival 2018. Abbiamo pubblicato, al seguente link, alcune fotografie della serata.

Che socio CORSI si cela dietro il programma di montebellofestival 2018?

Rispondete cliccando qui: tra chi parteciperà al concorso dando la risposta corretta, sarà estratto un fortunato vincitore che si aggiudicherà una tracolla CORSI.

Avete tempo fino all' 11 luglio 2018, alle ore 18:00!

Nella risposta, indica il tuo nome e cognome!

A proposito....vi siete già iscritti al prossimo "Venite con noi"? Visiteremo Vaduz e Winterthur dal 5 al 6 ottobre 2018, seguendo l'OSI in Tournée.

Maggiori informazioni e iscrizione: https://www.corsi-rsi.ch/Attualita/Eventi/Eventi-2018/Venite-con-noi-a-Vaduz-per-il-concerto-dell-OSI-5-6-ottobre-2018

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/indovina-e-vinci/33835-2-ita-IT/Indovina-e-vinci.jpg 10.07.2018
8041 Meno pubblicità? “Un rafforzamento della missione del servizio pubblico, ma che non tutti vogliono” Meno pubblicità? “Un rafforzamento della missione del servizio pubblico, ma che non tutti vogliono” Intervista a Domenico Joppolo, professore nell’Istituto Media e Giornalismo dell’USI

Recentemente il Consiglio federale si è espresso in risposta ad una mozione dei Verdi sul tema della pubblicità all’interno della SSR, affermando, in risposta, che ridurre la pubblicità sui canali della SSR rischierebbe di portare ad una diminuzione delle prestazioni.  Citando i dati dell’Ufficio federale di statistica, i Verdi affermano che tra il 2000 e il 2014 il numero di ore pubblicitarie sui canali della SSR è aumentato del 66,5%. Il Consiglio federale, da parte sua, ha ribadito che “un’ulteriore riduzione delle possibilità di finanziamento commerciali potrebbe aggravare la situazione della SSR”. Cosa sta dietro a simili richieste?

Domenico Joppolo, professore nell’Istituto Media e Giornalismo dell’USI, ce lo spiega:

“I cittadini europei, in genere, vorrebbero un servizio pubblico forte ma al contempo meno pressione fiscale. Il cosiddetto “sistema misto”, in cui canone e pubblicità concorrono a finanziare il servizio pubblico è frutto di un malcelato compromesso e, in primis, di un’indecisione da parte della popolazione. È un problema che tocca tutti gli Stati, con la sola eccezione della Gran Bretagna, che prevede un finanziamento delle emittenti statali come la BBC solo attraverso il canone. I cittadini britannici sembrano aver accettato di buon grado il fatto che per un servizio pubblico di qualità bisogna investire senza porre obiezioni. Gli altri si accontentano del sistema misto ed è quindi lecito che il Consiglio federale si preoccupi per una “diminuzione delle prestazioni” qualora la pubblicità diminuisse.”

Ma accontentarsi è un atto innocuo, senza conseguenze?

“Per niente, causa anzi continui problemi di palinsesto e contenuti. Infatti, la pubblicità segue la mera logica dell’audience: funziona solamente se cattura l’attenzione, non importa come. La televisione come servizio pubblico, invece, persegue scopi più sociali e didattici. Certo vi è in quasi tutti gli Stati un servizio di autovalutazione, nonché un comitato etico che valuta i contenuti delle pubblicità, ma gli scopi del mezzo pubblicitario e del servizio pubblico restano divergenti. Si può ben parlare di conflitto di interessi. Il servizio pubblico deve scendere a compromessi. I cittadini che vogliono diminuire il canone devono essere consci del meccanismo che innescano. La televisione pubblica è un progetto a lungo termine che va costruito negli anni con pazienza, in fedeltà al suo mandato.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/meno-pubblicita-un-rafforzamento-della-missione-del-servizio-pubblico-ma-che-non-tutti-vogliono/33826-1-ita-IT/Meno-pubblicita-Un-rafforzamento-della-missione-del-servizio-pubblico-ma-che-non-tutti-vogliono.jpg 09.07.2018
8034 montebellofestival: tutta la bellezza della musica montebellofestival: tutta la bellezza della musica Intervista a Fabio Tognetti, Ass. Chamber Music Project Montebellofestival

Intervista a Fabio Tognetti, Ass. Chamber Music Project Montebellofestival

Cosa offre in più il montebellofestival rispetto ad altre manifestazioni simili? Perché bisognerebbe seguirlo?

"Montebello è un festival che offre un connubio unico: la qualità del repertorio e degli interpreti unita alla bellezza e al prestigio del luogo in cui si svolge, il castello Montebello di Bellinzona, dal 2000 patrimonio mondiale UNESCO. Oltre a ciò, la possibilità di poter trascorrere una serata accompagnata da una cena, immersi nell’atmosfera del tutto suggestiva delle sue corti medievali: un momento di convivialità molto apprezzato sia dal nostro pubblico quanto dai nostri musicisti. Inoltre, sin dalla prima edizione montebellofestival si è profilato in favore di giovani talenti esordienti, presentandoli accanto ad interpreti internazionalmente noti: un mix generazionale che ci auguriamo possa contribuire alla loro promozione e alla loro carriera."

Quali sono le novità di quest’anno?

"L'edizione 2018 è dedicata a Claude-Achille Debussy in ricordo del centesimo anniversario dalla sua scomparsa. La programmazione offre una selezione di opere cameristiche e pianistiche che ha la particolarità di esser distribuita sull'intero arco della sua attività produttiva: dal Trio in Sol maggiore, che compose nel 1880, quando aveva appena 18 anni, fino alla Sonata per violino e pianoforte che ultimò nel 1917 e che tenne in prima esecuzione il 5 maggio dello stesso anno in occasione della sua ultima apparizione pubblica. Il cartellone sarà completato da opere di autori del romanticismo francese (Fauré, Franck), di Ravel, suo diretto "antagonista", così come da una parentesi jazz, genere a cui Debussy si interessò nei primi anni del Novecento, e di cui a sua volta fu fonte di ispirazione per jazzisti delle future generazioni."

Cosa significa avere i finanziamenti e il sostegno di CORSI per voi?

"Il sostegno e i finanziamenti di CORSI sono sicuramente di grande importanza! Oltre a ciò, un aspetto che trovo particolarmente significativo è il fatto le serate sponsorizzate da CORSI siano diffuse in diretta da Rete Due – host broadcast esclusivo di montebellofestival - cosa che sottolinea ancor più la rilevanza e la riuscita di questo partenariato. In generale, il ruolo di CORSI è sicuramente di rilievo e legato a non poche responsabilità. In particolare trovo che il fatto di poter attingere ad un'informazione neutra, e quindi non alimentata da interessi politici o partitici, sia essenziale per una società civile e per la formazione delle proprie opinioni."

È soddisfatto della copertura che la RSI dà all’evento?

"La copertura della RSI è senza dubbio un vettore molto prezioso. Oltre alle dirette radio, Rete Due si impegna infatti da anni a promuovere montebellofestival con interviste e segnalazioni puntuali di tutti gli appuntamenti della manifestazione, così come con registrazioni e ridiffusioni delle nostre conferenze inaugurali. E non mancano neppure servizi televisivi nelle cronache regionali. Insomma: una copertura a tutto campo!»

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/montebellofestival-tutta-la-bellezza-della-musica/33797-1-ita-IT/montebellofestival-tutta-la-bellezza-della-musica.jpg 04.07.2018
8033 Due notti con Claude Debussy a Montebello festival a Bellinzona Due notti con Claude Debussy a Montebello festival a Bellinzona

Come ogni anno, il castello di Montebello da domani sera, mercoledì, torna ad accogliere la musica da camera. Sensibile agli anniversari, quest’anno Montebello festival celebra la figura di Claude Debussy, uno dei propulsori di modernità nella musica d’inizio ’900, di cui ricorrono i cent’anni dalla morte. Accanto ad alcune pagine di Debussy, il programma accoglie quelle di alcuni suoi contemporanei più o meno vicini a lui, come César Franck, Gabriel Fauré e Maurice Ravel. Fedele al connubio fra artisti affermati e giovani talenti, domani Montebello ospiterà il Quatuor Terpsycordes e Chiara Opalio al pianoforte: in programma di Debussy le suite di ‘Images vol. II’ e ‘Estampes’, di Franck il Quintetto con pianoforte in Fa minore. Giovedì 5 luglio la serata Corsi presenterà la Sonata per violoncello e pianoforte e quella per violino e pianoforte, quest’ultima composta da Debussy poco prima di morire; e il Trio in La di Ravel. Protagonisti Roberto Prosseda (pianoforte), Ester Hoppe (violino) e Christian Poltera al violoncello. Il festival proseguirà poi il 12, 13 e 17 luglio. I concerti iniziano alle 20.30, in caso di cattivo tempo alle 19.30 a Castelgrande. Info: montebellofestival.ch

Fonte: La Regione, 03.07.2018

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/due-notti-con-claude-debussy-a-montebello-festival-a-bellinzona/33788-1-ita-IT/Due-notti-con-Claude-Debussy-a-Montebello-festival-a-Bellinzona.jpg 03.07.2018
8026 Margot, la “strega” della Rsi che rende inquieta la Corsi Margot, la “strega” della Rsi che rende inquieta la Corsi

Il Consiglio del pubblico critica la debordante cornice noir della “Casa della scienza” e punzecchia la protagonista: «Veicola un rapporto ambiguo tra scienza e stregoneria»

COMANO - «Finalmente un programma scientifico per ragazzi anche se ridotto all’osso». E sono appunto le ossa, o meglio gli scheletri e l’atmosfera noir che avvolge la miniserie tv prodotta dalla Rsi, ad aver spinto il Consiglio del pubblico della Corsi a critiche alquanto pepate. Per alcuni, anche esagerate. La “Casa della scienza”, trasmessa da La1,  è uscita promossa, ma con qualche vistoso ematoma dall’analisi che il parlamentino dei radiotelespettatori dedica alle trasmissioni di Comano.

Gli strali più acuminati sono stati rivolti alla protagonista, Margot, interpretata dalla brava Margherita Schoch. La donna, tra parentesi vestita come le nonne ticinesi di qualche decennio fa, è stata giudicata un «personaggio molto scenografico, ma piuttosto inquietante e poco empatico, dall’aspetto trasandato e dai comportamenti un po’ noir. Veicola un rapporto ambiguo fra scienza e stregoneria e tende a soverchiare i contenuti scientifici».

Perché questa caccia alla strega? Sembra quasi che abbiate voluto bruciare Margot sulla pira della scienza, chiediamo alla presidente del Consiglio del pubblico: «Ma assolutamente no, anche se il personaggio centrale non ci ha convinti del tutto. Ma la vera criticità - sostiene Raffaella Adobati Bondolfi - sta nel fatto che buona parte dei due minuti e mezzo del programma sono dedicati a questa cornice che in realtà ha poco a che fare con la scienza». E continua: «Ci si può chiedere se la parte dedicata agli esperimenti scientifici, così breve, permetta una comprensione completa. Il nostro suggerimento è di estendere la durata del programma. Siamo veramente molto contenti che la Rsi continui, a differenza di altre unità aziendali della Srg-Ssr, a credere nei programmi educativi per bambini».

Fonte: Ticinonline, 02.07.2018 (https://www.tio.ch/ticino/attualita/1305990/margot--la--strega--della-rsi-che-rende-inquieta-la-corsi

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/margot-la-strega-della-rsi-che-rende-inquieta-la-corsi/33755-1-ita-IT/Margot-la-strega-della-Rsi-che-rende-inquieta-la-Corsi.jpg 02.07.2018
8027 La CORSI intervista i Sinplus La CORSI intervista i Sinplus

Iniziano a scrivere molto giovani, ma si esibiscono presto in tutta Europa e non smettono di riservarci sorprese, come il loro ultimo singolo dedicato all’evento del momento, i Mondiali di calcio in Russia, “Together”. Stiamo ovviamente parlando dei Sinplus! Il loro ultimo singolo è un vero e proprio regalo a tutti i fan della squadra rossocrociata e un incoraggiamento per i calciatori a fare risultati stellari. Un’idea originale, accompagnata da un videoclip fatto con i volti dei ticinesi (https://www.rsi.ch/sport/mondiali-fifa/Mondiali-il-videoclip-di-Together-dei-Sinplus-13.06.2018-10583391.html).

Ma da dove arriva l’ispirazione?

E cosa si aspettano i fratelli Broggini dalla loro squadra del cuore?

Guarda qui…

https://www.youtube.com/watch?v=C6jNtUzKfRQ&list=PLcAL3f0SjlDt9aa1d_BQcL8wEayRoudI3

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/la-corsi-intervista-i-sinplus/33764-1-ita-IT/La-CORSI-intervista-i-Sinplus.png 02.07.2018 La CORSI intervista i Sinplus
https://youtu.be/C6jNtUzKfRQ
8023 I mondiali in rosa I mondiali in rosa

È la vera protagonista di Russo ma non dormo, seguitissimo programma RSI che ci terrà compagnia tutte le sere su LA 2 fino alla fine dei mondiali: Rosy Nervi, affronta per la prima volta in televisione tematiche sportive come co-conduttrice. Con lei discutiamo di questa nuova avventura professionale.

Come ti senti nel tuo ruolo di conduttrice sportiva, non essendo il tuo campo usuale?

“Trattandosi di un format d’intrattenimento sportivo, il programma ha sicuramente un occhio di riguardo alle partite, sebbene questo non sia il tema principale. Si tratta in realtà di un talkshow con ospiti che cambiano ogni giorno, scelti tra i professionisti che militano nel mondo sportivo e a cui chiediamo di mostrare anche altri aspetti di sé stessi, più “sociali”. Inoltre, nella hall dell’albergo da cui trasmettiamo abbiamo creato un piccolo palco per dar voce alla musica. A turno ospitiamo degli artisti del nostro territorio che rendono l’atmosfera del programma ancora più vivace e festosa. Vorremmo dare la buona notte in modo più leggero, regalando un sorriso anche a coloro che sono delusi dai risultati della loro nazionale. Tutto questo mi ricorda la radio, che ci aiuta a scaricare le emozioni al termine di una lunga giornata di lavoro.”

Essere giornalisti a 360° significa dunque essere capaci di stare sia davanti alla telecamera sia davanti ad un microfono? Come funziona?

“La radio e la tv sono due realtà professionali molto diverse. La prima è evocativa e più intimistica, nonché più immediata e senza filtri. Alla radio cerchi di evocare immagini attraverso le parole; intonazioni e pause sono pertanto determinanti. La televisione, per contro, funziona anche con immagini senza commento. Essere capaci di stare davanti a una telecamera così come ad un microfono non è affatto evidente perché la gente ha bisogno di naturalezza e verità. Essere a tuo agio in entrambi i contesti implica preparazione, un buon lavoro di autostima e una certa arte comunicativa.”

Cosa ti aspetti dalla nostra nazionale?

“Petkovic è sicuramente una figura carismatica e un grande allenatore che ci sta già regalando emozioni incredibili. Credo che la nostra nazionale abbia gli strumenti per vivere un mondiale davvero strepitoso. Ma provo anche empatia verso squadre minori come l’Islanda, che riesce ad offrire un riscatto momentaneo ad un popolo afflitto da problemi importanti, come la dipendenza dall’alcool. Vedere tanti giovani in campo che sono tornati a credere in qualcosa non può che regalare a tutti un meraviglioso messaggio di forza e di speranza. Questo fa pensare che i giovani sono davvero il nostro futuro: sosteniamoli, offriamo loro degli obiettivi ed essi sapranno diventare ottimi adulti che potranno contribuire a portare pace in questo mondo. Lo sport deve unire, abbattere frontiere e continuare a far sognare anche chi segue il mondiale dal divano di casa.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/i-mondiali-in-rosa/33730-1-ita-IT/I-mondiali-in-rosa.jpg 28.06.2018
8025 SSR, scatta l'ora del "piano R" SSR, scatta l'ora del "piano R"

Annunciato il 4 marzo scorso dal direttore generale Gilles Marchand, è stato presentato e ufficializzato - come promesso - entro fine giugno

Sono riforme a lungo termine quelle annunciate oggi dalla SSR (Società svizzera di radiotelevisione), approvate ieri dal Consiglio d'amministrazione nel quadro del piano di risparmi e riorganizzazione - il cosiddetto "piano R" - definito dal Comitato di direzione. I risparmi, che si distribuiranno sui prossimi quattro anni, ammontano a 100 milioni di franchi, ma non incideranno sull'offerta dei programmi radiotelevisivi e online.

La cooperazione e il partenariato tra pubblico e privato costituiscono il secondo grande capitolo della riforma in atto che si fonda, tra l'altro, sulla condivisione dei propri video con le testate giornalistiche private (attualmente sono già 40 quelle che hanno aderito al progetto) e il lancio di "Swiss Radioplayer" .

Riorientamento e priorità sono il terzo capitolo. La SSR investirà, nei prossimi 4 anni, 20 milioni di franchi per accrescere ulteriormente le sue specificità sia in ambito culturale (sostegno a fiction prodotte in Svizzera) sia in quello del digitale. Per quel che concerne il digitale due le principali novità: una piattaforma digitale interattiva dove, grazie a sottotitoli e doppiaggi, ciascun utente potrà disporre dell'offerta SSR secondo le sue prederenze. Inoltre, a partire da gennaio 2019, la SSR rinuncerà a pubblicare, sui siti d'informazione online di RTS, SRF e RSI testi privi di audio e/o video. Così facendo intende sottolineare il carattere specifico della sua offerta online rispetto a quella dei giornali a pagamento.

Fonte: RSI News (https://www.rsi.ch/news/svizzera/SSR-scatta-lora-del-piano-R-10635540.html)

Comunicato integrale: https://www.srgssr.ch/it/news-e-media/news/risparmi-collaborazioni-e-nuove-priorita-alla-srg-ssr/

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/ssr-scatta-l-ora-del-piano-r/33746-1-ita-IT/SSR-scatta-l-ora-del-piano-R.png 28.06.2018
8013 Collaborazione “mondiale” tra i media ticinesi Collaborazione “mondiale” tra i media ticinesi Intervista a Angelo Chiello, Caporedattore Radio Fiume Ticino

Questi mondiali portano una ventata di aria fresca. Infatti, per la Coppa del Mondo in Russia, Radio Fiume Ticino, RSI, tio.ch, 20 minuti e laRegione hanno deciso di collaborare, per poter offrire al loro pubblico ancora più contenuti. Abbiamo parlato di questa originale iniziativa con Angelo Chiello, giornalista di RFT.

 

Com’è la copertura RFT per questi Mondiali?

"Quotidiana e veramente “mondiale” in termini d’offerta! Oltre ai notiziari, tra le 7.30 e le 18.00, sono due le fasce dedicate in buona parte ai Mondiali: tra le 10.00 e le 13.00 in “Bilux” con Daiana Crivelli e Luca Cassol e soprattutto tra le 15.00 e le 18.00 in “Rafting Football Team” con Aldo Paolini e “Firi” (Filippo Morandi) in diretta da Piazza Manzoni, dove siamo media partner del Villaggetto e da dove diamo vita a collegamenti con gli inviati in Russia della RSI o direttamente con le redazioni di Tio.ch e de LaRegione. L’aspetto principale, in pieno stile “RFT”, è il contatto con il pubblico, sia nel centro cittadino di Lugano, sia attraverso i canali social. Il contatto diretto e il calore della gente sono il nostro ossigeno, soprattutto per eventi di questa portata."

Radio Fiume Ticino, Rsi, tio.ch, 20 minuti e laRegione hanno messo in campo un’inedita collaborazione. Com’è nata l’idea?

"L’impulso per questi Mondiali è partito da RFT stessa. I media chiamati a collaborare hanno competenze specifiche e caratteristiche che, secondo noi, non entrano in concorrenza diretta. Dato che l’obiettivo è offrire il miglior servizio possibile al pubblico, la maniera ideale per farlo è unire le forze."

Cosa vi sta insegnando questa collaborazione?

"Da tutti i media coinvolti, primi tra tutti la RSI, abbiamo ottenuto massima apertura e collaborazione. È importante sottolineare che non ci forniscono servizi confezionati come capita puntualmente con grande professionalità su Rete Uno o su La 2, ma ci fanno vivere e respirare l’evento in maniera più sbarazzina e meno formale, fornendo un importante e tangibile contributo anche sull’attualità."

Ricevete feedback dal pubblico?

"Assolutamente sì! L’entusiasmo è palpabile, perché sentire personaggi come Ceroni o Casolini su RFT spiazza positivamente chi è all’ascolto. Il pubblico apprezza la spontaneità del momento e magari anche qualche retroscena o il fatto di poter scoprire lato caratteriale dei volti più noti della TV, in questo caso sulle nostre frequenze."

Com’è il clima che ruota quest’anno attorno alla nazionale rossocrociata?

"Stiamo parlando di una nazionale cresciuta molto a livello soprattutto di mentalità, grazie a Vladimir Petkovic, da cui ci si aspettano grandi cose. Partire con un pareggio contro il Brasile è un fatto notevole (non so quante volte sia capitato nella storia!). Se qualcosa andasse storto, non vorrei fossero fatti processi eccessivi ad una nazionale che in realtà ha saputo tenere testa a tutti, e con l’assenza di un proprio bomber in attacco. L’entusiasmo è più che giustificato!"

Cosa ti aspetti dalla Svizzera ai mondiali? Pronostici?

"Mi aspetto almeno il passaggio del turno, ma vorrei che a livello internazionale riconoscessero il valore della Svizzera non solo come squadra di calcio. Dovesse arrivare la semifinale, comunque, non mi stupirei. I cuori dei rossocrociati sono sempre più gonfi!"

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/collaborazione-mondiale-tra-i-media-ticinesi/33711-2-ita-IT/Collaborazione-mondiale-tra-i-media-ticinesi.jpg 25.06.2018
8009 JazzAscona: l’offerta di RSI Rete Uno JazzAscona: l’offerta di RSI Rete Uno

JazzAscona è uno degli appuntamenti tradizionali della scena musicale estiva della Svizzera Italiana, uno dei tanti che arricchiscono l’offerta culturale della nostra regione. La RSI, come ogni anno, è pronta a seguire l’evento. In questa edizione 2018 alla conduzione delle dirette troveremo Sandy Altermatt e Vanni Slepoi.

 

Cosa ci dobbiamo aspettare? Si parlerà solo di Jazz?

[SA]: "Le esterne per Rete Uno e la RSI sono sempre momenti speciali, significa poter trasmettere dal territorio, incontrare gli ascoltatori e telespettatori, coinvolgerli nelle dirette. Jazz Ascona è bello perché non è solo Jazz, è anche estate, turismo, incontri e scambi. Si tratta di un avvicinamento lento alla musica, in cui ci sarà spazio anche per la diretta dai Mondiali, ancora in corso."

Quali soprese ci riserverete?

[SA]: "Certo, si inizia con il botto: avremo come ospite Philipp Fankhauser, il numero uno del Blues svizzero; per la Svizzera italiana, invece, sentiremo il nostro Franco Ambrosetti, che quest'anno riceverà lo Swiss Jazz Award. Poi avremo il grande Paolo Tomelleri che arriva direttamente dalla storia dello swing e del Jazz italiano, mentre per quel che riguarda le generazioni più giovani conosceremo Paolo Jannacci, figlio dell’indimenticabile Enzo."

[VS]: "In questa edizione ci saranno tantissimi artisti giovani che suoneranno gli stili più diversi, però sempre con uno sguardo alla città della Louisiana, dove è nato – è sempre bene ricordarlo – il leggendario Louis Armstrong. Come sempre, grazie alla grande professionalità del direttore artistico Nicolas Gilliet, la proposta è entusiasmante e coinvolgente. Credo che tutti, una volta nella vita, dovrebbero venire a JazzAscona, sia per la location unica, sia per gli artisti e la musica che ogni sera la fanno da protagonisti."

Cosa significa, professionalmente, occuparsi di questo festival?

[VS]: "Per me JazzAscona è come cibo per l’anima. Ormai è la quarta edizione che presento dai microfoni di Rete Uno, e ogni volta è un’emozione nuova. Ho avuto l’opportunità di conoscere tantissimi artisti favolosi. New Orleans mi ha sempre affascinato e avere davanti a me i musicisti di quella città tutti i giorni e tutte le sere, ascoltarli, sentire le loro storie, è un’emozione impagabile, che vorrei cercare di trasmettere."

Il Jazz è un genere elitario o grazie al vostro lavoro di promozione pensate di poter raggiungere un pubblico più vasto?

[VS]: "Secondo me JazzAscona è un evento imperdibile anche per chi non conosce il jazz, è infatti l’unico festival al mondo riconosciuto ufficialmente dalla città di New Orleans. Insomma, dal 21 giugno al 30, Ascona diventa un quartiere festoso di New Orleans, con uno spazio dedicato anche alla tipica cucina creola della Louisiana. Ma soprattutto JazzAscona è un appuntamento che dimostra, ogni anno, che il Jazz proposto è veramente capace di trascinare e di entrare nella pancia delle persone, togliendosi quella fama di musica elitaria che lo ha accompagnato per anni. E noi di Rete Uno cercheremo di farlo amare ancora di più."

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/jazzascona-l-offerta-di-rsi-rete-uno/33691-1-ita-IT/JazzAscona-l-offerta-di-RSI-Rete-Uno.jpg 21.06.2018
8004 Collaborazione tra emittenti pubbliche e private? «Un timido avvicinamento» Collaborazione tra emittenti pubbliche e private? «Un timido avvicinamento» Intervista a Duilio Parietti, direttore Radio Fiume Ticino

Si definisce una radio “adult contemporary”, poiché i suoi destinatari privilegiati sono un pubblico adulto e maturo, dinamico, moderno, che ama essere informato in maniera veloce ma completa e apprezza un intrattenimento frizzante. I punti forti della sua programmazione possono essere riassunti in tre punti: l’animazione coinvolgente; l’informazione puntuale, attenta in particolar modo al nostro Cantone, e la scelta musicale ben bilanciata tra i successi di oggi e i grandi classici del passato. Non è difficile capirlo: stiamo parlando di Radio Fiume Ticino.

 

Essere una radio piccola ha i suoi vantaggi. Cosa vi deve invidiare – chiediamo al direttore Duilio Parietti – la grande emittente?

"Il vantaggio maggiore è la cosiddetta elasticità, che ci permette di rispondere alle esigenze dell'ascoltatore e del mercato pubblicitario in “tempo reale”. Per questo, puntiamo molto sulle web radio e le “radio personalizzate”, che permettono di ascoltare musica senza interruzioni pubblicitarie e riflessioni dello speaker. Abbiamo realizzato dei canali radio (fruibili via streaming dal nostro sito web: www.radioticino.com) di musica rock, dance, italiana, svizzera, cui affianchiamo un canale “temporaneo” dedicato alla musica “stagionale” come quella natalizia. Dopo questa esperienza molto positiva e gradita dal pubblico, ci siamo spinti oltre e siamo entrati nel mondo della “Radio In Store”, una radio creata ad hoc in base alle precise esigenze del cliente che poi la diffonde nel proprio esercizio commerciale. Oggi numerose aziende ticinesi hanno una propria radio personalizzata, prodotta e gestita proprio da RFT. Non so se tutto questo sarebbe possibile in una realtà più grande."

 

Ma, chiaramente, ci sono anche dei punti controversi:

"La realtà economica del nostro Cantone obbliga le emittenti private a vendere i propri spazi pubblicitari a prezzi di gran lunga più bassi che nel resto della Svizzera."

Le conseguenze?

"L'ascoltatore finisce per percepire il carico pubblicitario come eccessivo. Purtroppo è il classico caso del “gatto che si morde la coda”: il commercio ticinese non è in grado di adeguarsi alla concorrenza, di conseguenza siamo costretti a infarcire i nostri programmi con tanta – troppa – pubblicità."

 

Nonostante i suoi limiti, l'offerta di Radio Fiume Ticino è davvero ampia; come vive la competizione con le emittenti pubbliche?

"Argomento interessante: sino a qualche tempo fa la collaborazione tra emittenti pubbliche e private era poco più che una chimera. Negli ultimi anni però, grazie all’ampia discussione sul tema e alla crescita di credibilità delle emittenti private, è iniziata tra le due realtà un timido avvicinamento che di recente ha avuto una benefica accelerazione. Certo la strada non è facile: ci sono ancora ostacoli e diffidenze da superare ma la direzione è quella giusta. Anche questa intervista, nata dall'iniziativa di CORSI, va in questa direzione."

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/collaborazione-tra-emittenti-pubbliche-e-private-un-timido-avvicinamento/33669-2-ita-IT/Collaborazione-tra-emittenti-pubbliche-e-private-Un-timido-avvicinamento.jpg 18.06.2018
7995 Giornalismo ticinese: a che punto stiamo? Giornalismo ticinese: a che punto stiamo? Intervista a Giancarlo Dillena, già direttore del “Corriere del Ticino”

Giancarlo Dillena è stato per 18 anni direttore responsabile del “Corriere del Ticino” e attualmente è professore USI per la Facoltà di Scienze della comunicazione. Ha inoltre condotto diverse trasmissioni radiofoniche e televisive di attualità, tra cui il talk-show di politica e costume “Piazza del Corriere” su Teleticino. Con lui abbiamo fatto il punto della situazione sulla realtà giornalistica ticinese.

"In un mondo – osserva Dillena – che cambia molto in fretta è impensabile che il Ticino non segua le tendenze generali anche in fatto di giornalismo e non si apra alla novità, nonostante delle volte rimanga anche molto autoreferenziale. Il rischio, con la velocità dei cambiamenti, è però di finire in una specie di opaco “melting pot”, in cui informazione, intrattenimento, chiacchiericcio, aggressività, esibizionismo, propaganda politica e promozione commerciale si mescolano indistintamente, confondendo gli utenti.  Spero si tratti di una fase transitoria. Il lavoro giornalistico cambia anche con le critiche ma c’è un problema:  i giornalisti tendono a sostenere la critica solo quando a farla sono loro. Se invece la critica la formula qualcun altro nei loro confronti, viene subito percepito come un attacco alla libertà di stampa e un tentativo di imbavagliare l’opinione pubblica. Apriti cielo! In realtà, chi critica può e deve essere criticato, senza scomodare sempre i massimi principi."

 

Ma i lettori ticinesi sono lettori perspicaci?

"Anzitutto, sono attenti a ciò che interessa loro e in particolare a ciò che avviene nel cortile di casa. In un Paese come il nostro, con una democrazia semidiretta, questo si spiega e giustifica. Del resto, se dovessimo salvare solo il “grande giornalismo” che si occupa dei temi internazionali, uccideremmo quattro quinti della stampa mondiale e il mondo non diventerebbe per questo migliore. Al contrario."

 

Si può davvero parlare di etica giornalistica in senso generale, visto che, soprattutto in Ticino, ogni testata giornalistica segue la sua personale linea editoriale?

"Starei attento al concetto di “etica giornalistica”, perché queste formula viene spesso usata in modo ambivalente: è “etico”attaccare tutto, anche la vita privata; non è “etico” fare lo stesso con chi invece è dalla nostra parte. Personalmente preferisco dunque parlare di correttezza, rigore, serietà, nel far sentire la propria voce ma anche quella di chi la pensa diversamente. Nel richiamo troppo frequente all’ “etica” avverto un fastidioso odore di censura, camuffata sotto grandi principi."

 

Quali consigli per un giovane che vuole avvicinarsi al mondo giornalistico?

"Credo che una preparazione superiore sia fondamentale, per acquisire attraverso lo studio la consapevolezza della complessità delle cose. Il rischio di una comprensione sommaria, seguita da un giudizio superficiale, è sempre in agguato nella nostra professione. Studiando si comprende invece che dietro una apparente semplicità si nasconde quasi sempre la complessità. L’acqua è “solo acqua” per chi ne sa poco; per chi ha studiato   chimica, idrodinamica o astrofisica essa è molto di più. Abbinando studio e esperienze pratiche (giornali studenteschi, stages, collaborazioni) la formazione è ideale." 

 

Il Ticino fa abbastanza per la formazione dei suoi giornalisti?

"In Ticino abbiamo adottato un modello (il corso di giornalismo) in un momento in cui il livello medio di scolarizzazione all’entrata nella professione giornalistica era modesto. Il fatto che si continui su questa strada ora che abbiamo una Facoltà di Scienze della Comunicazione all’USI e una SUPSI mi sembra molto discutibile. Sarebbe tempo di ripensare criticamente questo modello e fare qualche passo avanti."

 

Il fallimento del Giornale del Popolo lasciar presagire una crisi generale della stampa ticinese? Il futuro dei giovani giornalisti è in qualche modo compromesso?

"La crisi della carta stampata è un fenomeno mondiale. Che possa fare vittime anche in Ticino non deve sorprendere, anche se – evidentemente – ha effetti dolorosi. Per chi rimane – testate e giornalisti – si tratta di adattarsi, rinnovarsi, reinventarsi.  A queste condizioni anche per i giovani vi sono delle prospettive."

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/giornalismo-ticinese-a-che-punto-stiamo/33634-2-ita-IT/Giornalismo-ticinese-a-che-punto-stiamo.jpg 14.06.2018
7993 Mondiali di calcio: la RSI c’è Mondiali di calcio: la RSI c’è Intervista a Enrico Carpani, Responsabile del Dipartimento Sport RSI

Siamo alle porte dei mondiali di calcio in Russia. Enrico Carpani, Responsabile del Dipartimento Sport RSI, ci aiuta a farci un’idea di quello che succede nell’azienda in occasione di eventi simili:

“La copertura RSI di quest’anno comprenderà diversi momenti. Tutti i giorni, alle 19:10, proporremo Piazza rossocrociata, condotta da Andrea Mangia, tra la seconda e la terza partita della serata. Dopodiché alle 22:10 ci sarà Russo ma non dormo, un’ora di intrattenimento per tutti in una scenografia molto particolare. Daremo spazio infatti alla gastronomia, alla musica e a ospiti speciali: sarà con noi, per l’intero periodo del mondiale, nientemeno che Enzo Iacchetti. La nostra programmazione inizierà mercoledì, la sera della vigilia, con Aspettando il mondiale, in cui ci collegheremo con Ignazio Cassis da Berna. Offriamo una copertura a 360°, su tutti i vettori e all’insegna dell’interazione con il pubblico, in particolare attraverso i social: sul web vi sarà infatti la possibilità costante di interagire con i nostri inviati”.

Ma durante il dibattito sulla No Billag proprio nei confronti di questa grande copertura erano sorte delle perplessità: qualcuno aveva detto che la RSI dispiega in queste occasioni troppi mezzi.

“La nostra copertura – spiega Carpani – è perfettamente commisurata alla grande partecipazione che da sempre il nostro pubblico dimostra verso i mondiali. La SSR ha una grandissima tradizione sportiva, a cui vogliamo restare fedeli. Sarebbe illogico pretendere di coprire in modo minimalista questi eventi, soprattutto alla luce del fatto che la SSR ha acquisito i diritti di diffusione di tutte le partite. Inoltre, questi eventi hanno anche un forte potere di rifinanziamento. La tv che non si occupa di sport è periferica, perché esso è una componente strutturale dell’offerta televisiva. Dobbiamo adeguarci a questa idea, perché è il pubblico che ce lo chiede. I mondiali di calcio trasmessi alla RSI registrano da sempre il numero di pubblico più alto, ancora di più che le Olimpiadi e i mondiali di sci. Si tratta inoltre di un pubblico trasversale: dai giovanissimi agli anziani, tutti ci seguono, forse perché essi hanno anche una componente di esotismo che li rende eventi catalizzatori. Per noi si tratta certo di un grande investimento ma che affrontiamo con piacere enorme, perché speriamo ancora una volta di soddisfare il pubblico. La trasmissione maggiormente seguita nel mese di maggio? Sempre sportiva: la finale di hockey Svizzera contro Svezia”.

Cosa significa per un giornalista seguire i mondiali?

“I mondiali sono un’occasione di crescita fuori dal comune. Per questo cerchiamo anche di coinvolgere altri giornalisti, quest’anno ad esempio abbiamo chiesto ad Angelica Isola, del settore Informazione, di andare in Russia per raccontarci l’altro lato dei mondiali, tutto quello che ruota loro intorno. Per me, che sono stato ai mondiali dal 1982 al 1998, è stata un’avventura professionale incomparabile”.

In Russia abbiamo raggiunto il giornalista Nicolò Casolini, che ci dice che aria si respira:

“Per la squadra svizzera c’è la percezione chiara di giocare una partita cruciale; è dal 1950 che non incontrava più il Brasile. Tutto lo staff è inoltre soddisfatto dell’organizzazione e del clima. C’è insomma una gran voglia di iniziare.”

“Il team della RSI? È ormai lo stesso da diversi anni ma sa come farsi riconoscere. Infatti, la RSI, qui ai mondiali, è forse la squadra di lavoro televisiva più piccola, ma la sua organizzazione è impeccabile. Sono circondato da fuori classe del giornalismo sportivo.”

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/mondiali-di-calcio-la-rsi-c-e/33616-2-ita-IT/Mondiali-di-calcio-la-RSI-c-e.jpg 12.06.2018
7989 Lino Terlizzi: “Una buona informazione economica? Distingue i fatti dalle opinioni” Lino Terlizzi: “Una buona informazione economica? Distingue i fatti dalle opinioni” Evento CORSI 13 giugno 2018

L’economia è sulle labbra di tutti, forse perché l’informazione che viene fatta al riguardo è tanta, a volte anche imprecisa e confusa. Non c’è niente di più facile che scatenare il panico diffondendo notizie false sul mondo economico. Difatti, la maggior parte delle nostre decisioni, sia in ambito professionale che privato, dipende spesso dall’economia e da questioni monetarie. CORSI ha sentito l’esigenza di un dibattito per affrontare alcune urgenti domande al riguardo: l’informazione economica è oggi all’altezza della complessa situazione mondiale? E, per quel che riguarda la nostra realtà specifica, i media danno un peso adeguato all’informazione economica? La RSI come sta rispondendo alle esigenze del suo pubblico in materia? L’invito è allora per mercoledì 13 giugno allo Studio 2 della RSI, per una tavola rotonda moderata da Lino Terlizzi, editorialista del Corriere del Ticino e collaboratore de Il Sole 24 Ore, che oggi incontriamo in anteprima.

Da dove nasce l’esigenza di questa serata?

“È interessante far dialogare i diversi pareri. I partecipanti al dibattito rappresentano varie professioni e ambiti. Rodolfo Helg è economista e docente universitario in Ticino e in Italia ed esperto di economia internazionale. Luca Albertoni è direttore della Camera di commercio dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino. Reto Ceschi è responsabile del Dipartimento dell’informazione della RSI. Avremo dunque tre punti di partenza differenti, che si incontreranno in una tavola rotonda in cui ci sarà spazio anche per le domande del pubblico.”

Cosa vuol dire qualità nell’informazione economica?

“Significa saper presentare le notizie in modo comprensibile, distinguendo i fatti dalle opinioni. Un’idea che non sopporto è quella per la quale i giornalisti sarebbero molto bravi a spiegare ciò che nemmeno loro hanno capito; in realtà non funziona così, tantomeno nell’informazione economica. C’è anche chi dice che i mass media non direbbero tutto sull’economia, ma tengano nascosti gli aspetti più controversi. Così dicendo, si dimentica la questione etica. Tenere nascoste delle informazioni non è fare servizio pubblico. Pensiamo alle criptovalute: a cosa dovrebbe dare spazio un’informazione corretta? Sicuramente all’ascesa delle loro quotazioni, ma anche alle loro cadute, affinché tutti siano resi consapevoli dei pericoli.”

 

Dove sta il valore dell’informazione economica? Perché bisognerebbe sempre tenersi aggiornati?

“L’informazione è uno dei tasselli della democrazia. Se essa non c’è, sia in termini di quantità che di qualità, la democrazia subisce lesioni. Conoscere quanto accade in campo economico significa avere più strumenti per capire la realtà che sta attorno a noi e per prendere decisioni, nel nostro lavoro o nella nostra vita, valutando i rischi. Senza alcuna retorica, una buona informazione economica è necessaria oggi ancor più di ieri. È bene dunque che su questo tema il dibattito non sia limitato ad una cerchia di esperti. Contiamo sull’opinione di tutti!”

 

Che cosa ne pensa del lavoro svolto dalla CORSI?

“La CORSI ha un ruolo importante nel promuovere e sviluppare il dibattito sulla qualità e sulla quantità dell'informazione, per quel che riguarda la RSI ma ancora più in generale l'ambito dei media della Svizzera italiana. L’apertura e l’interesse dimostrati da parte sua anche per l'informazione economica sono positivi. Sarebbe opportuno fare in modo che anche in futuro la CORSI se ne occupi, perché la sfida di riuscire a fare una buona informazione economica è lungi dall’essere risolta a breve.”

Intervista di Laura Quadri.

Link all'evento: https://www.corsi-rsi.ch/Attualita/Eventi/Eventi-2018/Investire-o-risparmiare-sull-informazione-economica

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/lino-terlizzi-una-buona-informazione-economica-distingue-i-fatti-dalle-opinioni/33597-2-ita-IT/Lino-Terlizzi-Una-buona-informazione-economica-Distingue-i-fatti-dalle-opinioni.jpg 06.06.2018
7981 La CORSI guarda al futuro La CORSI guarda al futuro Intervista a Francesca Gemnetti, Segretaria generale CORSI

Il Presidente Pedrazzini durante l’Assemblea generale ordinaria 2018 ha affermato che, dopo la No Billag, non bisogna trascurare le criticità emerse. Al riguardo come agirà la CORSI?

Nel dibattito sull’iniziativa No Billag abbiamo effettivamente riscontrato alcune perplessità o contrarietà verso l’operato della SSR e della RSI.  Comprendere meglio e affrontare le questioni critiche, cercando di approfondirne le ragioni e di sensibilizzare l’azienda di servizio pubblico, è sicuramente una parte prioritaria della missione delle società regionali. Intendiamo quindi continuare a incontrare con regolarità i vari interlocutori della società civile della Svizzera italiana, per mantenere il dialogo avviato e continuare nel positivo scambio di idee e di attese. Parallelamente la CORSI si impegnerà a coinvolgere i responsabili della RSI in questo processo, con l’obbiettivo di far chiarezza, di spiegare la complessità ma anche la necessità del servizio pubblico radiotelevisivo e di proporre eventuali correttivi. Il presupposto è che si voglia dialogare per giungere a risultati positivi.

Il Presidente ha inoltre detto che per il futuro bisogna cercare di mettere in evidenza il valore aggiunto delle società regionali, mentre la presidente del Consiglio del Pubblico Raffaella Adobati Bondolfi ha sottolineato l’importanza della loro “terzietà” rispetto alla RSI, in quanto rappresentanti dell’utenza radiotelevisiva. Cosa farà la CORSI al riguardo per definire meglio il suo ruolo?

In questi anni è la rapidità dei mutamenti a contraddistinguere la nostra quotidianità. La CORSI ha una lunga storia (compie 80 anni dalla sua costituzione nel 1938) e ha già conosciuto parecchi cambiamenti statutari e di struttura, legati  alle modifiche legali e gestionali che il Consiglio Federale ha imposto alla SSR.

All’interno del corpo sociale della SSR si stanno lanciando delle linee di riflessione sul suo futuro. Entro l’autunno abbiamo in programma una serie di momenti di riflessione assieme agli attuali organi della nostra società cooperativa. Lo scopo è di fare tesoro di quanto si sta “muovendo” e di approntare strategie e strumenti adeguati ai cambiamenti che si profilano anche con la futura legge federale sui media. Uno dei punti di forza della CORSI dovrà essere la sua effettiva rappresentatività dell’utenza italofona, e la sua competenza nell’affrontare le tematiche relative ai media elettronici.

Alla CORSI spetterà anche monitorare la nascita del nuovo Dipartimento Società e Cultura. Come effettuerà questo controllo?

La volontà manifestata è quella di seguire con attenzione l’attività del nuovo dipartimento, per verificare il grado di raggiungimento degli obbiettivi e delle condizioni posti alla base di questo accorpamento. Il Consiglio del pubblico valuterà i programmi prodotti e diffusi dal nuovo Dipartimento e, come d’uso, si interverrà presso la Direzione qualora da questi esami risulti che non siano realizzate le premesse iniziali.

Ci si auspica anche più partecipazione dei soci CORSI per il futuro. Come avverrà questo?

La partecipazione è una delle parole magiche a cui tutte le associazioni aspirano, ma che oggi non è più scontata.  È anche il fattore che legittima l’esistenza di una società regionale come la nostra, a maggior ragione in quanto rappresentante di una minoranza linguistica nazionale. Certo è che il lavoro di contatto e dialogo con l’utenza della RSI sui vari aspetti che caratterizzano il servizio pubblico radiotelevisivo dovrà essere continuato e perseguito anche in futuro, con un coinvolgimento attivo teso a generare un reciproco plusvalore.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/la-corsi-guarda-al-futuro/33574-1-ita-IT/La-CORSI-guarda-al-futuro.jpg 04.06.2018
7979 Intervistare Salvatore Aranzulla, tra fake news e imprenditoria digitale Intervistare Salvatore Aranzulla, tra fake news e imprenditoria digitale

Si parlerà di leadership nell’era digitale, di Cambridge Analytica, della formula per il successo e di tanto altro ancora: l’incontro con Salvatore Aranzulla – organizzato congiuntamente da Ated-ICT Ticino, Corsi, Supsi, Usi e Clusis il 6 giugno –  promette di essere un evento irripetibile, strettamente inerente l'attualità. Questo giovane imprenditore del web attraverso il suo famoso blog ha saputo trasformare la sua passione in un’impresa milionaria.

Alessandro Trivilini, ricercatore SUPSI che lo intervisterà durante la serata, ci ha dato qualche anticipazione:

"Salvatore Aranzulla è un giovane imprenditore digitale italiano di grande fama. Strano a dirsi, ma da molti anni è il nostro “angelo custode” digitale: quando cerchiamo informazioni usando Google, immancabilmente finiamo sul suo blog, in cui i “nativi digitali” posso trovare sempre una buona risposta ai loro problemi. Questo è Salvatore Aranzulla.

Per lui è la prima volta in Svizzera, mentre per noi è una grandissima opportunità per conoscerlo dal vivo, soprattutto per tutte le famiglie che hanno figli in età adolescenziale e devono decidere la loro professione. I mestieri tradizionali cambiano o addirittura scompaiono, la scuola cerca nuovi approcci didattici e il mondo intero si confronta con nuove tecnologie che tendono a sostituire il lavoro umano. Cosa fare quindi?

Con Salvatore cercheremo delle risposte. Egli è stato capace di trasformare un'idea nata tra i banchi di scuola in un’impresa online di grandissimo successo, grazie a talento, capacità di ascolto, umiltà e visione; caratteristiche che possono ispirare i giovani."

"La speranza per l’evento – continua Trivilini –  è che partecipino molte famiglie e molti ragazzi curiosi, per trarre da lui gli stimoli necessari per affrontare la nuova società digitale. L’incontro è “fuori dagli schemi” perché non si terrà nella tradizionale aula magna di una scuola, bensì al cinema. Un approccio diverso, per genitori in cerca di risposte, per studenti in cerca di nuove strade, per imprenditori in cerca di nuovi mercati e anche per politici che vogliono sentire nuove soluzioni. Il pubblico potrà interagire con Aranzulla ponendo domande e…scattando selfie.

Un’indiscrezione? Naturalmente dibatteremo anche di temi caldi, come privacy, fake news e dark web. Chi meglio di Aranzulla può affrontare questi temi? La credibilità dei contenuti che diffonde online attraverso il suo blog sono altissime. Per lui e la sua impresa le fake news sono come il fieno per una persona che soffre di allergie, gli rovinano il mestiere." 

Intervista di Laura Quadri.

Maggiori informazione sull'evento: https://www.corsi-rsi.ch/Attualita/Eventi/Eventi-2018/Incontro-con-Salvatore-Aranzulla-la-leadership-nell-era-digitale

Iscrizioni: https://www.ated.ch/visionary_day_incontro_con_salvatore_aranzulla.jsp

Rete Uno (RSI) - "C'era una volta ... oggi": intervista a Salvatore Aranzulla - 29.05.2018 - https://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/intrattenimento/c-era-una-volta-oggi/Aranzulla...-we-have-a-problem-10428683.html

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/intervistare-salvatore-aranzulla-tra-fake-news-e-imprenditoria-digitale/33561-3-ita-IT/Intervistare-Salvatore-Aranzulla-tra-fake-news-e-imprenditoria-digitale.png 30.05.2018
7978 Nuova normativa sulla privacy Nuova normativa sulla privacy

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7972 Gli animali, una scuola di vita Gli animali, una scuola di vita Intervista a Lara Montagna, Redattrice Rete Uno RSI

Sabato 2 giugno la “Casa degli animali” – noto programma di Rete Uno – si sposterà a Losone per un “picnic” un po' particolare, organizzato in collaborazione con CORSI. Cosa ci dobbiamo aspettare? Ne abbiamo discusso con la conduttrice della trasmissione, Lara Montagna.

"Abbiamo deciso di organizzare un evento che fosse rivolto ai proprietari di cani, che sono tantissimi nella Svizzera Italiana, oltre 30’000. A Losone esiste da anni un dog park, gestito dal Comune, che è una ricchezza indiscussa. Sarà proprio in questo contesto, al Meriggio, la zona più a nord del dog park, che ci ritroveremo sabato 2 giugno alle 12 per gustare un delizioso picnic in compagnia dei nostri cani, accompagnati dalla diretta di ben due radio: Rete Uno e Radio Fiume Ticino. L’ospite sarà il prof. Roberto Marchesini, considerato uno dei massimi esponenti mondiali della zooantropologia, disciplina che si prefigge lo scopo di studiare la relazione uomo-animale da una prospettiva non antropocentrica. Inoltre, dalle 14 ben venti istruttori Siua, seguiranno i 200 cani (accompagnati dai loro padroni) iscritti all’evento lungo i tre km del dog park. Essi spiegheranno le dinamiche di gruppo e la comunicazione tra cani, descrivendo i vari comportamenti dei nostri migliori amici. Al ritorno dalla passeggiata in libertà ci saranno tante sorprese, tra le quali il gelato per i cani."

 

La formula del programma della “Casa degli animali” funziona? Si riesce a sensibilizzare la gente sul rispetto per gli animali?

"Le tematiche proposte permettono uno scambio di opinioni ed è questo che cerchiamo. Noi portiamo gli esperti; il pubblico porta le proprie esperienze. C’è molta gente nella Svizzera italiana che si adopera per il benessere degli animali, sono tante le persone ben informate e sensibilizzate; a noi spetta il compito di fornire gli strumenti per aumentare il bagaglio culturale di chi ascolta. Una curiosità? Quando parliamo di gatti i centralini esplodono. Le persone vogliono avere risposte; oggigiorno gli studi, la medicina, le nuove tecniche veterinarie evolvono in fretta. Noi cerchiamo di dare al pubblico tutte le informazioni per essere aggiornati in materia “animale”."

 

Cosa può insegnare l’animale all’uomo?

"Tutto, oppure niente, dipende dalle prospettive. Personalmente credo che gli animali (soprattutto i cavalli, per quanto mi riguarda) siano degli specchi. Se vuoi guardarti dentro, guarda negli occhi un cavallo. Se vuoi imparare cosa voglia dire amare incondizionatamente guarda come un cane aspetta il suo padrone. Se vuoi imparare a collaborare con gli altri, prendi esempio dalle formiche. Io ho imparato a conoscere me stessa grazie a loro."

 

La puntata più bella?

"Tutte le puntate di “Tipi di Razza” con Dario Ferrario (Istruttore SIUA, scuola d’interazione uomo animale) sono entusiasmanti. Una volta al mese parliamo di razze canine e Dario ci racconta tutto su di loro. Però la puntata più bella sarà sicuramente quella del 2 giugno, con il “picnic a quattro zampe”!"

Intervista di Laura Quadri.

Maggiori informazione sull'evento: https://www.corsi-rsi.ch/Attualita/Eventi/Eventi-2018/Picnic-a-quattro-zampe

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/gli-animali-una-scuola-di-vita/33525-1-ita-IT/Gli-animali-una-scuola-di-vita.jpg 28.05.2018
7967 Intervista a Luigi Pedrazzini

I segnali lanciati dal voto No Billag richiedono una seria riflessione. Sarà l’Assemblea della CORSI la sede e il momento per farla?

Nell’ambito della mia relazione, e successivamente dell’intervista che Alessandra Zumthor farà al presidente della SSR Cina e al direttore generale Marchand, si parlerà certamente del voto del 4 marzo e dei segnali emersi durante la campagna. Il servizio pubblico radiotelevisivo deve approfittare di ogni occasione utile per valutare le criticità espresse dagli utenti. Il risultato della votazione è stato straordinariamente positivo, ma esso non deve far dimenticare le aspettative emerse nel dibattito relativo e gli impegni presi dall’associazione SSR, dall’azienda, dalle sue unità d’impresa. L’assemblea della CORSI sarà un’occasione per ribadire che vogliamo mettere mano seriamente a una riforma della SSR.

Venerdì 25 maggio 2018 saranno anche presenti il presidente del CdA SSR Jean-Michel Cina e il direttore generale Gilles Marchand. Che cosa dobbiamo aspettarci? Quanto influenzano le decisioni di Cina e Marchand l’operato delle Società regionali?

Dopo la riforma delle strutture la SSR è diventata un’azienda nazionale che opera sul piano regionale attraverso unità d’impresa come la RSI. Ciò significa che le decisioni adottate a Berna dal Consiglio di Amministrazione e dalla direzione generale (di cui è membro il direttore della RSI Canetta) hanno un peso importante per il futuro della RSI e delle sue consorelle francese, tedesca e romancia. La presenza dei due principali dirigenti nazionali della SSR ci consentirà di avere una presa diretta del polso dell’azienda e di meglio capire quanto sta maturando.

L’ordine del giorno prevede anche un suo intervento. Può darci qualche anticipazione in merito?

Quale presidente della CORSI intendo proporre una valutazione sul piano regionale della votazione No Billag, ma anche indicare come il Comitato della CORSI vuole operare per dare maggiore sostanza e visibilità alle società regionali. La riflessione sul futuro della SSR dovrà coinvolgere anche i compiti dell’associazione SSR e delle società regionali. In questo senso il comitato sta mettendo a punto un documento di lavoro di cui parlerò in assemblea.

Il Rapporto d’attività della società cooperativa segnala l’adesione di 66 nuovi membri. Un risultato di cui ci si può dire soddisfatti? E quanto conta il contributo di ogni socio all’interno della CORSI?

La segretaria generale Francesca Gemnetti con le collaboratrici e i collaboratori stanno facendo un buon lavoro per trovare nuove adesioni. La crescita negli ultimi anni è stata costante e assai significativa, coinvolgendo anche numerosi giovani. Dobbiamo continuare su questa strada ma anche, nel contempo, attivarci per coinvolgere maggiormente il nostro “azionariato” nelle attività della Cooperativa, il cui maggior valore dipende non solo da quanti soci abbiamo ma anche quanti soci partecipano fattivamente e contribuiscono a realizzarne la missione.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/intervista-a-luigi-pedrazzini/33495-4-ita-IT/Intervista-a-Luigi-Pedrazzini.jpg 18.05.2018
7966 La riflessione dell'esperto: “La vera televisione si costruisce assieme ai giovani” La riflessione dell'esperto: “La vera televisione si costruisce assieme ai giovani”

Dal giovane “enfant prodige” al ragazzo inquieto e intrattabile: sono tanti gli stereotipi che la televisione propone sui giovani, più o meno consciamente. Claudio Mustacchi, docente ricercatore presso la SUPSI, dove insegna "Individuo e identità” nel corso di laurea Lavoro Sociale, ci aiuta a fare chiarezza, grazie al suo costante contatto con la realtà giovanile e ai suoi studi:

 "La rappresentazione del giovane in TV è composita. Più che per il giovane, c'è spazio per le rappresentazioni che gli adulti fanno di lui, soprattutto nelle fiction. Purtroppo, queste tendono spesso agli eccessi: raffigurano un giovane estremamente dotato e capace, oppure danno adito alla figura del giovane tipicamente insoddisfatto verso quanto lo circonda. Penso che la direzione da intraprendere sia un'altra: la televisione deve abituarsi a dare la parola direttamente ai giovani, invece di continuare a idealizzare la gioventù e deve mettersi all'ascolto di quanto i ragazzi stanno vivendo nel nostro tempo."

Quali ripercussioni può avere questa riflessione per il lavoro svolto alla RSI?

"Il format televisivo ideale è quello che rende veramente protagonisti i ragazzi. Nel mondo scientifico, del quale faccio parte, ci sono moltissimi studi sui giovani, pochi però parlano dei giovani ticinesi. È una lacuna alla quale la RSI ha tutte le capacità per porre rimedio: dovrebbe andare a scovare storie di giovani da raccontare per permetterci di capire il loro mondo nella concretezza, non solo dall'altezza di una cattedra. Ugualmente dovrebbe fare la CORSI nel suo compito di monitoraggio: capire e intercettare le esigenze dei giovani. Sono loro, in fondo, gli eroi del nostro tempo: il ragazzo che affronta l'incertezza del vivere quotidiano, le sue paure irrazionali, l'adolescente al suo primo impiego. Sono situazioni che richiedono di essere raccontate e di cui la RSI dovrebbe farsi carico. Come? Invitando il giovane a costruire qualcosa con lei, affinché il ragazzo, accolto e valorizzato, possa diventare il cittadino di domani."

"Il ruolo del servizio pubblico? Dal mio punto di vista è anzitutto culturale, sociale ed educativo. Permette agli adolescenti, distaccatisi dall'ambiente famigliare, di trovare altri punti di riferimento. Senza televisione la costruzione di un patrimonio culturale, ma soprattutto la formazione degli adulti di domani – che devono essere educati al pensiero democratico e pluralista – non potrebbe esistere. Per questo il servizio pubblico deve assolutamente stare in guardia dal suo peggior nemico: i subdoli meccanismi della legge di mercato. Con la No Billag la televisione è stata salvata da tutto questo, permettendole di continuare a svolgere il suo ruolo centrale."

Ma, arrivando a una domanda per lei quale studioso della società e della cultura, evolve prima la televisione o la società sotto il suo impulso?

"È quasi come chiedersi se viene prima l'uovo o la gallina. Credo però che sia anzitutto la società a cambiare; la televisione coglie questi cambiamenti – che magari partono da piccoli nuclei sociali –  e, come un'antenna nel vero senso della parola, li amplifica. Pensiamo per contro a cosa avviene quando si tenta di imporre alla società una determinata evoluzione: la prima cosa che fanno i regimi totalitari è impadronirsi delle emittenti perché facciano da inibitori delle idee contrarie. Per questo è sempre bene vigilare sulla politica perseguita dal servizio pubblico; in definitiva, chiediamoci senza la CORSI, che patrimonio potrebbe offrire la televisione e in balia di chi finirebbe."

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/la-riflessione-dell-esperto-la-vera-televisione-si-costruisce-assieme-ai-giovani/33486-7-ita-IT/La-riflessione-dell-esperto-La-vera-televisione-si-costruisce-assieme-ai-giovani.jpg 14.05.2018
7965 Il Mediatore CORSI? Francesco Galli ci spiega il suo ruolo Il Mediatore CORSI? Francesco Galli ci spiega il suo ruolo

Francesco Galli, in carica quale Mediatore dal 2014, è anche stato membro del Consiglio del pubblico CORSI, che ha presieduto dal 2009-2011. Un percorso caratterizzato da un grande impegno verso la Cooperativa, che merita una spiegazione:

"Attualmente, la legge non prevede requisiti di formazione per assumere la carica di Mediatore. La maggior parte di chi viene nominato per questo ruolo in base alla Legge sulla radiotelevisione (LRTV)  è comunque   giurista. La pratica del diritto è sicuramente di aiuto, come pure una certa conoscenza delle sentenze giudiziarie riguardanti l’applicazione della LRTV. In più, di mia iniziativa, ho seguito di recente una formazione in mediazione, intesa come tecnica di risoluzione dei conflitti. Mi sono stati molto utili anche gli anni di attività nel Consiglio del pubblico CORSI, dove ho imparato e praticato un metodo di analisi oggettiva dei programmi andati in onda, senza indulgere in apprezzamenti personali."

Il ruolo di Mediatore è dunque delicato e complesso al contempo: "Tratto circa quindici procedure di reclamo all’anno, ma in molti casi chi è scontento di una trasmissione si rivolge subito alle redazioni o ai giornalisti stessi, allacciando un contatto diretto.  Questa possibilità di interazione diretta e informale con i produttori dei programmi mi sembra  sia un aspetto positivo della nostra radiotelevisione. Ci si può comunque sempre rivolgere a me per ogni questione attinente i programmi andati in onda. Nel corso di una prima valutazione, insieme al reclamante posso stabilire se è il caso di avviare una procedura di conciliazione oppure se indirizzarlo verso altri interlocutori. E’ importante ricordare che chiunque può inoltrare un reclamo contro un’emissione, entro venti giorni dalla sua diffusione alla radio, alla televisione o, per la sola SSR, su un suo sito Internet. Il reclamo deve essere presentato per iscritto o per e-mail e deve indicare, con una breve motivazione, le contestazioni nei confronti del contenuto redazionale o le ragioni per le quali si ritiene che non siano rispettatati i principi minimi stabiliti dalla legge. Sul sito web della CORSI, segnato qui in calce, si trovano tutte le spiegazioni. Ci tengo a sottolineare che non entrano  in considerazione semplici espressioni di apprezzamento o di critica soggettiva (“Il programma è brutto”; “il conduttore è antipatico”; “l’intervista è noiosa”)."

 

Il resto della procedura, a questo punto, è nelle mani del Mediatore:

"La legge lascia all'organo di mediazione la libertà di muoversi in diverse direzioni: può discutere la questione con l’emittente o, nei casi di lieve gravità, trasmetterle la pratica per disbrigo diretto; predisporre un incontro fra le parti; fare raccomandazioni all’emittente; informare le parti sulle diverse competenze, la normativa applicabile e le vie legali. Al termine della procedura, il Mediatore allestisce un rapporto per riferire per iscritto alle parti i risultati delle sue indagini e le modalità di evasione del reclamo. Entro trenta giorni dalla ricezione del rapporto dell’organo di mediazione è possibile interporre ricorso all’Autorità indipendente di ricorso AIR contro la trasmissione.”

 

Ma, gli utenti potrebbero porsi una domanda: qualsiasi persona che voglia reclamare è costretta ad esporsi pubblicamente?

"Il contenuto del reclamo e del rapporto non sono confidenziali e vengono distribuiti al Consiglio del pubblico della CORSI, che li usa quali spunti nell’ambito del controllo qualità dei programmi che gli compete. Sono pure notificati alla direzione della RSI, per conoscenza, comprese le eventuali raccomandazioni. L’organo di mediazione stende inoltre ogni anno un rapporto all’indirizzo del Consiglio del pubblico, in cui rende conto dell’attività svolta e presenta i casi più interessanti. Quelli conclusi con un accordo non vengono, invece, mai riportati. Inoltre, quando il reclamo è riferito a trasmissioni che toccano direttamente il reclamante, il resoconto viene anonimizzato per proteggere la personalità dell’interessato."

 

Costituzionalmente vige il principio di autonomia dell'emittente nell'organizzare i programmi, di cui il Mediatore deve tenere conto. Come si accorda tutto questo, invece, con il diritto del pubblico di manifestare le proprie perplessità? E che senso ha aderire alla CORSI?

"Come visto sin qui il mediatore non è giudice e non prende decisioni vincolanti. Egli  non deve neppure sostituirsi al giornalista, la cui libertà redazionale e professionale è tutelata, nei limiti della legge, anche di fronte alle critiche legittime degli utenti. Io sono soddisfatto quando mi accorgo che grazie all’incontro di mediazione le parti sono riuscite a spiegarsi e a comprendersi tra loro, terminando la procedura.

Sull’’adesione alla CORSI, che si occupa di tutto questo, posso dire che essa è un segno di attaccamento dei cittadini svizzero italiani alla SSR, un riconoscimento alla stessa per il contributo che dà alla nostra cultura tramite l’offerta in italiano e la promozione di programmi volti a far conoscere in Svizzera il nostro territorio. La CORSI è un’istituzione unica che collega la gestione di una moderna impresa di informazione con una struttura associativa ispirata ai principi fondamentali del nostro Stato federale."

La maggior parte dei reclami all’organo di mediazione della RSI viene presentata per iscritto, facendo uso di un modello che è disponibile sul sito internet della CORSI (https://www.corsi-rsi.ch/CORSI/Il-mediatore-RSI). I reclami possono essere inviati al seguente indirizzo: avv. Francesco Galli, mediatore RSI, Corso Elvezia 16, 6900 Lugano.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/il-mediatore-corsi-francesco-galli-ci-spiega-il-suo-ruolo/33477-4-ita-IT/Il-Mediatore-CORSI-Francesco-Galli-ci-spiega-il-suo-ruolo.jpg 09.05.2018
7949 Giovanni Pellegri: L’uomo deve sentirsi parte di una storia incredibile Giovanni Pellegri: L’uomo deve sentirsi parte di una storia incredibile

Giovanni Pellegri, storico volto del Giardino di Albert, condurrà la trasmissione ancora per poco, per poi dedicarsi ad altri progetti. Ieri pomeriggio a Massagno ha animato una tavola rotonda dedicata alla divulgazione scientifica, organizzata dalla CORSI. In vista del suo addio alla trasmissione e dell’evento, abbiamo approfittato delle sue conoscenze acquisite negli anni, per cogliere il senso del suo lavoro e del suo impegno.

Anzitutto, cosa significa esattamente “portare la scienza fuori dai banchi di scuola”, come fa Il Giardino di Albert? 

"Il nostro lavoro mira a fare in modo che la scienza non sia appresa in modo unicamente nozionistico. Al sapere, infatti, ci vuole anche un altro tipo di approccio: all'interno del proprio rapporto personale con esso, gli studenti devono riscoprire un desiderio originario di conoscenza, devono recuperare la meraviglia davanti a quello che possono scoprire; solo sorpresi dalla bellezza e conquistati da essa, saranno infatti in grado di formulare delle domande significative.

La televisione – prosegue Pellegri – dando la possibilità di una narrazione per immagini, contribuisce appieno a questo processo. Anche la RSI vuole che il giovane riscopra un sentimento di gratitudine verso ciò che lo circonda. Un altro vantaggio della narrazione televisiva, inoltre, è quello di favorire l'incontro con le persone responsabili della trasmissione del sapere: così, dietro la nozione, il giovane può scoprire i volti di coloro che, con passione, si impegnano affinché la ricerca scientifica progredisca. Si tratta insomma di “umanizzare” la scienza, non limitandosi alla risposta meramente tecnica. La posizione attuale delle emittenti radio e tv nei confronti della conoscenza scientifica è peculiare e sintomatica del nostro tempo: in realtà, si può dire che non abbiamo mai avuto così tanta scienza alla televisione come nei tempi attuali, a discapito del presunto allontanamento e disinteresse dell'uomo d'oggi verso la scienza. Il segreto? La televisione ha imparato a trasformare la scienza in cultura, investendo più sulla qualità che non la quantità".

A fianco del Giardino di Albert, che Pellegri condurrà ancora fino a giugno, vi è poi il progetto de L’ideatorio, un servizio dell'Università della svizzera italiana realizzato in collaborazione con la Città di Lugano e le Accademie svizzere delle scienze. L'ideatorio dal 2007 collabora anche in modo specifico con la RSI:

"Ciò che è piaciuto alla RSI di questo progetto è il suo collegamento con il territorio: ogni anno ci visitano 430 classi, chiedendoci di poter seguire un percorso didattico preciso. L’ideatorio è una realtà piccola, ma ha avuto l'intuizione di voler affrontare la tematica scientifica con altri strumenti, complementari a quelli della scuola. In qualche modo, lavoriamo con le scuole con uno stesso scopo: senza il desiderio di conoscenza sarebbe perfettamente inutile trovarsi seduti ad un banco. L'uomo, e il giovane in particolare, incomincia a desiderare di conoscere di più la realtà circostante quando, nei confronti della sua grandezza, si sente piccolo; è allora che sorgono le grandi domande, che noi intercettiamo e aiutiamo a coltivare. L'uomo deve sentirsi parte di una storia incredibile, che la scienza aiuta a raccontare".

Intervista di Laura Quadri.

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7957 OSI Concerti per le scuole: avvicinarsi alla musica libera la fantasia e accresce l’autostima OSI Concerti per le scuole: avvicinarsi alla musica libera la fantasia e accresce l’autostima

Dal 2011 il progetto “OSI Concerti per i bambini e le famiglie” è sostenuto attivamente dalla CORSI; essa facilita anche, in collaborazione con la Comunità tariffale Arcobaleno e il LAC, l’accesso ai concerti dedicati agli scolari e alle scuole tramite una riduzione del costo del trasporto pubblico agli allievi partecipanti, che sono gli spettatori e i viaggiatori di domani. Possono così raggiungere la sala del concerto al LAC a un costo irrisorio . Approfittando di questo vantaggio, saranno più di 8'000 gli allievi che coglieranno nel mese di maggio l’opportunità di partecipare al bellissimo spettacolo “Peer  Gynt” nella visione di Edvard Grieg, che l’Orchestra della Svizzera italiana dedica proprio a loro.

A colloquio con Denise Fedeli, direttrice artistico-amministrativa dell’Orchestra della Svizzera Italiana (OSI), vogliamo capire cosa dobbiamo aspettarci dall’evento: «L’OSI suonerà le due suites di Grieg, mentre l’Accademia Teatro Dimitri proporrà acrobazie, danze e coreografie ispirate alla storia di Peer Gynt. I brani musicali sono bellissimi e di immediato impatto, le avventure di questo personaggio sono stimolanti e si prestano a una rappresentazione visiva molto particolare, grazie anche alla presenza di gnomi, trolls e altre creature magiche. Abbiamo già realizzato in passato diverse edizioni di concerti per bambini in  collaborazione con l’Accademia Teatro Dimitri, sempre con risultati straordinari. Condividiamo la loro linea artistica e il modo di porsi verso il pubblico».

Cosa possono ricavare i più giovani dalla partecipazione all’evento? «Lo spettacolo è stato pensato apposta per avvicinare i più piccoli al mondo dell’orchestra; è un’occasione unica per le scuole e famiglie che desiderano assistere nella sala teatro LAC a una performance di qualità, facile da seguire, ricca di spunti musicali, visivi e poetici. Credo che all’interno dell’attività annuale OSI, questo progetto sia il più importante da un punto di vista sociale. E’ sicuramente il più divertente in fase di produzione. Gli apprezzamenti da parte di bambini, genitori e docenti, inoltre, sono per noi la soddisfazione maggiore».

Dalla descrizione di Denise Fedeli è facile provare entusiasmo per questa iniziativa e  nasce spontaneamente il desiderio di partecipare ad altre proposte simili:

«Effettivamente, nella Svizzera italiana ci sono parecchie iniziative, ma non bastano. Cercheremo nei prossimi anni di sviluppare ulteriormente questo importante settore, rivolgendoci non solo ai più piccoli, ma anche ai giovani delle scuole superiori. Perché? Lo studio della musica classica sviluppa la capacità di concentrazione, allena il cervello, libera la fantasia, accresce l’autostima, rafforza il carattere e la costanza, favorisce l’integrazione sociale. E non da ultimo,  allontana i giovani dai telefonini

Intervista di Laura Quadri.

Per maggiori informazioni in merito agli spettacoli:

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/osi-concerti-per-le-scuole-avvicinarsi-alla-musica-libera-la-fantasia-e-accresce-l-autostima/33425-1-ita-IT/OSI-Concerti-per-le-scuole-avvicinarsi-alla-musica-libera-la-fantasia-e-accresce-l-autostima.jpg 04.05.2018
7943 I giovani e la politica: è davvero una situazione critica? I giovani e la politica: è davvero una situazione critica?

Nelle scorse settimane è stato pubblicato un sondaggio (Easy Vote) riguardante i giovani e la politica dal quale emergeva che i ragazzi sono sempre meno interessati a questo ambito, importantissimo per l'intera società.

Ma...  c’è forse un modo migliore per capire il rapporto tra giovani e politica, se non quello di chiederlo direttamente a loro? Vittoria Besomi, classe 1996, dopo il certificato di contabilità cantonale ha lavorato presso lo Stato Maggiore Risorse Umane della RSI tra il 2016 e il 2017, per poi successivamente collaborare all’organizzazione degli eventi CORSI in vista del voto No Billag. Grazie a queste esperienze, Vittoria ha avuto modo di riflettere a lungo sul suo legame con la politica:

 “Da quando ho  18 anni  mi informo regolarmente sugli oggetti in votazione per esprimermi con  consapevolezza. Credo fermamente nella forma di democrazia diretta del nostro Paese e nelle sue risposte puntuali ai bisogni della popolazione. Il fatto di poter partecipare al dibattito politico quando ne ho l’occasione, rappresenta per me un elemento chiave di crescita individuale”.

Ma ci sono dei consigli  ai coetanei che si trovano a dover votare per la prima volta?

 “Personalmente, prima di ogni votazione cerco di assimilare tutte le informazioni possibili, in modo da ritrovarmi davanti all’urna con una decisione ragionata.  L’offerta multimediale della RSI fa parte dei miei canali di riferimento privilegiati, la ritengo neutrale e non faziosa nell’ offerta informativa. Le fake news? Fanno parte anch’esse del processo democratico, ma se una persona è sufficientemente preparata, penso che non rappresentino una minaccia alla democrazia. Ad esempio, nella campagna No Billag  mi hanno stupito la carbietà degli iniziativisti e le argomentazioni emozionali che hanno portato a sostegno dell’iniziativa. Avendo lavorato, seppur per breve tempo ,alla RSI  ho provato senzazioni di  disagio e incredulità verso accuse totalmente infondate, aggressive e non comprovate dai fatti. Ma anche questo è il frutto di un Paese libero dove, giustamente, tutti possono esprimere il proprio parere, per poi lasciare che il popolo decida”.

Eppure, da un sondaggio condotto di recente da EasyVote emergono alcuni dati preoccupanti: i giovani sarebbero sempre meno informati e più diffidenti nei confronti dei media, e nello specifico sempre meno incuriositi dai temi politici. “In realtà, servirebbe un approccio più creativo alla politica, sfruttando i canali privilegiati dai giovani, in particolare i social media. Vanno spiegate le cose in modo semplice ed efficace, senza eccedere in tecnicismi poco graditi ad un pubblico giovane. Si potrebbe anche pensare ad un potenziamento del rapporto fra i media e le scuole con un progetto che denominerei  “La civica siamo noi”,  orientato a creare interesse per la politica nel mondo giovanile”. 

Per finire, Vittoria ci accenna alle sue  esperienze lavorative, molto ricche e soddisfacienti: “Definirei la RSI fiore all’occhiello della nostra realtà, perché al contempo ci informa, ci diverte e ci arricchisce culturalmente. L’ambiente di lavoro è ottimo e si fonda su collaboratori volonterosi e fortemente motivati. C’è passione nel lavoro e voglia di eccellere, si investe anche sui giovani e il settore della formazione non risparmia energia per farli crescere; penso al progetto dell’Accademia RSI, alla possibilità di compiere stage e apprendistati mirati. Chiaramente servono idee e azioni concrete per fidelizzare il pubblico giovane: se il progetto SPAM ha conseguito ottimi risultati, penso che l’informazione giornaliera potrebbe essere fatta con taglio meno istituzionale e più vicino ai nostri interessi; si potrebbe pensare anche a un resoconto dei fatti salienti della settimana in chiave pseudo umoristica, magari realizzato da giovani talenti nativi digitali”. Da ultimo il lavoro alla CORSI: “In realtà, durante la Campagna No Billag a volte ho avuto l’impressione di una certa mancanza di collaborazione fra  RSI e CORSI , dovuta sicuramente al fatto che fosse un periodo molto impegnativo e stressante per entrambe le parti. La nostra Cooperativa per la Radiotelevisione è molto abile nell’organizzazione e nell’allacciare i  contatti, ma per divulgare i contenuti deve essere affiancata dalla RSI, ovvero da collaboratori motivati che si prendano a carico seriamente questo impegno. Perché aderire alla CORSI? Ebbene, in primis per capire i meccanismi aziendali del servizio pubblico e soprattutto per partecipare in modo riconosciuto alle scelte  di una grande azienda quale la RSI: quindi  ….giovani, fatevi avanti!”.

 

Sondaggio: https://www.corsi-rsi.ch/Attualita/News/News-2018/Giovani-e-Politica-il-sondaggio

Articolo apparto sul Corriere del Ticino: https://www.corsi-rsi.ch/content/download/8674/33342/file/Politica-Giovani--diffidenza-e-meno-sete-d-informazione.pdf

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/i-giovani-e-la-politica-e-davvero-una-situazione-critica/33336-4-ita-IT/I-giovani-e-la-politica-e-davvero-una-situazione-critica.jpg 02.05.2018
7944 Il rapporto di gestione 2017 della SSR è online Il rapporto di gestione 2017 della SSR è online

Approvato in occasione dell'assemblea del 27 aprile 2018, il Rapporto di gestione SSR 2017 è ora disponibile online!

I 41 delegati della SSR hanno approvato il rapporto di gestione e i conti 2017.

L'esercizio 2017 si è chiuso con un utile di 29,5 milioni di franchi (cfr. Comunicato stampa del 9 aprile 2018).

Il rapporto di gestione è ora online sul sito web della SSR: www.srgssr.ch/gb2017

Anche «Fatti e cifre 2017/2018» è disponibile sul web in quattro lingue in formato PDF: www.srgssr.ch/it/news-e-media/pubblicazioni/, oppure è consultabile sia in formato cartaceo (ordini a info@srgssr.ch).

Come riesce la SSR a promuovere lo scambio e la collaborazione tra le quattro regioni linguistiche elvetiche? Come garantisce la qualità delle sue trasmissioni? A queste e ad altre domande la SSR risponde ogni anno nel suo rapporto di gestione. Da oggi il rapporto 2017 è disponibile online.

Nel suo rapporto di gestione la SSR mostra come divulga la cultura e i valori elvetici, come sostiene la musica locale e come rafforza la collaborazione tra le quattro regioni linguistiche. I temi sociali costituiscono una componente importante della sua offerta di programmi: nel 2017 la SSR ha investito circa 300 milioni di franchi in trasmissioni culturali, sociali ed educative, come ad esempio «Leben vor 500 Jahren», «Via Roestica», «Rete Uno fuori» o «Artg musical» , ossia circa 18 milioni in più rispetto all'anno precedente. Oltre a informazioni sull'offerta di programmi, il rapporto di gestione contiene anche fatti e cifre sul servizio pubblico, sulla gestione della qualità, sui collaboratori e sui salari. Completano il quadro statistiche dettagliate sulla radio e la TV e cifre sul consumo online.

Costi delle trasmissioni

In aggiunta, le unità aziendali della SSR pubblicano sui loro siti web i costi delle loro trasmissioni televisive e reti radiofoniche come pure quelli di progetti nazionali come la serata tematica «+3°», il format televisivo «Cucina nostrana» o la trasmissione radiofonica «Suisse Quiz».

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/il-rapporto-di-gestione-2017-della-ssr-e-online/33361-2-ita-IT/Il-rapporto-di-gestione-2017-della-SSR-e-online.jpg 02.05.2018
7945 Italianistica: quo vadis? Futuro e prospettive dell'insegnamento dell'italiano a livello universitario Italianistica: quo vadis? Futuro e prospettive dell'insegnamento dell'italiano a livello universitario

La CORSI sostiene l'italiano in Svizzera.

Il 7 marzo 2017 la CORSI era presente a Berna in occasione dell'incontro Italianistica: quo vadis? Futuro e prospettive dell'insegnamento dell'italiano a livello universitario

Vi siete persi il dibattito? Nessun problema! Sono stati pubblicati gli interventi della giornata, consultabili al seguente indirizzo https://www4.ti.ch/poteri/dtcf/italianita/eventi/italianistica-quo-vadis/

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/italianistica-quo-vadis-futuro-e-prospettive-dell-insegnamento-dell-italiano-a-livello-universitario/33370-1-ita-IT/Italianistica-quo-vadis-Futuro-e-prospettive-dell-insegnamento-dell-italiano-a-livello-universitario.jpg 30.04.2018
7932 La RSI al servizio della disabilità: “Segni”, un nuovo mensile per persone sorde La RSI al servizio della disabilità: “Segni”, un nuovo mensile per persone sorde

Dal 25 febbraio scorso un nuovo programma RSI, curato da Consuelo Marcoli, propone ogni mese un reportage in cui vengono affrontati temi legati al mondo della sordità. Un format rivolto a tutti, udenti e non udenti, realizzato con spirito di apertura, di solidarietà e di desiderio di conoscenza reciproca. Il magazine, intitolato “Segni”,  puntata dopo puntata, vuole  approfondire il mondo della sordità e degli audiolesi attraverso il racconto di chi ogni giorno vive questa realtà sia in Svizzera che altrove. Racconti che mirano a portare alla luce non solo le difficoltà che affliggono queste persone, ma pure a mostrarne i successi, frutto di battaglie decennali per ottenere un inclusione sociale.

 

“Segni” riprende e adatta la storica trasmissione della televisione delle Svizzera romanda “Signes”, che da quest’anno è dunque diventata nazionale. Com’è nata l’idea?

“Il progetto nazionale nasce nell’ambito dell’ampliamento delle prestazioni che la SSR SRG si è impegnata a garantire in favore dei disabili sensoriali, sulla base dell’accordo raggiunto con le organizzazioni operanti nell’ambito della disabilità.  Ciò significa più programmi sottotitolati e in lingua dei segni, nonché audio descritti in ogni regione linguistica. Un obbligo dunque, ma anche un’occasione per allargare gli orizzonti di un programma che da oltre trent’anni è un riferimento per la comunità dei sordi francofoni. L’estensione di “Signes” a livello nazionale permette infatti di presentare altri punti di vista, scoprire che cosa succede nel Paese, e non da ultimo costruire ponti e alimentare scambi tra le diverse regioni linguistiche e le varie unità aziendali.”

“Segni” è un programma presentato da persone sorde in lingua dei segni ma rivolto a tutti. Come sono stati scelti i conduttori?

La ricerca è stata lunga e complessa perché nella Svizzera francese – regione in cui fino a quest’anno veniva prodotto e diffuso il programma – non esistono giornalisti professionisti sordi. È stato dunque realizzato un casting all’interno della comunità dei sordi romandi per individuare alcune persone sulla base delle capacità espressive e la disinvoltura nel muoversi davanti ad una telecamera, oltre che per la loro attitudine e curiosità verso l’altro. Infine, è stata fornita loro una formazione interna adeguata. Attualmente i presentatori e le presentatrici sono cinque: quattro si esprimono in lingua dei segni francese e una in lingua dei segni svizzero tedesca. Non sono dei giornalisti professionisti, ognuno ha una occupazione. In futuro bisognerà dunque prevedere di formare anche nella Svizzera italiana un presentatore e una presentatrice sorda che si esprima in lingua dei segni italiana (LIS).

Ci sono degli aspetti inediti della sordità che si vogliono mettere in luce?

Ci terrei a sottolineare che il programma si rivolge a tutti, sordi e udenti, perché lo spirito che lo anima è proprio quello della scoperta e del desiderio di conoscenza reciproca, in un’ottica di rispetto. “Segni” non vuole essere una trasmissione destinata solo a persone sorde, perché altrimenti si riproporrebbero  vecchi schemi. Il concetto di base è, al contrario, proprio quello dello scambio, dell’inclusione, ossia l’idea che siamo un unico mondo di cui tutti facciamo parte, in cui ognuno dà il suo contributo in ambito sociale, politico ed economico.

Come vengono scelti i reportage di cui si arricchisce il programma?

La scelta dei soggetti, come succede per tutti i reportages, è frutto di una ricerca sul terreno, di incontri e riflessioni sulla base della linea editoriale del programma. Cerchiamo comunque di affrontare i temi più disparati. A conferma di tutto ciò credo basti citare i soggetti di alcune puntate: il ritratto di Patty Shores, una donna incredibile, carica di energia e umanità che da anni si batte per il riconoscimento e l’affermazione della lingua dei segni; alla fine della stagione tratteremo invece dei campionati del mondo di calcio, con un soggetto legato ai due mondi: quello calcistico e quello della sordità.

La RSI fa abbastanza per chi soffre di disabilità o potrebbe fare di più?

Da alcuni anni i rapporti con le associazioni che si occupano di disabilità sensoriali si sono intensificati proprio nell’ottica di capire meglio le esigenze. L’accordo firmato in settembre del 2017 tra la SSR e queste organizzazioni prevede che entro il 2022, l’80% dei programmi siano sottotitolati, il che equivale a 900 ore di contenuti con audiodescrizione e 1000 ore in lingua dei segni. Un impegno considerevole, che ci obbliga a pensare a nuovi programmi: perché non immaginare persino un programma prodotto interamente da persone sorde? In altre nazioni già esiste. Ma, per rimanere sul concreto, a breve in RSI è prevista la realizzazione del TG principale delle 20:00 in lingua dei segni.  

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/la-rsi-al-servizio-della-disabilita-segni-un-nuovo-mensile-per-persone-sorde/33302-1-ita-IT/La-RSI-al-servizio-della-disabilita-Segni-un-nuovo-mensile-per-persone-sorde.jpg 27.04.2018
7931 Un punto di forza della CORSI? “Una comunicazione trasparente” Un punto di forza della CORSI? “Una comunicazione trasparente” Intervista a Veronica Del Sindaco, marketing e comunicazione CORSI

Comunicazione significa mettere in comune, condividere il proprio pensiero. Per un’azienda o per un istituzione è fondamentale puntare sui messaggi giusti. In particolare, cosa dovrebbe comunicare la CORSI? E a chi?  Quanto tempo vale la pena di investire nella comunicazione? Per Veronica Del Sindaco, 24 anni, addetta alla comunicazione e marketing della CORSI per la quale lavora da novembre dell’anno scorso, non ci sono dubbi: la comunicazione, fatta in modo trasparente, è centrale per l’intera società.

È sicuramente vero: la CORSI, essendo organo di vigilanza della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, deve sottostare a ben precise regole statutarie e non sempre può esprimersi liberamente. Per la sua attività percepisce anch’essa attribuzioni da parte della SSR, e deve pertanto contribuire allo svolgimento della missione di servizio pubblico. Ma questo non è un limite, anzi: permette di imparare, ogni giorno, qualcosa di nuovo, di riflettere e sintetizzare idee e messaggi e di crescere professionalmente, come qualsiasi giovane potrebbe desiderare. Personalmente, penso che una buona comunicazione deve essere il più possibile diretta e concisa. Miriamo, in particolare, a costruire una strategia di marketing che incrementi sensibilmente la conoscenza del servizio pubblico radioTV nella popolazione della Svizzera italiana. Perché questo avvenga in modo rapido ed efficace, sto seguendo un piano editoriale che è in continuo aggiornamento. La CORSI, proprio attraverso il suo modo di trasmettere i messaggi, vuole mantenere un rapporto vitale e vivace con la popolazione”.

Veronica ha acquisito questa consapevolezza subito dopo essere entrata in funzione, con l’inizio di un periodo difficile ed intenso per il settore radiotelevisivo: ci si doveva preparare alla votazione sulla No Billag. Grazie a una comunicazione proficua, in grado di sfruttare anche gli effetti positivi della digitalizzazione, l’esito è stato fruttuoso: “Da quando sono arrivata alla CORSI mi occupo in particolare di raggruppare e veicolare le informazioni sui canali digitali: dal sito web a Facebook e Youtube, gestendo anche la Newsletter. Vista la votazione del 4 marzo, l’attività di informazione e invito alla riflessione svolta attraverso questi strumenti è stata molto intensa e laboriosa. È bello però sapere che quanto fatto, nel nostro piccolo, sia stato utile (cito Marco Battaglia nell’intervista alla CORSI del 17 aprile scorso) all’ottenimento di un buon risultato”.

Una soddisfazione che Veronica prova non solo verso i risultati riscontrati, ma anche nei confronti dell’ambiente nel quale è chiamata ad operare: “Il clima di lavoro all’interno del nostro segretariato, serio e giovanile al contempo, è davvero ideale. Pur avendo ciascuno il proprio compito, durante questi primi mesi ho constatato un altruismo e una collaborazione nel team che non sempre è facile trovare. Quando il lavoro si fa pesante ed intenso, saper lavorare in gruppo aiuta molto e la CORSI me lo sta insegnando. Inoltre, mi sento profondamente valorizzata perché ho la possibilità di lavorare in un ambiente in cui il marketing, che rappresenta la mi passione, gioca un ruolo significativo, dato che la CORSI organizza molti eventi e dibattiti che implicano un contatto vivo e reale con la popolazione. Mi rammarico solo del fatto che parecchie persone non sappiano ancora di cosa si occupa esattamente la CORSI e, in particolare, proprio i giovani come me, verso i quali sicuramente bisogna ancora muovere dei passi”.

Sono forse i giovani di cui intende occuparsi Veronica in futuro? “Effettivamente – ammette –  sto pianificando qualcosa del tutto innovativo, ma di questo vi parlerò in futuro”.

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/un-punto-di-forza-della-corsi-una-comunicazione-trasparente/33293-5-ita-IT/Un-punto-di-forza-della-CORSI-Una-comunicazione-trasparente.jpg 24.04.2018
7918 Marco Battaglia: “La campagna No Billag? La più lunga e intensa alla quale abbia mai partecipato” Marco Battaglia: “La campagna No Billag? La più lunga e intensa alla quale abbia mai partecipato”

Osservatore elettorale internazionale per la Svizzera ma soprattutto giovane attivo, aperto a nuove esperienze: si definisce così Marco Battaglia, 30 anni, da noi intervistato per approfondire da una parte il legame che intercorre tra i giovani e il servizio pubblico e, dall’altra, per offrire una riflessione sull’andamento della campagna No Billag. Una voce che conta, visto che Marco, oltre ad essere consulente indipendente per campagne politiche, è stato anche il coordinatore della campagna No Billag per il la Svizzera italiana in seno al comitato interpartitico dei contrari all’iniziativa.

Come sei arrivato al ruolo di coordinatore della campagna No Billag per il Ticino in seno al comitato interpartitico? Cosa ti è piaciuto di meno di questa campagna o ti ha creato più difficoltà nel condurla?

Avevo già fatto l’esperienza di coordinare e gestire campagne nella Svizzera italiana: quando ho saputo della votazione ho comunicato la mia disponibilità per assumere questo ruolo. Sapevo che la campagna non sarebbe stata facile, ma sono anche convinto di una cosa fondamentale: nella vita non si cresce se non si accettano sfide difficili! La campagna contro l’iniziativa No Billag è stata effettivamente la campagna più lunga e intensa a cui abbia mai partecipato, anche perché è iniziata 6 mesi prima del voto. Una situazione più unica che rara, che ha reso il lavoro intenso fin dagli inizi, soprattutto per il ritmo che chiedeva di mantenere ogni giorno. Ho dovuto fare i conti con una progressiva polarizzazione del dibattito, specialmente sui social media, con un clima talmente teso da dare adito a facili insulti e offese. Tutto ciò non ha impedito un esito positivo: in questo periodo economico non facile, gli Svizzeroitaliani hanno capito che ci sarebbe stata una perdita finanziaria notevole, qualora la votazione fosse stata accolta e, tale scelta, avrebbe comportato pesanti conseguenze per il mercato del lavoro.   Vale anche la pena di sottolineare qualcosa di fondamentale: la collaborazione del comitato interpartitico con tante associazioni e molti volontari. Il servizio pubblico radiotelevisivo coinvolge in un modo o nell’altro tutti noi. E la possibilità concreta della sua scomparsa ha mobilitato un numero sorprendente di persone, dallo sport alla musica, dal cinema fino al mondo dell’economia. Abbiamo ricevuto numerose richieste di materiale, domande, donazioni e disponibilità a partecipare alle azioni di campagna. Senza contare che tante associazioni si sono mosse in maniera indipendente. Lavorare a questa campagna è stata per me, nonostante le difficoltà, una grandissima soddisfazione e un’esperienza di vita che mi ha insegnato molto.   

Quali sono, dunque, i criteri per una campagna efficace? Da cosa si parte? Quando una strategia è vincente?

Se solo fosse una scienza esatta! Ogni campagna ha una costellazione unica di attori, argomenti e idee da gestire. Spesso, ancor prima di iniziare a far campagna, bisogna considerare che il tema in oggetto divide a priori la popolazione secondo preconcetti ben radicati. La No Billag non ha fatto di certo eccezione. Giocano poi un ruolo altrettanto importante le prese di posizioni dei vari partiti e delle associazioni di categoria. Di fronte a tutto questo, ritengo che il segreto di una campagna di successo sia riuscire a identificare con la maggior precisione possibile gli indecisi e trovare il messaggio giusto per convincerli a votare dalla propria parte, sebbene un grado di incertezza rimanga inevitabilmente fino alla chiusura delle urne. Vale lo stesso principio di una partita di calcio: bisogna attendere che l’arbitro fischi la fine dell’incontro per avere una certezza circa i risultati! 

Che ruolo hanno i social media in una campagna? Quali potenzialità ma anche quali rischi presentano? Si può stabilire un rapporto tra la politica in generale e i social? Si può davvero prevedere l’esito di una campagna basandosi sui social o è un’utopia?

I social media hanno cambiato la nostra democrazia in maniera radicale. Le piattaforme online permettono oggi a chiunque di esprimere la propria opinione e condividerla pubblicamente. La velocità con la quale le informazioni diventano virali fa sì che un post o un tweet di chiunque possa potenzialmente diventare un caso di dominio pubblico. Così è stato per la campagna No Billag: post (pro o contro), nati come commenti privati entro una cerchia di amici, sono stati ripresi e commentati pubblicamente da altri. Le campagne quindi non possono più ignorare i social media. Oggigiorno molte di esse, indipendentemente dal partito che le porta avanti, sono attive sui social prima ancora di apparire nella pubblicità cartacea o nella cartellonistica.

Queste piattaforme creano nuovi problemi per il dibattito democratico. Pensiamo al fatto che una persona con una certa visione politica tende ad avere “amici” sui social che appartengono allo stesso gruppo ideologico. Si tende a una condivisione di contenuti e commenti che rafforzano le proprie convinzioni politiche indebolendo il senso critico, che è cosa fondamentale in una democrazia! Il secondo problema sono le “fake news”. Le notizie false, a volte difficilmente riconoscibili, possono diffondere nella popolazione una falsa percezione dei problemi sociali, esasperando aspetti secondari e nascondendo la verità su questioni più urgenti e prioritarie.

E dunque facile o difficile prevedere l’esito basandosi sui social?

In realtà, i sondaggi sulla No Billag nella Svizzera italiana hanno mostrato diverse lacune, ed è possibile che un’analisi compiuta anche sui social media sarebbe riuscita a predire più adeguatamente l’esito finale. Gli ultimi sondaggi avevano dato infatti il no vicino al 50%, mentre il risultato finale ha chiaramente smentito i sondaggi con oltre il 65% di voti contrari. È evidente che nella metodologia perseguita qualcosa non ha funzionato.

Cambiamo tema: i giovani e il servizio pubblico. Quali passi ulteriori dovrebbe compiere il servizio pubblico per essere più vicino ai giovani? Cosa contraddistingue l’offerta RSI per i giovani dagli altri canali di comunicazione e dalle altre emittenti?

Partiamo da una considerazione basilare: il servizio pubblico è di tutti, quindi anche dei giovani, nonostante il cambiamento tecnologico abbia innegabilmente creato un vuoto generazionale tra il servizio radiotelevisivo e i più giovani. In particolare, la comparsa dei social media e di servizi come Youtube, Netflix e Spotify hanno cambiato radicalmente il modo in cui consumiamo notizie, musica e video. Come risponde la RSI a tutto questo? Anzitutto sta rapidamente recuperando terreno con offerte digitali interessanti, come il servizio RSI News su Facebook, #SPAM e la possibilità di seguire sempre più trasmissioni sul web. In fondo, com’era stato detto in campagna, se è vero che cambiano i canali di comunicazione, resta la necessità di produrre contenuti in lingua italiana per il nostro territorio. Netflix di certo non si preoccupa di raccontare le storie della Svizzera italiana, la RSI invece sì! Ritengo che la direzione giusta da intraprendere sia lo sviluppo delle attività sul web, facendo in modo che i programmi interagiscano con le nuove piattaforme.

E la situazione delle emittenti private, come ti sembra? C’è una differenza sul modo in cui viene trattato il tema giovani in seno alla RSI e invece dalle emittenti private?

Le emittenti private sono soggette alle stesse sfide della RSI. Anche le radio private si stanno muovendo nella direzione di una maggiore visibilità sui canali digitali. Penso ad esempio al recente record del mondo per numero di ore in diretta a Radio3i, un evento ben pubblicizzato e diffuso sui social media che ha avuto un grande successo di pubblico.

Il servizio pubblico sfrutta bene le potenzialità dei social o dovrebbe provare a fare di più? Cosa suggeriresti?

Ovviamente penso che si potrebbe fare di più, anche se non è così facile. I social media sono infatti un canale specifico, molto competitivo per quanto riguarda i contenuti e con una serie di vincoli nella diffusione del materiale imposti dall’azienda che li gestisce. Non dobbiamo dimenticare che i giganti del web sono società private e come tali possono decidere le regole del gioco e cambiarle da un giorno all’altro. Inoltre la comunicazione sui social media è rapida, dinamica e a volte molto superficiale. Diversi studi suggeriscono che l’attenzione media per post è di pochi secondi. La sfida è quindi quella di riuscire a creare contenuti professionali, informativi e che al contempo attirino immediatamente l’attenzione e la trattengano. Una volta si potevano concentrare le forze nella produzione di unica trasmissione settimanale, oggi invece le risorse devono essere segmentate per produrre micro-contenuti che vengono pubblicati in continuazione. La vera sfida di domani per le nostre emittenti radioTV sarà di vincere la competizione sui contenuti. La televisione e la radio come mezzi di distribuzione dei contenuti sono ancora dominanti, ma in forte declino. Tra 10 anni consumeremo la maggior parte dei contenuti solo tramite il web, e pur sembrando molto, in realtà è un tempo molto breve. 

Come giudichi il ruolo della Corsi? Consiglieresti l’adesione alla Corsi? Secondo te, qual è la cosa più importante che fa la Corsi? In cosa invece, per quanto la conosci, potrebbe migliorare?

Il ruolo della Corsi è importante! Essa funge da ponte tra la RSI e il pubblico che paga il canone. Tutti noi abbiamo critiche e suggerimenti su come migliorare il servizio pubblico.  La Corsi permette di raccogliere, anche informalmente, le opinioni del pubblico per migliorare l’offerta della RSI.  Per quanto riguarda il futuro, penso che la Corsi dovrebbe concentrare più energie nei nuovi media, al pari della RSI, e adattarsi ai modi di comunicazione e consumo delle nuove generazioni. Vista la velocità con il quale i media evolvono e l’individualità dei fruitori, fungere da collegamento è un compito difficile, ma essenziale per la definizione di un servizio pubblico. Consiglio perciò a tutti l’adesione alla Corsi, perché come per ogni associazione, l’unione fa la forza. Da soli abbiamo poco potere di influenzare i programmi della RSI, ma un grande numero di soci dà alla Cooperativa forza e legittimità per difendere le posizioni degli utenti nei confronti dell’azienda.

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/marco-battaglia-la-campagna-no-billag-la-piu-lunga-e-intensa-alla-quale-abbia-mai-partecipato/33213-1-ita-IT/Marco-Battaglia-La-campagna-No-Billag-La-piu-lunga-e-intensa-alla-quale-abbia-mai-partecipato.jpg 17.04.2018
7912 Quanto cambia il nostro territorio? A colloquio con Silvia Crivelli Ghirlanda Quanto cambia il nostro territorio? A colloquio con Silvia Crivelli Ghirlanda La storia raccontata attraverso gli archivi della RSI

Sabato 14 aprile 2018 alle ore 17:00 presso il Centro scolastico di Castel San Pietro sarà inaugurato un nuovo Totem RSI.

Abbiamo intervistato, in questa occasione, Silvia Crivelli Ghirlanda, curatrice del Museo etnografico della Valle di Muggio (MEVM) per capire, in particolar modo, quanto questo progetto possa servire alla regione per riscoprire la memoria del passato.

I Totem RSI sono iniziative editoriali della Radiotelevisione Svizzera di lingua italiana sviluppati in collaborazione con la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) e con il sostegno della CORSI. Nel 2011, il progetto Totem RSI presentato da RSI e SUPSI, ha vinto il premio Most Innovative Use on Archive della Federazione internazionale degli archivi FIAT/IFTA.

Con i suoi Totem, la RSI crea veri e propri luoghi di memoria che sono anche occasioni di incontro dove passato e presente si intrecciano. Essi sono pensati per facilitare la scoperta e la riscoperta della memoria storica, sociale e culturale della Svizzera italiana grazie alle preziose testimonianze conservate presso le Teche RSI che sono agevolmente fruibili in formato digitale. Un vero e proprio veicolo di conoscenza e quindi ben rispondente agli intenti contenuti nella Concessione federale che regola il servizio pubblico radiotelevisivo. Per questo la CORSI ha fortemente sostenuto e continua a contribuire allo sviluppo di questo progetto.

Li possiamo interpretare come finestre sulla nostra storia, oppure come libri multimediali capaci di intrecciare passato e presente e di portare alla luce, nonché valorizzare e promuovere l’immenso patrimonio che la RSI custodisce e alimenta dall’inizio degli anni Trenta con oltre 400'000 ore di contenuti audiovisivi.

Il 14 aprile alle 17.00, nel Centro scolastico di Castel San Pietro sarà inaugurato, proprio in Valle di Muggio, un altro Totem RSI. Un modo concreto per essere sempre più vicini ai propri telespettatori e radioascoltatori e per dire loro, a chiare lettere, che gli archivi della RSI stanno anche a loro piena disposizione. Un messaggio che merita la nostra attenzione.

All’inaugurazione di questo Totem RSI interverrà anche Silvia Crivelli Ghirlanda, curatrice del Museo etnografico della Valle di Muggio (MEVM) (www.mevm.ch) che si è prodigata per dotare di una simile installazione Casa Cantoni a Cabbio, sede del MEVM. Questa sarà infatti la collocazione definitiva del Totem RSI che andrà ad integrare la mostra allestita La Valle di Muggio allo specchio. Paesaggio incantevole, paesaggio mutevole. Abbiamo quindi scambiato qualche parola con lei, soprattutto per capire quanto questo progetto possa servire alla popolazione.

 

 

Quali materiali valorizzerete in particolare per il Totem in Valle di Muggio? In che modo avete collaborato con la RSI nella scelta del materiale?

In via generale, i documentari e le registrazioni, di cui daremo un assaggio proprio durante l’inaugurazione, sono stati accuratamente scelti dalla RSI che ha attinto alle proprie Teche. Noi, come Museo, abbiamo indicato alla RSI i criteri per la selezione e l’organizzazione del materiale da inserire nel TOTEM, in modo da rispecchiare il nostro pensiero. Sono stati perciò privilegiati tre filoni: il territorio con le sue particolarità, la società e le attività dell’uomo – che ci permettono di far memoria non solo del paesaggio e del territorio, ma anche delle persone – e, infine, il patrimonio, a cui tra l’altro L’Europa ha dedicato l’intero anno 2018. L'obiettivo dell'Anno del Patrimonio è quello di incoraggiare il maggior numero di persone a scoprire e lasciarsi coinvolgere dal patrimonio culturale. Il Totem RSI, indirettamente, contribuisce a questo progetto di più ampio respiro e svolge una funzione educativa e di conoscenza.

 

 

Che significato ha per la regione il Totem RSI? Per il suo Museo?

Da quando esiste, e sono ormai trentotto anni, il Museo etnografico della Valle di Muggio si prodiga nella valorizzazione del patrimonio culturale tradizionale. Con il suo lavoro di studio, di divulgazione, di restauro conservativo e messa in valore in ottica moderna di nevère, del Mulino di Bruzella, di graa (essiccatoi per le castagne), di cisterne per la conservazione dell’acqua piovana in ambiente carsico, col restauro di muri a secco, di roccoli, recinzioni in pietra, … ha contribuito in modo significativo a rendere consapevoli che degne di rispetto non sono solo le testimonianze della cultura nobile come chiese e ville, bensì anche le tracce lasciate dall’uomo dedito ad attività umili come quelle rurali. Grazie ai progetti promossi dal MEVM numerose testimonianze della civiltà rurale sono state salvate dal degrado tipico di una società in rapida trasformazione.

Il nostro territorio sta vivendo un cambiamento epocale al quale non si dedica la necessaria attenzione. Capire e gestire questo fenomeno significa comprendere il profondo mutamento che ha interessato chi il territorio l’ha modellato: l’uomo e la società. Fedele dunque al suo fine educativo, ma anche a perseguirlo suscitando meraviglia e coinvolgimento, il MEVM si dota di un Totem RSI della memoria che integra il percorso all’interno di Casa Cantoni: un’occasione imperdibile per vedere e aiutare a capire cosa e come è cambiato il nostro territorio.

 

 

Quanto conta per finire la “memoria attiva” della popolazione?

Tantissimo e noi come Museo abbiamo un metodo specifico per “attivarla”. Salviamo gli oggetti dal deperimento, li mettiamo a disposizione della Comunità, dando loro un nuovo significato. Pensiamo ad esempio al restauro del Mulino di Bruzella: non lo abbiamo solamente reso nuovamente capace di macinare grano, ma lo abbiamo anche trasformato in un’attraente meta per una rilassante passeggiata nella natura, rispondendo così alle esigenze dell’uomo contemporaneo, un uomo che sente sempre più l’esigenza di ritemprarsi in un ambiente affascinante e armonioso. I nostri interventi nel territorio vanno visti in quest’ottica e non hanno assolutamente intenti nostalgici.

Intervista di Laura Quadri.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/quanto-cambia-il-nostro-territorio-a-colloquio-con-silvia-crivelli-ghirlanda/33176-1-ita-IT/Quanto-cambia-il-nostro-territorio-A-colloquio-con-Silvia-Crivelli-Ghirlanda.jpg 11.04.2018
7941 Giovani e Politica: il sondaggio Giovani e Politica: il sondaggio

Quale rapporto tra i giovani e la politica?

Ecco cosa è emerso dal rapporto di GFS Bern. 

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/giovani-e-politica-il-sondaggio/33349-2-ita-IT/Giovani-e-Politica-il-sondaggio.jpg 11.04.2018 Sondaggio giovani e politica
https://www.corsi-rsi.ch/content/download/8676/33353/file/easyvotePolitikmonitor17_WIK_D.pdf
7903 Il Gruppo di lavoro "Verifica del concetti di programma" - Intervista a Fabrizio Keller Il Gruppo di lavoro "Verifica del concetti di programma" - Intervista a Fabrizio Keller

L'arrivo del nuovo direttore generale della SSR SRG Gilles Marchand ha portato una ventata di novità anche al Consiglio Regionale (CR) della CORSI. Infatti le "richieste di verifica" o meglio i suggerimenti espressi dalla CORSI alla direzione generale SSR SRG, volti a modificare o precisare alcuni aspetti delle linee di programma della RSI legate al multimedia del prossimo quadriennio, sono stati tenuti in considerazione e saranno messi in opera nel prossimo quadriennio. Un risultato che segna un deciso cambiamento di atteggiamento, staccato dal Gruppo di lavoro (GL di "Verifica dei concetti di programma") coordinato da Fabrizio Keller.

 

Come si è arrivati a questo risultato e perché è tanto significativo per il CR e quindi per la CORSI?

Ogni Direttore generale ha uno stile di conduzione dell'azienda che gli è proprio. Gilles Marchand ha, già nel suo precedente ruolo di  Direttore di RTS, sempre instaurato un costante colloquio con la società regionale dichiarando la propria disponibilità in ogni tempo a valutare l’integrazione  nei concetti di programma dei suggerimenti che venivano dalle società regionali, frutto del loro contatto diretto con il pubblico. Sin dal suo insediamento quale  nuovo Direttore generale della SSR SRG, egli ha ribadito di voler applicare questo metodo di lavoro anche nelle altre società regionali della SSR. Oggi è così possibile un dialogo che va al di là delle semplici competenze statutarie e che coinvolge non solo il Direttore generale ma tutti i quadri dell'azienda, sia nel contesto dell'elaborazione del documento “concetti di programma”, sia nel contesto di seminari di discussione su dei temi specifici che riguardano la programmazione.

 

Mentre con Roger de Weck, il direttore precedente a Marchand?

Con il precedente Direttore l’approccio statutario severo  era la regola: egli ha sempre dichiarato di essere disposto a tenere in considerazione unicamente gli aspetti strettamente legati alle competenze riconosciute sulla carta alle società regionali. Come detto, con Gilles Marchand a questo proposito vi è un cambiamento di passo, dovuto anche al fatto che oggi la struttura piramidale dell'azienda (dopo la riforma del 2009) è consolidata e pertanto l'iniziale severità assunta dal Direttore De Weck, non è più necessaria.

 

Per avvalorare le vostre tesi avete commissionato uno studio all'USI, con conseguente approfondimento da parte del GL di "Verifica dei concetti": cosa ne è emerso?

Lo studio dell'USI non aveva lo scopo di avvalorare le tesi da noi avanzate, bensì di offrire uno spunto scientifico, da parte di specialisti esterni, in particolare per il settore che riguarda il multimedia. Lo studio è molto interessante e sono emersi diversi elementi, che erano stati rilevati per altro anche dal Consiglio del pubblico. Attraverso un monitoraggio e confronti con altre aziende viene indicato un percorso di possibile miglioramento di questo settore della RSI e si propone una valutazione globale di quello che oggi molti definiscono essere un nuovo canale media. Quest’ultimo ha una sua logica e quindi deve avere una propria specifica impronta editoriale oltre a una gestione alla stessa stregua di un qualsiasi altro canale o rete tradizionale.

 

Quali proposte di modifica, in breve, avete inoltrato alla direzione SSR SRG?

Non sono modifiche puntuali, ma è stato chiesto di procedere ad alcune valutazioni così da avere per il futuro una linea strategica chiara e orientamenti più profilati e concreti, per potersi allineare a quelle che saranno le indicazioni strategiche nell'ambito del multimedia del futuro. E questo aspetto non può essere disgiunto dall'organizzazione interna dell'azienda e da una pianificazione finanziaria che finalmente deve vedere il multimedia come un unico settore, e non solo come l'appendice di quelli che sono gli attuali canali o reti senza che vi sia un concetto di intervento complessivo. I mezzi a disposizione della SSR SRG sono oggi limitati. Quindi la gestione dell'intero multimedia deve avvenire con i mezzi già a disposizione per quelle che sono le diffusioni tradizionali (radio e tv). Questo significa che solo con un miglioramento della struttura, una chiara strategia aziendale e una efficace utilizzazione delle risorse, in modo mirato e convergente, sarà possibile mantenere lo stesso livello di qualità dell'azienda, pur dovendo essere attivi anche, come oggi il mercato impone, nel campo del multimedia.

 

Lei conferma quindi che si stia profilando un'apertura della Direzione SSR SRG più decisa nei confronti della CORSI: si può parlare di un vero e proprio cambiamento di rotta?

Un sostanziale cambiamento di rotta sarebbe possibile solo con una modifica dell'impianto statutario SSR SRG, rispettivamente con una modifica degli statuti della società cooperativa CORSI. Quello che sembra avvenire, come già detto, è piuttosto un atteggiamento diverso che la Direzione generale ha assunto nei confronti delle società regionali, coinvolgendole maggiormente nelle proprie scelte e aprendo una discussione a più livelli aziendali e non (come in passato) solo con il Direttore generale o con la Direzione regionale. La struttura della SSR, con un'azienda organizzata in modo piramidale e le società regionali con un compito di accompagnamento critico dell'attività dell'azienda, non subisce un cambiamento sostanziale. Si può però affermare che in questo modo il dialogo tra società regionali ed azienda risulterà facilitato e obbligherà entrambe le parti a impegnarsi di più nella ricerca di qualità, nel nostro caso della RSI.

 

Che tipo di rapporto state instaurando con Marchand?

Quale coordinatore del Gruppo lavoro e concetti di programma mi sono recato in passato a Ginevra ad uno dei seminari organizzati dalla RTS, per discutere dei concetti di programma. Avevo molto apprezzato il metodo aperto di discussione adottato dall'allora Direttore RTS Gilles Marchand, che spaziava a 360°, discuteva di tutte le problematiche connesse con i programmi, e coinvolgeva l'intera sua direzione. Ed erano così coinvolti tutti gli organi della società regionale (Comitato, Consiglio regionale e Consiglio del pubblico). Con Gilles Marchand esiste quindi anche per la CORSI la possibilità di continuare questo dialogo che è stato iniziato alcuni anni fa, discutendo di programmi, di concetti di programmi, di critiche e di possibilità di miglioramento. Chiaramente ognuno però mantiene il proprio ruolo: da un lato la responsabilità della Direzione dell'unità aziendale verso la Direzione generale e il Consiglio di Amministrazione, e dall'altro lato la responsabilità della CORSI quale società regionale verso il proprio pubblico e verso l'Assemblea dei delegati dell'associazione e il Comitato dell'Associazione nazionale.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/il-gruppo-di-lavoro-verifica-del-concetti-di-programma-intervista-a-fabrizio-keller/33122-1-ita-IT/Il-Gruppo-di-lavoro-Verifica-del-concetti-di-programma-Intervista-a-Fabrizio-Keller.jpg 03.04.2018
7865 Intervista a Alessandra Zumthor Intervista a Alessandra Zumthor Abbiamo intervistato per voi la giornalista e direttrice del Giornale del Popolo Alessandra Zumthor

La giornalista Alessandra Zumthor è stata per un quindicennio uno dei volti del telegiornale della RSI, sino al primo novembre del 2015, quando ha assunto la carica di direttrice del Giornale del Popolo succedendo a Claudio Mésoniat. Da quell’avvicendamento sono passati poco più di due anni, un periodo interessante per stilare delle riflessioni sul ruolo assunto e per sondare alcune dinamiche che toccano il giornalismo odierno.

 

Lei ha conosciuto il mondo della carta stampata e quello del video: in cosa si differenziano?

Sono due ambiti entrambi affascinanti e meravigliosi. La stampa scritta, fino all’inizio del Novecento, è stata il maggiore canale d’informazione, poi si sono aggiunte la radio e la televisione, e ora siamo all’era del web. A differenza del cartaceo, il video informativo è più immediato, ma rappresenta una grossa sintesi tematica: il servizio di un telegiornale, ad esempio, non supera i due minuti di durata, quindi la sensazione che ho sempre avuto lavorando al TG, è che “nella penna” rimanessero ancora diverse cose da dire. La carta stampata, dal canto suo, permette un approfondimento maggiore della notizia, ma non ha la potenza dell’immagine che ha il video. L’immagine giusta, abbinata a un determinato concetto, colpisce il pubblico in maniera amplificata.

 

E poi c’è la questione della linea editoriale…

Esattamente. La televisione pubblica dev’essere neutrale e indipendente, mentre un giornale rispetta la propria linea editoriale. Con la stampa ho potuto recuperare il lato del commento o dell’opinione, per contro più limitato in una televisione come la SSR, poiché giustamente il servizio pubblico dev’essere il più possibile rappresentativo di tutte le opinioni in causa.

 

Lei è diventata socia della CORSI dopo aver lasciato la RSI, una volta arrivata alla direzione del Giornale del Popolo: come mai?

Quando lavoravo alla RSI qualcuno ogni tanto tirava fuori il discorso: “Sapete che si può diventare membri della CORSI?”. Sembrava, però (erroneamente) una possibilità riservata agli esterni della SSR, perché la CORSI è un organo di sorveglianza, di controllo e di verifica dei programmi. Paradossalmente, ho cominciato ad interessarmi di più a questa attività una volta uscita dalla RSI, quando sono diventata “un’esterna” anch’io. Inoltre, la proposta per diventare socio è arrivata proprio dalla CORSI, perché chi dirige un giornale può entrare a far parte di questo organo per esprimere il proprio punto di vista. L’adesione, insomma, si è materializzata naturalmente.

Durante il suo periodo alla RSI è stata anche la referente per le pari opportunità in azienda: come reputa l’attuale situazione professionale femminile nel settore dei media e della comunicazione?

In vent’anni di giornalismo ho notato un grosso aumento numerico delle donne impiegate in questo ramo e –di conseguenza, col passare del tempo- anche di quelle con funzioni di responsabilità. Un trend senza dubbio positivo. Quando ho iniziato io le giornaliste c’erano, certo, ma erano una minoranza. Ora diverse colleghe si sono fatte strada, diventando caporedattrici, produttrici, direttrici di dipartimenti o di testate cartacee com’è capitato a me (ricordo che un’esperienza analoga c’era stata a La Regione, con l’ex direttrice Monica Piffaretti).

Ci sono degli aspetti su cui si può migliorare?

Sì, resta ancora molto da fare. Quando si mette su famiglia e, soprattutto, quando arrivano dei bambini, il responsabile di un’azienda dovrebbe dimostrare grande sensibilità nel capire le esigenze di una mamma (e anche di un papà, sia pure con determinate differenze). Parlo anche per esperienza personale, vedendo colleghe che lavorano al GdP che hanno tale necessità. Una collega ha un bambino? Bene, si riorganizza il settore. Penso che per non mettere in difficoltà le mamme a livello professionale, il mondo del lavoro debba implementare maggiormente misure come gli orari flessibili, la turnistica variabile, il telelavoro o il lavoro da casa.

E per i papà?

Il fatto che le donne lavorino va di pari passo con le mutate esigenze dei papà, che sempre di più chiedono orari flessibili. Quindi se un’azienda si dimostra flessibile e attenta agli aspetti di gestione familiare, ne beneficiano anche loro, e parimenti le famiglie, che possono stare più unite. Al GdP crediamo molto che la famiglia debba essere aiutata concretamente: non solo in termini di aiuti agli asili nido, ma in termini di tempo che un papà e una mamma possano trascorrere in prima persona coi loro figli piccoli.

Voltando pagina, la carta stampata è messa a dura prova dall’informazione gratuita in rete. Come possono rispondere i giornali a questa pressione?

I siti, buttando fuori un flusso continuo di notizie, approfondiscono poco e a fine giornata gli utenti spesso hanno in testa una grande confusione, senza avere in chiaro quali siano state le notizie prioritarie. I giornali in un certo senso hanno la funzione di mettere ordine in questo enorme guazzabuglio proposto dal web. Sei stato bombardato da 330 notizie? Ebbene, di queste ne scegliamo una decina e le approfondiamo, in base all’esigenza del pubblico e al nostro criterio editoriale. Con l’approfondimento serio e di qualità vogliamo formare dei cittadini votanti e anche contribuire a mantenere salda la nostra preziosa democrazia, fatta di persone che devono interrogarsi in modo critico su ciò che accade, senza subirlo passivamente.

In che rapporto è la vostra versione cartacea con il sito web del Giornale del Popolo?

Un portale online ci deve essere, perché altrimenti si è tagliati fuori dal web. Anche in questo caso cerchiamo di fare una certa scelta. Naturalmente, le notizie a getto continuo dobbiamo diffonderle anche noi, però cerchiamo il più possibile di non farlo acriticamente. Operiamo una selezione, perché alcune cose ci sembrano meno interessanti di altre. Ad esempio non diamo troppa importanza ai pettegolezzi, e anche a livello di notizie curiose rimaniamo entro certi limiti: non vogliamo rincorrere l’audience a tutti i costi.

 

Nella Svizzera tedesca la SRF mette a disposizione i suoi video di informazione economica ai media privati. Qual è la sua opinione su questo genere di collaborazioni fra pubblico e privato?

Bisognerebbe avere un corrispettivo qui nella Svizzera italiana, magari con un’offerta da parte della RSI, la quale potrebbe produrre dei video che noi potremmo pubblicare, per esempio, sul sito del GdP. I filmati andrebbero valutati caso per caso, perché bisognerebbe poter contare su contenuti neutri e oggettivi, per non cadere in un’interpretazione di parte o inadatta alla nostra linea editoriale. L’interesse comunque non manca.

Lei ha due figli piccoli: che cosa consiglierebbe loro, se crescendo le dicessero che vorrebbero diventare dei giornalisti come la mamma?

Glielo augurerei, perché è un lavoro incredibilmente appassionante. Quello che non mi stancherei di ripetere è di continuare tutti i giorni a essere curiosi, sempre, in ogni occasione. Chiaramente una persona deve possedere una sorta di “fuoco sacro”, perché se dopo due mesi dice “Ah, ma io questa notizia l’ho già vista e sentita”, non è fatta per questo lavoro. È necessario poi sviluppare un grande rigore, senza lasciarsi trascinare dalla fretta e dalla superficialità sempre più in voga purtroppo nell’informazione odierna, per cui tutto dev’essere esposto subito sui siti, notizie importanti accanto a pettegolezzi, e spesso purtroppo prima di verificare da dove arrivano le notizie.

 

Quel “guazzabuglio” di cui diceva sopra!

Sì! Con l’avvento del web e dei social media, pare quasi di vivere una fase di “ubriacatura”. Tutti vogliono raccontare tutto, con le conseguenze che stiamo già sperimentando come le bufale, le “fake news”, che sono di fatto l’effetto perverso dell’entusiasmo per questi nuovi mezzi. Il web, beninteso, resta uno strumento magnifico, ma -per restare all’immagine di prima- non è ubriacandosene fuori controllo che se ne trae il meglio.

 

E, infine, che cosa ne pensa di quei brevi video-news che stanno spopolando sui social media?

Penso che il video breve possa essere interessante e che rappresenti una dimensione accattivante, quasi ludica, per presentare le notizie. Però, se poi non c’è un approfondimento (anche cartaceo se del caso) l’informazione resta incompleta. È come pranzare con un mini-aperitivo. Non possiamo immaginare che si possa conoscere bene una tematica soltanto avendone seguito un video di un paio di minuti.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/intervista-a-alessandra-zumthor/32978-1-ita-IT/Intervista-a-Alessandra-Zumthor.jpg 12.03.2018
7718 Evento Segnalato da SSM SSM SSM

Riceviamo e segnaliamo questa manifestazione in programma il prossimo sabato 27 gennaio 2018 alle ore 14:30 a Bellinzona:

L’SSM - Sindacato dei Massmedia - invita tutta la Svizzera italiana alla

MANIFESTAZIONE POPOLARE

Sabato 27 gennaio ore 14.30

da Piazzale Stazione a Piazza della Foca Bellinzona

"TUTTI A BELLINZONA, IL 27 GENNAIO PER DIFENDERE IL SERVIZIO PUBBLICO"

Per altre informazioni e/o osservazioni potete chiamare il segretariato SSM allo 091 966 66 31 oppure 0795406430.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2018/evento-segnalato-da-ssm/32228-1-ita-IT/Evento-Segnalato-da-SSM.png 27.01.2018 Locandina dell'evento
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7688 In memoria di Stefano Ghiringhelli, presidente della CORSI dal 1981 al 1996 Stefano Ghiringhelli

In ricordo di Stefano Ghiringhelli

 

L’ho conosciuto anzitutto da giovane giurista, avendo avuto la fortuna immensa di svolgere la pratica di avvocato e notaio presso il suo studio di Bellinzona. Un vero maestro, quello che ricordi con ammirazione per una vita intera.  A me, come a molti altri praticanti, ha permesso non solo di rubare i segreti e le finezze del mestiere, ma anche di approfondire e mettere in pratica le nozioni teoriche imparate all’università. Giurista finissimo, conoscitore come pochi, ai tempi in cui non si potevano ancora scaricare da internet, di riferimenti della dottrina del diritto o di stralci delle sentenze del Tribunale federale (che lui citava a memoria), sapeva sempre individuare al meglio vie giuridiche da percorrere a tutela degli interessi del cliente. Gli allegati processuali da lui redatti, frutto di conoscenze profonde e di una proverbiale lucidità, erano dei veri e propri trattati di diritto che suscitavano ammirazione e che mettevano a dura prova i giudici chiamati a decidere. Proprio in quel periodo della mia pratica di avvocatura, e meglio nel 1981, Stefano Ghiringhelli assunse la presidenza della Corsi, di cui era membro di comitato dal 1976, subentrando a Carlo Speziali. Entrò a far parte del Comitato centrale della SSR, dove fu un interlocutore autorevole, sempre ben documentato e perciò ascoltato e apprezzato. Soprattutto seppe battersi a favore dell’allora RTSI, non da ultimo per assicurarle entrate adeguate grazie alla difesa di una chiave di riparto dei proventi del canone particolarmente generosa per la Svizzera italiana quale minoranza culturale e linguistica. In quel periodo gli statuti della SSR e della Corsi conobbero sensibili cambiamenti che permisero, fra l’altro, di costituire una prima Assemblea generale dei delegati quale organo nazionale di discussione e di controllo democratico dell’azienda da parte dei rappresentanti delle società regionali che compongono la SSR. Ebbe sicuramente un ruolo importante nel cambiamento dell’acronimo della RTSI, che è opportunamente diventato espressione di Radio televisione “svizzera di lingua italiana”. Sotto la sua presidenza si sono succeduti come direttori della RTSI Cherubino Darani e Marco Blaser, mentre alla direzione generale della SSR sedevano Leo Schürmann e Antonio Riva. Con tutti questi direttori egli seppe intrattenere un ruolo di costante dialogo, nell’interesse delle produzioni della nostra radiotelevisione.  La Corsi e la SSR hanno potuto beneficiare a piene mani dell’intelligente e costruttiva attività di Stefano Ghiringhelli, che ha contribuito non poco alla loro crescita, grazie alla capacità di adattarsi con lungimiranza alle nuove esigenze dei tempi. Di uomini di questo spessore, intellettuale e morale, il Ticino avrà impellente bisogno anche in futuro.

 

Gabriele Gendotti

a nome del Comitato del Consiglio regionale della CORSI

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7620 Comunicato stampa del Consiglio del pubblico CORSI Comunicato stampa del Consiglio del pubblico CORSI comunicato, pubblico, consiglio del pubblico, CORSI

Comunicato stampa del Consiglio del pubblico CORSI

Lugano, 29 novembre 2017

 

Negli ultimi mesi il Consiglio del pubblico della Corsi (CP) ha dedicato particolare attenzione ad alcune offerte digitali RSI, un’area che avrà una valenza sempre più strategica in questi tempi di digitalizzazione.

Le app RSI monitorate (RSI.CH, RSI.News, RSI Sport, Play RSI, Zero Vero, Cane Peo) sono risultate sostanzialmente un valido prodotto, con funzionalità che in parte garantiscono anche un’interessante interattività e possibilità di approfondimento. Grazie al miglioramento intervenuto nella tempestività di notifica e nell’aggiornamento, le app offrono un buon servizio complementare all’offerta tradizionale, in linea con le abitudini di utilizzo delle nuove tecnologie. Nell’app dedicata all’informazione il CP auspica un maggiore impegno redazionale per una più efficace gerarchizzazione delle notizie; nel contempo invita a dare più spazio alla cultura attualmente poco presente e a rinunciare a segnalazioni di minore rilevanza relative allo sport, che già beneficia di una app dedicata. Anche la app nazionale per l’integrazione “together-living in Switzerland” risulta funzionale e ben concepita. Attraverso il suo approccio ludico avvicina a temi impegnativi e spesso non di facile comprensione. È utile non solo per gli stranieri che decidono di vivere in Svizzera, bensì anche per chi desidera mettere alla prova le proprie conoscenze o utilizzarlo come strumento didattico. Il CP rileva anche la possibilità di ampliamento nell’area giovani e bambini ipotizzando app educative, nelle quali materie come la matematica, l’economia, la scienza e la cultura possono essere divulgate in maniera creativa e divertente in piena aderenza con il mandato di servizio pubblico. Il CP pone inoltre l’accento sulla necessità di ideare programmi radiofonici e televisivi fin dall’inizio già pensati per essere riversabili nell’online o nei sistemi applicativi.

Altro format digitale monitorato dal CP è “Nouvo” - brevi video di circa un minuto sottotitolati e senza audio - che propone un modo di fare informazione fresco e diretto anche con risvolti didattici, capace di intercettare il pubblico giovane e di fornirgli stimoli e piste di approfondimento. Operazione riuscita. La vera sfida di “Nouvo” è l’equilibrio fra brevità e pregnanza. La maggiore opportunità di “Nouvo” – la sua concisione - potrebbe infatti prestare il fianco a una eccessiva semplificazione. È quindi importante verificare che questo equilibrio sia garantito in ogni singolo video.

Attualmente monitorati dal Consiglio del pubblico: lo spazio informativo in tarda serata “InfoNotte”, il programma per giovani “#celapossofare”, la nuova trasmissione televisiva dedicata ai libri “Turné Soirée”, il programma radiofonico “Gustando” e la giornata nazionale dedicata al surriscaldamento del clima.

 

Per informazioni: Raffaella Adobati Bondolfi, presidente del Consiglio del pubblico,

081 284 66 81

079 407 55 24

lellailario@bluewin.ch

via Canevascini 7

CH-6903 Lugano

Tel.: +41 (0) 91 803 91 65

Fax: +41 (0) 91 803 95 79

www.corsi-rsi.ch

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/comunicato-stampa-del-consiglio-del-pubblico-corsi/31482-1-ita-IT/Comunicato-stampa-del-Consiglio-del-pubblico-CORSI.jpg 29.11.2017
7589 La memoria storica della Svizzera italiana La memoria storica della Svizzera italiana Le Teche RSI conservano le storie del passato della Svizzera italiana e sempre più si impegnano a condividerle con il pubblico. CORSI, RSI, Teche RSI, Svizzera italiana, archivi RSI Le Teche RSI conservano le storie del passato della Svizzera italiana e sempre più si impegnano a condividerle con il pubblico.

Spesso pensiamo alla televisione e alla radio come una finestra sul presente. Nel nostro immaginario sono prima di tutto dei media rivolti al qui e ora, servono a raccontare il contemporaneo. Del resto il Telegiornale, il Quotidiano e il Meteo sono i programmi più seguiti anche alla RSI. Ma persino programmi meno centrati sull’informazione hanno sempre un forte legame con quello che è il nostro presente.

Eppure il servizio pubblico radiotelevisivo è anche uno sguardo verso il passato. La RSI può vantare un immenso patrimonio di materiale audiovisivo che va indietro nel tempo fino al 1931, quando nacque la prima radio svizzera di lingua italiana.

Gli archivi della RSI, ufficialmente Teche RSI, sono la memoria collettiva della Svizzera italiana e di tutta la comunità italofona del nostro Paese. Negli archivi RSI c’è la nostra storia, la storia della nostra regione e dei suoi abitanti.

Un patrimonio che non va solo protetto e conservato, ma sempre più valorizzato e condiviso. Anche la CORSI partecipa a questo impegno di promozione degli archivi RSI, sostenendo i Totem RSI, la piattaforma multimediale per la fruizione dei contenuti delle Teche. Ma sono sempre più le attività che voglio far scoprire al pubblico della Svizzera italiana e agli italofoni d’oltralpe i contenuti degli archivi.

Per questo abbiamo chiesto a Mauro Ravarelli, Responsabile Teche e Coordinamento Reti radiofoniche RSI e socio della CORSI, di raccontarci di più delle Teche e delle iniziative della RSI.

Gli archivi della RSI conservano oltre 400'000 contenuti audiovisivi. Che cosa significa per la Svizzera italiana questo immenso patrimonio?
Poter raccontare e ricostruire la propria storia attraverso un gran numero di documenti e testimonianze dirette che attraversano epoche e decenni è basilare sotto il profilo identitario. Un grande archivio, come quello di RSI -e non mi riferisco solo alla quantità ma anche alla qualità dei documenti conservati- ci restituisce informazioni preziose per poter immaginare, progettare e realizzare il nostro futuro.

Avere memoria storica significa poter pesare ciò che ci succede intorno: è utile per fare valutazioni obiettive, per fare confronti e per sviluppare una sensibilità critica necessaria per migliorare in senso lato. Serve insomma a capire il presente, a giudicare e decidere con cognizione di causa sul futuro che ci attende, con la sicurezza di chi conosce gli errori del passato.

Oggi possiamo dare per ovvia questa valenza culturale perché possiamo fruire di questi documenti e accedervi liberamente ignorando le grandi sfide che è stato necessario affrontare per arrivare a questo punto. Non dobbiamo però dimenticare che fino a pochi anni fa il fascino dell’archivio era una pura prerogativa degli specialisti del settore.

Per far capire a chiunque, per apprezzare davvero il valore di questo patrimonio quasi mezzo milione di documenti, per poterlo rispolverare, affrancare dai luoghi comuni e metterlo -meglio, rimetterlo- a disposizione del pubblico -ricordiamoci che è ad esso che appartiene!- è stato necessario un impegno enorme profuso nel tempo, sia in termini di risorse impiegate  sia in termini di investimenti: è stato necessario intraprendere un lungo processo di descrizione dei contenuti, di digitalizzazione, di recupero e salvaguardia; un processo che RSI ha iniziato già fin dai primi anni 2000 e che, per quanto non sia ancora concluso, già ora ci dà l’opportunità di divulgarlo, di “aprilo” e quindi di metterlo a disposizione del grande pubblico attraverso progetti editoriali mirati di natura collaborativa, di forte impatto territoriale e molto moderni anche dal profilo tecnologico.

Ne è prova di questo impegno, peraltro, la recente nascita della Fondazione Patrimonio Culturale della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana che per suo statuto si pone proprio i seguenti obiettivi principali: la promozione di progetti volti alla cura e alla conservazione del patrimonio audiovisivo RSI e la promozione di progetti specifici atti a migliorarne l’accessibilità e la consultazione gratuita da parte del grande pubblico. Fra questi ultimi, mi preme ricordare la nascita della piattaforma storico partecipativa lanostraStoria.ch messa online lo scorso 1. giugno.  

Il patrimonio RSI non è quindi un insieme informe di materiali, ma un universo ben organizzato con molteplici usi possibili che richiede un impegno significativo, sorretto da un concetto di gestione ben preciso, elaborato nel tempo e finalizzato a renderlo un “moderno servizio pubblico”. È un aspetto questo che va sottolineato, anche nell’ottica della continuità e della qualità della stessa professione archivistica alla RSI, partendo dal presupposto che le figure professionali chiamate a gestire devono essere in possesso di molti requisiti per far bene il proprio mestiere, primo tra tutti quello di saper comunicare e mediare il senso profondo del proprio lavoro, della propria identità, della storia comune e manifestando capacità di relazione che vanno ormai da tempo al di là della pur complessa stesura di un inventario: non più solo polvere e oblio!

Secondo la sua opinione quali sono i più importanti documenti d’archivio conservati dalla RSI?
Bella domanda. Non è facile rispondere perché sono moltissimi i documenti, i temi e gli aspetti sociali e storici che essi illustrano, così come sono molteplici le possibili riutilizzazioni e gli interlocutori interessati. Portando all’estremo il concetto, anche semplici immagini di vita quotidiana, proprio per il loro forte potere evocativo possono essere estremamente “importanti” per la nostra coscienza.

Ma è la capacità di valorizzarli che conta. Non dimentichiamo che il valore di un documento è determinato sempre da una valutazione, sia in rapporto al contesto in cui esso è stato prodotto e organizzato sia in relazione a quello in cui viene fruito. Così, i documenti di RSI sono fortemente legati alla vita della nostra azienda, ma lo sono anche a quella della gente che li fruisce in quanto destinatario privilegiato, riproducendo il forte legame di appartenenza che unisce queste due entità in un’ottica di mandato di servizio pubblico. Detto altrimenti: RSI la tua Storia!

La RSI ha sviluppato in collaborazione con la SUPSI e il sostegno della CORSI il Totem RSI. Com’è nato questo progetto?
È nato dalla volontà di rinnovare l’immagine del luogo “archivio” e naturalmente del suo contenuto: come dicevo prima, non più polvere e oblio, ma attraverso la scoperta e/o la riscoperta di un territorio, di una cultura, di tante piccole e grandi storie, si è voluto dare vita e vitalità allo scrigno e al suo tesoro.

Attraverso la finestra del Totem, gli archivi RSI raccontano e ricordano la storia della Svizzera Italiana degli ultimi 80 anni. Come i capitoli di un libro che si susseguono, percorsi definiti di documenti audiovisivi, legati ad un territorio o a un tema specifico, mirano a favorire l’interazione tra la memoria audiovisiva -i documenti d’archivio, appunto- e la memoria attiva della popolazione, degli utenti di queste postazioni multimediali interattive.

Il prossimo Totem RSI sarà inaugurato il 25 novembre in Mesolcina. Ormai sono tanti i Comuni che hanno accolto questo progetto. Ci sono abbastanza contenuti per ogni Comune?
Beh, con mezzo milione di documenti audiovisivi a disposizione nel nostro archivio, come detto, possiamo tranquillamente prevedere un Totem per ogni regione della Svizzera Italiana, sebbene forse non proprio per ogni Comune. Ad oggi abbiamo 16 Totem distribuiti un po’ su tutto il territorio: Leventina, Alta Valle Maggia, le tre valli del Grigioni Italiano, Monte San Giorgio, Onsernone, Val di Muggio, Agno, ecc.). Sono soltanto un paio le regioni che ancora ne sono sprovviste.

Ma ricordo che il nostro progetto non ha soltanto un’impostazione e una valenza “geografiche”: un Totem può essere realizzato in relazione a qualsiasi ambito tematico del quale disponiamo di materiale audiovisivo d’archivio. Infatti un fiore all’occhiello della nostra produzione è il Totem dedicato alla lingua e alla cultura italiana, fatto per il Forum per l’Italiano in Svizzera, un altro dedicato al mondo dello sport, su commissione del Centro Sportivo Nazionale della Gioventù di Tenero, e ancora quello che racconta la storia della ferrovia Lugano-Ponte Tresa. Poi abbiamo i miniTotem (con un numero minore di documenti) tra cui quello per l’Istituto Agrario di Mezzana, il Totem Senior, dedicato al mondo degli anziani, il Totem Bimbi che sta per essere ampliato in collaborazione con Castellinaria. E altri ancora.

Ma Totem non è l’unico progetto di valorizzazione -oppure, in altre parole, di restituzione al pubblico- del materiale custodito negli archivi RSI. Abbiamo anche modalità più tradizionali attraverso programmi radiofonici e televisivi: Moviola 340, Meno 30, Superalbum; abbiamo le serate di proiezioni pubbliche sul territorio Come Eravamo. Ma poi abbiamo progetti legati ai nuovi vettori: “RSI Teche - la tua storia” come pagina Facebook dal successo strepitoso, il canale “archivi” sull’ HBBTV e non da ultimo il portale partecipativo lanostraStoria.ch dove la RSI è un utente come chiunque può esserlo e dove carica moltissimo materiale proveniente dalle sue Teche. Insomma stiamo al passo con l’evoluzione del mondo attorno a noi.

Il servizio pubblico radiotelevisivo è fortemente sotto pressione. Che cosa significherebbe per la conservazione delle memorie della Svizzera italiana un indebolimento del suo ruolo?
…le conseguenze sarebbero drammatiche. L’archivio audiovisivo della RSI è un bene della collettività, gestito per la collettività con mezzi della collettività. In mancanza di questi…

Lei è socio della CORSI dal 1996. Perché è ancora importante essere membri della CORSI oggi?  
Sono passati oramai 20 anni da che sono socio CORSI, ma in realtà già prima, per diversi anni, ricevevo regolarmente una delega di rappresentanza da mia madre.

Sono un dipendente della RSI, ma prima di essere un “attore”, sono anche un cittadino-utente. Essere membri della CORSI è quindi importante per molte ragioni, due in particolare, almeno per me: perché è fondamentale garantire un costante dialogo critico tra la RSI e il suo pubblico allo scopo ultimo di promuovere la qualità dei programmi a favore della collettività; oggi più che mai quindi è importante partecipare a questo dialogo, in modo propositivo e costruttivo. Poi anche per il ruolo che la CORSI ha svolto e svolge a favore della promozione della cultura e della lingua italiana sia sul nostro territorio sia a livello nazionale.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/la-memoria-storica-della-svizzera-italiana/31353-2-ita-IT/La-memoria-storica-della-Svizzera-italiana.jpg 15.11.2017
7567 L'informazione nei video in pillole - «Nouvo»: un'offerta SSR con potenzialità L'informazione nei video in pillole - «Nouvo»: un'offerta SSR con potenzialità I Consigli del pubblico della SSR, tra cui quello della CORSI, hanno messo sotto la lente Nouvo, la nuova proposta d'informazioni online in quattro lingue. CORSI, RSI, Nouvo, informazione, SSR I Consigli del pubblico della SSR, tra cui quello della CORSI, hanno messo sotto la lente Nouvo, la nuova proposta d'informazioni online in quattro lingue.

Berna, 8 novembre 2017. Quest'anno i cinque Consigli del pubblico della SSR (SRG.D, RTSR, CORSI, SRG.R e swissinfo.ch) hanno messo sotto la lente «Nouvo», la nuova proposta d'informazioni attiva da marzo 2017 in tutte le regioni linguistiche. Esito: i video concepiti appositamente per i social offrono informazioni ben sintetizzate e costruite in maniera accattivante per essere consumate da un pubblico di giovani. Lunghezza e sottotitoli sono inoltre perfettamente fruibili dai dispositivi mobili. La sfida principale è riuscire a trovare un equilibrio tra brevità e approfondimento. Il format presenta comunque un grande potenziale.

I video informativi di «Nouvo» si presentano in veste giallo-nera e sono disponibili su Facebook e Twitter nelle quattro lingue nazionali e in inglese. Una delle prime osservazioni dei presidenti dei Consigli del pubblico è la difficoltà nello stabilire a prima vista il collegamento con la SSR.

Sul piano puramente formale i video informativi lanciati dalla RTS non corrispondono volutamente all'offerta abituale; ma sul piano dei contenuti rispondono ad elevati requisiti di qualità, come previsto dalle linee guida editoriali della SSR.

Equilibrio tra brevità e approfondimento
Secondo i cinque rappresentanti delle unità aziendali, la brevità dei video pone sfide elevate ai giornalisti responsabili dei contenuti di «Nouvo». Anche perché non tutti i temi sono facilmente adattabili a questo tipo di format. Per esempio, secondo i presidenti dei Consigli del pubblico, un tema complesso come la revisione dell'AVS 2020 è troppo sfac-cettato per poter essere inquadrato in maniera approfondita e differenziata all'interno di un video in pillole.

Lecito dunque chiedersi se non sia meglio approfondire un solo aspetto di un determinato tema, o illustrarne i vari argomenti chiave attraverso una serie di video. Un'idea assolutamente da prendere in considerazione, secondo la responsabile del progetto Amélie Boguet della RTS.

Differenze regionali nel consumo dei media
Nei progetti o nelle offerte della SSR a livello nazionale come «Nouvo», il concetto unico funziona sempre in maniera diversa da una regione all'altra. Alla SRF, per esempio, la concorrenza online, in particolare quella germanofona dei Paesi limitrofi, è molto grande. In un simile contesto, contrariamente alle offerte on air tradizionali, «Nouvo» SRF deve potersi differenziare in maniera chiara proponendo un'informazione di taglio diverso. 

Un'altra sfida particolarmente importante è la necessità di creare una community e raggiungere così una più ampia fetta di pubblico. «Nouvo» RTS, attivo già dall'inizio della primavera 2016, conta oggi quasi 100 000 follower su Facebook. Nelle altre regioni invece la community è ancora in fase di costruzione.

Inoltre, il comportamento degli utenti nei commenti online varia molto da una regione all'altra: se nella Svizzera occidentale si commenta in maniera massiccia, nella Svizzera tedesca e italiana lo si fa molto meno. Il pensiero sociale di «Nouvo» funziona molto bene nella Svizzera romancia, e i suoi membri sono particolarmente attivi nell'ambito delle tematiche regionali.

Un intenso scambio interregionale
Le cinque redazioni di «Nouvo» sono costantemente in contatto tra loro, ogni giorno discutono temi e si scambiano video autoprodotti di potenziale interesse anche per le altre regioni linguistiche. I presidenti dei Consigli del pubblico caldeggiano uno scambio più intenso di video tra le regioni per sfruttare le sinergie. Sono inoltre dell'opinione che i sottotitoli in particolare potrebbero facilitare l'adozione di video dalle altre regioni.

«Nouvo» andrà avanti come progetto fino a fine 2018. Dopodiché verrà deciso se proseguire il format. I presidenti dei Consigli del pubblico giudicano positiva l'offerta e intravedono in «Nouvo» un grande potenziale da sfruttare. Sarà comunque necessario approfondire accuratamente la scelta dei temi, l'equilibrio tra brevità e approfondimento e fissare le priorità dei contenuti.

Grazie a una presentazione facilmente comprensibile, anche argomenti politici particolarmente impegnativi costituiscono una fonte di richiamo per i giovani, come dimostra l'esperienza delle redazioni di «Nouvo». Ed è proprio in questo ambito che, secondo i Consigli del pubblico, risiede l'unicità del format rispetto ad altri canali d'informazione.

I video andrebbero forse personalizzati in misura maggiore (visualizzando le facce di chi è coinvolto nel programma). Inoltre «Nouvo» non dovrebbe focalizzarsi principalmente sul target dei «giovani» ma parlare a chiunque interessato a ricevere informazioni compatte attraverso video in pillole sui dispositivi mobili.

Sarebbe inoltre auspicabile un maggiore livello di penetrazione di «Nouvo». Per esempio attraverso swissinfo.ch che, presente esclusivamente online, dispone di un ampio mercato a livello mondiale. In conclusione, è un vero peccato che «Nouvo» sia ancora troppo poco conosciuto al grande pubblico.

Gruppo di lavoro dei presidenti dei Consigli del pubblico

Contatto:
Susanne Hasler, capogruppo, presidente del Consiglio del pubblico SRG.D, tel. 076 498 20 22

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/l-informazione-nei-video-in-pillole-nouvo-un-offerta-ssr-con-potenzialita/31230-1-ita-IT/L-informazione-nei-video-in-pillole-Nouvo-un-offerta-SSR-con-potenzialita.jpg 08.11.2017
7568 A San Gallo con il Forum per l'italiano in Svizzera e Ignazio Cassis A San Gallo con il Forum per l'italiano in Svizzera e Ignazio Cassis Il Forum per l'italiano in Svizzera, di cui la CORSI è membro fondatore, si riunirà a San Gallo il 25.11 con la partecipazione del Consigliere federale Ignazio Cassis. CORSI, RSI, Forum per l'italiano in Svizzera, San Gallo, Ignazio Cassis Il Forum per l'italiano in Svizzera, di cui la CORSI è membro fondatore, si riunirà a San Gallo il 25 novembre con la partecipazione del Consigliere federale Ignazio Cassis.

di Diego Erba

Zurigo, Coira, Berna, Milano EXPO 2015, Neuchâtel. Queste le località che hanno accolto negli ultimi anni le assemblee del Forum per l’italiano in Svizzera. A Zurigo nel 2012 i cantoni Ticino e Grigioni si fecero promotori di riunire enti e associazioni che nel nostro paese avevano  a cuore la lingua e la cultura italiana. Ora, a cinque anni di distanza, il Forum annovera ben 36 organizzazioni rappresentative dei principali ambiti d’intervento: autorità cantonali e federali, organizzazioni culturali, enti italo-svizzeri, università e naturalmente anche la CORSI.

La sede scelta per la prossima assemblea del 25 novembre  è San Gallo, cantone che  anni fa ha respinto la proposta governativa di ridurre - per motivi di risparmio - la presenza dell’italiano negli studi liceali. Quel voto del Gran Consiglio sangallese fu accolto con molta soddisfazione dalle autorità ticinesi e da quanti, in ogni parte della Svizzera, s’impegnano affinché le lingue nazionali siano presenti nei programmi scolastici, anche per dare un senso concreto al nostro plurilinguismo. 

Nel corso  dei lavori dell’assemblea si farà dunque il punto sullo stato della lingua italiana nei diversi settori d’attività: italiano lingua ufficiale svizzera; gli svizzeri conoscono la lingua italiana; cultura italiana e svizzeroitaliana in Svizzera; quadrilinguismo e sfide della globalizzazione.

Come noto il Forum si è dotato di un proprio statuto e dispone di un sito www.forumperlitalianoinsvizzera.ch   molto consultato che  fornisce ampi ragguagli sulle iniziative  promosse e che comprende pure una ricca rassegna stampa sull’italiano in Svizzera. L’attività è promossa da un Comitato di 7 membri, presieduto dal Consigliere di Stato Manuele Bertoli, rappresentativo delle diverse componenti del Forum, mentre il coordinamento è assicurato dal sottoscritto.

Numerose le iniziative fin qui promosse. Fra queste merita di essere evidenziata la realizzazione, in stretta collaborazione con la RSI, del Totem dedicato alla lingua e alla cultura italiana in Svizzera. Questo strumento, che ha beneficiato del sostegno della CORSI, contiene numerosi servizi radiotelevisivi conservati negli archivi della RSI ed è stato presentato per la prima volta a EXPO 2015.

Da allora il Totem è  costantemente in viaggio nelle diverse località della Confederazione: per alcuni mesi è stato a Coira, Losanna, Friborgo, Neuchâtel, Basilea, Berna. Fino al 30  ottobre si trovava al Consolato generale d’Italia a Lugano, mentre ora è all’USI. Con il Totem è disponibile anche un Tablet - con tutti i servizi radiotelevisivi - che può servire a illustrare i diversi contenuti durante le conferenze, i seminari, ecc.

A San Gallo ci sarà pure l’attesa premiazione del secondo concorso indetto dal Forum dal titolo “Chi ci capisce è bravo! ”. Aperto a giovani e adulti, il concorso ha voluto rendere visibile e valorizzare la presenza dell’italiano nel contesto del plurilinguismo elvetico.

Altro tema di riflessione sarà il ruolo della RSI come servizio pubblico a favore dell’italianità. Com’è noto il Forum ha deciso di collaborare con la RSI/CORSI per sensibilizzare la popolazione della Svizzera tedesca e francese sull’importante apporto dato dalla RSI alla promozione della lingua e cultura italiana. Il Forum ha favorito e favorirà la presenza di rappresentanti della RSI in diverse località d’Oltre Gottardo in modo di rendere attenti le persone interessate sulle conseguenze connesse all’accoglimento dell’iniziativa “No Billag”.

Infatti, a essere penalizzate saranno soprattutto le minoranze linguistiche (la RSI, ma anche la Radiotelevisione romancia) perché se venissero a mancare i finanziamenti ora concessi, tutte le quattro emittenti pubbliche dovranno smettere la loro attività. Una sensibilizzazione in merito è quindi più che necessaria per valorizzare questo importante vettore della lingua e cultura italiana per il nostro Paese.

Infine a San Gallo – salvo impegni dell’ultima ora - saluteremo la presenza del neo Consigliere Federale Ignazio Cassis. Membro del Comitato del Forum fin dalla sua istituzione, Cassis saprà dare il valore che si merita alla nostra lingua e cultura nella massima istituzione del Paese e potrà sicuramente rappresentare degnamente le attese dei molti italofoni che risiedono di qua e di là del Gottardo.

Quella di San Gallo sarà dunque un’assemblea particolarmente avvincente, aperta a tutti gli interessati.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/a-san-gallo-con-il-forum-per-l-italiano-in-svizzera-e-ignazio-cassis/31239-1-ita-IT/A-San-Gallo-con-il-Forum-per-l-italiano-in-Svizzera-e-Ignazio-Cassis.jpg 08.11.2017
7554 Diventare giornalisti nella Svizzera italiana? Aldo Sofia racconta la sua esperienza Diventare giornalisti nella Svizzera italiana? Aldo Sofia racconta la sua esperienza Qual è la via migliore per assicurarsi un futuro nel giornalismo? Lo abbiamo chiesto ad Aldo Sofia, firma e volto storico del giornalismo svizzero. CORSI, RSI, giornalismo, giornalisti, Qual è la via migliore per assicurarsi un futuro nel giornalismo? Lo abbiamo chiesto ad Aldo Sofia, firma e volto storico del giornalismo svizzero.

Sono sempre molti i giovani che sognano di intraprendere una carriera nel giornalismo. Ma qual è la via migliore per assicurarsi un futuro in questo settore? Lo abbiamo chiesto ad Aldo Sofia, firma e volto storico del giornalismo svizzero. Dal 2016 Aldo Sofia è il direttore del Corso di giornalismo della Svizzera italiana, dopo una lunga carriera alla RSI, per la quale ha girato il mondo.

Un’intervista che introduce l’incontro con Mario Calabresi, direttore del quotidiano La Repubblica, che il 10 novembre sarà negli studi RSI per discutere sul futuro del giornalismo all’interno del dibattito Forse la stampa scritta non morirà... - Web, carta e servizio pubblico: dove va il giornalismo?.  

Attualmente è direttore del Corso di giornalismo della Svizzera italiana. Quanto è importante l’insegnamento e quanto l’esperienza per la professione giornalistica?
Come per tante altre professioni, teoria e pratica sono le facce della stessa medaglia, dunque inscindibili per poter affrontare efficacemente e continuamente aggiornare la preparazione del giornalista. Si tratta oltretutto di un lavoro che sta affrontando una navigazione complessa.

L'irruzione di Internet e dei social media ha rivoluzionato la comunicazione, sia in termini di quantità, non abbiamo mai avuto accesso a così tante informazioni, di velocità, oggi l'agenda deve essere continuamente rivista e aggiornata nel corso della giornata, e di rapporto col pubblico, che può autonomamente crearsi un proprio giornale, può costantemente verificare, può intervenire fornendo informazioni, avanzando critiche, creando quello che è stato definito il citizen-journalism, il giornalismo creato dal cittadino.

Tutto questo comporta due particolari fenomeni: da una parte le crescenti difficoltà della stampa cartacea, che perde pubblicità e lettori a favore dei media elettronici; dall'altra una parziale trasformazione del ruolo del giornalista, che in tempi sempre più stretti deve verificare gli interventi del pubblico, selezionare le informazioni corrette dalle false notizie, e quindi accrescere il suo tasso qualitativo.

È lo sforzo che caratterizza anche i nostri Corsi di giornalismo, aperti a colleghi già inseriti nella professione, come redattori o indipendenti, e che devono poter contare su indicazioni, conoscenze, strumenti sempre più complessi, ma senza dimenticare le regole di base: competenza, correttezza, conoscenza del territorio, verifica delle fonti, eccetera. Il Corso cerca appunto di incrociare queste diverse, ma indispensabili necessità. Uno sforzo indispensabile per garantire un futuro alla professione. 

Quali sono i principali consigli che darebbe a una ragazza o un ragazzo che vuole indirizzarsi nella carriera giornalistica?
Per cominciare, due consigli immediati: portare a termine gli studi, indipendentemente dall'indirizzo scelto, e imparare le lingue: tedesco, francese, inglese. Ci sarà poi la possibilità di imparare la professione. Inoltre, leggere, leggere, leggere: giornali, riviste, libri. Sembra banale, ma la curiosità è un indispensabile carburante di questo lavoro.

Ancora: se avete un campo specifico di interesse, non perdete tempo, cercate di informarvi il più possibile e fatene una propria 'specializzazione'. Affrontate appena possibile una formazione relativa ai media elettronici e il loro uso: sia per conoscerne le enormi potenzialità, sia per capire le sue numerose insidie. Soprattutto, fatevi divorare da una passione indispensabile per poi superare i tanti problemi che incontrerete sulla vostra strada.

È stato a lungo corrispondente e inviato all’esterno. Può parlarci di questa sua esperienza?
Grazie alla RSI ho potuto realizzare in gran parte il sogno di occuparmi dell'attualità internazionale, e di poter raccontare parti di mondo in momenti di straordinaria importanza, dall'Europa al Medio Oriente ai Balcani. Senza presunzione, cercando di capire, facendomi 'contaminare'. Tutto questo mi ha aperto gli occhi, la mente e il cuore. Ciò che credo di aver imparato è che i fenomeni politici, economici sociali non sono dei numeri, e che dietro ogni numero vi sono le persone, con le loro singolarità e le loro storie personali, le loro angosce e le loro risorse, la loro umanità e la loro disponibilità.

I miei maestri di giornalismo sono stati quelli in grado di raccontare 'in diretta' un evento, ma capaci di inserirlo in un contesto storico che ne chiarisca l'origine e la dinamica. Ma non bisogna pensare che tutto questo sia realizzabile solo all'estero. Ad un certo punto dovetti fare una scelta. "Ricordati che il nostro Vietnam è qui", mi disse un collega e amico. È grazie a lui che decisi di fermarmi, e di occuparmi maggiormente di quello che mi circondava, di ciò che c'era sulla porta di casa. E ho potuto farlo inventando e conducendo, con l'indispensabile aiuto di altri colleghi, programmi come TTT, FAX, Falò.

Ma anche quando era in patria l’estero è sempre stato una parte importante del suo lavoro. Cosa significa occuparsi di esteri restando nel proprio Paese?
Significa cercare di capire e di far capire come e quanto dipendiamo dal rapporto col resto del mondo. Vale per tutti, ma vale ancor più per un piccolo Paese come la Svizzera, molto dinamica, ma con un mercato interno limitato e dunque molto dipendente dalle sue esportazioni. Ormai il mondo ci è entrato in casa, e dobbiamo sapere quali vantaggi e quali problemi questo comporta.

Non voler sapere quello che avviene nel resto del mondo, perché le guerre continuano a poche ore di volo dai nostri aeroporti, come e perché si è sviluppato il fenomeno del radicalismo islamico, perché l'Europa deve affrontare il fenomeno delle nuove immigrazioni, quali orizzonti ci preparano le nuove tecnologie, voler ignorare tutto questo è il modo migliore per far torto alla nostra intelligenza e al nostro Paese. La conoscenza rende più consapevoli, forti e indipendenti. E in tutto questo un buon giornalismo è assolutamente necessario.

Alla RSI lei ha lavorato a lungo. Che ruolo svolge il servizio pubblico radiotelevisivo nel panorama mediatico della Svizzera italiana?
Il servizio pubblico svolge sostanzialmente due funzioni fondamentali. La Svizzera, mosaico di culture diverse, ha col servizio pubblico radiotelevisivo la possibilità di esprimere un modello di sensibilità, di convivenza e di coesione nazionale. Sappiamo che si tratta di un aspetto a volte discusso o addirittura negato, e non dico affatto che il settore privato sia del tutto estraneo a questa funzione storica indispensabile per il nostro presente e il nostro avvenire. Tuttavia il servizio pubblico ha in tal senso un mandato inequivocabile e in nessun caso eludibile.

So che è impossibile per tante ragioni tornare al passato, ma ogni tanto mi chiedo se la SRG SSR non possa esprimere maggiormente e collettivamente uno sforzo anche maggiore per esempio con un unico TG serale "svizzero", che sia prodotto da una piccola redazione multilingue, un po' come avveniva in passato. So che si tratta di un'ipotesi improponibile, ma lo affermo per sottolineare la funzione nazionale del servizio pubblico. Del resto, un difetto della stampa della Svizzera italiana è quella di non essere abbastanza attenta e inserita nel dibattito nazionale.

Secondo: un certo tipo di informazione d'attualità e di approfondimento, così importante per le necessità di cui si è parlato prima, può essere garantita unicamente con mezzi finanziari molto impegnativi, anche perché deve produrre programmi nelle lingue nazionali. Ecco perché, senza nulla togliere e anzi eventualmente cercando nuove sinergie col settore privato, occorre preservare il servizio pubblico, con critiche che lo aiutino a crescere e non con attacchi troppo spesso strumentali.

Perché è importante essere soci della CORSI?
Perché la RSI deve essere di tutti, e tutti dovrebbero avere la possibilità di esprimersi, di suggerire, di criticare, di verificare. E la CORSI, nelle sue diverse espressioni e nei suoi diversi impegni, è il veicolo, è la sede in cui la società ha la possibilità di farlo. Ed è indispensabile che lo faccia. Ho viaggiato e conosciuto abbastanza altre realtà per poter affermare che, con tutti i miglioramenti possibili e anche auspicabili, non vi sono molti modelli alternativi di partecipazione.

Foto: Copyright CORSI/D.Schnell

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/diventare-giornalisti-nella-svizzera-italiana-aldo-sofia-racconta-la-sua-esperienza/31116-1-ita-IT/Diventare-giornalisti-nella-Svizzera-italiana-Aldo-Sofia-racconta-la-sua-esperienza.jpg 06.11.2017
7552 Notizie dal Comitato del Conisiglio regionale

Giovedì 26 ottobre 2017 si è svolta la seduta ordinaria del Comitato del Consiglio regionale (CCR) della CORSI. Alla luce della imminente votazione sulla iniziativa No Billag, prevista il 4 marzo 2018, che propone l’abolizione del canone radiotelevisivo quindi di fatto la chiusura della RSI, il CCR ha analizzato la situazione e stabilito i prossimi passi che la CORSI intraprenderà per promuovere il confronto sul servizio pubblico e sulle conseguenze di una sua soppressione.

Coinvolgimento diretto dei soci CORSI

Il Comitato del Consiglio regionale inviterà e incoraggerà i soci della CORSI ad attivarsi con forza e determinazione contro la minaccia che incombe sul servizio pubblico radiotelevisivo e che segnerebbe la fine di uno dei pilastri della convivenza sociale e democratica svizzera. Il CCR ha in particolare deciso di convocare un’assemblea straordinaria dei soci CORSI a inizio 2018 per ulteriormente informare e motivare i membri della Società cooperativa nel loro impegno a battersi per salvaguardare il servizio pubblico quale garanzia della coesione nazionale e della tutela della lingua italiana in Svizzera.

Momenti di incontro per la popolazione

In questa importante fase che precede la votazione, la CORSI continuerà a promuovere e organizzare incontri dedicati al dibattito sul servizio pubblico radiotelevisivo, privilegiando pure momenti di discussione in contradditorio tra favorevoli e contrari all’iniziativa. 

La CORSI in Svizzera interna 

Il 29 settembre a Lucerna si è svolto il Forum nazionale SRG SSR, un’occasione di incontro e di scambio per i membri degli organi e i collaboratori delle quattro società regionali. Giovedì 25 ottobre il gruppo di lavoro dei presidenti regionali ne ha discusso i risultati. Ai partecipanti al Forum è stato spedito un sondaggio il quale esito evidenzierà ulteriori spunti di riflessione. L’Associazione si impegna affinché questo momento di aggregazione diventi ogni anno più proficuo.

I presidenti regionali hanno approvato l’ordine del giorno dell’Assemblea dei Delegati prevista il 24 novembre. I Delegati prenderanno atto della nomina di Marc Furrer quale nuovo membro del Consiglio d’amministrazione SSR designato dal Consiglio federale. Furrer, ex direttore dell’Ufficio federale delle comunicazioni, succederà a Ulrich Gygi, che lascerà il suo incarico a fine 2017. L’Assemblea dei delegati si esprimerà anche sulla sostituzione nel CdA SSR di Lucy Küng.

Il Consiglio d’amministrazione SSR nella Svizzera italiana

Una volta all’anno il Consiglio d’amministrazione SSR si riunisce nella Svizzera italiana con il Comitato del Consiglio regionale. Nel 2018 l’incontro si svolgerà il 4 aprile, molto probabilmente nella cornice dei castelli di Bellinzona.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/notizie-dal-comitato-del-conisiglio-regionale/31098-1-ita-IT/Notizie-dal-Comitato-del-Conisiglio-regionale.jpg 02.11.2017
7545 Forse la stampa scritta non morirà... - Web, carta e servizio pubblico: dove va il giornalismo? Forse la stampa scritta non morirà... Web, carta e servizio pubblico: dove va il giornalismo? Quale futuro per il giornalismo? Mario Calabresi, direttore de La Repubblica incontra Reto Ceschi, responsabile informazione RSI e Matteo Caratti, direttore de La Regione. CORSI, RSI, stampa, giornalismo, Mario Calabresi, La Repubblica, Quale futuro per il giornalismo? Mario Calabresi, direttore de La Repubblica incontra Reto Ceschi, responsabile informazione RSI e Matteo Caratti, direttore de La Regione.

Mario Calabresi, direttore del quotidiano La Repubblica, Reto Ceschi, responsabile informazione RSI e Matteo Caratti, direttore del quotidiano La Regione, sono gli ospiti della serata pubblica Forse la stampa scritta non morirà... Web, carta e servizio pubblico: dove va il giornalismo? in programma il 10 novembre 2017 alle ore 18.00 presso lo Studio 2 della RSI.

A dispetto di chi aveva già pronosticato la sua prossima scomparsa, il giornalismo su carta resiste, anzi rilancia. Riviste emigrate online tornano in tipografia, testate digital only escono anche in versione cartacea, quotidiani come La Stampa, La Repubblica e il Fatto Quotidiano lanciano nuovi inserti d'approfondimento su carta

„Robinson è la ribellione all'idea che tutto sia frammentato e disperso, che la carta sia morta e il declino inesorabile” scriveva Mario Calabresi nel suo editoriale per il lancio dell'inserto culturale. Nell'era di Internet e del sovraccarico informativo la pagina stampata, contro ogni aspettativa, vive una rinascita perché aiuta a fare chiarezza, a dare un ordine e una profondità alle notizie.

Ma questa è solo una delle letture del nostro tempo perché, come il giornalismo di casa nostra ci insegna, il giornalismo di qualità è costantemente minacciato dalle varie ristrutturazioni, fusioni e dai tagli nelle redazioni delle grandi testate cartacee.

Ma i giornalisti non ci stanno e, anzi, nella Svizzera romanda e nella Svizzera tedesca hanno dato vita a nuove realtà indipendenti e digitali come Bon pour la tête, Republik e Wepublish, portale fondato dal giornalista Hansi Voigt secondo il quale „Gli editori non hanno futuro, il giornalismo sì».

Quale futuro, dunque, per il giornalismo? È il tema attorno al quale ruoterà il dibattito moderato dalla giornalista Natascha Fioretti e organizzato in collaborazione dall'ATG (Associazione ticinese dei giornalisti) e dalla CORSI (Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana). Dibattito che intende anche mettere in luce quale ruolo gioca il servizio pubblico radiotelevisivo in un panorama mediatico sempre più complesso, frammentato e con più scarse risorse per tutti,.

Mario Calabresi, già direttore del quotidiano La Stampa dal 2009 al 2015, dirige oggi il quotidiano La Repubblica. È stato inviato a New York per La Repubblica, inviato parlamentare ANSA e inviato a Washington per La Stampa. Ha vinto i premi giornalistici Angelo Rizzoli nel 2002 e Carlo Casalegno nel 2003.

Per ragioni organizzative è gradita la prenotazione a info@corsi-rsi.ch oppure telefonando allo 091 803 65 09.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/forse-la-stampa-scritta-non-morira-web-carta-e-servizio-pubblico-dove-va-il-giornalismo/31076-2-ita-IT/Forse-la-stampa-scritta-non-morira-Web-carta-e-servizio-pubblico-dove-va-il-giornalismo.jpg 30.10.2017
7542 Morresi: “Il successo e l’importanza di una notizia non sono la stessa cosa” Morresi: “Il successo e l’importanza di una notizia non sono la stessa cosa” Il giornalismo è sotto pressione, ma l’informazione è ancora un bene pubblico che va tutelato. Il giornalista Enrico Morresi riflette suoi cambiamenti del settore. CORSI, RSI, giornalismo, Il giornalismo è sotto pressione, ma l’informazione è ancora un bene pubblico che va tutelato. Il giornalista Enrico Morresi riflette suoi cambiamenti del settore.

Come si sta evolvendo il giornalismo? La rivoluzione digitale ha messo fortemente sotto pressione il mondo dell’informazione, ma il giornalismo di qualità è minacciato anche da ristrutturazioni, fusioni e tagli.  

Il 10 novembre la CORSI ha organizzato in collaborazione con l’ATG un dibattito con la presenza di Mario Calabresi, direttore de La Repubblica, per cercare di capire come sta cambiando il giornalismo e il ruolo che svolge il servizio pubblico radiotelevisivo in questo panorama mediatico sempre più complesso.

Il giornalista e socio della CORSI Enrico Morresi ci offre uno sguardo sul giornalismo attuale e l’importanza dell’etica in questo settore, perché la radiotelevisione di servizio pubblico e la stampa, cartacea oppure online, hanno ancora il dovere di fornire approfondimenti su questioni fondamentali per la comunità.

Lei sostiene che l’informazione è un bene pubblico. Dove si inserisce in questo concetto il servizio pubblico radiotelevisivo?
Se vale il principio etico per cui il giornalismo “si distingue nel novero dei beni primari costituzionalmente garantiti [in quanto] produttore e apportatore di un bene essenziale: la conoscenza, più in particolare la conoscenza del mondo sociale” (Bechelloni, 1995), non vedo alcuna differenza nelle finalità del lavoro giornalistico tra media privati e media di servizio pubblico.

Su quali valori e principi si basa la morale del giornalista?
Sull’etica della comunicazione descritta da Habermas e da Rawls (Morresi, 2004), esplicitata nei codici di comportamento nazionali e internazionali, in Svizzera dalla “Dichiarazione dei doveri e dei diritti del giornalista” su cui vigila il Consiglio Svizzero della Stampa. La SSR è partecipe della Fondazione che lo gestisce.

La Rete ha permesso di misurare il successo di pubblico di una notizia controllando il numero di visualizzazioni e le condivisioni.  Che cosa significa questo per l’informazione?
Il successo e l’importanza di una notizia non sono la stessa cosa. L’influenza delle reti non può essere negata, ma i media tradizionali, cartacei ma anche online, devono disporre di solidi filtri di controllo sull’autenticità e l’importanza delle notizie date dai ‘social networks’. Tutto questo è molto costoso! La qualità del cartaceo una volta era sostenuta dagli introiti pubblicitari, oggi la pubblicità va ai siti come Facebook e Twitter, lasciando ai media tradizionali le spese del controllo…

Su Facebook spopolano i video di 1, massimo 2 minuti su gli argomenti più disparati. Il futuro dell’informazione sono queste notizie in pillola? Che ruolo hanno gli approfondimenti?
Le notizie vanno distinte dagli approfondimenti. Giusto che vi siano i notiziari, in cui non si può approfondire… Ma la grande stampa, cartacea oppure online, e la radiotelevisione di servizio pubblico hanno il dovere di approfondire senza mischiare i generi. In tempo di pace può darsi che ciò al grande pubblico non interessi, ma quando la casa brucia si vuol sapere il perché e il percome. Da lì l’importanza delle sedi di approfondimento. Da quando c’è il “caso Trump” gli abbonamenti nuovi a giornali come il “Washington Post” sono cresciuti di decine di migliaia!

Cosa consiglierebbe a una ragazza o un ragazzo che vorrebbero indirizzarsi in una carriera nel giornalismo?
Di non considerare formazione adeguata una qualche facoltà delle cosiddette “scienze della comunicazione”. La base cognitiva di un giornalista si forma nelle facoltà di Lettere, di Diritto, di Economia, di Storia… Le nozioni essenziali di scienze della comunicazione le imparerà lavorando in una redazione seria.

Foto: Copyright Dadò Editore/fotogarbani.ch

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/morresi-il-successo-e-l-importanza-di-una-notizia-non-sono-la-stessa-cosa/31059-1-ita-IT/Morresi-Il-successo-e-l-importanza-di-una-notizia-non-sono-la-stessa-cosa.jpg 25.10.2017
7536 Gli anni che Varlin trascorse in Bregaglia Gli anni che Varlin trascorse in Bregaglia La figlia di Varlin, Patrizia Guggenheim, racconta gli anni che il celebre artista trascorse in Val Bregaglia nei Grigioni italiano. CORSI, RSI, Bregaglia, Varlin, Patrizia Guggenheim, Willy Guggenheim, Grigioni, La figlia di Varlin, Patrizia Guggenheim, racconta gli anni che il celebre artista trascorse in Val Bregaglia nei Grigioni italiano.

di Patrizia Guggenheim

Una casa in campagna. Una bambinaia, naturalmente anche una bambina, una lavatrice, il premio d'arte della Città di Zurigo, una lavastoviglie, mia moglie in un mantello di ocelot, una Fiat, unghie sempre pulite e pieghe ai pantaloni.
Come dice la mia amata gemella Erna: «Ora sei diventato un vero piccolo borghese, indietro non puoi più tornare.»

Così Varlin descrive la sua vita nei suoi primi anni trascorsi in Bregaglia. All'inizio degli Anni Sessanta Varlin godeva di un certo riconoscimento a Zurigo. Era diventato il ritrattista dei notabili zurighesi, un ruolo che da un lato lo lusingava, dall'altro lo metteva a disagio. Ciò rafforzò ulteriormente il suo amore-odio per la città, che lo spinse a fuggire la città e il successo locale preferendo lunghi viaggi in Italia, Spagna e spesso a Parigi.

Tornò così comodo a Varlin il fatto che sua moglie Franca, che sposò nel 1963, possedesse una casa a Bondo. Si ritirarono così in Bregaglia; Varlin mantenne però il suo atelier a Zurigo. Bondo quale luogo di ritiro e di fuga. Per i suoi amici era incomprensibile come un uomo di città come lui, che cominciava la sua giornata con una colazione al mattino presto nel buffet della stazione, e che poi faceva un primo giro nei centri commerciali di Zurigo, potesse ritirarsi nella relativa solitudine di un paese di montagna. Ma essi mantennero i contatti. Non ricordo una settimana senza che qualcuno ci facesse visita. Vennero ad esempio Dürrenmatt, Jürg Federspiel, Hugo Loetscher, l'attore Ernst Schröder, il fotografo, mercante d'arte e editore Ernst Scheidegger e altri.

Gli anni trascorsi in Bregaglia furono un periodo molto produttivo. Ne risultarono molte opere tarde, sempre più influenzate dai suoi contatti con l'Italia che stabilì grazie a Serafino Corbetta. Corbetta era collezionista d'arte e primario presso l'ospedale regionale di Chiavenna. Grazie a lui Varlin conobbe lo scultore Mario Negri e soprattutto l'importante scrittore e critico d'arte Giovanni Testori. Gli intensi scambi con Testori e la sua profonda amicizia diedero a Varlin il coraggio di superare i suoi precedenti limiti artistici.

I formati dei dipinti divennero enormi, gli spazi rappresentati indefiniti fino alla dissoluzione. I ritratti prima chiusi in sé stessi lasciarono posto ad una forma rappresentativa esplosiva. Con la malattia che avanzava, la sofferenza e la morte divennero sempre più un soggetto dei suoi dipinti. Contrariamente al suo precedente motto «lavora piano, ma in compenso poco»,Varlin lavorava ora in modo ossessivo, finché la sua malattia glielo impedì.

Il periodo trascorso in Bregaglia significò per Varlin famiglia, una casa propria, un giardino, uno spazioso atelier, nuove amicizie. Tutto ciò gli permise di compiere un ulteriore passo artistico e di sviluppare opere tarde autonome.

 

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/gli-anni-che-varlin-trascorse-in-bregaglia/31006-1-ita-IT/Gli-anni-che-Varlin-trascorse-in-Bregaglia.jpg 17.10.2017
7524 Cosa significa fare fiction alla RSI? Cosa significa fare fiction alla RSI? Quali sono i piani della RSI riguardo la fiction? L'abbiamo chiesto ad Alessandro Marcionni che da quest'anno guida la Produzione fiction RSI. CORSI, RSI, Alessandro Marcionni, fiction RSI, fiction, Quali sono i piani della RSI riguardo la fiction? L'abbiamo chiesto ad Alessandro Marcionni che da quest'anno guida la Produzione fiction RSI.

All’inizio di quest’anno Alessandro Marcionni ha preso le redini della Produzione fiction della RSI, subentrando a Gabriella De Gara. Diplomato al Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive (CISA), Alessandro Marcionni è stato a lungo collaboratore del Locarno Festival prima di approdare alla RSI. L’abbiamo contattato per approfondire i progetti della televisione svizzera per i prossimi anni

La RSI vuole aumentare le produzioni proprie.  Quali obiettivi si è posta? E come intende raggiungerli?
L’offerta RSI in termini di fiction è da sempre fortemente legata alla sua tradizione, con un occhio di riguardo alla territorialità e all’identità della Svizzera Italiana unita a un respiro più ampio, votata a raccontare storie in cui il nostro pubblico possa riconoscersi aprendosi al contempo al mondo ed alla sua diversità. La volontà di mantenere aperto questo dialogo e garantire una continuità nella nostra proposta ci ha spinto ad esempio quest’anno a produrre ben due serie tv, che verranno diffuse tra novembre e dicembre 2017 e che si affiancano a lungometraggi, cortometraggi e serie web, il cui successo internazionale degli ultimi anni è un incitamento a continuare a fare sempre meglio. Grazie a una selezione attenta e scrupolosa dei progetti che ci vengono sottoposti e coinvolgendo sia autori giovani - come fatto con il Webseries Lab del 2015 – che figure di grande esperienza, cerchiamo di offrire al nostro pubblico un intrattenimento intelligente, in grado anche di mostrare la bellezza dei nostri luoghi e di valorizzare i talenti presenti sul nostro territorio.

Quali sono le principali difficoltà che si incontrano a produrre fiction nella Svizzera italiana?
Le difficoltà ci sono, ma preferisco soffermarmi sulle moltissime opportunità che la nostra regione ci offre. L’alto livello di professionalità che ritroviamo in ambito audiovisivo, insieme ai paesaggi meravigliosi che caratterizzano la nostra regione, sono pilastri straordinari su cui costruire le nostre storie, anche se le dimensioni modeste dell’industria audiovisiva e il ridotto bacino di attori, autori e tecnici cui far capo a volte può farsi sentire quando si affrontano i progetti più ambiziosi. Il calore e la disponibilità di professionisti, istituzioni e popolazione suppliscono però a questi limiti geografici, permettendoci, anche attraverso il dialogo con il resto della Svizzera e con i paesi limitrofi, di mantenerci competitivi e di continuare a migliorare.

Le web-serie attraggono sempre più pubblico in Rete. Anche la RSI ha iniziato a produrre in questo ambito. Che cosa differenzia una serie creata per il web dalle serie tradizionali?
Le webseries, nate in parte come palestra straordinaria per identificare nuovi talenti e nuove forme narrative, si trasforma sempre più in un’occasione preziosa per raggiungere pubblici diversi e per ampliare l’offerta RSI sui propri vettori. Trattandosi di un universo in continua evoluzione, a differenza delle serie tradizionali i prodotti pensati per il web ci permettono anche delle sperimentazioni tecniche e nuove modalità di diffusione, declinate su canali diversi, raggiungendo così i singoli segmenti di pubblico con prodotti che sempre più si avvicinino alle loro esigenze e ai loro gusti specifici.

Prima di essere nominato ‎responsabile Produzione Fiction presso la RSI, si è occupato per molti anni della sezione Pardi di Domani al Locarno Festival. Quali sono le principali differenze nel selezionare produzioni per un festival e una televisione?
L’esperienza maturata nel mondo dei festival grazie al visionamento di corto- e lungometraggi (quasi 15'000 in 15 anni) è stata per me una scuola preziosa che oggi mi permette di confrontarmi con progetti nella loro fase più embrionale. Conoscere nel dettaglio gli effetti che hanno sul pubblico delle idee che nascono in fase di sceneggiatura, così come la scelta di stili, soluzioni e modalità produttive, mi facilita nel valutare i progetti che ci vengono sottoposti, permettendomi di visualizzare senza problemi i potenziali risultati che la scrittura avrà nell’opera terminata. Se è quindi molto diverso confrontarsi con un progetto partendo da un primo breve soggetto rispetto al valutare un film terminato, il linguaggio e gli interlocutori, con cui si è creato negli anni un rapporto di fiducia, sono in realtà gli stessi. È stato bello scoprire, tra i vari dossier già aperti al mio arrivo, come alcuni siano stati promossi da autori che già avevo avuto modo di conoscere sin dai loro primi cortometraggi.

Sempre più le serie televisive di maggior successo sono trasposizioni di libri e saghe. Anche la RSI è interessata a produrre degli adattamenti? Dove vengono trovati di solito i soggetti per le nuove fiction?
Quella degli adattamenti di opere esistenti è una lunga tradizione che seguiamo in parte anche in RSI. Alcune delle opere che ci vengono proposte sono infatti frutto di questo tipo di operazione, semplice soltanto in apparenza. Ci tengo tuttavia a sottolineare come la Svizzera Italiana offra oggi autori sempre più maturi, che possono serenamente confrontarsi con la scrittura di soggetti e sceneggiature originali di grande respiro e potenzialità nazionale e internazionale. Quale che sia la provenienza delle opere che decidiamo di realizzare o che possiamo sostenere grazie al Pacte de l’audiovisuel, l’imperativo resta in ogni caso quello di offrire al nostro pubblico opere stimolanti, siano esse commedie o drammi, mai banali, che intrattengano offrendo nel contempo spunti e riflessioni su temi di attualità e interesse pubblico.

Può darci qualche anticipazione sulle future produzioni RSI?  
Casa Flora e Il Guardiacaccia (rispettivamente 10 e 5 episodi da 23-24 minuti ciascuno), sono un esempio di come RSI voglia sviluppare la propria offerta di fiction culturali e di intrattenimento: saranno diffuse a novembre e dicembre 2017. Sempre entro fine anno scopriremo anche il primo film per il cinema dei Frontaliers, che esce dai confini dello sketch confrontando i nostri amati Bussenghi e Bernasconi con un’avventura molto più articolata e “disastrosa” rispetto a quanto visto fino ad ora. Il 2018 sarà invece l’anno del ritorno di Ann da guera e di una nuova serie web intitolata La strategia dell’acqua.

Con le anticipazioni mi fermerei qui: sono molte le opere che proporre al pubblico nelle sale cinematografiche, sul web e sul piccolo schermo, senza dimenticare il tradizionale e seguitissimo appuntamento con Cine Tell, ideale per scoprire o riscoprire il cinema svizzero prodotto o co-prodotto da RSI, SRF e RTS.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/cosa-significa-fare-fiction-alla-rsi/30965-3-ita-IT/Cosa-significa-fare-fiction-alla-RSI.jpg 11.10.2017
7520 Il Consiglio regionale della CORSI e il suo Comitato si sono riuniti a Lugano Il Consiglio regionale della CORSI e il suo Comitato si sono riuniti a Lugano Il 5 ottobre si sono tenute a Lugano le sedute del Consiglio regionale della CORSI e del suo Comitato, dove si è discusso di No Billag e della situazione della RSI. CORSI, RSI, No Billag, Consiglio regionale, Luigi Pedrazzini, Comitato del Consiglio regionale Il 5 ottobre si sono tenute a Lugano le sedute del Consiglio regionale della CORSI e del suo Comitato, dove si è discusso di No Billag e della situazione della RSI.

Il 5 ottobre si sono tenute a Lugano le sedute ordinarie del Comitato del Consiglio regionale (CCR) e del Consiglio regionale (CR) della CORSI (Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana).

No Billag: la CORSI vuole informare
Il presidente Luigi Pedrazzini ha presentato brevemente i vari aspetti della prossima campagna relativa all’iniziativa No Billag, sulla quale, conformemente a quanto deciso dall’assemblea generale lo scorso 10 giugno, la CORSI si impegnerà a sensibilizzare l’opinione pubblica della Svizzera italiana.

Non appena sarà conosciuta la data della votazione, il CCR trasmetterà uno scritto ai soci della CORSI per informarli sulla posta in palio e per auspicare un loro impegno diretto nella campagna.

Le informazioni del direttore RSI
Nei suoi interventi di fronte al CR e al CCR, il direttore Maurizio Canetta ha presentato la situazione della RSI con riferimento ad alcuni progetti importanti (Campus Comano, la nuova LA2), all’evoluzione degli ascolti (tendenza positiva per Rete Uno) e alle nuove proposte nei programmi. Il direttore Canetta ha pure riassunto la vicenda della mancata trasmissione, da parte della RSI, dei derby ticinesi di hockey. CR e CCR hanno preso atto degli sforzi fatti dalla direzione, giudicandone corretto il comportamento.

Quanto accaduto evidenzia le sfide che la RSI deve affrontare nell’ambito del libero mercato dei diritti radiotelevisivi e deve rendere consapevoli, in vista della votazione sull’iniziativa No Billag, dell’importanza di salvaguardare un servizio pubblico radiotelevisivo forte e indipendente.

La fruibilità dei programmi online
Le trasformazioni in atto portano le radiotelevisioni a diffondere i loro programmi online. Anche la RSI si muoverà in questa direzione. A tutela della fruibilità dell’offerta in tutte le regioni della Svizzera italiana, il CCR ha costituito un gruppo di lavoro che nei prossimi mesi raccoglierà le necessarie informazioni con lo scopo, se necessario, di sollecitare interventi per migliorare la ricezione. Il problema riguarda in particolare le zone periferiche che, agli occhi della CORSI, devono beneficiare dello stesso trattamento degli agglomerati urbani.

Perplessità per lo studio dell’UFCOM
Alcune settimane fa sono stati resi noti i risultati del sondaggio/studio “Analyse der Radioprogramme der SRG SSR 2016” (Italienische und Rätoromanische Schweiz)” commissionato dall’UFCOM (Ufficio federale delle comunicazioni) a Publicom. Il CCR e il CR si sono associati alla presa di posizione del Consiglio del pubblico CORSI, che ha espresso forti perplessità sul metodo di rilevamento e sull’attendibilità delle conclusioni.

Il CP, che si occupa dell’osservazione dei programmi RSI durante tutto l’anno, “ravvisa debolezze metodologiche soprattutto nella pochezza del campione di emissioni esaminate (troppo esiguo per dedurne considerazioni generali realmente significative), nell’artificialità del campione (settimana di palinsesto creata artificialmente) e sulla mescolanza arbitraria di categorie statistiche”.

Approvati i rapporti interni su qualità, vicinanza al territorio e programmi
Il CR ha poi esaminato e discusso i rapporti dei propri gruppi di lavoro interni: “Verifica della qualità”, “Vicinanza al territorio” e “Verifica dei concetti di programma”.

Per quanto concerne la qualità dei programmi, il relativo rapporto si è concentrato sulla scelta degli ospiti alle trasmissioni radio e TV. Nello specifico sono stati esaminati, in collaborazione con RSI, il coinvolgimento di esperti provenienti dal Ticino e dal resto della Svizzera e la presenza femminile. Il rapporto auspica, per un miglior approfondimento della tematica, l’esecuzione di uno studio e monitoraggio esterni a RSI su un periodo prolungato di tempo e riguardante il settore informazione e approfondimento.

Il gruppo di lavoro sui concetti di programma ha messo quest’anno l’accento sull’offerta online RSI, esprimendo tutta una serie di considerazioni e di richieste che saranno discusse con i responsabili dell’azienda.

L’organizzazione di eventi, nella Svizzera italiana e oltralpe, atti a informare sulle sfide del servizio pubblico ha fatto oggetto dell’attenzione del gruppo di lavoro ”Vicinanza al territorio”.

Testo: CORSI

Foto: Copyright CORSI/D.Schnell

Leggi i rapporti completi:

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/il-consiglio-regionale-della-corsi-e-il-suo-comitato-si-sono-riuniti-a-lugano/30941-1-ita-IT/Il-Consiglio-regionale-della-CORSI-e-il-suo-Comitato-si-sono-riuniti-a-Lugano.jpg 10.10.2017 Rapporto del Gruppo di Lavoro "Verifica della qualità"
https://www.corsi-rsi.ch/content/download/8207/30945/file/Rapporto 2017 al Consiglio regionale del gruppo di lavoro verifica della qualità.pdf
Rapporto del Gruppo di Lavoro ”Vicinanza al territorio”
https://www.corsi-rsi.ch/content/download/8208/30948/file/Rapporto 2017 al Consiglio regionale del Gruppo di lavoro vicinanza al territorio.pdf
Rapporto del Gruppo di Lavoro "Verifica dei concetti di programma"
https://www.corsi-rsi.ch/content/download/8216/30988/file/Rapporto 2017 al CR del Gruppo di lavoro concetti di programma - versione sito.pdf
7516 Le voci degli anziani tra web, microfoni e telecamere Le voci degli anziani tra web, microfoni e telecamere La RSI ha incontrato gli anziani del Canton Ticino nell'evento organizzato dalla CORSI per comprendere come è cambiato il rapporto fra gli over 65 e i media. CORSI, RSI, anziani, Consiglio degli Anziani, La RSI ha incontrato gli anziani del Canton Ticino nell'evento organizzato dalla CORSI per comprendere come è cambiato il rapporto fra gli over 65 e i media.

Questo il titolo dell’evento che il Consiglio anziani del Canton Ticino ha organizzato in collaborazione con la CORSI, società regionale della SRG SSR che rappresenta il pubblico della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, lo scorso 19 settembre a Lugano.

Si è trattato di un dibattito/incontro moderato dal giornalista RSI Antonio Bolzani e con gli ospiti: Milena Folletti, responsabile Dipartimento programmi e immagini RSI; Francesca Gemnetti, segretaria generale CORSI; Matilde Gaggini Fontana, valorizzazione teche RSI (totem senior), Gabriele Fattorini, direttore Pro Senectute Ticino.

Interessanti gli stimoli portati dagli ospiti e dal numeroso pubblico presente.

Come è cambiato il rapporto tra anziani e media nel corso degli anni? Come si pone la RSI verso il pubblico over 65? In che modo gli anziani potrebbero collaborare alla realizzazione di programmi radiotelevisivi? L’aspetto legato alle nuove tecnologie è un ostacolo verso la fruizione dei programmi? ecc.

Da questi e altri interrogativi sono emerse alcune considerazioni: non è corretto parlare di programmi per gli anziani, visto che il “pianeta anziani” è ampio e molto diversificato e va dai 65 ai 90 anni e più.

Difficile è anche per il Dipartimento programmi soddisfare tutte le esigenze di fronte ad un mondo complesso, a bisogni che variano dal tanto sport, alla commedia dialettale, ai documentari, ai film, agli orari di fruizione ecc.

A proposito di film è sorta la critica per quelli americani, ma la legge di mercato ed i costi spesso costringono a certe scelte “obbligate”.

In media un anziano usufruisce della televisione per 170 minuti al giorno, mentre il giovane passa 18 minuti perché per lui altre sono le fonti di comunicazione e informazione.

Gli interessanti filmati proposti hanno dimostrato che le difficoltà legate alla digitalizzazione, rivoluzione ultra rapida che vuole il “qui e ora”, può risolversi grazie all’intergenerazionalità all’interno delle famiglie, delle amicizie, di giovani formati anche per esperienze in atto nelle case anziani.

Critiche sono sorte dal pubblico legate alla “lingua usata“ ai microfoni con troppe sigle, presentate con troppa rapidità e con troppi anglicismi ed eccessiva musica di sottofondo.

L’interessante e arricchente discussione è poi continuata durante l’aperitivo di fine giornata con l’augurio di riproporre altre occasioni utili ad una sempre migliore vita attiva e sociale nel corso degli anni.

Testo: Maria Luisa Delcò

Foto: copyright CORSI/D.Schnell

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7514 Feitknecht: Una democrazia diretta senza una pluralità e un’indipendenza nell’informazione non può funzionare Feitknecht: Una democrazia diretta senza una pluralità e un’indipendenza nell’informazione non può funzionare L'imprenditore agricolo Ulrico Feitknecht offre uno sguardo sull'importanza del servizio pubblico radiotelevisivo per il mondo agroalimentare. CORSI, RSI, servizio pubblico radiotelevisivo, Ulrico Feitknecht, Masseria Ramello L'imprenditore agricolo Ulrico Feitknecht offre uno sguardo sull'importanza del servizio pubblico radiotelevisivo per il mondo agroalimentare.

Anche quest’anno la CORSI sarà a Sapori e Saperi, la manifestazione che vuole far conoscere le tradizioni e i prodotti enogastronomici della Svizzera italiana.

La presenza della CORSI è un’opportunità per entrare in contatto con un settore che, anche se spesso viene messo in ombra da altri ambiti, svolge un ruolo centrale per la Svizzera italiana, che va oltre quello dell’approvvigionamento alimentare.

Il lavoro degli allevatori e degli agricoltori è essenziale per tutelare e curare i paesaggi della Svizzera italiana, che rendono la nostra regione un’importante destinazione turistica.  

Radiotelevisione e agricoltura
Ma che cosa pensa il mondo agroalimentare della Svizzera italiana del servizio pubblico radiotelevisivo? Abbiamo contattato Ulrico Feitknecht, che all’edizione del 2016 di Sapori e Saperi era diventato socio della CORSI, per scoprire di più sul punto di vista di questo settore.

Ulrico Feitknecht e la sua famiglia sono i proprietari della Masseria Ramello, uno dei più antichi casali situati nel Parco del Piano di Magadino, il granaio della Svizzera italiana, dove coltivano riso, orzo e altre colture e gestiscono un agriturismo.

L’anno scorso a Sapori e Saperi è diventato socio della CORSI. Perché è importante anche per un agricoltore e allevatore essere membro?
Perché sono anche cittadino / elettore, pertanto un’informazione indipendente mi pare importante. Constato purtroppo che certe trasmissioni informative dei canali pubblici reputano l’audience più importante dei contenuti e così si avvicinano pericolosamente ai metodi di quelli privati. Certi giornalisti dovrebbero essere maggiormente coscienti della loro responsabilità!

Lei è proprietario della Masseria Ramello nel Parco del Piano di Magadino, ma la sua famiglia ha origini svizzero tedesche. Come siete arrivati a gestire un’azienda agricola in Ticino?
Mio nonno paterno è venuto in Ticino nel 1921 dal Canton Berna, gestendo l’azienda dove oggi sorge il Centro Sportivo nazionale di Tenero, oggi lo si definirebbe un rifugiato economico.

Mio padre ha gestito la Masseria Ramello di proprietà della Coop dal 1951 al 1986. Dopo otto anni all’estero, nel 1987 assieme a mia moglie Rosa abbiamo avuto la grande opportunità di poter gestire la Masseria Ramello, che abbiamo acquistato da Coop nel 1998. La dimostrazione che i geni agronomici sono radicati nella nostra famiglia è il fatto che i nostri quattro figli abbiano tutti scelto questa formazione. L’anno scorso abbiamo avuto il privilegio di poter trapassare l’azienda a nostro figlio Adrian che ha deciso di adottare i principi dell’agricoltura biologica per la Masseria Ramello.

Quale ruolo svolge il servizio pubblico radiotelevisivo per il settore agricolo della Svizzera italiana?
Ritengo che l’informazione indipendente e professionale sia il compito fondamentale del servizio pubblico, questa funzione diviene ancora più importante in un settore vieppiù concentrato su pochi attori. Una democrazia diretta senza una pluralità e un’indipendenza nell’informazione non può funzionare.

Come reputa lo spazio dedicato dalla RSI ai prodotti enogastronomici del Ticino e dei Grigioni?
Ritengo lo spazio importante, di fatti su molti canali televisivi i cuochi la fanno da padrone. Preferirei se il tempo passato a seguire i cuochi in Tele, fosse trascorso seduti attorno ad un tavolo gustando in compagnia gli innumerevoli prodotti che il nostro territorio ci offre.

Quanto è importante l’agricoltura e il paesaggio agricolo per l’identità della Svizzera italiana?
Specialmente in una società del terziario avanzato il paesaggio di qualità svolge un ruolo essenziale, rappresenta il substrato sul quale crescono innovazione e soprattutto qualità di vita per noi e i nostri posteri. In questo contesto il granaio del Ticino valorizzato con il PUC, Piano di utilizzazione cantonale, del Parco del Piano di Magadino è certamente una decisione politica lungimirante.

Come ogni anno la CORSI sarà alla fiera Sapori e Saperi dal 20 al 22 ottobre. Pensa che sia utile per la CORSI partecipare a questi eventi?
Gli inglesi direbbero “do good and talk about”, fa del buono e parlane, pertanto la partecipazione della CORSI è importante per far conoscere la tradizione e la pluralità del settore agroalimentare.

Il Ticino è probabilmente la regione in Svizzera con l’offerta più variegata di prodotti tipici e innovativi. 

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7503 Armando Dadò per un ponte fra letteratura e televisione Armando Dadò per un ponte fra letteratura e televisione Libri, radio e televisione sono mondi separati che non si incontrano? L'editore e socio della CORSI Armando Dadò riflette sulla relazione fra letteratura e televisione. CORSI, RSI, Armando Dadò, libri, editoria, Libri, radio e televisione sono mondi separati che non si incontrano? L'editore e socio della CORSI Armando Dadò riflette sulla relazione fra letteratura e televisione.

Ora più che mai il pubblico è confrontato con un'immensa varietà di opportunità di intrattenimento. Non si sono semplicemente moltiplicati i canali televisivi o i programmi radiofonici, ma a competere per l'attenzione delle persone si sono aggiunti videogiochi sempre più sofisticati e i social media, da YouTube a Instagram.

Anche i libri sono stati spesso percepiti come un mondo separato e in alcuni casi in competizione con le altre forme d'intrattenimento, in particolare rispetto alla televisione. Ma è davvero così? Abbiamo contatto Armando Dadò, il noto editore ticinese, e socio di lunga data della CORSI, per capire meglio la relazione fra il piccolo schermo e la letteratura.

Come mai un editore di libri e riviste è socio di una società che rappresenta il pubblico radiotelevisivo? Qualcuno potrebbe dire che sono due settori in opposizione.

No, non sono due settori in opposizione. Sono due settori diversi. In alcuni casi ci può essere una proficua collaborazione.

Lei è socio della CORSI ormai dal lontano 1981, sono già 36 anni. Come è cambiata la RSI in questo tempo?
I cambiamenti ci sono stati in particolare nella televisione. Qui la TV ha certamente modificato e ampliato i suoi programmi. Un settore che si è molto sviluppato è quello dei dibattiti. All’inizio erano rari i casi in cui un politico partecipasse ad un dibattito. Oggi i politici ticinesi sono molto spesso alla TV, partecipando a dibattiti o venendo intervistati su un tema o l’altro. Vorrei inoltre osservare che non riesco a capire per quale ragione in particolare la radio trasmette soprattutto musica inglese, a scapito della musica e della canzone italiana che offre una grande varietà di possibilità.

La RSI vorrebbe investire di più in produzioni proprie. Che cosa può offrire il mondo dell’editoria allo sviluppo in questo ambito?
Il mondo dell’editoria in genere può offrire molte occasioni, molti spunti che possono essere ampliati e sviluppati. Anche i libri (o almeno parte di essi) pubblicati nella Svizzera italiana possono offrire molti temi, molti argomenti a radio e televisione per essere ripresi e sviluppati.
Pensiamo solamente ai due ultimi usciti nelle scorse settimane: il Giornalismo nella Svizzera italiana 1950-2000 di Enrico Morresi e Il Gottardo di Carl Spitteler. La storia del giornalismo degli ultimi vent’anni del secolo scorso è interessantissima e si presta a dibattiti e trasmissioni di vario genere. Ne potrebbero nascere anche documentari di grande interesse. Altrettanto si può dire di Spitteler, un nome che oggi non dice più nulla a nessuno, ma che è stato l’unico svizzero doc a ricevere un Nobel di letteratura.

Ultimamente le serie televisive sono spesso definite la “nuova letteratura”. Eppure gran parte dei maggiori successi televisivi sono trasposizioni di saghe nate fra le pagine dei libri. Qual è la sua opinione sulla questione?
Il libro conserva il suo fascino e la sua importanza che ha sempre avuto. Anche se molti leggono i testi su computer. I lettori di libri non sono mai stati moltissimi e oggi è difficile dire se sono veramente diminuiti. Se costatiamo le molte pubblicazioni che arrivano sul mercato si potrebbe anche avere qualche incertezza. Se poi delle storie o delle documentazioni che escono sui libri vengono riprese dal cinema e della televisione questo non mi sembra un male, purché mantengano una fedeltà con l’originale e non vengano stravolte.

I social media, Facebook, Twitter, Snapchat, si stanno accaparrando una sempre maggiore fetta dell’attenzione del pubblico. Che ruolo può avere la radiotelevisione pubblica in questa competizione?
Non conosco sufficientemente queste realtà per potermi esprimere con sufficiente competenza.
La televisione pubblica dovrebbe comunque cercare di perseguire una buona qualità, senza scadere
ai livelli di molti social media. Naturalmente la qualità deve essere associata all’attrattività. Riuscire a interessare, coinvolgere il telespettatore.

Che spazio possono trovare i libri e la letteratura nei programmi televisivi e radiofonici? In Italia era stato lanciato il talent show per scrittori, Masterpiece, ma non ha avuto il successo sperato.
I libri e la letteratura devono assolutamente avere uno spazio nei programmi radiotelevisivi.
Occorre dire che ci vuole molta abilità nel riuscire a suscitare l’interesse di chi ascolta. Non è un mestiere per dilettanti. Qui entra in gioco non tanto l’improvvisazione o la sperimentazione, ma l’abilità di chi presenta i libri, coinvolgendo di tanto in tanto anche persone esterne, in grado di dare qualche cosa in più.

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7483 Anziani e nuove tecnologie: un binomio che oggi pone molti interrogativi Anziani e nuove tecnologie: un binomio che oggi pone molti interrogativi Il rapporto fra gli anziani e i media è stato al centro dell’incontro organizzato da RSI e CORSI. CORSI, RSI, anziani, No-Billag Il rapporto fra gli anziani e i media è stato al centro dell’incontro organizzato da RSI e CORSI.

Anziani e nuove tecnologie. Un binomio che oggi pone molti interrogativi agli operatori della comunicazione e che è stato posto al centro dell’incontro di ieri pomeriggio allo Studio 2 della RSI a Lugano Besso, organizzato da RSI e CORSI, e moderato da Antonio Bolzani.

di Francesca Monti, corrispondente del Giornale del Popolo

Ma chi sono oggi gli anziani? Una categoria sempre più difficile da definire, secondo il direttore di Pro Senectute Ticino e Moesano, Gabriele Fattorini: questa fascia di età include infatti due generazioni, gli over 65, da poco in pensione, e gli ottanta e novantenni. Persone (e pubblici) con bisogni e competenze in ambito digitale molto diversi.

La Responsabile del Dipartimento Programmi e Immagine RSI Milena Folletti ha precisato a questo proposito che la RSI non produce più programmi “per anziani”: un’etichetta che rischia di ghettizzare ed escludere chi non parla la «quinta lingua della tecnologia». L’innovazione è resa oggi accessibile dal servizio pubblico soprattutto in due modi: attraverso programmi “intergenerazionali”, come le produzioni basate sui materiali delle Teche RSI, di cui Matilde Gaggini Fontana ha mostrato alcuni preziosi esempi; oppure sensibilizzando chi lavora ai programmi sulla necessità di spiegare il lessico tecnologico di volta in volta impiegato.

In un panorama in cui gli over 65 guardano la TV in media per più di tre ore al giorno, mentre bambini e giovani per circa 18 minuti (spostandosi poi su altri schermi), il servizio pubblico ha il compito di garantire a tutti e su tutti i canali l’accesso ai suoi contenuti.

Impossibile, dunque, tacere in merito all’iniziativa No Billag, dal momento che i costi del canone sono motivati anche dagli investimenti che la RSI fa in direzione di questa accessibilità, come ricordato da Folletti. La segretaria generale CORSI Francesca Gemnetti proprio in apertura ha voluto ricordare come la RSI sia «un patrimonio per tutta la Svizzera italiana» che cesserebbe di esistere qualora No Billag avesse la meglio in Svizzera o nel nostro Cantone e che «non ci sarebbe un’alternativa praticabile se il canone fosse bocciato».

Dalle domande del pubblico, sono emerse almeno altre due questioni di rilievo. In primis, la richiesta di “corsi di formazione” all’utilizzo dei nuovi media, a cui la RSI potrebbe dare un contributo. Dall’altro, la necessità di coinvolgere nella progettazione delle nuove applicazioni anche i futuri utenti: come è stato brillantemente osservato dal pubblico, «creare con e non per gli anziani».

Foto: copyright CORSI/D.Schnell

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/anziani-e-nuove-tecnologie-un-binomio-che-oggi-pone-molti-interrogativi/30680-4-ita-IT/Anziani-e-nuove-tecnologie-un-binomio-che-oggi-pone-molti-interrogativi.jpg 20.09.2017
7495 Pedrazzini: "Oggi, abbagliate dal denaro, le Leghe non capiscono l’importante ruolo della RSI" Pedrazzini: abbagliate dal denaro, le Leghe non capiscono l’importante ruolo della RSI Riproponiamo l'intervento di Luigi Pedrazzini riguardo la vicenda dei diritti del derby Ambrì-Lugano. CORSI, RSI, Luigi Pedrazzini, Ambrì-Lugano, derby, diritti televisivi Riproponiamo l'intervento di Luigi Pedrazzini riguardo la vicenda dei diritti del derby Ambrì-Lugano.

Riproponiamo qui l'analisi pubblicata da Luigi Pedrazzini, presidente CORSI, sulle pagine de Il Caffè domenica 10 settembre.

Sono comprensibili, anche per certi versi condivisibili, sentimenti di sconcerto, d’irritazione, anche di rabbia, espressi dai tifosi per la mancata trasmissione televisiva dei derby di disco su ghiaccio fra Ambrì e Lugano. Perché l’evento, ormai entrato nella “normalità” dell’offerta RSI, importante non piace soltanto ai frequentatori abituali delle curve. Perché sono probabilmente in minoranza i ticinesi che rimangono completamente indifferenti quando è in programma lo scontro diretto fra leventinesi e luganesi.

Meno comprensibili, e non condivisibili, gli strali contro la SSR RSI per aver giudicato sproporzionato ed eccessivo il prezzo richiesto da Upc per la rivendita dei diritti televisivi. La RSI, in quanto servizio pubblico, non deve fare i conti soltanto con gli appassionati di uno sport; deve, nel limite del possibile, offrire oltre all’hockey anche calcio, sci, automobilismo, motociclismo, ciclismo, ecc. Deve avere un occhio di riguardo, seppure con minore intensità, su tutta una serie di sport meno seguiti dalla popolazione.

Di più: la RSI deve produrre, oltre allo sport, informazione, cultura, occasioni di intrattenimento per rimanere nei termini della concessione che le garantisce gli introiti del canone. È allora inevitabile avere dei limiti finanziari oltre i quali non si deve andare per acquisire i diritti, anche perché la RSI e la SSR non devono prestarsi spregiudicatamente a un gioco al rialzo dei costi che, alla fin fine, farebbe del male soprattutto ai telespettatori.

Per quanto dispiaciuta per la situazione, la SSR RSI può difendere testa alta la decisione di non aver riacquistato diritti di trasmissione in diretta dei derby. Ha fatto la cosa giusta per difendere la pluralità della sua offerta, per non alimentare un meccanismo perverso di rincaro dei costi, può comunque presentare un’offerta sportiva che, per qualità e quantità, rimane di primo livello.

Per restare all’hockey, ci saranno tutte le sintesi e i gol del campionato e le dirette dei playoff.

Mi preme però sottolineare che questa vicenda può essere considerata come una sorta di campanello d’allarme di quanto potrebbe succedere se, in Svizzera o nel nostro cantone, dovesse avere successo l’iniziativa No Billag, che sarà sottoposta ai cittadini il prossimo anno. Con la scomparsa del servizio pubblico radiotelevisivo preconizzata dall’iniziativa, quindi con la scomparsa della RSI, tutto lo sport finirebbe sui canali tv a pagamento diretto. L’eccezione dei derby - perché fortunatamente possiamo definirla tale - diventerebbe la regola, per la buona pace di chi considera eccessivo un canone che, oltre allo sport, offre al telespettatore senza supplementi di costo molti altri prodotti di qualità.

Qualche riflessione la dovrebbero fare anche i proprietari dei diritti, le diverse leghe sportive che mettono all’asta i diritti delle manifestazioni per massimizzare il profitto senza tenere conto degli interessi del pubblico e dei limiti del nostro paese. Il danno che il sistema provoca al servizio pubblico e alla sua utenza, potrebbe diventare un domani un loro problema. L’imprenditore accorto, che ha fra le mani un prodotto interessante, non si lascia convincere soltanto dall’acquirente che offre il prezzo maggiore. Valuta anche con attenzione come il prodotto viene messo sul mercato, come il “rivenditore” si adopera per valorizzarlo, per farlo durare nel tempo e quanto può contare una clientela fidelizzata.

Lo “sport alla RSI” non è soltanto immagine. C’è commento, approfondimento, c’è continuità d’informazione che lega gli eventi fra loro, c’è un insieme di elementi che da più valore alle manifestazioni. Temo che le Leghe non se ne rendano conto abbagliate come sembrano dai soldi del maggior offerente che non sempre il migliore)!

Testo: Luigi Pedrazzini, presidente CORSI

Foto: copyright CORSI/D.Schnell

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7464 La RSI e la CORSI incontrano gli anziani La RSI e la CORSI incontrano gli anziani La CORSI e la RSI incontrano gli anziani negli studi di Lugano per promuovere la collaborazione. La CORSI e la RSI incontrano gli anziani negli studi di Lugano per promuovere la collaborazione.

La RSI e la CORSI incontreranno il Consiglio degli Anziani del Canton Ticino in una tavola rotonda aperta al pubblico nello Studio 2 della RSI a Lugano il 19 settembre 2017.

Gli sviluppi digitali stanno rivoluzionando il panorama mediatico. Televisione, radio e web sono sempre più intrecciati. Il nostro rapporto con i media è cambiato e sta ancora cambiando, ma come vivono quest’evoluzione gli anziani? 

La CORSI (Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana) ha organizzato una tavola rotonda, moderata dal giornalista Antonio Bolzani, con la RSI, il Consiglio degli Anziani e il direttore di Pro Senectute Ticino e Moesano, Gabriele Fattorini, per approfondire la nuova relazione fra anziani e media.

Gli anziani sono un importante fetta di pubblico e con la tendenza all’invecchiamento della popolazione saranno un segmento sempre più esteso. Milena Folletti, Responsabile Dipartimento Programmi e Immagine RSI, e Matilde Gaggini Fontana, valorizzazione Teche RSI, spiegheranno la strategia e l’approccio della Radiotelevisione svizzera verso il pubblico over 65 e discuteranno come gli anziani potrebbero collaborare maggiormente per la realizzazione dei programmi radiotelevisivi.

Durante l’incontro verrà presentato anche il nuovo mini Totem Senior delle Teche RSI. Dalle voci degli anziani degli anni Quaranta del Novecento al florilegio di attività che impegnano giovani e meno giovani pensionati del nuovo Millennio, la scelta di contenuti audiovisivi presenta uno piccolo spaccato di una categoria anagrafica dilatata e sfaccettata.

Il pubblico presente in sala nello Studio 2 della RSI sarà invitato a offrire la sua opinione e a condividere le sue proposte. Al termine del pomeriggio ci sarà un rifresco offerto dalla CORSI.

L’incontro è aperta a tutti. Per ragioni organizzative è gradita la prenotazione su info@corsi-rsi.ch oppure 091 803 65 09.

Testo: CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/la-rsi-e-la-corsi-incontrano-gli-anziani/30628-1-ita-IT/La-RSI-e-la-CORSI-incontrano-gli-anziani.jpg 08.09.2017
7449 Concorso fotografico di Villach Concorso fotografico di Villach Sei vincitori per il concorso fotografico organizzato dalla CORSI per i soci che hanno partecipato al tour con l'OSI in Austria. CORSI, RSI, OSI, Orchestra della Svizzera italiana, Austria, Villach, foto, concorso Sei vincitori per il concorso fotografico organizzato dalla CORSI per i soci che hanno partecipato al tour con l'OSI in Austria.

La CORSI è andata in tournée con l’OSI in Austria dal 24 al 26 agosto. Per celebrare questo viaggio la CORSI ha indetto un concorso per premiare le migliori fotografie dei suoi soci.

L’Orchestra della Svizzera italiana con il suo direttore principale Markus Poschner hanno conquistato il pubblico al festival austriaco Carintischer Sommer di Villach, dove hanno eseguito l’integrale delle Sinfonie di Brahms. Per esprimere il suo sostegno la CORSI e i suoi soci hanno accompagno l’OSI in questa tournée.

Oltre a Villach i membri della Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana hanno avuto l’opportunità di visitare la spettacolare zona del Lago di Bleda in Slovenia e l’elegante città di Udine in Friuli.

Per celebrare il viaggio la CORSI ha indetto un concorso fotografico per i suoi soci. Per selezionare le migliori foto è stata nominata una giuria composta da: Rafaella Biffi, conduttrice tv e radio alla RSI, Claudio Lazzarino, responsabile settore Rete Uno e Programmi giornalistici, e Giovanni Boffa, responsabile comunicazione della CORSI. 

Dopo una prima scrematura fra le innumerevoli foto che sono giunte alla CORSI, la giuria ha selezionato sei vincitori.

Marie Thérèse Censi, Marie Laure Bosco e Marialuisa Perucconi hanno vinto due biglietti a testa per lo showcase di Rete Uno con Fabio Concato.

Fiammetta Bornatico, Carla Vanetti e Filippo Simona hanno vinto due biglietti a testa per lo showcase di Rete Uno con Giorgio Conte.

“Porto i miei complimenti ai fotografi, - si è congratulata Raffaella Biffi - anche se dilettanti, hanno colto con i loro scatti i colori della stagione e le peculiarità del paesaggio.” Anche la CORSI si complimenta con i vincitori e con tutti i soci che hanno partecipato al concorso e sono venuti con noi a Villach. Potete guardare le foto dei vincitori nella galleria qui sotto.

Il prossimo tour organizzato dalla CORSI sarà a Roma, dove i soci avranno anche l’opportunità di accompagnare il direttore SRG SSR Gilles Marchand e il direttore RSI Maurizio Canetta nel loro incontro con la presidente RAI Monica Maggioni all’Istituto Svizzero.

Testo: CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/concorso-fotografico-di-villach/30309-1-ita-IT/Concorso-fotografico-di-Villach.jpg 06.09.2017 Carla Vanetti
https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/concorso-fotografico-di-villach/carla-vanetti/30599-1-ita-IT/Carla-Vanetti.jpg
Fiammetta Bornatico
https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/concorso-fotografico-di-villach/fiammetta-bornatico/30603-1-ita-IT/Fiammetta-Bornatico.jpg
Filippo Simona
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Marialuisa Perucconi
https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/concorso-fotografico-di-villach/marialuisa-perucconi/30607-1-ita-IT/Marialuisa-Perucconi.jpg
Marie Laure Bosco
https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/concorso-fotografico-di-villach/marie-laure-bosco/30609-1-ita-IT/Marie-Laure-Bosco.jpg
Marie Thérèse Censi
https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/concorso-fotografico-di-villach/marie-therese-censi/30611-1-ita-IT/Marie-Therese-Censi.jpg
7413 Andrea Illy a colloquio con Lino Terlizzi Andrea Illy a colloquio con Lino Terlizzi Andrea Illy, presidente di illycaffè, sarà a Lugano negli studi RSI insieme al giornalista Lino Terlizzi in un incontro aperto al pubblico. CORSI, RSI, illycaffè, Lino Terlizzi, Andrea Illy, Andrea Illy, presidente di illycaffè, sarà a Lugano negli studi RSI insieme al giornalista Lino Terlizzi in un incontro aperto al pubblico.

Andrea Illy, presidente di illycaffè, incontrerà a Lugano il giornalista Lino Terlizzi, editorialista del Corriere del Ticino e collaboratore de Il Sole 24 Ore per la Svizzera, per raccontare al pubblico presente negli studi della RSI la sua esperienza professionale e offrire il suo punto di vista di imprenditore sulla situazione economica internazionale e su quella del mondo del caffè.

Quando Francesco Illy nel 1933 fondò la illycaffè, difficilmente avrebbe potuto immaginare che cosa sarebbe diventata la sua azienda produttrice di caffè. La società triestina è arrivata alla sua quarta generazione e il suo marchio è diventato sinonimo di cultura del caffè.

Andrea Illy ha contribuito a portare la qualità al centro delle attività di illycaffè. L'azienda di famiglia ha ottenuto riconoscimenti internazionali, in particolare nell’ambito della responsabilità sociale e ambientale.

A Lugano negli studi della RSI Andrea Illy dialogherà con il giornalista ed editorialista Lino Terlizzi. L’incontro è organizzato dalla CORSI (Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana) in collaborazione con AITI, l’Associazione delle industrie ticinesi, per promuovere il dibattito sull’informazione economica e il servizio pubblico attraverso il punto di vista di un imprenditore di levatura internazionale.

Il pubblico in studio conoscerà meglio l’esperienza professionale del presidente di illycaffè, le prospettive del settore e lo stato dell’arte del Made in Italy. Andrea Illy ha iniziato i suoi studi in Svizzera e questo incontro sarà anche un’occasione per l’imprenditore triestino di offrire il suo punto di vista sui rapporti fra la Svizzera e l’Italia e più in generale sulla situazione economica internazionale.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/andrea-illy-a-colloquio-con-lino-terlizzi/30198-3-ita-IT/Andrea-Illy-a-colloquio-con-Lino-Terlizzi.jpg 28.08.2017
7409 Francesca Margiotta, la regina dei fornelli della Svizzera italiana Francesca Margiotta, la regina dei fornelli della Svizzera italiana La conduttrice di Cuochi d'artificio ci racconta il suo rapporto fra tv e cucina. Francesca Margiotta, Cuochi d'artificio, CORSI, RSI, Andrea Illy La conduttrice di Cuochi d'artificio ci racconta il suo rapporto fra tv e cucina.

Dagli studi della RSI Francesca Margiotta anima la cucina più celebre della Svizzera italiana. Le abbiamo fatto alcune domande per conoscere meglio il suo rapporto con i fornelli e il piccolo schermo e abbiamo fatto alcune curiose scoperte. 

Carlo Cracco diceva “se vuoi fare il figo usa lo scalogno” e lo ha reso anche il titolo di un suo libro. In cucina, per te, cosa rende veramente "fighi"?
Mi piace pensare che ognuno di noi abbia la sua ricetta per essere “figo” in cucina. I nostri piatti forti, ad esempio, sono un piccolo marchio di fabbrica che i nostri ospiti conoscono e, magari, richiedono, se invitati.
Tuttavia credo che uno dei segreti dei grandi chef, ciò che rende loro fighi e che potrebbe funzionare anche per noi, con un po’ di impegno, è l’effetto sorpresa, insomma: creatività e fantasia.
La cosa che mi lascia sempre piacevolmente stupita quando assaggio i piatti dei miei chef preferiti è la capacità di osare, azzardando inediti accostamenti…oppure, per noi “comuni mortali”, ispirandoci ad accostamenti inusuali già sperimentati da chi è del mestiere. Un mestiere che evidentemente, oltre ad un grande sacrificio quotidiano, esige anche una ricerca continua.

In televisione il numero di programmi e talent show di cucina è esploso. Come mai c’è sempre più interesse per questo genere?
Ho una certezza: che il cibo faccia compagnia. Resta un territorio comune, un argomento sul quale tutti, in qualche modo, abbiamo competenza ed occasione di confrontarci. Non importa se si ama cucinare, se non lo si fa, se si hanno gusti particolari o se si è dei veri appassionati: la cucina ed il cibo creano un’atmosfera di casa.
Certo, non tutti i programmi di cucina sono uguali. In qualche occasione, si tratta di un pretesto per fare da “contenitore” per altri temi, qualche volta è la sfida, il gusto del vedere la competizione, che appassiona… io so che, ad esempio, Cuochi d’artificio è apprezzato perché dà utili consigli in cucina ma anche, con i suoi ospiti, cerca di fare “cultura del cibo”. È sempre più importante sapere quel che mangiamo, e questo può essere un altro motivo per cui i programmi di cucina riscuotono tanto interesse.

Anche in Rete il cibo sembra ormai onnipresente. In particolare su Facebook è difficile non incappare su qualche video, in cui agili mani stanno preparando un qualche piatto o dolce. Che cosa cambia per un programma televisivo di cucina con questa nuova competizione?
Trovo questo fenomeno molto divertente, ed anche arricchente. Avere un pubblico competente e stimolato, in questo senso, ci spinge a nuove sfide. Attenzione, però, alla saturazione: io ne soffro. Quando mi capita di vedere molti di questi video, proprio sui social da voi citati, mi prende una sorta di insofferenza che, anziché crearmi attrazione verso il cibo, mi crea repulsione.
Mi piace vedere uno chef alle prese col suo mestiere: come si dice dell’ufelèe? :-)

Se non fossi conduttrice di un programma di cucina, che cosa faresti?
Senza dubbio sarei alla radio, da dove già arrivo, a raccontare di musica, di storie, di emozioni. Insomma, sarei sempre “in aria”! (anche se da bambina sognavo di fare l’astronauta o l’attrice!)

Guardavi “Cosa bolle in pentola”, il primo programma di cucina trasmesso dalla RSI e condotto da Bigio Biaggi? Come si è evoluto lo stile di conduzione in questi anni?
E come dimenticare il mitico Bigio e le sue imprese trai fornelli, i suoi compagni d’avventura e quell’atmosfera di casa che c’era in quei programmi?
Non saprei parlare di “evoluzione” della conduzione, un po’ perché mi sembra presuntuoso, un po’ perché ogni periodo storico ha il suo naturale adeguamento a quel che c’è intorno. Oggi, forse, i tempi televisivi sono meno dilatati, il ritmo è un po’ più intenso…ma so anche che “Cosa bolle in pentola” è, per il nostro pubblico, ancora ben presente nelle menti e nel cuore. Quindi direi che ci adeguiamo alla modernità del mezzo senza perdere di vista i maestri che ci hanno preceduti!
Aggiungo che ogni persona ha il suo stile, il suo carattere: condurre un programma non significa recitare, quindi le singole personalità emergono, dando ai programmi sapori diversi.

Quando cucinare diventa uno spettacolo di fronte a migliaia di persone, come cambia l’intimità della cucina di casa?
Se si intende nella MIA cucina, be’, direi che nulla è cambiato! Vi dirò: ho un compagno che ama cucinare e lo fa benissimo, quindi eleggo lui a “star” dei miei fornelli! Io resto una cuoca che ama cimentarsi ma troppo pigra per il cimento quotidiano! Soprattutto, faccio una cosa che sconsiglio sempre ma nella quale cado spesso: sperimentare un piatto, per la prima volta, quando ho degli invitati!
Se invece la domanda allude alle cucine di tutti: io spero che qualche dritta arrivi a chi ci segue, qualche informazione per giungere meglio in fondo alle ricette ed essere sempre stimolati a mettersi alla prova. Spero che l’ansia del giudizio, quello degli ospiti ad esempio, non venga a nessuno!

A settembre la CORSI porta Andrea Illy, il re del caffè, negli studi della RSI per un incontro con il pubblico. Se dovessimo sorprenderlo con qualcosa di unico fatto con il caffè, cosa ci suggeriresti?
Domanda da un milione di dollari, anche di più!
Di menù a base di caffè ne sono stati proposti, a partire da svariati chef stellati, parecchi.
Ma per rendere la proposta più originale, perché non proporre una cena intera a tema “chicchi”, in cui ai chicchi di caffè vengano affiancati gli altri preziosi chicchi che usiamo in cucina, a partire da quelli del riso, passando magari per un secondo con carne ed altri chicchi -quelli della melagrana- e concludere con un dessert preparato sempre col caffè e con la farina ricavata dai chicchi di mais?
E perché -azzardo ancora più grande- non accompagnare una simile cena con diversi blend di caffè e diverse preparazioni (caldo, freddo, miscelato, in cocktail)?
Ma soprattutto: me lo presentate, il Signor Illy?

Naturalmente sei invitata all'incontro del 7 settembre. L'entrata è libera e speriamo possa interessare anche altre persone. 

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/francesca-margiotta-la-regina-dei-fornelli-della-svizzera-italiana/30165-1-ita-IT/Francesca-Margiotta-la-regina-dei-fornelli-della-Svizzera-italiana.jpg 23.08.2017
7407 Tournée in Austria per l'OSI con Rileggendo Brahms Tournée in Austria per “Markus Poschner & OSI” con Rileggendo Brahms L’Orchestra della Svizzera italiana e il suo direttore Markus Poschner sono attesi il 24 e il 26 agosto in Austria accompagnati dalla CORSI. OSI, Orchestra della Svizzera italiana, Markus Poschner, Austria, CORSI, RSI L’Orchestra della Svizzera italiana e il suo direttore Markus Poschner sono attesi il 24 e il 26 agosto in Austria accompagnati dalla CORSI.

L’Orchestra della Svizzera italiana e il suo direttore principale Markus Poschner sono attesi il 24 e il 26 agosto in Austria per eseguire l’integrale delle Sinfonie di Brahms nell’ambito del Carintischer Sommer.

I concerti denominati “Markus Poschner & OSI - Brahms Zyklus”, attesi quali momenti culminanti dal festival austriaco, avranno luogo nel Congress Center di Villach e riproporranno fuori dai confini nazionali Rileggendo Brahms, il progetto realizzato dall’OSI e Markus Poschner nel 2015/16 per la prima stagione nella nuova Sala Teatro del LAC.

Registrate live dalla RSI, le quattro Sinfonie sono state pubblicate su DVD nel dicembre 2016 da Sony Classical in un prezioso cofanetto che ha riscosso l’attenzione e l’interesse della critica musicale europea più autorevole, con numerose ed eccellenti recensioni, oltre alle “5 stelle” della rivista MUSICA.

Una rilettura dell’opera di Brahms diversa, che si basa sulla tradizione di Meiningen, molto vicina alle intenzioni interpretative dello stesso Brahms, e alla quale Markus Poschner si è avvicinato studiando fonti in parte ancora poco conosciute, anche grazie alla collaborazione con il Brahms-Institut di Lubecca.

L’Orchestra e il suo direttore sono inoltre stati invitati dal Carintischer Sommer ad aprire al pubblico le prove di sabato 26 agosto alle ore 13 nell’ambito di “Auftakt!” per dialogare con gli interessati e presentare le particolari scelte interpretative. L’OSI porta nuovamente il nome della Svizzera italiana all’interno di contesti musicali prestigiosi: un riconoscimento per la peculiarità delle sue produzioni e per l’alto livello artistico raggiunto. Un progetto e una tournée resi possibili grazie a Helsinn, Partner Internazionale OSI. La tournée è inoltre sostenuta da Pro Helvetia.

La CORSI organizza una trasferta a Villach per seguire la tournée con un gruppo di suoi soci e con alcuni Amici dell’OSI. Le iscrizioni sono chiuse.

Testo: OSI

Foto: Copyright OSI/D.Vass

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/tournee-in-austria-per-l-osi-con-rileggendo-brahms/30152-1-ita-IT/Tournee-in-Austria-per-l-OSI-con-Rileggendo-Brahms.jpg 21.08.2017
7441 Prolungata di un anno la concessione SSR Prolungata di un anno la concessione SSR Il Consiglio federale ha prolungato di un anno la concessione SSR, ossia fino al 31 dicembre 2018, senza apportarvi modifiche. SSR, SRG SSR, Consiglio federale, concessione SSR Il Consiglio federale ha prolungato di un anno la concessione SSR, ossia fino al 31 dicembre 2018, senza apportarvi modifiche.

Il 16 agosto 2017 il Consiglio federale ha prolungato di un anno la concessione SSR, ossia fino al 31 dicembre 2018, senza apportarvi modifiche. In questo lasso di tempo si potrà adeguare la concessione in modo da integrarvi le misure a breve termine identificate dal Consiglio federale per rafforzare il servizio pubblico nazionale. La concessione rielaborata sarà posta in consultazione pubblica a fine 2017. Sarà valida dal 1° gennaio 2019 fino all'entrata in vigore di una nuova legge sui media elettronici.

Già nel suo rapporto sul servizio pubblico nel settore dei media del 17 giugno 2016, il Consiglio federale aveva dichiarato che i cambiamenti repentini sul piano tecnologico e delle abitudini di fruizione richiedevano un adeguamento del servizio pubblico nell'ambito mediatico. Gli adattamenti dovrebbero avvenire in due tappe.

Nel breve termine il Consiglio federale intende rafforzare il profilo del mandato di prestazioni della SSR nella concessione in vigore dal 2019, delineando in questo modo più chiaramente il carattere di servizio pubblico di quest'ultima. In tale contesto saranno considerati aspetti già trattati nel suo rapporto.

Tra questi rientrano ad esempio una maggiore raggiungibilità dei giovani, assicurare i servizi informativi e culturali già esistenti, imporre requisiti più elevati per i servizi di integrazione, accentuare ciò che differenzia la SSR e fare ulteriori sforzi nell'ambito dell'intrattenimento. A medio termine il Consiglio federale mira ad adeguare la legge sulla radiotelevisione per trasformarla in una legge sui media elettronici.

Siccome l'attuale concessione SSR scade il 31 dicembre 2017, il Consiglio federale ha deciso di estenderla di un anno fino al 31 dicembre 2018 senza modificarla. Entro questo termine sarà possibile elaborare una concessione valida fino all'entrata in vigore della legge sui media elettronici.

La nuova versione della concessione SSR sarà oggetto di una consultazione pubblica a fine 2017. Il Consiglio federale prevede di decidere a metà 2018 in merito alla concessione rielaborata, la cui entrata in vigore è prevista per il 1° gennaio 2019.

Testo: Ufficio federale delle comunicazioni UFCOM

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/prolungata-di-un-anno-la-concessione-ssr/30272-1-ita-IT/Prolungata-di-un-anno-la-concessione-SSR.jpg 16.08.2017
7362 VPD e HbbTV: il Comitato della CORSI analizza i progetti digitali RSI VPD e HbbTV: il Comitato della CORSI analizza i progetti digitali RSI Il Comitato del Consiglio Regionale della CORSI nella sua regolare riunione mensile si è focalizzato sui progetti digitali della RSI VPD, HbbTV, CORSI, RSI, RSI digitale, Comitato del Consiglio regionale, Comitato della CORSI Il Comitato del Consiglio Regionale della CORSI nella sua regolare riunione mensile si è focalizzato sui progetti digitali della RSI

Il Comitato del Consiglio Regionale della CORSI si è riunito il 12 giugno a Lugano nella sede RSI di Besso per il suo regolare incontro mensile. 

Il Comitato del Consiglio Regionale si occupa della definizione della strategia di fondo della programmazione della RSI e segue la sua attuazione, informandosi sul suo lavoro. L’incontro del 12 giugno si è focalizzato in particolar modo sui progetti digitali della RSI: il VPD (Vicinanza al Pubblico Digitale) e l’HbbTV.

Il progetto VPD è un elemento importante della strategia aziendale della SSR, che prevede di andare incontro alle esigenze del pubblico sempre più numeroso che segue i programmi RSI tramite dispositivi mobili, computer e smart tv.

Alla riunione mensile del Comitato del Consiglio Regionale (CCR) della CORSI hanno preso parte, oltre ai suoi membri, il direttore RSI Maurizio Canetta e Luciano Lavagetti, responsabile Progetti della Direzione.

Un futuro digitale
È stato presentato l’avanzamento dei lavori del progetto VPD. Fa parte della strategia della RSI che l’informazione news passi soprattutto dall’online, mentre la televisione sarà sempre più dedicata agli approfondimenti sull’informazione.

Il direttore Canetta ha precisato che questa informazione online non significa eliminazione dei contenuti classici. Il Telegiornale e il Quotidiano resteranno come pilastri del palinsesto televisivo.

“Si tratterà – ha spiegato Canetta - di tener conto dei nuovi modi di fruizione e della modalità di conoscenza delle notizie, che è completamente cambiata.” Le trasmissioni di attualità della RSI dovranno cambiare il modo di trattare le notizie a seconda del momento della diffusione, tenendo conto di che cosa è già stato in gran parte consumato dal pubblico.

La fruibilità dell’HbbTV
Un altro importante tassello della strategia digitale della RSI è l'HbbTV, su cui il Comitato del Consiglio Regionale ha voluto soffermarsi più nello specifico. HbbTV significa Hybrid broadcast broadband TV. Gli attuali televisori possono essere tutti collegati alla Rete e con l’HbbTV la diffusione dei segnali radiotelevisivi (ossia broadcast) viene legata a internet (broadband).

I maggiori dubbi del Comitato riguardano le difficoltà della sua implementazione soprattutto nelle zone periferiche. La questione della fruibilità del servizio HbbTV in tutte le località era uno dei primi punti interrogativi che il Comitato aveva posto al Consiglio d’Amministrazione della SSR.

Il CCR ha deciso di incaricare due membri, Maurizio Michael e Giacomo Garzoli, di approfondire questo tema e presentare alcune proposte concrete su come il Comitato può attivarsi nei Comuni e con le aziende elettriche della Svizzera italiana. 

Testo: CORSI

Foto: Copyright CORSI/D.Schnell

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/vpd-e-hbbtv-il-comitato-della-corsi-analizza-i-progetti-digitali-rsi/29631-5-ita-IT/VPD-e-HbbTV-il-Comitato-della-CORSI-analizza-i-progetti-digitali-RSI.jpg 28.06.2017
7346 Forti emozioni sulla piazza del LAC con l’Orchestra della Svizzera italiana Forti emozioni sulla piazza del LAC con l’Orchestra della Svizzera italiana La piazza del LAC di Lugano si prepara a ospitare due serate gratutite dell'OSI: Pierino e il lupo con Geppi Cucciari e Nosferatu CORSI, RSI, OSI, LAC Lugano, Orchestra della Svizzera italiana, Geppi Cucciari La piazza del LAC di Lugano si prepara a ospitare due serate gratutite dell'OSI: Pierino e il lupo con Geppi Cucciari e Nosferatu

La Piazza Bernardino Luini di Lugano, su cui si affaccia il LAC, si prepara a forti emozioni con l’OSI, che – terminata la strepitosa stagione concertistica 2016/17 – invita il suo pubblico a due serate eccezionali ad ingresso gratuito, di carattere diametralmente opposto.

Venerdì 23 giugno, sul palco appositamente allestito in Piazza Bernardino Luini, è attesa Geppi Cucciari per un’inedita e imprevedibile performance del celebre Pierino e il lupo (1936) di Sergej Prokof’ev, questa volta rivolta soprattutto ai giovani e agli adulti. L’OSI sarà diretta da Pietro Mianiti. La serata avrà inizio alle ore 21.00.

L’attrice, comica e conduttrice radiotelevisiva sarda - che si è formata al laboratorio artistico di Zelig - racconta e reinterpreta le vicende dell’ormai celebre (e coraggioso) Pierino alle prese con un lupo cattivo che gli ha mangiato l’anatra. Nella partitura di Prokof’ev gli strumenti musicali evocano i personaggi e le vicende del racconto con motivi ormai divenuti famigliari, come lo spensierato tema degli archi di Pierino, quelli del flauto, dell’oboe e del fagotto (nel rispettivo ruolo di ‘uccellino’, ‘gatto’ e ‘nonno’), dei tre corni (il ‘terribile lupo’), dei legni e dei timpani nell’avvincente finale con cacciatori e spari di fucile.

Sabato 24 giugno, su un grande schermo allestito in Piazza Bernardino Luini, serata “da brivido” con la proiezione del film muto Nosferatu (1922) del regista Friedrich Wilhelm Murnau, l’inquietante e ad oggi insuperato caposaldo del cinema orror ed espressionista. Le musiche saranno eseguite dal vivo dall’Orchestra della Svizzera italiana diretta da Timothy Brock. L’inizio della proiezione in piazza è prevista per le ore 21.30.

Il direttore e compositore americano Timothy Brock è ormai riconosciuto come una dei massimi esperti nel campo della musica da film. Nel 2011 la Cineteca di Bologna gli ha commissionato una partitura per Nosferatu (la musica originale di Hans Erdmann è considerata ufficialmente perduta) che utilizzasse l’intera partitura dell’opera di Heinrich Marschner Der Vampyr (1828), composta sì quasi cent’anni prima, ma già eseguita a sua volta nel 1922 a Berlino al posto di quella di Erdmann per la proiezione del film. Gli stessi regista e compositore la consideravano come una delle fonti più forti della loro ispirazione artistica.

Entrata libera
Lungolago chiuso al traffico.

Produzione Orchestra della Svizzera italiana

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Pierino e il lupo con GEPPI CUCCIARI: 23 giugno 2017
Piazza Bernardino Luini, Lugano, ore 21.00
Orchestra della Svizzera italiana
Direttore Pietro Mianiti
Geppi Cucciari attrice

Sergej Prokof’ev Pierino e il lupo

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NOSFERATU: 24 giugno 2017
Piazza Bernardino Luini, Lugano, ore 21.30
Orchestra della Svizzera italiana
Direttore Timothy Brock

Proiezione del film muto Nosferatu (1922)
Musiche eseguite dal vivo. Arr. T. Brock.
Regia Friedrich Wilhelm Murnau

Diventa socio della CORSI per essere sempre informato sulle offerte speciali per concerti e showcase.

Testo: OSI - Orchestra della Svizzera italiana

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/forti-emozioni-sulla-piazza-del-lac-con-l-orchestra-della-svizzera-italiana/29520-1-ita-IT/Forti-emozioni-sulla-piazza-del-LAC-con-l-Orchestra-della-Svizzera-italiana.jpg 20.06.2017
7344 RSI Storie chiede l'aiuto del pubblico RSI Storie chiede l'aiuto del pubblico Raccontate la vostra settimana, una o più giornate al programma Storie della RSI RSI, CORSI, RSI Storie, Raccontate la vostra settimana, una o più giornate al programma Storie della RSI

Fra il 18 e il 25 giugno, la redazione del magazine Storie invita tutti a tenere a portata di mano una videocamera o lo smartphone e a filmare la propria settimana o anche solo una o più giornate: ciò che succede personalmente ad ognuno o che accade negli immediati dintorni.

Si tratta dunque di documentare la propria realtà: domestica, lavorativa, del tempo libero. Riprendete quello che vi sta a cuore, le situazioni più insolite e quelle della quotidianità. Inviate poi questi filmati alla redazione di Storie che li utilizzerà per realizzare un documentario - o forse due – da trasmettere, una volta montato, nel programma della domenica sera.

Tutti possono raccontare La vita in una settimana: non occorre essere dei professionisti, è sufficiente accendere la telecamera… e il cuore. Potrebbe essere utile, prima di mettersi all’opera, dare un’occhiata ai progetti cui l’iniziativa di Storie si rifà: La vita in un giorno di Gabriele Salvatores e soprattutto Life in a day prodotto da Ridley Scott.

A valutare quali spezzoni e quali filmati verranno inseriti nel documentario sarà il produttore di Storie in collaborazione con un regista, mentre un’apposita giuria sceglierà i tre migliori video, che saranno premiati con altrettanti buoni acquisto.

“A noi - precisa il produttore e regista Michael Beltrami - interessa il girato integrale: tanti minuti che tengano conto dei normali ritmi della vita. Daremo la preferenza a immagini riprese sul territorio della Svizzera italiana. Meglio se sui filmati non appaiono date o altre informazioni scritte”.

Tutte le istruzioni e il regolamento per partecipare a questo grande progetto sono sul sito www.rsi.ch/lavitainunasettimana

Testo: RSI

Foto: Copyright RSI/L.Daulte

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/rsi-storie-chiede-l-aiuto-del-pubblico/29502-1-ita-IT/RSI-Storie-chiede-l-aiuto-del-pubblico.jpg 19.06.2017
7338 RSI: Una certa libertà RSI: Una certa libertà Avete un reclamo riguardo alle emissioni della RSI? Il mediatore riceve ogni vostra richiesta e vi aiuta a fare ricorso CORSI, RSI, radiotelevisione, televisione, radio, mediatore, Avete un reclamo riguardo alle emissioni della RSI? Il mediatore riceve ogni vostra richiesta e vi aiuta a fare ricorso

Pensate che un programma televisivo o radio di RSI non ha informato adeguatamente il pubblico o ha infranto delle norme della radiotelevisione? Esiste un mediatore che ha il compito di ricevere i vostri reclami e aiutarvi a fare ricorso 

La maggior parte dei reclami viene presentata per iscritto, facendo uso di un modello che da qualche anno è disponibile sul sito Internet della CORSI (Cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana). Più raramente, esso viene presentato da un patrocinatore legale nella forma di un allegato scritto formale. In questo caso, si tratta talvolta di procedure avviate in parallelo con altre iniziative giudiziarie. In alcuni casi esso viene inoltrato per e-mail.

Una volta ricevuto il reclamo, registro il reclamo ricevuto, eseguendo un controllo della ricevibilità. Se non è ricevibile, per esempio perché presentato dopo il termine di venti giorni dall’emissione, ne do subito comunicazione al reclamante. In ogni caso, copia del reclamo è inviata per conoscenza o evasione alla RSI e alla CORSI.

Se il reclamo è ricevibile, al reclamante viene data conferma scritta della ricezione e il reclamo è trasmesso alla RSI per una presa di posizione, solitamente con un termine di quindici giorni. Le osservazioni della RSI vengono usualmente stese con l’appoggio della redazione coinvolta e sottoscritte dal responsabile dell’informazione e da un giurista e solitamente si concludono con l’offerta di un incontro. Le osservazioni sono intimate dal mediatore al reclamante, con una lettera accompagnatoria con la quale viene chiesto di comunicare a) se il reclamante si ritiene soddisfatto della risposta b) se, non essendo soddisfatto, il reclamante accetta di incontrare i responsabili oppure c) se, pur non essendo soddisfatto, il reclamante non desidera incontrare i responsabili.

Incontro di due ore
Qualora le parti decidano di incontrarsi, viene fissato un appuntamento presso lo studio del mediatore. La discussione dura di regola due ore. Le parti espongono i loro punti di vista e discutono del contenuto del reclamo. Se vi è spazio per un accordo, formulo una proposta di verbale con un testo stabilito in comune tra le parti, dichiarando conclusa la procedura. In caso di mancato accordo, invece, comunico verbalmente la mia opinione al termine della seduta.

In caso di mancata conciliazione, redigo un rapporto conclusivo, con il quale prendo atto della stessa. Nel rapporto vengono riassunti il contenuto dell’emissione oggetto del reclamo, gli argomenti del reclamante e della RSI, nonché la posizione del mediatore. Lo scritto viene intimato per raccomandata al reclamante, con copia alla RSI, alla CORSI, al consiglio del pubblico e al servizio giuridico della SSR.

Nell’esporre la mia posizione, mi esprimo a volte anche su questioni che non sono direttamente legate con le norme della legge radio-televisione (LRTV), ma che riguardano la qualità di un programma, aspetti organizzativi o altro. Accade a volte che nel rapporto aderisca alle critiche sollevate dal reclamante, pur constatando che esse non sono pertinenti alla luce delle disposizioni applicabili della LRTV.

Ricorsi all’AIRR: Solo 6,7%
Esaminando la fattispecie con un punto di vista più ampio rispetto a quello previsto dalla legge, sfrutto una certa libertà data dal fatto che le mie opinioni non sono vincolanti e non hanno effetti giuridici. Questo modo di procedere permette di svolgere al meglio la funzione di filtro e istanza preliminare alla procedura di ricorso davanti all’Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva (AIRR), evadendo in maniera veloce e informale molti reclami.

Infatti, capita che il reclamante rimanga già soddisfatto dal solo fatto che la sua lamentela è stata presa in considerazione dalla RSI ed esaminata con attenzione. In altri casi, invece, il reclamo è il primo passo formale per adire l’AIRR. Dall’istituzione della funzione fino al 31 dicembre 2016, sono stati registrati 416 reclami al mediatore. I ricorsi di lingua italiana all’AIRR, invece, sono stati 28, pari al 6,7% delle procedure.

Testo: Francesco Galli, il meditaore CORSI, su "I Muri del pianto dei media svizzeri"

Foto: Copyright CORSI/D.Schnell

Scaricate la guida su come lavorano i mediatori svizzeri:

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/rsi-una-certa-liberta/29475-4-ita-IT/RSI-Una-certa-liberta.jpg 13.06.2017 I Muri del pianto dei media svizzeri - Una guida sul lavoro dei mediatori
https://www.corsi-rsi.ch/content/download/7999/29479/file/I Muri del pianto dei media svizzeri.pdf
7309 La CORSI si prepara ad affrontare le sfide del servizio pubblico La CORSI si prepara ad affrontare le sfide del servizio pubblico No-Billag, legge sui media, rinnovo della concessione, rivoluzione digitale: l'assemblea CORSI si prepara a fronteggiare le sfide per il servizio pubblico CORSI, RSI, SRG SSR, assemblea CORSI, servizio pubblico, No-Billag, legge sui media, rinnovo della concessione, rivoluzione digitale, radiotelevisione svizzera, No-Billag, legge sui media, rinnovo della concessione, rivoluzione digitale: l'assemblea CORSI si prepara a fronteggiare le sfide per il servizio pubblico

Convocati in assemblea generale ordinaria sabato 10 giugno 2017 all’Auditorio Stelio Molo RSI a Lugano-Besso, oltre 160 soci CORSI in rappresentanza di 242 voti hanno adottato un’importante risoluzione volta a sottolineare lo sforzo della Società cooperativa per la radiotelevisione della Svizzera di lingua italiana per la difesa del servizio pubblico: in preparazione all’impegno volto a contrastare l’iniziativa popolare No-Billag.

Il presidente Luigi Pedrazzini ha aperto l’assemblea rendendo omaggio a Claudio Generali, già presidente CORSI, scomparso lo scorso 19 maggio. “Claudio Generali - ha ricordatoPedrazzini - non è solamente stato, all’interno della SSR, un punto di riferimento per la Svizzera italiana, ma per tutta l’azienda e per la coesione nazionale in un momento di grandi ristrutturazioni.”

Il presidente ha poi ripercorso le attività della CORSI intraprese nel 2016. La CORSI continua a essere una presenza necessaria per assicurare un servizio pubblico radiotelevisivo indipendente e attento agli interessi del pubblico. Sono molte le sfide con cui la SSR e la RSI dovranno confrontarsi nei prossimi anni: la nuova legge sui media, il rinnovo della concessione e soprattutto l’iniziativa No-Billag. Quello sul futuro del servizio pubblico è “un confronto epocale, dal cui esito potranno dipendere le sorti della vita democratica svizzera, delle culture regionali, in particolare di quelle minoritarie”.

Pedrazzini ha sottolineato la funzione fondamentale della CORSI per assicurare una gestione democratica del servizio pubblico. “Il modello SSR, per quanto complesso, rappresenta una risposta equilibrata, in grado di garantire l’indipendenza della radiotelevisione e, al contempo, una corretta partecipazione dell’opinione pubblica alle scelte strategiche del suo servizio pubblico”.

Le grandi sfide del servizio pubblico sono state al centro anche delle riflessioni di Beat Schneider, Segretario centrale SSR SRG. Il futuro delle radiotelevisioni svizzere e delle associazioni regionali è nelle mani delle nuove generazioni. La rivoluzione digitale sta producendo un cambiamento epocale nella fruizione del pubblico più giovane.

Le nuove generazioni continuano a manifestare interesse per le questioni sociali o politiche, ma lo fanno in comunità dinamiche. “Questa nuova forma di partecipazione ai processi sociali e politici tramite comunità e movimenti più informali – ha spiegato Beat Schneider -  potrebbe rappresentare anche per la SSR un nuovo approccio per convincere i giovani svizzeri dell'importanza dei media indipendenti e della solidarietà tra regioni linguistiche”.

Perché il plurilinguismo, come ha sottolineato la vicepresidente Anna Biscossa, è un elemento fondante dell’identità della Svizzera. La SSR SRG è uno degli ultimi pilastri della pluralità e della collaborazione fra le diverse regioni. Il coordinatore del Forum per l’italiano in Svizzera, Diego Erba, ha espresso l’auspicio che la CORSI possa sostenere l’impegno della RSI quale vettore culturale per la lingua italiana in Svizzera. Contrastare l’iniziativa No-Billag significa difendere la Svizzera italiana, la sua cultura e la sua lingua. 

Per questo l’assemblea ha dedicato grande attenzione all’iniziativa No-Billag. All’unanimità i soci della CORSI hanno approvato una risoluzione che:

- Invita a votare con NO all’iniziativa No-Billag;

- Invita i soci a impegnarsi a fondo nella campagna contro l’iniziativa anche con la raccolta di contributi finanziari;

- Conferma di considerare essenziale per il funzionamento della democrazia e per il consolidamento delle identità regionali svizzere un servizio pubblico forte.

Sono stati, inoltre, approvati il Rapporto d’attività 2016 e i relativi conti della società, che alla fine del 2016 hanno registrato un risultato sostanziale parità, senza particolari oggetti di rilievo.

All’assemblea generale è intervenuto anche il direttore della RSI Maurizio Canetta che ha risposto alle questioni poste dai soci presenti in sala.

L’assemblea si è conclusa con un momento conviviale durante il quale i soci hanno avuto modo di confrontarsi personalmente con i vertici della società e dare sostanza a quegli importanti scambi umani che garantiscono la freschezza e la forza della società cooperativa per la radiotelevisione Svizzera di lingua italiana.

Testo: CORSI

Foto: Copyright CORSI/D.Schnell

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/la-corsi-si-prepara-ad-affrontare-le-sfide-del-servizio-pubblico/29351-3-ita-IT/La-CORSI-si-prepara-ad-affrontare-le-sfide-del-servizio-pubblico.jpg 12.06.2017
7308 Il futuro del servizio pubblico: il "modello" SRG SSR è ancora attuale? Servizio pubblico: il modello SRG SSR è ancora attuale? Non solo l'iniziativa No-Billag e la nuova legge sui media stanno mettendo alla prova la SRG SSR, anche la rivoluzione digitale sta cambiando profondamente il nostro rapporto con il servizio pubblico CORSI, RSI, Assemblea CORSI, servizio pubblico, SRG SSR, radiotelevisione svizzera, No-Billag, rivoluzione digitale Non solo l'iniziativa No-Billag e la nuova legge sui media stanno mettendo alla prova la SRG SSR, anche la rivoluzione digitale sta cambiando profondamente il nostro rapporto con il servizio pubblico

Nel corso degli ultimi 90 anni circa, la SSR quale associazione mantello ha conosciuto alcune riforme fondamentali delle proprie strutture. Ciò le ha consentito di adeguarsi alle trasformazioni tecniche e sociali nel frattempo intervenute.

L'ultima grande riforma delle strutture è stata realizzata tra il 2008 e il 2010 e ha portato all'organizzazione ancora oggi in essere. Attualmente, all'interno della SSR, è in corso un progetto volto a valutare se gli obiettivi perseguiti dalla riforma e formalizzati nel 2009 sono stati effettivamente raggiunti.

L'associazione mantello è confrontata oggi, ancora una volta, a questioni fondamentali, che determineranno la direzione da prendere in avvenire. In tale contesto, deve affrontare sia sollecitazioni esterne sia sfide interne. Le sollecitazioni esterne più impegnative sono:

- l'iniziativa No-Billag

- la nuova legge sui media

- la rivoluzione digitale della società

L'iniziativa No-Billag rappresenta la minaccia più radicale che l'associazione mantello deve fronteggiare. Se fosse approvata dal popolo svizzero e dalla maggioranza dei Cantoni, significherebbe non solo la fine dell'azienda mediatica SSR, ma anche della sua associazione mantello. Proprio le minoranze linguistiche come l'italiano e il romancio sarebbero particolarmente colpite dalla scomparsa di una SSR fondata su un'idea di Svizzera solidale e federalista.

Già nel rapporto del Consiglio federale sul servizio pubblico audiovisivo del luglio 2016 veniva prospettata un'evoluzione della LRTV nel senso di una legge sui media elettronici. La nuova legge sui media è ora in fase di preparazione.

Noi tutti viviamo oggi in un mondo caratterizzato da una trasformazione digitale permanente e in continua accelerazione. Le informazioni e l'intrattenimento sono a portata di mano sempre e ovunque, tramite tutti i dispositivi possibili e immaginabili. Il panorama informativo è sempre più dominato da giganti internazionali come Facebook, Google e YouTube.

Anche la SSR diffonde oggi le proprie offerte tramite questi canali per poter raggiungere il pubblico, in particolare le giovani generazioni, laddove queste cercano quotidianamente le informazioni. Queste nuove forme di fruizione hanno però il difetto di slegare fortemente i contenuti dai marchi mediatici che li hanno prodotti. Gli utenti di Facebook, Google+ o YouTube non riconoscono dunque necessariamente nella RSI o nella SSR i diffusori originari dei contenuti.

Questo cambiamento epocale del comportamento di consumo mediatico ci porta direttamente alle sfide che le società regionali e le società membro devono affrontare al proprio interno. Il pubblico giovane trova oggi su molti canali e piattaforme una vasta offerta di contenuti. In tale contesto, la percezione della SSR quale diffusore è in netto calo. Al tempo stesso, la disponibilità dei giovani ad aderire a un'associazione o a una cooperativa e ad impegnarsi per il raggiungimento dei suoi obiettivi è ormai quasi inesistente. La situazione è ancora più difficile per un'organizzazione che non può offrire ai propri membri una controprestazione diretta, come invece possono fare un'associa-zione sportiva o una cooperativa della grande distribuzione.

La missione dell'associazione mantello SSR consiste nel gestire il servizio pubblico audiovisivo, garantendone l'indipendenza nei confronti dello Stato e dei vari gruppi sociali. Le società regionali radicano l'azienda mediatica tra la popolazione, conducendo e promuovendo il dibattito sui principi e sullo sviluppo del servizio pubblico audiovisivo. I soci dell'associazione mantello sono chiamati a "vivere" l'offerta di servizio pubblico dell'azienda e a contribuire a forgiarla, esercitando individualmente o in seno agli organi, entro i limiti previsti dallo Statuto, un influsso sull'orientamento e sulla qualità dei programmi.

Fatta eccezione per il consumo delle offerte mediatiche dell'azienda SSR, l'associazione mantello offre soprattutto la possibilità di contribuire in modo silenzioso e appassionato al miglioramento del servizio pubblico audiovisivo. 

Essere socio della CORSI o di una delle altre associazioni o cooperative dell'associazione mantello SSR rappresenta un'adesione convinta all'idea di un'azienda mediatica indipendente in una Svizzera federalista e solidale. Purtroppo, valori e convinzioni come questi sono difficili da instillare, in particolare ai giovani, in un'epoca marcata dall'individualismo e dalla desolidarizzazione. Da qui il noto problema del calo delle adesioni di nuovi soci. La logica conseguenza è un progressivo invecchiamento dell'associazione mantello. Anche l'azienda mediatica SSR è alle prese con la sfida rappresentata dal pubblico giovanile. Com’è noto, infatti, l'età media dei soci dell'associazione mantello corrisponde all’incirca a quella dei fruitori dei programmi RSI, RTS, SRF o RTR.

Non va però trascurato il fatto che i giovani continuano a manifestare interesse per le questioni sociali o politiche. Non lo fanno però più nel quadro di strutture partitiche rigide, ma nell'ambito di comunità dinamiche, che si formano per la realizzazione di singole iniziative o specifici progetti per poi sciogliersi una volta raggiunto l'obiettivo.

Questa nuova forma di partecipazione ai processi sociali e politici tramite comunità e movimenti più informali potrebbe rappresentare anche per la SSR un nuovo approccio per convincere i giovani svizzeri dell'importanza dei media indipendenti e della solidarietà tra regioni linguistiche. La SRG.D si sta già muovendo in questa direzione con la sua piattaforma SRG Insider.

In questi tempi di grandi trasformazioni digitali e sociali, l'associazione mantello della SSR deve assolutamente portare avanti la sua missione in favore di un servizio pubblico audiovisivo indipendente. A questo scopo, le strutture esistenti costituiscono una base ampia e collaudata. L'Associazione SSR deve tuttavia mostrarsi aperta anche a nuove forme di collaborazione e di dialogo che permettano, in particolare, di coinvolgere la parte più giovane della popolazione, convincendola della bontà della nostra missione e delle nostre istanze.

A seguito della citata riforma delle strutture del 2009 e sulla base di uno studio dal titolo «Der schweizerische öffentliche Rundfunk im Netzwerk», pubblicato dall’Istituto di pubblicistica e ricerche sui media dell'Università di Zurigo, l’Assemblea dei delegati ha approvato, nel dicembre del 2014, una strategia nazionale dell’Associazione.

In tal modo sono state gettate le basi per una possibile evoluzione dell’Associazione, che però non può essere slegata da quella dell’azienda. Lo studio dell’Istituto Gottlieb Duttweiler intitolato «Öffentlichkeit 4.0» intravede per la SSR una serie di potenziali di sviluppo, in particolare per quanto riguarda la partecipazione democratica. Nel documento si afferma: «Va sottolineato che la SSR è il luogo dove avviene il dibattito, dove diversi gruppi di popolazione possono incontrarsi per scambi di idee».

Ciò vale sia per l’Associazione sia per l’azienda. Questa funzione di ponte è tuttavia una delle competenze distintive dell’associazione mantello.

In occasione del nuovo «Forum nazionale SSR», che si terrà il 29 settembre 2017 a Lucerna, intendiamo riflettere e discutere sul futuro dell'associazione mantello della SSR. La manifestazione sarà intitolata «L'associazione mantello tra tradizione e digitalizzazione».

Vogliamo e possiamo plasmare tutti insieme l'avvenire dell'associazione mantello SSR. Solo agendo congiuntamente riusciremo infatti a preservare e a trasmettere alle generazioni future l'indipendenza dell'azienda mediatica SSR e la solidarietà tra regioni linguistiche.

Testo: Beat Schneider, Segretario centrale della SRG SSR

Foto: Copyright CORSI/D.Schnell

Qui potete scaricare l'intervento integrale:

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/il-futuro-del-servizio-pubblico-il-modello-srg-ssr-e-ancora-attuale/29339-6-ita-IT/Il-futuro-del-servizio-pubblico-il-modello-SRG-SSR-e-ancora-attuale.jpg 10.06.2017 Intervento completo di Beat Schneider, segretario centrale SRG SSR
https://www.corsi-rsi.ch/content/download/7982/29392/file/CORSI_2017_intervento_Schneider.pdf
7301 Il pubblico è il nuovo volto della RSI Il pubblico è il nuovo volto della RSI La RSI lancia il suo nuovo slogan “la tua storia” e sono gli spettatori e gli ascoltatori i suoi testimonal RSI, La tua storia, CORSI, Totem RSI, La RSI lancia il suo nuovo slogan “la tua storia” e sono gli spettatori e gli ascoltatori i suoi testimonal

La RSI lancia il suo nuovo slogan “la tua storia” e sono gli spettatori e gli ascoltatori i suoi testimonal.

Nuovi annunci, nuove sigle, nuovo slogan. È una nuova RSI quella che si è rivolta al pubblico questo lunedì 5 giugno, quando alle sette di mattina gli spettatori e gli ascoltatori si sono sintonizzati sui programmi della Radiotelevisione Svizzera di lingua italiana.

È stata lanciata la nuova immagine d’antenna. La RSI non è più “parte del tuo mondo”, ma è “la tua storia”. Il nuovo slogan vuole valorizzare l’importanza della relazione fra la radiotelevisione e il suo pubblico e la sua lunga storia nel contesto svizzero e regionale.

La CORSI ha sempre creduto fermamente nella centralità del pubblico per la radiotelevisione. Da quasi 90 anni la radiotelevisione racconta i grandi avvenimenti e la vita quotidiana della Svizzera italiana e dei suoi abitanti. Con il suo sostegno al Totem RSI, il sistema interattivo per navigare negli archivi della radiotelevisione, la CORSI ha cercato costantemente di mettere in contatto il pubblico con questa storia. “Da anni la CORSI propone nei suoi eventi contenuti d’archivio della RSI, – ha commentato Francesca Gemnetti, segretaria generale - raccogliendo un notevole successo presso il pubblico. Possiamo, quindi, solo rallegrarci che il ruolo della RSI nella storia della Svizzera italiana sia valorizzato ulteriormente.”

La precedente immagine d’antenna aveva ormai cinque anni e, in un contesto che si muove sempre più in fretta, era diventata una necessità sempre più sentita quella di rinnovare il volto della RSI. “Lo facciamo adesso – ha raccontato Milena Folletti, responsabile del dipartimento Programmi e Immagine – perché proprio ora abbiamo davanti sfide essenziali: da una parte l’evoluzione vertiginosa dell’universo dei mass-media, a livello locale e globale; dall’altra la messa in discussione del concetto stesso di servizio pubblico. Questa configurazione difficile ma stimolante richiede una risposta visibile, e la nuova identità visiva è un segnale chiaro in questa direzione”.

E la nuova identità della RSI ha il volto del suo pubblico, persone reali, perché la radiotelevisione è fatta dai suoi spettatori e ascoltatori. “La scelta di fondo che ha ispirato la nuova segnaletica visiva delle reti RSI – ha riassunto il direttore Maurizio Canetta – vede al centro dei nostri interessi e della nostra offerta le persone, le loro individualità, le loro aspirazioni, le loro storie”. La nuova immagine vuole sottolineare come sia necessario per la radiotelevisione di porsi con semplicità al servizio di quel pubblico che, in fin dei conti, in quanto principale finanziatore, è di fatto il proprietario della RSI.

“RSI, la tua storia” non è solo uno sguardo al passato, agli eventi che hanno segnato la Svizzera italiana. È soprattutto un apertura al presente e uno slancio verso il futuro per continuare a condividere insieme al pubblico la nostra storia.

Testo: CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/il-pubblico-e-il-nuovo-volto-della-rsi/29283-1-ita-IT/Il-pubblico-e-il-nuovo-volto-della-RSI.jpg 06.06.2017
7286 La globalizzazione è buona o cattiva? La globalizzazione è buona o cattiva? Il mondo sta meglio o peggio con la globalizzazione? E qual è il ruolo dei media? Un dibattito organizzato dalla CORSI per portare chiarezza in una discussione polarizzata globalizzazione, CORSI, Il mondo sta meglio o peggio con la globalizzazione? E qual è il ruolo dei media? Un dibattito organizzato dalla CORSI per portare chiarezza in una discussione polarizzata

Martedì 6 giugno dalle 18:00, presso il Centro di Studi Bancari di Vezia, si svolgerà la serata "La globalizzazione è buona o cattiva?". Interverranno: Giuliano Bonoli (Università di Losanna), Alberto Mingardi (Istituto Bruno Leoni), Amalia Mirante (SUPSI e USI) Luca Ricolfi (Università di Torino). La serata sarà moderata da Lino Terlizzi (editorialista del Corriere del Ticino).

Il tema della globalizzazione è ormai molto presente non solo nelle analisi degli esperti e nei mezzi di informazione, ma anche nelle azioni quotidiane, nei luoghi di lavoro e nelle case.

Nonostante questo grande interesse e la relativa mediatizzazione, spesso nelle analisi e nelle discussioni mancano alcuni dati importanti e solidi termini di confronto. Ed è frequente che gli schieramenti ideologici pro o contro prevalgano su un esame economico più concreto, quanto mai necessario per formarsi una corretta opinione.

Con la serata “La globalizzazione è buona o cattiva?” del 6 giugno la CORSI, in collaborazione con il Corriere del Ticino e il Centro di Studi Bancari, vuole portare un contributo alla discussione per offrire un approfondimento ragionato sul tema. Nelle eleganti sale di Villa Negroni a Vezia, sede del Centro di Studi Bancari, esperti di ambiti diversi si confronteranno sull’argomento moderati dal giornalista Lino Terlizzi.

Un tentativo per capire meglio cosa i mezzi di informazione possono offrire su questo versante e di chiedersi come affrontare efficacemente un fenomeno così ampio, che in un modo o nell’altro tocca tutti noi.

Chi sono i relatori:

Giuliano Bonoli

Giuliano Bonoli è professore di Politiche sociali presso l’Istituto superiore di studi in amministrazione pubblica (Idheap) dell’Università di Losanna. Precedentemente ha insegnato nelle università di Friborgo e Berna e all’Università di Bath in Gran Bretagna. Ha conseguito il suo dottorato di ricerca all’Università del Kent a Canterbury con una dissertazione sulle riforme dei sistemi pensionistici in Francia, Svizzera e Gran Bretagna.

Le sue ricerche trattano in particolar modo i processi di cambiamenti che toccano lo Stato sociale nelle società attuali.

 Alberto Mingardi

Alberto Mingardi si è laureato in scienze politiche all'Università di Pavia, presso la quale ha inoltre conseguito un dottorato di ricerca. È Direttore Generale dell'Istituto Bruno Leoni e Adjunct Scholar presso il Cato Institute di Washington DC.

 In passato, è stato Senior Fellow del Centre for the New Europe, Calihan Fellow presso l’Acton Institute di Grand Rapids, Michigan, Visiting Fellow dell’Atlas Economic Research Foundation di Fairfax, Virginia, e intern presso il Center for Data Analysis della Heritage Foundation di Washington, DC. Ha fatto parte del consiglio di amministrazione dell’Isfol. I suoi interessi sono soprattutto nel campo della filosofia politica.

Amalia Mirante

Amalia Mirante ha studiato all'Università della Svizzera italiana a Lugano, laureandosi nel 2002 in Scienze Economiche, profilo economico. Nel 2004 ottiene il Diplôme d'études complémentaires en éthique économique et sociale, dell' Università Cattolica di Lovanio in Belgio. Qualche anno più tardi ottiene il dottorato all'Università della Svizzera italiana con una tesi intitolata "L'interdisciplinarità della teoria economica. I principi filosofici, politici ed etici".

Dal 2010 collabora con il Dipartimento scienze aziendali e sociali della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) nell'ambito dell'Economia politica. 

Luca Ricolfi

Luca Ricolfi è laureato in filosofia presso l’Università di Torino. Assegnista, contrattista e poi ricercatore presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Torino. Nel triennio 1990-1992, come professore associato, ha insegnato Sociologia presso la Facoltà di Economia e commercio dell’Università di Modena.

 Negli anni successivi ha insegnato materie di tipo metodologico nell’Università di Torino, prima presso la Facoltà di Magistero/Scienze della Formazione, poi presso la Facoltà di Psicologia. Dal 1999 è professore ordinario nel settore di psicometria. Attualmente insegna Analisi dei dati presso l’Università di Torino, Dipartimento di Psicologia. Scuola e mercato del lavoro, effetti della televisione, econometria sono solo alcuni dei settori approfonditi nelle sue oltre 100 pubblicazioni.

Testo: CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/la-globalizzazione-e-buona-o-cattiva/29217-1-ita-IT/La-globalizzazione-e-buona-o-cattiva.jpg 29.05.2017
7280 Nuovo Totem RSI dedicato alla Valle Onsernone Nuovo Totem RSI dedicato alla Valle Onsernone A Comologno si inaugura il Totem multimediale RSI dedicato alla Valle Onsernone Onsernone, Valle Onsernone, Totem RSI, Teche RSI, RSI, CORSI A Comologno si inaugura il Totem multimediale RSI dedicato alla Valle Onsernone

È in calendario sabato 27 maggio alle ore 17.00, nel Palazzo comunale di Comologno, l’inaugurazione del Totem multimediale RSI dedicato alla Valle Onsenone.

Come i precedenti, esso offre al pubblico una vastissima selezione di documenti audiovisivi tratti dalle Teche RSI: filmati e servizi radiofonici e televisivi sulla Valle realizzati nel corso dei decenni e sin dagli albori della Televisione nella Svizzera italiana sul finire degli anni Cinquanta del secolo scorso.

Il Totem è un sistema interattivo pensato e realizzato dalla RSI in collaborazione con la SUPSI e con il sostegno della CORSI, che mira a valorizzare i contenuti degli archivi radiotelevisivi. Si tratta di una postazione dotata di touch screen, tramite il quale è possibile navigare fra centinaia di contenuti multimediali RSI.

Proprio da Comologno partirà il viaggio di questo nuovo Totem, ideato insieme al Comune di Onsernone per sottolineare il primo anno di vita del nuovo Comune: nel corso dell’estate, raggiungerà anche le altre frazioni e terminerà il proprio percorso nel Museo Onsernonese di Loco dove diventerà parte integrante di una nuova sala dedicata al Novecento.

All’inaugurazione interverranno Cristiano Terribilini, Sindaco di Onsernone; Maurizio Canetta, direttore della RSI; Michele Mainardi, direttore del Dipartimento formazione e apprendimento e membro di direzione della SUPSI. La CORSI sarà rappresentata dalla propria segretaria generale Francesca Gemnetti.

Il Totem verrà illustrato ai presenti da Tosca Dusina, Teche RSI.

L’invito è aperto a tutti gli interessati e si concluderà con un rinfresco.

Testo: RSI

Foto: Copyright CORSI/D.Schnell

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/nuovo-totem-rsi-dedicato-alla-valle-onsernone/29166-1-ita-IT/Nuovo-Totem-RSI-dedicato-alla-Valle-Onsernone.jpg 23.05.2017
7265 Dagli archivi di RSI le tappe d'arrivo del Tour de Suisse dal 1948 a oggi Dagli archivi di RSI le tappe d'arrivo del Tour de Suisse dal 1948 a oggi Da Chiasso a San Benardino: 10 spezzoni dall'archivio di RSI per rivivere le tappe d'arrivo del Tour de Suisse nella Svizzera italiana dal 1948 fino ad oggi. Tour de Suisse, RSI, CORSI, Svizzera italiana, ciclismo, ciclista, ciclistica Da Chiasso a San Benardino: 10 spezzoni dall'archivio di RSI per rivivere le tappe d'arrivo del Tour de Suisse nella Svizzera italiana dal 1948 fino ad oggi.

In attesa dell’arrivo nel Locarnese dell’edizione 2017 del Tour de Suisse, tutti gli appassionati delle due ruote sono invitati a un riscaldamento d’eccezione: il Centro scolastico dei Ronchini di Aurigeno (Comune di Maggia) ospiterà infatti mercoledì 24 maggio dalle 20.00 una serata-evento con Enrico Carpani. Il responsabile del giornalismo sportivo della RSI proporrà un montaggio di filmati d’epoca, con gli arrivi di tappa ospitati nella Svizzera italiana dal 1948 a oggi.

Al centro della serata pubblica – intitolata «Un paese e la sua corsa ciclistica: il Tour de Suisse nella Svizzera italiana» – ci saranno i filmati d’epoca dedicati alle «prime volte» di ogni località della Svizzera italiana che dal 1948 al 2016 ha ospitato un arrivo del Giro della Svizzera. Nell’ordine, si tratta di Lugano, Bellinzona, Locarno, Monte Brè, Cademario, San Bernardino, Giornico, Chiasso, Isone, Ascona, Bosco Gurin, Mendrisio, Losone, Ambrì, Giubiasco, Caslano, Lumino, Quinto, Olivone e Cari.

I 20 spezzoni d’archivio selezionati da Enrico Carpani – in alcuni casi davvero molto interessanti, per il prestigio del vincitore e la loro valenza storica – permetteranno agli spettatori di ripercorrere la straordinaria avventura della principale corsa ciclistica nazionale e il suo profondo legame con la nostra terra.

Durante la proiezione, il giornalista aggiungerà i propri commenti e molti aneddoti legati ad alcune situazioni particolarmente celebri o vissute in prima persona, attorno alla carovana del TdS. Ovviamente il pubblico potrà porre le proprie domande, e discutere di ciclismo con un interlocutore davvero d’eccezione

L’evento è organizzato in collaborazione con la Cooperativa per la Radiotelevisione della Svizzera italiana (CORSI). Entrata gratuita e al termine sarà offerto un rinfresco.

Testo: Associazione TdS Cevio

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/dagli-archivi-di-rsi-le-tappe-d-arrivo-del-tour-de-suisse-dal-1948-a-oggi/29107-2-ita-IT/Dagli-archivi-di-RSI-le-tappe-d-arrivo-del-Tour-de-Suisse-dal-1948-a-oggi.jpg 22.05.2017
7258 In memoria di Claudio Generali In memoria di Claudio Generali Si è spento Claudio Generali, presidente della CORSI dal 1997 al 2011 Claudio Generali, CORSI, RSI, SSR, Radiotelevisione Svizzera italiana Si è spento Claudio Generali, presidente della CORSI dal 1997 al 2011

Si è spento oggi, venerdì 19 maggio, Claudio Generali, presidente della nostra Società cooperativa dal 1997 al 2011 e contemporaneamente vicepresidente della SSR nel medesimo periodo.

Economista di formazione, ha diretto la Banca dello Stato del Canton Ticino dal 1974 al 1983 e in seguito, quale consigliere di Stato, ha diretto il dipartimento finanze e costruzioni dal 1983 al 1989. Dal 1990 al 2005 è stato alla testa del Consiglio di amministrazione della Banca del Gottardo, mentre dal 2008 ha presieduto l’Associazione bancaria ticinese (ABT).

Nell’assemblea generale del 1997 è stato eletto presidente della CORSI, e ha pure ricoperto la funzione di vicepresidente della SSR, ruoli che ha svolto fruttuosamente e con grande competenza per 15 anni, dando un forte impulso alla modifica delle strutture della nostra Società cooperativa, professionalizzandone il segretariato e favorendo lo sviluppo delle attività rivolte alla società civile della Svizzera italiana.

Proponiamo qui un breve ricordo di Luigi Pedrazzini:

"Di Claudio Generali ricordo soprattutto la grande autorevolezza e la grande capacità di convinzione e di mediazione, oltre che la sua umanità. Grazie alla sua competenza, alla sua cultura, ma anche al suo senso dell'umorismo, era un leader naturale, che si proponeva con umiltà e con grande disponibilità al dialogo. Queste sue qualità le ha messe anche al servizio della CORSI e della RSI, non solo rappresentando con grande efficacia la Svizzera italiana in seno alla SSR, ma diventando di fatto un punto di riferimento per tutto il Consiglio di amministrazione, quale vicepresidente impegnato nella convinta difesa del valore del servizio pubblico radiotelevisivo quale vettore di cultura e di coesione nazionale.

A lui dobbiamo certamente la salvaguardia in anni difficili della chiave di riparto destinata alla Svizzera italiana!"

Lo ricordiamo qui, assieme a tutti i colleghi e collaboratori della CORSI, con stima e con affetto.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/in-memoria-di-claudio-generali/29075-4-ita-IT/In-memoria-di-Claudio-Generali.jpg 19.05.2017 Claudio Generali e Dino Balestra all'assemblea generale della CORSI a Lugano
https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/in-memoria-di-claudio-generali/claudio-generali-e-dino-balestra-all-assemblea-generale-della-corsi-a-lugano/29094-1-ita-IT/Claudio-Generali-e-Dino-Balestra-all-assemblea-generale-della-CORSI-a-Lugano.jpg
Claudio Generali a una serata pubblica CORSI a Mendrisio
https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/in-memoria-di-claudio-generali/claudio-generali-a-una-serata-pubblica-corsi-a-mendrisio/29111-1-ita-IT/Claudio-Generali-a-una-serata-pubblica-CORSI-a-Mendrisio.jpg
Claudio Generali a un concerto dell'OSI a Locarno
https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/in-memoria-di-claudio-generali/claudio-generali-a-un-concerto-dell-osi-a-locarno/29113-1-ita-IT/Claudio-Generali-a-un-concerto-dell-OSI-a-Locarno.jpg
Claudio Generali e Luigi Pedrazzini all'assemblea Soci della CORSI
https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/in-memoria-di-claudio-generali/claudio-generali-e-luigi-pedrazzini-all-assemblea-soci-della-corsi/29115-1-ita-IT/Claudio-Generali-e-Luigi-Pedrazzini-all-assemblea-Soci-della-CORSI.jpg
Claudio Generali e Francesca Gemnetti all'assemblea soci della CORSI
https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/in-memoria-di-claudio-generali/claudio-generali-e-francesca-gemnetti-all-assemblea-soci-della-corsi/29117-1-ita-IT/Claudio-Generali-e-Francesca-Gemnetti-all-assemblea-soci-della-CORSI.jpg
7259 Pieno sostegno a RSI dal Comitato del Consiglio regionale della CORSI Pieno sostegno a RSI dal Comitato del Consiglio regionale della CORSI RSI e CORSI insieme per promuovere e tutelare il servizio pubblico radiotelevisivo nella Svizzera italiana CORSI, RSI, Radiotelevisione Svizzera italiana, servizio pubblico, RSI e CORSI insieme per promuovere e tutelare il servizio pubblico radiotelevisivo nella Svizzera italiana

Il Comitato del Consiglio regionale della CORSI (CCR CORSI) ha tenuto la sua riunione mensile mercoledì pomeriggio 17 maggio 2017 a Comano sotto la presidenza di Luigi Pedrazzini.

Al centro dei lavori un'approfondita discussione con il direttore generale SSR Roger de Weck, con il suo successore Gilles Marchand (entrerà in carica in autunno) e il direttore regionale Maurizio Canetta sulla situazione, i successi e le sfide con cui l’azienda sarà confrontata nel prossimo futuro.

Sulla base di un'analisi della direzione regionale, in precedenza proposta anche ai quadri e ai collaboratori della RSI, il CCR ha potuto prendere conoscenza delle linee d'azione che la RSI - con il pieno sostegno della direzione generale - intende seguire per concretizzare gli obiettivi strategici della SSR, con particolare attenzione non solo ai cambiamenti programmatici, organizzativi e gestionali legati alla digitalizzazione nel campo della comunicazione e all'impegno di conquistare il pubblico giovane, ma anche agli impegni sul piano politico (iniziativa No-Billag).

Dalla discussione è emersa la volontà del Comitato di sostenere con determinazione l'azione del direttore e della direzione della RSI, nel segno di una forte cooperazione fra l'azienda RSI e la CORSI, per promuovere e tutelare il servizio pubblico radiotelevisivo nella Svizzera italiana.

Testo: Comitato del Consiglio regionale della CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/pieno-sostegno-a-rsi-dal-comitato-del-consiglio-regionale-della-corsi/29084-2-ita-IT/Pieno-sostegno-a-RSI-dal-Comitato-del-Consiglio-regionale-della-CORSI.jpg 18.05.2017
7244 Quali rischi e quali opportunità per le donne dalla rivoluzione digitale? Quali rischi e quali opportunità per le donne dalla rivoluzione digitale? All'incontro "Lavoro 4.0: visioni e profili al femminile" organizzato dalla FAFTPlus e dalla CORSI si è discusso sul futuro del lavoro per le donne Parità di genere, donne, lavoro, All'incontro "Lavoro 4.0: visioni e profili al femminile" organizzato dalla FAFTPlus e dalla CORSI si è discusso del futuro del lavoro e della professionalità femminile

Ieri sera si è tenuto all'Hotel De La Paix a Lugano l'incontro organizzato dalla Federazione delle associazioni femminili ticinesi (FAFTPlus) e dalla CORSI (Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana) intitolato "Lavoro 4.0: visioni e profili al femminile". Questo evento è il primo di una serie di appuntamenti per festeggiare il 60esimo di FAFTPlus che ricorre quest'anno.

Come ha ricordato la presidente Chiara Simoneschi Cortesi nel saluto iniziale, «nel 1957 per le pioniere che hanno fondato la federazione delle associazioni femminili, l'urgenza era di riunire chi si stava impegnando per i diritti politici delle donne e la rivendicazione era il diritto di voto; oggi la sfida è nell'ambito lavorativo, con tutti i problemi salariali, di dumping, di conciliabilità che le donne incontrano quotidianamente: lo dimostrano i dati del Consultorio giuridico "Donna e lavoro" creato dalla FAFT vent'anni fa».

Francesca Gemnetti, segretaria generale CORSI, ha invece sottolineato l'impegno di lunga data della CORSI per le questioni legate alle pari opportunità all’interno di RSI, sia nell'offerta radiotelevisiva, sia nei quadri aziendali.Infatti, SSR e RSI, quali aziende di servizio pubblico, devono costituire un modello in questo campo. Ha, però, reso anche attenti ai rischi insiti nell’iniziativa “No Billag” che propone l’abolizione del canone e segnerebbe la fine della SSR e della RSI.

Ultimo progetto lanciato dalla CORSI in collaborazione con la RSI riguarda due borse di studio in ambito tecnico che sono messe a disposizione di studentesse italofone che frequentano una formazione in ambito tecnico. Questo progetto è stato presentato nei dettagli da Patrizia Perrotta, responsabile risorse umane RSI, che ha anche illustrato la RSI sotto la lente della diversità di genere, con l'obiettivo strategico di aumentare al 29% la presenza femminile tra i quadri entro il 2020, ma anche le opportunità di tempo parziale anche per i collaboratori uomini e il job sharing. Da questa presentazione è emerso che le donne attive in RSI in ambito tecnico sono ancora poche e che vi è una difficoltà a reperirle.

Un dato che non sorprende se lo si incrocia con le percentuali snocciolate da Rita Beltrami, capo del servizio di orientamento scolastico e professionale del Canton Ticino, che come seconda relatrice della serata ha commentato le scelte operate dalle ragazze in ambito formativo e lavorativo. Rita Beltrami ha anche spiegato il grande lavoro del suo ufficio per scardinare gli stereotipi di genere nelle scelte professionali. Una sensibilizzazione che deve ormai essere fatta sempre più precocemente e che è dunque necessario introdurre già nella scuola primaria.

Ultimo intervento della serata quello di Monica Duca Widmer, presidente del consiglio dell'Università della Svizzera italiana e vicepresidente dell'Accademia svizzera delle scienze tecniche, che ha subito messo il dito nella piaga: «Le donne possono ormai fare tutto, possono seguire le proprie aspirazioni e talenti, possono fare carriera e raggiungere il vertice, ma precipitano quando diventano madri. Rimanere in alto quando si ha figli diventa un'impresa impossibile, perché è ancora complicato conciliare famiglia e lavoro e il peso di questo onere grava tutto o quasi solo sulle spalle delle madri».

La scommessa, secondo Monica Duca Widmer, sarà quella di sfruttare al meglio quello che offrono le nuove tecnologie per promuovere forme più moderne di lavoro, per esempio in remoto, in condivisione, per obiettivi, senza però perdere di vista i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e i principi etici fondamentali. 

Numerose le domande e le suggestioni emerse dalle partecipanti all'evento moderato dalla giornalista di Rete Uno Isabella Visetti e molta – come si dice in questi casi – la carne al fuoco. La serata di ieri ha solo avviato una riflessione su temi che non si possono più rinviare perché ormai non riguardano più solo le donne, ma interrogano tutti e tutte sul tipo di società e di lavoro che vogliamo. Questioni che saranno messe al centro del dibattito pubblico dalle esigenze delle giovani famiglie e dei giovani uomini e padri che desiderano una ripartizione diversa del lavoro fuori e dentro le mura domestiche.

Testo: Isabella Visetti

Foto: CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/quali-rischi-e-quali-opportunita-per-le-donne-dalla-rivoluzione-digitale/29006-4-ita-IT/Quali-rischi-e-quali-opportunita-per-le-donne-dalla-rivoluzione-digitale.jpg 17.05.2017 Monica Duca Widmer, presidente del consiglio dell'USI
https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/quali-rischi-e-quali-opportunita-per-le-donne-dalla-rivoluzione-digitale/monica-duca-widmer-presidente-del-consiglio-dell-usi/29010-1-ita-IT/Monica-Duca-Widmer-presidente-del-consiglio-dell-USI.jpg
La giornalista Isabella Visetti
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Rita Beltrami, capo del servizio di orientamento scolastico e professionale del Canton Ticino
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7223 Lo sport RSI conferma la sua tradizione positiva Lo sport RSI conferma la sua tradizione positiva Competenza e passione sono gli elementi di successo dell'offerta sportiva di RSI secondo il Consiglio del Pubblico sport RSI - RSI sport - FaceOff - RSI - Radiotelevisione svizzera - comunicato stampa - Consiglio del Pubblico - CP - CORSI Competenza e passione sono gli elementi di successo dell'offerta sportiva di RSI secondo il Consiglio del Pubblico

Negli ultimi mesi il Consiglio del pubblico della CORSI (CP) ha rivolto la propria attenzione allo sport concentrandosi sugli spazi tv e web di produzione RSI ed esprimendo apprezzamento per la competenza e la passione di cronisti e giornalisti sportivi che garantiscono un buon livello dell’offerta sportiva. La RSI ha una lunga tradizione di valide professionalità in ambito sportivo. L’impressione, e fa piacere osservarlo, è che stia riuscendo anche il ricambio generazionale con giovani di talento.

Il CP valuta positivamente anche gli sforzi RSI di completare l’offerta servendosi delle nuove tecnologie, dal sito internet, allo streaming, alla app fino al nuovo programma fruibile sul web “Face Off”. Questa nuova produzione - un’intervista di dieci minuti a un personaggio del mondo sportivo che si racconta non solo come figura sportiva, ma soprattutto come persona - sembra una buona occasione per avvicinare alla cultura sportiva, e non solo alle discipline sportive, un pubblico più vasto.

Fra i temi sollevati dal CP anche la presenza femminile e l’attenzione agli sport minori e all’attività sportiva amatoriale e regionale. Il CP incoraggia la RSI a proseguire gli sforzi già in corso per individuare donne interessate e capaci offrendo loro la possibilità di crescere professionalmente anche in un settore che troppo spesso è ancora declinato al maschile. Certo lo sport d’élite entusiasma e garantisce buoni ascolti, ma nella programmazione di servizio pubblico occorre trovare spazi anche per lo sport amatoriale e per chi lo pratica e lo promuove, magari con nuovi format e nuove forme di narrazione oppure con l’apertura di qualche finestra in più sullo sport regionale.

Pensando alla missione di servizio pubblico il CP auspica una visione allargata dello sport, che non si limiti ai risultati delle competizioni e ai commenti tecnici, ma che attraverso delle finestre su aspetti culturali, sociali, economici, etici, formativi, legati alla salute ecc. possa educare alla cultura sportiva e incuriosire anche i non addetti ai lavori. Si apprezzano in questo senso gli sforzi effettuati e ben visibili nella trasmissione domenicale Sport non Stop.

Testo: Consiglio del pubblico della CORSI

Foto: Copyright RSI/L.Daulte

Scarica il rapporto completo:

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https://www.corsi-rsi.ch/content/download/7887/28969/file/Rapporto Sport.pdf
7209 Quanto costa il personale di SSR? Quanto costa il personale di SSR? Circa 6000 in persone lavorano per SSR e le sue società regionali, RSI, RTS, SRF e RTR. Quanto costano queste persone? Come si compone questo personale? RSI, Radiotelevisione svizzera, televisione svizzera, SSR, costi Sono circa in 6000 che lavorano per la SSR in Svizzera. Quanto costa questo lavoro? Come si compone il personale?

La SSR informa nelle quattro lingue nazionali, 24 ore su 24, su tematiche svizzere e internazionali alla radio, in televisione e su Internet. Sono circa 6000 i posti di lavoro offerti dall'emittente radiotelevisiva su tutto il territorio nazionale. Quanto costa questo lavoro? Come si compone il personale? A queste domande la SSR risponde anche quest'anno nel rapporto di gestione 2016 e nella pubblicazione dal titolo «Fatti e cifre su collaboratori e salari».

Nella primavera 2016 la SSR ha pubblicato per la prima volta il rapporto «Fatti e cifre su collaboratori e salari». Ora fa un ulteriore passo verso la trasparenza comunicando altre informazioni sull'azienda.

La prima parte del rapporto è dedicata alle persone che, da dietro le quinte, producono i programmi della SSR: questo capitolo informa su tematiche quali la ripartizione dei collaboratori a seconda delle categorie contrattuali (quadri e contratto collettivo di lavoro), delle fasce d'età e del genere, l'importanza del lavoro a tempo parziale, gli investimenti per la formazione e la formazione continua, nonché i risultati del sondaggio condotto tra il personale.

La seconda parte verte tra l'altro sull’ammontare dei salari versati dalla SSR e sul loro andamento. Vi rientrano anche la remunerazione del management e dati sulla parità salariale tra donne e uomini. E non solo: la SSR fa ora un ulteriore passo in avanti pubblicando tre nuovi grafici sulla retribuzione media dei membri delle direzioni delle unità aziendali (pagina 12) nonché sulla media dei salari per diversi gruppi professionali e determinate funzioni giornalistiche (pagina 14).

Il rapporto è oggetto di una pubblicazione singola in tedesco, francese e italiano. Tutte le informazioni ivi contenute costituiscono anche parte integrante del rapporto di gestione SSR 2016. Si rimanda in proposito al capitolo sui collaboratori.

Estratti del rapporto

- Nel 2016 la massa salariale della SSR è stata di 541 milioni di franchi. Circa 4/5 di questo importo sono stati spesi per i collaboratori assunti in pianta stabile con contratto collettivo di lavoro (CCL).

- Negli ultimi dieci anni la SSR ha stanziato in proporzione le medesime risorse finanziarie (in media l’1,2 per cento della massa salariale) per gli interventi salariali a favore del personale con CCL e dei quadri (intero mercato svizzero per i quadri: 2,8 per cento).

- Lo scorso anno il salario annuo più basso alla SSR è stato di 52 000 franchi, mentre quello più alto di 536 314 franchi; il rapporto era pertanto di 1 a 10,3. L'iniziativa respinta dal popolo prevedeva un rapporto massimo di 1 a 12.

- Alla SSR le donne rappresentano il 43 per cento della forza lavoro; esiste quindi un discreto equilibrio tra i generi. Per quanto concerne le mansioni in ambito giornalistico, la percentuale è del 44 per cento.

- Il lavoro a tempo parziale è molto diffuso alla SSR: i lavoratori a tempo parziale rappresentano il 55,6 per cento del personale con CCL e il 15,8 per cento dei quadri.

- Negli ultimi tre anni la SSR ha investito circa 7,5 milioni di franchi all'anno (1,4 per cento della massa salariale) per la formazione e la formazione continua interna ed esterna dei propri collaboratori.

Testo: SRG SSR

Scarica il rapporto completo qui:

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/quanto-costa-il-personale-di-ssr/28825-4-ita-IT/Quanto-costa-il-personale-di-SSR.jpg 08.05.2017 SRG SSR - Fatti e cifre sui collaboratori e salari 2016
https://www.corsi-rsi.ch/content/download/7856/28838/file/SRG_SSR_Fatti e cifre su collaboratori e salari_2016.pdf
7162 Di chi è il servizio pubblico se non del pubblico? di chi è il servizio pubblico se non del pubblico? relazione del presidente all'ACSI ACSI, Pedrazzini, CORSI, servizio pubblico, RSI, Casabianca La relazione del Presidente CORSI all'Assemblea annuale dei consumatori

Relazione di Luigi Pedrazzini, Presidente CORSI, all’Assemblea ACSI  -   8 aprile 2017

"Tengo innanzitutto a ringraziarvi per l’opportunità che mi offrite di esprimere qualche considerazione sul futuro servizio pubblico radiotelevisivo nella prospettiva di un dibattito che diventerà sempre più attuale, non solo per effetto dell’iniziativa No Billag, in votazione il prossimo anno (se a giugno a settembre dipenderà dall’eventuale presentazione di un controprogetto), ma anche dalla preannunciata nuova legge sui media (in consultazione nel 2018/19) e dal rinnovo della concessione con la SSR (che interverrà dopo il dibattito sulla nuova legge, fermo restando che l’attuale concessione, in scadenza nel 2017 sarà dapprima prorogata per un anno e poi sostituita da una concessione “ponte” fino all’entrata in vigore della nuova legge) e che, ovviamente, venga respinta l’iniziativa No Billag.

È importante che un’associazione civilmente e politicamente impegnata come l’ACSI si occupi tempestivamente del problema, per poi adoperarsi, nel corso dei prossimi mesi, per far capire alle cittadine e ai cittadini le conseguenze delle loro scelte sulla futura esistenza di un servizio pubblico radiotelevisivo.

I servizi pubblici non sono più intoccabili

Personalmente, anche se il mio pensiero politico si è formato in un contesto diverso dall’attuale, contesto nel quale i servizi pubblici erano difesi sia da destra che da sinistra quasi fossero intoccabili (e del resto non dimentichiamo che i servizi pubblici in Svizzera sono nati da Parlamenti e Governi a larga maggioranza borghese), personalmente, dicevo, penso sia necessario discutere senza pregiudizi del ruolo dei servizi pubblici nel nostro paese, dei loro compiti, delle risorse che ricevono e delle modalità di attribuzione e di utilizzazione di queste risorse. Cambiano i tempi, cambiano le aspettative dei clienti, e anche i servizi pubblici devono saper adattare la loro offerta!

È però di fondamentale importanza capire e far comprendere, anche se di questi tempi è tutt’altro che facile, che il giudizio sull’esistenza di un servizio pubblico, non può limitarsi a considerare gli aspetti prettamente economici: il cittadino deve riconoscere che l’esistenza dei servizi pubblici è giustificata dal perseguimento di obiettivi di interesse generale, per loro natura non necessariamente monetizzabili.

Questo vale, in generale, per ogni servizio pubblico, e in particolare per il servizio pubblico radiotelevisivo chiamato a operare in un ambito estremamente delicato per il funzionamento di una società pluralistica, federalista e democratica come quella Svizzera!

Gli interessi generali che giustificano un servizio pubblico nell’ambito della comunicazione

E allora quali sono stati, e quali sono ancora oggi, gli “interessi generali” che giustificano l’esistenza di un servizio pubblico radiotelevisivo e, di conseguenza, l’esistenza di un’azienda che agisca sul piano nazionale finanziata con il canone?

Li troviamo ben descritti nell’art. 93 della CF, l’articolo sulla radiotelevisione: “La radio e la televisione contribuiscono all’istruzione e allo sviluppo culturale, alla libera formazione delle opinioni e all’intrattenimento. Considerano le particolarità del Paese e i bisogni dei cantoni. Presentano gli avvenimenti in modo corretto e riflettono adeguatamente la pluralità delle opinioni”. Questo il tenore del cpv 2 dell’art. 93 che verrebbe letteralmente cancellato in caso di accettazione dell’iniziativa No Billag.

Il funzionamento della democrazia

Per quanto mi concerne metto al primo posto il corretto funzionamento del nostro sistema democratico. Dovesse essere accolta l’iniziativa No Billag, che mira a azzerare l’esistenza del servizio pubblico radiotelevisivo, e quindi della SSR, in che modo potrebbe essere garantito non solo un ampio completo confronto generale sul futuro del paese, ma confronti puntuali sulle numerose elezioni e votazioni, confronti non condizionato dalla disponibilità di risorse finanziarie dei partiti e dei comitati che sostengono o combattono determinate tesi?

In altri paesi, molto più grandi del nostro, è forse immaginabile che nascano dal libero mercato aziende di comunicazione con ispirazioni diverse (forse, dico, perché l’esempio della vicina repubblica non sembra convincere sotto questo punto di vista). Dovesse essere cancellata la SSR, per effetto di No Billag, è possibile che possa nascere nella Svizzera tedesca, un’azienda privata, ma una sola, di dimensioni relativamente importanti, ma certamente non libera e non indipendente. È invece assolutamente escluso che ciò possa accadere nelle altre regioni, quelle minoritarie della Svizzera francese e della Svizzera italiana: lo spazio lasciato libero dalla SSR e dalle sue emittenti regionali (RTS e RSI) verrebbe principalmente occupato da competitori esteri, che già oggi godono di discreto seguito in tutte le regioni del paese (per la buona pace di chi non perde occasione per dichiarare il proprio patriottismo).

Il federalismo

Ecco che allora metto al secondo posto, fra gli interessi generali per giustificare l’esistenza di un servizio pubblico radiotelevisivo nazionale forte, la difesa e la promozione di una Svizzera multiculturale, plurilingue e federalista.

Con scelta felice, coraggiosa e lungimirante gli Svizzeri hanno deciso che ogni regione linguistica deve avere una sua radiotelevisione e che l’offerta in lingua tedesca, francese e italiana deve essere equivalente. È una scelta felice perché riconosce la pari dignità fra le culture, con un atto di concretissima solidarietà (la Svizzera italiana, che contribuisce grosso modo al 5 % delle risorse SSR, riceve, grazie alla chiave di riparto, oltre il 20 %). È una scelta coraggiosa perché determina un canone fra i più alti d’Europa (sarebbe attorno ai 200 fr. per fuoco se gli amici svizzero tedeschi dovessero finanziare soltanto la loro radiotelevisione, sarebbe non lontano dai 1000 franchi se gli svizzero italiani dovessero pagarsi da soli la RSI…).

È una scelta lungimirante perché contribuisce a consolidare, rinnovandoli, i valori fondamentali per una “Willensnation” qual è la Svizzera.

Un dibattito sui fondamenti della Svizzera

Il tempo a mia disposizione non consente di enumerare tutti gli “interessi generali” garantiti dall’esistenza di un servizio pubblico radiotelevisivo nazionale, che sono in definitiva anche gli elementi principali della concessione in base alla quale opera la SSR. Quanto fin qui detto dovrebbe però bastare per capire che il dibattito sul futuro del servizio pubblico radiotelevisivo ha tutte le caratteristiche di un dibattito sui fondamenti della Svizzera, anche se taluno ha interesse a ridurne l’importanza e spinge per un giudizio sull’offerta dell’azienda che incarna questo servizio pubblico: la SSR e, per noi un particolare, la RSI.

Proprio la possibilità ci confondere il livello della scelta di principio sull’esistenza e l’importanza del servizio pubblico con quello dell’offerta puntuale e concreta della RSI, rende il quadro generale particolarmente insidioso. Le difficoltà diventano ancora maggiori se si considera che questa partita - ripeto: di fondamentale importanza non per la SSR ma per la Svizzera e le sue regioni - si gioca in un contesto di forte cambiamento tecnologico del mercato della comunicazione che influenza le abitudini dei consumatori (soprattutto giovani), in un aumento esponenziale e differenziato dell’offerta, in una tendenziale, a tratti drammatica, riduzione delle risorse pubblicitarie a disposizione, che rende particolarmente aspri, a tratti astiosi i confronti sul perimetro, sull’offerta e sull’acquisizione di risorse da parte del servizio pubblico (gli editori privati, salvo poche eccezioni, conoscono grandissime difficoltà).

Si aggiunga, tanto per rendere il quadro decisionale ancora più problematico, un evidente tendenza a ragionare in modo emozionale anche sui grandi temi, cosicché la mancata copertura di un evento locale o un commento maldestro di un giornalista, portano a giustificare la soppressione della RSI…

Non solo No Billag

Si tenga poi presente che No Billag è solo un fronte della campagna contro il servizio pubblico, fronte che ha almeno il pregio della grande chiarezza: se vince l’iniziativa scompare la SSR ! Vi sono infatti numerose altre richieste che in un modo o nell’altro mirano a limitare il raggio d’azione della SSR, creando confini giuridici o limiti finanziari, oppure forme di subordinazione più o meno diretta alla politica (finora la SSR è gestita da una struttura complessa che ha il pregio di non permettere ai partiti di influire nelle scelte gestionali e editoriali dell’azienda, e questo vale anche per la CORSI il cui scopo principale, dopo la riforma delle strutture, non è quello di gestire l’azienda, bensì di creare un collegamento fra l’azienda e il suo pubblico, compito che la CORSI assolve tramite il suo comitato e il Consiglio del Pubblico senza mai premiare le sensibilità partitiche, che pure sono presenti al suo interno).

Mobilitazione!

In funzione dell’importanza del confronto sul Servizio Pubblico radiotelevisivo, è straordinariamente importante che vi sia una sorta di mobilitazione per contrastare efficacemente la strategia di chi mira a togliere dal mercato della comunicazione un attore forte e indipendente, attento per obbligo di concessione a occuparsi anche di progetti e di programmi non redditizi ma fondamentali per il futuro del nostro paese, della sua cultura, della sua democrazia, del suo federalismo, delle sue componenti, un attore che disponga in tutte le regioni principali di un’azienda di importanza nazionale.

Non preconizzo una difesa per principio, ideologica del servizio pubblico, un rifiuto di scelte atte a garantire una migliore convivenza fra tutti gli attori della comunicazione. Ho del resto recentemente scritto sul Corriere del Ticino che chi ha a cuore il futuro della RSI deve avere a cuore anche il futuro dei giornali e adoperarsi per nuove forme di collaborazione e di interazione fra i media. L’evoluzione deve essere però frutto di un confronto aperto che abbia come principale attenzione l’interesse del consumatore. Un esempio: negare o limitare fortemente l’accesso del servizio pubblico nell’informazione online, significa non riconoscere la necessità della presenza di un’offerta di qualità, di un’informazione verificata e attendibile in un contesto molto attrattivo ma anche fortemente a rischio di manipolazioni interessate (come sembra dimostrare quanto avvenuto nelle recenti elezioni americane). Un altro esempio: porre limiti strumentali alla raccolta di pubblicità da parte delle emittenti SSR, sul broadcast e il broadband, non comporta necessariamente un aumento delle risorse pubblicitarie per i giornali, ma più probabilmente un incremento degli affari per i grandi nuovi attori come Google.

Si cerchino piuttosto cooperazioni tecnologiche, forme di compensazione finanziarie a beneficio dei privati (come è stato recentemente deciso per una più importante partecipazione delle emittenti private ai proventi del canone).

Il servizio pubblico è del pubblico

Il tema che mi avete assegnato è complesso e richiederebbe ben altro approfondimento. Non ho parlato, a esempio, di come la RSI adempie alla missione del Servizio Pubblico. Mi limito a affermare che i risultati di ascolto e i sondaggi non danno ragione a alcuni luoghi comuni che si sono diffusi in questi anni nel paese anche perché chi ha criticato l’azienda, come era e rimane suo diritto farlo!, ha raramente trovato interlocutori disposti a difenderla, al di là di chi ha una funzione professionale nell’azienda stessa o istituzionale nella CORSI.

Proprio per questo ho scelto un taglio diverso: ciò che maggiormente mi interessa, alla vigilia di scelte fondamentali sul futuro del servizio pubblico, è ottenere la consapevolezza che le sfide in atto devono suscitare non solo l’ascolto delle diverse opinioni, ma la partecipazione dei cittadini responsabili alle scelte. Anche perché, in definitiva di chi è il servizio pubblico se non del pubblico?"

12.04.2017
7350 Voci Dipinte è emblematico della qualità di Rete Due Voci Dipinte è emblematico della qualità di Rete Due L'analisi del Consiglio del pubblico della CORSI del programma radio della RSI Voci Dipinte su Rete Due. Consiglio del pubblico, Rete Due, Voci Dipinte, RSI, CORSI, programma radio, radio L'analisi del Consiglio del pubblico della CORSI del programma radio della RSI Voci Dipinte su Rete Due.

Voci dipinte (RSI, Rete Due, domenica 10.35-11.30) è un prodotto di grande qualità: una cinquantina di minuti interamente dedicati al dibattito sul mondo dell’arte.

Ben ideata, ben strutturata, ben realizzata, l’emissione propone temi interessanti e originali, fornisce elementi di riflessione non banali ed è di piacevole ascolto. La conduzione è eccellente, competente, garbata, capace di mettere a proprio agio gli ospiti e di imprimere un buon ritmo.

Voci dipinte fa un buon lavoro di mediazione culturale e in questo senso rappresenta un esempio paradigmatico della grande qualità che si può trovare nel palinsesto del “parlato” di Rete Due. Questo è quanto emerge dal monitoraggio che il Consiglio del pubblico della CORSI (CP) ha svolto sul programma radiofonico della RSI Voci dipinte.

Accompagnare l’aspetto informativo e di stimolo con un aspetto formativo di educazione al gusto e alla fruizione dell’arte, cercando di interessare anche un pubblico che ha poca dimestichezza con il mondo dell’arte ma è curioso è l’invito che il CP rivolge alla redazione.

L’inserimento di tanto in tanto di qualche tema che faccia da “apri-porta” e sia in grado di avvicinare all’arte visiva anche chi poco la conosce e non la frequenta abitualmente potrebbe aiutare a ridurre il rischio che un ottimo programma culturale venga fruito unicamente da un pubblico già interessato e cognito d’arte. Inoltre si ritiene che un programma dedicato alle arti figurative si gioverebbe molto delle possibilità di integrazione visuale tramite una offerta online più sostanziosa e articolata.

Testo: CORSI

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/voci-dipinte-e-emblematico-della-qualita-di-rete-due/29555-1-ita-IT/Voci-Dipinte-e-emblematico-della-qualita-di-Rete-Due.jpg 11.04.2017
7113 Anche la CORSI all'Assemblea dell'ACSI Anche la CORSI all'Assemblea dell'ACSI Anche la CORSI all'Assemblea dell'ACSI ACSI, CORSI, RSI, Assemblea, canone radiotv, no-Billag, Borsa della Spesa, consumatori

Sabato 8 aprile nella sala multiuso delle Scuole elementari di Lugano-Besso si svolgerà l'assemblea annuale dell'ACSI, rappresentata nel Consiglio regionale della CORSI dal suo presidente Antoine Casabianca.

Alle 16.30, conclusi i lavori assembleari, inizierà un dibattito sul tema  

"Il futuro del servizio pubblico in Svizzera: il caso della RSI/SSR"

La CORSI è stata invitata a presentare una relazione in cui siano date informazioni aggiornate sul dibattito attualmente in atto, legato all’iniziativa No-Billag (questione del canone radiotv). 

Il dibattito è aperto a tutti, soci e non-soci dell’ACSI. La CORSI invita calorosamente a partecipare tutti i propri soci e i cittadini interessati! 

Relatori:
Ronny Bianchi, professore alla SSC
Graziano Pestoni, Associazione per la difesa del servizio pubblico
Luigi Pedrazzini, presidente CORSI
Animatori:
Evelyne Battaglia e Antoine Casabianca, comitato direttivo ACSI, partendo da una riflessione degli studenti della Facoltà di scienze della comunicazione dell’USI e dei loro docenti (Prof. G. Balbi e Prof. E. Benecchi).

Ore 18.00: aperitivo 

Per maggiori informazioni www.acsi.ch 

Non mancate! 

 

08.04.2017
7349 Tutorial: un programma che ti fa restare all’ascolto Tutorial: un programma che ti fa restare all’ascolto Il Consiglio del pubblico ha analizzato il programma radio di Rete Uno Tutorial che risolve un problema al giorno. Consiglio del pubblico, RSI, CORSI, radio, Rete Uno, Tutorial, Il Consiglio del pubblico ha analizzato il programma radio di Rete Uno Tutorial che risolve un problema al giorno.

Il Consiglio del pubblico ha analizzato il programma radiofonico Tutorial (Rete Uno, lun- ven, 09.00-11.00), che si prefigge di risolvere, o perlomeno di provare a risolvere, un problema al giorno affrontandolo da diversi punti di vista, intervistando esperti e facendo uso di audio clip e contributi d’archivio.

All’ascolto risulta una trasmissione agile, piacevole, interessante che propone un ampio ventaglio di temi. I conduttori, sempre preparati e in buona sintonia fra loro, riescono ad amalgamare molto bene il contatto con gli ospiti, l'interazione con il pubblico e l’approfondimento tematico garantendo una coerenza generale.

Grazie alla varietà tematica, alla piacevolezza di ritmo e alla buona conduzione Tutorial ha la capacità di intercettare un pubblico eterogeneo riuscendo a incuriosire anche quando sulla carta il tema sembrerebbe non interessare. Gli intermezzi musicali come pure le sintesi e le contestualizzazioni ripetutamente proposte dai conduttori permettono al pubblico di riprendere il filo del discorso e di entrare nel programma in ogni momento.

Le puntate dal lunedì al giovedì sviluppano un tema specifico mentre la puntata del venerdì è dedicata al fine settimana e contiene le rubriche “Librintasca” (consigli letterari con la presentazione di un libro, l’intervista all’autore e la classifica dei libri più venduti nella Svizzera italiana), i consigli di viaggio di “sì viaggiare” e i suggerimenti cinematografici di “ciaknews”. Anche se lo si definisce una “chiacchierata con il pubblico” e si incoraggia questo scambio, Tutorial pratica un’operazione di filtraggio e gestione da parte della redazione molto ben riuscita ed efficace.

Come per altri programmi RSI, anche per Tutorial l’offerta internet e la navigabilità della pagina web presentano un ampio margine di miglioramento. Tutorial: un programma che ti fa restare all’ascolto.

Testo: CORSI

Vota al nuovo sondaggio del Consiglio del pubblico.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/attualita/news/news-2017/tutorial-un-programma-che-ti-fa-restare-all-ascolto/29546-4-ita-IT/Tutorial-un-programma-che-ti-fa-restare-all-ascolto.jpg 15.03.2017
7038 “Non sottovalutate mai il vostro pubblico” “Non sottovalutate mai il vostro pubblico” “Non sottovalutate mai il vostro pubblico” “Non sottovalutate mai il vostro pubblico” - servizio pubblico - BBC -serata CORSI 17.02.17 - USI, Fioretti

di Natascha Fioretti

Universalità, qualità, indipendenza, fiducia, credibilità, creatività, sono le parole chiave che secondo i tre prestigiosi ospiti della conferenza tenutasi all'USI - David Jordan, direttore delle politiche editoriali della BBC, Ingrid Deltenre, direttrice della European Broadcasting Union, e il nuovo professore ordinario di media management dell'USI Matthew Hibberd - caratterizzeranno e continueranno a rendere indispensabile il servizio pubblico radiotelevisivo in Europa. Nessuna sorpresa dunque, per chi semmai ne attendesse qualcuna, da una conferenza che si è svolta secondo ritmi e dinamiche tipicamente accademiche, tralasciando il confronto diretto tra i vari attori. Forse, un dibattito più giornalistico avrebbe permesso di addentrarsi maggiormente nelle questioni calde e spinose che interessano il settore andando al di là della semplice constatazione che il servizio pubblico sia ancora e sempre indispensabile e, in particolare, avrebbe consentito di confrontare in modo critico e costruttivo tipologie di servizi pubblici e di culture giornalistiche diverse.

Ciò detto, argomenti e sostanza sui quali meditare non sono mancati a partire dall'intervento di David Jordan che è parso un lord del servizio pubblico di altri tempi, in particolare quando ha ricordato che il mandato della BBC continua ad essere lo stesso deciso nel 1922, anno della sua fondazione, ovvero quello di produrre contenuti imparziali, di elevata qualità e originali, con lo scopo di informare, intrattenere ed educare il pubblico.

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/stampa/per.corsi-online/per.corsi-2017/non-sottovalutate-mai-il-vostro-pubblico/28028-3-ita-IT/Non-sottovalutate-mai-il-vostro-pubblico.jpg 24.02.2017
7023 C'è l'intesa sull'Orchestra! La CORSI è soddisfatta e continuerà ad impegnarsi per l'OSI. Le dichiarazioni di Luigi Pedrazzini C'è intesa sull'Orchestra! C'è intesa sull'Orchestra!

Con riferimento alla positiva conclusione delle trattative fra la direzione generale della SSR e la delegazione del Consiglio di Fondazione dell’OSI, il Comitato del Consiglio Regionale della CORSI esprime soddisfazione per il risultato ottenuto. La SSR continuerà a mantenere un ruolo chiave per la futura esistenza dell'Orchestra della Svizzera italiana, con un impegno finanziario importante anche se inferiore rispetto al passato.

Per assicurare un futuro di qualità all'OSI sarà ora importante consolidare un disegno di sostegno e supporto esteso a tutto il territorio della Svizzera italiana. La CORSI, membro fondatore della FOSI, conformemente alla volontà chiaramente espressa dai suoi soci in occasione dell'assemblea del 2016, quando fu votato all'unanimità un appello in favore dell’OSI, continuerà per questo ad adoperarsi attivamente per favorire l'Orchestra che, grazie all'eccellenza delle sue produzioni e prestazioni, si è dimostrata veicolo insostituibile per promuovere la Svizzera italiana. 

https://www.corsi-rsi.ch/var/ezwebin_site/storage/images/community/news/news-2017/c-e-l-intesa-sull-orchestra!-la-corsi-e-soddisfatta-e-continuera-ad-impegnarsi-per-l-osi.-le-dichiarazioni-di-luigi-pedrazzini/27952-1-ita-IT/C-e-l-intesa-sull-Orchestra!-La-CORSI-e-soddisfatta-e-continuera-ad-impegnarsi-per-l-OSI.-Le-dichiarazioni-di-Luigi-Pedrazzini.jpg 23.02.2017
7020 Maurizio Rotaris al " Gioco del Mondo" e le critiche alla RSI. L'opinione di Luigi Pedrazzini Maurizio Rotaris al " Gioco del Mondo" e le critiche alla RSI. L'opinione di Luigi Pedrazzini

Il "Gioco del mondo" ha ospitato domenica sera Maurizio Rotaris, oggi responsabile di una struttura per il recupero dei tossicomani, ma nel passato conosciuto per la sua presenza nelle fila di Prima Linea, gruppo terroristico italiano attivo negli "anni di piombo".

La scelta dell'ospite è stata duramente criticata da Fabio Pontiggia sul Corriere del Ticino di martedì. Alla protesta si è associato, nella sua pagina su Facebook, anche il Consigliere nazionale Fabio Regazzi, che si è pure espresso molto aspramente sulla presa di posizione di Sergio Savoia in difesa della RSI. Abbiamo chiesto al presidente della CORSI Luigi Pedrazzini un suo giudizio sulla questione:

«Illustrare alla RSI un'esperienza come quella di Rotaris - passato dalla militanza terroristica all’impegno sociale - è senz'altro scelta redazionale condivisibile. Il problema è che la RSI aveva già prestato nel passato spazio a questo ospite, nell'ambito della trasmissione “Storie”, e allora non devono stupire le reazioni di chi, come Pontiggia e Regazzi, stigmatizzano la ripetitività della scelta e pongono domande sulla sua opportunità.

Personalmente ho poi considerato fuori luogo la reazione di Sergio Savoia, perché emblematica di un atteggiamento autoreferenziale che molti rimproverano alla RSI. Da parte della RSI avrei preferito, e mi sarei aspettato, una risposta diversa, attraverso un confronto aperto in televisione fra Fabio Pontiggia e il responsabile del programma “Gioco del mondo”, per spiegare il primo le ragioni della sua posizione critica e, il secondo, i motivi che hanno portato alla rinnovata scelta dell'ospite!

In prospettiva penso che farebbe bene al nostro servizio pubblico creare in radio e televisione un dibattito aperto sulle scelte editoriali. Le difese d'ufficio senza contradditorio non convincono più, tanto meno affermazioni del tipo: “ci criticano ? È la prova che siamo bravi e indipendenti!”».

22.02.2017
7351 Storie e Malatempora: due programmi RSI, due diversi giudizi Storie e Malatempora: due programmi RSI, due diversi giudizi Le analisi del Consiglio del pubblico della CORSI del programma domenicale Storie e della trasmissione satirica Malatempora. Consiglio del pubblico, CORSI, RSI, Malatempora, Storie, Le analisi del Consiglio del pubblico della CORSI del programma domenicale Storie e della trasmissione satirica Malatempora.

Il Consiglio del pubblico della CORSI (CP) ha analizzato il programma televisivo domenicale Storie e le quattro puntate della trasmissione satirica Malatempora proposta nei mesi di novembre e dicembre 2016, discutendo i propri rapporti di monitoraggio con la Direzione RSI.

Storie è ritenuto un ottimo programma che ben adempie al mandato di servizio pubblico contribuendo al dibattito e alla crescita culturali. La molteplicità dei temi trattati, l'attenzione al territorio nazionale e alla Svizzera italiana ma sempre con un occhio di riguardo anche al panorama internazionale, la pluralità dei punti di vista garantita dalla varietà degli ospiti in studio e dalla diversità di approccio al racconto dei vari registi che curano i documentari, nonché la posizione privilegiata in palinsesto, rendono Storie un programma destinato sì a un pubblico attento, ma comunque ampio ed eterogeneo.

La RSI è stata ed è tuttora un’ottima scuola capace di formare e dare spazio a registi e documentaristi con una professionalità molto alta. Apprezzato quindi anche per lo spazio che dedica alla documentaristica d’autore, Storie è un programma incentrato sul racconto di percorsi di vita, sulle testimonianze, come suggerisce anche la bella scenografia iniziale con l’apertura del libro. Pertanto la conduzione è votata all’ascolto e lascia che gli ospiti si raccontino piuttosto liberamente, offrendo testimonianze anche di grande valenza emotiva.

L’impressione del CP è che, in alcune occasioni, le briglie lunghe previste per la conduzione e il tempo limitato a disposizione non permettano di sfruttare appieno le potenzialità degli ospiti. Un modello di conduzione più incisivo e strutturato potrebbe, in taluni casi, aiutare a far emergere o approfondire un maggior numero di aspetti interessanti dell’ospite e del tema. Forse si potrebbe anche pensare di destinare più tempo all’ospite per meglio accompagnarlo nel suo racconto. Fare satira è difficilissimo, soprattutto in televisione.

Malatempora è un primo tentativo, che nasce con l’obiettivo di tornare a far ridere il pubblico sugli eventi di casa nostra; in questo senso, l'intenzione, ampiamente pubblicizzata nei lanci, è encomiabile. I testi sono in parte di buona fattura, ma il CP ritiene che l’obiettivo di “fare satira” non possa dirsi raggiunto.

L’insieme degli elementi, dalla struttura ai ritmi, dalla conduzione con i suoi siparietti agli sketch, dalla estemporanea e poco comprensibile presenza del Gatto Arturo all’apparizione di ospiti "aziendali" per la promozione dei propri programmi, non sono riusciti a far decollare la trasmissione. Ne consegue un programma che manca di mordente e di audacia, sia nella selezione dei temi sia nella loro trattazione.

Da un programma ben collocato in palinsesto e molto pubblicizzato, che nelle intenzioni dei responsabili avrebbe dovuto segnare il ritorno della satira alla RSI, ci si attendeva maggior coraggio e una proposta di argomenti anche scomodi, ma sviluppati con piglio elegantemente graffiante. Il Consiglio del pubblico incoraggia la RSI a continuare a sperimentare per costruire una cultura della satira alla radiotelevisione.

Testo: CORSI

Foto: Copyright RSI/L.Daulte

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6948 Raccontare l'America Raccontare l'America Raccontare l'America Trump, Stati Uniti, Hillary, elezioni 2017, presidente, CORSI, RSI, Bos Rubrica CORSI DIETRO LE QUINTE - A seguito del Rapporto del CP sulla copertura delle elezioni USA, abbiamo chiesto ai corrispondenti RSI di raccontarci il loro lavoro. La seconda parte con Emiliano Bos (Radio)

di Emiliano Bos 

Partiamo dall’inizio. Settembre 2015, ai piedi di Capitol Hill, la collina del Congresso di Washington. Donald Trump fende un nugolo di giornalisti protetto dalle sue nerborute guardie del corpo. Inevitabili sgomitate e qualche spintone tra fotografi, cronisti e bodyguard. Il candidato repubblicano ha da poco terminato il suo intervento a una manifestazione anti-Iran. Parole di fuoco contro Tehran, il Male Assoluto – così lo definisce – con cui l’amministrazione Obama e altri paesi hanno raggiunto un accordo sulla questione nucleare. Trump si ferma davanti al microfono della RSI. Ma invece di rispondere alla domanda del corrispondente Radio da poco arrivato negli Stati Uniti, apostrofa un giovane collega che pure tende il suo microfono: “Ehi, conosco tuo padre, una persona in gamba. Ma tu dovevi fare proprio il giornalista?”

IL TWEET E LA PANCIA DEL PAESE

Mancava oltre un anno alle presidenziali. “The Donald” – come qui chiamano il re dei casinò e dei reality-show – sembrava un outsider catapultato per caso nella corsa alla Casa Bianca, con scarsissime possibilità di successo.
Tra pochi giorni invece giurerà come 45° presidente degli Stati Uniti.
Era possibile prevederlo? Cosa è accaduto? Come si sta trasformando il paese? Come raccontare queste trasformazioni con la cronaca di un presente che diventa subito storia? Come intercettare gli umori di milioni di americani? 

17.01.2017
6893 In memoria di Cherubino Darani In memoria di Cherubino Darani In memoria di Cherubino Darani In memoria di Cherubino Darani Fu presidente della CORSI e, in seguito, direttore dell'allora RTSI

Cherubino Darani, già membro del Comitato della CORSI e direttore dell’allora Radiotelevisione della Svizzera italiana (RTSI), è mancato nella sua casa di Minusio all’età di 95 anni.

Avvocato, giornalista e deputato al Gran Consiglio per il Partito popolare democratico (1951-59), Cherubino Darani è stato un personaggio di rilievo nel mondo dei media. Accanto all’esercizio dell’avvocatura, infatti, è stato, redattore e direttore di Popolo e Libertà (1949-59).

Al 1955 risale l’inizio della sua attività in seno alla CORSI, dapprima quale membro di Comitato e in seguito quale presidente della società cooperativa radiotelevisiva (1965-72), carica che ha lasciato al momento di intraprendere la carriera presso la RTSI, che lo ha visto direttore della Radio della Svizzera italiana (1972-73), quindi direttore dei programmi della RTSI (1973-77) e infine direttore regionale di questo ente dal 1977 al 1985.

La CORSI ricorda con riconoscenza la professionalità e l’impegno di Cherubino Darani nei suoi organi istituzionali e, in particolare, quale presidente della società cooperativa che ha saputo rappresentare con competenza a livello regionale e nazionale.

In questo triste momento, il presidente e il Consiglio regionale della CORSI partecipa al lutto che ha colpito la moglie Paulette e tutti i familiari e porge loro le più sincere condoglianze.

12.12.2016
6891 Save the date! Alcuni eventi del 2017

Ci vediamo il 17 febbraio - pomeriggio e serata all'USI per capire dove sta il futuro di BBC e RSI; 22 marzo - consegna del Premio Ermiza e serata sulle pari opportunità nei mass media e nella politica; 7 aprile - all'Assemblea annuale dell'Associazione Consumatori della Svizzera Italiana dove si parlerà di Radiotelevisione pubblica

09.12.2016
6806 Nominato il nuovo direttore generale della Radiotelevisione svizzera Nominato il nuovo direttore generale della Radiotelevisione svizzera Nominato il nuovo direttore generale della Radiotelevisione svizzera direttore SSR, direttore RSI Entrerà in funzione il 1 ottobre 2017

Dal 1 ottobre 2017 la SRG SSR (Radiotelevisione svizzera) avrà un nuovo direttore generale: venerdì 25 novembre infatti, l'assemblea dei delegati ha approvato la nomina dell’attuale direttore della Radio Télévision Suisse (RTS) quale successore di Roger de Weck.

Già direttore di Ringier Romandie e alla testa della Télévision Suisse Romande dal 2001 al 2010, dopo la convergenza tra radio, televisione e piattaforme online avvenuta nel 2010 Gilles Marchand ha preso il timone dell'unità aziendale RTS con eccellenti risultati. La sua reputazione di manager ed esperto del mondo dei media ha nel frattempo varcato i confini nazionali. Non a caso, in veste di sostituto del Direttore generale, cura le relazioni internazionali della SSR e la rappresenta in seno all'European Broadcasting Union, a TV5MONDE, a Euronews e ad altre istituzioni. Inoltre il Consiglio federale l'ha nominato 'ad personam' membro della Commissione federale dei media.

Fino al passaggio delle consegne, l’attuale DG Roger de Weck, artefice di una profonda modernizzazione dell'azienda e della sua offerta, nonché acceso difensore del servizio pubblico, continuerà a svolgere regolarmente la sua funzione.

La CORSI si congratula vivamente con Gilles Marchand per questa nomina!  

 

 

25.11.2016
6738 Novità in arrivo riguardo l'offerta RSI Il Consiglio di Amministrazione della SSR ha deciso di avviare concretamente il progetto “Vicinanza Pubblico Digitale” (VPD) che porterà la RSI nei prossimi anni a potenziare la sua offerta sull’online in sostituzione del secondo canale televisivo “La2”.

VPD – Il consenso “condizionato” della CORSI

Il Consiglio di Amministrazione della SSR ha deciso di avviare concretamente il progetto “Vicinanza Pubblico Digitale” (VPD) che porterà la RSI nei prossimi anni a potenziare la sua offerta sull’online in sostituzione del secondo canale televisivo “La2” (che a tempo debito verrà spento).

Prima di prendere una decisione, il Consiglio di Amministrazione ha voluto coinvolgere il Comitato del Consiglio regionale della CORSI (CCR CORSI) che si è espresso con un’articolata presa di posizione trasmessa in data 6 settembre 2016. Il Comitato della CORSI ha in sostanza riconosciuto la valenza strategica del progetto VPD, che ha definito “una risposta necessaria alle sfide con cui si troverà sempre più confrontata la RSI”. Il CCR CORSI ha chiesto che si realizzino una serie di condizioni prima che si proceda formalmente allo spegnimento del secondo canale (decisione che dovrà comunque essere preceduta da una procedura di modifica della concessione alla SSR).

Il CCR CORSI ha in particolare chiesto che l’offerta VPD sia effettivamente fruibile per il pubblico in tutte le regioni della Svizzera italiana, che l’offerta della rimanente rete televisiva sia attenta alla missione del servizio pubblico e che l’attuazione del progetto non costituisca violazione del principio dell’equivalenza dell’offerta fra le principali regioni svizzere.
Dando il suo consenso al progetto VPD, il Consiglio di Amministrazione ha invitato la direzione a tenere conto delle questioni sollevate dal CCR CORSI.

Per ulteriori informazioni: Luigi Pedrazzini, presidente della CORSI e membro del Consiglio di Amministrazione SSR

10.11.2016 Il comunicato stampa della SRG SSR
https://www.corsi-rsi.ch/content/download/7339/26473/file/2016-11-10_VPD_it.pdf
6666 Vicinanza al territorio o localismo? Vicinanza al territorio o localismo? Streaming della serata pubblica a Giubiasco serata CORSI - programmi RSI - Filippo Lombardi - Sapori e Saperi 2016 - servizio pubblico radiotelevisivo - canone RSI Lo streaming della serata pubblica a Giubiasco è online

Chi non avesse potuto assistere al dibattito del 21 ottobre sul tema RSI e territorio che si è svolto a Giubiasco, può rivederlo per intero sul nostro canale Youtube CORSIRSI!

Buona visione!

04.11.2016
6588 Le tre facce della RSI Il video del dibattito è online!

Per chi non avesse potuto assistere alla serata pubblica organizzata dallo CORSI il 13 settembre all'USI, il video dell'intera discussione è disponibile sul nostro canale Youtube.

E perché non visitare la nostra pagina FB (www.facebook.com/corsirsi) e lasciare un commento su ciò che hanno detto i partecipanti? Non esitate, vi leggeremo!

  

16.09.2016
6554 Sai cos'è il TOTEM RSI? Guarda qui!

Lunedì 23 maggio 2016 al Centro sportivo nazionale della gioventù di Tenero alle porte di Locarno ha avuto luogo l'inaugurazione di un TOTEM RSI.

Il TOTEM è un sistema interattivo pensato e realizzato dalla RSI (Radiotelevisione svizzera di lingua italiana) in collaborazione con la SUPSI e con il sostegno della CORSI, che mira a valorizzare i contenuti degli archivi radiotelevisivi a livello regionale e locale. Esso consiste in una postazione dotata di schermo digitale (touchscreen) attraverso il quale è possibile navigare fra centinaia di contenuti multimediali e documenti audiovisivi caricati in precedenza, e provenienti dai vastissimi archivi della RSI. 

GUARDA IL VIDEO! 

Riprese: Cristiano Proia; montaggio: Emanuele Di Marco (REC); produzione: Chiara Sulmoni per CORSI

31.08.2016
6460 Achille Casanova In ricordo

Domenica 17 luglio è scomparso Achille Casanova, originario di Ligornetto nel Mendrisiotto.

Giornalista di formazione, corrispondente per l’allora RTSI,  fra il 1981 e il 2005 ha ricoperto le prestigiose cariche di vicecancelliere e portavoce della Confederazione. Sempre vicino al nostro territorio italofono, dopo aver lasciato Palazzo federale fu nominato mediatore SSR per la Svizzera tedesca.

La CORSI desidera sottolineare e ricordare con gratitudine e affetto l’instancabile impegno di Achille Casanova a favore della Svizzera italiana, della sua cultura, del plurilinguismo svizzero e del servizio pubblico radiotv.

17.07.2016
6370 Menu per Orchestra premiato ai Gourmand Awards 2016

‘Best TV Chef Book in Switzerland’ e ‘Best Innovative Book in Switzerland’: sono questi i riconoscimenti che l’autorevole premio internazionale ‘Gourmand Awards 2016’ ha assegnato alla pubblicazione curata dalla CORSI (Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana) e intitolata Menu per Orchestra - l’arte culinaria dagli antichi banchetti musicali ai moderni programmi radiotelevisivi (2015), durante la cerimonia svoltasi domenica 29 maggio a Yantai (Cina).

I Gourmand World Cookbook Awards, ideati da Edouard Cointreau, presidente del Festival del libro di cucina di Parigi e della World Association of Food TV Producers, sono il riconoscimento più importante nel settore dell’editoria enogastronomica da oltre vent’anni. La competizione avviene nei settori legati alla televisione, alla storia, alla musica, e al cinema. I cookbooks selezionati sono strettamente legati al turismo e alla cultura del territorio da cui provengono: secondo Cointreau, per avere successo queste opere devono riuscire a restituire le emozioni e l’orizzonte culturale in cui sono nate. Vincitore tra 209 nazioni partecipanti a quest’ultima edizione, 103 selezionate in 89 categorie con 766 finalisti, Menu per orchestra, edito da Armando Dadò e sostenuto dal Cantone Ticino, dall’Associazione Amici dell’Orchestra della Svizzera italiana e da Migros Ticino, sarà presentato come Best in the World nella categoria di libri in lingua italiana alla Fiera del libro di Francoforte il prossimo ottobre nella Gourmet Gallery, partner ufficiale della Buchmesse.

Un progetto in cui la CORSI ha fortemente creduto, nato sulla scia delle attività collaterali a Expo 2015, con l’intenzione di mettere in luce le competenze e il talento della Svizzera italiana: la specialista di storia dell’alimentazione Marta Lenzi Repetto, la musicologa Anna Ciocca-Rossi e il giornalista radiotelevisivo Giacomo Newlin hanno percorso un viaggio attraverso l’evoluzione del gusto gastronomico e musicale nei secoli, sottolineando il ruolo importante svolto dalla Radiotelevisione svizzera di lingua italiana con i suoi programmi di divulgazione e d’intrattenimento gastronomico e musicale, con l’OSI – Orchestra della Svizzera italiana che ha tradotto in note i suggerimenti culinari dello chef Dario Ranza, attraverso un prezioso CD. Una ricetta vincente per tutta la Svizzera italiana.

29.05.2016
6288 Elezioni, OSI e servizio pubblico Questi i temi dell'assemblea 2016

COMUNICATO STAMPA 

Convocati in assemblea generale ordinaria venerdì 20 maggio 2016 allo Studio radio RSI a Lugano-Besso, oltre 200 soci CORSI hanno eletto due nuovi membri del Consiglio regionale e adottato due risoluzioni presentate in sala dai soci promotori: una a difesa del servizio pubblico radiotelevisivo e una per il futuro dell’Orchestra della Svizzera italiana. 

Sono Ruth Hungerbühler e Flavio Meroni i nuovi membri scelti al primo turno dai soci CORSI per occupare i due posti ancora vacanti in Consiglio regionale, a seguito delle dimissioni di Paolo Sanvido e Michele Foletti lo scorso settembre. L’assemblea ha poi approvato all’unanimità il Rapporto d’attività 2015 e i conti della società, che alla fine del 2015 hanno registrato un risultato attivo di 15'512.- CHF.

Ma al di là delle trattande elettorali e ordinarie, a tenere banco per la gran parte del tempo sono stati gli interventi. Innanzitutto, il presidente della CORSI Luigi Pedrazzini si è rivolto ai soci e alla stampa, sottolineando come gli anni che ci separano dalla votazione sul canone del 2018, saranno decisivi per la CORSI, per la RSI e per il servizio pubblico in generale, confrontati con una forte competizione commerciale, difficoltà economiche e un’opposizione politica determinata. In questo contesto, anche il ruolo delle società regionali e in particolare della CORSI a difesa del servizio pubblico radiotelevisivo deve essere riconosciuto e rivendicato. Un punto essenziale, sul quale è stata presentata la prima risoluzione del pomeriggio, e che l’assemblea ha prontamente accettato.

Il presidente Pedrazzini ha anche toccato la questione dell’Orchestra della Svizzera italiana, il tema più sensibile sul tappeto, riconoscendo come il contributo SSR abbia un valore determinante, al di là della sua dimensione finanziaria, per il futuro dell’OSI, e che perciò non potranno essere accettate soluzioni tali da mettere a rischio l’esistenza dell’OSI, un’istituzione prestigiosa e di eccellenza riconosciuta a livello internazionale. Affinché -indipendentemente dalla prevista vendita dello stabile radio al Cantone- venga assicurato un futuro per le infrastrutture e le competenze professionali sviluppate nel corso degli anni, il Comitato intende impegnarsi in modo determinato.

Sulla questione del sostegno all’OSI si sono poi espressi con grande determinazione anche alcuni soci della CORSI, Simonetta Perucchi Borsa membro del Consiglio regionale, la vice-presidente CORSI Anna Biscossa, il Presidente della FOSI Pietro Antonini, Carlo Piccardi, Marco Tenchio e Giovanna Masoni Brenni, dopodiché è stata approvata la risoluzione a difesa dell’OSI.

All’assemblea generale sono intervenuti anche il direttore regionale della RSI Maurizio Canetta -che ha preso posizione in risposta a interventi dei soci concernenti l’attività dell’azienda- e il presidente del Consiglio di Amministrazione della SSR Viktor Baumeler, accompagnato dal segretario centrale Beat Schneider. Il presidente della SSR, preso atto delle richieste di attenzione e di sostegno per l’OSI, si è impegnato davanti ai soci CORSI, a portare a Berna le istanze espresse dalla Svizzera italiana.

Al termine dei lavori il prof. Andrea Pilotti dell’Università di Losanna ha brevemente presentato ai soci l’esito dello studio La RSI allo specchio delle opinioni dei cittadini della Svizzera italiana

20.05.2016 Foto 1
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6254 Quanto costano i programmi della RSI? Le cifre ora sono sul sito

(Estratti dal comunicato stampa RSI distribuito oggi ai media)

La RSI sceglie la trasparenza: pubblicati i costi dei programmi

“Come vengono spesi i soldi del canone?” “I programmi costano troppo?” “Quanto costano i programmi RSI?”

Da oggi trovare una risposta è più facile. A partire da quest’anno infatti la RSI, insieme a tutte le altre emittenti della SRG SSR, pubblicherà il costo dei suoi programmi TV e delle reti radio. Si trova tutto su internet, all’indirizzo www.rsi.ch/costi. Per la Radiotelevisione svizzera è un passo ulteriore sulla strada della trasparenza, che segue di qualche settimana la pubblicazione del rapporto «Fatti e cifre su collaboratori e salari SSR» in cui è riportato fra l’altro l’ammontare degli stipendi versati dall'azienda. Con la pubblicazione dei costi la RSI e l’intera SSR si collocano ai vertici della classifica delle radiotelevisioni europee in materia di trasparenza, insieme alla BBC e alla tedesca ZDF, le uniche fino ad ora a rendere pubblici in modo dettagliato i propri costi.

I costi dell’offerta RSI, online dal 2 maggio 2016, comprendono tutte le voci di bilancio direttamente legate alla realizzazione delle trasmissioni: le spese per il personale di programma e di produzione e quelle per i mezzi produttivi (studi, regie, telecamere e microfoni, postazioni di montaggio e sonorizzazione, mezzi mobili e così via).

Dalla panoramica emerge con chiarezza che proprio i programmi a forte carattere di servizio pubblico costano di più: l’informazione, la cultura, la documentaristica, la produzione musicale, il sostegno alla produzione cinematografica svizzera. Il genere che richiede gli investimenti maggiori è il giornalismo d’inchiesta.

I programmi meno costosi, per contro, sono quelli senza filmati e reportage o in diretta, come Il gioco del mondo e 60 minuti. Accanto ad essi poco onerose finanziariamente sono anche le trasmissioni costruite con materiali d’archivio (è il caso di Superalbum) o esclusivamente d’acquisto (per esempio Il filo della storia e LA 2 doc).

I costi relativi ai programmi radio sono riportati secondo un criterio diverso rispetto a quelli TV. Vengono infatti indicati i costi complessivi delle singole reti, cui si aggiunge una voce a parte per i costi dei programmi informativi in onda su tutte le reti.

I costi dettagliati per generi di programmi relativi a SRF, RTS e RTR sono consultabili ai seguenti link:

02.05.2016
6220 RSI: TIRO AL PICCIONE? L'OPINIONE DI MICHELE FAZIOLI RSI: TIRO AL PICCIONE? L'OPINIONE DI MICHELE FAZIOLI INTERVISTA A MICHELE FAZIOLI Intervista a Michele Fazioli - licenziamenti RSI - CORSI e licenziamenti RSI - Pedrazzini - Canetta - Oscar Mazzoleni - RSI allo specchio

Cosa pensa il giornalista Michele Fazioli -una vita trascorsa alla Radiotelevisione svizzera- dei tempi burrascosi affrontati dalla RSI a inizio anno? Ecco la sua opinione. 

Intervista a cura di Chiara Sulmoni, redattrice del periodico per.corsi.

Michele Fazioli, lei ha trascorso tanti anni alla RSI. Come sta vivendo, dall’esterno, questo momento particolarmente difficile per l’azienda e per i suoi collaboratori?
La RSI è stata la mia casa professionale per 45 anni. E dunque ho vissuto con preoccupazione le note vicende legate ai licenziamenti. A fare rumore è stato il modo (riconosciuto come un errore). Ma il fatto stesso di dover licenziare dei collaboratori, annunciato già mesi fa dalla SSR, per ragioni finanziarie e di politica aziendale in generale, è di per sé stesso un elemento che non può che turbare. L’azienda ha mostrato di aver recepito l’inadeguatezza sociale e psicologica della prassi attuata. E devo dire che il direttore ha avuto coraggio e senso di responsabilità nell’ammettere, dopo le prime ore concitate, l’errore, giocandosi in prima persona senza cercare appigli.

Ma la vera preoccupazione, che perdura, sta nel futuro prossimo. A quanto è dato di capire (l’ha ricordato il direttore generale de Weck) avverranno probabilmente in futuro altri licenziamenti. Le modalità saranno naturalmente diverse ma la sostanza non cambierà. La “cura” dolorosa dovrà andare avanti, è stato detto. D’altra parte le riduzioni di posti di lavoro per ragioni finanziarie ma anche per inevitabili ristrutturazioni dettate da molti fattori nuovi, hanno toccato negli scorsi anni e oggi ancora altri settori del servizio pubblico (penso a Swisscom, alle FFS, alla Posta, ad altre aree) per non parlare del privato. Certi passaggi, certe mutazioni strutturali (nel merito delle quali non voglio qui entrare) fanno male al cuore ma poi spesso sono necessari.. Mi sono comunque informato bene per capire meglio i recenti eventi tanto discussi. Errori maldestri a parte, onestà impone di dire che mesi fa la RSI aveva annunciato la soppressione, decisa e di fatto imposta da Berna, di 49 posti di lavoro. Ci fu preoccupazione nel Paese ma non sopra le righe. Si era capito che stavano giungendo tempi difficili e decisioni anche dolorose. Sotto sotto c’era persino chi diceva: e vabbè, stavolta tocca anche agli intoccabili della RSI… Con tutta una serie di misure (pre-pensionamenti, posti non sostituiti, riduzioni di tempo di lavoro, rinuncia a posti vacanti) si è riusciti a licenziare soltanto (si fa per dire) 18 persone. Il contributo finanziario di cessazione dell’attività per loro è stato giudicato molto positivo, anche se nessun piano sociale e finanziario può togliere il dolore e spesso l’umiliazione – immeritati – di un licenziamento senza colpa. A me pare che oggi, archiviata con buona memoria la vicenda del modo (certi errori servono almeno ad essere sicuri che non saranno più commessi) sarebbe ora di rendere più serena la giusta attenzione critica e di sospendere l’ossessivo tiro al bersaglio contro la nostra radiotelevisione, i suoi dirigenti e i suoi collaboratori. La RSI è un ramo importante su cui la Svizzera italiana sta seduta: possiamo rafforzarlo, discuterne, criticare. Ma segare quel ramo sarebbe un suicidio culturale e sociale.

Dalle colonne della Regione il vicedirettore Aldo Bertagni ha ricordato come disagi e malumori sul lavoro fossero noti e documentati da tempo, e alcune prese di posizione particolarmente dure da parte di collaboratori e giornalisti nei confronti della direzione confermano un clima difficile nei corridoi di Besso e di Comano. Perché secondo lei siamo arrivati a questo punto?
Bertagni, che è un giornalista serio, deve aver percepito un certo disagio che forse viene da più lontano nel tempo. Però devo dire che ho lavorato 45 anni alla RSI e stagioni di malumori, palesi o striscianti, ne ho vissute parecchie. Ogni riforma profonda di azienda ha causato momenti di inquietudine (comprensibili) fra i collaboratori. Una dialettica anche vivace fra direzione e sindacati non è una novità, alla RSI. Ci sono stati periodi sereni ed altri un po’ più agitati. Ma tutti questi confronti, anche utili, avvenivano dentro la certezza di una struttura forte e della garanzia di posti di lavoro sicuri. Adesso invece, per la prima volta nella storia della RSI, questa certezza diventa friabile. Allora ogni novità strutturale, ogni confronto di pareri opposti assumono tratti di nervosismo e anche di paura. Non è una bella cosa. Ma la RSI, come tanti altri settori del servizio pubblico, deve fare i conti con una evoluzione aziendale e anche tecnologica e di mercato, che porta per forza fluidità e flessibilità nuove e ottimizzazioni. Il mondo delle aziende pubbliche blindate e della filosofia del “posto fisso” assoluto sta svaporando a fronte di scenari nuovi, alcuni appassionanti, altri un po’ inquietanti.

Sono comunque certo che questa realtà nuova sarà affrontata e capita dai collaboratori. I quali già sanno benissimo che radio e tv sono cambiate moltissimo in pochi anni, la fruizione è volubile, multimediale, frammentata, spalmata su mille piste diverse e con tecnologie in continua, vistosa mutazione. La concorrenza è totale, il monopolio è morto da un pezzo e i tempi finanziari sono duri. Io sono fiducioso, nondimeno. La RSI ha sempre trovato nelle proprie risorse di creatività gli strumenti per rinnovarsi e affrontare le sfide nuove: Mi viene da dire: forza, RSI!

Nelle notizie diffuse da giornali, testate online e soprattutto social media, la RSI viene dipinta come una nave allo sbando nel mezzo di una “bufera”. Per restare in metafora marinara: si sta veramente perdendo la rotta?
Da quel che sento e vedo, la RSI produce cose di qualità, spesso con freschezza anche generazionale, idee nuove, sperimentazioni e anche forza di approfondimenti accanto agli intrattenimenti. Dal risultato, non mi pare che la RSI possa essere considerata nella bufera, o allo sbando. Se tutte le bufere producessero frutti simili, viva le bufere. Nella giungla incontrollabile dei social media tutti possono soffiare sul fuoco. Conosco bene il direttore, la responsabile dei palinsesti e i capi delle aree di programma: sono persone che sanno tenere il timone, e lo dico per esperienza diretta. Le indagini e i sondaggi dicono che, al di là delle libere critiche (ne avrei qualcuna anch’io) il pubblico della Svizzera italiana apprezza l’offerta di programmi dei nostri canali radiotelevisivi. Alla fine lo stato di salute di una radio e di una televisione non si misura analizzando strutture, rapporti di potere, procedure e gestioni. Lo si misura dalla qualità dei programmi. E allora io dico che il paziente RSI sta bene. Prende qualche raffreddore ogni tanto, ma sta bene. E fin che c’è la salute…

In questa vicenda, molte critiche si sono abbattute anche sulla CORSI. Si sarebbe aspettato una reazione più incisiva, o comunque diversa, da parte del Comitato?
La CORSI per statuto non può interferire direttamente nella politica dei programmi e nemmeno in quella aziendale. Ha un suo ruolo preciso, importante ma mirato. A me pare che il presidente Luigi Pedrazzini in alcuni interventi abbia dimostrato di capire le reazioni per ciò che era accaduto, di farsene carico a livello istituzionale e di voler ripartire con determinazione, in modo solidale con la direzione, per correggere gli errori e costruire in positivo.

La CORSI viene considerata da molti un organismo un po’ “paludato”. Cosa ne pensa?
La CORSI è una società regionale e rappresenta il pubblico italofono della SSR, deve mantenere un ruolo istituzionale a fronte dell’organizzazione professionale dell’azienda RSI. Per questo appare un po’ più defilata rispetto alla trincea di chi conduce l’azienda e i programmi. In questo senso può apparire un po’ “paludata” ma invece svolge un suo ruolo prezioso, fra l’altro di cerniera vitale fra la RSI e il paese politico, sociale, culturale. La CORSI ha una sua forza istituzionale e morale e la può usare in senso positivo, influendo sulla politica dei programmi. In altri Paesi questo ruolo di rappresentanza del pubblico non c’è. Mi pare che negli ultimi anni la CORSI, fedele al proprio mandato, stia accendendo nel Paese incontri ed eventi per ascoltare, far dialogare, informare. E’ una buona cosa.

In una recente intervista Giacomo Garzoli, nuovo membro del Comitato CORSI sostiene che “bisogna riscoprire la missione di servizio pubblico della radiotelevisione”. La RSI - e per esteso la SRG SSR - avrebbero perso di vista il proprio ruolo e il proprio mandato?
Bisognerebbe prima definire, e se occorre in termini innovativi, cosa sia davvero il “servizio pubblico”. Servizio pubblico è un termine complesso e persino incerto. La SSR (e la RSI) fanno servizio pubblico, non si discute. Ma anche le emittenti private riconosciute e finanziate da una percentuale del canone hanno una funzione, magari solo parziale, di servizio pubblico. A questo proposito dico che io da sempre sostengo che l’esistenza di radio e tv private accanto alla SSR crea una complementarità utile al pubblico e anche una concorrenza positiva e stimolante, e assicura un pluralismo diversificato oltre a quello garantito dalla SSR. Forse che poi i giornali stessi non assicurano una parte originale di servizio pubblico? Su questi temi il dibattito approfondito e nazionale si aprirà presto.

Il fatto che buona parte dei membri CORSI, soprattutto nel Comitato abbiano un profilo e una storia politica alle spalle, può essere una zavorra?
In CORSI ci sono sempre stati solo dei politici, diretti o indiretti. La politica ha una sua delega ricevuta dal popolo e garantisce una ripartizione equilibrata di aree di pensiero e culturali nei consigli d’amministrazione di enti pubblici. Altrimenti con che criteri si sceglierebbero i membri della CORSI? Per emotività, gruppi di pressione, lobbismo? Poi non sono un ingenuo, so bene che c’è anche il potere puro, quello delle influenze politiche e delle poltrone. Ma la dialettica fra RSI e CORSI è sempre stata in generale chiara e leale. Vedrei in CORSI anche, accanto ai politici in senso stretto, qualche persona di competenza diversa (giornalistica, intellettuale, socioeconomica), comunque di area culturale dichiarata, per assicurare l’equilibrio di cui dicevo. Ma senza fare la retorica della società civile contrapposta alla politica: non ci credo. I politici li sceglie la società civile, no?

Nel territorio limitato della Svizzera italiana dove la politica è sempre dietro l’angolo, il giornalismo riesce ad assolvere al suo ruolo ideale e forse idealizzato di “cane da guardia” del potere?
Stando a certe rimostranze (quelle sbagliate, non quelle giuste) nei confronti della RSI, direi che un po’ ci riesce. Poi però una radiotelevisione di servizio pubblico non ha il compito prioritario di essere inquisitoria, denunciante, d’opposizione. Deve avere una armoniosa somma di vettori di comprensione, spiegazione, formazione e informazione da una parte, e vettori di vigilanza e inchiesta dall’altra.

In una puntata di Controluce del 2 gennaio 2000 con l’ex-direttore RSI Marco Blaser dopo aver ricordato la grande apertura e lo sguardo sulla Svizzera e sul mondo che aveva caratterizzato la nostra radiotelevisione fin dagli inizi, lei chiese anche conto della tentazione latente di rifugiarsi nel localismo. A che punto siamo oggi, e rispetto ai tempi in cui lei stesso era a capo dell’informazione RSI?
Lo dicevamo sempre, di stare attenti all’eccessivo localismo: ma predicavamo bene e poi si faceva quel che si poteva. La domanda d’attenzione del “paese Svizzera italiana” è forte, invasiva. Abbiamo viziato molto la nostra realtà locale. E poi il “localismo” fa ascolto, è chiaro. Ma qui io da sempre non sono un fanatico degli indici d’ascolto. Certo, un servizio pubblico deve avere un pubblico e più ne ha meglio è. Ma accetterei un calo di qualche punto di ascolto in cambio di una offerta di qualità che tenga conto del mandato nazionale. Penso per esempio che non sarebbe necessario avere sempre fuori dal Gran Consiglio, ad ogni sessione, i carri radiotelevisivi delle grandi occasioni. La SSR non lo fa in nessun altro cantone, si tratta di un privilegio “cantonticinese”. Se la RSI invoca giustamente, nel dibattito generale sulla SSR (canone, chiavi di riparto eccetera) il principio del federalismo e della coesione nazionale, allora dovrebbe poter convertire un po’ di forze oggi risucchiate dal localismo minimo in qualche immaginazione nuova di approfondimento informativo e culturale di respiro ampio.

 

Nota:
Michele Fazioli, nato nel 1947, laureato in scienze politiche all’Università di Losanna, ha iniziato a lavorare alla RSI a vent’anni e vi è rimasto per 45 anni. Dal 1972 al 1976 vi ha lavorato a tempo parziale (d’estate, nelle vacanze semestrali e nei week end) per poter compiere gli studi universitari. Ha cominciato alla Radio, dove è stato anche capo dei programmi informativi nazionali e regionali, e poi alla Televisione. Per vent’anni, fino al 2007, ha diretto l’Informazione (cioè le testate giornalistiche) della Televisione. Ha diretto dal 1983 al 2007 i dibattiti politici cantonali e nazionali. Parallelamente, e fino al 2012, ha ideato e condotto programmi televisivi quali le interviste di Controluce e l’appuntamento settimanale sui libri. Attualmente è giornalista libero, titolare di rubriche per il Corriere del Ticino e il Giornale del Popolo. Ha creato un sito sui libri (www.circolodeilibri.ch).

24.03.2016
6201 OSCAR MAZZOLENI: “LA NOSTRA INDAGINE NON HA ANALIZZATO LA LINEA EDITORIALE DELLA RSI" Oscar Mazzoleni: "La nostra indagine non ha analizzato la linea editoriale della RSI" Intervista a Oscar Mazzoleni Oscar Mazzoleni - linea editoriale RSI - CORSI - RSI allo specchio - UNIL

La pubblicazione dello studio La RSI allo specchio delle opinioni dei cittadini della Svizzera italiana, curato dall’Università di Losanna e commissionato da RSI e CORSI per tastare il polso ai cittadini e al pubblico della RSI all’indomani del voto sulla modifica alla legge radiotv dello scorso 14 giugno 2015 (che, ricordiamo, nella Svizzera italiana è stata rifiutata), ha sottolineato come il 67,6% si trovi d’accordo con l’opinione secondo cui “la politica è spesso presentata in modo tendenzioso”. Tuttavia, oltre l’80% pensa anche che l’informazione nel suo complesso sia presentata in modo obiettivo. Poiché informazione (RSI) e politica sono due temi ‘caldi’ alle nostre latitudini, abbiamo chiesto al direttore dell’Osservatorio della vita politica regionale dell’UNIL prof. Oscar Mazzoleni, coordinatore dello studio, come interpretare correttamente questi risultati.  

Prof. Mazzoleni, i contrari al canone e alcuni organi di stampa hanno sottolineato e continuano a sostenere - rifacendosi allo studio UNIL - che il voto negativo dello scorso giugno è stato dovuto ad una disaffezione verso la RSI. È un’interpretazione corretta?
Se consideriamo le motivazioni fornite dai partecipanti al sondaggio, l’opposizione alla riforma del canone Radio/TV del 14 giugno 2015 nella Svizzera italiana, e in Ticino in particolare, si spiega prevalentemente con un rifiuto del pagamento di un canone ritenuto iniquo: più del 60% degli oppositori avanza motivi economici. Circa il 20%, quindi una minoranza di chi ha votato contro la riforma, ha invece dichiarato di averlo fatto perché critico verso la RSI. Non si può quindi affermare che la modifica sul canone è stata respinta perché una maggioranza dei cittadini è critica verso la RSI.

In generale, si può dire che i cittadini della Svizzera italiana siano insoddisfatti della RSI?
Dalle risposte al sondaggio realizzato nel settembre 2015, emergono tre modi di intendere la RSI: come servizio pubblico, come offerta radio-tv e come azienda. Sulle domande relative al servizio pubblico, come istituzione federalista che promuove la lingua e la cultura italofone- il sostegno è alto e diffuso fra i cittadini ticinesi e del Grigioni italiano. Si constata pure un’elevata e diffusa soddisfazione nei confronti dei programmi radio-tv, con alcuni punti critici: ad esempio la richiesta di una maggiore attenzione agli aspetti locali. Rispetto all’azienda, in modo particolare sulla gestione delle risorse, la critica invece è più diffusa, anche se una parte significativa degli interpellati non ha saputo esprimere un’opinione precisa in merito.

Il Mattino della domenica ritiene che i ticinesi siano critici nei confronti di una linea editoriale RSI che percepiscono ‘di sinistra’. In base al vostro studio si può sostenere questa tesi?
La nostra indagine non ha analizzato la linea editoriale della RSI. Ha piuttosto chiesto una valutazione del modo di fare informazione. Il risultato è che una stragrande maggioranza (non meno dell’80%) ritiene abbastanza o molto “equilibrata e oggettiva” l’informazione RSI. Ciò vale prevalentemente per chi si colloca politicamente a sinistra. Tuttavia, questo orientamento è pure presente in modo ampio, seppure in misura un po’ minore, anche fra chi è a destra dello schieramento politico. Solo un 9% di cittadini che si collocano a destra non ritiene i programmi di informazione equilibrati e capaci di dare un’idea chiara dell’attualità (rispetto a 1,5% di chi si colloca a sinistra).

Il sondaggio rileva che l’informazione RSI è ritenuta oggettiva, mentre invece la presentazione della politica da parte della RSI non viene considerata tale. Non c’è contraddizione tra queste due risposte?
L’indagine mostra che una parte dei rispondenti fa una netta distinzione fra i programmi d’informazione (che include fra l’altro la cronaca, i fatti nazionali e internazionali, l’economia, lo sport ecc.) e quelli in cui si parla di politica. In altre parole, non fa nessun amalgama fra le due offerte. Una maggioranza rilevante, due terzi circa degli interpellati, ritiene che la politica sia presentata in modo tendenzioso alla RSI. L’atteggiamento è più critico a destra. Esso non è però una prerogativa dei leghisti e di chi sente vicino all’UDC: lo è anche da parte di una maggioranza di socialisti, nonché di chi si dichiara vicino al PPD e al PLR. Si tratta di capire, e lo si potrà fare solo con ulteriori approfondimenti, se la percezione di tendenziosità racchiude un’insoddisfazione verso il lavoro dei giornalisti o non invece verso i politici, che sono in genere i principali protagonisti delle trasmissioni dedicate alla politica. 

Fino a che punto l’appartenenza a fazioni politiche condiziona la percezione del servizio pubblico nella Svizzera italiana?
A livello svizzero, con il sondaggio Vox, nella Svizzera italiana, con la nostra inchiesta, abbiamo visto che il voto del 14 giugno è stato segnato in modo rilevante dalle appartenenze politiche. Che lo si voglia o no, quello del canone radiotv è un tema politicizzato. Occorre però capire come il dibattito sul servizio pubblico che si annuncia a breve potrà essere letto come una questione che divide il centro-destra dal centro-sinistra. Nulla è scontato, anche perché abbiamo rilevato che una parte dei cittadini non ha ancora un’opinione chiara su alcune questioni significative, comprese quelle legate al funzionamento delle aziende di servizio pubblico.

È giusto pensare che la RSI sia ostaggio della politica? Da politologo, ritiene che sia inevitabile?
Il servizio pubblico radio-televisivo è diventato in Svizzera – ma non solo – oggetto di controversia per due ragioni principali: la prima è quella della crescente concorrenza commerciale fra i media, che rende meno scontata la legittimità politica del finanziamento pubblico dei mezzi d’informazione. Lo si vede nelle profonde trasformazioni del mercato interno (fenomeni di concentrazione, giornali gratuiti, confronto fra privato e pubblico, la concorrenza per conquistarsi le quote pubblicitarie ecc.), negli effetti dell’apertura esterna (il moltiplicarsi dei canali ecc.). La seconda ragione è quella del potere d’influenza che viene attribuito – nonostante lo sviluppo recente di altri media  (penso ai social media) – ai mezzi radiofonici, ma soprattutto televisivi nella formazione dell’opinione pubblica. Questo vale soprattutto in occasione di elezioni, iniziative e referendum, ma anche, a torto o ragione, nella costruzione della reputazione e della visibilità dei politici nell’epoca della personalizzazione della politica. Per queste due principali ragioni strutturali, difficilmente, anche in futuro, la SSR e la RSI in particolare potranno sottrarsi agli effetti della contrapposizione politica ed ideologica. E questo nonostante il massimo di equilibrio che si potrà esprimere ad esempio nell’offerta informativa.  

15.03.2016
6176 LA RSI ALLO SPECCHIO DELLE OPINIONI DEI CITTADINI LA RSI ALLO SPECCHIO DELLE OPINIONI DEI CITTADINI LA RSI ALLO SPECCHIO DELLE OPINIONI DEI CITTADINI RSI allo specchio - sondaggio UNIL - Luigi Pedrazzini - Oscar Mazzoleni - CORSI - canone RSI Lo studio UNIL e le interviste a Luigi Pedrazzini e Oscar Mazzoleni

Introduzione

Il 14 giugno 2015, la modifica della Legge radiotv è stata accettata di stretta misura con il 50,1% di voti favorevoli. 19 Cantoni  hanno respinto la riforma. In Ticino il fronte dei No ha raggiunto il 52%. Nel cantone dei Grigioni si sono affermati i Sì con il 50,8% dei voti. Su mandato della CORSI e della RSI, l’Osservatorio della vita politica regionale dell’Università di Losanna è stato incaricato di approfondire le ragioni del voto e di raccogliere le opinioni sulla SSR/RSI presso  un campione di pubblico nella Svizzera italiana.

I risultati dello studio sono stati presentati e resi pubblici martedì 1 marzo 2016 a Comano, e si possono consultare su http://www.unil.ch/ovpr/lrtv oppure in calce a questa pagina. Per una sintesi, rimandiamo al comunicato stampa. 

Approfondiamo ora alcuni punti con Luigi Pedrazzini, presidente della CORSI e Oscar Mazzoleni, direttore dell’Osservatorio della vita politica regionale dell’Università di Losanna.

LUIGI PEDRAZZINI

In qualità di presidente della CORSI, ci può spiegare come è nata l’iniziativa di svolgere un sondaggio sul voto del 14 giugno 2015 nella Svizzera italiana?

L’esito del voto nella Svizzera italiana ha suscitato commenti sia nella nostra regione che nel resto della Svizzera. C’è chi ha detto e scritto che la maggioranza degli svizzero italiani ha voluto “sanzionare” la RSI, chi ha affermato (oltralpe) che gli svizzero italiani non tengono più di tanto alla “loro” radiotelevisione, chi, ancora, ha commentato il voto sostenendo che si è rifiutata una nuova tassa… A noi è sembrato importante capire meglio le motivazioni, per raccogliere informazioni da elaborare costruttivamente per svolgere la nostra missione di rappresentanti del pubblico.

Perché vi siete rivolti all’Università di Losanna?

Perché all’interno di questa università opera l’Osservatorio della politica regionale diretto dal prof. Oscar Mazzoleni, che ben conosce la nostra realtà e che a più riprese, con i suoi collaboratori, ha dato prova di grande professionalità, competenza e indipendenza.

Dal sondaggio emerge che il numero di cittadini che esprime poca fiducia nella RSI è esiguo anche fra chi ha votato No alla revisione della legge sulla radiotv. Tenuto conto delle vicende e delle polemiche  degli ultimi due mesi lo studio sembra arrivare nel momento più opportuno, quasi ad assolvere la RSI dalle critiche interne ed esterne. Allora, “tous va bien Madame la Marquise”?

Lo studio è stato commissionato prima della “bufera” che ha investito la RSI e la sua pubblicazione non ha lo scopo di calmare le acque. È vero che alcune conclusioni divergono in parte da cose che sono state dette e scritte nelle ultime concitate settimane. Io penso che si tratti oggi di prendere atto innanzitutto che il voto negativo sulla modifica della riscossione del canone non è stato determinato da un diffuso sentimento anti-RSI. C’è fiducia nell’azienda e agli svizzeri italiani importa molto del suo futuro e della futura offerta SSR. Queste constatazioni sono di stimolo per affrontare con decisione i problemi e le tensioni emersi recentemente e per ulteriormente lavorare sulla qualità dell’offerta. L’esito del sondaggio deve portare la direzione della SSR e della RSI, così come la CORSI (per quelle che sono le sue competenze), a darsi da fare per non disperdere un capitale così importante di credibilità!

I risultati dello studio evidenziano come buona parte degli intervistati che percepiscono come tendenziosa l’informazione alla RSI siano vicini alle posizioni di Lega e UDC. Si tratta di una fascia di pubblico di cui tenere conto e che alle urne può fare la differenza. Cosa dice loro?

Cercare l’oggettività è il compito di ogni giornalista serio. Per i collaboratori della RSI questo à ancora più importante perché il loro lavoro è finanziato dal canone, che con il nuovo sistema sarà pagato da tutti. Indipendenza e neutralità e essere pronti a discutere apertamente del proprio lavoro soprattutto con chi lo critica e lo considera tendenzioso è oggi un atto dovuto. Nella misura in cui questo discorso interessa la CORSI, siamo pronti a fare la nostra parte a beneficio di tutte le aree di pensiero. Mi si consenta però di aggiungere che il risultato finale non deve essere una RSI che si lascia condizionare e rinuncia a lottare per una comunicazione completa e trasparente! Alla CORSI sta a cuore l’oggettività, e allo stesso modo anche la professionalità e l’indipendenza dei giornalisti RSI.

L’80% degli intervistati concorda sul fatto che il servizio pubblico di qualità ha i suoi costi. Contemporaneamente l’84% è convinto che l’informazione non debba dipendere da interessi commerciali, quindi debba essere finanziata con fondi pubblici. Se nel 2018 il canone venisse davvero abolito, come si potrebbero conciliare queste due posizioni?

Sarebbero di fatto inconciliabili! Bene perciò capire, come sembra essere il caso per la maggioranza degli svizzero-italiani, che l’esistenza di un servizio pubblico radiotelevisivo ha, fra gli altri, lo scopo di garantire una voce giornalistica indipendente e di qualità ed è comunque soggetto, a differenza di entità private, a una vigilanza istituzionale.

La CORSI come intende utilizzare i risultati di questo studio? Pensa che potrà modificare alcune lacune rimproverate alla RSI?

La CORSI è ponte fra la RSI e la Svizzera italiana. Questo studio è fonte di molte informazioni da far transitare sul “ponte”, non tanto per modificare lacune ma per avere una RSI che conosce a fondo le aspettative del suo pubblico e che è capace di considerarle nella sua offerta mantenendo al contempo un respiro nazionale.

OSCAR MAZZOLENI

Lei è direttore dell’Osservatorio della vita politica regionale dell’Università di Losanna e nel contempo è membro del Consiglio regionale della CORSI. Non pensa che l’aver accettato di svolgere questa inchiesta possa comportare un conflitto di interessi? 

Il mandato è stato attribuito all’Università di Losanna e non al sottoscritto. Il CR della CORSI, di cui faccio parte, non è stato chiamato in alcun modo a pronunciarsi in merito all’opportunità di attribuire questo mandato. Non è stato quindi nemmeno necessario ricusarmi (cosa che ovviamente avrei fatto). Nel collaborare allo svolgimento del mandato sono stato chiamato a rappresentare prima di tutto l’Università e a rispettare le sue regole di autonomia e di deontologia scientifiche. Anche quando nel passato lavoravo in un dipartimento nell’amministrazione cantonale ticinese - ovviamente targato politicamente - ho sempre fatto prevalere l’autonomia scientifica alla partigianeria.

Il sondaggio è finanziato dalla CORSI e dalla RSI per un ammontare di poco meno di 50.000.- fr. Non è un costo eccessivo?

L’Università ha un proprio tariffario. Per un’indagine di questa ampiezza e qualità (circa 180 domande con un campione rappresentativo di 1790 persone) si tratta di un prezzo certamente concorrenziale in Svizzera. Tenga conto che l’inchiesta è “chiavi in mano”, nel senso che tutti i costi sono compresi, dalla raccolta alla digitalizzazione dei dati, fino all’analisi e alla elaborazione del rapporto di ricerca. Inoltre, con questo tipo di mandati l’Università di Losanna chiede, nel far valere la propria reputazione d’istituzione accademica, che il committente si assuma una parte dei costi fissi dell’infrastruttura (overheads).

Come si è svolto il lavoro?

Una parte dei lavori è stata svolta dalla nostra équipe di Losanna, con l’aggiunta di una studentessa. Andrea Pilotti, Carolina Rossini e Virginie Debons hanno assicurato l’elaborazione dei dati statistici e la redazione del rapporto di ricerca. Personalmente, ho supervisionato il tutto. I compiti che abbiamo potuto o dovuto esternalizzare (spedizioni, tipografia, digitalizzazione) sono stati svolti facendo capo a ditte e persone attive nella Svizzera italiana.

Dopo le vicissitudini che ha attraversato la RSI negli scorsi mesi, questo sondaggio resta sempre attuale? Altrimenti detto, se si dovessero porre oggi le medesime domande al pubblico, il risultato sarebbe verosimilmente lo stesso?

Difficile fornire una risposta generale. Un’inchiesta di opinione è sempre un’istantanea e le opinioni sono suscettibili di cambiamento in funzione del mutamento del clima generale e, nel caso di un voto, dei contenuti della campagna. E’ bene comunque distinguere le opinioni fra loro. E’ probabile che l’opinione da molti condivisa ancora nel settembre 2015 dell’esistenza di privilegi particolari dei dipendenti RSI non avrebbe lo stesso tenore oggi. Altre opinioni, meno toccate dall’attualità, che attivano valori o principi di fondo condivisi dalle persone, possono rimanere attuali, come ad esempio quella che riguarda il diritto ad un’offerta comparabile in tutte le principali regioni linguistiche del paese.

Fino a che punto l’appartenenza a aree politiche condiziona la percezione del servizio pubblico nella Svizzera italiana? Da politologo, ritiene che sia inevitabile?

A livello svizzero, con il sondaggio Vox, nella Svizzera italiana, con la nostra inchiesta, abbiamo visto che il voto del 14 giugno è stato segnato in modo rilevante dalle appartenenze politiche. Che lo si voglia o no, quello del canone radiotv è un tema politicizzato. Occorre però capire come il dibattito sul servizio pubblico che si annuncia a breve potrà essere letto come una questione che divide il centro-destra dal centro-sinistra. Nulla è scontato, anche perché abbiamo rilevato che una parte dei cittadini non ha ancora un’opinione chiara su alcune questioni significative, comprese quelle legate al funzionamento delle aziende di servizio pubblico.

01.03.2016 Studio UNIL
https://www.corsi-rsi.ch/content/download/6718/22005/file/Studio integrale_16.2.2016.pdf
Comunicato stampa
https://www.corsi-rsi.ch/content/download/6719/22008/file/Comunicato stampa ovpr_01.03.16.pdf
6162 TROPPI POLITICI ALLA CORSI? Intervista a Marco Zueblin e Giacomo Garzoli Marco Züblin - Giacomo Garzoli - Comitato CORSI - canone RSI - servizio pubblico radiotv - Luigi Pedrazzini - CORSI e politica Su questo e su altri temi si confrontano questa settimana Marco Züblin (membro del Consiglio del pubblico) e Giacomo Garzoli (membro del Comitato del Consiglio regionale)

Il 7 febbraio il presidente della CORSI Luigi Pedrazzini, rispondendo ad alcune domande sulle tensioni innescate dai licenziamenti alla RSI ha dichiarato che ‘tutti i membri del Comitato della CORSI sono più o meno dichiaratamente vicini a un partito politico. Lo stesso vale per tutti i membri del Consiglio regionale e del Consiglio del pubblico”. Un’affermazione che ha suscitato qualche perplessità all’interno della CORSI stessa, ad esempio da parte di Marco Züblin, al suo secondo mandato come membro cooptato nel Consiglio del pubblico. Lo abbiamo interpellato, insieme a Giacomo Garzoli, granconsigliere per il Partito Liberale Radicale entrato in Comitato a inizio anno. Ecco il loro sguardo sul tema ‘troppa politica alla CORSI?’

Intervista a cura di Chiara Sulmoni, redattrice del trimestrale per.corsi ( scaricabile su www.corsi-rsi.ch oppure ISSUU)

MARCO ZÜBLIN, alla vigilia dell’assemblea generale del 2011 la CORSI rivolse un appello alle organizzazioni della società civile affinché candidassero propri rappresentanti nel Consiglio regionale e nel Consiglio del pubblico. Cosa rimane di quel vento di rinnovamento?
Non saprei dire, anche perché in questa piccola repubblica sono sovente le stesse persone ad impegnarsi nella politica dei partiti e nelle varie declinazioni della società civile. Esiste effettivamente in Ticino una questione relativa alla onnipresenza dei partiti, ma come sempre –  se si vuole essere in buona fede, un atteggiamento che sembra però essere sempre più fuori moda – è una questione di persone. La mia esperienza nel Consiglio del Pubblico è bella e forse privilegiata, perché vi ho incontrato politici non politicanti, persone di grande qualità, simpatiche e empatiche; magari non li voterò tutti, ma li stimo.

Per ammissione dello stesso presidente Pedrazzini, un numero cospicuo di membri CORSI è riconducibile a un’area, se non a un’appartenenza partitica. All’interno del CP e più in generale della CORSI si possono osservare condizionamenti politici?
Certamente ognuno ha la propria dimensione etico-morale, di cui fa parte anche un approccio politico; non è comunque obbligatorio che questo si traduca in una militanza partitica. Nel Consiglio del Pubblico non ho mai constatato che si argomentasse sulla base degli interessi (e dei programmi) di partito. In altre parole, chi ha la tessera di un partito la lascia fuori dalla porta.

Le dà fastidio l’etichetta politica?
Mi irrita l'etichetta partitica, soprattutto se –  come nel mio caso – ad essa non corrisponde una militanza in alcuna organizzazione. Nel Ticino si fa in fretta ad appioppare appartenenze partitiche, magari sulla base di quello che si sa (o che si crede di sapere) a proposito della famiglia.

Come membro del Consiglio del pubblico, le giunge spesso la critica che la CORSI sia un organismo inutile, e cosa risponde?
L'utilità o l'inutilità di una struttura si valuta sulla base di quanto ci si aspetta da essa, ma la valutazione deve essere fatta soprattutto sulla base delle effettive possibilità (legali, statutarie, organizzative) che ha la struttura in questione. Il Consiglio del pubblico è certamente utile come articolata camera di riflessione sui programmi e come interfaccia tra il pubblico e la RSI. Lavoriamo seriamente, con un autentico interesse per il miglioramento dei programmi e con costante attenzione alla qualità e al rispetto dei principi che devono presiedere alla concretizzazione di un mandato di servizio pubblico; e questo ci viene riconosciuto, quanto meno da coloro che ci interessa che ce lo riconoscano. Sappiamo essere assai critici e non ci lasciamo dettare l'agenda da nessuno, né dall'ente né dai partiti. 

Le controverse procedure di licenziamento attuate dalla RSI sono ispirate ad alcune pratiche del settore privato. Ciò che è successo a Besso e a Comano è unicamente frutto di una decisione sbagliata oppure segno che il servizio pubblico non potrà difendere le proprie prerogative ancora a lungo, secondo lei?  
Non conosco la situazione a sufficienza per potermi esprimere in totale conoscenza di causa. Che fossero necessari provvedimenti di licenziamento, lo si sapeva da mesi; quindi, niente da dire sul merito. Le modalità, un po' da settore bancario, mi hanno invece un po' stupito e non ne ho capito veramente la necessità. Mi chiedo il motivo per il quale i provvedimenti non siano stati coordinati centralmente tra le varie unità aziendali, anche a livello di comunicazione. Ho trovato francamente penosa e indecente la gazzarra che è nata dopo le misure, e ho la sensazione che talune incertezze da parte del management di RSI vi abbiano un po' contribuito. Quanto al futuro del servizio pubblico, mi auguro solo che i cittadini si rendano conto della sua importanza in ambito mediatico, e questo prima che sia tardi.

Cosa pensa delle pesanti critiche nei confronti della RSI a firma della ex-conduttrice Maristella Polli, che toccano tanto la qualità dei programmi quanto la direzione dell’azienda?   
Alcuni, tra i quali la Signora Polli (e, mi preme dirlo, l'ex sindaco Giudici), perdono spesso buone occasioni per starsene zitti. Siamo purtroppo invasi dalla chiacchiera e dall'ansia di visibilità.

 

GIACOMO GARZOLI, questa domanda le suonerà forse provocatoria: ci sono troppi politici alla CORSI? 
L'immagine della politica si è alquanto deteriorata negli ultimi anni, e questo giudizio negativo costituisce un  vero pericolo per la società. Credo nella politica, e quotidianamente posso constatare l’apporto dei  ‘politici’  al dibattito nella CORSI, del tutto conforme alla sua missione:  rispondo quindi tranquillamente di no. Inoltre, tutti i gruppi di interesse hanno la possibilità di appartenere agli organi CORSI dove, per fare un esempio, anche  MONTAGNA VIVA è rappresentata. Quindi non vedo dove stia il problema, visto che ogni cittadino interessato alla politica dei media può diventare socio CORSI e partecipare all’assemblea che elegge i suoi rappresentanti. Queste sono le regole democratiche, senza se e senza ma!

Il presidente Pedrazzini ha recentemente dichiarato che “le competenze attuali della CORSI non hanno (…) grande attrattività per un partito politico, soprattutto se la sua preoccupazione principale fosse quella di dettare all’azienda le nomine e i contenuti dei programmi”. Per quale motivo allora i partiti serrano i ranghi in occasione delle elezioni alla CORSI?
Distinguerei la politica dalla partitica. La partitica è perdente al giorno d'oggi, se si focalizza su questioni di potere. Ma la politica è ben altro: è innanzitutto la sede più idonea per una profonda riflessione sul ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo. Che il dibattito democratico tra i partiti si concentri su tematiche simili è in realtà un vantaggio per tutta la società. Meglio quindi cercare di partecipare attivamente agli eventi e anche alle elezioni della CORSI, piuttosto che chiamarsi fuori  camuffando con il termine di  politica una mossa che sa tanto di partitica vecchio stile.     

Cosa pensa del fuoco incrociato cui la nostra radiotelevisione è stata sottoposta negli ultimi tempi?
Naturalmente bisogna distinguere da dove provengono gli spari. Ma credo che sia giusto che ciò avvenga. Riprendendo dalla Regione (6.02.2016) le importanti parole di Nelly Valsangiacomo sulla specificità del servizio pubblico radiotelevisivo, non si può  non essere preoccupati nel constatare le problematiche interne all'azienda: esse comportano un’ influenza negativa sulla coerenza editoriale dei diversi dipartimenti, sulla programmazione nel suo insieme e sulla specificità, appunto, della missione di servizio pubblico della RSI.  

Per come stanno le cose oggi, è ancora lecito pensare che la Svizzera italiana possa unirsi in difesa del servizio pubblico radiotv, in occasione della votazione NO-BILLAG sull’abolizione del canone prevista nel 2018?
Bisogna riscoprire la missione di servizio pubblico della radiotelevisione, mediante la quale, riprendendo di nuovo Valsangiacomo, lo Stato deve tornare ad "essere garante della diversità e della creatività che hanno per lungo tempo fatto in Svizzera la forza della missione di tali media", e, aggiungo io, la forza di coesione del nostro paese. Ma è proprio qui che bisogna distinguere: chi spara per smantellare il servizio pubblico, non potrà mai garantire questo enorme valore, che è garanzia di libertà. Se l'azienda  metterà in pratica il  ruolo assegnatole dalla Costituzione e dalla Concessione federale  la Svizzera italiana non può che guadagnarne.

Come membro del Comitato, cosa risponde a chi ritiene che la CORSI sia un organismo obsoleto o inutile? 
Di emigrare in un paese dove i media non dispongono di organi di controllo democratico, e dove l'informazione è interamente gestita dai poteri forti. Poi tutto è perfettibile:  anche la CORSI deve fare uno sforzo ulteriore per aprirsi alla popolazione, comunicare, e promuovere il proprio ruolo facendosi portavoce della società da una parte, tenendo ben presente la missione di servizio pubblico dall'altra. Certo non ci si può attendere che la CORSI diriga essa stessa l'azienda: questo compito compete alla direzione dell'azienda, che se ne deve assumere tutte le responsabilità compresa quella di darne conto.

Cosa pensa delle pesanti critiche nei confronti della RSI a firma della ex-conduttrice Maristella Polli, che toccano tanto la qualità dei programmi quanto la direzione dell’azienda?  
Maristella Polli in RSI ci ha lavorato, per tanto tempo. Conosce pertanto l'azienda dall'interno, e non sono certo io a commentare le sue critiche. Mi aspetto però che l'azienda reagisca lanciando segnali chiari. Maristella ha ragione quando afferma che la CORSI, su questi aspetti aziendali (nomine, licenziamenti, ...), "sembrerebbe non avere più voce in capitolo". Non ha ragione invece quando afferma, con Giorgio Giudici, che la CORSI non ha più ragion d'essere. Ma considero quest'ultima affermazione come una provocazione costruttiva, una provocazione che deve scuotere tutta la Svizzera di lingua italiana, di cui la CORSI è espressione.

16.02.2016
6139 L'INTERVISTA A LUIGI PEDRAZZINI SULLA SITUAZIONE RSI Intervista a Luigi Pedrazzini - CORSI - canone RSI - licenziamenti RSI - Maurizio Canetta

Il 2016 non è iniziato nel migliore dei modi per la RSI e di conseguenza per la CORSI. Il licenziamento di alcuni collaboratori soprattutto per la procedura adottata - ha suscitato sconcerto e polemiche dentro e fuori l’azienda radiotelevisiva, mettendo in crisi il rapporto di fiducia tra la stessa e i suoi dipendenti. Questi almeno sono i sentimenti che aleggiano fra molti collaboratori, nei corridoi di Besso e di Comano.

La CORSI, nel suo doppio ruolo di rappresentante del pubblico ma anche di punto di contatto fra la RSI e il territorio che la circonda,  incaricata nello specifico di rafforzare e approfondire il legame fra la radiotv e la popolazione della Svizzera italiana, si è trovata suo malgrado nell’occhio del ciclone ed è stata sollecitata da più parti a prendere posizione.

Per questo motivo, dopo aver già pubblicato una lettera aperta lo scorso 31 gennaio su un settimanale domenicale, il presidente Luigi Pedrazzini ha deciso di rispondere con un’intervista ad alcune critiche e ad alcuni interrogativi.

Intervista a cura di Chiara Sulmoni, redattrice del trimestrale per.corsi (scaricabile QUI oppure ISSUU)

Presidente Pedrazzini, è impressione di molti che la CORSI sia stata colta di sorpresa dalla crisi conseguente all’attuazione dei licenziamenti. Dobbiamo dedurre che la RSI e la Società cooperativa non si parlino?
Il Comitato del Consiglio regionale era informato da tempo che nell’ambito del programma di risparmio 16 + - necessario per compensare le conseguenze della decisione del Tribunale Federale sull’IVA, che costerà alla SSR una quarantina di milioni l’anno – sarebbe stato necessario procedere  anche a un certo numero licenziamenti alla RSI. Ne ero ovviamente a conoscenza io stesso, perché come membro del Consiglio di Amministrazione della SSR avevo preso parte alla discussione e alla decisione sul progetto 16 +. E ne era al corrente  anche il personale,  poiché sin dall’inizio la SSR aveva messo le carte in tavola per quanto concerne i contenuti della manovra. Era infine pure informato il partner sindacale, perché con lui è stato discusso un piano sociale considerato particolarmente generoso.

Ciò che non era noto, erano i nomi delle persone toccate dal provvedimento e nemmeno  le modalità  per attuarlo; le decisioni concrete di licenziamento, infatti, come peraltro tutte le decisioni di assunzione (fatta eccezione per un numero limitatissimo di dirigenti per la cui nomina è data facoltà di designazione  al  Comitato CORSI) appartengono alla sfera “operativa” della direzione RSI, sulla quale la CORSI non ha competenza. Non vi è quindi stato confronto tra direzione aziendale e  CORSI sulla decisione,  molto controversa (e riconosciuta dalla direzione stessa come sbagliata), di esonerare immediatamente le collaboratrici e i collaboratori toccati dalla misura di licenziamento. Su questo aspetto, a cose fatte, ho incontrato il direttore Canetta assieme alla vicepresidente della CORSI Anna Biscossa. Assieme gli abbiamo fatto presente la nostra preoccupazione  per le modalità seguite e per il clima che si stava creando all’esterno e all’interno dell’azienda. Abbiamo pure  auspicato la ricerca di soluzioni con il sindacato, per ristabilire una situazione più costruttiva all’interno dell’azienda.

Non abbiamo invece reputato nostro dovere associarci pubblicamente al coro di voci critiche e a taluni propositi bellicosi, perché la CORSI, la cui missione è di sostenere il servizio pubblico nell’assolvimento dei suoi compiti e di fare da ponte con le attese del pubblico radiotelevisivo, deve a questo punto  piuttosto attivarsi  per favorire la ricostruzione di un clima di collaborazione e fiducia.

Giorgio Giudici in una recente intervista ha affermato di considerare inutile la CORSI, “un’istituzione-alibi (…)senza possibilità di guidare le sorti della RSI”. Una dichiarazione grave, da parte di chi fino allo scorso anno sedeva in Comitato. C’è una crisi di fiducia o perlomeno un senso di scoraggiamento anche al vostro interno?
Il minimo che si possa dire è che Giorgio Giudici ha parlato con qualche anno di ritardo. A differenza della mia persona, Giudici era infatti già membro della CORSI quando nel 2009 è stata attuata la riforma delle strutture della SSR che ha limitato drasticamente il ruolo delle società regionali, revocando le precedenti possibilità di intervenire nella gestione operativa dell’azienda. Non mi risulta che Giorgio Giudici si sia battuto contro la riforma. Comunque è vero, il compito della CORSI non è quello di gestire le sorti dell'azienda RSI.  E' quindi destinato a una costante delusione e frustrazione chi  volesse lavorare negli organismi della CORSI con lo scopo di scegliere  i giornalisti e di dettare loro i contenuti delle  singole trasmissioni ! Non è così e così non deve essere, per il bene del servizio pubblico.

Le società regionali , e quindi la CORSI,  hanno per contro mantenuto ed anzi aumentato  la competenza nel definire le strategie relative alle politiche dei programmi  della propria regione linguistica: discutiamo e  approviamo i concetti di programma della RSI. Esse hanno pure conservato la funzione di promozione verso l'utenza del  servizio pubblico radiotelevisivo prodotto dalla SSR.  Per questo, come dicevo prima,  la CORSI deve essere messa in grado di  potersi confrontare con l’azienda su tutte le scelte che hanno un impatto importante per l’opinione pubblica. La riforma delle strutture, inoltre,  ha  confermato alla CORSI il compito di verifica delle emissioni diffuse  dalla RSI mediante le analisi del Consiglio del pubblico (che ancora recentemente ha preso posizione  su alcune trasmissioni,  interpretando il pensiero di gran parte del pubblico).

Non è il caso di parlare di  "sfiducia o scoraggiamento" . Dobbiamo invece  e certamente  ancora lavorare di più, assieme alla RSI, per dare piena attuazione alla nuove competenze degli organismi della CORSI, in particolare del Consiglio regionale e del suo Comitato. E proprio da questi momenti di difficoltà il Comitato della CORSI  intende trarre spunto per una approfondita discussione con la direzione della RSI, su come attuare una migliore e più costruttiva collaborazione, a soddisfazione reciproca.   Il nostro Comitato è preparato  ad  accettare il ruolo di “bersaglio” delle critiche che gli vengono rivolte per decisioni adottate dall’azienda. Deve però essere messo nella condizione di conoscere in anticipo queste decisioni, che hanno un forte impatto sull’opinione pubblica, e deve poter esprimere la sua posizione, altrimenti si ritrova nelle condizioni del pugile che combatte con le mani legate dietro la schiena! 

Lei si è detto più volte preoccupato per il danno d’immagine seguito ai controversi licenziamenti di gennaio. Un danno che tocca la radiotelevisione ma anche la CORSI. Come ricucire lo strappo ma soprattutto ristabilire la fiducia, sia all’interno (con i collaboratori) che fuori l’azienda (con la società civile)?
Lo strappo, come lo chiama Lei, non sarà facile da ricucire, ma sono fiducioso.

L'immagine dell'azienda è  composta anche dall'insieme delle persone che per essa lavorano e che ne costruiscono la forza: quindi la soppressione di impieghi, anche se necessaria, è comunque sempre un atto che incide su questa forza, oltre che sul futuro delle persone toccate dal provvedimento.

La mia impressione è che questa recente vicenda ha reso visibili disagi che covavano da tempo, ha portato alla luce dissensi interni e esterni all’azienda che già esistevano anche se non si erano manifestati chiaramente.

Per eliminare disagi interni diventati evidenti in queste ultime due settimane, ma preesistenti, la palla è nel campo della direzione che dovrà adoperarsi per capire e agire di conseguenza, cercando un concreto e costruttivo dialogo con i quadri e con il personale. Dalle collaboratrici e dai collaboratori è però  altrettanto lecito attendersi un comportamento responsabile nell’esercizio della critica,  per evitare un danno  all’azienda che alla fine sarebbero ancora loro a pagare. Nella mia vita ho attraversato parecchie situazioni difficili e ho imparato che le crisi devono servire per ritrovare fiducia e motivazione e questo è possibile quando tutte le persone coinvolte le affrontano con la necessaria umiltà e la consapevolezza di avere obiettivi comuni da perseguire !

Per quanto concerne lo strappo esterno, l’enfatizzazione mediatica della situazione dimostra chiaramente che c’è molta “Schadensfreude” da parte degli avversari della RSI. Detto in altri termini, la bufera che ha investito l’azienda non vive soltanto grazie agli errori commessi, ma per effetto dello sfruttamento di questi errori. E allora io mi permetto comunque di fare un appello al mondo politico di voler  recuperare un maggior senso di responsabilità nei confronti della RSI. Ci si renda finalmente conto che pur con tutte le riserve possibili (ma fino che punto veramente giustificate ?) la RSI rimane un baluardo fondamentale per la salvaguardia della nostra identità e della nostra italianità in Svizzera. Quello del servizio pubblico radiotelevisivo SSR è l’ultimo ambito dove ancora gioca la solidarietà confederale e noi  non vogliamo offrire pretesti per smantellarla.

Anche per questo ho scelto un profilo basso quando mi sono espresso sulle vicende in corso; non è, come ha scritto La Regione, assordante silenzio, ma una consapevole intenzione di non buttare ulteriore benzina sul fuoco. Evitare di parlare non significa stare alla finestra in attesa degli eventi, ma semplicemente preferire il ragionamento e il dialogo al confronto urlato fine a sé stesso.

Ultimamente si è spesso sottolineato come la RSI sia vittima di attacchi strumentali e politici in vista anche della votazione ‘No-Billag’ sull’abolizione del canone radiotv. Cosa risponde a chi dubita della necessità di un servizio pubblico, e a chi ritiene che l’offerta RSI non sempre risponda alle aspettative come nel caso, per esempio, della mancata copertura di attentati terroristici (critiche espresse anche dal Consiglio del pubblico)?
In parte ho già risposto in precedenza, in modo particolare per quanto concerne il senso di responsabilità che deve caratterizzare il comportamento dei collaboratori dell’azienda, ma anche quello del mondo politico (che senza nessuna eccezione beneficia in larga misura dell’esistenza della RSI, come ben dimostra il numero straordinario di interviste concesse ai Consiglieri di Stato, presidenti e capi gruppo, deputati, sindaci, municipali di tutti i partiti !).

Anche la RSI deve però essere più attenta nello svolgimento dei compiti legati al suo mandato. La mancata copertura degli attentati di Parigi ha provocato un grave danno al ruolo  informativo della RSI, ruolo da sempre considerato essenziale nel servizio reso dall’azienda al Paese. Episodi di questo genere non devono ripetersi e il Comitato della CORSI intende occuparsene, per  esaminare concretamente la possibilità di un rafforzamento della fascia informativa in seconda serata.

Pensa che la CORSI possa impegnarsi maggiormente per fare risaltare l’importante lavoro giornalistico di molti professionisti dell’informazione, della cultura e dell’intrattenimento, dello sport e via dicendo, che lavorano alla RSI, che credono nell’azienda e amano il proprio lavoro?
Sì, lo deve fare, anche se non è un compito facile. Già negli anni recenti la CORSI ha promosso una serie di manifestazioni volte a valorizzare il giornalismo serio, documentato. L’impatto sul pubblico delle serate non è sempre stato all’altezza delle nostre aspettative. Anche nel giornalismo come nella politica c’è voglia di fare spettacolo (tant’è che la politica premiata dai media è sempre più quella frizzante, briosa, fatta di slogan e frasi forti…). Ma anche per questo io penso sia importante confermare la presenza di un servizio pubblico efficace nell’ambito radiotelevisivo, e  perciò il servizio pubblico deve dimostrarsi attento a tenere alto il livello di qualità della sua offerta !

Ritiene che nella nostra realtà ticinese, il buon giornalismo possa prevalere sugli attacchi e sugli interessi politici?
Se è buon giornalismo deve sforzarsi di non lasciarsi condizionare dagli attacchi politici. Ma anche in  questo caso non è facile:  chi costantemente tiene sotto pressione la RSI, lo fa anche con l’evidente intento di condizionare il lavoro dei giornalisti. È così da quando mondo è mondo e la cosa non mi scandalizza. Il problema è però che nel passato i giornalisti del servizio pubblico sapevano di poter comunque contare su un forte consenso attorno alla RSI, ciò che costituiva una sorta di ombrello protettivo contro tentativi d’influenzarne il lavoro. Oggi questo ombrello è diventato molto più fragile, per errori dell’azienda sicuramente, per manchevolezze di chi, come la CORSI,  la deve sostenere,  ma anche perché  si sta perdendo la consapevolezza di quanto sia importante disporre di un’azienda come la RSI per la Svizzera italiana. Vogliamo riflettere su questo aspetto o vogliamo lasciare l’azienda sola a difendersi contro le cannonate di una parte del mondo politico ?

La CORSI stessa viene accusata di essere un organismo fortemente politicizzato. Non si può negare l’appeal che sembra esercitare sui partiti. Perché la CORSI interessa tanto i politici e soprattutto, è possibile e auspicabile cambiare le cose?
È vero: tutti i membri del Comitato della CORSI sono più o meno dichiaratamente vicini a un partito politico. Lo stesso vale per tutti i membri del Consiglio regionale e del Consiglio del pubblico. Lo stesso vale per tutti gli organismi che gestiscono gli enti pubblici o parapubblici. È un delitto appartenere a un partito ? No, e ne ho un po’ abbastanza di questa storia che sono stato eletto nella  CORSI per occupare una poltrona partitica. Chiedo che il mio lavoro, così come quello dei miei colleghi, venga giudicato in base ai risultati, non ai pregiudizi. Ci sono ancora per fortuna persone che pur manifestando apertamente la loro provenienza  partitica, sanno operare in modo indipendente, cercano seriamente e responsabilmente di fare l’interesse del gremio nel quale lavorano.

Così è per quanto mi concerne nella CORSI e sfido chiunque a indicarmi un solo esempio di comportamento dove ho privilegiato la mia appartenenza partitica (e non per caso ho deciso, quando sono diventato presidente della CORSI, di rinunciare a ogni carica nel mio partito). Così è anche per i miei colleghi nel CCR: si cerca di lavorare per il bene del servizio pubblico e per la realizzazione dei compiti assegnatici dalla SSR e dalla nostra Società cooperativa, non per far prevalere una propria preferenza  partitica. Le competenze attuali della CORSI non hanno peraltro grande attrattività per un partito politico, soprattutto se la sua preoccupazione principale fosse quella di dettare all’azienda le nomine e i contenuti dei programmi. La Lega mi rimprovera oggi di aver giudicato “non importante” l’uscita dei suoi  rappresentanti dalla CORSI. Non ricordo se ho usato effettivamente quell’espressione, ma posso oggi confermare che per i compiti attuali della CORSI non è importante l’appartenenza "in quota" partitica dei membri dei diversi organismi, ma lo è  sicuramente  il leale contributo che ognuno può dare alle discussioni e alle scelte della Società cooperativa.

Quali sono i temi sui quali ritiene che la CORSI debba concentrarsi nei prossimi mesi, per mantenere la fiducia dei propri soci, dei collaboratori RSI, della Svizzera italiana e di Berna?
Deve partecipare attivamente al dibattito sul futuro del servizio pubblico, deve moltiplicare gli incontri con il pubblico e riportarne i contenuti nelle sue discussioni sui concetti di programma con la direzione della RSI, deve promuovere un dialogo costante con la società e le sue componenti (politiche, economiche, sociali, sindacali, culturali, ecc.) per spiegare i problemi con i quali è confrontato il servizio pubblico radiotelevisivo e per aiutarlo a affrontare le molteplici sfide con le quali è confrontato.

Penso in definitiva che vi sia ancora poca consapevolezza, nell’opinione pubblica ma anche in parte all’interno della RSI, delle sfide che dovrà affrontare l’azienda nei prossimi anni: sul piano politico dove vi è una richiesta sempre più pressante di ridefinire il mandato pubblico, sul piano finanziario (per gli effetti della concorrenza e delle scelte della politica che riducono le risorse alla SSR col rischio di una rimessa in discussione della chiave di riparto) sul piano tecnologico che impone all’azienda non solo onerosi investimenti ma anche la necessita di ridefinire le modalità di lavoro e le vie per raggiungere il pubblico.

Tutti coloro che vogliono bene alla RSI, dipendenti e utenti possono soltanto auspicare che si trovino in fretta soluzioni per ripristinare un clima di fiducia interno e esterno. In questa direzione intende operare la CORSI !

07.02.2016
5967 LAC, concerto e aperitivo di benvenuto per i nuovi soci CORSI 2015 (10.11.15) LAC, concerto e aperitivo di benvenuto per i nuovi soci CORSI 2015 (10.11.15) LAC, concerto e aperitivo di benvenuto per i nuovi soci CORSI 2015 (10.11.15) LAC, concerto e aperitivo di benvenuto per i nuovi soci CORSI 2015 (10.11.15) Le foto dell'evento

A questo link le foto dell'aperitivo di benvenuto e del concerto al LAC per i nuovi soci CORSI 2015.

13.11.2015
5922 Giornata nazionale SRG SSR 2015 I video da Coira

Lo scorso 25 settembre a Coira ha avuto luogo la Giornata nazionale SRG SSR 2015, un incontro annuale rivolto ai membri delle società regionali, durante il quale vengono discussi temi legati al servizio pubblico radiotelevisivo. In questa occasione si è parlato del contributo della SSR alla democrazia.

Su questo link potete rivedere i momenti salienti e leggere il rapporto dei lavori.

Ci rivediamo l'anno prossimo in un'altra località! 

02.11.2015
5817 TEEN DANTE - IL MUSICAL AL LAC Prodotto dalla RSI - Rete Due

L’autobiografia di Dante Alighieri raccontata da 15 attori e 11 musicisti. Una straordinaria storia d’amore e un percorso di crescita personale che vi farà cantare i sonetti del sommo poeta e dei suoi colleghi stilnovisti. In scena Brunetto Latini, Guido Cavalcanti, Lapo Gianni e Dino Frescobaldi come non li avete mai visti!

La CORSI è lieta di segnalare 'TEEN DANTE', il musical liberamente ispirato alla Vita Nuova di Dante Alighieri e prodotto dalle RSI - Rete Due che andrà presto in scena

giovedì 1 ottobre 2015 – ore 20.30
venerdì 2 ottobre 2015 – ore 20.30
LAC Sala Teatro (Lungolago Riva Caccia - Lugano)

APERTA LA PREVENDITA DEI BIGLIETTI! Acquisto on line: LAC ; riservazione telefonica: +41 058 866 42 22 

DIRETTA RADIOFONICA
2 ottobre 2015 – ore 20.30

La trama in sintesi

Il diciottenne Dante è visto (o immaginato) come un giovane forte ma instabile, deciso ma confuso, timido ma arrogante, la cui unica ricchezza consiste in un immenso talento. Sa di meritare il successo e vuole ottenerlo senza piegarsi a compromessi. Il suo primo e più importante obiettivo è di raggiungere la stessa fama di Guido Cavalcanti, la Grande Star dell’epoca, le cui canzoni si cantano ovunque a Firenze. Come fare? Riceve appoggio e suggerimenti da Brunetto Latini, che incarna in questa rilettura una sorta di talent scout. Dei molti consigli ricevuti da Brunetto, Dante segue innanzitutto quello di innamorarsi. Prontamente si innamora di Beatrice. Un amore impossibile? Forse … però funziona! Dante innamorato scrive il sonetto che conquisterà Guido!

Vedremo il giovane Alighieri districarsi tra il grande amore per Beatrice, la passione dei sensi per Gaia, la minaccia delle nozze con Gemma. Lo vedremo subire le lamentele della sorella Tonia e l’indifferenza della piazza, che ignora i suoi versi. Dante di esalterà per essere stato accolto nel gruppo di Cavalcanti, Lapo Gianni, Dino Frescobaldi per poi reagire con durezza alle loro offese. Dante si riconcilia con i Tre Grandi ricevendo da Guido stima e amicizia. Non mancherà il momento della fuga da Firenze dove il poeta tornerà, invocato in sogno da Beatrice, scoprendo finalmente di avere raggiunto il successo.

Si arriva al finale … drammatico ... che si apre sul futuro.

Età consigliata dai 12 anni

Durata: 100 minuti

Ideato e scritto da Mariella Zanetti
Musiche di  Giovanni Santini
Direzione musicale Francesco Bossaglia
Regia Mariella Zanetti
Assistente alla regia Igor Horvat

Prodotto da Francesca Giorzi  - Radiotelevisione Svizzera

In collaborazione con:

Milano Teatro – Scuola Paolo Grassi
Conservatorio della Svizzera Italiana

'TEEN DANTE' è realizzato con il contributo di

Repubblica e Cantone Ticino - Divisione della cultura
Fsrc - Fondazione svizzera per la radio e la cultura
LIS – Lugano in Scena,
Pro Helvetia – Fondazione svizzera per la cultura

POTETE SEGUIRE TEEN DANTE ANCHE QUI: www.rsi.ch/teendantehttp://bit.ly/TeenDante_su_Fb

01.10.2015
5822 Dimissioni leghiste dalla CORSI La presa di posizione del presidente Luigi Pedrazzini

Richiesto di esprimere un parere in merito alle dimissioni di Michele Foletti e di Paolo Sanvido dal Comitato della CORSI, e di Silvia Torricelli dal Consiglio del pubblico, devo innanzitutto stigmatizzare il fatto che la CORSI non ha ricevuto nessuna comunicazione diretta. Ho appreso delle dimissioni dal Mattino della domenica (e da un e-mail spedito a mezzanotte che ho letto questa mattina), un modo d'agire poco rispettoso nei confronti di colleghi con i quali si è lavorato intensamente in questi anni.

La lettera di dimissioni pubblicata dal Mattino è accompagnata da un commento denso di falsità sulla CORSI e sulla RSI. Per quanto concerne le ragioni prossime delle dimissioni (mancata copertura di un evento elettorale della Lega), avremo modo di sentire il direttore della RSI in occasione di una prossima seduta del Comitato. So che in periodo di campagna elettorale l'Azienda è particolarmente attenta alla cosiddetta "par condicio".

In merito al lavoro svolto in questi anni dalla CORSI, ritengo che sia stato serio ed efficace, ovviamente nel rispetto del ruolo della CORSI, stabilito dagli statuti della SRG SSR, che non è e non deve essere quello di dettare alla RSI i contenuti dei programmi e dell'informazione. Anche per questo considero personalmente sbagliato usare lo strumento della presenza nella CORSI (o le dimissioni) per cercare di orientare le scelte operative dell'Azienda.

Per quanto concerne il futuro si tratterà di capire se le dimissioni hanno valore anche per il futuro periodo di nomina (2016-2019) o se esauriranno il loro effetto con la fine dell'anno (Foletti e Sanvido sono stati recentemente confermati nel Consiglio regionale). Personalmente auspico una presenza delle differenti aree politiche nella CORSI, ma non considero drammatica una rinuncia: saremo in grado comunque di fare bene il nostro lavoro a beneficio di un servizio pubblico che lavora nell'interesse di tutta la Svizzera italiana e che sono pronto a difendere contro ogni forma di condizionamento interno ed esterno!

Luigi Pedrazzini, presidente CORSI

13.09.2015 Comunicato stampa
https://www.corsi-rsi.ch/content/download/6337/20589/file/CS-CORSI 13-09-15.pdf
5808 Lingue nazionali nelle Scuole professionali Comunicazione del Forum per l'italiano in Svizzera

Lingue nazionali nelle Scuole professionali. A che punto stiamo?

Il Consiglio Federale ha risposto all’interpellanza del Consigliere nazionale Ignazio Cassis sulle lingue nazionali nel settore professionale.

La risposta conferma l’analisi svolta dal Forum: in pratica vi è l’offerta di una seconda lingua nazionale o di una lingua straniera (inglese).

Di conseguenza nella Svizzera tedesca e nella Svizzera francese l’italiano – con questa impostazione – non ha nemmeno la possibilità di essere scelto dagli allievi (contrariamente alle disposizioni che regolano la maturità liceale).

La Confederazione non dispone inoltre di dati e informazioni su quali lingue vengano insegnate nei diversi cantoni, ciò che è  molto deludente. (Diego Erba, coordinatore del Forum per l'italiano in Svizzera). 

Il  tema dell’insegnamento delle lingue nazionali nelle scuole professionali sarà oggetto d’esame in occasione di una prossima seduta del Comitato del Forum. Per maggiori informazioni sul Forum per l'italiano in Svizzera, di cui la CORSI è membro, potete visitare la pagina  www.forumperlitalianoinsvizzera.ch

31.08.2015 Interpellanza on. Cassis e risposta Consiglio Federale
https://www.corsi-rsi.ch/content/download/6313/20495/file/Interpellanza Cassis scuole professionali e risposta CF.pdf
5773 In ricordo di Giulia Fretta In ricordo di Giulia Fretta Giulia Fretta Una collaboratrice e amica preziosa anche per la CORSI

Domenica 2 agosto si è spenta improvvisamente la giornalista e scrittrice Giulia Fretta.

Una vita intera dedicata al giornalismo, alla scrittura, alla creatività. In molti stanno ricordando Giulia Fretta in queste ore, con parole di apprezzamento e ricordi commossi. La tristezza che sottende ad ogni messaggio di cordoglio ‘parla’ di una professionista di grande valore, generosa nell’insegnare il mestiere ai colleghi più giovani ma anche di una donna raffinata, colta, intelligente e sensibile, che ha svolto il proprio lavoro con passione, dentro e fuori la RSI.

Anche la CORSI ha coinvolto Giulia Fretta più volte e in varie attività, che hanno potuto contare sulla sua disponibilità e competenza e su consigli preziosi, determinanti per il successo, ad esempio, dei concorsi ‘I tuoi due minuti di pubblicità in televisione’ (2013) e ‘Storie per la radio, storie per la TV’ (2013). Giulia ha poi partecipato alla preparazione della pièce radiofonica 'Désalpe', portata in tournée da Rete Due e dalla CORSI nelle valli della Svizzera italiana, ed è infine stata elegante e intelligente moderatrice del dibattito dello scorso 5 marzo allo Studio 2 di Besso, sul tema ‘I giovani nel mare delle informazioni. Come aiutarli a fare scelte libere e responsabili’ (potete rivedere l’intera conferenza cliccando su QUESTO LINK).

Avremmo voluto continuare la nostra strada con te. Purtroppo la nostra collaborazione si interrompe troppo presto, cara Giulia, ma il pensiero del tuo sorriso, della tua dedizione e dell’amicizia verso la CORSI rimarranno per sempre con noi.

03.08.2015
5540 ASSEMBLEA GENERALE DEI SOCI 2015 TUTTE LE IMMAGINI (PARTE 1 - L'ARRIVO)

Auditorio Stelio Molo, Studio radio RSI a Lugano-Besso, sabato 30 maggio a partire dalle ore 14.30. Al centro dell'attenzione, il rinnovo del Consiglio regionale e del Consiglio del pubblico. 

09.06.2015 CAT_9589
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5637 ASSEMBLEA GENERALE DEI SOCI 2015 TUTTE LE IMMAGINI (PARTE 3 - L'APERITIVO) 09.06.2015 CAT_0087
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